Il Giardino d'Europa o Isola Verde: questi sono solo due dei nomi che vengono usati per descrivere l'incredibile bellezza di Ischia, tra le maggiori isole dell'arcipelago campano e una delle località turistiche di punta del golfo di Napoli.

Per dare un'idea rapida - ed emozionante! - dell'isola abbiamo pensato di mostrarvi questo splendido video: dopo averlo visto vi innamorerete di questo luogo dal fascino naturale selvaggio e genuino, sempre che innamorati non lo siate già! Siete pronti a lasciarvi condurre sulle sue acque cristalline che l'hanno resa famosa in tutto il mondo e frequentata dai grandi personaggi di ieri e di oggi?

 

 

A Ischia non manca niente, ha tutti gli ingredienti per una perfetta vacanza grazie alla presenza di fantastici hotel affacciati sul mare, parchi termali, chiese e spiagge favolose. Natura sì, ma non solo: a Ischia abbondanti sono anche le tracce storiche.

La prova più evidente, spettacolare e antica è rappresentata dal Castello Aragonese, considerato anche uno dei simboli dell'isola. E con questo video, che conduce attraverso panorami mozzafiato e vicoli senza tempo, non ci resta che augurarvi un - virtuale - buon viaggio!

Siamo in Italia, prima del 1958: sono moltissime, diffuse in diversi angoli delle città italiane e molto frequentate. Siamo negli anni immediatamente precedenti alla Legge Merlin che ne dichiarò la chiusura.  Ebbene sì, stiamo parlando proprio delle case chiuse, quelle all’interno delle quali le professioniste dell’amore – come spesso venivano chiamate – praticavano il loro mestiere.

Dagli anni Cinquanta facciamo un salto in avanti e arriviamo ai giorni nostri: è passato molto tempo da quando non sono più ‘istituzioni’ attive, ma oggi sono considerate come un vero e proprio pezzo della storia italiana, non la grande storia ma quella delle singole persone e della vita di ogni giorno. Al punto che, attualmente, in alcune città si organizzano dei tour che conducono alla scoperta dei palazzi e dei luoghi in cui si trovavano queste case d’appuntamenti. Noi ve ne vogliamo proporre uno virtuale che ci porta in quattro grandi città italiane, proprio nelle strade e nelle zone in cui si ritrovavano quelli in cerca di qualche ora di piacere.

 

 

Bari

Il nostro è un viaggio che va da nord a sud e che parte dal Mezzogiorno, precisamente dalla città di Bari. Qui c’era una quindicina di case d’appuntamenti e la maggior parte di esse era concentrata nel quartiere murattiano. Si hanno notizia degli edifici di via Dante, di via Principe Amedeo, di via Garruba e altri ancora.

Un cenno a parte merita il Villino delle Rose, che si trovava in via Eritrea e che era da molti considerato il posto più bello, elegante e lussuoso della città. Come spesso accadeva, infatti, le case chiuse avevano un arredamento curato ai limiti del pacchiano e del sontuoso, specialmente quando erano destinati ad accogliere una clientela più alta.

Nel corso del tempo gli edifici in questione sono stati usati per altri scopi, diventando appartamenti, uffici o negozi; altri ancora sono stati abbattuti e non ne è rimasta traccia.

 

 

Napoli

Da Bari ci spostiamo nella città partenopea, Napoli. Interessante il contrasto che si può trovare tra le case chiuse dei quartieri più alti, come quelle dislocate lungo la centralissima Via Chiaia, e quelle dei luoghi più umili della città che da questa strada erano poco distanti, come ad esempio i quartieri spagnoli. Le prime erano molto più lussuose e curate, mentre le seconde erano di pretese inferiori e quasi improvvisate. Tutte, in ogni caso, avevano una nutrita clientela, al punto che ancora oggi molti ricordano le storie di Mimì do Vesuvio, Anastasia 'a friulanaNanninella 'a spagnola, nomignoli con i quali le lavoratrici più famose erano chiamate da tutti.

A Napoli un itinerario di questo tipo non può non fare tappa allo storico Casino di Salita S. Anna di Palazzo, la casa chiusa più rinomata della città che veniva chiamata semplicemente la Suprema e che oggi è un lussuosissimo albergo.

 

 

Bologna

Bologna, la città dotta, è la tappa successiva del nostro viaggio che, dunque, dalla Campania ci porta fino all’Emilia Romagna.

La zona dove si concentrava il maggior numero di case chiuse era quella dei Mirasoli, dietro l’ex Tribunale, ma non la sola. Moltissime case chiuse si potevano trovare in via dell’Orso, via Piella, via delle Oche, via Malcontenti, via Polese, via del Borgo di San Pietro, via dell’Unione e forse anche in via Bertoloni, dove oggi sorge un locale i cui dipinti al muro ricordano che lì, in passato, sorgeva una casa di tolleranza. E c’è qualcuno che è pronto a giurare che la più economica di tutte si trovava nel vicolo del Falcone.

