Portogallo coast e ancora coast



Due settimane lungo le coste del Portogallo, dalle dune dell'Algarve, alle foreste di Braga...

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 08/08/2012

Durata: 2 settimane

Luoghi: Cascais, Coimbra, Faro, Lagos, Lisbona, Porto

 

Descrizione del viaggio:

8 agosto, partiamo da Milano con la giacca a vento: 15 gradi, vento e grandine. Scendiamo dall’aereo e ci guardiamo straniti con i compagni di volo, mentre tutti insacchettano in fretta maglioni e scarponi: a Siviglia ci sono 42 gradi. Le hostess ci guardano con un sorrisino, siete fortunati, dicono, ieri ce n’erano tre di più.

A mezzogiorno, col sole a picco, io e Tiziana vaghiamo per la città semideserta, i turisti si nascondono dentro i bar, sotto i porticati, dentro le chiese. Dalla Torre Giralda che ondeggia nel calore, sono sicuro di sentire il richiamo del muezzin. Forse è veramente troppo caldo per girare a piedi a quest’ora: troviamo un bar con un posto all'ombra a ridosso della cattedrale che, nella sua immensità, sembra pure lei voler cercare refrigerio dalla calura sprofondando nel terreno. Concludiamo la breve ma calda visita di Siviglia con una passeggiata serale al Parco di Maria Luisa, con i suoi portici inondati di sole, e se ti appoggi alle balaustre dei suoi ponti , quasi ti pare di sentire un gondoliere che canta in veneziano.

Il 9 agosto partiamo presto in bus per Faro, dove ritiriamo la macchina e poi riprendiamo il viaggio per Lagos: abbiamo in programma una settimana di crogiolamento solare prima del viaggio verso nord. Abbiamo sentito voci atroci sull’Algarve agostano: bande di ragazzini inglesi e tedeschi ubriachi che vagano per le spiagge di giorno e per le vie dei paesini di notte, evitiamo quindi tutti i posti segnati sulle guide turistiche e ci fidiamo delle recensioni trovate in rete. Chi cerca trova: basta camminare un po' e troviamo spiagge semideserte: Praia do Canavial, Praia Luz, Praia das Cananas Velhas. Anche nelle piu’ affollate Praia Ana e Praia do Camilo si riesce a stare senza trovarsi i piedi di qualcuno in testa. Albufeira la guardiamo solo dall’alto: ombrelloni e teli. Rimini. Le costanti di questa prima settimana sono l’acqua gelida per stomaci forti dell’Atlantico e il bacalau serale, cucinato in tutti i modi possibili… ma quando una cosa e’ buona, non ci si stanca in pochi giorni.

Il sole ci accompagna fino al 15, giorno in cui lasciamo la nostra postazione fissa in Algarve e iniziamo il viaggio itinerante verso nord. Prima tappa Sagres, la visita alla Fortaleza è un po' triste sotto una pioggerella insistente. Molto meglio nel pomeriggio la passeggiata tra le dune della Praia Bordeira, completamente vuota, a parte una coppia di surfisti temerari che sfidano la giornata uggiosa e le onde da tempesta. Stiamo un’oretta a guardarli sbocconcellando quel che resta del pane broa che abbiamo comprato al mattino. Alla sera ci fermiamo a Vilanova de Milafontes, dove mangiamo due trote in un localino imbucatissimo frequentato da locali. Ci servono due trote, l’unica cosa che gli e’ rimasta nel menu. Buonissime.

Giovedì 16 agosto riprendiamo il viaggio per strade sterrate verso Lisbona. Tocchiamo Porto Covo, fuggiamo dalle raffinerie di Sines, ci fermiamo qualche ora a Setubal, perdendoci nei colori della barche del porticciolo. Il paesaggio è cambiato rispetto a quello brullo dell’Algarve: la Serra da Arrabida è tutto un precipitare del verde dei pini nell’azzurro dell’oceano. Sesimbra è un dedalo di viuzze a precipizio sul mare, impossibile parcheggiare, preferiamo i precipizi di Cabo de Espichel  (o meglio, Tiziana li preferisce… io mi mantengo ben distante dalle scogliere, sempre fedele alle mie fobie). Lisbona è una di quelle città in cui cammini con la storia, i turisti che affollano la Baixa sono effimeri, neppure li noti, nelle orecchie ti risuonano le parole di Pessoa: la miglior maniera di viaggiare è sentire, e Lisbona è tutto un sentire e fluire lungo il Tago.

Il 18 ripartiamo per Cascais, che, sarà l’assonanza, nasconde molto male i segni della decadenza dietro qualche facciata rifatta. Tra Cabo da Roca e Azenhas do Mar troviamo una spiaggia spettacolare. Unico problema: la spiaggia è lì sotto, un centinaio di metri sotto il parcheggio. Ma l’attrazione delle onde oceaniche è più forte delle paure: la discesa è meno infernale di quanto temessi. Risaliamo quasi a sera, perché, un po' per la bellezza del mare, un po' della paura della risalita, abbiamo fatto tardi. Mi riprendo dall’emozione con un calderone di arroz de polvo in un ristorantino con veranda sulla spiaggia a Porto Monte.

Domenica 19 ci rilassiamo nella spiaggia della penisola Peniche, affollata ma immensa. Qui Tiziana viene quasi spazzata via dalle ondone oceaniche, ma un gruppo di surfisti la salva. Metto il broncio perché secondo me l’ha fatto apposta, ma mi passa con un paio di bicchierini di Ginjinhas sorseggiati passeggiando per le stradine di Obidos, paesino da cartolina, troppo bello per essere vero. Proseguiamo per Albocaca e Nazaré per finire a Luso dove dormiamo nella residenza di caccia di un nobile del settecento, serviti a nostra volta nobilmente con un bacalau asado con patate.

Siamo quasi alla fine del viaggio: lunedì visitiamo Coimbra, che troviamo abbastanza cadente, a parte l’università, dove dei simpatici studenti cercano di venderci un volumetto da 500 pagine che spiega la sua storia. Ci dirigiamo poi verso la Terras do Bouro, qui, tra monti, verde e fresco è veramente un altro mondo rispetto all’Algarve. Dormiamo alla Casa do Cavacadouro, dove una istrionica professoressa di matematica ci inebria di liquori e storie.

Il martedì abbiamo mezza giornata di tempo, troppo poco e troppo veloce, per visitare Porto e prima di riconsegnare la macchina e prendere il volo che ci riporta in Italia, e nel cuore già un po’ di nostalgia, che la saudade è brasiliana, ma da qualche parte l’avranno pur presa, no?