Il mio viaggio in Portugal



Incontro coi colori, sapori e suoni del Portogallo. Un viaggio meraviglioso!

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 23/09/2011

Durata: 10 giorni

Luoghi: Braga, Cascais, Coimbra, Fatima, Lisbona, Porto, Sintra

 

Descrizione del viaggio:

“Qui… dove la terra finisce e comincia il mare”. Mi chiamo Maria Pia PozziDa tempo sognavo di visitare il Portogallo e a settembre del 2011 in pochi giorni decisi di partire organizzando da sola il mio viaggio.

Convinsi una mia amica, Giuliana a condividere con me quest’avventura nella terra di Pessoa... La nostra prima meta è PORTO.

Porto è una bella città, non tanto da un punto di vista monumentale quanto per il fascino che emana, e per la splendida posizione sul Duoro. Dà però anche l'idea di una città sporca e trasandata, e i vicoli della Ribeira, per quanto pittoreschi, non sembrano un posto sicuro in cui addentrarsi la sera... Pranzo all'aperto in uno dei ristoranti di Praça de San Tiago, dove decido di assaggiare il bacalhau à brás: è una delle ricette tipiche portoghesi per il baccalà, in cui pezzettini di baccalà vengono fritti con patate e cipolle.

Seconda meta BRAGA. Dove ci ritroviamo nel bel mezzo di una festa paesana e balliamo come due reginette con gli abitanti del posto, che ci accolgono con simpatia e cordialità. Dopo due giorni prendiamo una macchina a noleggio e partiamo per Lisbona e  lungo il tragitto ci fermiamo a COIMBRA.

Dove  ci incamminiamo attraverso vicoletti scoscesi dalla pavimentazione sconnessa, con qua e là le case autogestite degli studenti (le repúblicas) che hanno un aspetto decisamente malandato e arriviamo alla cima della collina dove non c’è una chiesa o un castello ma l'Università di Coimbra, la più antica università del Portogallo e una delle più antiche d'Europa. Proseguendo con la nostra auto ci fermiamo anche a FATIMA dove ci ritroviamo piccole e minuscole nel grande piazzale del Santuario. Io non sono credente e a maggior ragione provo un grande fastidio nel notare una commercializzazione spudorata del credo delle persone.

Proseguiamo il viaggio e dopo varie peripezie per trovare la via del nostro albergo, arriviamo finalmente a LISBONA in serata. La mattina successiva partiamo alla scoperta della città: dalla bella piazza del Rossio attraverso la Baixa fino alla grande Praça do Comércio, che si affaccia sul Tago... Dalla Baixa salgo poi al Chiado e al Bairro Alto. Ma il mio desiderio più grande è quello di prendere il famoso tram 28,  un vecchio tram  sferragliante, che va su e giù per le colline (Lisbona è costruita su sette colli, a occhio più alti e ripidi di quelli di Roma) tra stradine e curve strette e mi sembra di tornare bambina, quando andavo sulle montagne russe. Vicino a Graça ci sono due dei miradouros (belvedere) di Lisbona, da cui si gode di una bellissima vista. Visito poi il Castello, circondato da un parco piacevole e ombroso con un bel panorama sulla città.

Al di sotto si estende l'Alfama, il vecchio quartiere arabo di Lisbona, con scale e vicoli in cui probabilmente ci si può stringere la mano da una finestra a quella di fronte. Il vecchio quartiere, l'unico a resistere al terremoto del '700, è uno spettacolo e io, appassionata di fotografia, trovo molti spunti per il mio obiettivo… dai panni colorati che sventolano come bandiere sugli  azulejos ai bambini che giocano nei cortili con i loro palloni alle vecchiette che oziano alla finestra. Ritorniamo a piedi alla Baixa e prendiamo il bus  per Belém, dove troviamo ad attenderci alla fermata lo scenografico ed imponente il Mosteiro dos Jerónimos. Passiamo attraverso dei giardini e dopo una lunga passeggiata a piedi arriviamo alla famosa Torre di Belém e io, entusiasta ed emozionata mi tolgo le scarpe e tocco l’acqua ghiacciata dell’Oceano Atlantico. Prima di tornare in centro decido di assaggiare i famosi Pastéis de Belém: buoni… ma così buoni che decido di fare il bis. Ancora adesso sento il profumo di quella crema calda.

