Primo incontro con la Norvegia



La preparazione di questo viaggio, predisposto per quattro persone, è durata circa un anno. Sono stati visitati moltissimi siti internet, letto numerosi diari e guide turistiche dedicate e tracciato il percorso seguendo la logica di ciò che volevamo visitare.

 

Numero Viaggiatori: 4

Data di partenza: 10/06/2012

Durata: trenta giorni

Luoghi: Stavanger,Bergen,Loen,Isole Lofoten

 

Descrizione del viaggio:

Sognato, desiderato e organizzato. Il sito più visitato è stato www.norway.no dove abbiamo trovato tantissime informazioni e dove, dietro semplice richiesta scritta, abbiamo ricevuto gratuitamente le cartine, le istruzioni di quanto era necessario per la struttura del nostro viaggio con indicazioni delle cose principali da vedere, costi, orari e quant’altro. Siamo stati anche alla Bit di Milano dove abbiamo raccolto altro materiale. Dato che tutto non si può fare in una volta sola, abbiamo deciso di partire dal sud e risalire la costa norvegese sino a Bergen, di inoltrarci poi verso l’interno per passare da Loen seguendo una strada panoramica, e di arrivare solo fino alle isole Lofoten, rimandando ad un viaggio successivo la visita alla parte nord del paese. Questo per evitare di dovere “stare sempre in macchina”. Sono stati dedicati più giorni in varie località per poter effettuare con calma visite ed escursioni, privilegiando il periodo non ancora di punta (dal 14 giugno al 14 luglio), partendo direttamente in macchina dalle nostre abitazioni. In totale abbiamo impiegato 30 giorni, cosa possibile per la nostra condizione di pensionati.

Conoscendo i prezzi esorbitanti della Norvegia abbiamo deciso di alloggiare nelle Hytter e alcune volte in appartamenti, in modo da poterci cucinare da soli il cibo che in gran parte (paste, sughi, cappuccini, formaggio grana, caffè) ci eravamo portati da casa. Per il resto (verdura, frutta, birre, latte, pane e dolci) ci siamo riforniti man mano presso i supermercati che si trovano un po’ ovunque, aperti dalle nove del mattino alle otto di sera. Tranne la domenica, giorno in cui alcuni fanno orari particolari del tipo da mezzogiorno alle sedici, e altri non aprono per niente. Secondo la nostra esperienza i migliori sono i Rimi e i Rema che offrono anche prodotti locali come il salmone già a fette e speziato, e le loro deliziose salsine. Buona anche la Coop, ma più cara.

Per i pedaggi, che sono tanti e riguardano ponti, strade e ingressi in alcune città, il metodo è molto semplice: la tua targa viene letta elettronicamente a ogni passaggio ed hai la possibilità di pagare, quando ti arriva la fattura a casa. Oppure ti fermi nei centri che espongono il cartello “Kr-service” entro tre giorni dal passaggio per regolarizzare in loco il servizio (cosa che abbiamo scartato a priori per evitare inutili perdite di tempo). Un’altra possibilità (quella da noi scelta) è di sottoscrivere una “Visitors’ Payment” (www.autopass.no) creando un conto prepagato della validità di tre mesi. Tutto il dettaglio ti arriva poi comodamente a casa o sulla tua posta elettronica.

 

Abbiamo prenotato direttamente da casa quanto segue:

  • Traghetto da Hirtshals a  Kristiansand (www.fjordline.com)
  • Traghetto da Skutvik a Svolvaer e ritorno (www.torghatten.no)
  • Albergo a Soltau (tramite www.booking.com)
  • Appartamento a Mandal (www.sjosanden.no)
  • Appartamento a Stavanger (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
  • Appartamento a Bergen (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
  • Hytter a Loen (www.tjugen.no)
  • Hytter alle Lofoten (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.lofoten-info.no)
  • Albergo a Rothenburg (tramite www.booking.com)
  • Guide turistiche utilizzate: Lonley Planet, The rough guide, Routard

 

Per le soste di trasferimento ci siamo annotati indirizzi, e-mail e telefoni ed abbiamo prenotato man mano durante il viaggio. Abbiamo provveduto a stipulare un’assicurazione per eventuali infortuni e ci siamo dotati di navigatore (molto utile nelle città come Stavanger, Bergen ed Oslo). A conti fatti il nostro viaggio lungo 9.916 chilometri ci è costato Euro 8.466,43 tutto incluso, (pari a 2.116 euro a testa).

Per chi ha voglia di leggere di più ecco di seguito il nostro dettaglio giornaliero.

 

14 giugno 2012 Paitone (Italia) – Soltau (Germania): km. 1.143 - ore 10,30

Alle cinque siamo tutti pronti. La macchina già carica dalla sera precedente, entusiasmo a gogo: si parte. Tutta autostrada e i chilometri scorrono veloci. Ci fermiamo al Brennero per un caffè e per acquistare la Vignetta. Con essa ci chiedono se vogliamo pagare anche il ponte in modo che possiamo passare dalla porta riservata dove viene letta automaticamente la targa senza perciò fermarsi. Certo che sì! Arrivati in Austria, a Innsbruck, giriamo a sinistra ed imbocchiamo la strada che ci porta verso il Fernpass a 1.209 metri di altitudine. Facciamo un pezzo di strada normale lungo una sessantina di chilometri, scavalchiamo il passo e, giunti a Fussen riprendiamo l’autostrada, la A7 che velocemente ci porta sempre più a nord.

Ci fermiamo per il pranzo di mezzogiorno in una delle bellissime aree di sosta, scegliamo il tavolino che più ci piace e consumiamo i panini portati da casa. Flores ha con se un bellissimo termos in acciaio comprato appositamente all’Ikea, pieno di acqua calda: ci beviamo un gustoso cappuccino Nestlè. Maciniamo i chilometri senza difficoltà e dopo dieci ore e mezza arriviamo a Soltau, dove abbiamo prenotato da casa una camera a quattro presso l’albergo Eden. Il posto ci piace subito, davanti all'hotel c’è un piccolo laghetto con dei fior di loto. La camera è grande e ci stupisce il bagno, una vera sala da ballo. Chissà, forse essendo una località dedita a cure di bellezza, il bagno è così grande perché, se richiesto, ci viene messo un lettino per massaggi!

Ceniamo presso la struttura, in un angolo appartato con luci soffuse e ci mangiamo bistecca e patatine… con una buonissima birra. Dopo cena facciamo due passi per vedere alcune case che si affacciano lungo un viale ben tenuto. Sono le 21 e 30, ma il sole è ancora alto. La stanchezza del viaggio comincia a far capolino e, pensando al trasferimento di domani, andiamo tutti a nanna.

 

15 giugno 2012  Soltau (Germania) – Mandal ( Norvegia): km. 600 + traghetto (6 ore + 2,15 di traversata)

Al mattino facciamo un'abbondante colazione e riprendiamo il nostro viaggio. Osserviamo il bellissimo verde che ci circonda, attraversiamo Amburgo passando sotto il ponte ed entriamo in Danimarca. Seguire le strade è molto facile, cartina alla mano è impossibile sbagliare poiché è tutta autostrada. Abbiamo anche il navigatore che, per questione di memoria, ha caricato solo i paesi scandinavi. Ci sarà utilissimo poiCi fermiamo in un’area attrezzata e consumiamo il nostro pranzo al sole con un po’ di vento. E inauguriamo la macchina da caffè ed il fornellino di Angelo. Ce la prendiamo comoda perché l’imbarco a Hirtshals per Kristiansand è alle ore 18,15. Nel frattempo le nuvole hanno preso il posto del sole e, come da previsioni, comincia a piovere e faremo la traversata sotto l’acqua. Peccato, volevamo immortalare l’arrivo sul suolo norvegese, ma anche a Kristiansand piove e non ci resta che proseguire immediatamente per Mandal.

Appena giunti a terra telefono alla reception  del campeggio per avvisare del nostro arrivo. Sarà più tardi del previsto perché c’è anche un’interruzione stradale che ci fa allungare di parecchio il percorso. Attiviamo il navigatore che seguiamo con ansia. Ci sembra che la direzione obbligata dopo l’interruzione sia sbagliata, invece alle 22 arriviamo al campeggio Sjosanden.

Le chiavi del nostro appartamento nr. 34 sono sotto lo zerbino. Entriamo … è bellissimo! Dotato di tutti i confort, cucina e salotto grande con tv a piano terra e camere al primo piano. Fa freddino ma funziona il riscaldamento: fuori pasta e sugo...meritata cena ristoratrice. Il tempo è inclemente e non ci permette alcuna passeggiata serale, perciò ci guardiamo una partita alla tv e poi andiamo a dormire.

 

Primo incontro con la Norvegia

 

16 giugno 2012 Mandal- Stavanger: km. 204 - ore 3

Mandal, cittadina più meridionale, è il luogo di vacanze per eccellenza dei Norvegesi per la sua grande e bella spiaggia: come farci sfuggire l’occasione di una breve visita? Armati di ombrelli e macchine fotografiche ci avviamo lungo il sentiero che dal campeggio porta direttamente al mare. La spiaggia è davvero grande e sabbiosa. Indugiamo qualche attimo, foto grigie per ricordare il primo impatto e poi si parte: inizia il nostro vero viaggio. Spiovincola ad intermittenza, ma decidiamo egualmente per una deviazione a Lindesnes. Dopo aver costeggiato il fiordo tra poche case e tanto verde, la vegetazione si dirada ed ecco apparire, su di un promontorio roccioso, il faro più antico e più a sud della Norvegia. Il posto è stupendo ed anche se il cielo continua a essere grigio, smette di piovere e possiamo salire al faro, vedere da lassù il mare aperto, gli enormi scogli che circondano la punta estrema. E le casette rosse!!! Sono un gioiello e si intonano perfettamente con l’ambiente verde che le circonda. Alcune sono vere e proprie casette, altre sono ricoveri per barche.

Dopo avere passeggiato con tranquillità, riprendiamo il percorso verso la nostra meta odierna. Arriviamo a Stavanger ed il nostro alloggio si trova a due chilometri dal centro. Grazie al nostro navigatore, troviamo facilmente la strada. Il proprietario ci aspetta, ci fa vedere il nostro parcheggino ( ma la macchina ci sta ) e poi entriamo in casa. Certo, non è bello come Mandal, ma ha tutto  il necessario. Del resto ci stiamo solo per mangiare e per dormire. Il tavolo è basso e un po’ infelice, ma ci arrangiamo. Qui ci fermiamo tre giorni e, dopo aver scaricato i bagagli ed esserci sistemati, andiamo a fare un giro in città. Andiamo ovviamente con la macchina ed il parcheggio che troviamo è vicinissimo alla piazza e per giunta senza pagamento perché è sabato! Siamo davanti al porto e ci sono tante bancarelle che vendono di tutto. Ce n’è una anche con prodotti italiani…gestita naturalmente da un italiano. La città è moderna e di antico ha solo la chiesa ed il quartiere vecchio con strade tutte in acciottolato, casette in legno tutte bianche, tutte unite, ma una diversa dall'altra nei particolari. Facciamo un giro per tutta la sua lunghezza, poi andiamo all'ufficio turistico e prendiamo informazioni per le crociere.

A casa, la solita pastasciutta e, dopo aver navigato in internet e mandato i messaggi a casa via posta e via Facebook, andiamo a dormire. 

 

17 giugno 2012 – Stavanger: km. 8

Oggi è domenica, i parcheggi sono sempre gratuiti e la chiesa è aperta per le celebrazioni. Entriamo e ci sono le prove di canto. Ascoltiamo qualche attimo le loro melodie, scattiamo qualche foto ed andiamo al porto. Ci informiamo per il tempo e decidiamo di prendere la crociera delle ore 14, sperando che il cielo si apra. Vista la poca distanza dalla nostra abitazione e la confidenza che Remo ha ormai preso con le strade e le giravolte da fare (particolare attenzione ai “dossi”, alti e non segnalati), andiamo a mangiare “comodamente seduti” e ripartiamo con largo anticipo per la crociera. Acquistiamo il biglietto ed attendiamo l’imbarco sotto l’ombrello, perché nel frattempo inizia a scendere una finissima pioggia.

