Tra i 3800 e i 5000 metri sul livello del mare ci può essere vita. No, non stiamo parlando di Marte e di strane apparizioni da extraterrestre, ma di alcune meravigliose location, magicamente arroccate sul tetto del mondo dove pare che gli umani vivano, e anche bene stando a giudicare, dalle foto e dalle numerose testimonianze.

In un viaggio che unisce idealmente l'America meridionale e l'Asia, lontane migliaia e migliaia di chilometri, andiamo alla scoperta dei paesi più alti del mondo, e di come questi possano essere adatti, con un pizzico di fantasia (e una bombola d'ossigeno di scorta, non si sa mai!) per un viaggio sui generis.

 

 

 

Parinacota, Arica-Parinacota in Cile - 4.400 m

Non molto distante dal Vulcano Parinacota si trova questo piccolo villaggio, costituito da isolate abitazioni poste a ridosso di una chiesa, con meno di trenta abitanti. Curiosità? E’ il centro di un cerimoniale “marka”, della comunità Aymara, originaria delle fasce più remote della Cordigliera delle Ande.

 

La Rinconada, Puno in Peru - 5.100 m

Sperduto centro posto al confine con la Bolivia, in una terra di mezzo isolata dal mondo, regno di e narcotrafficanti e Dio solo sa cosa altro. Ma non è tutto buio, anzi, La Rinconada è la capitale del folklore peruviano. Con i suoi 5 mila metri sul livello del mare è considerato il centro abitato più alto al mondo. Parzialmente spopolato (ma non c’è da stupirsi), si sta parzialmente ripopolando perché sembra che vi siano state trovate alcune miniere d’oro. 

 

El Aguilar, Jujuy in Argentina - 4.895 m

Udite udite: in questo luogo abitano circa 3.600 persone, abitanti che negli ultimi anni sono calati dell’83% circa. Un record per trovarci a quasi 5 mila metri d’altitudine. Il motivo? E’ stato un importante centro minerario per la produzione di piombo, zinco e argento, ma ora le riserve sono quasi del tutto esaurite.

 

Wen Quan, Qinghai in Cina - 5.019 m

Il secondo classificato tra i villaggi più alti al mondo parla cinese, anzi secondo la classifica del Guinness World Records sarebbe proprio lui a detenere lo scettro. Un centro abitato molto piccoli, ma costituito da numerosi stabilimenti termali.

 

Hikkim, Himachal Pradesh in India - 4.572 m

Le abbondanti nevicate invernale rendono questo piccolo villaggio della provincia di Lahaul-Spiti, in India, più isolato dell’albergo tra le nevi di Shining. Potrete consolare anima e corpo con una visita allo splendido monastero di Tangyud, nelle vicinanze.

È per i viaggiatori più esigenti, che non si accontentano delle mete di viaggio più gettonate – ma scontate! – che ci rivolgiamo in questo articolo. È a loro che abbiamo pensato selezionando questi quattro luoghi speciali in giro per il mondo.

Dalla fredda Norvegia alla caldissima Africa, passando per la magnificenza dei paesaggi americani più selvaggi, un viaggio che vi terrà col fiato sospeso dall’inizio alla fine!

 

 

 

Grand Canyon, USA

Chi non ha mai sognato un viaggio, magari on the road, attraverso le infinite distese americane? E se c’è un paesaggio che fa immediatamente pensare all’America più selvaggia è di certo quello offerto dal mitico Grand Canyon, nella parte settentrionale dell’Arizona.

Il merito delle straordinarie formazioni rocciose che vedete oggi all’interno del parco va al fiume Colorado, che ha modellato con le sue acque dei veri e propri monumenti naturali.

Una destinazione di viaggio emozionante al massimo, soprattutto se il parco lo guardate dall’alto. Come? In elicottero: per sorvolare le profonde gole del Grand Canyon e avere una vista a 360° della sua favolosa natura!

 

Victoria Falls, Zambia-Zimbabwe

Sono loro le regine del Continente Nero: le Cascate Vittoria, al confine tra lo Zambia e lo Zimbabwe. Alte ben 128 metri – dunque circa il doppio di quelle del Niagara! – sono tra le attrazioni turistiche più importanti dell’Africa e patrimonio dell'Umanità UNESCO.

Un consiglio per i più coraggiosi: se volete godere della vista più emozionante di questo portento della natura concedetevi un percorso lungo il ponte ferroviario che si trova ad un’altezza di 125 metri sul fiume Zambesi: tra arcobaleni colorati e nuvolette sospese su gole profonde e tortuose scommettiamo che non riuscirete a credere che un posto del genere esista davvero! Molti turisti – i più spericolati – sono inoltre affascinati dalla Devil’s Pool (la Piscina del Diavolo). Ne avete mai sentito parlare? Si tratta di un piccolo specchio d’acqua posto proprio sulla cima alle cascate: è considerato uno dei tetti più pericolosi del mondo!

