Kenya, l'emozione nel cuore



Il viaggio che più amo ricordare e che più mi ha innamorata è il Kenya,è un viaggio “all’interno della natura”. Scelsi questa destinazione perché affascinata da un vecchio film : “La mia Africa”, dove gli scenari mozzafiato e la vita degli animali della savana mi avevano incuriosito. Quel paese è il Paradiso!

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 23/12/1991

Durata: 15 gg

Luoghi: Mombasa

 

Descrizione del viaggio:

Ho sempre pensato al viaggio come ad un’equazione. Viaggio= spostamento nello spazio e nel tempo x arricchimento spiritualeHo viaggiato in molti paesi e tutte le volte ho lasciato “Cecilia” a Fiumicino. Che significa? Prima di ogni viaggio mi sono sempre liberata da tutte le sovrastrutture mentali che ci portiamo dentro per cultura e abitudini, questo mi ha permesso di entrare in un ambiente nuovo con lo spirito di assimilarne gli usi e costumi, come farebbe un bambino che sta iniziando a conoscere il mondo circostante. Non sono mai stata una turista, e per quanto il mio viaggio avesse una scadenza, nel durante ho sempre fatto finta che fosse senza ritorno.

I contatti, le esperienze che ho avuto mi hanno allargato il cuore e l’esperienza. Non c’è modo migliore di studiare la geografia che viaggiare! E non c’è modo migliore di crescere che parlare con le persone e assaporarne la cultura! Ho sempre prediletto i viaggi liberi non organizzati , soprattutto nel Terzo Mondo, e con lo zaino in spalla, ma non per una questione di risparmio, bensì per accedere ad un mondo arcaico e dimenticato, libero dalla schiavitù dell’orologio e del consumismo, dove c’è il tempo per parlare e conoscersi. Preparavo i miei viaggi per 3 o 4 mesi prima, documentandomi e facendo itinerari, me li gustavo prima, durante e dopo il ritorno, ed ogni volta tornavo diversa da come ero partita.

Il viaggio che più amo ricordare e che più mi ha innamorata è il Kenya, è un viaggio “all'interno della natura”. Scelsi questa destinazione perché affascinata da un vecchio film: “La mia Africa”, dove gli scenari mozzafiato e la vita degli animali della savana mi avevano incuriosito. Quel paese è il Paradiso : immense pianure di terra rossa e savana , alberi dalle larghe chiome, dove il tempo sembra essersi fermato alla Genesi e dove i rumori e suoni sono del tutto differenti da quelli a cui siamo abituati, fatta eccezione per il gracchiare delle rane. Anche la crudeltà della Natura, lì è normale, tutto sembra essere determinato da un ordine precostituito, prede e predatori recitano il proprio ruolo per rispettare la loro funzione all'interno della catena alimentare. E non c’è il buono o il cattivo, tutti intenti a salvaguardare la propria specie. Ci sono stata due volte, ma la più eccitante fu la prima volta, quando visitai i tre parchi del sud, verso Mombasa: Amboseli, Taita Hills e Tzavo.

Il safari durò 4 giorni e per 4 gg staccai i contatti con le persone del gruppetto con cui viaggiavo isolandomi con la musica nelle orecchie. Si, ho voluto vedere il Kenya mentre ascoltavo la colonna sonora della “Mia Africa” e per sempre ho legato le sensazioni di ciò che vedevo a quei suoni, ho legato a quella musica l’emozione del momento e come allora ancora oggi, quando ascolto quelle note, mi commuovo e calde lacrime incorniciano il mio sorriso di compiacimento. Era Natale del 1991, arrivai a Mombasa verso le 3 del pomeriggio, e con un pulmino ci trasferirono nel primo albergo, nel parco di Amboseli. Questo lodget era a fianco di un villaggio Maasai. Per chi non lo sapesse,i villaggi Maasai sono costituiti da un gruppo di capanne di fango e sterco con forma a chiocciola , disposte in cerchio. Perimetralmente protette da un recinto di rovi per tenere a bada i grandi carnivori. Vicino all'unico ingresso del villaggio c’era una specie di aiuola dove tenevano le lance conficcate nel terreno. Al nostro arrivo vedemmo un gran trambusto, un elicottero della Croce Rossa stava allontanandosi e i Maasai di questo villaggio, con fiero portamento da guerrieri, stavano correndo verso la savana, afferrando in corsa una lancia. Rimanemmo incuriositi e domandammo cosa fosse accaduto.

