VitadaTurista

VitadaTurista

Ci sono temerari, ardimentosi viaggiatori che si mettono in testa idee uniche, a volte un po' folli, come arrivare dalla Valle d'Aosta a Capo Nord non a bordo della classica moto da viaggio o di un comodo camper, bensì su un'Ape, la "motoretta" tre ruote che tutti hanno visto almeno una volta nella vita.

Quello di cui vi parliamo oggi è un progetto, un'idea e un'avventura assolutamente uniche per le modalità con le quali si compiranno, e che, per certi versi e per il mezzo scelto, suscita non poca curiosità e simpatia.

Henry Favre, un ragazzo originario della Val D’Aosta di 19 anni, sta diventando un autentico ambasciatore dell’italianità oltralpe. A meno di venti ani, già annovera una serie di tour in giro per l’Italia e non solo: itinerari più o meno spericolati, sempre a bordo di mezzi inconsueti.

 

 

Dal suo punto di vista, Aosta è sempre la caput mundi. Da qui è partito con un cinquantino prima alla conquista di Roma, poi nel 2014 si è spinto fino a Barcellona: 2853 chilometri, a bordo di una Vespa, in soli 18 giorni. Ah, dimenticavamo: in questa avventura Henry si è fatto accompagnare da un salvagente color arancione e un cellulare rubato.

Nel 2015, è arrivato il momento di rilanciare: la tappa in questo caso sarà Capo Nord. Per ovvi motivi climatici, chiamiamoli così, non sarà possibile fare il viaggio a bordo di un cinquantino (anche se Cesare Cremonini direbbe che comunque, è sempre bello andare in giro con le ali sotto i piedi!), ma di un autentico Ape. Altro eroe made in Italy targato anni ’50.

La partenza? La prossima estate e il percorso si stima di circa 4 mila chilometri. “Cerco la felicità nella semplicità, cercando di apprezzare ogni cosa che vivo prima, durante e dopo il viaggio. Per viaggiare non basta solo comprare un biglietto, mostrare un passaporto, ammirare tutto quanto da una comoda poltrona e arrivare a destinazione, in orario. Penso che sia più soddisfacente vivere chilometro per chilometro, accettando ciò che il percorso offre nel bene e nel male". A sentire parlare Henry, la voglia di partire non viene anche a voi?

Era la metà del XIX secolo quando, a Livorno, prima ancora della bellissima Terrazza Mascagni e del turismo balneare di massa, fu inventato il prototipo del primo stabilimento balneare d’Italia: piccole cabine in paglia che le donne potevano trasportare facilmente di lido in lido, con delle sedute incorporate da cui si poteva godere della brezza marina, senza il minimo problema della sabbia.

A quel tempo, infatti, il turismo "da spiaggia" era qualcosa riservato solo alle classi più elevate della società, benché prendere il sole avesse un che di "plebeo", e dunque nobili e borghesi di ogni foggia evitavano accuratamente di assolarsi, preferendo enormi costumi e caftani e, appunto, cabine da trasporto.

 

 

Inutile dire che, da allora, molta ne è passata di acqua sotto i ponti (e gli ombrelloni, manco a dirlo), tanto che, ormai, gli stabilimenti sono diventati quasi dei mini villaggi turistici, con tantissimi servizi accessori, e un'attenzione al cliente pressoché maniacale, nel bene e nell'eccesso.

Nel 2015, in Corea del Sud, siamo nella nuova frontiera del posto sulla spiaggia “fai da te”: cosa sarebbe? Delle capsule mobili a forma di uovo, ideate da un’azienda di design, la Korean Studio Yoon, queste particolari “uova spaziali”, simili in tutto a navicelle di alieni, possono essere trasportate di spiaggia in spiaggia: ora si trovano a Yangyang-gun, nella Corea del Sud appunto, un paese che di tecnologia e innovazione ne ha fatto il suo pane quotidiano.