A bordo non siamo in molti e questo ci permette di poter scegliere la postazione per le varie foto. La nostra prima navigazione sul fiordo!!! Il cielo è sempre imbronciato ma non piove più e l’acqua è di un bellissimo blu. Lungo la navigazione sul Lysefjord ci vengono fornite le spiegazioni di ciò che stiamo vedendo, incredibilmente anche in lingua italiana. La nave si accosta alla roccia…ed ecco che tre caprette stanno aspettando, ormai abituate, il consueto cibo; passiamo poi così vicino alla cascata, che il personale di bordo è in grado di raccogliere l’acqua con un secchio e di farla assaggiare a tutti i partecipanti: acqua che viene direttamente dal ghiaccio, buonissima. Poi ci mostrano la “roccia del brigante”, dove un pupazzo di pezza con la camicia rossa rappresenta il brigante protagonista di una lunga storia di fughe. La nave si spinge poi sotto il Prikestolen (il famosissimo Pulpito), una fetta di roccia che scende a picco per 600 metri nel fiordo. Sembra che si stacchi dal resto della montagna. E si staccherà, dice la leggenda, quando sette sorelle sposeranno sette fratelli, procurando un’onda gigantesca che spazzerà via tutto! Brrr!!!! Affrontiamo quindi il ritorno ammirando sempre le piccole casette rosse, i piccoli fari ed il verde meraviglioso delle sponde.

Tornati a Stavanger, rientriamo nel nostro alloggio e ci cuciniamo felici la meritata cena.

 

18 giugno 2012 - Stavanger: km. 10

Oggi è il grande giorno: andiamo a fare un’escursione sul Prikestolen! Ci alziamo presto e, dopo una lauta colazione, andiamo al porto per prendere il traghetto per Tau. Arriviamo in tempo per prendere quello delle otto. Perfetto, così abbiano la coincidenza con l’autobus che ci porterà all'inizio del sentiero per il nostro trekking. Il tempo è coperto ma confidiamo nella buona sorte. Il traghetto della compagnia Tide, offre la combinazione traghetto-pulman, così acquistiamo il pacchetto con gli orari dei servizi. Dopo mezz'ora di navigazione arriviamo al porto di Tau, dove l’autobus ci aspetta e con un’altra mezz'ora saliamo sino al campeggio dove inizia il sentiero che, dopo pochi metri, si presenta subito accidentato: tutto sassi  ed abbastanza ripido. Il cielo è coperto e le montagne circostanti sono nascoste dalla nebbia ma, armati di pazienza, affrontiamo il percorso.

Sono le 9,25 e arriviamo a destinazione alle ore 12; dopo varie soste, decidiamo l’ulteriore salita per vedere il Prikestolen dall’alto. Lo spettacolo è grandioso ma la nebbia ne offusca l’immagine rendendo tutto quasi irreale. Scendiamo sul pulpito vero e proprio, la nebbia si attenua, anche se non esce il sole, possiamo vedere meglio i contorni e la maestosità del posto. E  scattiamo le foto di questa favolosa piattaforma sul fiordo che ci resterà nel cuore. Scendiamo alle 13.10 passando dalla parte del burrone  che non è per niente pericoloso perché il sentiero è largo e molto più agevole della salita tra i sassi. Torniamo al punto del bivio dove ci aspetta la discesa tra i massi e passiamo i laghetti dove nell’acqua si specchia immobile il cielo. Raggiungiamo il punto di partenza alle 15,30…il pulman è appena partito e dobbiamo aspettare quello delle 17. Nel frattempo inizia a piovere (meno male che siamo scesi in tempo…quella strada sassosa non è certo l’ideale quando piove…lo dice anche la guida!). Osserviamo le persone che vanno e vengono, una coppia di cinesi già incontrata durante l’escursione, apre l’ombrello e sta seduta ad aspettare l’autobus. Noi ci ripariamo sotto la tettoia dell’unico negozio di souvenir. Finalmente siamo a bordo e quando arriviamo  a Tau il traghetto è lì che ci attende: non perdiamo neanche un minuto, saliamo e rientriamo a Stavanger. Ritiriamo la macchina (questa volta messa al parcheggio coperto perché non c’era altra alternativa), paghiamo e strada facendo facciamo la spesa. Siamo tutti abbastanza stanchi ed affamati. Remo si mette ai fornelli ed io mi faccio la doccia. Dopo cena guardiamo le foto scattate, ci colleghiamo ad internet e mettiamo su Facebook le più significative: è un modo per far partecipare parenti ed amici alla nostra gioia. Soddisfatti anche perché l’Italia passa il turno ai mondiali, andiamo tutti a nanna.

 

19 giugno 2012 -  Stavanger-Bergen: km. 187 - ore 4

Alle 8,30 siamo in macchina già colazionati e partiamo. Il sole è alto in cielo e promette una bella giornata. Speriamo bene perché Bergen è considerata la città piovosa per eccellenza (del tipo 360 giorni su 365). Il viaggio è piacevole ma non facciamo molte soste: siamo agitati per i traghetti che dobbiamo fare, non prenotati ovviamente perché per tratti brevi e con una frequenza ogni 30/40 minuti. Le curve si susseguono alle curve, come la vista del mare a quella della montagna. Al primo traghetto non vediamo il casello e ci richiamano indietro. Risata generale, pagamento e via…senza attendere un minuto! In mezz'ora siamo sull'altra sponda. Le operazioni di “salita e discesa” sono facili e questo mi rasserena assai. Continuiamo scrupolosamente osservando i chilometri orari previsti dai cartelli. Incontriamo spesso avvisi di “multanova” in azione e tutto fila liscio. Alcuni norvegesi, stanchi di starci dietro, suonano e ci sorpassano. Soprattutto in questa parte della Norvegia abbiamo incontrato un po’ di “insofferenti” alle norme. Camion compresi. Arriviamo in men che non si dica al secondo traghetto. Questa volta ci fermiamo subito al casello, paghiamo “l’obolo” e la signora che non spiccica niente di inglese (strano…molto strano) ci dice concitata: drive…drive bum bum. Salutiamo chiedendoci cosa voglia dire e, diligenti, ci infiliamo nella corsia numero uno. Non c’è nessuno…esultiamo perché siamo in “poll position”. Venti metri più avanti il traghetto è già pronto. Pronto sì, ma a partire immediatamente perché già carico!  Un membro dell’equipaggio si sbraccia e ci fa segno di andare a bordo. Caspita… non eravamo i primi ma gli ultimi!! Abbiamo però preso il traghetto al volo…evitando un’attesa di mezz'ora. Soddisfatti ridiamo capendo a posteriori cosa voleva dire la signora con quel "drive bum bum"!

Durante il tragitto telefono al signor Martin dell’alloggio Skansen per avvertire dell’orario. Non pensavamo di arrivare così presto! Il navigatore fa il suo dovere con eccellenza e ci fa districare tra le stradine del centro storico di Bergen sino  a quella che sarà la nostra dimora per tre giorni. Troviamo la chiave nella cassetta della posta ed in men che non si dica scarichiamo i bagagli. La nostra macchina sarà parcheggiata proprio davanti all'abitazione con il tagliando giornaliero di autorizzazione. L’appartamento è a piano terra e consta di due camere abbastanza capienti, una sala che sarà utilizzata solo per navigare in internet ed una mini-cucina con tavolino per due… si, per due! Questa, con la mini-doccia sono le note dolenti dell’abitazione. Ma ci organizziamo al meglio ed è tutto ok. C’è pure la lavatrice e gli stendini per l’eventuale bucato. Ma il merito più grosso di questa collocazione è l’estrema vicinanza con tutti i punti principali di Bergen, tanto che non muoveremo mai la macchina per tutto il soggiorno.

Nel pomeriggio facciamo il primo incontro con la città e dopo solo tre curve in discesa si apre il centro pulsante del Bryggen, le antiche case dei mercanti: belle, colorate dal rosso al giallo ocra e gioiose. Alcune di esse hanno esternamente delle piccole statue colorate che rappresentano i vari lavori dei mercanti stessi. Davanti a tutto il percorso numerosi tavolini dei vari ristoranti testimoniano l’affollamento che deve esserci nel periodo estivo.

Andiamo subito all’ufficio turistico per prenotare la crociera già individuata a mezzo internet che consiste in: cinque ore di navigazione sul Sognefjord, Flmasbana, rientro con il treno. In pratica giornata completa. Controlliamo le previsioni meteo e decidiamo per il 21. I biglietti si comprano all'ufficio del turismo. Ma attenti cari amici a non pagare in euro perché ti applicano un cambio super salato. Quando ce lo comunicano cambiamo immediatamente tipo di pagamento ed utilizziamo la carta di credito che ti applica il cambio ufficiale e così spendiamo il giusto (per la cronaca il costo era pari a 5.000 corone norvegesi equivalenti ad euro 665 del cambio ufficiale; per tale servizio l’ufficio del turismo ne chiedeva 795!!!). Chissà quanti ingenuamente ci sono cascati ma il nostro aver preparato minuziosamente il viaggio ci salva e tutti contenti (l’impiegato meno perché ha dovuto rifare i biglietti) usciamo con la prenotazione in mano. Siamo vicini al porto e davanti al Bryggen che possiamo ammirare in tutta la sua interezza. Anche le case dall’altro lato sono sullo stile, con il tetto a punta, ma sono di colore bianco e marrone. Dietro queste meraviglie si erge una collina, il monte Floyen, alto 320 metri.

E adesso ci tuffiamo nel famosissimo “mercato del pesce”. Il colore delle bancarelle è improntato al rosa e su di esse spiccano i salmoni al primo posto. Due passi, due parole e ci rendiamo subito conto che tanti venditori sono nostri connazionali. Ci fanno assaggiare del salmone affumicato, del salmone speziato e persino una fetta di balena. Siamo nella zona chiamata Torget, dove altre bancarelle ci attirano con colori variopinti. E qui incontriamo un altro simpaticissimo italiano “del sud” che vende magliette. Inutile dirlo, saremo suoi clienti!

Andiamo poi a visitare (esternamente perché chiuso) il Bergenhus Festing, una fortezza affacciata sul molo. C’è anche una robusta torre, chiusa per restauro. E davanti al porto è ancorata una tre alberi adibita a “nave da crociera” con buffet a bordo. Ritorniamo sui nostri passi davanti al Bryggen. La zona è abbastanza animata ma non caotica. Il tempo sempre nuvoloso con qualche sprazzo di azzurro. Tagliamo a destra dell’ufficio turistico e ci immettiamo su una grande strada solo pedonale, fiancheggiata da grandi negozi, che porta ad un bellissimo parco. Poi, con tranquillità andiamo a casa per organizzare la cena. Il rientro è un po’ faticoso perché in salita, ma in men che non si dica apriamo la porta di casa!

