Singapore e Malesia



Un meraviglioso viaggio tra la modernità di Singapore e la magia della Malesia.

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 01/07/2013

Durata: 15 giorni

Luoghi: Singapore, Tioman, Kuala Lumpur

 

Descrizione del viaggio:

Il nostro viaggio verso Singapore e la Malesia comincia il primo luglio 2013. L’itinerario prevede partenza da Linate, scalo a Francoforte e successiva tratta intercontinentale fino a Singapore a bordo di un Airbus A380 di Lufthansa, la possibilità di volare con questo aereo è stato uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere la destinazione per le nostre vacanze estive, purtroppo al check in online non c’era disponibilità di posti finestrino per cui niente panorama ma trattandosi di volo in gran parte notturno non ci rimango poi troppo male. Il viaggio sul ciccione tedesco fila via liscio, il sistema di entertainment è abbastanza fornito di film e programmi in italiano e, visto che non riesco a dormire molto, la cosa è apprezzata, un po’ meno i menù ma qui sono partito già prevenuto. Il primo impatto con Singapore è positivo, avevamo già sentito e letto dell’efficienza e dell’organizzazione dei trasporti e in effetti appena arrivati a destinazione ce ne siamo resi conto immediatamente. Sbrighiamo le formalità di frontiera in pochi minuti e, grazie alla East West line della MRT (la modernissima metropolitana di Singapore), arriviamo alla stazione di City Hall a pochi passi dal nostro albergo. In realtà una volta scesi dal treno abbiamo imboccato per errore un lungo corridoio sotterraneo che ci ha allontanato non poco, tanto che una volta tornati in superficie ci siamo accorti di due cose, la prima è il clima caldo umido che ci avrebbe accompagnato, la seconda che avremmo dovuto ritornare indietro attraversando un incrocio trafficatissimo.

Per la nostra permanenza in città avevo prenotato al The Residence Singapore Recreation Club e appena arrivati ci siamo accorti che la scelta era stata azzeccata. Posizione privilegiata, camera grande, wi-fi gratuito grazie al quale tenersi in contatto con i figli rimasti in Italia, unico neo la temperatura fissata a 16°c che garantiva uno shock termico ogni volta che si rientrava ma, per fortuna, non ha avuto riflessi sulla nostra salute nonostante la paura iniziale. In effetti quello dell’aria condizionata “a palla” è stata una costante del viaggio, sempre presente in ogni luogo pubblico chiuso e anche aperto come a Clarke Quay. La sera del nostro arrivo, sempre utilizzando la metropolitana, affollata ma confortevole, abbiamo visitato il Marina Bay Sands, un complesso recentissimo formato da tre torri affiancate sovrastate da una grande terrazza in cui si trovano hotel 5 stelle, centro commerciale e casinò. La cosa più straordinaria è la terrazza al 57° da dove si domina l’intera città, l’accesso ad una porzione della stessa è libero a pagamento ma sono soldi ben spesi, ancora più fortunati sono gli ospiti dell’albergo che hanno anche la possibilità di utilizzare la infinity pool che occupa la parte centrale della terrazza. Una volta scesi abbiamo visitato il grande centro commerciale alla base delle torri, una sequela infinita di negozi di lusso spalmati su più piani attraversato da un canale navigabile con piccole barchette. Dopo aver cenato in un ristorante all’interno del centro commerciale siamo rientrati in albergo a piedi passando dietro la tribuna permanente del circuito cittadino di Formula 1. Rientriamo in albergo e resto colpito da un cartello di divieto sul muro in fianco alla reception che avevo già notato sulla metropolitana assieme ad altri, si tratta del classico simbolo di divieto che copre uno strano oggetto, sembrerebbe un palloncino pieno di spine con sotto la scritta no durians, cerco informazioni su internet e scopro che il durian è un frutto tipico del sud est asiatico famoso per il suo odore penetrante e per questo è bandito in molte città e in tutti i luoghi chiusi.

