Segui il tuo cuore in Valle del Chiese

Tranquillità e relax, ma anche sport adrenalinici e sapori della tradizione. Gli ingredienti giusti per vivere emozioni autentiche



A piedi o in bici lungo la Valle del Chiese, seguendo il corso del fiume che va a formare il Lago d’Idro. Un itinerario all’insegna del turismo sostenibile che coniuga la visita a monumenti ricchi d’arte antica agli immancabili gustosi assaggi della gastronomia tipica, alle passeggiate nel verde in un territorio patrimonio della Biosfera Unesco.

Incastonata nel Trentino sud occidentale, la Valle del Chiese si sviluppa da Bondo al Lago di Idro, dunque fino al confine con la provincia di Brescia. Più di trentacinque chilometri di montagne verdi e di valli laterali, che a sud est s'insinuano verso il Monte Cadria e Cima Tombea giardino d’Europa, mentre a nord ovest s'inerpicano verso il Parco Adamello Brenta, la più vasta area protetta del Trentino (620,51 kmq). Non ci sono grossi centri abitati; si contano 7 comuni, con frazioni a volte abbarbicate tra le pieghe dei monti, abitate stabilmente da poche centinaia di abitanti, orgogliosi delle proprie radici, animati da un pizzico di giustificato campanilismo. Ogni paese ha delle particolarità architettoniche, storiche o artistiche.

Come la Pieve di Santa Maria Assunta a Condino, considerata la più importante della provincia, dopo il Duomo di Trento. All'edificio sacro, ricostruito tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, si accede anche attraverso un importante portale di pietra adorno di sei teste di santi, opera di Giovanni Lorenzo Sormani. L'interno è impreziosito da numerosi affreschi del XIV secolo tra i quali "Madonna e i santi" del Moretto e da una grande pala lignea del presbiterio, intagliata e dipinta, attribuita al bresciano Matteo Olivieri.

Una vera collezione di opere d'arte impreziosisce le vie di Praso: una trentina di sculture e 11 pannelli, realizzati dagli allievi della scuola del legno in quasi vent'anni di attività.
Sono passati più di quattro secoli dalla scomparsa della contessa Dina Lodron, ma la sua condotta libertina e crudele è ancora avvolta da un alone di mistero. Secondo la leggenda, la nobildonna si concedeva senza pudore ai giovanotti belli e prestanti della Valle del Chiese; poi, puntualmente, li sopprimeva facendoli precipitare in un pozzo profondo irto di lame, che dal suo maniero scendeva direttamente al fiume. Era malvagia e priva di scrupoli, la gente della valle, stanca di balzelli imposti dai Lodron e delle nefandezze dell'irrequieta Dina, arrivò a pensare che la donna avesse venduto l'anima al diavolo. Non si sa esattamente come la perfida contessa morì, forse per mano di Fantini, un sacerdote di Creto, che le avrebbe assestato un colpo di archibugio mentre lei montava un cavallo bianco. Da allora il fantasma della Dama bianca, vaga senza pace sul suo candido destriero, tra le rovine di Castel Romano, raggiungibile anche a piedi percorrendo il bel sentiero botanico che porta al maniero.

E poi c'è Castel San Giovanni, aggrappato sulla sommità di un erto sperone roccioso da cui si dominano Baitoni, le passerelle sul biotopo e il Lago di Idro, punteggiato dalle vele di barche e di windsurf sospinte dalla brezza pomeridiana.

 

 

 

 

La storia della Valle del Chiese si può scoprire passeggiando sul Sentiero Etnografico Rio Caino a Cimego, un piacevole percorso articolato tra il ponte sul Chiese e Malga Caino (300 metri di dislivello, circa 4 chilometri). Lungo il facile tragitto s'incontrano due fucine, entrambe funzionanti. Da quasi tre secoli nella fucina si forgiavano utensili, attrezzi agricoli, lame, accette. Nel museo, in un'ampia stanza annerita dalla fuliggine, il silenzio dei monti è interrotto dai colpi ritmici del martello sul metallo rovente e di magli alimentati dall'acqua del rio; non ci sono attrezzature moderne, ancora si usano gli attrezzi tradizionali, gli incudini, le tenaglie, le vasche di raffreddamento. Poco più in alto delle fucine ecco il "Brigidae ortus", l'orto di Brigida, la più celebre strega delle Giudicarie. Vissuta nel XV secolo, ribelle, autoritaria, molto determinata, era una grande conoscitrice dei boschi, dei funghi, delle piante terapeutiche e di quelle velenose: l'aconito, l'aquilegia, il mughetto, la digitale, la belladonna i cui frutti dal sapore gradevole sono letali anche per gli adulti e il tasso, conosciuto come albero della morte. Le sorprese sul sentiero etnografico del Rio Caino continuano, lungo il cammino s'incontrano il mulino azionato ad acqua, dove ancora si macina il grano, la bacheca degli attrezzi dei boscaioli e la carbonaia (poiat) impiegata per la produzione di carbone.

