VitadaTurista

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Da Milano fino a Bangkok”. Per quanti mesi mi sono riempito le orecchie con questo ritornello e incredibilmente una volta atterrato in Thailandia, una volta arrivato a Bangkok, non sono riuscito ad intonarlo nemmeno una volta. Perchè? Semplicemente perchè il modo miglior per vivere un posto, per conoscerlo è.. ascoltarlo. E' per questo che appena arrivo in un posto nuovo faccio di tutto per immedesimarmici con tutto me stesso.

Sono stato fortunato, perchè in questa esperienza non avevo soltanto due orecchie, ma ben sei. Non avevo due occhi, ma sei. Lo stesso vale per il cuore. Non uno, ma tre. Ho condiviso questa esperienza con due splendide ragazze con le quali ho legato da subito. Sarà stata forse la magia del viaggiatore ad unirci così? Sta di fatto che un'esperienza unica nel suo genere, all'inizio accolta con timore, curiosità ed eccitazione si è trasformata in un bel percorso che affiancava sport e turismo.

Sara e Federica sono state delle amiche, delle compagne di viaggio, delle sorelle e delle atlete perfette. Zaino in spalla, fotocamera appesa al collo e si andava a conquistare ogni angolo di Pattaya. Allo stesso modo con il quale abbiamo catturato scatti da Pattaya a Bangkok, siamo riusciti a sperimentare e provare ogni ricetta, o quasi, made in Thailand. Anche questo è stato un duro lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo no?

 



Abbiamo cavalcato le onde per andare a scoprire le bellezze di Koh Larn, abbiamo messo alla prova polmoni e polpacci durante il running per le nostre corsette sulle colline del Big Buddha, ci siamo sentiti bambini in gita nella capitale tra le bellezze del Wat Pho e l'immensità del Palazzo Reale, abbiamo ammirato la città specchiarsi nelle luci della notte da punti panoramici come il Lebua e il Vertigo, abbiamo ballato e cantato nella Walking Street di Pattaya, ci siamo persi tra le bancarelle dello shopping e i carrozzoni dello street food, ci siamo innamorati del Pad thai e ci siamo rilassati con il Samsong nel dopo cena.

Abbiamo impugnato mazze da golf, guantoni e bacchette, abbiamo tirato pugni, calci, mazzate e imboccato noodle, siamo saliti al volo su tuk tuk con gente sconosciuta, abbiamo sbagliato strada, ci siamo persi e ci siamo ritrovati. Abbiamo visto colori sgargianti sui taxi, sulle tuniche arancioni e nei tramonti di Pattaya.

Ho visto la felicità negli occhi delle mie compagne di viaggio, quella felicità di chi sa di essere in Thailandia.

Era la prima volta per me, non in Asia, ma in Thailandia. Tuttavia è bastata per comprendere il motivo per cui la chiamino The land of smile, la terra del sorriso. E non sono solo loro a sorridere, ma lo fai anche tu, contagiato da una miriade di emozioni, che ti travolgono dall’inizio alla fine del tuo viaggio. Anzi anche ben oltre, perché gli effetti della Thailandia sono, per cosi dire, a lungo raggio: ti lasciano una nostalgia che sai già dovrai portarti dietro per parecchio tempo ancora.

Dicono che il bello di un viaggio sia poterlo condividere e io penso di essere stata fortunata a poterlo affrontare con due persone come Sara e Daniel. Non ci conoscevamo, eppure, è stato come se fossimo amici da sempre. Ora che siamo tornati a casa, c’è una strana atmosfera; era diventato così semplice passare le giornate insieme, che oramai mi ci ero piacevolmente abituata. Ci siamo trovati in sintonia fin da subito e non c’è mai stato alcun problema; non crediate lo dica per convenienza o per far apparire tutto idilliaco, ma sono state davvero tre settimane piene di gioia e null’altro.

Sara: una ragazza semplice, con tanta pazienza – presumo che con me ce ne voglia – allegria e una buona dose di pazzia, che non stanca mai. Era diventata la sorella maggiore che non ho mai avuto. Daniel: creativo, spiritoso, sagace e con la battuta sempre in tasca. Lui la Thailandia la conosceva già e posso dire che è stato un po’ il mio maestro sulle “tecniche di base del bravo turista”: cosa mangiare, visitare, dove andare, quanto sarebbe giusto spendere e come doversi comportare. Si perché ci sono una miriade di regole da dover rispettare e a cui non penseresti mai, eppure… ad esempio è vietato calpestare le monete e le banconote, poiché su di esse vi è rappresentato il ritratto del re.

Lo scopo del viaggio era riuscire ad abbinare il turismo allo sport, in particolare nella località di Pattaya, a circa 2 ore di auto da Bangkok. La prima settimana abbiamo appreso le tecniche di base del Muay Thai - la disciplina di combattimento thailandese - grazie al nostro abile insegnante Leonard, un pluridecorato campione mondiale. Con il suo viso dolce e i modi gentili non capisci subito chi hai di fronte; poi, quando finalmente lo vedi salire sul ring, togliersi la maglietta e sferrare degli estremamente potenti quanto agili calci per aria, capisci che con lui non c’è da scherzare. Il Muay Thai è una perfetta combinazione di forza e leggerezza, velocità e destrezza, riesce ad alleggerirti tantissimo, emotivamente parlando, e a farti sentire davvero libero e carico al tempo stesso. Un susseguirsi frenetico di kick, pan, gap, nick… che a fine giornata non fanno che evidenziare i lividi e le sbucciature sul tuo corpo, i quali però passano subito in secondo piano, quando ti accorgi dei repentini miglioramenti e delle belle sensazioni che questo sport ti lascia.

In seguito ci siamo dati alla corsa: “Running around Pattaya” e sempre con il nostro fidato Leonard come motivatore, abbiamo corso lungo le spiagge, fra le colorate strade di città, su e giù per le collide del Big Buddha, sotto il sole cocente e (ve lo posso giurare) sotto lo scrosciare della pioggia. E’ stato faticoso, ma ce l’abbiamo fatta. Ci siamo, per così dire, messi alla prova, e quando il risultato è positivo, non puoi che essere fiero di te stesso.

 

Infine, come ultimo sport, è stato scelto il golf. Una disciplina colma di tecnica e tantissime regole. La posizione del corpo come prima cosa, poi il movimento, il quale deve essere naturale e stabile contemporaneamente, ed infine il colpo, preciso e potente, per far si che la pallina vada in buca, oltre il lago o, diciamolo, in testa a nessuno. Anche qui c’è voluta molta pratica prima di poter riuscire a fare qualche tiro “come si deve”, ma dopo esserci riusciti, una bella pacca sulla spalla non mancava mai. Nel nostro ultimo giorno, tutti pimpanti ed emozionati, ci siamo diretti al Siam Country Club, insieme al nostro preparatissimo istruttore Grant, un ragazzo inglese con tutta la compostezza e la grazia dei grandi giocatori di golf, assolutamente distanti, per i modi quieti e la grande serietà, da noi tre, che con la contentezza di un bambino sulle giostre, non sapevamo trattenere le emozioni ogni qual volta la pallina finiva in buca, o anche solo vicino a dove ci eravamo prefissati.