Di secolo in secolo, di novità in novità: se i bischeri livornesi per i loro sollazzi in riva al mare avevano utilizzato un materiale leggero come la rete, i coreani del XXI secolo non sono da meno, realizzando le loro uova futuristiche in poliuretano espanso, un materiale leggero, ecologico e facilmente trasportabile. Queste cabine sono accomunate dal bianco, a distinguerle ogni uovo dall’altro sono le porte colorate. Ovviamente c’è la finestra che da sul mare e, di notte, potrete dormire sotto le stelle grazie a un oblò. Cosa desiderate di più?

Qualche tempo fa vi avevamo svelato tutte le curiosità sul Capodanno Cinese: le tradizioni, il rosso che predomina, e le città dove la tradizione è più sentita (Shangai, Honk Kong e Pechino tra le prime).

Ma non vi avevamo detto che quest’anno cade l’anno della capra, iniziato ufficialmente proprio lo scorso 19 febbraio. Ed ecco a voi un po’ di cuiosità delle capre in giro per il mondo. Sapevate, ad esempio, che il nobile ovino è un simbolo nazionale? Succede a Fuerteventura, isola tra le più grandi dell’Arcipelago delle Canarie, più o meno perso tra le acque dell’Oceano Atlantico.

Abbiamo detto simbolo nazionale: eh si, perché l’isola è nota (oltre che per i campionati internazionali di windsurf), per la sua origine vulcanica: cosa che rende i suoi terreni particolarmente aridi e brulli. Viene da se che una delle attività maggiormente perseguite nel tempo sia stata la pastorizia. Ed ecco che, per le poche strade dell’isola, potrete osservare questi animali mangiare indisturbati.

 

 

Spostiamoci in Marocco, dove la capra ha anche un utilità sociale: le vedrete arrampicarsi sugli alberi di argan (si, uno dei mammiferi più pigri a tre metri sopra il cielo), per mangiarne le foglie e i frutti. Così gli animali svettano fino a dieci metri d’altezza, attirando gli sguardi dei turisti. Ma svolgono anche un importante ruolo per l’ecosistema: sputando il seme, dopo aver rosicchiato il frutto, fanno germogliare nuovi alberi di quella che è una pianta che rischia l’estinzione, soprattutto in questi ultimi anni, con la loro avanzata 

In Europa, infine, Irlanda e Regno Unito detengono il primato della libera circolazione di questi mammiferi: si tratta indubbiamente delle celebri e scozzesi pecore dal muso nero, fino alle stesse che ruminano indisturbate sulle scogliere di Moher, ma non solo.

Vi ricordate l'esperimento scientifico più importante del Novecento, la clonazione della pecora Dolly? Ebbene, forse vi chiederete che ne è stato di lei, chiamata Dolly in onore della cantante country Dolly Parton. Presto detto. Esiste ancora (non viva, certamente, ma tant'è) ed è in mostra, imbalsamata, presso il Royal Museum of Scotland. Non vale forse un viaggio ad Edimburgo?

Surf in Europa? E perché no! Non solo Santa Monica e non solo biondi e bionde che lucidano le loro tavole da surf prima di sfidare le onde. Swell: non è un vocabolo astruso, ma il modo migliore per definire le onde che meglio si adattano a questo sport.

Ma ricordiamo una cosa: l’Oceano Atlantico lambisce anche l’Europa, motivo per cui si può e si deve andare alla ricerca di spiagge dove esercitare quest’arte anche nel Vecchio Continente. Ovviamente ad esser privilegiati sono i paesi che hanno un balcone affacciato direttamente sull’Oceano, cosa che, esclude l’Italia, confinata nelle “intime” e calde acque del Mediterraneo.

