Napoli sotterranea: un tour da non perdere

Alla scoperta dei resti della Neapolis greca, degli acquedotti romani, della galleria borbonica e tanto altro



Napoli, “la città più bella dell’universo” secondo Goethe, nasconde nelle sue viscere luoghi al di là della nostra immaginazione. Nel sottosuolo della città esiste infatti una rete di gallerie e di cunicoli che sono stati costruiti nell’arco di oltre 2500 anni.

Conoscere la Napoli sotterranea significa immergersi in una storia antica, sepolta ma ben visibile nella cultura e nella tradizione partenopea, che fa di questa città e del suo sottosuolo un incredibile museo storico da visitare e apprezzare.

 

 

Il periodo greco-romano

 

A Napoli, già in epoca greca si scava il sottosuolo per ricavare materiale da costruzione per la Paleapoli, sul monte Echia. Il tufo esistente sotto la città, derivato dalle eruzioni dei vicini Campi Flegrei, è una pietra di colore giallo o grigio con una buona resistenza alla compressione ma facilmente lavorabile.

Si inizia così a scavare nella roccia per realizzare acquedotti urbani. Ma è in epoca romana che si moltiplicano le condotte per l’approvvigionamento idrico, come quella che porta l’acqua dalle sorgenti del Serino a 70 chilometri di distanza, e le gallerie ad uso militare, come quella lunga circa un chilometro in cui potevano passare due carri affiancati e che collegava Cuma con il lago d’Averno.

Per vedere i resti del teatro greco del IV secolo, nei pressi di vico Cinquesanti, basta scendere pochi metri sotto il piano di calpestio della città moderna. Diversamente, scendete giù per circa 40 metri attraverso la scala scavata nella roccia che si trova in Vico S’Anna di Palazzo.

 

Il tunnel borbonico e le “fontanelle”

 

Un altro accesso è quello di Piazza San Gaetano e, poco distante da questo, nel sottosuolo corre il tunnel borbonico che arriva sotto Piazza del Plebiscito. Costruito come via di fuga verso il mare per la famiglia reale, venne utilizzato in seguito come rifugio antiaereo durante la Secondo Guerra Mondiale e poi come deposito giudiziario con moto e auto che tuttora fanno bella mostra di sé, insieme a oggetti e mezzi militari.

Da visitare anche il Cimitero delle fontanelle, nel rione Sanità. L’area presenta una fossa comune con 40.000 teschi a vista e forse un milione in totale, nei 15 metri di profondità stimata, qui seppelliti anche per la peste del 600 e il colera del 1831. Luogo di culto da secoli, è frequentato anche oggi e non mancano gli ex-voto per grazie ricevute.

 

Il “monaciello”

 

Oltre che per il culto dei morti, le cavità sotto Napoli sono state utilizzate nel corso dei secoli anche per attività illecite. Tutti noi ricordiamo il film con Totò sul furto del tesoro di San Gennaro. Ma Dino Risi non inventa nulla. Circolava già da secoli la leggenda del “monaciello”, il fantasma simile a un monaco chiamato cosi perché indossava un mantello e un cappuccio. Questo, profondo conoscitore delle vie sotterranee pare che talvolta facesse sparire oggetti o soldi. La storia, secondo gli studiosi, sembra essere nata sulla scorta dell’attività dei pozzari, ossia degli operai che scavavano gli acquedotti nel tufo.

La rete che corre sotto Napoli si stima sia lunga oltre 100 chilometri, ma non tutti i cunicoli sono stati esplorati. Sia per i pericoli di crollo che per le cavità piene di materiale da riporto, l’area di questa città speculare è ancora parzialmente da scoprire. Per fortuna diverse gallerie sono visitabili ed è persino possibile inoltrarsi, con una guida, all'interno di alcuni tratti di acquedotti antichi, in parte pieni d’acqua. Che aspettate allora? Correte all’avventura!

 

Andrea Patti

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