 

20 giugno 2012 - Bergen

Dopo una bella e piacevole dormita con lenzuola candide immacolate ed un piumino che ci sembrava pesante ma che è stato molto apprezzato, dopo una buona colazione, siamo pronti per uscire. Bergen pare ancora addormentata, il cielo è sul grigio chiaro tendente al miglioramento. Abbiamo imparato una piccola scorciatoia ed in tre minuti siamo sul piccolo viale che ci porta sul Bryggen. A lato della strada i bar sono ancora chiusi e ci colpisce l’incatenamento di tavolini e sedie con catene di ferro e grossi lucchetti. Non ci  possiamo credere: ti lasciano le chiavi di casa nella cassetta della posta… e legano i tavolini dei bar!!! Ci diamo da fare per cercare una banca per cambiare gli euro, ma la cosa sembra piuttosto difficile. Eh si, sulle banche vicino al centro c’è un cartello che dice: non si effettua cambio! Bisogna andare all'ufficio turistico che ti applica super tassi. Ma noi non demordiamo e cerchiamo verso la zona più periferica. Ne troviamo finalmente una (non mi ricordo il nome), entriamo, ritiriamo il numero d’ordine e aspettiamo il nostro turno. Quando esponiamo il problema solleviamo un vespaio di “un attimo, non lo so,dobbiamo chiamare la responsabile”- accomodatevi che tra un po' arriva. Male abbiamo fatto a non cambiare tutto in Italia! Pensavamo di avere un cambio migliore… invece è uguale, ma le spese fisse (200 corone) sono il triplo di quelle pagate in Italia. Dopo avere risposto a diverse domande, compilato il modulo, assicurato l’operatrice che queste corone saranno spese nel loro paese (che ce ne facciamo se no?) riusciamo ad ottenere la nostra moneta norvegese.

Ci dedichiamo poi al giro della penisola di Nordnes che si allunga sul fiordo, su cui sorge l’Akvariet, l’acquario. Passeggiamo seguendo l’itinerario che compiono i pescatori per raggiungere le loro piccole case sul bordo. Visitiamo la Nykirken dove un sacerdote sta spiegando che l’angelo appeso ad un filo, con una corona in mano, viene abbassato e posto sulla testa del battesimando. Rientrando passiamo dal mercato del pesce e ci prendiamo un bel salmoneNel pomeriggio decidiamo di prendere la Floybanen e di salire al monte Floyen per vedere il panorama della città. Il colpo d’occhio è bellissimo: tutta Bergen è ai nostri piedi e ci divertiamo a riconoscere i posti già visitati. Poi ci facciamo la foto col gigantesco troll di legno e seguiamo le indicazioni di un sentiero che porta al laghetto. La passeggiata è piacevole e tranquilla. Decidiamo di tornare a piedi scendendo i tornanti ed ammirando il panorama ad ogni angolo.

La sera, dopo cena, usciamo e, scegliendo un altro percorso, arriviamo al Bryggen. Possiamo ora ammirare tranquilli tutte queste costruzioni di legno, che in alcuni punti ci chiediamo come facciano a stare in piedi tanto sono storte; saliamo le scale e scattiamo le prime foto di notte: sono le 23 ed è chiaro come di giorno. Con questa luce così particolare entriamo ed usciamo dai vicoli deserti per poi tornare al nostro alloggio.

 

21 giugno 2012 - Bergen

Ci alziamo presto perché oggi abbiamo il nostro pacchetto “nave-flamsbana-treno”. Arriviamo nettamente in anticipo al porto dove sono ancorate tre grosse navi. Quale sarà la nostra? Ci sembra di averla individuata ma, visto che non c’è ancora nessuno in coda e mancano 15 minuti alla partenza, chiediamo informazioni e la nostra intuizione viene confermata. Nel frattempo arrivano quasi tutti insieme i passeggeri, alcuni con sacche e valige. La nave non è altro che un mezzo pubblico che fa varie fermate lungo il Sognefjord. Saliamo e prendiamo posto a sedere nel grande salone. Vetrata grandissima, ma il tempo è così bello , sole splendente e neppure una nuvola, che nel giro di cinque minuti siamo tutti fuori ad ammirare il panorama, scattare foto, ed inseguire in silenzio ognuno i propri pensieri. A tratti il fiordo si restringe, a tratti si allarga. Dopo una leggera curva ecco le montagne innevate! Non sono completamente ricoperte di bianco, ma quel tanto che basta a farci esclamare in coro: ohhhh! Cascate appaiono sulle rive, ora a destra, ora a sinistra.

Il Sognefjord, con i suoi 204 chilometri, è il  fiordo più lungo al mondo e taglia la Norvegia da ovest a est con tante braccia laterali, rive scoscese e poco popolate. La vetta più alta tocca i 2.400 metri. Le cinque ore di navigazione passano velocemente, Consumiamo a bordo i nostri panini e quasi per incanto ci troviamo a Flam. Diverse persone vanno e vengono. Un treno verde scuro è già sul binario. Alla stazione è esposto il display dell’orario delle varie partenze con indicato i posti liberi e, poiché quello sul binario è ormai completo, dobbiamo aspettare quello dopo. Non c’è problema. Facciamo una passeggiata sino al laghetto ammirando sempre con entusiasmo quel verde brillante che solo in Norvegia abbiamo visto.

Ed ecco che saliamo sul nostro “mezzo”: verde scuro fuori, legno lucidissimo dentro. I posti si occupano tutti ma il “ traffico” è diligente e tranquillo. Partiamo per il decantato percorso sulla Flamsbana che da Flam giunge a Myrdal salendo il fianco della montagna attraverso gallerie  scavate a mano coprendo un dislivello di 900 metri. Ma il tragitto non ci pare così entusiasmante come descritto, eccezion fatta per l’imponente cascata, dove il treno si ferma per cinque minuti, ci permette di scendere e raggiungere una piattaforma costruita ad “oc”, da dove si può ammirare vicinissima la Kiosfossen che rumoreggiando ti passa sotto i piedi; e qui improvvisamente appare una fanciulla che danza su di uno sperone di roccia sporgente sull'acqua, seguendo una dolce musica che si spande nell’aria. Tutti scattiamo foto per poi risalire in carrozza. Laghetti, fiumi e cime bianche si susseguono sino al nostro arrivo a Myrdal, piccolo paese che si raggiunge solo col treno o a piedi. Controlliamo l’orario delle partenze per Bergen e ci spostiamo di binario. Ed eccolo il treno, questa volta rosso. Saliamo ed occupiamo i posti. Ci aspettano due ore di viaggio splendido tra montagne parzialmente innevate.

La conclusione della giornata non è così bella come le ore appena trascorse, perché Angelo e Flores si accorgono di non avere più la macchina fotografica: il dubbio rimane tra persa o rubata. Ma la seconda ipotesi prenderà consistenza quando a casa controlleremo le foto fatte da Remo, dove si vede chiaramente che salendo sul treno, il “mezzo dei ricordi” era saldamente nelle mani di Angelo. Prima di scendere alla stazione controlliamo il posto occupato anche sotto i sedili: niente! Sicuramente la signora seduta accanto a lui, che ha continuato a spostarsi da un sedile all'altro, ha recuperato il borsello che conteneva la macchina, pensando che ci fossero i soldi, mentre Angelo si appisolava.

A Bergen perdiamo un’ora di tempo per parlare con la sicurezza della stazione e chiedere se possono verificare a Myrdal l’eventuale smarrimento della macchina. Tutto è inutile: stiamo creando solo dei problemi alla loro vita tranquilla e “schematica”. Per liquidarci alla fine ci consigliano di passare domani dalla stazione di Voss, punto di smistamento di qualsiasi ritrovamento. Con le lacrime agli occhi per tutte le foto perse (fortunatamente le prime erano già state salvate sul pc), torniamo a casa e, dopo cena, decidiamo di uscire per godere ancora questa bellissima cittadina, camminando per le sue strade ormai quasi deserte e con la luce del giorno ancora presente. Il “magoncino” per la perdita subita lascia il posto al dolce ricordo dei bellissimi posti appena visti.

 

22 giugno 2012 - Bergen-Vosstrand: km. 227 - ore 5

Per raggiungere la prossima tappa abbiamo scelto un itinerario più lungo ma diverso, che si snoda lungo l’Hardangefjord. Dopo una prima incertezza dovuta a dei lavori in corso troviamo la retta via. Tante sono le soste lungo questa splendida strada, ora per immortalare due piccole casette col tetto coperto d’erba e piccole piante piene di fiori bianchi ( sono bellissime ed il loro colore rilassa il cuore e la mente ), ora qualche piccola imbarcazione legata ad un molo in legno. Le cascate che incontriamo sono stupende, imponenti e rumorose. Ci colpisce in particolar modo Fossatun, dove puoi passare sotto la cascata camminando su di un sentiero. Oltrepassato questo enorme “scroscio d’acqua” quasi di corsa e ben coperti per ripararci dagli spruzzi, siamo accolti da un panorama sul paesino veramente bello. Il cielo è sereno e ci prendiamo tutto il tempo per ammirare ciò che ci circonda. Sostiamo per il pranzo a un tavolo da pic-nic a Nordvik, vista fiordo. Siamo solo noi e le bellezze della natura che in Norvegia non è stata certamente avara..

Arriviamo poi a Voss, una gradevole cittadina piena di negozi, con una bellissima chiesa che visitiamo con piacere. La Vasngskyrkja, risalente al XIII secolo, conserva la bizzarra guglia ottagonale che si innalza sopra i muri di pietra  spessi 2 metri; l’interno è sorprendentemente vistoso e colorato, arricchito da un dossale barocco e da una pala d’altare raffigurante il cristo tra due cherubini. Andiamo poi alla stazione per sapere se ci sono novità della macchina fotografica ma tutto è inutile. Scriveremo anche una mail alla stazione di Myrdal, ma la loro risposta sarà molto gentile ma altrettanto infruttuosa. A Flores ed Angelo non resta altro che acquistarne una nuova, della stessa marca ma ancora più moderna. Viene data loro la fattura ed il documento con cui, alla frontiera, si può richiedere la restituzione dell’Iva (la famosa Tax Free).

Quando torniamo al supermercato dove abbiamo lasciato la macchina c’è un’altra sorpresa: una multa di 300 corone per non aver pagato il parchimetro! Dov'era? Ad un supermercato il parchimetro?? Cerco l’ufficio dei vigili ma sulla porta c’è un biglietto: aperto dalle 10 alle 12! Vado all'ufficio postale ma mi dicono che non possono farmi il pagamento. Abbiamo tempo trenta giorni perciò andremo prossimamente in una banca.

Riprendiamo la via ed incontriamo ancora cascate così belle che la sosta è d’obbligo. Poi ci dirigiamo al nostro albergo dove, via internet l’altro ieri, abbiamo prenotato un appartamento. Bello, nuovo, non molto grande ma con una bella cucina attrezzata ed un tavolo capiente. Per dormire, un divano letto nella sala e due letti a castello nella stanzetta prima del bagno con una doccia così particolare, recupera spazio, che Flores immortala immediatamente perché “può essere un’idea per casa”! Mentre prepariamo la cena il tempo si guasta ed inizia a piovere. Sperando che migliori, dopo un’altra partita dei mondiali, andiamo a nanna.

 

23 giugno 2012 – Vosstrand-Loen: km. 220 - ore 5

Il mattino ci accoglie nuovamente col sole e la strada, inizialmente dritta in mezzo al verde, sale piano piano ed eccoci in mezzo alla neve, ruscelletti che la attraversano affiorando ed entrando in cunicoli candidi con sfondo blu: una meraviglia di posti dove ancora si può fare sci di fondo. Le soste sono numerose e la nostra gioia è alle stelle. Ogni tanto qualche piccola casetta…e nulla più. Arriviamo a Vick dove, dopo aver ammirato il suo fiordo ed il paesino dall’alto, scendiamo ed andiamo verso due importanti chiese. La prima è la Hove Steinkirkje del 1170, tutta in pietra. E’ chiusa e possiamo ammirarla solo da fuori. La seconda è la Hopperstad Stavkirkje del 1130, in legno, bellissima. Questa è aperta e dopo aver pagato il biglietto entriamo per visitarla. Anche l’interno è molto bello e, mentre ammiriamo gli intagli in legno, ci raggiunge una signora che, con molta affabilità ci spiega l’ambiente storico della sua costruzione, ci fa vedere le tre finestre dove i lebbrosi potevano seguire le celebrazioni senza avere contatto con altre persone e l’altare dedicato ai riti cattolici. Ci invita a rimanere perché alle 17 c’è una celebrazione che viene effettuata in occasione del solstizio d’estate che cade proprio oggi. Ci piacerebbe ma dobbiamo prendere ancora il traghetto e raggiungere il nostro campeggio già prenotato da casa.