La mattina del secondo giorno abbiamo visitato la famosissima Orchard Road, la via famosa per i centri commerciali, la cosa che più ci ha stupito è che sono tutti collegati fra di loro e con le stazioni della metropolitana permettendo quindi di visitarli senza uscire all’aperto e considerando il clima esterno la cosa ha un suo perché. Poi ci siamo dedicati al vicino Botanical Garden, un immenso e curatissimo giardino botanico in cui sono riprodotti tutti gli ambienti naturali equatoriali che è diventato il set privilegiato per le fotografie di rito per una coppia di sposi. Nel pomeriggio ci siamo spostati a China Town, la zona è senza dubbio molto caratteristica ma troppo inflazionata a livello turistico con un susseguirsi di negozi tutti con gli stessi prodotti. Per chiudere il nostro tour etnico ci rechiamo quindi a little India con i suoi negozi di oro e le case multicolore, è una zona della città molto diversa dal resto, meno moderna e più vissuta, più vicina a quello che noi europei ci aspettiamo da una città asiatica. La sera decidiamo di passarla a Clarke Quay, qui troviamo una moltitudine di locali e ristoranti affacciati sul fiume, è molto piacevole passeggiare per le vie pedonali che, come accennato sopra, sono raffrescate pur essendo all’aperto. Dai moli continuano a partire ed arrivare battelli che trasportano i turisti per minicrociere sulla baia. Trattandosi di una zona molto frequentata anche i prezzi dei ristoranti è generalmente elevato e quindi decidiamo di cenare in un Burger King.

Il terzo giorno, nonostante il parere contrario di Patrizia, mia moglie, è dedicato alla visita di Sentosa, una piccola isola unita alla città da un ponte che è nata come centro di svago. Per arrivarci si deve utilizzare la MRT fino a Harbour Front, poi dall’interno del mega centro commerciale Vivo city si sale su una monorotaia che collega con l’isola, il biglietto si paga solo all’andata, il ritorno è gratis. L’isola è quanto di più finto si possa immaginare, e proprio per questo merita una visita, le spiagge di sabbia riportata, con le classiche palme e i chioschi ricreano un’atmosfera caraibica che però è violentata da un panorama fatto da centinaia di navi e mercantili che affollano il braccio di mare di fronte. I trasporti sull’isola sono gratuiti e così giriamo la zona delle spiagge con un piccolo bus aperto senza però poter visitare il punto più meridionale dell’Asia continentale causa ponticello in legno in ristrutturazione, dopo qualche decidiamo di rientrare visto che non abbiamo intenzione di visitare nessuna delle attrazioni fra le quali spiccano gli Universal Studios. L’ultima parte della giornata decidiamo di passarla ai Gardens by the bay per poterli ammirare al tramonto. Si trovano alle spalle delle tre torri del Marina Bay Sands, il parco è dominato dai giganteschi supertree, strutture metalliche a forma di albero alti tra i 25 ed i 50 metri rivestite da vegetazione e unite da una passerella che funge da belvedere. Nel parco si trovano anche due enormi padiglioni vetrati all’interno dei quali sono conservate innumerevoli specie vegetali. L’entrata al parco è gratuita mentre sono a pagamento sia la passerella aerea tra i supertree che l’ingresso ai padiglioni. 

 
Singapore e Malesia
 

La mattina del quarto giorno lasciamo il nostro hotel e a piedi arriviamo alla stazione dei bus della Transnasional che ci porteranno a Mersing, in Malesia. Il bus granturismo ha dei sedili confortevoli infatti, a differenza dei nostri, ha solo 3 posti per ogni fila. Per attraversare la frontiera dobbiamo scendere e passare dal controllo passaporti sia in uscita da Singapore che in entrata in Malesia nella città di Johor Baru. Il tragitto dura circa 4 ore e il panorama dal finestrino è molto monotono, solo palme da olio a perdita d’occhio, così scopriamo che nella parte peninsulare della Malesia si produce circa il 40% dell’olio di palma di tutto il pianeta. Niente foresta, quindi, e per uno come me cresciuto col mito di Sandokan la tigre della Malesia e dei suoi tigrotti di Mompracem è una vera delusione. Arriviamo a Mersing nel primo pomeriggio, è una cittadina dal cui porto partono i traghetti per le isole tra le quali Tioman che sarà la nostra prossima meta. Lasciamo i bagagli nell’hotel migliore del paese (non osiamo immaginare come possa essere il peggiore) e facciamo un giro in paese, Patrizia trova il modo di comprare delle stoffe e delle banane, piccole ma buonissime, onde evitare problemi acquistiamo anche i biglietti per il traghetto dell’indomani e chiediamo alla reception dell’hotel di predisporre il bus navetta. Il paese non è proprio un granchè, nei negozi si vendono solo paccottiglie cinesi e piano piano ci accorgiamo che l’artigianato malese, se mai è esistito, ormai non esiste più, almeno a queste latitudini. La mattina dopo la sala colazione brulica di gente, principalmente gruppi di sub cinesi in partenza per le isole, riusciamo in qualche modo a salire sul minibus e ad arrivare al porto. Manca oltre un’ora alla partenza del traghetto e la situazione nella sala d’aspetto è molto tranquilla ma è solo la quiete prima della tempesta, nel giro di poco cominciano ad arrivare centinaia di persone che si accalcano verso l’unico gate, il problema è che i traghetti hanno destinazioni diverse ma non esistono monitor che le indichino per cui ogni volta che ne arriva uno gli unici a sapere dove è diretto sono gli abitanti del luogo. Quasi miracolosamente dopo aver atteso nella calca per circa un’ora arriva il nostro turno, lanciamo le valige a bordo (letteralmente) e saliamo. Il viaggio dura un paio d’ore con mare calmo e cielo grigio. L’isola di Tioman ci si presenta come una montagna ricoperta di vegetazione fittissima che emerge dall’oceano, la vista è spettacolare, avvicinandosi cominciamo a notare le rocce granitiche lavorate dal mare e dal vento in forme incredibili che nemmeno il miglior scenografo avrebbe saputo inventarsi. Approdiamo al porto di Tekek, la capitale dell’isola, in realtà un piccolo villaggio dove sono riuniti tutti i servizi tra cui scuole, aeroporto e caserma della polizia.

