Su e giù per la Florida



Finalmente!!! È stata questa la prima reazione composta, seguita a una serie di urla, quando ho saputo che sarei andato per la prima volta negli Stati Uniti. Ero tra i fortunati che si erano aggiudicati una borsa di studio INPDAP e avrei vissuto per due mesi in Florida, a Fort Lauderdale. La preparazione è stata lunga: passaporto ce l’ho, documenti ok, visti non servono.

 

Descrizione del viaggio

Ci siamo,finalmente si parte! È il 3 settembre e il volo, prenotato dal tour operator che ha organizzato il tutto, non è dei più veloci: Napoli – Monaco di Baviera, Monaco di Baviera – Charlotte, Charlotte – Fort Lauderdale. In tutto più di 18 ore sbatacchiato tra aerei e aeroporti, prima di arrivare (e per fortuna che ho conosciuto un ragazzo italiano che aveva una pizzeria a Odessa, a nord di Tampa, che mi ha fatto da guida)! Arrivo a Fort Lauderdale in una serata molto umida (mi sono poi reso conto che non era poi così umida, lì a due passi dai Caraibi). Il transfer mi accompagna dalla mia host family e inizio rendermi conto che, per due mesi, sarò dall’altra parte dell’Atlantico, in un paese sempre sognato ma mai realmente messo a fuoco.

Non voglio annoiarvi con il racconto completo dei miei due mesi americani. Due mesi durante i quali ho frequentato un corso di inglese presso la TLA di Fort Lauderdale e ho fatto una specie di tirocinio al South Florida Business Journal. Ma anche due mesi che mi hanno permesso di girare la Florida in lungo e in largo e di fare una puntatina alle Bahamas: proprio su questi viaggi nel viaggio si concentrerà da ora in poi questo diario.

 

Fort Lauderdale

È stata casa mia, anche se solo per due mesi. Una città molto americana, sotto tutti i punti di vista. Downtown con i grattacieli e zone residenziali con tante casette una accanto all’altro, a formare geometrici isolati. Una località di vacanza, anche se frequentata soprattutto dagli stessi turisti americani, e con una buona scelta di locali dove andare la sera. La cosa più bella, ovviamente, è la spiaggia. Meglio, la possibilità di andare in spiaggia tutto l’anno, tutti i giorni, appena usciti da scuola o dal lavoro. Con il rischio di beccarsi il più tipico temporale tropicale: dieci minuti, quindi al massimo, di pioggia e vento fortissimi, dopo di che tutto torna alla normalità e si può tranquillamente tornare in spiaggia. Ovviamente, non mancano gli italiani che vivono e lavorano lì: molti miei colleghi alloggiavano in un Motel i cui proprietari erano di Ischia e che alla prima occasione, capita la mia provenienza, mi hanno invitato a parlare in dialetto (ma mi mettevano anche alla prova per verificare i miglioramenti del mio inglese) e una delle pizzerie sulla strada principale, Las Olas Boulevard, era gestita da siciliani. Insomma, Fort Lauderdale non è il posto che consiglierei per andare in vacanza a chi ha poco tempo a disposizione, visto che a 40 chilometri c’è Miami, ma ha i suoi vantaggi per chi ci resta per un periodo più lungo.

 

Miami

Ci sono stato 6/7 volte in due mesi, ma sempre per poco tempo. L’atmosfera, però, la noti subito, soprattutto se sei in America da tre giorni e ti trovi catapultato a Miami nel giorno in cui c’è l’apertura della NFL con concerto gratuito di Puff Daddy sulla spiaggia: macchine enormi e super luccicanti, limousine e Hummer sono praticamente ovunque sulla Ocean Drive, la strada più famosa della città che costeggia la spiaggia e sulla quale si affacciano i locali. Quella di South Beach è una zona glitterata a cui fanno da contraltare le aree interne, buie e in cui qualche brivido sale, come quando ci siamo trovati a prendere l’autobus della mitica Greyhound alle cinque del mattino: non succede niente, però un po’ di “ansia” è giustificata. Ah, a proposito di spiaggia. La spiaggia di Miami è “finta”, interamente artificiale. Quando te lo dicono la prima volta fa strano: una delle località di vacanza più famose al mondo in realtà non “dovrebbe” esistere! 

 

Key West

Se si è in Florida vale davvero la pena di fare un salto a Key West. Già il viaggio è affascinante: una strada, la US1, intermante affacciata sul mare e costituita da una infinita serie di ponti che collegano le varie isole, le Keys appunto. Una volta arrivati, la prima tappa con relativa foto ricordo è d’obbligo: il Southermost Point, ovvero il punto più a sud degli Stati Uniti continentali nonché il punto più vicino a Cuba, che dista 90 miglia circa. Per gli appassionati di letteratura, da non perdere anche un salto alla casa museo di Hemingway mentre. A tutti invece consiglio di andare a vedere il tramonto al largo: organizzano delle uscite in barca a vela di qualche ora e al porto si possono facilmente trovare informazioni. Prima di salpare, vi invitano a comprare da bere (alcolici soprattutto) e poi si parte al ritmo delle canzoni dei pirati. È divertente ma soprattutto il tramonto è di quelli che non si vedono spesso (si dice sia il più bello del mondo, ma non mi spingerei così in là).