Partiamo dai nostri cugini, gli spagnoli. I Paesi Baschi e la regione della Galizia sono le mete preferite per chi ama questo tipo di sport. A San Sebastian poi, è una vera e propria istituzione. Zona che per unire l’utile al dilettevole, si consiglia di visitare tra la metà di luglio e quella del mese successivo: la Semana Grande, è un'esplosione di gente e attività, con fuochi d'artificio, la corrida, le cavalcate.

 

 

In Francia il surf è tra gli sport prediletti in Normandia e la Bretagna. Se volete unire lo sport, ad una località vacanziera cool andate a Biarritz, ridente cittadina costiera non lontana da Bordeaux.

In Portogallo invece, segnaliamo Porto, Cordoama, Praia da Roche e Vilamoura. Ma la palma d’oro del surf in Europa spetta a un luogo d’Europa che geograficamente non è in Europa: e stiamo parlando dell’arcipelago delle isole Canarie, arteria della corona spagnola.

Fuerteventura è una delle isole con il maggior numero di spiagge adatte ai surfisti: The Bubble, Los Lobos e Hierro. E durante le ultime due settimane di luglio tutto il mondo degli appassionati arriva qui per i Campionati Internazionali di kyte e windsurf.

Ora che sapete come, dove e quando praticare la "nobile arte" del surf senza imbarcarvi per un volo transoceanico verso le (pur bellissime) spiagge della California, stay in Europe, stay cool!

Se avete passato da un po’ di anni la fase di zaino in spalla e treno in giro per l’Europa vuol dire che ormai più che le valigie avete altri simpatici “fagotti” che vi accompagnano nel vostro sano girovagare. Stiamo parlando dei vostri bambini. Ed ecco che puntuale, ad ogni possibilità di break e di vacanza estiva sorge il dilemma: un tranquillo agriturismo o un viaggio in una città d’arte? Una sana settimana al mare oppure un tour per le città d’Europa?

Ci sono alternative agli animatori dei villaggi turistici, città dove potrete star bene voi, e far distrarre i vostri bambini. Vita da Turista vi porta a conoscere alcune mete adatte non più solo ai turisti "da sballo" e "curiosi", ma anche ai turisti genitori, in un tour "mondiale" tra mete adattissime alla famiglia, dunque a grandi e piccini. Seguiteci!

 

 

Parigi

 

L’offerta della capitale francese è più che mai ricca. Disneyland Paris infatti comprende ben due parchi, quello classico a tema e quello cinematografico. Purtroppo non è possibile visitare entrambi lo stesso giorno e c’è bisogno di due biglietti distinti. Per l’estate 2015 sono disponibili dei pacchetti ingresso più hotel in mezza pensione molto convenienti. In più i bambini sotto i 7 anni non pagano.

 

Valencia

 

Soprattutto in estate, la città spagnola è l’ideale per conciliare una vacanza leggera, ma non piatta. In primis c’è il mare: lunghe spiagge di sabbia, attrezzate e con molti servizi. Poi c’è la grande attrazione della Città della Scienza. Qui potrete trascorre delle ore liete tra l’Oceanografico, uno degli acquari più grandi d’Europa (gli squali bianchi cammineranno sopra le vostre teste), dove spettacoli di delfini, tartarughe giganti e fenicotteri terranno occupati tutti i sensi dei vostri bambini.

 

Copenaghen

 

La capitale danese è ormai conosciuto come la città europea del design. Molto sono infatti i musei e i poli didattici dedicati alla moda e al costume, e di conseguenza molte le attività che potrete fare all’interno di queste con i vostri bambini, primo fra tutti il Copenaghen Design Museum. L’Experimentarium poi, è stato creato appositamente per stimolare la curiosità dei ragazzi verso la scienza e la tecnologia. Se prevedete di andare in estate inoltre, un tuffo al mare ci sta sempre bene. Anche qui, un lungomare attrezzato e a portata di famiglia.