Il nostro hotel si trova a poche centinaia di metri dal porto e decidiamo di arrivarci a piedi nonostante i bagagli e il caldo, nel tragitto siamo allietati dallo stridore di centinaia di pipistrelli giganti che penzolano dai rampi delle piante. Sudati e stanchi arriviamo allo Suisse Cottage, un luogo davvero incantevole nella sua semplicità. Una hall in legno aperta verso il mare, circondata da una decina di cottage sempre in legno, con tutto quello che di essenziale può servire su un’isola come quella. Prendiamo possesso della nostra camera, spartana ma pulita con un piccolo bagno e la doccia con l’acqua calda, fuori una veranda affacciata sul mare. Ovviamente ci fiondiamo subito in spiaggia con pinne e maschera per esplorare i fondali, l’acqua è calda anche se non troppo limpida, in effetti mi aspettavo di meglio in fatto di coralli e pesci ma sapevo già che per trovare di meglio avremmo dovuto spostarci in altre zone. Più tardi abbiamo fatto conoscenza con gli altri animali che abitano l’isola, un piccolo varano di circa un metro è sbucato proprio di fronte alla nostra veranda mentre alcune scimmie si sono divertite a passeggiare sul tetto in lamiera. Per trovare i varani di più grandi dimensioni è necessario spostarsi verso la foce di un torrente poche centinaia di metri più avanti, lì il padrone di un ristorante attira dei bestioni da oltre due metri con gli scarti del cibo, vederli nuotare nel fiume mette un po’ a disagio. Lungo la strada incontriamo anche molti esemplari della locale colonia di scimmie di cui alcuni maschi adulti sembrano poco amichevoli. Al momento della cena ci incamminiamo verso il paese dove si trovano alcuni ristorantini, siamo attirati da uno con un grande barbeque sulla strada con un simpatico cuoco con tanto di cappellone bianco sta cuocendo del pesce. Scegliamo il pesce da farci arrostire e ci sediamo al tavolo, il servizio è veloce e la razza e il barracuda veramente buoni, torneremo tutte le sere e resterà nei nostri ricordi, anche perché non riusciamo mai a spendere più di 20 ringgit a testa, cioè 5 €.

