Finalmente qualche giorno di relax a Chiang Rai. Camminiamo tutto il giorno, ma gira che ti rigira dopo 30 minuti al massimo siamo al punto di partenza. Non perché ci siamo persi, ma solo perché questa cittadina è così piccola che la si gira con poco. Nel pomeriggio andiamo in un bar con l’happy hour: una Chang grande a 60 baht, niente male.

Il biliardo è gratis per chi consuma e noi tra una birra ed una partita rimaniamo nel Rasta Bar un po’ di tempo. Nel frattempo conosciamo sia i proprietari, simpaticissimi, i quali ci sfidano anche a biliardo in un doppio (esito positivo per noi), che un gruppetto di ragazze, miste tra francesi ed australiane. E’ veramente un pomeriggio interminabile, ci viene appetito e decidiamo insieme alle ragazze di andare a mangiare qualcosa nel Night Bazar.

Come al solito c’è di tutto, ma noi ci concentriamo sul Food market. Anche qui c’è una vasta scelta, tra tutti i tipi di noodles e riso alle verdure, carne e pesce. Insomma per chi ha appetito c’è un bel po’ da fare. Noi come al nostro solito cominciamo assaggiando un po’ di tutto e alla fine siamo strapieni senza sapere esattamente di cosa ci siamo riempiti. I costi neanche a nominarli, irrisori.

Vaghiamo per le strade, ma la musica viene solo da un paio di bar e noi ci dirigiamo di nuovo al Rasta Bar. Si ricomincia, il gruppo si fa sempre più ampio e più competitivo intorno al tavolo da gioco. Scattano sfide, chi perde paga da bere, arriviamo imbattuti e così ubriachi da non ricordare neanche di come siamo riusciti ad arrivare in camera. Poi black-out totale. Il resto, per saperlo, dovremmo farcelo raccontare…

Questa mattina proviamo a presentarci nel miglior modo possibile ma, entrambi reduci da influenza e abbastanza mal ridotti, ci dirigiamo al TAT, Tourism Authority Of Thailand. Lo Welcome Event che ci hanno preparato è divertentissimo.

Quando ci presentiamo al desk, due ragazze thailandesi non riescono a capire cosa vogliamo. Proviamo a dirgli che siamo i due ragazzi di Sognando la Thailandia, ma non le aiuta un granché. Che avremmo dovuto incontrarci con la responsabile del turismo a Chiang Rai, niente neanche questo. Poi, alla parola 'italiani', esordiscono con un’esclamazione di un 'Ohh!!!!!' lunga almeno 15 secondi.

Scoppiamo a ridere come matti, poi la più piccolina, un po’ più imbarazzata, si allontana e torna poco dopo con Acharika Maneesin, direttrice dell’Ente del Turismo Thailandese a Chiang Rai. Ci accoglie con una ghirlanda di fiori tipici del paese, una maglietta con scritto 'Amazing Thailand', un sorrisone a mille denti ed un clamoroso benvenuto. Ci chiedono naturalmente di come è andato il viaggio e noi partiamo con tutte le avventure-disavventure che ci sono capitate.

Loro, in parte sorridenti e in parte sbalorditi, ci ascoltano e ci fanno una domanda finalmente differente da tutte le altre e allo stesso tempo molto semplice: "perché la Thailandia?". Pensando tra di noi e ripensando ai 16 paesi attraversati non è difficile rispondere: siamo nella terra del sorriso, chi non vorrebbe venire a visitare un paese così splendido, pieno di cultura, tradizioni, paesaggi mozzafiato e spiagge paradisiache?

Cominciamo entusiasti ad elencare tutti i posto che dobbiamo ancora visitare e delle avventure che ci attendono. Sono loro a dirci 'Ok, abbiamo capito, Enjoy Thailand!'. Con loro c’è anche un cameraman che ci stava aspettando, ci chiede se può farci un’intervista per poi mandarla alla televisione nazionale. Naturalmente accettiamo. Certo, nelle condizione in cui siamo ci poteva essere un miglior momento per l’intervista. Vedrete molto di più di due facce stanche, ma come al solito ce la caviamo e dopo i vari saluti e ringraziamenti ci dirigiamo verso la guest house.

Ci fermiamo in un ristorantino lungo la strada ed un’ottima Tom Yam Soup rappresenta il nostro pranzo, accompagnata da un piatto di morning glory, delle verdure condite e cotte con aglio ed olio: una cosa eccezionale. Passiamo a ritirare la biancheria pulita e passando davanti al Rasta Bar (quello della gara a biliardo) ci salutano e ci dicono "A stasera". Gli rivolgiamo un gran sorriso e gli rispondiamo che magari accettiamo l'invito per l'anno prossimo. Domani si parte per Chiang Mai e non pensiamo proprio di uscire stasera, ogni tanto bisogna pur riposare. Certo che però… una scappatina. Giusto per una partitella, per una birretta. Quasi quasi..

Uno splendido viaggio di sole, cultura, gastronomia, storia e tradizioni locali! Tutto questo in Thailandia!