 

Deserto di Atacama, Cile

Il deserto di Atacama, in Cile, è un deserto davvero da record: è il deserto più asciutto del pianeta, dove vi sfidiamo a trovare una goccia d’acqua o un’oasi. Pensate che qui, tra una pioggerella e l’altra, potrebbero passare anche 40 anni!

Non sarà una comoda meta di viaggio, ma a quanto pare la sua bellezza selvaggia e misteriosa e la sua posizione all’interno di una cornice unica – tra i vulcani della magnifica cordigliera delle Ande e l'Oceano Pacifico – continua a renderlo uno dei luoghi più visitati del Cile.

Il punto migliore dal quale partire per avventurarsi tra le sue dune è San Pedro de Atacama, un paesino minuscolo, ma che si trova a ben 2.500 metri di altezza! Regala dei panorami talmente splendidi che è conosciuto anche come El Oasis!

 

Pamukkale, Turchia

Il nostro viaggio attraverso le meraviglie più spettacolari del pianeta si conclude in Turchia, dove si può ammirare lo stupefacenti panorama offerto da Pamukkale e dalle sue incredibili scogliere lunghe 2700 metri e poste ad un’altezza di circa 160 metri.

Cosa sono? Piscine termali naturali con una temperatura che va dai 35° ai 100° e che vantano delle riconosciute proprietà terapeutiche. Un posto che fa bene al corpo e che, allo stesso tempo, è una gioia per gli occhi!

Impossibile confondere il sito di Pamukkale, già a partire dal colore dominante che si impone alla vista già da lontano, il bianco: sono scogliere tutte di calcare che sembrano nuvole o  batuffoli di cotone. Del resto, in turco Pamukkale vuol dire proprio castello di cotone.

Chi l’ha detto che il bianco è solo neve, piste da sci e baite in montagna? Oggi vogliamo portarvi alla scoperta di luoghi surreali nel mondo dove il bianco è abbagliante ma non è detto si tratti delle delicate e poetiche nevi del Tirolo.

Ecco a voi, per il vostro piacere curioso di turisti stanchi delle "solite cose bianche", un paio di lughi nel mondo che, in questo periodo dell’anno, ci sembrano perfetti per un bianco Natale (ma senza neve).

 

 

Marble Caves, Patagonia

Questa meraviglia cilena è, a detta di molti, una delle più suggestive al mondo. Sono chiamate le Cattedrali di Marmo, e non sono state dipinte o intarsiate da nessun pittore. Il motivo di questa brillantezza, di questo azzurro che toglie il fiato, è nel fango sciolto nel ghiacciaio che circonda il Lago Carrera. Il tour in barca è assolutamente consigliato: i più curiosi, poi, potranno addentrarsi tra gli anfratti della Catedral per toccare con mano il perpetuo lavoro delle onde che hanno scolpito le rocce interne, dando vita alla Capilla de Mármol (la Cappella) e alla Cueva de Mármol (la grotta). Ma non finiscono qui le attrattive del lago, dove gli amanti della pesca sportiva potranno divertirsi a scegliere, a colpi di amo, tra salmoni e trote.

 

Whitehaven Beach, Australia

Bianco, bianco e ancora bianco. Questa volta andiamo in Australia, nel Queensland. Ben sette chilometri di sabbia bianca che deve il suo colore alla massiccia presenza di silice. Il tutto accompagnato da un mare che definire azzurro è dire poco. Bene, direte voi, qual è la differenza con le nostrane spiagge di san Teodoro o di Stintino? La grandezza. Non stiamo parlando di calette isolate, di fazzoletti di terra affollati a ferragosto, ma di un’estensione in lungo e in largo, che vista da un drone, sembra un vortice non di umana natura. La spiaggia si raggiunge solo in barca, ed è possibile sostarvi solo per un’intera giornata. Dimenticate sdraio, ombrelloni. Dimenticate chioschetti che servono mojito. Bianco, solo e assolutamente bianco è quello che vedrete.

 

Pamukkale, Turchia

Pamukkale è una parola turca che significa "castello di cotone", e c'è da crederci guardando le immagini di questo posto bellissimo. Si tratta di un sito calcareo nato dall'azione erosiva di fonti termali sotterranee, emerse nel corso di numerosi movimenti tellurici, che hanno trasformato questo luogo con grandi "piscine a cielo aperto", ma anche cascate di sedimenti che ricordano, per certi versi, le terme di Saturnia in Toscana.