Durante i numerosi attimi di tempo libero abbiamo cercato di esplorare al meglio questa magica terra, visitando il Santuario della Verità per esempio: un meraviglioso tempio sulla spiaggia, costruito ed intarsiato interamente in legno, alto ben 105 metri. Abbiamo poi passato qualche giorno a Bangkok, visitando il Phra Borom Maha Ratcha, ossia il Palazzo Reale (vecchia residenza dell’imperatore), la Golden Montain, la casa di Jim Tomson – un grande architetto americano venuto in Thailandia per una semplice vacanza ed trasferitovisi dopo esservi innamorato di questa terra e della sua gente – e tanto altro. Siamo saliti su alcuni dei palazzi più alti di Bangkok e da lì, abbiamo potuto ammirare la città di notte, illuminata a 360° e carica di emozioni anche a tale distanza.


È stato un viaggio emozionante, che mi ha arricchito tanto sia dal punto di vista culturale che emotivo. La Thailandia è un posto davvero magico e io sono grata di essere stata scelta per un progetto così interessante. Ho conosciuto persone stupende, che mi hanno dato tanto e a cui mi sono legata in maniera particolare, più di quanto avrei potuto immaginare. Ripensando a tutto ciò che abbiamo vissuto non posso che arricciare gli occhi e far colorare il mio viso di un raggiante sorriso, che già di per se esprime tantissimo. Poi provando a raccontare tutto, penso che un’intera settimana non basterebbe, perché la carica positiva che questa terra ti lascia, fa viaggiare la tua mente ben oltre quello che hai vissuto. Dunque che dire, noi ne abbiamo scoperta solo una piccola parte… il resto dovrà sicuramente essere nuovamente esplorato.

Tanto sport, sì, ma anche tempo libero per scoprire la Thailandia come dei turisti "qualsiasi". Daniel, Federica e Sara hanno trascorso il loro viaggio di Sognando la Thailandia 2015 come degli esploratori, immergendosi in una cultura che non può lasciare differenti, ed ecco il racconto di quel tempo libero che è diventato... esperienza di vita.

Viaggiare, scoprire, fotografare, mangiare cibi locali, conoscere nuove persone, nuove lingue, nuove culture. Tutto questo fa parte del viaggio. Nella nostra esperienza abbiamo abbinato sport e turismo e così abbiamo potuto aggiungere a questo elenco anche il lato strettamente atletico. Ma quando le attività si concludevano e noi, dopo una doccia che sapeva tanto di benedizione all'ombra dei quasi quaranta gradi thailandesi, come impegnavamo il nostro tempo libero?

Da Pattaya a Bangkok, ci siamo sbizzarriti! Pronti via, il cibo. Posto che vai, pietanze che trovi e che.. mangi! Riso, noodle, carne, verdure, pesce, qui in Thailandia ne trovi davvero di tutti i tipi. Io sinceramente mi sono innamorato del Pad Thai e del morning glory. Il Pad Thai, il piatto più conosciuto dai turisti che visitano questo Paese, è saltato in padella con tagliolini di riso, uova, soia, gamberetti, pollo o maiale e con arachidi sbriciolate e coriandolo.

 

Thepprasit night market. A Pattaya ogni weekend questo immenso mercato notturno si riempie di fiumi di persone tra...

Posted by Vita da Turista on Domenica 13 dicembre 2015

I morning glory invece sono chiamati anche “spinaci d'acqua dolce” e nella maggior parte dei casi si mangiano accompagnati dal riso. Impossibile non sentire lo stomaco brontolare dopo aver letto questo righe. Che poi a Pattaya, uno dei tanti posti dove potrete sbizzarrirvi per la scelta del cibo in ambito street food, è il Thepprasit Market, un immenso mercato notturno che accoglie fiumi di gente nel weekend, tra bancarelle per lo shopping a veri e propri ristoranti a cielo aperto.

Siamo poi scappati a Koh Larn, una bellissima isoletta con molteplici spiagge da sogno a pochi minuti di speedy boat dalle coste di Pattaya. Regna il relax, il mare cristallino e la compagnia di qualche scimmietta potrebbe allietarvi i pomeriggi mentre siete sdraiati in spiaggia a prendere il sole.

Non avete tempo per fare il giro del mondo e vi trovate a Pattaya? Niente paura, si fa un salto al Mini Siam! Ad esempio noi in pochi passi ci siamo scattati un bel selfie sotto la Tour Eiffel, mentre con un dito sfioravamo la Statua della Libertà di New York e con lo sguardo controllavamo il Colosseo a distanza. Oltre alla parte dedicata alle bellezze del mondo, la seconda metà di questo parco è dedicata alle infinite attrazioni della terra thailandese, con riproduzioni fedeli dei vari Templi sparsi per tutto il Paese, da Bangkok fino alla magnificenza del nord, da Ayutthaya a Sukothai.

 

Fare il giro del mondo restando fermi a Pattaya? Si può!Oggi siamo andati al Mini Siam e ci siamo trovati sotto la Tour Eiffel!#sognathai15 #particonunafoto #tatroma

Posted by Vita da Turista on Venerdì 4 dicembre 2015

Una delle esperienze più belle del nostro viaggio è stata la visita al “Temple of Truth”, che poi un vero e proprio Tempio non è, ecco perchè viene chiamato anche Santuario della verità. La nostra fortunata visita è stata impreziosita da una cerimonia alla quale abbiamo assistito, quella dell'iniziazione al buddhismo da parte di centinaia di bimbi e ragazzini.

E poi come non parlare dei mezzi con i quali ci siamo mossi? Taxi, tuk tuk, speedy boat, mototaxi spericolati e i songthaew, che significa letteralmente “due panche”. Un cenno con la mano, sali sopra, a volte ti aggrappi, prenoti la fermata con un campanello e scendi al volo. Tutto questo per dieci o venti baht, ovvero pochissimi centesimi di euro, anche se molte volte i turisti un po' sbadati pagano la corsa anche dieci volte di più. Non preoccupatevi, è successo anche a noi!

 

 

Siamo poi volati a Bangkok, per una gita nella capitale, uno di quei posti nel mondo che difficilmente puoi dimenticare. Una visita al Wat Pho, dove giace il Buddha sdraiato con i suoi 46 metri di lunghezza e 15 d'altezza, completamente rivestito d'oro. Ci siamo poi diretti verso Chinatown, sulla Golden Mountain e abbiamo ammirato la vista sulla città dalla cima di quest'ultima. Abbiamo ammirato la particolarità della casa di Jim Thompson e ci siamo innamorati delle luci di Bangkok by night a più di duecento metri d'altezza, dal Vertigo Moon Bar al Lebua.