 

Numero Viaggiatori: 3

Data di partenza: 10/01/1997

Durata: 1 mese

Luoghi: Ayutthaya, Bangkok, Chiang Mai, Chiang Rai, Phuket, Sukhothai

 

Descrizione del viaggio:

Viaggiare con una persona del posto imprime inevitabilmente un taglio diverso al viaggio. Si è automaticamente più inseriti nella realtà locale, senza il merito né la “fatica” d’aver vissuto a lungo nel luogo visitato. Questo è il mio caso. Questo viaggio fu l’ennesimo nell'antico regno, proprio a causa del fatto che Saithong ci è nata e, benché all'epoca vivesse già da 10 anni in Italia, era un sano e appagante costume di famiglia andare a svernare lì, quando possibile.

Maestosi templi, intere cittadelle religiose, una antica capitale di grande monumentalità e austerità, le spiagge più silenziose, il mare più pulito, i fondali più belli che io abbia mai visto … e cibo saporito, pesce che dire fresco ed economico è poco … E poi mercati vivacissimi, colorati, allegri e chiassosi … Un’attitudine, quella dei locali, rilassata e sorridente alle cose della vita.

Pericoli? Basta usare il buon senso che si presume usiamo a casa. Ogni mondo è paese, si dice, ed è vero.

La Thailandia è una meta ottima per i “budget travellers”, e nel contempo soddisfa alla grande anche chi possa permettersi soluzioni di gran lusso, a prezzi molto inferiori rispetto agli standard europei.

Un viaggio da fare!

E’ il gran giorno. Salpiamo verso le 8 e 30 del mattino, la barca è un insieme di tavole di legno che galleggiano ed un motore che sembra esplodere da un momento all'altro. E’ mezza vuota, noi “turisti” siamo nel fondo vicino ad un piazzale adibito a cucina mentre i 'local'i sono tutti davanti che chiacchierano con capitani e mozzi. Tutti che sorridono. Si vede che ci stiamo avvicinando nella terra del sorriso. Il motore comincia a schioppettare e la barca avanza.

Ci si apre subito uno scenario non indifferente. Sulle sponde la vegetazione più fitta con diverse tonalità di verde, ovunque allunghi lo sguardo vedi sempre lo stesso colore, predominante in questo paese. Al centro un letto d’acqua che sembra non avere mai fine, di un marrone intenso, rami di ogni grandezza che lo attraversano ed ogni tanto piccoli serpenti che si affacciano snodandosi con il loro corpo e poi si reimmergono per raggiungere la loro destinazione. Di tanto in tanto si vedono palafitte arroccate sulle sponde del fiume, donne prese a fare il bucato e gli uomini nelle loro tipiche barchette che vagheggiano sull'acqua.

Nella speranza di un’ottima pesca, tutto sembra andare lento, tutti che vivono in un’atmosfera di completa tranquillità e noi ci facciamo cullare dalla navigazione e accompagniamo ai nostri pensieri un po’ di riposo. Verso sera raggiungiamo Pak Beng, il paesino nel quale ci fermiamo per passare la notte. E' già buio, troviamo facilmente un ostello non distante dal “porto” per 50000 Kip, posiamo gli zaini e ci sediamo in un tavolino che dà sulla strada. Il cibo è buono e non molto caro, ma le porzioni un po’ ridotte. Torniamo in stanza non completamente soddisfatti della nostra cena.

Per via del breve temporale terminato prima del nostro arrivo, l’intera zona è rimasta al buio e due belle candele illuminano romanticamente il nostro piccolo bunker: ci siamo addormentati prima che le potessimo spegnere. Il mattino seguente siamo di nuovo in barca, compriamo il biglietto, altri 110000 Kip a persona e torniamo ai nostri posti per riprendere il viaggio. Il paesaggio rimane sempre lo stesso, ma non ti stanchi mai di guardarlo e di fantasticarci sopra, d'altronde non capita spesso di farsi una traversata sul Mekong.

Altre 8 ore di navigazione ed arriviamo finalmente a Huay Xai, piccola città sul confine. Andiamo prima a mettere il timbro d’uscita dal Laos, poi una piccola imbarcazione ci fa attraversare il fiume per presentarsi all'altra dogana per il timbro d’entrata del nostro sedicesimo stato. Dopo 81 giorni di viaggio siamo arrivati: Thailandia, la nostra meta finale! Ci guardiamo e ci congratuliamo l’uno con l’altro. Dopo giorni di divertimento, di tensione e di tante cose che ci sono capitate oramai si va in discesa, bisogna solo visitare il paese da noi tanto sognato.

Purtroppo l’autobus per arrivare alla nostra prima destinazione riprende servizio il giorno seguente ma, visto che siamo in 6 a voler arrivare a Chiang Rai, decidiamo di prendere un minivan. Dividendo il costo conviene a tutti. Dopo un’ora e mezza di macchina iniziamo ufficialmente a vivere il paese, brindiamo con una birra Chang e sorseggiandola arriviamo ad un ostello, centrale ed economico: 200 Baht a notte (5 euro), ma purtroppo la connessione internet è un po’ scarsa. Dobbiamo mandare molte clips degli ultimi giorni, proveremo a trovare una buona alternativa. Intanto l’idea è di affittarsi un motorino e di andare alla scoperta della città. Thailandia… siamo arrivati!