 

Los Angeles

 

 

Anche oltreoceano c’è la sintesi tra divertimento per loro, relax per voi. La Spiaggia di Santa Monica è popolata non solo da surfisti, ma anche da giostre e attrazioni di ogni genere. E poi? Non dimentichiamo che il capoluogo californiano è la patria di Topolino, con il Disneyland Park. Qui i vostri figli impazziranno letteralmente alla ricerca di tutte le aree tematiche presenti: Adventureland, Frontierland, Fantasyland e Tomorrowland, di sicuro le più frequentate dai turisti. Per finire, che ne dite di un giro agli Universal Studios?

Umbria e primavera, uno scenario unico e irripetibile. Ora che è quasi tempo della fioritura dei campi di lenticchie a Castelluccio di Norcia, uno scenario da giardino dell’eden, come racconta chi ha avuto la fortuna di vederlo, perché non organizzare un minitour “in the heart of Italy”, per dirla con le parole di “Very Bello”?

Oggi vi portiamo a scoprire alcune delle destinazioni dell'Umbria, "polmone verde" d'Italia, una regione che può godere di un incredibile patrimonio storico, culturale, artistico e monumentale, e che sicuramente non vi lascerà delusi, come scoprirete dalle prossime location, selezionate per voi da Vita da Turista.

 

 

Castiglione del Lago

Il borgo posto quasi al confine con la Toscana, merita una visita in primavera se non altro perché, tra il 23 e il 25 aprile di ogni anno, si svolge il Festival degli Aquiloni. Un’iniziativa da occhi in su, con questi particolari strumenti da aria che si librano sul lago Trasimeno. La cittadina, è molto antica: le sue origini datano all’età romana. Grazioso il borgo e la rocca, che sorge su uno sperone calcareo (che anticamente, era un’isola del più grande lago Trasimeno).

 

Todi

La cittadina si trova non molto distante da Perugia e da Orvieto, ed è quindi un’ottima soluzione da affiancare ad una visita in questi centri più grandi. Circoscritta da ben tre cerchie di mura, etrusche, romane e medievali. Il cuore del borgo è Piazza del Popolo, qui si affacciano gli edifici più grandi della città: il Palazzo Comunale (che ospita il Museo Lapidario, la Pinacoteca Civica e il Museo Etrusco-Romano), il Palazzo del Capitano e il Palazzo dei Priori. Sorto sui resti di un antico tempio dedicato ad Apollo, il Duomo è un elegante edificio romanico. Non poco distante, la Chiesa di San Fortunato, del 1200, nota per la tomba del poeta Jacopone da Todi e gli affreschi di Masolino Da Panicale.

 

Bevagna

Antica città fondata dai romani e sulla rotta della via Flaminia. L’antica Mevania, conserva alcune testimonianze dell’epoca classica, come il frigidarium e i resti di un teatro che determina la curvatura delle case che in epoche successive sono state costruite sui suoi resti. Il cuore della città è la piazza principale (riconoscibile per la fontana), un vero salotto civico. Qui infatti, si affacciano i principali edifici che dovevano scandire la vita civile dell’età medievale e moderna, civili e religiosi: il Palazzo dei Consoli (1270) con le sue bifore gotiche e le chiese di San Silvestro, San Michele, San Domenico e Giacomo.

 

Scheggino

Chiudiamo con un borgo davvero piccolo, poco conosciuto rispetto a luoghi come Gubbio, Assisi o Cascia, ma non per questo meno bello. Si trova al centro della Val Nerina e la particolarità di questo piccolo paesino è l’esser attraversato per tutto il suo centro storico dal fiume, dove nuotano beatamente trote e pesci d’acqua dolce. Sembra un borgo di fate, e l’atmosfera è resa ancora più magica da ponti e canali. Per gli appassionati dell’enogastronomia, Scheggino è la patria del tartufo nero. Per gli sportivi, ci sono diverse possibilità di arrampicata.

Mont Saint Michel è conosciuta da molti come uno dei posti più romantici del mondo. Non è un’isola, ma non neanche troppo una penisola. C’è un fatto però: il prossimo 21 marzo, le fasi lunari trasformeranno di nuovo questa roccia in un isolotto. Vediamo il come e il cosa.