La Thailandia non ti lascia indifferente, è uno di quei Paesi che ti rimane dentro, è uno di quei posti che mentre stai per salire sull'aereo per tornare a casa ti dà quella sensazione come se casa tua, in realtà, si trovasse proprio qui, nel Paese del sorriso.

Sognando la Thailandia 2015 ha come tema lo sport. E così, dopo il Muay Thai - disciplina della lotta tipica della cultura tradizionale thailandese - e il running, che ha sempre più adepti in tutto il mondo, tra amanti delle urban tracks e dei sentieri naturali, ecco che Daniel, Federica e Sara "fanno i conti" con il golf, il più nobile degli sport, ma in un ambiente davvero non convenzionale per mazze e palline. Ecco come Daniel ci racconta il loro approccio al golf, in salsa... thailandese!

Il golf. Un campo verde, una mazza e qualche buca. Come dire che un'automobile sia soltanto un volante ed un motore, che un aereo sia soltanto un paio d'ali e che per fare un tavolo ci vuole il legno e che per fare il legno ci vuole l'albero, andando avanti così a vita.



Devo essere sincero. Per me il golf è stata una bella scoperta. Ci sono miriadi di regole così semplici da attuare che poi finisci per fare confusione e per zappare il terreno al posto di colpire la pallina. Postura, gira il busto, braccio disteso, gomito a novanta gradi, doppia impugnatura, guarda la mazza, devi vedere solo due nocche, i pollici si toccano, piedi stabili e piantati a terra, nel mentre la mazza scivola verso il basso, il busto si gira durante lo swing, petto in fuori testa in alto e piedi destro che si alza e il tuo sguardo perso nell'orizzonte a controllare su quale zolletta del pratino inglese la tua pallina atterrerà. La sua pallina. Perchè la mia, almeno le prime volte, rimaneva sempre lì, accanto a me. Che pallina romantica.



Il golf è così, una metafora della vita. Ti metti d'impegno, ripassi la lezione per tutto il giorno, poi arrivi al momento in cui vuoi colpire la pallina, al posto della tecnica ci metti la rabbia ed ecco che “sbucci” la pallina, che ti cade a pochi metri dal tuo piede. Capita invece che, frustrato per i vari tentavi andati a vuoto, tu voglia provare un tiro senza impegno, senza nemmeno metterci tanta potenza e.. pum! Quella pallina inizia a roteare nell'aria con una leggiadria che non ti fa nemmeno credere che quel tiro sia partito dalla tua mazza da golf. Quando meno te l'aspetti, inizi a volare. Proprio come nella vita no?

In quattro giorni di allenamenti siamo migliorati notevolmente e siamo arrivati sul green con una conoscenza base delle tecniche del golf molto soddisfacente. Si respirava aria di festa, forse per il colore giallo sgargiante delle divise delle nostre caddy, forse perchè tutti acchitati con Polo e bermuda ci sentivamo davvero dei pro' (come li chiamano qui), forse perchè l'idea di metterci alla prova con un panorama così verde che non poteva lasciarti indifferente, ci motivava sul serio!



Sta di fatto che quei campi che per la maggioranza delle volte vedevano sgambettare uomini troppo seriosi e troppo concentrati sulle loro palline da colpire per regalare un minimo sorriso alle gentilissime caddy, avevano dato spazio a un team di veri e propri giullari di corte prestati al mondo del golf: noi.

Ci siamo divertiti e con le nostre buffe mosse impugnando una mazza da golf abbiamo conquistato ben dodici buche, abbiamo visto sorridere le nostre caddy che hanno messo da parte la loro favolosa professionalità per condividere con noi questo momento sportivo, con una raffica di video e selfie. La nostra buca migliore ha fatto rima con i loro sorrisi. Tutto il resto non conta no?

Una terra che fonde armoniosamente mare, montagna e cultura, dove lasciarsi abbracciare da una calda ospitalità: è il Distretto di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e di Himera, che ora può essere esplorato anche online navigando tra tutte le bellezze e le ricchezze di un territorio dai mille volti.

Il Distretto si pone l’obiettivo di offrire al turista un itinerario libero, che supera il concetto di ‘pacchetto vacanza’ proponendo una serie di attività da scegliere e modellare a seconda delle esigenze e dei gusti personali del viaggiatore. Il territorio madonita si adatta perfettamente, del resto, ad una vacanza di questo tipo proprio per il carattere multiforme del suo patrimonio locale, fatto di elementi tutti diversi tra loro e ciascuno in grado di soddisfare voglie e curiosità.

Chi si appresta a visitare i tesori del Distretto ha infatti a disposizione un’ampia gamma di attrazioni e possibilità, che vanno dalle spiagge – alcune delle quali considerate tra le più belle della Sicilia – a cime che non hanno niente da invidiare alle Dolomiti del nord Italia, passando per luoghi che hanno fatto la storia dell’isola e ad un’enogastronomia varia e gustosa. Il portale del Distretto riflette molto bene il concetto di libertà che anima l’offerta turistica locale, come emerge dalle diverse sezioni del sito, ciascuna dedicata ad un aspetto del territorio; aspetti che possono essere mescolati tra loro al fine di garantire al turista un soggiorno completo alla scoperta di ogni anima del territorio.

 

 

La Sicilia è una destinazione rinomata per gli amanti del mare, poiché l’isola più grande del Mediterraneo possiede dei tratti di costa che si potrebbero definire caraibici, e le località che fanno parte delle Madonie non fanno eccezione: è qui che si trova, infatti, la splendida Cefalù che, oltre al duomo famoso in tutta Italia, custodisce un delizioso borgo antico sul mare e spiagge favolose. Cefalù è solo una delle possibilità che il Distretto riserva nell’ambito del turismo estivo, che comprende spiagge di tutti i tipi (da quelle sabbiose a quelle di ciottoli) tra le quali ognuno potrà scegliere la più adatta alle proprie esigenze.

Se in fatto di mare la Sicilia costituisce un’eccellenza italiana, vi sorprenderà sapere che l’isola è uno scrigno di perle preziose anche dal punto di vista della natura e delle montagne. Arrivando a Terravecchia, località che si trova nella parte alta del comune di Caltavuturo, lo scenario che si apre è un vero spettacolo fatto di alte cime e lunghe pareti di roccia. Le sorprese non finiscono qui, perché basta percorrere uno dei numerosi sentieri di montagna – anch’essi parte dell’offerta turistica locale – per rendersi conto della storia e dei misteri che da secoli sono custoditi in questo angolo di natura selvaggia e incontaminata: un esempio su tutti è costituito dalla Grotta della Gurfa, che appartiene al comune di Alia e che ha origini e funzioni antichissime.