In questi quartieri che per moltissimi anni hanno ospitato famose case di piacere, oggi sorgono soprattutto ristoranti, alberghi o locali.

 

 

Trieste

Concludiamo il nostro viaggio insieme nella città più europea d’Italia: Trieste. Anche qui sono moltissime le zone dove si trovavano le case chiuse, che oggi sono oggetto di interesse da parte dei turisti. La maggior parte era concentrata nella zona di Cittavecchia, da Cavana fino al colle capitolino di San Giusto. I più frequentati si trovavano in Via dell'Altana, Via del Fico, Via del Fortino, Via delle Beccherie Vecchie e Via dei Capitelli, ma ce n’erano molti altri che altri sorgevano altrove, ad esempio tra le zone di Cavana e Riborgo. Anche a Trieste, come succedeva a Napoli, c’era una netta distinzione tra le case di lusso e quelle più modeste. Ad esempio, la Villa Orientale in via Bonomo era considerata una delle più chic insieme alla Francese, che si trovava in via dei Capitelli e che pare fosse dotata di biglietti da visita scritti in ben quattro lingue diverse.

Una chicca finale prima di abbandonare questo viaggio nel mondo del piacere d’altri tempi: a Trieste un altro famoso bordello era il Metro Cubo in Via del Fortino che, pur essendo molto lontano dal concetto di casa d’appuntamento elegante, pare fosse molto apprezzato dal grandissimo scrittore irlandese James Joyce, che lo frequentò durante la sua permanenza a Trieste.

Benvenuti nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, una terra ricca di fascino, storia, arte, cultura e paesaggi mozzafiato. Oggi il nostro viaggio ci condurrà alla scoperta delle grotte di Castelcivita, uno dei siti più belli dell’entroterra cilentano, un luogo di inestimabile valore sotto l’aspetto speleologico e naturalistico.

Sono infatti migliaia i turisti che ogni anno visitano questo luogo durante la loro vacanza nel Cilento o anche solo per una gita domenicale fuori porta. Le grotte di Castelcivita si trovano nell’omonimo comune in provincia di Salerno alle pendici dei monti Alburni; un comune di poco meno di duemila abitanti ricco di fascino e storia e che deve la sua notorietà sia alle grotte che alla dominazione angioina di cui ancora oggi sono vive le testimonianze come le fortificazioni murarie che abbracciano il paese.

Le grotte di Castelcivita hanno un’origine molto lontana. Tutto ciò è confermato da alcuni reperti che dimostrano come probabilmente esse siano state rifugio per l’uomo dagli attacchi esterni dall’età della pietra fino a quella del ferro. Per le prime esplorazioni bisogna attendere la fine del 1800 quando un gruppo di esploratori conosciuti come i fratelli Giovanni e Francesco Ferrara di Controne si spinsero al suo interno. Negli anni numerose esplorazioni si sono succedute grazie alle quali oggi è possibile ammirare un percorso turistico davvero unico e affascinante. Le grotte di Castelcivita rappresentano difatti uno dei complessi carsici più importanti di tutta l’Italia meridionale, sia per la loro bellezza che per la loro grandezza.


Si estendono su una superficie di 5400 metri anche se il percorso turistico normale ne comprende solo 1700. Anche se possono sembrare pochi, la visita è talmente ricca di scenografie fiabesche sotterranee da evocare stupore ed emozioni ad ogni angolo. Il lavoro incessante dell’acqua ha creato nel corso dei secoli stalattiti e stalagmiti dalle forme più strane. Il visitatore infatti potrà ammirare varie formazioni calcaree che evocano visi umani, grappoli d’uva e altre svariate forme che non lasciano limite all’immaginazione. Tra le attrazioni naturali più belle delle grotte di Castelcivita troviamo il grande presepe e la Pagoda, una monumentale stalagmite formatasi nel corso di secoli.


Se siete intenzionati a effettuare una visita alle grotte di Castelcivita vi consigliamo di raggiungere prima Paestum e poi seguire le indicazioni stradali che dopo circa 45 minuti d’auto vi porteranno a destinazione, dove vi troverete a circa 94 metri sul livello del mare. L’ingresso delle grotte si presenta con un ampio piazzale e una volta entrati tutto il percorso sarà un susseguirsi di strettoie, ponticelli, laghi, saloni, stalattiti e stalagmiti.