L'economia e la cultura della Valle del Chiese erano, e restano, molto legate al mondo contadino, agli alpeggi, ai prodotti tradizionali. È un angolo del Trentino dove agriturismi, trattorie e ristoranti servono i piatti della cucina locale, a volte sapientemente ingentiliti o rivisitati, spesso con un buon rapporto qualità prezzo. Sempre più cuochi preferiscono i prodotti del territorio a chilometro zero: la rapa di Bondo (Rapy), le trote e i salmerini appena pescati, i piccoli frutti, lo speck, i formaggi e il burro delle malghe. E poi c'è l'ormai celebre polenta di Storo, ottenuta da una farina di mais dal 2000 riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole e inserita nella lista delle produzioni tipiche da tutelare. I chicchi hanno un bel colore rosso intenso, a volte con sfumature decisamente più scure, quasi nere. Accompagnata da cacciagione, funghi o coniglio in umido, si apprezza tutto l’anno. Tipica di Cimego è la polenta macafana (antico termine che significa spacca fame). Si ottiene aggiungendo all'acqua in ebollizione prima la cicoria o le erbette sminuzzate, poi la farina a pioggia. Dieci minuti prima del termine della cottura il tutto si arricchisce di formaggio Spressa tagliato a cubetti; si serve con burro fuso e Trentingrana grattugiato, meglio se affiancata da un calice di rosso Teroldego. Altra bomba calorica è la polenta carbonera, arricchita da un soffritto dove cipolle e salamelle sgranate sono rosolate nel burro e nel vino rosso. Anche qui poco prima della fine della cottura si aggiungono generose quantità di formaggio grana e l'immancabile Spressa. In valle la polenta è presente in tutte le sagre paesane, dove gruppi di "polenter" agguerriti, armati di trise enormi, mescolano dosi industriali di carbonera.


La maggiori attrattive della Valle del Chiese restano la natura e la tranquillità. Non ci sono impianti di risalita di alcun tipo; in compenso si può contare su una vasta rete di sentieri ben segnalati e su ampie mulattiere amate dai bikers. Una pista ciclabile per il momento collega Pieve di Bono al Lago di Idro, ma a breve raggiungerà Lardaro e Bondo per poi collegarsi fino a Madonna di Campiglio.

Chi ama l'avventura potrà dedicarsi al bouldering sui lisci blocchi della Valle di Daone; oppure scendere il torrente Palvico, emissario del Lago d'Ampola, frequentato da numerosissimi appassionati di canyoning, anche tedeschi, austriaci e olandesi. Accompagnati da guide esperte ci si addentra nei meandri del torrente, tra pozze d'acqua cristalline, scivoli di roccia naturali, meandri profondi e cascate. Attrezzati con casco, muta e imbracatura si affrontano toboga, tuffi di diversi metri, calate in corda doppia su pareti verticali. La più lunga, di cinquanta metri, si trova alla fine del canyon e termina in un bel laghetto azzurro. Chi preferisce restare con i piedi asciutti, potrà dedicarsi al trekking. Scenari da cartolina si scoprono risalendo la rotabile della Val Daone fino al Lago di Nudole o scarpinando fino a Malga Stabolone di Sopra (2.30 ore dal Ristorante Da Bianca). Sulle calme acque del Lago Maresse si specchia un delizioso bosco di larici; se si parte da Malga Table sopra Boniprati, per raggiungerlo si cammina per circa un'ora e mezza. Una delle viste più entusiasmanti del bosco si ha da Alpo di Baitoni, un luogo apprezzato dagli appassionati di parapendio, in particolare d'oltralpe. Generalmente si decolla nelle ore più calde, quando le correnti ascensionali favoriscono il decollo e permettono di guadagnare quota rapidamente. Dall'alto lo spettacolo è meraviglioso, lo sguardo spazia dal lago di Idro al sottostante Castello di San Giovanni, dai campi di granoturco di Storo fino alle Dolomiti di Brenta e all'Adamello. Incredibile, ma vero.

INFORMAZIONI UTILI

Accesso: se si proviene da Verona seguire l’A22 (Modena Brennero) fino al casello di Rovereto sud, quindi proseguire per Riva del Garda e la Val di Ledro.
Nei periodi di maggior traffico è preferibile lasciare l’autostrada a Trento Sud (attenzione: il casello di Trento centro è chiuso in uscita), quindi seguire la SS 45; a Sarche si devia a destra e si prosegue per la SS 237 diretta a Madonna di Campiglio. Giunti a Tione, si lascia sulla destra la strada per la Val Rendena e si continua a sinistra in Valle del Chiese fino agli abitati di Bondo, Roncone, Lardaro, Cimego e Storo. Chi proviene da Brescia dovrà lasciare l’A4 a Brescia est e proseguire verso Tormini. Costeggia il Lago di Idro e si raggiungono Ponte Caffaro (BS) e Storo.

Per informazioni su trasporti, alloggi e manifestazioni rivolgersi al Consorzio Turistico della Valle del Chiese, Frazione Cologna 99, Pieve di Bono tel. 0465 901217, fax 0465 900334, internet: www.visitchiese.it; e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

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