Il patrimonio naturale delle Madonie è immenso, e su questo non ci sono dubbi, ma altrettanto ampio è quello culturale fatto di borghi antichi, chiese e monumentali castelli. Gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti, ma rimanendo alle eccellenze del territorio non si può non fare riferimento a Castelbuono e al suo centro storico, a Gangi che è stato eletto Borgo dei Borghi nel 2014 e a Caccamo col suo castello che è il più grande d’Italia e uno dei maggiori d’Europa. Concedersi un percorso culturale nelle Madonie vuol dire incontrare le tante culture che si sono imposte sull’isola nel corso della storia, e che hanno lasciato tracce arabe, normanne e della Magna Grecia, quest’ultima egregiamente rappresentata dall’antica città di Himera a cui è dedicato un Parco Archeologico e un Museo.

Surf, trekking, equitazione, mountain bike, arrampicata: sono solo alcune delle attività che il Distretto mette a disposizione per permettere al turista di godere della natura madonita. Tra Parchi Avventura in cui vivere delle esperienze estreme – persino dormire in tende sospese a diversi metri da terra! – e canyon imponenti come le Gole di Tiberio, chi cerca movimento all’aria aperta può approfittare di tantissime e diverse soluzioni; allo stesso tempo, però, quest’angolo di Sicilia è un luogo per natura votato al turismo slow e che consente, dunque, di concedersi un soggiorno a tutto benessere tra spiagge tranquille, lidi isolati e luoghi termali eccezionali.

E che Sicilia sarebbe senza cibo? La gastronomia è un aspetto fondamentale non solo del turismo ma anche della vita quotidiana locale, e la scelta di prodotti da assaggiare è così varia che si ha quasi l’impressione di non riuscire a provare tutto! Arancine, cassate, cannoli e tanti piatti della tradizionale cucina siciliana vi aspettano nelle numerose strutture che fanno parte del Distretto, tutte pronte a regalare un’esperienza di gusto che sarà impossibile dimenticare.

Navigando sul sito del Distretto di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e di Himera basta un clic per conoscere tutto il meglio del territorio, lasciarsi incuriosire dalle sue attrazioni e… programmare la vostra prossima vacanza. Costa state aspettando?

 

 

Prosegue il viaggio di Sognando la Thailandia 2015, tutto a base di sport e bellezze da scoprire nella magica Thailandia.

Oggi, il nostro narratore d'eccezione, Daniel, ci racconta come lui e le ragazze si sono approcciati, dopo il Muay Thai, al running, una delle tre "specialità" sportive, insieme al golf, che costituiscono il programma del viaggio di quest'anno. Un racconto simpatico e spigliato, come i nostri protagonisti, tutto da leggere!

“Leonard, please remember we aren't a champion like you”. La nostra supplica amorevole verso Leonard, il nostro pluridecorato istruttore di Muay Thai che ci sta seguendo anche nel progetto running. Lui con il suo solito sorriso e il suo fisico agile e asciuttissimo, tira su' il pollice e ci fa capire che manca ancora poco.

 

E adesso viene il bello.. Si corre in salita.Mandatemi un elicottero!#particonunafoto #sognathai15 #corricon #tatroma

Posted by Vita da Turista on Sabato 12 dicembre 2015



Dopo qualche centinaio di metri si ferma. Entra in un negozietto, compra delle bevande super colorate ed energetiche e ce le offre. “Thank you Leoooo!” il grido che si alza in coro. Cappellino, una canotta della palestra dove vive e lavora, tatuaggi sbiaditi sulla pelle scura e qualche ematoma come ricordo di una caduta in moto. Questo è Leonard. Sudati, distrutti, sguardi che si incrociano come a dire “e anche oggi ce la siamo scampata”, esercizi improbabili di stretching, il countdown che ci porta a contare quanti minuti ci separano dal binomio doccia e colazione. Questi, siamo noi!



Durante la corsa erano tante le cose che incrociavano il nostro cammino. Sarebbe da prendere un foglio bianco e una matita e scriverle tutte attaccate, senza virgole né spazi, un po' come la cantilena della lingua thai. “Taxi taxi, tuandredbaht” oppure il clacson dei “due panche” (dei simil tuk tuk) che cercavano di farci salire sul loro tragitto, oppure Leo che ci diceva “uok uok” intendendo il verbo “walk” ovvero “adesso si cammina fino a casa” come defatigante.

 

Sveglia, colazione e pronti via! Corsetta sul lungomare di Pattaya e poi si arriva fino in collina.Brava Federica, fai un pò di stretching che ci servirà! #sognathai15 #particonunafoto #tatroma #corricon

Posted by Vita da Turista on Sabato 12 dicembre 2015



Abbiamo corso un sacco, abbiamo scalato colline, abbiamo dribblato carrozzoni con cibo, bancarelle con vestiti, cagnolini randagi, ci siamo sfottuti a vicenda, abbiamo perso il fiato, abbiamo maledetto quel giorno che abbiamo deciso di non metterci a dieta, abbiamo fatto amicizia per convenienza con umidità e i quasi quaranta gradi di Bangkok. Abbiamo spento sveglie troppo presto, abbiamo aperto gli occhi troppo tardi, abbiamo contato ogni metro fatto con le nostre scarpe da ginnastica e abbiamo sperato che i nostri lacci si slacciassero, per fermarci e respirare un po'.

Abbiamo corso ai piedi del Grande Buddha, abbiamo corso sul lungo mare e in mezzo ai vicoletti. Ci siamo stancati, ma ci siamo divertiti e abbiamo raccolto tutte queste fatiche in un video. E questo sì, ti fa pensare che ogni chilometro percorso, ne sia davvero valso la pena.

 
Pattaya di corsa: il video finale!

Si è conclusa la nostra settimana dedicata alla corsa! Abbiamo deciso di raccogliere in un video i momenti più faticosi e i più divertenti! Guardatelo in HD!Vi siete divertiti insieme a noi?#sognathai15 #particonunafoto #corricon #tatroma

Posted by Vita da Turista on Sabato 12 dicembre 2015

Il campeggio con tenda all'aria aperta non è più l'unica opzione per i viaggiatori che scelgono una meta "libera" rispetto ai soliti alberghi. Negli ultimi anni, infatti, il mondo dell’en plein air si è evoluto fino ad inglobare diverse strutture dotate di numerosi comfort, come campeggi e villaggi che nulla hanno da invidiare ai migliori hotel con centro benessere, a partire dalle location. Simbolo di questa rivoluzione all’aria aperta è il Glamping, parola che nasce dalla contrazione del termine inglese glamour (fascino) e di camping, per descrivere un nuovo genere di vacanza di lusso.

Sebbene il glamping non sia un elemento sostitutivo della "scampagnata" per gli spiriti più avventurosi e di quello all’insegna del divertimento per famiglie, il Glamping o Glamorous Camping si sta progressivamente affermando tra i viaggiatori che per anni hanno preferito l'albergo alla vacanza in tenda. Unendo i vantaggi dei migliori servizi dedicati al comfort e il contatto diretto con la natura tipico del campeggio, il Glamping è oggi una realtà affermata anche in Italia: Campeggi.com (www.campeggi.com), portale del network KoobCamp dedicato al mondo dei campeggi e dei villaggi vacanze, e PaesiOnLine hanno selezionato le strutture dove sperimentare al meglio l’esperienza del Glamping in Italia.