Traghettiamo tranquillamente… anzi riceviamo anche uno sconto perché siamo “senior”. Interessante: ecco un vantaggio dell’età. Sulla strada per Loen abbiamo il nostro primo incontro con i ghiacciai, esattamente il  Boyabreen. Seguiamo le indicazioni, lasciamo la macchina in un parcheggio e facciamo il resto a piedi. Incredibile, il ghiaccio è lì a due passi da noi e la sua parte bassa si getta nel laghetto. Bellissimo. Foto in tutte le salse. Riprendiamo la strada ed arriviamo al Tjugen Camping. Il bungalow che ci hanno assegnato è una casetta in legno stupenda, con tanto di veranda, una sala immensa con tre divani, una grande cucina, due camere piccole ma sufficienti, ed il bagno. In mezzo ad un prato verde brillante. Ci piace moltissimo e siamo contenti di fermarci qui tre notti. Purtroppo la connessione internet è difficile… perciò… niente foto agli amici!

Dopo cena, verso le dieci, usciamo perché questa sera per festeggiare il solstizio d’estate verrà acceso un grande falò sulle rive del fiume che scorre davanti al campeggio. I partecipanti sono pochi ma tutti armati di sedie, thermos e bicchieri. Noi osserviamo, scattiamo le foto e poi ci ritiriamo per il meritato riposo.

 

24 giugno 2012  - Loen: km. 100 - ore 2

Oggi il nostro programma prevede la visita ai ghiacciai vicini. Armati di cartina usciamo dal campeggio ed imbocchiamo l’unica strada a sinistra. Costeggiamo il lago di Lovatnet e sulla destra vediamo il punto in cui nel 1905 e nel 1936 si sono staccati dei massi che, precipitando nel lago sottostante, hanno creato un’onda gigantesca che ha spazzato via in un minuto decine di fattorie procurando un elevato numero di morti. Ora le nuove case sono state costruite più in alto. Arriviamo al primo ghiacciaio, il Kiennalsbreen, ed entriamo nel parco dopo aver messo nella cassetta all’inizio del percorso, 40 corone di pedaggio. Giungiamo ad un punto di ristoro, che è anche un attracco per le barche, proseguiamo ancora un po’ e parcheggiamo in uno spiazzo. Da qui parte un sentiero percorribile solo a piedi che in breve tempo ci porta all’inizio del ghiacciaio. Siamo nel parco nazionale, il tempo è grigio ma lo spettacolo è sempre bello. Osserviamo il ghiacciaio che scende a picco dalle pareti rocciose ed ecco un accenno di azzurro migliora il panorama e le nostre foto. Un sasso sembra messo appositamente sulle rive del laghetto e tutti ci saliamo per immortalarci in questo scenario suggestivo. Ritorniamo sui nostri passi e ci dirigiamo verso l’altro ghiacciaio, il Bodalsbreen. Dopo aver percorso (e pagato ) una stradina lunga circa cinque chilometri, parcheggiamo ed iniziamo il nostro percorso a piedi. Si attraversa una larga pianura intersecata  da ruscelletti. Dei cartelli indicano il sentiero che ci accingiamo a percorrere. Il tempo è nuvoloso, il percorso buono ma non sappiamo quanto tempo ci vorrà per arrivare ai piedi del ghiacciaio.  Sono già le undici passate e non abbiamo con noi niente da mangiare, perciò Remo decide di non proseguire perché teme un calo di zuccheri che sente già in arrivo. Io lo seguo mentre Angelo e Flores decidono di continuare. Noi torniamo verso il luogo dove abbiamo lasciato la macchina, andiamo ad ammirare la bella cascata sottostante e ci rilassiamo seduti su dei massi.

I nostri amici tornano dopo un’ora entusiasti del luogo e ci mostrano le foto. Urge mettere qualcosa sotto i denti perciò, vista la vicinanza, torniamo al campeggio e pranziamo. Nel frattempo il cielo si apre, tutto è azzurro e soleggiato e decidiamo di tornare al ghiacciaio. Solito percorso e solite 40 corone di pedaggio. Zaini in spalla, bastoncini telescopici, ci incamminiamo verso una gola che, dopo alcuni tornanti si apre ed offre uno spettacolo straordinario: con il sole è tutta un’altra cosa. Da sotto il ghiaccio esce un’acqua cristallina che a poco a poco diventerà fiume e formerà una cascata. Non riusciamo a trovare gli aggettivi per descrivere tutto ciò…non ci resta che scattare foto! Soddisfatti torniamo verso casa, ci dedichiamo al bucato, ci vediamo le foto al computer e, sempre col cielo terso e chiarissimo andiamo a dormire.

 

25 giugno 2012 - Loen: km 50 - ore 1

Oggi ci alziamo con calma e dopo la solita abbondante colazione andiamo a vedere la chiesa di Loen, costruita nel 1837, graziosa, con all’esterno una croce vichinga vecchia di ben mille anni  e le lapidi commemorative dei morti a causa dei massi precipitati nel lago. E’ appollaiata su di una bassa cresta con vista sul fiordo. La serena giornata ci offre dei colori stupendi. Poi andiamo a Stryn dove, con pazienza, riusciremo a pagare la nostra multa ad uno sportello postale in un supermercato. Ben 75 corone di tassa su 300 corone da pagare. Mannaggia!

Assolti i nostri impegni anche di rifornimento, torniamo alla nostra meravigliosa casetta e decidiamo di fare una piccola escursione che parte proprio vicino al campeggio. La salita è piuttosto impegnativa, si dirige verso il monte Skala (Mt. 1848), ma noi ci fermeremo prima, al Tyugensetra, un piccolo gruppo di graziose casette appollaiate su un declivio con vista mozzafiato sul fiordo. La fatica viene subito dimenticata ed osserviamo il paesaggio incantati. Angelo e Flores indugiano ancora un po' mentre Remo e io scendiamo da un’altra strada. Passiamo così attraverso boschi tagliati, su di un sentiero più lungo ma meno ripido (e qui perdo i miei copriocchiali da sole!). Poi ci dedichiamo al pranzo. Nel pomeriggio il tempo si guasta e noi rassettiamo la casa che domani lasceremo con molta nostalgia.

 

26 giugno 2012 - Loen-Andelsnes: km. 170 - ore 4

Oggi purtroppo il tempo è brutto, coperto con pioggia a tratti e questo non ci permette di godere appieno dei fantastici panorami che offre la “Strada dell’Aquila”, un percorso che si snoda tra prati coperti di neve, montagne ancora più alte. Ci fermiamo egualmente per ammirare questi posti, scattiamo delle foto, ammiriamo il fiordo dall’alto con due navi da crociera al suo interno. Siamo tristi per il tempo e cerchiamo di immaginare come poteva essere con il sole. Ma al tempo non si comanda e proseguiamo sperando in un miglioramento. Anche quando arriviamo alla famosa "strada dei troll" la situazione è pessima. Andelsnes è il primo paese che incontreremo appena scesi da questo percorso e lì abbiamo prenotato l’altro ieri un monolocale a sei posti. Lo stanzone è grande con al suo interno ben otto letti, il classico divano e una specie di cucinotto. Ma va bene; c’è il collegamento internet e controlliamo subito il tempo di domani: si prevede bello. Ci vuole poco a decidere che ci alzeremo presto e torneremo indietro per fare i famosi 11 tornanti col sole. Nel frattempo continua a spiovincolare, ma questo non ci impedisce di andare in centro dove io mi comprerò i copri-occhiali da sole che ho perso ieri ed Angelo degli occhiali da lettura. La mia spesa sarà esattamente il doppio di quanto ho pagato in Italia, ma sono Polaroid e sono fatti su misura per i miei occhiali da vista. Inoltre riesco a farmi fare il documento per la Tax Free.

 

27 giugno 2012 - Andelsnes-Trollstigen-Asen: km. 400 - ore 6

Alle otto siamo tutti in strada, già colazionati e con i bagagli caricati. Le previsioni sono giuste e, felici, torniamo sui nostri passi e rifacciamo gli undici tornanti. La strada è bella, per nulla difficile…forse perché non c’è in giro nessuno. Arriviamo in alto e, lasciata la macchina al parcheggio, seguiamo il percorso turistico per arrivare al punto più panoramico per ammirare ai nostri piedi, in un unico colpo d’occhio , la strada che si inerpica con curve a gomito che salgono lungo il fianco della montagna e scendono dall’altro. Ci ricorda subito lo Stelvio (in misura più stretta e più breve) e ci fermiamo ad osservare la grande cascata che abbiamo già immortalato salendo. Peccato non ci sia nemmeno un troll, almeno sui tornanti. Per trovarlo dobbiamo passare davanti al centro visitatori ( ancora chiuso per via dell’orario) oppure fuori alcuni campeggi. Il cielo è terso e finalmente possiamo vedere le montagne attorno nella loro interezza. Gli scatti si susseguono e proseguiamo contenti il nostro viaggio.

Mentre percorriamo la E136 siamo attratti da una bellissima chiesa in località Leisa. Ci fermiamo per vederla ( solo esternamente perché è chiusa ) e poi riprendiamo cercando di resistere alla tentazione di fermarci ogni cinque minuti per ammirare la natura rigogliosa. Ed ecco ora un piccolo negozio di souvenir che nel recinto ha un alce. Ma qui ci fermiamo immediatamente, anzi facciamo inversione per tornare indietro: anche se in cattività è il primo che vediamoNon siamo riusciti a prenotare a Trondheim, perciò dobbiamo verificare lungo il percorso. La scelta cade su Asen, località subito dopo. Seguiamo l’insegna del campeggio e dopo un chilometro dall’uscita, eccoci giunti. Troviamo posto in una bellissima casetta al numero 23. Ampia, con un grande soggiorno, cucina completa e due belle camere. Contenti ci rilassiamo, ci prepariamo la cena e poi usciamo per fare un giro nei paraggi. Arriviamo fino ad una postazione per ornitologi, nuova di zecca. È aperta, quindi entriamo e saliamo la scaletta che porta al piano superiore dove ci sono delle piccole finestrelle che danno sul fiordo. Il tempo nel frattempo torna a fare i capricci… e noi torniamo al nostro alloggio.

 

28 giugno 2012 - Asen-Mosjoen: km. 370 - ore 6

Il tempo si è rimesso al bello e ci dirigiamo verso la nostra nuova destinazione. Una grande insegna ad arco che unisce un lato all’altro della strada ci indica che stiamo entrando nella regione del “Norge”. Ci fermiamo per lo spuntino di mezzogiorno che consumiamo supervelocemente a causa del vento gelido. Ad una trentina di chilometri da Mosjoen ci fermiamo per ammirare la cascata Laksforsen, alta solo 17 metri ma con un fronte molto ampio ed un fragore incredibile.

Troviamo posto al Mosjoen Camping, in una bella casetta gialla con ampio salotto in cui c’è il divano letto, ed una cameretta con letti a castello. Dopo aver sistemato i bagagli, usciamo per la visita alla cittadina. Ci dirigiamo verso il Sjogata dove, lungo il fiume, sorgono delle belle case di pescatori e negozi, il tutto in legno risalente all’800. È molto piacevole passeggiare in queste strade, anche se, dopo un po’, dobbiamo mettere mano agli ombrelli: qualche goccia non guasta!!! Con tranquillità rientriamo al campeggio ed è già ora di cena. È molto piacevole preparare la pasta al sugo osservando il cielo che si sta schiarendo e provare sempre più emozione al pensiero che tra due giorni saremo alle Lofoten.

