Tierra Andina, Paesaggio Sacro, Genti Profane



Itinerario attraverso l'America Latina raccontato attraverso lo sguardo dell'architetto e del disegnatore.

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 26/12/2012

Durata: dicembre 2012-febbraio 2013

Luoghi: Argentina, Cile, Bolivia, Perù

 

Descrizione del viaggio:

Tanto deve l'Europa alla sua Storia quanto l'America alla sua Geografia. Il paesaggio naturale di questa immensa estensione possiede una qualità sacrale già compresa dagli antichi indigeni di questo continente e che ancora oggi possiamo avvertire visitando questi luoghi. Essendomi trovato nella fortunata condizione di aver vissuto in Cile (nella meravigliosa Valparaiso) per motivi di studio, ho intrapreso insieme a Giovanna, la grande compagna di viaggio, un percorso di scoperta attraverso Argentina, Perù, Bolivia e Cile. Da Buenos Aires, con la sua caotica frenesia e il suo immenso orizzonte coperto da un tappeto di cemento apparentemente infinito, siamo partiti gli ultimi giorni dell'anno alla volta del lussureggiante Nord del paese, diretti verso le (obbligatorie ed imperdibili) cascate di Iguazù e poi spingendoci sempre più all'interno, nella pacifica provincia argentina di Misiones, dove ancora oggi si respirano atmosfere capaci di risvegliare una spiritualità profonda e conflittuale e dove sembra ancora di udire per la prima volta il suono di un violino che parla di un'Europa antica e lontana.

Da Misiones ci siamo spinti a Salta e poi a Jujuy fino a Tilcara e al confine con la Bolivia, che si mostra da subito cosciente ed orgogliosa di un eredità indigena ben più antica dell'arrivo dei primi conquistadores. Tra gli immensi altipiani dell'Antico Alto Perù (come veniva chaimato il paese prima della vittoria di Simon Bolivar) scopriamo paesaggi lunari, orizzonti infiniti di montagne senza tempo. Tra questa Natura sovrana la presenza umana diventa quasi un fastidio, una sorta di profanazione del Paesaggio Sacro e sebbene si sia immersi in una solitudine difficile da provare altrove non si avverte la nostalgia della civiltà ma se ne scoprono con curiosità le tracce lasciate del suo passaggio: pitture rupestri nelle valli di Quetana lasciate dai pastori delle mandrie di lama, menhir scavati dal vento e da oceani comparsi da millenni e le più recenti rovine di insediamneti minerari persi tra le valli rocciose. Da non perdere il suggestivo cimitero dei treni di Uyuni, nei pressi del famoso Salar e il fondamentale Mate di Coca, bevanda preparata con un infuso di foglie di coca con il potere di placare i mal di testa dovuti all'altitudine (che a volte supera i 5000 m s.l.m).

Da questi luoghi incontaminati il ritorno alla realtà urbana può risultare brusco, ed è consigliabile concedersi alcuni giorni a Potosì, magnifica gemma dell'Architettura dei coloni spagnoli con un lato oscuro che grava ancora oggi sulle vite di chi la abita: la miniera d'argento più grande dell'intero continente che fu teatro di atrocità tremende in passato e ancora oggi oggetto di profonde controversie. Tale è la sua tetra fama, che i minatori che ancora vi lavorano seguono la tradizione di rendere omaggio al Tio de la Mina, un satiro dai tratti demoniaci che viene ritenuto il signore delle scure profondità. Da qui ci siamo spinti a La Paz, la capitale più alta del mondo, caotica ma accogliente e poi alle sponde del lago Titicaca, un'altro degli spettacoli naturali meravigliosi che questa terra ha da offrire. Se vi capiterà di visitare i resti di questo antichissimo mare altipianico non predetevi l'esperienza di scoprire i suoi isolotti (tra i più noti la Isla del Sol e de la Luna) facendo trekking e passeggiate e fermandovi a mangiare la trota pescata tra le acque del lago, sacre al dio Sole Inti.
Infine il Perù con le sue rovine coperte di muschio e l'incredibile varietà di prodotti che hanno contribuito a creare una cultura culinaria che non ha nulla da invidiare a quella mediterranea. Provate le oltre 15 specie di mais, di patate, i formaggi di capra, i cereali e la quinoa, il delizioso cebiche (piatto a base di pesce crudo) e le famose empanadas di carne di lama.

L’enfasi in questo diario è stata posta nella ricerca di un filo conduttore comune all’interno di tutte le esperienze vissute e i luoghi visitati. Ogni giorno veniva annotata una piccola lezione appresa su quanto osservato, accompagnata da un disegno o uno schizzo per testimoniare quale luogo o soggetto l’avesse ispirata. Attraverso queste annotazioni grafiche si andava costruendo in maniera spontanea e involontaria un percorso di avvicinamento a una realtà celata oltre i meravigliosi panorami e le imponenti rovine dei popoli antichi, una scoperta a cui si è cercato di dare un nome, di articolare in modo chiaro. Finalmente, durante la visita al Museo della Montagna di Salta, nel nord dell’Argentina, una frase scritta in una delle sale si rivelò fondamentale per comprendere a fondo questa intuizione; “Nell’antichità i popoli andini consideravano il Paesaggio come un’entità sacra”. Grazie a quelle parole realizzai a cosa fosse in realtà dovuto l’enorme distacco che avvertivo tra le culture e la Storia dell’Europa e l’immensità di questo antico Nuovo Mondo.  Per noi popoli europei l’Arte può essere sacra o la Musica o L’Architettura, ma non siamo affatto abituati a conferire lo stesso valore a qualcosa di non creato dalla volontà umana. E se si considera sacro il paesaggio, allora sembra facile vedere come in molti casi, in questo o in altri continenti, l’essere umano abbia introdotto elementi che acquistano i connotati del “profano”, l’artificiale inteso come contrapposizione alla sacralità che alcune culture antiche attribuivano (e attribuiscono tuttora) alla Natura che abitano. Questa dicotomia quasi spirituale  è divenuta la guida e l’ispirazione per il completamento del diario di viaggio, che alla fine si delinea come un tentativo di catalogazione di queste realtà “sacre” e di quale sia il valore che l’Architettura e le opere dell’uomo sono in grado di assumere semplicemente attraverso il dialogo (o la mancanza di esso) con il proprio contesto di appartenenza.