 

 

Da Nord a Sud, isole comprese, sono numerosi i campeggi e i villaggi che si sono attrezzati per il Glamping. Sapete come ci sono riusciti? "Piantando" tende da mille e una notte, spesso impreziosite da letti a baldacchino e tappeti pregiati, come nella favola di Aladdin o di Alì Baba. Proprio per questo il Glamping è anche sinonimo di materiali ricercati, soluzioni d’arredo originali e confortevoli allo stesso tempo, così come di servizi per il benessere del corpo e della mente. Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Veneto e l’area del Lago di Garda sono all’avanguardia in fatto di Glamping, ma la scelta di strutture con sistemazioni di lusso cresce di giorno in giorno in ogni parte d’Italia. Qualche esempio di sistemazione Glamping?

Camping Orlando in Chianti a Cavriglia (AR), in Toscana: dedicato a chi cerca un pizzico di lusso e romanticismo tra le colline toscane, il Glamping dell’Orlando in Chianti offre Lodge Tent e Lodge Suite per soggiorni impreziositi da ogni confort. Le Lodge Tent sono dei veri e propri appartamenti da 28 mq con pareti in tessuto e struttura in alluminio. Il legno dei pavimenti e delle finiture accolgono comodamente 4+1 persone, mentre la Lodge Suite è l’ambiente ideale per le coppie in cerca di coccole.

Camping Village le Pianacce a Castagneto Carducci (LI) in Toscana: il Glamping declinato in diverse soluzioni stilistiche per soddisfare le più particolari esigenze di vacanza. Nuovissime tende per famiglie, tutte in ottica lodge charme, dotate di pavimento in legno, cucina a 4 fuochi a induzione, frigo, TV, zona lounge e camere con letti a baldacchino e a castello per i bimbi.

Villaggio Barricata a Porto Tolle (RO) in Veneto: Lodge Tent e Lodge Suite che offrono letti completi, con materasso e lenzuola, ma anche armadi, cucina e terrazza in legno rialzata. Il bagno privato è in camera, in un ambiente separato e ricercato anche nello stile. La Lodge Suite, inoltre, offre letto matrimoniale a baldacchino e vasca da bagno relax per momenti romantici in una tenda che richiama le atmosfere dei safari della Tanzania.

Camping Baia Blu la Tortuga ad Aglientu (OT), in Sardegna: qui il concetto di Glamping diventa soft, con un lusso discreto che si traduce nella presenza del Settore SunLodge con le Mobile Home dotate di soggiorno e angolo cottura, camere da letto e servizi privati. Immancabile la veranda in legno coperta, con tavolo, sedie e lettini.

Queste e le altre strutture della Selezione Top Glamping, in costante aggiornamento, sono disponibili su Campeggi.com a questo indirizzo.

Pronti, via! Atterriamo all'aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok. Basta uscire in strada alla ricerca di un taxi che subito capiamo di essere atterrati nella magia del Sud Est asiatico. Taxi verdi, viola, gialli e blu. Umidità e colore che incollano i vestiti alla pelle. Aria condizionata al massimo ovunque, compresi gli stessi taxi, i 7 Eleven e lo skytrain. Mani giunte e capo chino e un sorriso che non manca mai. Ben arrivati in Thailandia.

Ci dirigiamo verso Pattaya, che dall'aeroporto di Bangkok dista 145 chilometri o giù di lì. Sappiamo poco di questa città: c'è chi si reca qui per la vita notturna senza freni, chi per praticare il Muay Thai e chi per rilassarsi con la famiglia. Un nesso logico che non s'incontra mai.

Quale miglior modo di scoprirlo se non vivendo questa città? 

Sognando la Thailandia 2015: da Bangkok a Pattaya

Siamo atterrati a Bangkok e ci siamo diretti immediatamente a Pattaya. Il nostro programma prevedeva una settimana di allenamenti dedicati al Muay Thai. Riusciremo a diventare dei veri e propri campioni?Siamo Daniel, Federica e Sara ed ecco com'è iniziato tutto! [anche in HD]#sognathai15 #particonunafoto #tatroma

Posted by Vita da Turista on Lunedì 7 dicembre 2015

Una volta addentrati nella cittadina, dopo aver percorso il lungo mare sulla Beach road con i colori delle insegne mi sono incredibilmente e inspiegabilmente sentito nuovamente a casa. A differenza di Federica e Sara, è la terza volta che metto piede nella terra del sorriso e questi colori, mischiati ai profumi, ai sapori ma anche agli odori di queste città, mi fanno percorrere tutti quei chilometri di distanza in un batter d'occhio. Così come i carretti fumanti o i cucchiai sbattuti nei pentoloni, pronti a preparare l'ennesimo pad thai a 60 baht.

Thailandia, una foto dal futuro. Qui sono già le 19 e domani inizia la nostra grande avventura all'insegna del binomio sport e turismo!#sognathai15 #particonunafoto #tatroma

Posted by Vita da Turista on Mercoledì 2 dicembre 2015

Federica, alla prima esperienza in Thailandia la pensa come me. A primo impatto noti il traffico, il frastuono dei motorini, il susseguirsi di palazzi, il rincorrersi dei taxi. Poi ti fermi un attimo e ti accorgi del resto: delle persone, degli odori, dei sapori, di tutto quello che ti entra dentro e che rimane impresso ben oltre il primo sguardo. Una città coloratissima, con tante cose da fare e scoprire, che a primo acchito non diresti mai. Al che non resta che addentrarvici, montare in sella al primo moto-taxi disponibile e lasciarsi trasportare da queste due ruote che scivolano come onde lungo i vicoletti di questa città.

Il moto-taxi, il tuk tuk e chissà quanti altri mezzi ancora esistono nelle vie di questa colorata città della Thailandia dell'est. L'importante è sempre arrivare a destinazione no? E come dicono qui “Mai Pen Rai”, una specie di “Hakuna Matata” tradotto in lingua thailandese. Vivi senza pensieri! 

Perché a noi piace viaggiare comodi!Sapete come si chiamano questi taxi qui in Thailandia? Sono simili ai Tuk Tuk ma...

Posted by Vita da Turista on Lunedì 7 dicembre 2015


E' ora di provare il Muay Thai. Forza, intuito, precisione, astuzia, potenza e velocità d'esecuzione. E' questo il riassunto di questa disciplina. Abbiamo un istruttore che ha vinto più di 120 incontri in carriera e in ogni passo e movimento che ci insegna c'è ancora la stessa passione che lo ha portato ad alzare quella mano al cielo in segno di vittoria per più di cento volte. Vero, caro Leonard?