 

29 giugno 2012 - Mosjoen-Fauske: km. 270 - ore 5

Remo ed io ci alziamo presto ed il clima limpido ci invita a fare una passeggiata intorno al campeggio. Tutto è tranquillo e molto verde. Tanti uccelli cinguettano e svolazzano tutto attorno ( di questi riusciamo a riconoscere solo la gazza ladra!). Bello questo campeggio, ampio con molti vialetti per passeggiare senza essere disturbati dalle auto che circolano sulla strada vicina. Continuiamo il viaggio sulla E6 con fondo molto bello, costeggiando dei fiordi d’un colore blu in cui si riflettono le montagne dalle punte innevate. In uno specchio d’acqua è ancora presente del ghiaccio bianchissimo che si protende a mò di foglia nel centro del laghetto: bellissimo!

Ci stiamo avvicinando a Mò I Rana e decidiamo di andare a visitare Gorlingrotta. Vi arriviamo seguendo le indicazioni su delle strade laterali. La fortuna vuole che la visita guidata parte cinque minuti dopo il nostro arrivo, perciò paghiamo l’ingresso e seguiamo la giovane guida lungo l’unico percorso sotterraneo illuminato della Scandinavia. Il cammino non è molto agevole anzi, a tratti, è  scivoloso. Non ci sono né stalattiti né stalagmiti, ma è sempre interessante vedere le formazioni rocciose, i cunicoli ed i fiumi che scorrono nella viscere della terra. La guida spiega in lingua inglese ed è molto difficile seguire le sue dissertazioni tecniche. Ci immortaliamo e dopo quaranta minuti ritorniamo a vedere il sole e decidiamo di fare un’altra deviazione verso un lago, lo Svartisvatnet, nelle cui acque si getta il ghiacciaio Svartisen.

Quando arriviamo al laghetto occupiamo un tavolino con ottima vista sulle acque azzurre e sulla calotta bianca del ghiacciaio. Tutto questo ci fa da cornice durante il nostro pic-nic. Soddisfatti anche per queste piacevoli soste, riprendiamo la E6 e chi incontriamo??? Ma loro…le Renne! Libere pascolano sul pendio verde a confine quasi sulla carreggiata. Ci fermiamo, scendiamo euforici e loro restano lì, tranquille si fanno i fatti loro e noi riusciamo a fare qualche scatto. Vedere gli animali liberi ti fa sentire in un’altra dimensione. Ma le emozioni di questo trasferimento non sono ancora finite. Arriviamo al “ Circolo Polare Artico”! Siamo a 66° 33’ di latitudine nord. Stiamo attraversando il parallelo al di là del quale per sei mesi il chiaro sarà sempre presente e per altri sei mesi andrà in letargo. Un cartello ci da il benvenuto anche in lingua italiana (incredibile). Le guide davano questo posto come squallido ed insignificante….nemmeno da fermarsi. Invece per noi è stata una grande emozione passeggiare tra i cumuli di sassi, gli omini eretti da chi è passato prima di noi. Questi “omini” di pietra, per chi ha fatto il cammino di Santiago come noi, hanno un profondo valore di preghiera e per gli escursionisti testimoniano la correttezza del percorso che stai facendo ed attestano che tanti ti hanno preceduto e tanti ti seguiranno. E non possiamo fare a meno di aumentare il cippo apponendoci anche il nostro sassolino. E poi c’è ancora la neve che in alcuni tratti possiamo calpestare. Il fatto che ci sia una struttura turistica nel centro di questo enorme piazzale non ci ha affatto disturbati.

La nostra tappa odierna si conclude al Lundghogda camping di Fauske dove troviamo posto  in una graziosa hytter con un’unica stanza dotata di letti a castello e l’immancabile cucina. I servizi sono fuori, in comune, ma a pochi passi, belli, ampi e puliti. C’è pure il sottofondo musicaleSistemati i bagagli ci facciamo una passeggiata vista fiordo. Ci divertiamo ad osservare una piccola costruzione, un rifugio per barche, con il tetto completamente erboso su cui sorge addirittura una piccola pianta, e delle cassette per la posta di tutta la strada raccolte in una bacheca coperta, coloratissime con predominanza dell’azzurro. E due sedie ai lati dove Flores ed io ci facciamo immortalare: chissà chi si siede qui in attesa del postino!

 

30 giugno 2012 - Fauske-Skutvik-traghetto Svolvaer-Flakstad: km. 310 - ore 5,5 (più traghetto)

Siamo emozionati. E purtroppo anche il tempo che qua e là molla qualche goccia! Arriviamo velocemente al punto di imbarco, un piccolo gruppo di case ( perché non si può chiamare paese ) e ci accodiamo alle altre macchine già presenti. Mancano ancora due ore e per ingannare l’attesa facciamo un giretto a piedi, ma non c’è niente di importante da vedere. Un gruppo di persone sta organizzando una festa, non si capisce bene per cosa. Scocca l’ora “X”, controllano il biglietto prenotato e stampato da casa: tutto ok, possiamo imbarcare. Belli imbacuccati saliamo sul ponte: tutto intorno è grigio-blu. Il traghetto svicola tra gli scogli di varie dimensioni e prima di arrivare alla destinazione finale fa una breve sosta a Skrova, una piccolissima isola abitata, dove spiccano piccole casette rosse e gialle. Quando sbarchiamo a Svolvaer non piove ma il cielo resta sempre nuvoloso. Abbiamo il primo incontro con i “ponti norvegesi”, artistici ed armonici su cui Sali e scendi dolcemente inclinato. Una gran bella sensazione. Gli “ oh che bello! “ si susseguono incessantemente perché il viaggio si snoda tra corsi d’acqua, isolette, piccole casette sparse. Ed eccoci a Flakstad dove abbiamo prenotato una Hytter presso il campeggio Skagen. Quando arriviamo, nonostante il posto sia bello, la nostra delusione è grande: la Hytter (l’unica che esiste in questo campeggio) è bellissima vista da fuori, ma dentro è una sola stanza, maleodorante e sporca! E qui ci dovremmo stare 5 notti??? La decisione di trovare qualche altra soluzione per avere almeno due camere è unanime. Purtroppo vista l’ora ci dovremo adattare per la notte, ma domani si cambia musica! Chiedo collaborazione in tal senso spiegando la situazione al gestore del campeggio che, con la classica freddezza nordica, ci assicura che vedrà cosa potrà fare ( ma, di fatto, non muoverà un dito). Nel frattempo andiamo a Ramberg, all'unico campeggio che avevamo già contattato da casa  inutilmente perché era già tutto pieno sei mesi prima, nella speranza che si sia liberato qualcosa. Speranza vana, ma la signora molto gentilmente mi da un opuscolo, mi indica un’altra possibilità e mi spiega la strada. In cinque minuti siamo a Fredvang dopo avere “scavalcato” due bellissimi ponti che ti introducono in un paesaggio da cartolina. Troviamo l’abitazione con il cartello e la signora, dopo avere verificato il suo registro già pieno di nomi, ci comunica che c’è posto nella Rorbuer vicina. Ci accompagna il marito per vederla e ci piace immediatamente: è una vecchia casa di pescatori con quattro appartamenti, rossa con contorni bianchi, affacciata letteralmente sul fiordo. Ne siamo affascinati. L’unico problema ( ma, di fatto, non lo è ) è che alloggeremo due notti nella parte bassa dove c’è un grande salone con divano letto, una camera, servizi e cucina attrezzata, e poi due giorni nell'appartamento superiore dove ci sono due camere da letto, la solita sala grandissima, cucina attrezzata e servizi. Fredvang è formato da una quindicina di case, niente negozi, niente bar….super tranquillo… proprio come piace a noi.

Torniamo allo Skagen, facciamo la nostra cena dopo aver pulito e disinfettato tutto quanto e poi andiamo a dormire. Angelo e Flores dormiranno nella casetta, mentre Remo ed io ci spostiamo in una camera a due nel “ dormitorio” che si riempie presto di ciclisti. Sono ancora mortificata per il disguido e Remo cerca di rasserenarmi. Alle due di notte mi sveglio, cerco il mio borsellino e non lo trovo. Ribalto tutto, ma niente! Penso di averlo lasciato nella casetta. Ma un tarlo si insinua: e se per caso l’ho perso nel tragitto seppur brevissimo?? Remo conoscendo la mia ansia (che è anche la sua) decide di andare a svegliare i ragazzi per verificare se il portafogli è rimasto da loro. I nostri amici, svegliati così improvvisamente dal nostro bussare pensano sia già mattino e mentalmente si preparano ad uscire per vedere il sole, ma saputo il motivo della nostra visita si girano dall'altra parte e riprendono a dormire (scusate ragazzi!!!!). Il borsello è ritrovato e tutto si sistema (piccola precisazione: in quel borsello c’erano tutti i nostri documenti, i nostri averi e quelli della cassa comune!! Giustificata l’irruzione notturna??? ).

 

01 luglio 2012 - Lofoten: km. 128 - ore 3

Al mattino Remo ed io ci alziamo presto come di consueto e decidiamo di fare una passeggiata sulla spiaggia per vedere da vicino gli scogli e fotografare qualche scorcio. Dopo mezz’oretta ci raggiungono gli amici con lo stesso intento: anche loro non riuscivano più a dormireAlle nove, puntuali come un orologio svizzero siamo al nostro nuovo alloggio. Che meraviglia: le montagne di fronte si specchiano nelle limpide acque del fiordo nonostante il cielo sia ancora grigio. La simpatica Sabina (figlia dei proprietari) ci accoglie con un sorriso e continua indaffarata nei suoi lavori domestici.

 

Dopo avere depositato tutte le nostre cose, prendiamo la macchina e partiamo alla scoperta di queste isole, tutte unite tra loro da ponti o tunnel. E ancora più sorprendente, qui non si paga alcun pedaggio! Solo la visita ad un piccolo paese di pescatori, il Nusfjord, che, visto il tempo grigio, vediamo solo dall’esterno rimandando l’interno ad un giorno migliore. Andiamo a Vikten, un piccolo borgo raggruppato quasi su di una spiaggia e riparato alle spalle da una grande montagna, famoso per il laboratorio di vetro soffiato di Asvar Tangrad. Facciamo un giro tra le case, lungo l’unica strada del paese che corre parallela alla spiaggia, e qui abbiamo il primo incontro con gli “ stoccafissi”, appesi proprio rigidi come “baccalà” all'esterno di molte abitazioni. Avevamo letto di questa abitudine, ma vederlo con i propri occhi ci stupisce e ci domandiamo come, ad esempio i gatti, non tocchino niente. E nemmeno le mosche vi si appoggino sopra. Che sia l’odore piuttosto intenso a tenerle lontano??

Diverse specie di uccelli si appoggiano qua e là: sono veramente belli e di vari colori. Ma, come già detto, nessuno di noi è ornitologo e gli unici che riusciamo a distinguere sono i gabbiani dai diversi piumaggi e le gazze ladre. In un clima così freddo non mancano comunque i fiori, da quelli coltivati sui balconi delle case e nei giardini, a quelli che nascono spontaneamente nei prati. Torniamo a Ramberg ed andiamo a fare una passeggiata sulla bianchissima spiaggia. Bella l’insenatura, bello sarebbe fare il bagno, bello sarebbe piantare la tenda e goderti il sole tutta notte. Ma tutto ciò è condizionato dal tempo che è peggiorato e non lascia presagire niente di buono per l’indomani.  Quando torniamo a Fredvang troviamo Sabina a cui chiediamo informazioni sul tempo e sconsolata ci dice che pioverà. Peccato, non possiamo neppure consolarci con una navigata in internet perché a causa del cielo molto coperto e nonostante la chiave d’accesso il collegamento è impossibile. Dobbiamo fare due prenotazioni per il rientro ed andiamo perciò all'ufficio turistico di Ramberg dove c’è una postazione gratuita che funziona. Sono solo cinque chilometri che facciamo volentieri attraversando sempre quegli stupendi ponti che si vedono su tutte le riviste. Quando chiedo a Sabina se si potrà prima o poi utilizzare il computer a casa, lei risponde con un grande sorriso: “may be…I hope” e niente più. Sorridiamo a nostra volta e la prendiamo con filosofia.