 

Orlando

Altro giro, altra corsa. Parlare di Orlando è parlare dei parchi Disney. Tra le varie possibilità io e il mio gruppo di neo amici abbiamo scelto di tornare bambini e di andare a Magic Kingdom, il più disneyano, quello dove si incontra davvero Topolino e dove ci si fanno le foto con il magico castello alle spalle. Prima di arrivare al parco, però, merita una menzione il mezzo di trasporto: un furgone bianco da 12 persone che in Italia nessuno di noi avrebbe potuto guidare, preso a noleggio da un’agenzia gestita da un losco tizio sudamericano (l’unico che ci affittava la macchina senza bisogno della carta di credito, un condizione essenziale negli Stati Uniti). Tutto sommato è andata bene, visto che ci ha anche fermato la polizia e l’ansia da telefilm è scattata subito. Dicevo dei parchi: Magic Kingdom è per bambini, le giostre sono per bambini, i negozi sono per bambini. Tutto è per bambini, eppure se tornassi indietro rifarei la stessa scelta perché è lì che sembra davvero di vivere in un fumetto o in un cartone animato, anche se non ci sono le giostre “per grandi”. Il momento più bello, a costo di sembrare troppo romantico (dopo il tramonto a Key West il rischio è alto) arriva però la sera, quando partono i fuochi d’artificio: lo spettacolo pirotecnico più bello che io abbia mai visto, forse anche per merito del Castello delle fiabe che fa da sfondo!

 

Bahamas

Se vai in Florida, vai alle Bahamas. Soprattutto se ci stai due mesi come è successo a me. La mini crociera di due giorni è un ottimo modo per “timbrare” il passaporto e toccare con mano le spiagge caraibiche. In realtà delle Bahamas ho visto ben poco: siamo partiti dal porto di Fort Lauderdale, all’arrivo un autista ci ha portato al villaggio incluso nel pacchetto, dal quale siamo usciti solo per tornare al porto e riprendere la nave. Tre cose, però, meritano un cenno. Innanzitutto la guida e le auto: alle Bahamas il volante è a sinistra, come da noi, però si guida tenendo la sinistra, come nel Regno Unito. Il motivo è semplice e mi è stato spiegato nella sua banalità dall’autista: le regole sono quelle inglesi, perché le Bahamas sono un’ex colonia britannica, ma le auto sono importate dagli Stati Uniti. Cambiare regole no? La seconda cosa sono le spiagge: bianche, enormi, assolate. Bellissime (ma non le più belle che abbia visto durante questi due mesi). La terza cosa è infine la sorpresa di mangiare la pizza cotta nel forno a legna e preparata da un pizzaiolo delle Bahamas alle tre del mattino. Dovunque si va, ci si sente a casa!

 

Daytona Beach e Tampa

Tre giorni in giro, da sud a nord, da est a ovest. Dopo una notte passata in discoteca a Coconut Groove, Miami, siamo partiti verso Cape Canaveral (tralasciamo, la visita va anche fatta ma è di una noia quasi mortale, a meno che non siate veri appassionati). Da Cape Canaveral, sempre in direzione nord ecco Daytona Beach, famosa per la sua vita notturna. Già pregustavamo una grande serata quando ci siamo resi conto che in città non era rimasta una camera libera. Colpa dei Bikers, arrivati in massa per la Biketoberfest, appuntamento clou della città di Daytona Beach. Giusto il tempo di fare un salto al cinodromo e ci siamo rimessi in macchina fino ad Orlando. Insomma, a mente fredda una giornata buttata al vento! Ci siamo ripresi il secondo giorno: da Orlando a Tampa: albergo con piscina, visita a Downtown e splendida serata a Ybor City, una cittadina molto europea, a pochi chilometri da Tampa, piena zeppa di locali. Una città del divertimento, una Riccione d’oltreoceano, ma con il vantaggio di essere a migliaia di chilometri da casa che ti fa sentire molto più libero. Ma la sorpresa più bella doveva ancora arrivare: non potevamo perderci un tuffo nel Golfo del Messico. Senza sapere dove andare ci siamo lasciati condurre dalla strada e siamo sbucati a Indian Rocks Beach: la spiaggia più bella che io abbia mai visto!!! Bianca, incontaminata, quasi deserta. Una sensazione di libertà e di pace che difficilmente si riesce a provare. Il volto nascosto della Florida, la faccia che si nasconde dietro la caotica Miami: più difficile da scoprire ma per questo ancora più entusiasmante.