La “grande Caverna” intitolata alla guida Bertarelli, il “deserto”, una stanza pianeggiante dalla natura sabbiosa, la sala “principe di Piemonte” e la “grande cascata” ovvero una parete con un’immensa colatura di calcare color oro-giallo sono solo alcune delle meraviglie che potrete ammirare durante il percorso che dura all’incirca un’ora e mezzo. Ma le bellezze delle grotte di Castelcivita non finiscono qui. Durante il cammino incontrerete una zona denominata “pozzi della morte” proprio per le sue cavità profonde e ripiene d’acqua o ancora il lago Terminale direttamente influenzato dagli eventi piovosi interni che ne determinano il suo livello.


Proseguendo il cammino si attraversano altre sale tra cui la zona dei pipistrelli, la “galleria Boegan”, il Viale del Tempio, la Terrazza degli Anelli e il Salto dei Titani. Proprio perché le sue origini si perdono nella notte dei tempi, le grotte di Castelcivita portano con sé tante storie e legende che si tramandano da anni alcune davvero singolari, come la consuetudine che avevano gli abitanti del luogo di farsi il segno della croce quando passavano davanti le grotte perché la credevano abitata da diavoli e demoni.

Col passare del tempo si è poi capito che gli strani rumori provenienti dall’interno delle grotte di Castelcivita altro non erano che versi di pipistrelli. Da ciò deriva uno degli appellativi assunti dalle grotte di Castelcivita nel corso dei secoli ovvero Grotte del Diavolo. Grotte del ponte invece è l’appellativo che gli venne dato per indicare l’unico passaggio sul fiume Calore che permetteva le comunicazioni tra la città di Velia e quella di Roma e Capua. Infine l’appellativo di grotte di Spartaco: qui la legenda vuole che proprio il gladiatore romano Spartaco trovò rifugio con le sue truppe mentre sferrava un attacco contro l’imperatore Adriano nel 71 a.C.


Per gli appassionati di speleologia consigliamo una visita che si tiene durante la stagione estiva (da giugno a ottobre) dove i visitatori potranno visitare le grotte di Castelcivita. Il percorso non è aperto al pubblico ma è possibile visitarlo solo in presenza di guide. Equipaggiati con appositi caschi muniti di torcia ai visitatori più intraprendenti viene offerta la possibilità di un vero e proprio percorso speleologico amatoriale di circa 300 metri attraverso che ancora di più si approfondiscono nelle viscere della montagna.


Oltre alle sue bellezze naturali offerte dalle grotte di Castelcivita è possibile assistere a una rappresentazione teatrale unica nel suo genere: la Divina Commedia. Gli attori della compagnia teatrale Tappeto Volante vi accompagneranno in un viaggio portandovi per mano all’interno delle grotte per farvi scoprire le sue bellezze e allo stesso tempo vivere in prima persona la commedia di Dante.
Le grotte di Castelcivita sono solo una delle tante bellezze che il Cilento e il suo entroterra offrono ai turisti. Se volete vivere appieno delle emozioni che vi rimarranno impresse in modo indelebile trascorrete qui la vostra vacanza e dedicate una giornata alla scoperta di queste grotte davvero uniche e affascinanti.

Link utili:

Ulteriori info sulle Grotte di Castelcivita

Google Maps

La Campania è una delle regioni italiane dalla cucina più ricca e dalle tradizioni culinarie più antiche e radicate. Diventa, dunque, una meta ideale per chi volesse vedere gli angoli più belli e suggestivi della zona, senza rinunciare a qualche assaggio dei prodotti locali.

 

 

I visitatori a Castelpagano spuntano…come funghi!

Dal 13 al 15 settembre la Sagra del Fungo Porcino animerà il comune beneventano di Castelpagano, appuntamento che è ormai diventato una consuetudine del paese che ogni anno richiama moltissimi visitatori.

In un periodo del genere il fungo porcino è un prodotto quasi d’obbligo, perché è quello propizio per la sua raccolta, solitamente molto proficua nei numerosi boschi del territorio.

Come ogni sagra che si rispetti, sarà possibile degustare il fungo porcino in molte delle sue varianti, con menù completi che comprendono anche la pizza ai funghi porcini. Non mancheranno, inoltre, gli assaggi dei prodotti tipici locali, oltre che dei vini campani diffusi in tutt’Italia e presentatati da esperti sommelier.

Possibilità di laboratori gastronomici saranno offerte nella suggestiva cornice del Palazzo Ducale e nella Pineta Comunale. E il Palazzo Ducale avrà anche un ruolo attivo durante tutto l’evento, poiché ci sarà la possibilità di pranzare e cenare sia nelle sue belle sale interne che sulle sue terrazze.

 

Viva la pappa col pomodoro. Quello di San Marzano!

Dove, se non in Campania, poteva tenersi la Sagra del Pomodoro San Marzano? La villa comunale di Striano (Napoli) anche quest’anno ospita l’evento enogastronomico dal 13 al 15 settembre.

