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Trekking Tour a Chiang Mai

Salutiamo la nostra piccola Chiang Rai e dopo 4 ore di autobus raggiungiamo Chiang Mai. Arriviamo nel primo pomeriggio, troviamo una buona guesthouse a 250 baht a notte, molto centrale. Non perdiamo tempo e andiamo subito ad informarci per il trekking tour. Giriamo varie agenzie ed ostelli che offrono questo servizio, i primi prezzi partono da 1500 baht e arrivano a 1800 includendo la visita al villaggio della Tribù dal collo lungo.

Ma, dopo aver girato un’oretta, troviamo il deal perfetto: 1100 baht tutto incluso. Ci vengono a prendere il mattino seguente alle 9 e 30, noi speriamo di trovare nel tour almeno qualcuna delle ragazze viste in giro la sera precedente. Quando saliamo sulla jeep, però, realizziamo di essere solo in tre. Il terzo è Pae, coreano. Ci guardiamo e sorridendo ci diciamo che è meglio così, sarà come essere in  un private tour. Mentiamo entrambi, avremmo sicuramente preferito almeno due coreane. Dopo le varie presentazioni con la guida, un ragazzo locale simpaticissimo di nome Pak, ci dirigiamo alla prima meta, the Orchid and Butterfly Farm.

Farfalle di varie dimensioni e colori svolazzano tra di noi mettendosi in posa per le foto ed orchidee dai colori sgargianti riempiono una serra adiacente. Già qui ci facciamo riconoscere facendo un gemellaggio con un gruppo di ragazze tedesche anche loro in tour. Le convinciamo ad unirsi a noi, ma purtroppo il programma prevede di passare la notte in due villaggi differenti e quindi niente da fare. Si risale nella jeep e dopo 45 minuti arriviamo al campo base, un bel piatto di riso con verdure e pollo è il nostro pranzo e dopo una breve pausa si inizia l’avventura.

La guida ci informa che bisogna fare una camminata nella giungla di 4 ore per arrivare al villaggio dove passare la notte e di stare molto attenti al terreno scivoloso. Siamo nella stagione dei monsoni, piove spesso e l’acqua rende il terreno molto fangoso e pericoloso. Ma la nostra felicità ci fa esultare e tutti e 4 con un buon passo ci addentriamo nella natura più fitta. Dopo pochi metri siamo già circondati da alberi, insetti di ogni tipo e piante di ogni genere. Pak si ferma spesso a dirci i nomi di ogni cosa che ci indica, ma noi siamo troppo presi a ridere per le cadute che a turno stiamo facendo. Il primo è Federico con un’incredibile scivolata che a momenti travolge tutti quanti, poi Nicola che si rialza con i pantaloni pieni di fango e completamente strappati. Poi è il turno di Pae che scivola su un sasso e finisce in acqua nell'intento di attraversare un piccolo torrente.

Continua la camminata e il giro degli scivoloni ricomincia e stavolta vede coinvolta anche la guida. Sta diventando incredibile, ogni 10 minuti si sente un grido seguito da uno scivolone. Passiamo attraverso paesaggi bellissimi e ci riempiamo lo stomaco con ogni tipo di frutta che la natura ci offre. Prima delle banane, piccole ma buonissime, poi rambutan, una specie di lychees, purtroppo i primi rami sono già stati spogliati e bisogna arrampicarsi per riempirne una bella busta. Poi un altro bell'albero ci offre un’altra specie di lychees, i longan, leggermente più piccoli ma molto saporiti, ed infine un frutto che purtroppo non ricordiamo il nome, alla vista un grosso melone verde ma all'interno molto simile ad un arancio.

Purtroppo sono ancora acerbi ed il sapore è troppo aspro. Ogni tanto Pak si ferma per farci riposare, la camminata in se stessa non è faticosa, ma come dice lui meglio prendersela con calma. A metà strada visitiamo la caverna dei pipistrelli, piccola sì, ma contiene pipistrelli di notevoli dimensioni, non lo si capisce bene fino a che non gli si punta la torcia per farli volare ed alla vista di quelle lunghe ali si capisce la loro grandezza. Continuiamo imperterriti sul nostro sentiero e nel pomeriggio un po’ di pioggia ci costringe ad accelerare il passo con scivoloni ancora più frequenti.