Mont Saint Michel si trova nella Francia del Nord, in Bassa Normandia, dove sfocia il fiume Couesnon sul canale della Manica. Dal 1979 è stata inserita tra i siti Patrimonio dell’UNESCO. E non a torto diremmo noi, tanto che, quanto a numero di presenze, forse è seconda solo alla Reggia di Versailles.

 

 

L’alta marea. Non accedeva dal 1879, ma il 21 marzo prossimo, giorno del solstizio di primavera, Mont Siant-Michel diventerà decisamente un’isola. Le maree, si sa, non sono un fenomeno marittimo, quanto lunare. E il particolare allineamento degli astri previsto per sabato 21, farà salire il livello delle acque fino a 14 metri per ben due ore. Come se non bastasse, nella stessa giornata è prevista anche un’eclissi totale di sole.

L’Isola. Mont Saint Michel deve la sua fama non solo ai fenomeni metereologici ma in primis al culto per San Michele Arcangelo. Una storia che appartiene al primo periodo della chiesa cattolica, quando il misticismo si confondeva con la religiosità. La storia narra che il principe degli Angeli nel 709 d.C. apparve al vescovo di Avranches, chiedendo lui di costruire una chiesa in suo onore sulla roccia. Al secondo diniego del religioso, l’Angelo gli bruciò il cranio con un dito, lasciandolo tuttavia in vita. Questi i fatti. E queste le conseguenze: una cattedrale che domina le rocce e la sacra reliquia del cranio conservato al suo interno. la statua di San Michele invece, domina l’isola dall’alto della guglia dell’Abbazia benedettina, cui arriverete dopo aver percorso più di 300 scalini.

Itinerari. Uno dei più gettonati è sicuramente quello della baia immensa che circonda l’isola. Un consiglio è quello di fare attenzione all’alta marea. Un percorso alternativo invece è salire fino all’abbazia facendo il giro delle mura, eviterete così le folle dei turisti. Specialità locali? La mere Poulard, bistrot che dal 1888 sforna crepes di ogni tipo, e la carne d’agnello, specialità locale.

Se fast food vuol dire il rassicurante sorrisone del pagliaccio del Mc Donalds, slow food dal canto suo significa altre cose: italianità, passione per la buona cucina, accompagnata a un turismo lento. E non è un caso che, dall’anno della sua fondazione nel 1986, Slow Food ha deciso di utilizzare come simbolo la lenta chiocciolina, come a dire: il cibo, è un affare serio, lo si conosce nel momento stesso in cui si apprezza, con tutti i sensi.

Ultimamente infatti si parla molto di turismo esperienziale: fare quelle cose, in quel luogo, con gli abitanti di quella particolare città o regione. Stanno nascendo addirittura delle app su questa linea (come MySevenLives). Ebbene, si può dire che Slow Food, in un certo senso ha anticipato tutto questo.

I presidi. Centro dell’azione di Slow Food sono i presidi, territori che, da un punto di vista enogastronomico spiccano per particolare qualità. Non dimentichiamo che Slow Food nasce a Bra, in provincia di Cuneo e la terra piemontese è  luogo di cioccolato pregiato, tartufi che non hanno bisogno di presentazioni e vini di qualità (come il noto Barbera d’Asti). I presidi in Italia sono circa 200 e coinvolgono oltre 1600 produttori tra contadini, pescatori, norcini, pastori, casari, fornai, pasticceri. Il risultato è una mappa del gusto italiana e trasversale.