Previste degustazioni di piatti tipici della tradizione popolare, tutti ovviamente realizzati con il pomodoro del limitrofo comune di San Marzano sul Sarno, la cui produzione ha alle spalle ormai una tradizione secolare.

Tra le pietanze offerte dal menù della sagra non figurano solo primi e secondi, ma anche la pizza fritta con pomodoro e grana, il tutto innaffiato sia da qualche bicchiere del gustoso vino locale che, in alternativa, da fiumi di birra.

Intenti morali animano la manifestazione, che si schiera contro la camorra e che si propone di non pesare sull’ambiente utilizzando solo materiale biodegradabile.

Durante la manifestazione si alterneranno momenti di musica popolare e nazionale con artisti e musicisti, che animeranno i giardinetti di via Risorgimento.

 

Una sagra molto condita

Nel casertano, e precisamente a San Prisco,  il 13, 14 e 15 settembre avrà luogo la Sagra delle Olive e Baccalà. Il comune dell’evento non è casuale, in quanto San Prisco è rinomato per le sue numerosissime piante di olivo, su cui è basata la maggiore economia del paese, dall'olio che ne deriva al frutto. L'iniziativa nasce dalla volontà di promuovere le prelibatezze locali e, di conseguenza, il territorio stesso. Rinomato è anche il baccalà, altro grande protagonista delle serate gastronomiche, la cui ricetta tradizionale preveda proprio l’uso delle olive.

Altri prodotti saranno poi cucinati e offerti seguendo la tradizione più vera e sana.

Il tutto sarà condito con musica, animazione e, ovviamente, olio d’oliva!

 

Uva e vino: solo…a Solopaca.

Parlare di Solopaca senza pensare al famoso vino omonimo che qui si produce è impossibile. La Festa dell'Uva, che si terrà dal 5 al 12 settembre, è condotta proprio all’insegna dell’enogastronomia. Evento dalle radici storiche lontane (la sua origine risale addirittura al '700!), vede l’uva come regina indiscussa, e viene festeggiata in grande stile.

Elemento fondamentale della manifestazione è la sfilata dei carri allegorici realizzati da maestri carraioli con i chicchi d’uva; un dettaglio che si è aggiunto in seguito, ma che ha riscosso e continua a riscuotere grande successo è invece il corteo storico ispirato ai personaggi principali della famiglia ducale del posto.

Musici, gruppi folk, sbandieratori: tutto questo avviene in uno scenario di costumi d'epoca che permette di andare indietro nel tempo mentre si assaggia il delizioso vino di Solopaca.

 

Spaghetti al ragù? No, grazie. Meglio alle nocciole

Dal 12 al 15 settembre Casola di Domicella ha il sapore della frutta secca, che viene utilizzata per preparare ogni piatto offerto ai banchi della sagra omonima. Noci e nocciole,  produzioni di eccellenza del territorio, sono gli ingredienti-principe dell’evento.

Ad imbandire le tavole del paese in provincia di Avellino sono le signore del posto, che si cimentano in queste acrobazie culinarie davanti ad un pubblico vero e proprio.

Piatti che sono tipici del posto, come gli spaghetti "che nocéll" (alle nocciole), i panzerotti fatti in casa, la trippa al sugo e il panico con salsiccia e broccoli, si accompagnano a manicaretti più moderni quali wurstel e patatine, hamburger e mozzarella con prosciutto.

Una bella gita di un giorno a Sorrento, per visitare uno dei posti più belli del nostro paese. E non solo...

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 02/06/2013

Durata: 1 Giorno

Luoghi: Sorrento

 

Descrizione del viaggio:

Sono arrivata a Sorrento con il treno. Il treno, anche se fa molto fermate prima di arrivare a destinazione, percorre la costiera, una zona molto panoramica, e quindi anche il viaggio tende a scorrere più velocemente e in modo gradevole. Subito, appena arrivata, ho deciso di andare a mare e ho scelto lo stabilimento "Leonelli's Beach". Una scelta azzeccata perché lo stabilimento è molto elegante. Il mare a Sorrento è molto bello e pulito e gli stabilimenti sono curati. C'è l'imbarazzo della scelta. Inoltre, c'è una vasta scelta di ristoranti e hotel. Se non si vuole andare allo stabilimento, c'è a disposizione anche una spiaggetta libera con un grande terrazzo dove prendere il sole.

Dopo il mare, abbiamo mangiato un toast al bar e nel pomeriggio abbiamo fatto un giro a piedi nella cittadina, tra i negozietti, prima di rientrare in serata. La gente è molto cordiale e la passeggiata è davvero molto piacevole. Il panorama dalla Villa Comunale, poi, è bellissimo. Insomma ne vale la pena!