 

02 luglio 2012 – Fredvang: km. 30

Come preannunciato oggi piove e non si vedono neppure le montagne che abbiamo davanti. La pioggia scende costante, senza scrosci ma fitta. Andiamo a fare la spesa e per consolarci ci prendiamo il baccalà da cucinare: oggi purtroppo abbiamo tutto il giorno a disposizione. Facciamo un giro anche all’ufficio turistico per vedere se qualcuno ha risposto. Scriviamo a casa dove invece si soffoca dal caldo e… ci invidiano un po'! (sigh!).

Ci cimentiamo con un piatto improvvisato e facciamo il baccalà con i pomodori. Ma, madre mia, come è salato!! Mi sorge un dubbio e riprendo l’involucro che lo conteneva. E’ scritto in norvegese ma si intuisce che doveva essere messo a bagno per 10 ore per fargli perdere il sale! Perfetto…sempre dopo! E provare a leggere prima? Ma era tanto bello e morbido che la salatura non è nemmeno stata presa in considerazione. Ormai è fatta, aggiungo acqua ed alla fine ne mangiamo la metà ( anche perché effettivamente era tanto). Decidiamo di continuare la cottura del restante aggiungendo le patate. La cena è molto meno salata e non ne avanza neppure un pezzettino. Il dolce è d’obbligo per concludere la serata di un giorno trascorso all’insegna del gioco a carte, del controllo sistematico del cielo, della lettura delle nostre guide sul sentiero che avremmo voluto fare se non avesse piovuto, E’ ormai sera quando spiove e ci concediamo una passeggiata nei dintorni. Passiamo tra immense distese di stoccafissi appesi a delle apposite impalcature, arriviamo in cima ad una collinetta da cui si gode un’ottima vista sul golfo e sull’immensità del fiordo che si apre davanti a noi.

 

03 luglio 2012 - Fredvang-A-Moskenes-Reine-Borg-Fredvang: km. 200 - ore 4

Non piove anche se il cielo è grigio. Sabina controlla il suo Ipad e ci comunica che domani ci sarà uno splendido sole. Felici per questa notizia partiamo per la visita alle località più a sud. Ci dirigiamo subito ad A, l’ultimo paese delle Lofoten oltre il quale c’è solo il mare. Incantevole! File di casette piccole e rosse appollaiate sulle palafitte rapiscono il nostro sguardo. Raggiungiamo al centro un edificio a due piani aperto sotto a mò di portico, dove sviscerano il merluzzo appena portato dai pescatori, separano la testa  dal resto del corpo e  gettano il tutto  nelle ceste di raccolta o li appendono alle trave: queste operazioni si svolgono su dei tavolacci e rigorosamente a mano! Intorno decine di gabbiani aspettano di ricevere il loro pasto quotidiano senza sforzo alcuno. Anzi, l’edificio che ospita questo lavoro ha le finestre ed i tetti pieni di nidi e… di gabbiani appollaiati naturalmente! Osserviamo la scena con interesse e ci rendiamo conto che la nostra guida (the Rough guide della Avallardi) ha la copertina con un particolare di questo edificio.

Dopo avere girellato tra queste case ottocentesche ed attraverso i ponticelli, ci spostiamo verso Reine, altro gioiello di queste isole. Davanti al piccolo porticciolo ci sono dei gazebo in legno il cui tetto ha la copertura in erba: bellissimi! E’ piacevole attraversare i suoi ponti e notare tante teste di stoccafisso appese. Apprendiamo che queste saranno poi macinate per farne concime o spedite così in Nigeria. Passiamo a Moskenes nel cui porto sono ancorate alcune imponenti navi da crociera. Lungo il percorso ci fermiamo tante volte per osservare i vari scorci del panorama e scattare fotografie.

Decidiamo di fare oggi anche la visita al museo Vichingo di Borg, visto che il tempo è ancora nuvoloso. All’ingresso troviamo una signorina Bergamasca che ci saluta e ci spiega come organizzare la visita. Riceviamo il nostro sconto “senior” e l’audioguida in italiano. La costruzione si sviluppa in lunghezza, costruita sul luogo dove sono stati trovati i resti della dimora più grande del capo vichingo. All’interno si può assistere ad un video che narra la storia di Olav, ci sono sale contenenti copie di oggetti antichi, nonché la ricostruzione della stanza da letto, della sala del trono, ed esposizioni delle loro attività, dalla tessitura alla lavorazione del legno, alla conservazione degli alimenti. A disposizione dei visitatori armature, elmi e spade per immortalarsi da “re vichingo”.  L’abbiamo trovato interessante e molto ben disposto.

 

Primo incontro con la Norvegia

 

04 luglio 2012 - Fredvang-Eggum-Fredvang: km 150 - ore 3

Il mattino ci accoglie con un sole splendido. Velocemente ci prepariamo ed in tre quarti d’ora raggiungiamo Unstad, una manciata di case affacciate sull’oceano, dove molti turisti fanno surf. Noi abbiamo deciso di lasciare la macchina qui e raggiungere a piedi Eggum. Da qui parte infatti un sentiero che, sempre con vista mare a sinistra, raggiunge questa località dopo avere “scavalcato “ dei monti. E la parola è proprio esatta: scavalcato in tutti i sensi! Il sentiero parte salendo dolcemente mentre l’insenatura dalle onde spumeggianti  si allontana pian piano. Giunti alla prima curva a destra il sentiero si fa viottolo ed il terreno è impregnato d’acqua a causa della pioggia di due giorni fa. Bisogna stare attenti. Ma il bello arriva quando, dopo un’altra leggera curva per seguire la conformazione della montagna, il sentiero inizia a scendere: è brutto e scivoloso ma, grazie al cielo, ci sono le corde perchè molti sono i passaggi sul dirupo ed in questi casi Remo mi deve aiutare più volte. I nostri amici che ci seguono incontrano le nostre stesse difficoltà. Dopo alcuni sali-scendi ed alcuni borbottii, arriviamo al faro. Posto su di una decisa curva a destra, bianco e rosso fa bella mostra di sé. Bene, sino qui siamo arrivati. Alla faccia del sentiero molto frequentato: non abbiamo ancora visto nessuno. Ci viene persino il dubbio di avere sbagliato qualcosa, ma, fatte le debite deduzioni, siamo certi che il sentiero è quello corretto, anche se di indicazioni ce ne sono ben poche.

Dopo la breve sosta per scattare le foto dobbiamo riprendere il cammino: Eggum è ancora lontana. E qui non si sa dove andare. Ci sono due sentieri visibili ( senza insegne ). Remo prova a perlustrare quello basso, ma ad un certo punto finisce e per scendere sulla parte ciottolosa della costa c’è un bel salto da fare: meglio prendere quello alto. Ok. Si parte. Ma madre mia, ci siamo trovati a camminare sul sentiero “delle capre”: viottolo stretto a strapiombo, canaloni letteralmente da saltare. Ma il pensiero di tornare indietro mi fa affrontare con l’aiuto di Remo anche queste difficoltà: scavalco e salto sperando che ogni volta sia l’ultima. E finalmente il sentiero migliora, scendiamo dolcemente sino ad arrivare al piano. Lo spettacolo che ci ha sino ad ora accompagnato è veramente superbo; non fa caldo, ma il sole accompagna i nostri passi ed Eggum ci sta aspettando , appollaiata e sonnacchiosa tra una bellissima spiaggia, prima di sassi e poi di sabbia bianca, ed altissime montagne. I colori sono quelli di una tavolozza di un grande pittore: vanno dall’azzurro del cielo, al blu del mare, al verde dei prati, al giallo dei fiori al rosso delle case, al grigioverde delle montagne, tutto illuminato dai raggi del sole. L’aria è tersa come non mai.  Lungo il vialetto di ingresso alla zona di sosta, ecco la famosa testa in ferro appoggiata su granito, dell’artista svizzero Markus Raetz. E’ veramente bella e la sua caratteristica sono le sedici sfaccettature diverse che puoi notare osservandola da altrettanti punti di osservazione. A noi colpisce il fatto che, fotografata da un lato è una testa classica, dal lato opposto sembra una testa capovolta e le foto lo dimostrano chiaramente.

Raggiungiamo poi i resti di una postazione militare alloggiata su di un cucuzzolo pieno di fiori gialli. Ai piedi dello stesso, vista mare, c’è un tavolino da pic-nic che diventa subito la nostra “postazione” per consumare il pranzo. Siamo felici per avere superato le difficoltà ma la sottoscritta si rifiuta di rifare lo stesso percorso per tornare alla macchina e Flores ne conviene. Preferisco farmi trenta chilometri a piedi per aggirare la montagna e tornare dalla strada asfaltata. Ma i nostri cavalieri ( che lo sono di nome e di fatto ), si offrono per tornare dallo stesso sentiero, recuperare l’auto e venire a prenderci dall’altra parte.  E così viene fatto: dopo aver pennichellato un po’, scattate le debite foto, i baldi giovani tornano verso Unstad, mentre Flores ed io andiamo verso il centro di  Eggum. Belle le casette, belle le montagne, bello il mare. Per non parlare della bianchissima spiaggia. Staremmo delle ore sedute su degli scogli ad ammirare il variare dei colori del mare. Piano piano decidiamo di incamminarci sulla strada principale da cui dovrebbero arrivare “i nostri”. Ed ecco, ad un certo punto, spunta la polo rossa … sono loro! Bravissimi!!! Li portiamo ad ammirare il piccolo faro e la spiaggia. Poi, soddisfatti e a malincuore, torniamo verso casa.

Ma la giornata non è finita, perché di fatto in questo periodo il sole non tramonta mai e, visto che è il primo giorno sereno alle Lofoten, decidiamo di andare a vedere il famoso “sole di mezzanotte”Sono le ventitré e mezza quando partiamo da casa e dopo tre chilometri siamo ad una postazione ”belvedere”, armati di macchina fotografica e di cavalletto. Siamo anche vestiti con giacca a vento, papalina e guanti perché fa proprio freddo. Il sole è davanti a noi che si specchia nell’acqua ed illumina tutto attorno con i suoi raggi. Non sono luminosi come a mezzogiorno, ma tendono al rosa, al rosso, all’arancione diffondendo attorno a noi una calda magia. Fino all’una, un po' fuori per scattare foto in sequenza, un po’ in macchina per riscaldarci,  osserviamo questo fenomeno: il sole non scende mai sotto la linea dell’orizzonte, ma si sposta di lato. Bisogna assolutamente festeggiare un simile avvenimento! Ci siamo portati acqua calda, cappuccino Nestlè ed un dolce comperato al super: brindiamo e ci scaldiamo così, seduti su di una grande roccia, col sole in fronte all’una e trenta di notte. A malincuore dobbiamo tornare verso la nostra Rorbuer ma strada facendo ci fermiamo a fare altre foto: la luce è troppo bella e particolare per non immortalarla, anche se i nostri occhi e la nostra anima non la scorderanno più.

Non abbiamo per niente sonno per l’eccitazione di questa splendida e piena giornata, ma bisogna dormire almeno qualche ora: domani inizia il nostro rientro, con tante cose ancora da vedere, perciò dobbiamo fare i bagagli e lasciare Fredvang.

 

05 luglio 2012 - Fredvang-Nusfjord-Svolvaer-Skutvik-Fauske: km. 320 - ore 5 (+ traghetto ore 2,15)

Il sole splende ancora e dopo avere fatto colazione e caricata la macchina, diamo uno sguardo a questo incantevole posto e ci dirigiamo verso Nusfjord. Qui ci siamo già stati, ma solo esternamente perché il tempo era grigio. Oggi, con il cielo sereno, raggiungiamo il villaggio che si può visitare solo dietro pagamento di 50 corone a testa di biglietto ingresso. L’apertura è alle dieci e siamo i primi. Le casette sono in fila, appollaiate sulle palafitte, e per raggiungerle si percorrono stradine in legno sopraelevate. Visitiamo un piccolo museo che narra la storia dei pescatori di merluzzo. Le nostre macchine fotografiche immortalano un insieme di porticcioli dall'acqua blu, file di rorbuer rosse con alle spalle montagne a tratti innevate con lo sfondo di un cielo bellissimo.