 

 

Qualche esempio? Nel Lazio il fagiolone di Vallepietra o le Terre del Vino Cesanese. In Emilia Romagna il Cultello di Zibello e la Vacca bianca modenese. In Sicilia non potevano mancare la Mandorla di Noto e il Pistacchio verde di Bronte. Attorno ad ognuno di questi presidi, si riunisce una condotta che lavora sul territorio riunendo produttori e cultori del buon cibo. Come? “Difendendo il cibo vero con i denti”, recita lo slogan Slow Food. Ed ecco che, per chi vuole assaporare dal vivo i prodotti d’eccellenza vergono organizzate manifestazioni (come l’ultima che a Torino, un vero e proprio “happening” con il pane fatto in piazza), oppure i Mercati della Terra, appuntamenti mensili di incontri diretti tra consumatore e produttore.  

Gli appuntamenti da non perdere. Ogni anno, l’ultima settimana di ottobre, Slow Food fa il punto sulle papille gustative italiane (e non solo, non dimentichiamo che l’associazione è internazionale), con il Salone Internazionale del Gusto all’Oval di Torino.

Slow Food ed Expo 2015. In vista del grande appuntamento milanese, l’associazione è partner con il progetto dei “10 mila orti in Africa”, che la rete di Terra Madre porta avanti in 25 paesi del continente. All’interno dei padiglioni dell’esposizione, Slow Food presenterà un percorso puntato sulla biodiversità: tutto contro l’appiattimento “global”.

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato una "guida breve per chi sta pensando di trasferirsi in Canada", curata da Nicole Cascione, l'autrice dell'eBook Vado a vivere in Canada – Guida pratica per chi sogna di trasferirsi nel Nord America

Oggi vi proponiamo un'intervista completa all'autrice, in cui è la stessa Nicole che ci spiega meglio cosa si cela dietro la "scelta" del Canada come meta da consigliare ai globetrotter italiani e ci svela qualche curiosità sulla sua vita, personale e di viaggiatrice.

Se siete curiosi di saperne di più sul Canada e su Nicole, buona lettura.

 

 

Ciao Nicole, la prima domanda è quasi obbligata: perché il Canada?

Il Canada perché è una delle mete più gettonate dagli italiani in cerca di una qualità di vita migliore, giovani in cerca di prospettive, pensionati in cerca di un luogo dove potersi godere anni di meritato riposo, con servizi efficienti e funzionali. Basti pensare che, secondo dati Inps, solo la categoria dei pensionati trasferitisi nel Nord America consta di 65 mila persone. Trasferirsi però non è semplice come può sembrare dai numeri, al contrario è indispensabile compiere i passi giusti al momento giusto. Alla luce di quanto detto, è sorta l’idea di scrivere l’Ebook “Vado a vivere in Canada”, una guida nata con l’obiettivo di aiutare i nostri connazionali ad affrontare un cambiamento così radicale con uno strumento in più.

 

E tu, sei mai stata in Canada, per turismo o per motivi personali? 

Purtroppo in Canada non ci sono stata. È tra i miei progetti. È una terra meravigliosa, che mi affascina, soprattutto per gli splendidi paesaggi e per la natura incontaminata che regna ancora in alcuni punti del Paese. Il freddo poi non mi spaventa.

 

Che tipo di viaggiatrice sei? Quali sono le caratteristiche della tua “vacanza ideale”?

Potrei definirmi una viaggiatrice curiosa. Mi piace vivere il Paese ospitante, mi affascina conoscerne la cultura, assaporarne i sapori, gli odori e i colori. Sono una persona pigra che, quando va in viaggio, si trasforma. Tutte le mie cellule si attivano e divento persino più ricettiva. Non appena scendo dall’aereo, la prima cosa che faccio è quella di sentire il profumo della città. Amo visitare le capitali, le città d’arte, mi piacciono meno le vacanze rilassanti, quelle tutte sole e mare. In una mia vacanza non deve mai mancare la voglia di scoprire e di conoscere persone, luoghi, cibo.

 

Quanti viaggi hai fatto nell’ultimo anno? E dove sei andata?