Abbiamo raccolto in un video la nostra prima lezione di Muay Thai a Pattaya.Sembriamo quasi dei professionisti? Fateci sapere![Il video è anche in HD]#sognathai15 #particonunafoto #tatroma

Posted by Vita da Turista on Giovedì 3 dicembre 2015

Anche Sara la pensa alla stessa maniera e se le chiedi di riassumere questa disciplina in tre parole non ha dubbi: tecnica, agilità e concentrazione. Questo sport è uno di quelli che pensi “ma io non ce la farò mai” e invece in ogni goccia di sudore che cade sul ring, c'è un continuo miglioramento che, a fine lezione, ti porterà a dire “ma sai che non era per niente male?”

La magia del principiante svanisce quando nel ring entrano due bimbi che avranno un quinto dei tuoi anni e saltano come se fossero dotati di speciali molle sotto la pianta dei piedi. Il loro entusiasmo ci coinvolge e il loro pantaloncino super colorato da Muay Thai attira la nostra attenzione. La loro invece è catturata dai nostri telefoni con i quali cerchiamo di riprendere le nostre peripezie sul ring, mentre i loro sorrisi diventano l'argomento principale della giornata e di quelle successive.

Anche Leonard si appassiona giorno dopo giorno, vedendo i nostri miglioramenti e durante gli allenamenti non ci stacca un attimo gli occhi di dosso: “dai un calcio con il piede posizionato così”, “sposta il bacino di lato, sarai più veloce”, “mantieni sempre la guardia, non nasconderti dietro un guantone” e così via, mostrandoci quanto sia ancora fulmineo nei suoi movimenti nonostante abbia abbandonato il ring da un po' di anni.  

Inizia una nuova giornata all'insegna del Muay Thai qui a Pattaya.Regola numero 1: mai abbassare la guardia.#sognathai15 #particonunafoto #tatroma

Posted by Vita da Turista on Sabato 5 dicembre 2015

Siamo soltanto all'inizio della nostra avventura e abbiamo già imparato che il Muay Thai potrebbe essere una delle nostre novità appena rientremo in Italia. Chissà quante altre novità ancora ci aspettano?

Per raccontarvi del nostro soggiorno a Valencia avremmo bisogno di 5/6 pagine di post. È stata una città che abbiamo vissuto al mille per mille, non abbiamo avuto un attimo di tregua ma ciò non ha fatto altro che renderci felici. In due giorni a Valencia abbiamo fatto di tutto e provato di tutto. L’organizzazione turistica di Valencia è organizzata in maniera impeccabile e le persone che la compongono sono davvero cortesi e gentili e ci è dispiaciuto molto poterle conoscere soltanto per così poco tempo.

Ma veniamo al dunque: siamo arrivati a Valencia il sabato, con il puntuale treno ad alta velocità. Ad attenderci c’era Leticia, la responsabile del mercato italiano e francese per quanto riguarda il turismo di Valencia. In men che non si dica eravamo in taxi diretti all’Hotel SH Ingles la cui posizione è perfetta, proprio di fronte al Museo della Ceramica, l’ex casa dei marchesi. Tra l’altro la nostra camera era proprio di fronte alla madonnina del museo. L’edificio è di una bellezza assurda, ogni volta che lo vedevo, tra me e me mi chiedevo quanto fosse bello. È un palazzo molto particolare.

A mezzogiorno in punto eravamo pronti per vivere Valencia a 360 gradi e la prima tappa è stata…la paella! Cavolo, dopo una settimana in Spagna non l’avevamo ancora mangiata e ne sentivamo la mancanza, ma a tutto questo c’è una spiegazione: la vera paella è quella valenciana, quindi il posto giusto per mangiarla era solo a Valencia. E quale miglior posto della Barraca di Toni Montoliu, distante circa 6 chilometri dal centro di Valencia?

 

 

Toni Montoliu è un personaggio molto particolare, oserei definirlo il nonno che tutti noi abbiamo avuto o avremmo voluto avere. È un uomo buono che ha sempre il sorriso e si diverte a scherzare con noi italiani. Toni parla il valenciano ed il valenciano è particolarmente affine alla lingua italiana, tant’è che spesso Leticia non doveva nemmeno farci da traduttrice. Ci capivamo comunque.

Alla Barraca di Toni Montoliu abbiamo avuto l’onore di scoprire la vera ricetta della paella. Come avrete capito nei post precedenti, sono un amante delle cucina e nei piatti tradizionali ritengo che si debba sempre andare alla ricerca della ricetta originale. Proprio quella esatta esatta, le varie declinazioni non mi interessano. E così ho scoperto che la vera paella è quella che ci ha spiegato Toni. La paella originale è, udite udite, di solo carne, precisamente di pollo e coniglio (ed anche qualche lumaca se vi piacciono!).

Non entriamo nei dettagli della preparazione, ma devo dirvi che è stata una bellissima esperienza e stare nella campagna valenciana ci ha fatto tornare per qualche ora a casa. Siamo anche riusciti a vedere la barraca dell’infanzia di Toni, tipica abitazione storica valenciana. Abbiamo inoltre fatto un giro su un carro trainato da un cavallo ed assieme a noi c’erano dei bambini. Toni Montoliu era in piedi alla fine del carro e faceva la sua parte di nonno: gli cantava le filastrocche. È stato un ottimo inizio e il momento migliore è stato quando, intorno alle 15.00, abbiamo finalmente potuto addentare la famosa paella. Ovviamente la migliore mai mangiata.

Vi svelo una chicca veloce in merito alla paella. Sappiate che la paella è solito essere mangiata la domenica a pranzo, sarebbe il piatto principe del classico pranzo domenicale, un po’ come per noi sono le lasagne o qualche altro piatto tradizionale che si mangia la domenica. Per i turisti la paella viene probabilmente fatta anche a colazione, ma sappiate che la vera paella si mangia di domenica.

Al termine del pranzo, intorno alle 16.00, abbiamo salutato nonno Toni e ci siamo diretti verso il centro storico di Valencia per la visita della città. Ad attenderci c’era la dolcissima Paloma, la nostra guida che ci avrebbe accompagnato per le successive 4 ore in un full immersion della città. Paloma ci ha descritto qualsiasi luogo incontravamo durante il percorso, ci ha spiegato benissimo la cattedrale di Valencia dove è custodito quello che dovrebbe essere il Santo Graal.

La Cattedrale ha subito tre modiche nel passare degli anni che hanno inciso sensibilmente la sua fisionomia. Paloma ci ha spiegato che la facciata di ingresso alla cattedrale è così piccola perché una volta non dava sulla piazza principale che al tempo ancora non esisteva. La facciata della cattedrale dava su una stradina e quindi si fece una facciata in modo tale che fosse visibile in toto da coloro che passavano in quella stradina. La cattedrale di Valencia è inoltre famosa per avere il tribunale riconosciuto più particolare che esista. Ogni giovedì si riunisce ancora il Tribunale de Las Aguas le cui sentenze sono riconosciute dalle istituzioni spagnole.