Ci dissero che una donna era stata incornata da un bufalo e quindi loro stavano andando ad uccidere il bufalo! Fu la mia prima esperienza con quella mentalità tanto diversa dalla nostra. Il safari è un viaggio itinerante all'interno del parco, pertanto non si passa mai due volte sullo stesso posto e i lodgets sono molto pittoreschi, alcuni bellissimi altri più spartani. Ricordo quello ubicato nella zona dei carnivori, aveva la struttura come tanti razzi dei fuochi di artificio, sollevati da terra da steli di cemento e collegati tra loro da ponti di legno. Era una forma perfettamente studiata per evitare ai carnivori di arrampicarsi. Si trovava in prossimità di un laghetto,che di notte e all'alba era frequentato dagli erbivori e di conseguenza il miglior self service per i carnivori. Se uno voleva vedere in diretta una naturale battuta di caccia, bastava chiedere di essere svegliati nel caso i predatori fossero arrivati, perché in tal caso loro avrebbero acceso i riflettori sullo stagno e sarebbe stato possibile assistere dalla camera. Per fortuna, quando ci fui io non arrivarono. I suoni della notte sono un chiacchiericcio di animali a noi sconosciuti e nel buio non ci si sente mai soli e poi le stelle. Anche in questo si scopre che noi siamo mentalmente abituati alla geometria delle nostre costellazioni, ma qui siamo all'equatore ed il cielo ha una disposizione di stelle diversa, e ci si sente disorientati e sembra quasi che il cielo sia più grande e profondo.

In questi meravigliosi parchi sembra di ritornare indietro nel tempo, gli spostamenti avvengono in un pulmino con il tettino che si alza e non ci si può mai permettere di mettere un piede a terra fuori dei lodgets. Anche se non ci sono leoni in vista un semplice scorpione o un serpente possono essere pericolosi. Si parte all'alba e non si sa mai che animali riusciremo ad incontrare, perché non siamo allo zoo e loro sono in continuo spostamento alla ricerca di cibo e di acqua. Le distese di terra rossa chiazzate da savana sono il luogo preferito dei numerosi branchi di Impala, antilopi scattanti e velocissime, di un bel colore fulvo sul dorso, bianche sull'addome e con un riga nera verticale sul fondoschiena proprio sotto la piccola coda. Viste da dietro sembrano avere un tira a segno!!! Non sono grandi, sono circa 1 metro al garrese, ma hanno corna appuntite di circa 95 cm per difendersi.

Gli elefanti hanno la loro organizzazione, si spostano in fila indiana tutto il giorno tra dove dormono, dove mangiano e dove bevono. Li aveva ben disegnati Disney sul libro della Giungla. Zebre, rinoceronti, bufali, iene ed infine leoni. Che emozione vederli da 2 metri di distanza all'ombra di un baobab o di un acacia contorta, spaparacchiati, sonnacchiosi che si leccano le zampe dopo il pasto. Sono le femmine che cacciano per tutto il branco, ed hanno l’onore di mangiare le interiora, mentre i maschi si cibano delle carni, ai cuccioli non resta che spiluccare le ossa. Una mattina arrivammo in una zona dove stavano facendo colazione con una zebra, ed i cuccioli stavano ciancicando le costole. Raccontata così , è una cosa terribile per la povera zebra, ma quando sei lì, è diverso, è il corso naturale della vita. 

La morte di uno dà la vita ad un altro e la specie è salva.

Ricordo ancora il nostro autista, un uomo di colore sui 50 anni, dallo sguardo acuto ed attento, ci portava in posti sperduti, dove in religioso silenzio aspettavamo che qualche animale apparisse davanti ai nostri obbiettivi. Ci sentivamo come ladri di immagini in casa di altri, si, perché chi era a casa loro erano proprio gli animali. Noi, in quell'ambiente eravamo gli estranei, degli strani animali bipedi chiusi in una scatola di metallo con 4 ruote. Ci osservavano incuriositi, ma ormai abituati a queste visite. Lui osservando la natura e gli animali che ben conosceva, aveva gli occhi lucidi, commossi, come se li guardasse per la prima volta. Che meraviglia lo sguardo d’amore che dava alla sua terra.

Le giraffe, dopo averci guardato “dall'alto in basso” con atteggiamento altezzoso ritornavano a strappare le foglie più in alto, mentre i giraffini sfruttavano la sosta delle madri per rifornirsi di latte. Le emozioni del giorno, dove il tempo era scandito dal sorgere e dal tramonto del sole, continuavano a frullare in testa anche la sera dentro il letto. I colori, le immagini, gli animali, la vegetazione passavano nel ricordo come un carosello prima di addormentarci. E ora che mi sono divertita a raccontarvi la mia esperienza, ripercorrendo i ricordi risento affiorarmi il mal d’Africa.