Terminata la visita con calma riprendiamo la strada verso Svolvaer dove ci fermiamo per gli ultimi acquisti. Alle dodici e trenta troviamo posto per il nostro spuntino presso un laghetto, seduti sul muretto, davanti a noi una piccola barca che sonnecchia sulle acque tranquille in cui tutto si riflette come in uno specchio. Andiamo poi all’imbarco perché il nostro traghetto parte alle 16,30 e ci mettiamo sulla corsia preferenziale riservata a chi ha già prenotato. Il magone per questo “distacco” mi fa venire le lacrime agli occhi che prontamente ricaccio indietro. Il percorso prevede un attracco veloce a Skrova ed è identico a quello di andata, ma con la differenza del cielo limpido. Anche se il vento del traghetto ci fa rabbrividire passeremo le due ore a mezza dentro e fuori, a guardare le piccole isole che man mano ci passano accanto, i fari che spuntano qua e là e la costa che si avvicina sempre più. Velocemente siamo sull’altra sponda, a Skutvik. La strada è tanta ancora, ma abbiamo prenotato via mail la Hytter al campeggio di Fauske, lo stesso presso cui abbiamo già alloggiato all’andata, perciò siamo tranquilli.

Quando arriviamo sono ormai le nove passate, il bungalow non è bello come il primo, ma ha due camere e la solita cucina attrezzata e ci va benone.

 

06 luglio 2012 - Fauske-Asen: km. 650 - ore 11

Ci svegliamo presto come al solito. Sono solo le sei quando cominciamo a disfare i letti con una certa frenesia: Remo è preoccupato per i chilometri e per il fatto che le nostre continue e-mail inviate al campeggio dove vogliamo fermarci sono state ignorate. C’è la paura di arrivare tardi e non trovare posto. Finito di preparare il bagaglio andiamo in cucina e prepariamo la colazione. Riprendiamo la strada osservando sempre il paesaggio che scorre lento dai nostri finestrini. Ci fermiamo ancora al Circolo polare artico, facciamo qualche acquisto e riprendiamo a macinar chilometri.

Arriviamo ad Asen, troviamo con facilità il campeggio in cui abbiamo già soggiornato. La signora ci riconosce, ed in un battibaleno siamo accomodati nella nostra Hytter. Un po’ stanchi ma felici di avere recuperato una tappa sulle previsione di partenza. Le strade sono veramente scorrevoli e belle a differenza di tante affermazioni lette sui diari di viaggio e sulle guide. Sono larghe a sufficienza ed il rispetto dei limiti non è affatto di ostacolo, anzi ci permette di gustare meglio le meraviglie di questo paese.

 

07 luglio 2012 - Asen-Kristiansund: Km. 300 - ore 5

Le ore del mattino hanno l’oro in bocca ed anche oggi partiamo presto: il campeggio è ancora tutto addormentato tranne due motociclisti che hanno piantato la tenda davanti a noi. Dopo un’ora circa di strada arriviamo a Trondheim e ci fermiamo per vedere la famosissima Nidaros Domkirke, centro importantissimo di pellegrinaggio all'inizio della strada per Oslo, dedicata a Saint Olav, re vichingo nato nel 995 e morto vicino a Trondheim nel 1030. Bellissimo il fonte battesimale in steatite con quattro bassorilievi dedicati al battesimo di Gesù, ad Adamo e Eva, a Noè e alla Resurrezione. Interessante anche il pannello frontale dell’altare trecentesco che si trova in una cappella dietro l’altare maggiore in cui si racconta la storia di Sant'Olav.

Il tempo come si sa è tiranno e verso mezzogiorno riprendiamo il cammino dopo avere fatto il nostro spuntino con vista su di un fiordo. Arriviamo al campeggio è troviamo posto in un bungalow  piccolo ma carino: come sempre la sala è grande ma le camere sono ridotte ai minimi termini. La stanchezza del viaggio comincia a far capolino e dopo cena andiamo subito a dormire.

 

08 luglio 2012 - Kristiansund-Oslo: km. 630 - ore 10

La Norvegia si sta rendendo conto che il nostro addio è imminente e … si mette a piangere! Sì, purtroppo oggi piove. Abbiamo fatto questa deviazione per ammirare la strada “ dell’Atlantico”, una meravigliosa opera di ingegneria che comprende un ponte bellissimo, armonioso, ed un sacco di collegamenti tra le varie isolette; ma il tempo ci consente solo una piccola sosta nel punto più panoramico che non rende assolutamente niente causa acqua e nebbia. Siamo delusi ma al tempo non si comanda ed ammirando comunque il grigiore che ci circonda pieghiamo verso sinistra sulla strada che ci porterà ad Oslo.

Ci fermiamo a mangiare un panino a Slettafossen, una bellissima ed impetuosa cascata e, con l’aiuto del nostro protettore “San Tom-tom” arriviamo in città e troviamo il campeggio prenotato via telefono senza nessun problema. Sono le venti ed il nostro bungalow è lì che ci aspetta con la solita sala-cucina e due minicamerette con i letti a castello. I servizi in comune sono numerosi e puliti. Arriva anche il pullman con annesso “l’hotel viaggiante”: esso ospita una trentina di tedeschi che dormono nel “bunker” a tre piani trascinato dal pullman stesso!!! Mamma mia! Andiamo a nanna con il tempo ancora imbronciato.

 

09 luglio 2012 - Oslo

Dedichiamo la giornata alla visita di Oslo. Davanti al nostro campeggio partono gli autobus che in mezz'ora ci portano in centro. Scappa qualche goccia di pioggia e, armati di ombrellini (i norvegesi invece sembrano incuranti dell’acqua e se ne vanno tranquilli a spasso bagnandosi i capelli come se fosse la cosa più naturale di questo mondo!), imbocchiamo la strada centrale, la Karls Johans Gate, e arriviamo al bellissimo Parlamento. Vorremmo visitarlo ma le ore non coincidono perciò andiamo verso il Duomo che visitiamo e poi seguiamo le frecce che portano alla Fortezza di Akershus. Quando arriviamo piove bene e siamo ben felici di entrare a visitarla. La fortezza è ben arredata anche se gli oggetti non sono di gran valore e ci piace sapere che ancor oggi alcune sale vengono utilizzate per cerimonie ufficiali: lunghissimo il tavolo della sala da pranzo. Interessante anche il mausoleo dei re di Norvegia e la relativa cappella. Quando usciamo piove ancora. Si è fatto mezzogiorno e cerchiamo un posto per mangiare che troviamo lungo la strada che porta verso il duomo: due sandwich senza pretese e Coca Cola. E il solito cappuccino dopo pranzo??? Niente paura oggi si va a bere il caffè all’Hard Rock Café! Ed eccoci immersi nella ricerca delle magliette su commissione per Simone, per un omaggio a Marco che via internet ha inserito sul computer Sky e con questo ha aggiustato a quattromila chilometri di distanza il nostro Tom-Tom, per Alice e… naturalmente per noi! Appollaiati sulle sedie alte del bancone ci gustiamo il caffè.

Poiché il tempo è sempre imbronciato Remo ed io decidiamo di tornare al campeggio per vedere se riusciamo a collegarci ad internet per prenotare l’alloggio di domani: purtroppo si può usare il PC solo alla reception, dietro richiesta della passowrd che scopriamo avere la durata di un’ora!! Poi devi chiederne un’altra! A Oslo? Tutti questi problemi di collegamento? La cosa ci lascia piuttosto stupiti, ma così è e ci dobbiamo adeguare. I nostri amici nel frattempo sono rimasti a girellare in città; il cielo ora si è schiarito e con calma rientrano e ci raggiungono che siamo ancora alla ricerca del “rifugio”. Abbiamo mandato la mail, ma ancora nessuna risposta. Ci prendiamo bene nota degli indirizzi dei due campeggi di Kopenhagen che ci interessano e di alcuni alberghi. La sera passa veloce ed arriva l’ora di coricarsi. Anche per i clienti del Track-hotel!

 

10 luglio 2012 - Oslo-Kopenhagen: km. 650 - ore 9

Ci alziamo presto e siamo i primi ai bagni. Anche i tedeschi si sono svegliati mentre il resto del campeggio sonnecchia. Salutiamo il Bogstad Camping e la Norvegia: ora inizia il vero rientro! Oggi attraverseremo il primo dei due lunghi ponti ( che ci costano 75 euro di ticket! ). Il tempo e bello ed alla frontiera ci fermiamo per recuperare la nostra Tax free. Diligentemente abbiamo raggruppato gli scontrini, preparata la merce per il controllo. Andiamo allo sportello di un negozio di souvenir e la cosa è molto semplice: presentiamo i ticket, compiliamo un format con i nostri dati, consegniamo la carta di credito ed il gioco è fatto: in men che non si dica l’operatore predispone l’operazione di accredito della percentuale del 19% su quanto acquistato. E non chiede neppure di verificare la merce. Detta cifra ci verrà materialmente accreditata in Italia e la troveremo sul nostro estratto conto al rientro.

Puntiamo dritti verso Malmo. Attraversiamo il ponte-tunnel inaugurato nel 2000, lungo 16 chilometri. Entriamo facilmente in Kopenahgen e decidiamo per il campeggio Bellahoj Camping. Purtroppo troviamo solo un “container” per due. Angelo e Flores decidono di sfruttare almeno una volta la tenda ed ecco che ci installiamo in questo grande posto con servizi veramente scadenti. La cucina è comune e, prendendola con filosofia, ci cuciniamo l’ultima pasta “fai da te”. La cucina è distante e scomoda,  dove si può solo cucinare e lavare. Pertanto cuociamo la pasta, scoliamo e portiamo il tutto presso il nostro “alloggio”! Mangiamo su un piccolo tavolino tondo, Il buon umore non manca, coma la solita birra ed il caffè. Oggi diamo l’addio all'altra santa protettrice di questo viaggio, la “Santa Pentola di Remo”! Ha perso i manici, ha i suoi anni… ne ha cotta e scolata di pasta… resterà a Kopenahgen!

Dopo cena prendiamo il computer, andiamo sotto il tendone comunitario (dove comunque non c’è nessuno) e ci colleghiamo per la ricerca del primo alloggio in Germania per dopodomani. Più o meno riusciremo ad arrivare poco sotto Hannover e, a mezzo booking.com, prenotiamo l’albergo. Perfetto, anche qui non abbiamo l’incubo dell’orario.

Ed ecco, a poco a poco, il cielo si scurisce, arriva la notte: stiamo proprio rientrando. Peccato! Mi piaceva così tanto vedere sempre chiaro! Lentamente, non so a che ora, il cielo piange nuovamente.

 

11 luglio 2012 - Kopenhagen

I nostri amici, infreddoliti, vengono a fare colazione. L’umidità della notte, nonostante i sacchi a pelo, sembra entrata nelle loro ossa. La tenda è molto umida. Decidiamo seduta stante che, visto lo spazio del container nella sua lunghezza, porteranno i materassi e dormiranno dentro con noi.

Nel frattempo il cielo si rischiara e, anche se armati di ombrelli, ci dirigiamo alla fermata dell’autobus che ci porterà in centro. Scendiamo vicino al famoso “Tivoli” (un immenso parco divertimenti ) e ci troviamo subito in una bellissima piazza dove ci giriamo naso all’insù per ammirare quelle stupende costruzioni. Peccato che ci siano dei lavori in corso sul lato alla nostra sinistra che non ci permettono il meraviglioso insieme. Cartina alla mano decidiamo di attraversare a piedi alcuni quartieri per arrivare alla Sirenetta, simbolo di Kopenhagen.  Seguiamo il percorso suggerito svoltando ora a destra ora a sinistra . Entriamo nello Storget, percorso solo pedonale. Ci fermiamo a vedere alcune chiese  e vicino alla Marmorkirken (in ristrutturazione!), decidiamo di fare uno spuntino e la nostra scelta cade su di una piccola tavernetta seminterrata, dove un simpatico signore ci offre sandwich super imbottiti ed un buon caffè. C’è un unico tavolo e siamo seduti con altre due ragazze che mangiano piatti di verdura mista.