Il mio lavoro non mi permette di viaggiare molto. Riesco a concedermi solo un viaggio all’estero nel periodo estivo. Nei mesi invernali, invece, mi piace organizzare brevi weekend nelle principali città italiane che, ahimè, ancora non conosco. L’ultimo viaggio all’estero, in ordine di tempo, risale all’estate scorsa, quando sono partita per Malta. In passato, ho visitato Parigi, Barcellona, Amsterdam, Londra, Bristol e Cardiff.

 

Qual è la tua prossima destinazione?

La mia prossima destinazione, anche se non del tutto certa, è la bella e soleggiata Sicilia, con i suoi colori e la sua storia intrisa in ogni sua minima parte. Per l’estate mi piacerebbe poter organizzare un nuovo viaggio all’estero. Ho pensato a diverse mete, tra cui Praga e Copenaghen. Vedremo!

 

Qual è il tuo “viaggio della vita”? Pensi di averlo già fatto o è ancora un sogno?

Il viaggio della vita è senza dubbio San Francisco. E’ una città che mi fa sognare. Vado sempre alla ricerca di notizie e di immagini sul web ed ogni volta mi accade qualcosa di strano. È difficile da spiegare a parole, perché si tratta piuttosto di una sensazione. Sento il cuore “aprirsi”, diventare più leggero, quasi volare via da me. Credo di essere in qualche modo legata a questa città.

 

Venendo all’ebook che hai scritto, cosa ti ha spinto a scrivere una guida rivolta a chi si vuole trasferire in Canada?

L’obiettivo principale è quello di aiutare gli italiani che desiderano percorrere questo percorso, a compierlo in modo più consapevole, avendo con sé uno strumento utile, ma soprattutto completo. Troppo spesso, la mancanza di prospettive e il pessimismo derivante dalla totale assenza di lavoro spingono i più giovani, ma anche interi nuclei familiari, a gettarsi a capofitto in un’esperienza molto più grande di loro, senza avere la reale consapevolezza di quelli che sono gli ostacoli da affrontare e le difficoltà contro cui scontrarsi. 

 

E tu ti trasferiresti in Canada? Ti senti pronta a partire?

Se avessi più coraggio lo farei anche domani. Sono una fifona di natura, non rinuncerei mai ai miei affetti, alla mia famiglia, alla mia zona di comfort. Almeno per il momento non potrei mai compiere un passo così lungo. Però, come si dice, mai dire mai. In compagnia della mia famiglia credo che compierei questa scelta con il cuore più leggero e con una dose di coraggio in più.

 

Ultima domanda, la più difficile: perché dovremmo comprare il tuo ebook? Convincici!

Eh già, è davvero la domanda più difficile. Non sono molto brava a convincere le persone. Ci provo.

 

Per te che stai pensando di trasferirti in Canada, ma non sai di quale tipo di visto necessiti per poter entrare nel Paese; per te che stai rimuginando su quelli che sono i passi da fare per acquistare casa a un passo dalle Cascate del Niagara; per te che la notte non riesci a chiudere occhio perché non sai quali sono i documenti da presentare per ottenere un mutuo; per te che non conosci quale sia lo sport nazionale del Canada e per te che non sai qual è l’imposizione fiscale sugli stipendi medi canadesi “Vado a vivere in Canada – Guida pratica per chi sogna di trasferirsi nel Nord America” fa proprio al caso tuo.  

Potrai trovare preziosi consigli su come e dove cercare lavoro, su quali sono i maggiori settori di investimento, su come trasferire la propria pensione, su come avviare un’impresa. Ci sarebbe ancora tanto altro da dire, poiché la guida si rivela un vero e proprio Jolly nella manica, per tutti coloro che vedono nel Canada il proprio futuro. E poi per acquistarla basta solo un semplice click, collegandovi ai seguenti siti: Direttamente dal sito per il formato in Pdf oppure su Amazon.