Finalmente alle 5 raggiungiamo il villaggio. Piccolissimo e costruito nel bel mezzo della foresta, formato da 5/6 palafitte e un paio di bagni e docce esterni. Cani, galline e maiali riempiono il piccolo piazzale al centro delle palafitte e una signora all'interno di una piccola casetta di legno si accinge a cucinare. Abbiamo giusto il tempo di farci una doccia con il tubo da dove fuoriesce l’acqua ad un metro e mezzo di altezza dal terreno: immaginatevi due come noi, abbiamo dovuto sederci per farsi la doccia. Poi Pak ci mostra i nostri alloggi. Una lunga palafitta con sia a destra che a sinistra tutti materassi con moschettiera (saranno stati una ventina), ed è tutta per noi.

Ci sistemiamo il ‘letto’, non facciamo in tempo a completarlo che ci chiamano per la cena, e che cena. Sarà la fame, ma i tre pentoloni contenenti riso, verdure varie con soia e una zuppa di patate e pollo vengono completamente ripulite con tanto di applauso finale e complimenti alla chef. Con la brace utilizzata per cucinare, ma ancora bella ardente, Pak accende un fuoco dove ci sediamo tutt'intorno e tra chiacchiere varie e la spiegazione della attività che avremmo fatto il giorno seguente si fa sera, le zanzare cominciano a farsi sentire. Decidiamo così di ritirarci nella nostra reggia.

Sono le 8 di sera quando decidiamo di andare a dormire, alle 2 di notte ci svegliamo tutti e tre ed usciamo per fumarci una sigaretta, c’è un silenzio incredibile e sicuri di riprendere subito sonno torniamo a letto. E’ Pak a svegliarci alle 7, noi dormivamo come ghiri. Un po’ per la stanchezza, un po’ per la tranquillità del posto ci siamo fatti una gran bella dormita. Al nostro risveglio il gallo ancora canta e la colazione è già pronta sul tavolino esterno: uova e toast con burro e marmellata all'ananas. Riprendiamo il nostro piccolo zaino e ci rimettiamo in marcia, mezzora di cammino, 10 minuti di jeep ed arriviamo all’Elephant Camp.

Elefanti di ogni dimensione riempiono l’aerea circostante, siamo i primi ad arrivarci e ci fanno subito salire sopra questi enormi pachidermi, il primo giro inizia. Si muovono lentamente sul quel terreno accidentato, le loro enormi zampe lasciano delle impronte di almeno 40 centimetri di diametro, spesso alzano la proboscide rivolgendola verso di noi nella speranza di ottenere qualcosa da mangiare. Dall'alto vediamo la loro enorme testa e grandi orecchie, sono così grandi e così teneri nello stesso momento. Il giro dura una mezzoretta, rientrando passiamo per un fiume dove nel centro l’acqua è abbastanza alta, ci ammazziamo dalle risate ammirando il piccolo elefantino che ci segue.

Noi stiamo sopra al padre e la madre e vederlo scomparire sotto l’acqua per poi riapparire dopo qualche metro è davvero divertente. Salutiamo i nostri compagni di viaggio con una bella pacca sulla testa e ci dirigiamo a fare lo zipline, ossia il passaggio da un albero all'altro tramite una fune d’acciaio che li unisce. Prima ci forniscono l’imbracatura e poi ci portano su di una piattaforma da dove ci lanciamo. Dura poco, una decina di secondi, ma sufficienti per farci attraversare il fiume e provare un po’ di adrenalina. Appena scesi ci dirigiamo sulle sponde del fiume dove una piccola piattaforma fatta di bambù ci sta aspettando per il Bamboo rafting, anche se di rafting c’è ben poco.

Le acque del fiume sono calme e la navigazione scorre lenta e tranquilla, perfetta per ammirare tutto quello che ci circonda. Chiediamo ai nostri ‘gondolieri’ di lasciarci i lunghi bamboo che servono per spingere l’imbarcazione e loro felici accettano. Ci divertiamo facendo qualche strana ed improvvisa virata e una volta arrivati al posto dell’attracco riprendono il timone in mano e si conclude il giro. Si risale sulla jeep e torniamo all’Elephant Camp dove va in scena l’elephant show. Troppo forti gli elefanti mentre fanno l’hula hoop con la proboscide, lanciano una palla con il conseguente strike formato da 6 birilli oppure tirano un pallone con le loro enormi zampone eseguendo tiri da ottimi calciatori. Uno vola fino l’altra parte del campo, veramente un bel destro.