Nella restante parte del pomeriggio abbiamo girato per la città ed apprezzato la street art di cui Valencia va fiera. Sono tantissime le facciate di edifici del Barrio del Carmen che lasciano spazio a questa nuova forma d’arte. Spesso si tratta anche di un modo per abbellire dei palazzi fatiscenti che attendono la ristrutturazione. Fatto sta che questa è diventata una caratteristica della città ed è molto bello potersi soffermare ogni tanto ad ammirare qualche bel dipinto.

Successivamente abbiamo apprezzato la Lonja de la Seda ovvero la borsa della seta, un edificio che è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Con Paloma abbiamo parlato di tutto e, data la nostra curiosità, abbiamo scoperto tantissime cose su Valencia come ad esempio che anche qui la passione della corrida sta andando mitigandosi nel tempo (anche se continua a tenersi, se non sbaglio, circa tre volte l'anno).

Accanto alla Plaza de Toros c’è la Estaciò del Nord. La mattina in cui siamo arrivati non abbiamo avuto occasione per poter apprezzare la bellezza di questa stazione. Essa ha le pareti ed i soffitti che sono completamente fatti con mosaici di ceramica.

Dopo aver salutato Paloma ed esserci fatti una meritata doccia abbiamo incontrato nuovamente Leticia, con la quale abbiamo cenato al ristorante La Lola, poco distante dalla cattedrale. È un ristorante molto carino e soprattutto cucina di qualità, inoltre producono una birra molto interessante chiamata proprio La Lola.

La serata non era ancora finita. Nel dopo cena abbiamo visitato due locali molto famosi a Valencia. Stesso proprietario, ma con due target differenti. Il primo si chiama Il Laboratorio ed è sostanzialmente un locale alternativo, non si pone limiti. Qui potete trovare di tutto e soprattutto assaggiare la Casalla, un superalcolico di cui Marc, il proprietario, va molto fiero. Così su due piedi direi che assomiglia ad un rum all’anice. In pratica un rum alla sambuca, che ho trovato molto buono.

Infine ci siamo trasferiti all’altro locale di Marc, il Cafè de Las Horas, un’istituzione a Valencia, molto famoso e sempre affollato. La location è completamente diversa da quella del Laboratorio; ha naturalmente un carattere più tradizionalista e qui potete degustare la famosa Agua de Valencia, un digestivo a base di succo d’arancia.

Come avete potuto notare, la prima giornata a Valencia è stata molto intensa, e la seconda giornata non poteva essere da meno. La sveglia, come ogni mattina, non ci ha permesso di vedere la cifra 8. Dunque sveglia presto, metti a posto i bagagli per il check out, prega affinché zia Ryanair chiuda un occhio per il peso e poi via a scoprire Valencia.

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Amaya, la collega di Leticia, che ci ha fatto una piacevole compagnia per tutta quest’ultima giornata.

La prima tappa era il Bioparc, una struttura relativamente recente in cui vengono meno le barriere tra uomo ed animali. Il parco è stato progettato in modo tale che tra animali e visitatori ci sia piena armonia, tra l’altro in un pezzo delimitato si cammina in mezzo ai lemuri. Ma come arrivare al Bioparc di Valencia se non in bici? Stiamo parlando di un’attrazione che celebra il turismo etico e quindi quale miglior modo di una bellissima pedalata attraverso il lunghissimo (11 chilometri) parco che Valencia ha costruito all’interno dell’ex letto del fiume?! Dovete sapere che fino al 1957 il fiume attraversava la città poi, da quel funesto anno, a seguito di un’esondazione del fiume, si è fatto in modo di deviare il corso del fiume. Valencia, al posto di costruire nuovi quartieri urbani, ha pensato bene di fare diventare il letto del fiume un enorme parco dove tutti i valenciani possono rilassarsi e praticare attività sportiva. Sono difatti numerosi i punti in cui è possibile praticare sport, è un enorme polmone verde all’interno della città. È inoltre interessante sapere che il pezzo di ex-fiume compreso tra ogni ponte è stato progettato da diversi designer e quindi tra un ponte e l’altro gli spazi verdi sono completamente diversi.

In realtà la strada tra il negozio di bici Passion Bike e il Bioparc non copre tutti gli 11 chilometri del parco. Ci vogliono circa 3 o 4 chilometri di pedalata per raggiungerlo. Noi l’abbiamo fatto di domenica quando gli abitanti di Valencia sono in piena attività fisica, non so dirvi quante persone abbiamo visto che correvano, pedalavano od anche solamente facevano una passeggiata.

La visita al Bioparc è stata davvero interessante, non ci aspettavamo una struttura come questa, è stata studiata davvero bene ed è un piacere poter passare qualche ora in questo luogo.

Con la visita al Bioparc abbiamo concluso la prima parte del nostro ultimo giorno a Valencia e così ci siamo diretti verso il porto, zona che ha ripreso vigore soprattutto grazie all’America’s Cup. Abbiamo pranzato al Ristorante Panorama, un ristorante costruito sul molo che si insinua nel mare. Uno spettacolo poter pranzare sui tavoli esterni col sole al 22 di novembre, chi l’avrebbe mai detto.

Onestamente provo parecchia invidia per i valenciani che hanno la possibilità di godersi il mare anche solo per una passeggiata novembrina. Ed è quello che ci siamo concessi noi al termine del pranzo. Era proprio quello che ci voleva una passeggiata sul bagnasciuga, e non eravamo gli unici, c’erano parecchie persone a godersi questa fortuna.

Il resto del pomeriggio l’abbiamo passato a stretto contatto con la scienza. Sempre in compagnia di Amaya ci siamo recati alla Ciudad de las Artes y las Ciencias per visitare in primis l’Oceanografic e successivamente il Museo. L’Oceanografic è molto interessante e le vasche sono molto ampie, cosa che consente alle specie marine di avere più spazio e non essere confinate come fossero degli animali in gabbia. Inoltre è oranizzato bene perché è stato costruito in modo tale da separare le varie tipologie di climi marini.

Dopo l’Oceanografic abbiamo visitato il museo, interessante ed adatto soprattutto ai bambini che possono toccare con mano la scienza, ma è anche agli adulti che alla fine si divertono lo stesso.

Direi che il momento migliore per venire in questa zona di Valencia che porta la firma di Calatrava è proprio quello del tramonto perché avete la possibilità di vedere come, al calare del sole, diventi un luogo davvero affascinante. Si accendono le luci che, riflesse sull’acqua della struttura, fanno un effetto bellissimo.

Sono queste le ultime sensazioni che ci dona Valencia: una città poliedrica, ha davvero mille facce e tutte estremamente interessanti. È senza dubbio una città in cui vivremmo tranquillamente. Cibo, cultura, il modo come le persone interpretano e vivono la città, sono tante le carte che Valencia può mettere in gioco. 