Riprendiamo il percorso ed arriviamo in un bellissimo parco, il Kogens Have, dove sorge il Castello di Rosenborg. La struttura ci piace tantissimo e pensiamo di visitarlo dopo. Continuiamo e poco dopo arriviamo al Kastellet, un’antica cittadella cinta da canali. Oggi è un grande parco molto ben curato,  dove risiedono i militari, ma l’accesso è libero a tutti. Facciamo una bella passeggiata, il cielo è sereno, e dopo aver scattato le foto di rito, seguiamo la freccia che indica “Sirenetta”. Ed eccola che appare, piccola ma bellissima! Quello è il punto più frequentato e dobbiamo aspettare il nostro turno. È accoccolata su di un sasso di granito a pochi passi dalla passeggiata. C’è chi, con un breve balzo, riesce a salire sino a toccarla. Noi siamo felici di “autoimmortalarci” con lei alle spalle. Purtroppo dall'altra parte del golfo, spiccano pale eoliche e fabbriche, simbolo della modernità in continuo sviluppo per rendere la nostra vita agiata il più possibile. Dopo averla ammirata  ed avere deciso che non è affatto insignificante come riportano alcune guide, continuiamo il nostro cammino e passiamo vicino ad una bellissima fontana con quattro tori per poi andare a visitare la chiesa Anglicana dedicata a Sant’Albano. Molto bella da fuori con un interno ben curato.

Da qui torniamo sui nostri passi e rientriamo nel grande parco per andare a visitare il Castello di Rosenborg dove assistiamo al cambio della guarda ( militari in divisa mimetica ), che non ci piace assolutamente: troppo impacciati e fuori tempo!. Entriamo in questo castello e ne rimaniamo affascinati per la sfarzosità delle sale,  la bellezza dei soffitti e degli stucchi. Ci facciamo un autoscatto nel grande specchio della sala del trono. Restiamo affascinati dalle maioliche del bagno con tenui colori azzurro e marrone su fondo bianco: tutte una diversa dall’altra! Scendiamo infine nel bunker interrato per vedere il Tesoro. Ed è veramente bellissimo. Oggetti in oro, avorio e le corone esposte in teche di cristallo. Una guardia controlla l’ingresso dei visitatori e ne segue i loro movimenti. Quando usciamo il sole splende ancora e riprendiamo la via per il ritorno da un altro lato. E scopriamo una Kopenaghen animatissima ( ormai sono le sei circa): gente che va e viene, un’infinità di biciclette parcheggiate nelle varie piazze ed i complessini che suonano musica Jazz. Ma è un jazz così dolce che vorresti fermarti ad ascoltare per ore. I vari bar sono affollati e la gente nei tavolini all'aperto sorseggia bibite tra le più svariate. Ci viene fame e decidiamo per una pizza in un locale stretto e lungo. E ci aggiungiamo pure un piatto di patatine e non ci facciamo mancare neppure la birra (Carlsberg naturalmente!).

Soddisfatti usciamo e cerchiamo l’Hard Rock Café per assolvere ai nostri “obblighi” moralmente assunti prima di partire per il viaggio. Troviamo il locale, poco distante dalla fermata dell’autobus e facciamo i nostri acquisti. E chi troviamo come commessa? Una studentessa di Bergamo che ci dice essere felicissima di vivere in questa città. Siamo perfettamente d’accordo ed il nostro desiderio nasce spontaneo: dedicare alcuni giorni di un prossimo viaggio alla scoperta della sola Kopenaghen che ci è apparsa da subito bellissima con un sacco di cose da vedere e da fare.

Poi, il nostro autobus ci riporta al campeggio.

 

12 luglio 2012 - Kopenhagfen-Giesen: Km. 650 - ore 9

Al mattino presto, ultima colazione fai da te con il nostro cappuccino, pane , burro e marmellata. Si sgonfiano i materassini, si disfa la tenda e si parte. Ci aspetta il secondo ponte. Il Grand Bealt, lungo 18 chilometri. La strada corre veloce, i limiti sono ora aumentati ed il clima si alterna tra nuvole e sole.

L’albergo che abbiamo scelto si trova alla periferia di Giesen, ad una trentina di chilometri dopo Hannover. È molto bello ed arioso con grandi camere e relativi bagni. Arriviamo in tempo per farci un riposino. Dietro nostra richiesta la proprietaria ci suggerisce per la cena un locale greco. Raggiungiamo il centro di Giesen in tre chilometri. Paese molto curato, nessuno in giro. Lasciamo l’auto al parcheggio e passeggiamo alla ricerca del locale che troviamo subito. Ci piace appena visto, col colore giallo predominante ed alle pareti rilievi rappresentanti scene dell’olimpo. Il locale si chiama Dyonisio, dio del vino. Ci accomodiamo ad un tavolo per quattro ed il titolare ci porta il menù. È scritto in greco e tedesco. Siamo indecisi sul da farsi ed ho qualche problema nel chiedere spiegazioni su di un piatto illustrato. Ma il nostro “angelo custode” interviene nella persona di un connazionale, amico del proprietario, che vive tra Italia e Germania. Ascoltati i nostri desideri (carne perché è un mese che non ne mangiamo e verdura varia) decidiamo per una verdura di ingresso ed un piatto di carne mista ai ferri poi. L’antipasto è super abbondante e gustosissimo, con le loro tipiche salse, le verdure ed una focaccia che nessun si fa scappare. Poi arriva la carne: un mega vassoio pieno zeppo, con contorno di verdure  cotte. Il tutto annaffiato da della buona birra. Mangiamo a crepapelle ed ancora non riusciamo a finire tutto. Siamo felicissimi della scelta, ancora di più, quando, dopo aver bevuto il caffè, ci viene offerto un liquore a base di limone ed il conto: solo 70 euro!!! Ringraziamo e ci prendiamo come souvenir un tovagliolo a testa dove alcune parole  come “buongiorno, buonotte ecc.” hanno a lato la relativa traduzione in greco. Dopo avere detto: Efharisto e Kalinichta (grazie e buonanotte) rientriamo al nostro alloggio.

 

13 luglio 2012 - Giesen-Rothenburg ob der Tauber: Km. 420 - ore 4

Ci svegliamo con calma, la colazione è alle otto. Ottima con dolce e salato. La signora ci raggiunge in sala e ci invita a rifornirci di affettati e quant’altro delle cose presenti per il nostro spuntino di viaggio. Incredibile! Naturalmente non ce lo facciamo dire due volte e ci confezioniamo i panini per il mezzogiorno. Qualche scroscio di pioggia e del timido sole ci accompagnano lungo questo percorso. È tutta autostrada e rende bene e raggiungiamo presto la nostra destinazione. Abbiamo prenotato ancora da casa un albergo in centro, dentro le mura, il Beckers Hotel. Qualche difficoltà iniziale nel trovare la traversa giusta, poi tutto si sistema ed eccoci arrivati. L’albergo è veramente minuscolo, con il nostro bagno a slalom tra pareti di cartongesso, quello degli amici addirittura in camera, vista letto!!! Tutto però è ben pulito e si dorme bene. È gestito da un italiano del sud che ha sposato una signora di Rothenburg.  Lasciati i nostri bagagli usciamo e dietro suo consiglio saliamo subito sulle mura che circondano la cittadina. Il percorso è piacevole e da sopra si ha subito una vista generale su questa meraviglia. Le mura circondano la città con ben 42 torri di vedetta! Le case sono tutte adorne di fiori colorati con predominanza del rosso. Dopo una lunga passeggiata sulla “ ronda” scendiamo ed iniziamo la visita del centro storico. Della cittadina ci piace tutto: dai negozi pieni di trine, a quelli pieni di dolci. E poi il negozio di Babbo Natale. Manca ancora molto ma, qui a Rothenburg, il negozio dedicato è sempre aperto, pieno di tutto e di più. Quelle musiche, quei giocattoli, quegli arredi dell’albero ci trasportano immediatamente nell’atmosfera natalizia!! Città romantica è stata definita, ed è proprio così.

Andiamo a visitare la chiesa di San Giacomo Apostolo, molto bella anche se con alcune vetrate in restauro. Ogni angolo ti trattiene e non smetteresti più di guardare i particolari dei vari decori. E poi i tetti e punta e le case tutte colorate che ci ricordano l’appena visto Bryggen. Compriamo qualche souvenir e per cena andiamo al ristorante davanti al comune, sulla piazza principale. Il cibo non è male, a parte il dolce che sembra così invitante, ma è durissimo. Terminiamo la cena e fuori è già buio. E verso le dieci arrivano le “ronde notturne”, intabarrate in mantelli neri con lancia e lanterna pronti ad accompagnare i turisti nel dedalo delle vie ed a spiegare loro la storia del tempo che fu. Li guardiamo attraversare la piazza ma non ci uniamo ai gruppi perché i “ciceroni” parlano solo inglese e tedesco e mal comprenderemmo le varie battute. Passeggiamo ancora tra le luci mentre i visitatori scemano chi a tavola, chi a casa. Rientriamo anche noi alla nostra pensione, chiuse le imposte, terminiamo in braccio a Morfeo.

 

14 luglio 2012 - Rothenburg ob der Tauber-Paitone: Km. 669 - ore 7

Ci alziamo presto e facciamo colazione nella minuscola stanzetta dedicata allo scopo. Carichiamo la macchina e chiediamo all'oste se ci tiene il computer sino alla partenza, perché abbiamo intenzione di visitare ancora alcune parti della città che hanno attirato il nostro interesse.

Per prima cosa ci dirigiamo nuovamente in piazza del Mercato, ed andiamo al Municipio per salire sulla piattaforma panoramica situata a 60 metri sulla torre. Siamo i primi e saliamo per gli stretti gradini sino agli ultimi su cui bisogna  proprio “issarsi” per salire sul pianerottolo vista città dove a malapena ci si può stare in sei. La vista è bellissima e scattiamo foto da tutti i lati. Poi con cautela riscendiamo e lasciamo il posto a chi sta aspettando il suo turno. Raggiungiamo Flores che non è salita con noi ed insieme andiamo a visitare il “Museo del Crimine”. Nell'attesa che aprano scattiamo qualche foto alla “ Berlina”, una cesta appesa in cui venivano messi i disonorati affinché tutto il popolo sapesse e gli insultasse, ed alla carrozza aperta dei condannati. Quando entriamo possiamo vedere non solo strumenti di tortura, ma anche strumenti usufruiti per affliggere pene per disonore e per debiti d’onore, dalle maschere di ferro a delle sagome di legno di donna dove venivano letteralmente chiuse le condannate. Fa rabbrividire il pensiero che sono tutti stati veramente usati.

Usciamo e ci tuffiamo nuovamente tra le vie, passiamo ancora una volta davanti alla bellissima “Fontana di Giorgio” e conveniamo tutti che qui ci dovremo tornare per respirare a pieni polmoni quest’aria festosa che sprigiona da qualsiasi parte e vedere un sacco di altri posti che non abbiamo potuto visitare in questa occasione.

Il viaggio durato trenta giorni ed i chilometri percorsi ci invitano, come da programma, a tornare a casa per “metabolizzare” tutto ciò che abbiamo visto, ammirato ed imparato in questo nostro meraviglioso girovagare. Al compimento del novemilacentosedicesimo chilometro, alle nove di sera, arriviamo alle nostre rispettive abitazioni in quel di Paitone, con la Norvegia nel cuore e la voglia, più in là, di tornarci ancora.