E  in serata ci inoltriamo nella Baixa, in una via piena di ristoranti, dai quali i camerieri fermano i turisti perché scelgano di cenare in quello anziché in un altro. Noi  optiamo per un  ristorantino da dove possiamo ammirare il panorama della città.  E con il sottofondo delle tristi note del fado e insieme alla Dorada sorseggio un bicchiere di porto. Quando per tornare al nostro albergo passiamo in Rua Augusta, rimango sconcertata perché ad ogni angolo mi si avvicina qualcuno per offrirmi droghe varie ("hashish? marijuana? cocaina?")... Immagino non sia esattamente legale, ma evidentemente è tollerato. Mi irrito per questo, ma ritrovo il mio buonumore, perché io e Giuliana cantiamo insieme ai musicanti di strada e ad altri turisti e accenniamo anche a qualche passo di ballo.

La nostra vacanza prosegue e nei giorni successivi andiamo a CASCAIS dove rimaniamo affascinate dalla famosa Boca do Inferno e molto colpite dall'incontro con un pescatore che con i suoi occhi profondi in un viso rugoso ci trasmette tutta una vita di lavoro e fatica. Ma la meta che più mi da emozione è Cabo de Roca, la punta più occidentale del Portogallo e dell’Europa continentale. È un posto incantevole con un’alta scogliera  e la vista che si gode è da mozzafiato. Qui generalmente c’è sempre un forte vento, ma noi siamo fortunate e troviamo un sole caldo e nemmeno un alito da parte del dio Eolo. La fioritura e la vegetazione crescono basse ma rigogliose ai lati dei sentieri che si allungano sulla scogliera..

Mi affaccio sull’oceano… osservo le onde che si gonfiano e vengono ad urtare gli scogli. Il rombo non è solo quello del vento e delle onde che si infrangono con un ritmo diseguale. Comincia molto prima, quando l’acqua si solleva al largo, ancora senza cresta di schiuma: è il respiro dell’oceano. Impossibile non ripensare alle parole che il capitano Nemo rivolge al professor Aronnax, suo ospite-prigioniero a bordo del Nautilus:

“Signor Professore, guardate quest’Oceano e ditemi se non è dotato di una sua vita reale! Non ha le sue collere e le sue tenerezze? Ieri si è addormentato come noi, e stamane eccolo che si risveglia dopo una notte di riposo”.

Cabo da Roca, una spettacolare meraviglia della natura. Mi piace questo posto selvaggio e mi colpisce che non ci siano bancarelle di souvenirs. È un luogo incontaminato. Mi sembra di essere sopra il tetto del mondo e assaporo un forte senso di libertà. A malincuore lascio questo angolo di paradiso.

E il giorno dopo è il momento del ritorno a Porto dove dobbiamo riconsegnare in tempo la macchina presa a noleggio.

E durante il tragitto di fermiamo a NAZARÈ un pittoresco borgo di pescatori che si affaccia sull'Atlantico. Camminiamo per le viuzze e incontriamo personaggi, sui quali il tempo si è fermato come un incanto e ci sembra di essere tornate e nel passato. Prendiamo la funivia e raggiungiamo il Sítio, il punto più alto della città  da dove  possiamo ammirare una splendida spiaggia, circondata dalle case allineate lungo la litoranea e punteggiata dalle tradizionali tende a righe dai colori forti e bagnata dall'oceano fiero. Ci imbattiamo in donne avvolte nel tradizionale abito dalle sette gonne, intente a occuparsi del pesce che, sistemato su una palizzata, si essicca al sole.

Andiamo verso la piazza e facciamo amicizia con una signora di 50 anni che ci vende noccioline e mandorle. È spassosissima, con una lunga gonna colorata e insieme a lei che intona un canto, mi esibisco in un divertente balletto. Un incontro fugace che mette la ciliegina sulla torta, in questo viaggio che mi ha infuso tanta energia. Arriviamo in serata di nuovo a Porto da dove ripartiamo il giorno seguente per l’Italia.

Il Portogallo è tutto da scoprire e assaporare, la gente è cordiale ed ospitale, il cibo buono e a basso costo, i luoghi emozionanti e coinvolgenti  e io non vedo già l’ora di ritornarvi.