Ma, a mio avviso, Valencia ha un jolly a portata di mano che, assieme alle altre carte, le consente di vincere la partita senza problemi: il clima. Secondo voi è possibile non amare una città che mediamente vede il sole 300 giorni all’anno ed ha una temperatura media prossima ai 19 gradi?

Per quanto mi riguarda Valencia vincerebbe anche a carte scoperte.

E così, con queste ultime immagini di Valencia, si chiude la nostra fantastica esperienza in Spagna, un Paese che in una settimana ha saputo darci tanto, un Paese che ricorderemo sempre anche per la cordialità dei suoi abitanti, sempre pronti a fare un sorriso, sempre pronti a dispensare tantissimi gracias e altrettanti tantissimi de nada.

Emanuele Ghidoni recyourtrip.com

 

 

 

 

 

 

Possiamo dire che la nostra visita a Madrid sia stata decisamente un 'mordi e fuggi', d’altronde ad una città così grande e così importante bisognerebbe dedicare una settimana.

Il nostro rapporto con Madrid inizia al ritorno da Toledo, la sera di giovedì 19 novembre. Ceniamo al Ristorante la Platea, un ristorante non troppo distante dal centro di Madrid, caratteristico in quanto la location è praticamente un teatro. Si ha la possibilità di cenare nell’elegante ristorante piuttosto che bere semplicemente un drink ai piani inferiori, l’atmosfera è la stessa ed è molto intrigante ed raffinato.

La cena è stata ottima e ci ha permesso di riprendere le forze per una giornata piena a Madrid che è iniziata con una sveglia di prima mattina e una visita guidata al Museo Reina Sofia, il museo di arte contemporanea. Il Museo Reina Sofia, il Museo del  Prado ed il Thyssen-Bornemisza rappresentano i tre musei più importanti della città che tra l’altro sono uniti dal Paseo del Arte, che di artistico non ha nulla tranne che è stato chiamato così proprio perché è il percorso che compiono coloro che si spostano tra i musei più importanti della città.

La nostra guida Celia è puntualissima e con una breve camminata ci accompagna all’ingresso. Piccoli controlli di rito e siamo all’interno di questo interessante Museo che in passato era un ospedale. Nel  Museo Reina Sofia vi sono rappresentati diversi stili, dall’impressionismo al cubismo, e Celia è bravissima a raccontarci tutti i dettagli e tutta la storia dei pittori. È innegabile che quando si ha a fianco una persona colta che ti spiega un quadro, beh, questo assume tutt’altra valenza. La storia di un pittore e il momento nella sua vita durante il quale ha dipinto il quadro si riassumono nei suoi tratti. Se hai la fortuna di avere qualcuno che ti spiega ogni particolare riesci a comprendere molto di più. Mia sorella Federica, avendo studiato al liceo artistico, ha un'estrazione culturale che le permette di comprendere molto meglio di me l’arte, ma con l’aiuto di Celia anche io sono riuscito a capire molte cose in più ed a guardare l’arte come una rappresentazione dello stato d’animo del pittore piuttosto che qualche pennellata su tela.

La nostra visita al Museo Reina Sofia è durata circa 3 ore che, come si suol dire, sono “volate”. Il clou del Museo Reina Sofia è rappresentato da un dipinto del famosissimo pittore Pablo Picasso. All’epoca esso era direttore del Museo del Prado e, in seguito a dei funesti avvenimenti della guerra civile spagnola, in poco più di un mese di duro lavoro dipinse Guernica. Il quadro è ora esposto al Museo Reina Sofia anche se in realtà era stato dipinto per essere esposto al Museo del Prado.

 

 

Nel quadro emergono sia i tratti tipici della pittura di Picasso sia il suo stato d’animo nel momento in cui dipingeva. È grandissimo, tant’è che copre un’intera parete. È anche un quadro che ogni persona che lo guarda può interpretare come meglio crede, o comunque le sensazioni che trasmette possono essere interpretate in maniera differente. Lo stesso Picasso non diede una chiave di lettura al quadro. All’uscita del Museo si era ormai fatto tardi.

Caroline dell’ufficio del turismo di Madrid ci stava attendendo al ristorante Estado Puro. Abbiamo condiviso con lei un altro viaggio, questa volta si è trattato di un vero e proprio viaggio culinario alla riscoperta dei piatti della tradizione spagnola rivisitati in chiave moderna. Il ristorante Estado Puro è stato aperto da uno chef con una stella Michelin ed il suo obbiettivo è prendere i piatti tipici spagnoli e dargli quel tocco innovativo che non guasta.

Non riesco ad elencarvi tutti i piatti che abbiamo assaggiato, erano veramente tanti, penso fossero quasi una quindicina, postre (dessert) a parte. La qualità dei piatti era davvero eccezionale e Caroline è stata davvero simpatica, sempre con il sorriso, praticamente è stato come fare un pranzo tra amici.

Il pranzo è terminato verso le 16.30, si trattava di un menù degustazione con tante portate, chiamiamolo un allenamento per il Natale. In realtà mi sto ancora chiedendo una cosa: Caroline…hai fatto poi street dance quella sera o hai saltato?

Alle 17.00 di venerdì 20 novembre abbiamo preso il pullman panoramico, quelli aperti che ti permettono di fotografare la città.

Vi dico subito che esistono due itinerari: l’itinerario storico che tocca i monumenti più importanti della città e l’itinerario più moderno. Se non siete mai stati a Madrid vi consigliamo assolutamente il primo itinerario.

Era un po’ tardi per fare tutto il giro panoramico e così alle 18 il bus ha terminato la sua corsa nei pressi del Palazzo Reale. È stata una fortuna perché in quel momento stava calando il sole ed è stato molto bello vedere i colori del tramonto da questa posizione.

Da quel momento la notte è scesa su Madrid, ma Madrid col buio si anima ancora di più. È bastato spostarci verso Plaza Major, passare in parte al Mercado de San Miguel, per ritrovarci completamente immersi nella folla.

È quasi impressionante come i madrileni vivano la propria città, è una città che dire viva è dir poco. È uno spettacolo camminare nelle strade illuminate in mezzo a tutta alla gente che entra ed esce dai vari negozi e tratta con orgoglio la propria città; è una cosa di cui personalmente li invidio parecchio.

Così il nostro venerdì sera è stato l’unico momento per poterci dedicare ai vari souvenir da portare a casa: un po’ di jamon serrano, qualche portachiavi, una borsa etc..fosse stato per noi saremmo venuti a casa con il doppio delle cose che abbiamo preso ma purtroppo la signora Ryanair ci avrebbe sgridato.

Infine abbiamo cenato al ristorante Botin, si dice che sia il ristorante più antico d’Europa e si mangia un ottimo maialino, tenerissimo.

Avremmo dedicato davvero molto altro tempo a Madrid, è una città che merita di essere vissuta anche e soprattutto la sera vivendo le piazze, le strade e, perché no?, facendo  anche qualche acquisto.

Emanuele Ghidoni recyourtrip.com