La mattina dopo partiamo con un’escursione in barca prenotata dall’hotel, sono previsti 5 spot per lo snorkeling, i primi sono tutti attorno a Pulau Tulai una piccola isola al largo di Tioman, qui i fondali sono davvero belli e restiamo affascinati in particolare da una baia di mangrovie spettacolare. Nel pomeriggio ci rilassiamo in spiaggia e senza accorgerci diventiamo preda de temibilissimi sand-flies, piccoli moscerini che pungono senza farti avvertire dolore o fastidio ma che a distanza di qualche ora ti fanno morire dal prurito. Il terzo giorno sull’isola ci troviamo davanti a due possibilità, prenotare un altro giro in barca verso nuovi spot per lo snorkeling o attraversare l’isola a piedi per arrivare alla spiaggia delle tartarughe, un paio d’ore di cammino nella foresta dove ad essere proprio fortunati si possono incontrare anche dei serpenti… optiamo per il giro in barca e ci rituffiamo fra i coralli degli scogli che circondano l’isola, bellissimo. La mattina del quarto giorno è il momento di salutare Tioman, alle 13.30 abbiamo il volo che ci porterà all’ultima tappa del nostro viaggio Kuala Lumpur. Visto che sta cominciando a piovere ci facciamo chiamare un taxi per portarci al piccolo aeroporto di Tekek, meno di un chilometro di strada per 10 ringgit ovvero 2,50 €, un enormità ma va bene così. L’aeroporto è piccolissimo e tutto all’aperto, ai controlli la polizia locale ci perquisisce comunque la valigia poi facciamo il check in ed entriamo in quella che dovrebbe essere sala d’aspetto fronte gate, una tettoia con qualche decina di sedie aperta sulla pista. Sono contento perché essendo stati i primi ad arrivare al check in, per la prima volta, ci è stata assegnata la fila 1 posti A e B ma la gioia avrà vita breve come scoprirete dopo. L’unico bar è quello prima dei controlli e visto il ritardo i viaggiatori cominciano a fare avanti e indietro con il permesso della polizia. L’arrivo dell’aereo è preannunciato dal mettersi in moto del personale che fino ad allora aveva bivaccato all’ombra, si infilano il giubbottino catarifrangente, impugnao le palette di segnalazione e poco dopo ecco spuntare il quadrimotore turboelica Dash 7 della Berjaya Air, un vecchio arnese che pare venire direttamente dalla seconda guerra mondiale così come l’unica strada dell’isola o la pista dell’aeroporto entrambe realizzate a suo tempo dai giapponesi. Saliamo a bordo e scopriamo subito che i posti 1A e B sono girati al contrario rispetto al senso di marcia, sono in pratica quelli che normalmente vengono occupati dall’equipaggio… ma non essendoci equipaggio… 

 
Singapore e Malesia
 

Il volo dura poco più di un’ora, sorvoliamo l’interno della penisola di Malacca e quello che riusciamo a vedere sono solo palme e palme e palme. L’aeroporto d’arrivo è il vecchio aeroporto di Kuala Lumpur ora utilizzato da poche compagnie, recuperiamo la valigia e in pochissimo tempo siamo all’uscita, ci dirigiamo al desk per la prenotazione del taxi dove ci chiedono la destinazione e dopo aver pagato ci staccano il relativo biglietto, comodo, sicuro e soprattutto economico, 40 ringgit per quasi un’ora di trasferimento. La nostra base a KL sarà il Sunway Putra Hotel, un 5 stelle per chiudere in bellezza, ed in effetti sarà così anche perché alla reception ci informano di un upgrade dalla camera standard che avevamo prenotato ad una Crest room al 20simo piano, praticamente una suite con salottino e due bagni dal più grande dei quali si gode una vista spettacolare sullo skyline della città. E’ sera e siamo abbastanza stanchi, chiediamo al consierge dove poter mangiare qualcosa ma il suo consiglio ci porterebbe troppo lontano così usciamo dall’hotel e cerchiamo qualcosa nei paraggi, la zona non è particolarmente attraente e così ci rifugiamo in un KFC, per oggi può andare bene anche questo. La mattina dopo, prima di scendere per fare colazione, scopriamo che tra i tanti plus della nostra camera c’è anche il quotidiano che troviamo appeso alla maniglia della porta, così lo sfoglio aspettando che anche Patrizia sia pronta e tra le altre notizie leggo che nella zona peninsulare della Malesia sono ancora presenti almeno 550 esemplari di tigre, soprattutto nel nord al confine con la Tailandia, evidentemente l’uomo non è ancora riuscito a completare la distruzione del loro habitat, bella notizia. Per il primo giorno il programma prevede la visita di little India e China town, il bis di Singapore, la posizione dell’hotel è strategica perché si trova praticamente sopra alla fermata della metro di PWTC (Putra World Trade Centre) peccato che sia praticamente costruita sopra il letto di un fiumiciattolo che assomiglia motlo ad una fogna a cielo aperto. Questa linea della metropolitana è servita da un treno che in sopraelevata in poche fermate ci porta alla stazione di Masjid Jamek snodo centrale dei trasporti cittadini e punto di partenza della nostra esplorazione.

