Aliapiedi ... a Dublino - Kilmhainam Gaol

Una visita guidata di quelle che non si dimenticano facilmente. Un posto che merita di essere vissuto con profonda riflessione.



Aliapiedi ... a Dublino - Kilmhainam Gaol David García-Pardo

Aliapiedi ... a Dublino, il viaggio di Alia Zuffi alla scoperta della capitale irlandese volge al termine. Oggi vi raccontiamo la penultima puntata, ambientata dentro Kilmhainam Gaol. Come sempre vi auguriamo buona lettura, in compagnia di Alia.

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui trovate gli altri episodi del racconto di Aliapiedi ... a Dublino.

 

 

Siamo dentro Kilmainham Gaol, in una oscura sala espositiva di questa prigione, contenuta, quasi soffocata, da spesse mura di pietra.

Un ragazzo, con voce forte e decisa, chiama i visitatori a riunirsi intorno a lui per ascoltare attentamente le non poche norme vigenti che fanno impallidire più di un assistente. Il suo tono non ammette repliche e, quali soldati di una armata “brancaleonesca”, seguiamo in silenzio, ordinati e composti, il nostro pseudogenerale. Questi ci conduce in una sala, fredda, nuda e spoglia, arredata con un umile altare e con dei lunghi banchi di legno.

Si spengono le luci, scende un telo proiettore e inizia l’impressionante spettacolo in bianco e nero dell’agitata storia irlandese. Le immagini relative agli eventi salienti della stessa, ai suoi eroi e, soprattutto, ai suoi martiri, scorrono impietose davanti ai nostri occhi sgranati, davanti ai nostri visi stupiti, davanti alle nostre increduli menti. Il nostro anfitrione, apparentemente impassibile, commenta il triste cortometraggio.

È solo un timido assaggio.

Si accendono le luci, si alza il telo proiettore e riappare la umile cappella, muta testimone delle drammatiche nozze di un ardente nazionalista, Joseph Plunkett, poche ore prima di essere giustiziato.

È solo l’inizio.

Percorriamo umidi corridoi dall’intonaco a pezzi, quasi a simboleggiare le vite spezzate in quelle squallide celle di uomini, donne ma anche bambini, e i racconti, gli aneddoti, le leggende su quel crudele carcere, ristrutturato su iniziativa di coloro che non vogliono dimenticare, si susseguono con una drammaticità e intensità crescenti. L’ambiente circostante e le parole disarmanti della nostra guida, pronunciate con un misto di amarezza e integrità, mi fanno rivivere la profonda emozione e l’inevitabile commozione provate nel cimitero di Glasnevin. Il dignitoso e fiero atteggiamento di quel giovane, di soli ventotto anni, che non ha bisogno di recitare una orazione funebre per lasciare turbato e sconvolto chi lo ascolta, è ammirevole e, inevitabilmente, sorge un vergognoso confronto con i suoi coetanei italiani e spagnoli, privi di una memoria storica e orgogliosi dei rispettivi Paesi solo in occasione di eventi sportivi mondiali ed europei. Triste ma vero.

Arriviamo quindi nella galleria centrale da cui “si gode” di una vista panoptica delle novantasei celle che si affacciano sulla stessa e dove furono rinchiusi, fino alla loro esecuzione, i leader della Sollevazione di Pasqua del 1916, con le uniche eccezioni di Eamon de Valera, cittadino americano, e della contessa Markievicz, eletta deputata durante la sua prigionia. Quell’inquietante sala centrale, simile a un enorme polipo dai tentacoli di acciaio, tristemente famosa non per aver racchiuso i pericolosi ideali di coloro che credevano in una Repubblica d’Irlanda, libera e indipendente, ma bensì per aver ospitato le riprese del film Nel nome del padre o di un videoclip degli U2, Celebration, è l’esaltazione della assurda giustizia umana.

Non finisce qui.

Nel vicino cortile si conclude la suggestiva visita guidata.

L’anfitrione, in piedi, quasi sull’attenti, di fianco a una bandiera irlandese i cui colori vivi contrastano con il grigio ricordo di corpi morti, caduti, abbattuti e annientati innanzi a quelle oscure mura impietrite dalle frequenti fucilazioni, narra commosso un’ultima storia struggente, quella del prigioniero James Connolly, barcollante sulla sua gamba in cancrena, che cade e si rialza, cade e lo rialzano, cade e viene giustiziato seduto.

Un leggero vento porta via le ultime parole di quell'orgoglioso irlandese della libera e indipendente Repubblica d’Irlanda, patria amata, ricordata ed esaltata dagli eroi di allora e dai cittadini di ora. Un applauso emozionato si alza al cielo, quale colonna sonora finale di un tragico film reale. Lì in alto più di uno lo gradirà.

Non possiamo far altro che stringere la mano di quel ragazzo, dimostrandogli con quell’umile gesto tutta la nostra ammirazione, la nostra solidarietà e anche, bisogna confessarlo, la nostra invidia. Il tricolore irlandese forse non svetterà mai trionfante in una finale dei Mondiali o delle Olimpiadi: lo fa già ogni giorno nel cuore e nella mente di giovani come lui, veementi custodi delle proprie origini.

 

Il nostro appuntamento con "Aliapiedi ... a Dublino" è per la prossima settimana, con l'ultimo racconto del viaggio dublinese di Alia Zuffi. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.