Secondo solo al Volga per lunghezza, ma primo in Europa per la navigazione. Il Danubio batte 2-1 il cugino russo anche per i numeri. Cinque stati europei, per cinque capitali: Vienna, Budapest, Sofia, Bratislava e Belgrado

Stiamo per proporvi un interessante tour alla scoperta di cinque città legate da un fil rouge unico, anche se, parlando del fiume che ha dato ispirazione ad artisti e musicisti, meglio sarebbe dire un "fil blue". Bando alle cromie, lasciatevi conquistare da questi luoghi unici!

 

 

Vienna, Austria

Conosciuta come la città legata alle celebri “palle di Mozart” (che non è una parolaccia, quanto una prelibatezza al cioccolato) e alle vicende della triste quanto nota principessa Sissi. Se siete amanti dell’affaire culinario allora non dovete far altro che entrare nelle pasticcerie al sapore di sacher, magari al tramonto per rifocillarvi dal freddo continentale che a Vienna è presente da settembre a maggio inoltrato. Per le seconde vi consigliamo una visita al Castello di Schonbrunn. Qui scoprirete una regina molto più donna che sovrana, un tempo residenza estiva dell’imperatore e per questo collocato al di fuori della città, conserva perfettamente gli arredi antichi. Il Castello è circondato da un grande parco di viali alberati, serre, fontane di lapilli e uno zoo.

 

Budapest, Ungheria

A Budapest ci si reca per due motivi. Il primo per fare una vacanza low cost, in ogni periodo dell’anno. Il secondo perché è una meta termale tra le migliori in Europa, con ben 130 sorgenti termali. Tra le più famose, quelle di Széchenyi, con le sue acque a 76°C e aperte anche di sera. Tempo permettendo, meritano una visita anche le terme Gellért e Lukács. Budapest ha tre anime: le antiche e raffinate Buda e Óbuda, che convivono con il polmone industriale, rappresentato dalla produttiva e moderna Pest. A dividerle, appunto il Danubio. Curiosità? Il Palazzo Reale della città nasconde un labirinto a 16 metri di profondità e 1200 cunicoli e grotte.

 

Sofia, Bulgaria

La città, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, è un vero melting pot di culture e un pout pourri interessante di iniziative. Ogni anno vale la pena di visitare la città, e non solo per ammirare l’imponente di Cattedrale di Aleksandăr Nevski, in stile neo-bizantino, ma anche perché ogni mese ospita un festival: le Settimane Musicali di Sofia, Sofia Film Festival, Salone delle Arti, New Bulgarian Music Festival, Cinemania Festival, il “Vitosha” Sofia International Folk Festival, la Fiera Internazionale del Libro, e il ventennale World Architecture Triennale Interarch. Ancora indecisi?

 

Bratislava, Slovacchia

La città dista soli sessanta chilometri da Vienna, ed è quindi un’ottima idea per chi volesse fare un weekend lungo e visitarle entrambe. Piccola e dall’intimità provinciale, ma senza dimenticare di essere una capitale. I posti migliori sono il castello, e lo Stare Mesto, il centro storico. Curiosità? Le statue in bronzo dai nomi singolari (Il Paparazzo, il Soldato napoleonico, il Bell’Ignazio) che, per le vie del centro storico, fanno capolino ai turisti.

 

Belgrado, Serbia

Fondata come Singidunum in età classica, Belgrado è stata abitata da sempre un calderone di culture: celti, greci e infine romani, i primi a fortificare la collina del Kalemegdan, la cui fortezza domina tutto il paesaggio sottostante. I disastrosi bombardamenti del 1999 non hanno attenuato del tutto la sua bellezza. A Belgrado scorrono due fiumi, il Danubio e la Sava. Oltre alla fortezza, da non perdere la Cattedrale di San Michele, edificio ottocentesco in stile neoclassico. Per un tour alternativo, andate a Skadarlija, la Montmartre della Capitale serba ma senza quell’affollamento turistico che caratterizza Parigi. Un mix di creatività autentica.