Partiamo visitando la zona di little India famosa per i tanti negozietti di stoffe e vestiti, ci incamminiamo e subito notiamo la differenza con Singapore, qui le strade sono molto meno ordinate e curate, spesso i canali di scolo delle acque piovane sono a cielo aperto e si rischia di finirci dentro, le bancarelle e i negozi espongono all’aperto le proprie merci in un susseguirsi di colori ed odori. Ci fermiamo quasi subito per fare acquisti, foulard e pashmine costano davvero poco e sono bellissime. Continuando nel nostro percorso ci accorgiamo che la merce in esposizione è sempre quella, interi espositori di “baju kurung” i tipici vestiti femminili della comunità musulmana, formati da una gonna lunga completata da un camicione fino in vita, il modello è praticamente identico ma interpretato con mille colori diversi e con costi differenti a seconda della stoffa utilizzata, il tutto naturalmente viene indossato con un velo altrettanto colorato che copre la testa ed il collo ma lascia scoperto il viso. Dopo aver visitato il quartiere indiano ci spostiamo in quello cinese, per farlo dobbiamo passare davanti ad una delle più importanti moschee della città, Masjid Jamek, proprio dietro alla stazione omonima e alla confluenza dei due fiumi. L’edificio è bello con uno stile arabeggiante peccato che il fiume che le passa davanti da l’idea di essere una specie di cloaca a cielo aperto. Prima di arrivare a China Town passiamo attraverso il Central Market, un mercato coperto che contiene centinaia di piccoli negozietti soprattutto per turisti. Ci fermiamo davanti alla facciata del Sri Mahamariamman Temple, un tempio Hiundu davvero bellissimo, proviamo ad entrare ma tra l’ingresso del tempio ed il luogo in cui depositare le scarpe il tratto di strada da percorrere a piedi nudi è troppo lungo e sporco così desistiamo. Ed eccoci finalmente a China Town, vi entriamo dalla parte più caratteristica e cioè il mercato alimentare coperto che non lascia niente all’immaginazione, il caldo, gli odori, e la varia umanità che lo pervadono colpiscono duro. Ci fermiamo è compriamo il solito piccolo casco di bananine locali, si trovano solo in queste bancarelle mentre nei negozi fanno bella vista a prezzi molto maggiori quelle che si trovano anche da noi. Attraversato tutto il mercato sbuchiamo in Jalan Petaling, la via coperta che è il centro commerciale di China Town, sulla strada si affacciano negozi e bancarelle per tutisti con capi di abbigliamento e scarpe contraffatti, souvenir di ogni genere e tanti di quei prodotti che ormai siamo abituati a vedere anche da noi. La giornata è come al solito calda, rientriamo in hotel e decidiamo di sfruttare la piscina panoramica dalla quale si può ammirare lo skyline della città con le immancabili Petronas Tower. E proprio le Petronas sono la meta del secondo giorno a KL, ci arriviamo via metropolitana scendendo alla fermata omonima, la vista da sotto lascia letteralmente senza fiato, purtroppo siamo arrivati un po’ tardi e gli ingressi gratuiti per salire fino al ponte di collegamento fra le due torri sono esauriti e, siccome ci hanno consigliato di non salire a pagamento optiamo per visitare il vicino acquario. Abbiamo avuto la fortuna di poter vedere molti dei più importanti acquari europei e possiamo dire che questo non è paragonabile con nessuno di loro (Genova, Barcellona, Valencia o Lisbona), è piccolo e nemmeno molto curato e la presenza di molte scolaresche con bambini piccoli non ha certo aiutato. Usciti dall’acquario raggiungiamo attraverso un passaggio interno l’enorme centro commerciale ai piedi delle torri, ci sono tutti i più importanti e costosi marchi al mondo disposti su più piani, un paradiso per chi ha la fortuna d avere un portafoglio mooolto grosso. Nel corso della serata ed il giorno successivo spendiamo gli ultimi scorci della nostra vacanza prima al Butterfly Park, di cui ricordo il caldo umido quasi insopportabile e le poche farfalle che abbiamo potuto ammirare, e poi sulla Menara Kuala Lumpur o KL Tower, cioè la torre di telecomunicazione cittadina alta 335 m dalla quale si possono vedere in un angolo di 360° le Petronas e tutto il resto della città.

Arriva così anche il giorno della partenza e ci dirigiamo all’aeroporto internazionale con il treno KLIA ekspres, che costa ma è pulito, efficiente e veloce che in Italia che lo sognamo… appunto l’Italia, a riportarci alla realtà ci penserà un Boing 747 400 di Lufthansa che raggiungerà Francoforte con scalo a Bangkok, e poi da lì a Linate.