Poi cominciano a camminare prima con le zampe posteriori e, di seguito, appoggiando la testa a terra sollevano quelle posteriori disegnando una verticale perfetta. Poi camminano tenendone una alzata, insomma ne vediamo di tutti i colori e gli applausi scattano vigorosi. Ma il top lo si raggiunge quando uno degli elefanti prende un pennello e inizia a disegnare. Ne esce fuori un bell'albero che gli addestratori vendono facilmente a 500 baht. E’ ora del pranzo ed un bel buffet si apre davanti ai nostri occhi, ancora una volta o per la fame o per la bontà del cibo ci abbuffiamo peggio degli elefanti.

Giusto il tempo di posare i piatti e si va a visitare il villaggio della Tribù dal collo lungo. Signore e bambine continuano questa tradizione avvolgendosi anelli, facendo una spirale sempre più lunga pian piano che crescono. Ci sono le più anziane con colli veramente esagerati dove si possono contare più di 15 strati di anelli. Veramente impressionante. Naturalmente, essendo un posto molto turistico, ti invitano alle loro bancarelle per degli acquisti, ma anche se non si intende fare nessun tipo di shopping si prestano ugualmente per le foto. Dopo averle cordialmente salutate e ringraziate per la loro disponibilità ci dirigiamo alla cascata.

E’ piccola, l’acqua non molto profonda ma perfetta per un bel bagno rinfrescante e dei bei tuffi da un paio di metri. Ci avventuriamo arrampicandoci sulle rocce e sugli alberi da dove la vista completa della cascata ci fa apprezzare di più la sua bellezza. Ci riposiamo un po’ ai bordi della cascata, qualcuno di noi riesce anche a fare un pisolino. E’ di nuovo Pak a svegliarci e dirci di risalire sulla jeep, l’ultima grande avventura ci sta aspettando: White water rafting. Ci muniscono di caschetto, giubbetto salvagente e remo, piccola spiegazione dell’esecuzione delle manovre dettate dal capitano e via in barca.

Stavolta siamo in 5, visto che una coppia di spagnoli si aggrega al giro. In questo caso la stagione dei monsoni ci aiuta rendendo il fiume più in piena e con vortici più voluminosi. L’inizio è tranquillo tanto che ci guardiamo sbalorditi per la facilità della navigazione. Neanche un minuto dopo cominciano le rapidi, sbattiamo su tutti i sassi presenti in acqua, nelle discese imbarchiamo acqua a non finire, il capitano urla le manovre, ma noi troppo intenti a ridere facciamo un gran casino ed andiamo a finire di traverso su altre rapidi che, nel difficile tentativo di passarle per orizzontali, fanno finire Pae e la ragazza spagnola in acqua. Li ritiriamo su prendendoli dal giubbotto salvagente e stavolta è il capitano a sbellicarsi dalle risate.

Continuiamo in velocità evitando rocce e altri pericoli che invadono le acque, riusciamo a sincronizzarci alla perfezione con i remi e a capire al volo le manovre dettateci. Cominciamo a superare gli altri gommoni partiti prima di noi, andiamo alla grande e per primi raggiungiamo la destinazione finale. Purtroppo non riusciamo a fare nessun video e forse è stato meglio così, sarebbe sicuramente stato l’ultimo giorno che avremmo usato la nostra Canon 5d Mark II. Più che esausti per la faticosa remata e più che soddisfatti della splendida giornata risaliamo sulla jeep e dopo un’ora e mezza di strada arriviamo nel nostro ostello a Chiang Mai. Una gran doccia è d’obbligo, una bella mangiata al ristorantino dell’ostello ci rende perfetti per un bella nottata di riposo. Più ci addentriamo nelle bellezze di questo paese e più crediamo nel loro slogan: AMAZING THAILAND!

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