Sapete cosa sono i viaggi etici? Si tratta di un particolare modo di fare turismo che tiene in considerazione il rispetto per la natura dei luoghi scelti, così come del turismo e dell'edilizia responsabile,del rispetto dei diritti umani e delle minoranze (etniche, religiose, sociali) e via dicendo.

I viaggi etici, negli ultimi anni, hanno visto un incremento esponenziale della percentuale rispetto ai viaggi "classici", che non tengono conto di questi fattori, vuoi per una maggiore consapevolezza del turista e vuoi per le diverse campagne di sensibilizzazione internazionale che hanno prodotti questi utili, e certamente attesi, risultati.

 

 

Ethnic Travel, una ONG statunitense, ha stilato questa speciale classifica delle dieci destinazioni più adatte ai viaggi etici, e noi ve la riproponiamo, sperando di consigliarvi verso mete rispettose e certamente anche diverse dalle classiche località del turismo di massa. Pronti a partire?

 

Capo Verde

Prima nazione della speciale classifica sui viaggi etici, Capo Verde ottiene la medaglia d'oro grazie alle importanti politiche di turismo ecosostenibile, ma anche per il rispetto dei diritti umani in genere, che permettono allo stato insulare africano di ottenere importanti traguardi sociali.

 

Cile

Ambienti incontaminati, natura protetta e salvaguardata con politiche efficaci di contrasto all'inquinamento, ma anche ottima attenzione alla sostenibilità, ai diritti delle coppie dello stesso sesso e tanto altro. Il Cile, stato delle paradisiache Isole Galapagos, balza avanti e guadagna la seconda posizione.

 

Dominica

La Dominica è uno degli arcipelaghi che rientra sotto il controllo del Commonwealth britannico, ma a differenza del Regno Unito l'ambiente e la lotta all'inquinamento sono molto più avanzate. Addirittura l'esecutivo promette che entro il 2020 tutta l'energia prodotta o importata proverrà da fonti rinnovabili. Non male, no?

 

Lituania

Prima meta europea (e anche unica) nella classifica dei viaggi etici, la Lituania si guadagna un posto d'onore tra le repubbliche baltiche per quanto riguarda i diritti dell'ambiente e dell'uomo. L'eguaglianza è una bandiera del paese, che ha un presidente donna e ha da poco varato leggi per il riconoscimento delle unioni civili.

 

Mauritius

Il bellissimo arcipelago al largo dell'Africa, dopo i contrasti politici degli ultimi tempi, è riuscito a varare regolamentazioni stringenti per la protezione dell'ambiente e l'espansione dell'energia rinnovabili, con risultati importanti che permettono di salvaguardare la bellissima natura degli atolli.

 

Palau

Piccola isola immersa nell'Oceano Pacifico, Palau è un paradiso naturale di straordinario valore, grazie alle sue acque ricchissime di flora e fauna anche rare, che meritano una attenzione e cure assolutamente precise e mirate. Queste, unite al rispetto per le differenze sociali, la rende una meta da scoprire nell'ambito dei viaggi etici.

 

Samoa

Lontana dai paesi più grandi, in tutti i sensi, Samoa sta costruendo il suo successo recente su tre piani: rispetto dei diritti umani, valorizzazione dell'ambiente (atolli meravigliosi, foreste e spiagge da sogno) e tutela del turismo responsabile, grazie alla collaborazione tra istituzioni e semplici cittadini.

 

Tonga

Nel pieno della Polinesia, le isole Tonga sono uno dei tanti arcipelaghi che vivono quasi esclusivamente del turismo internazionale, vista la scarsità di risorse naturali. Lo stato di Tupou VI, seppure arretrato in termini di diritti umani, sta aumentando le tutele naturali, e per questo è stato inserito nella classifica delle località adatte ai viaggi etici.

 

Uruguay

Gli enormi passi in termini di diritti umani compiuti dall'ex presidente Mujica (matrimoni tra persone dello stesso sesso, commercializzazione statale delle droghe leggere tra gli altri), unitamente a una natura di grande valore, rende l'Uruguay tra i paesi più "ethic-friendly" da visitare nel prossimo anno.

 

Vanuatu

Situata nel pieno del Pacifico, a metà tra la Nuova Caledonia francese e le isole Fiji, l'isola-arcipelago di Vanuatu, complice anche il pericolo ambientale dall'aumento dei gas serra, sta sostenendo ampie battaglie in favore dell'ambiente, ma guarda anche ai diritti umani. Con risultati di sicuro effetto.

Itinerario attraverso l'America Latina raccontato attraverso lo sguardo dell'architetto e del disegnatore.

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 26/12/2012

Durata: dicembre 2012-febbraio 2013

Luoghi: Argentina, Cile, Bolivia, Perù

 

Descrizione del viaggio:

Tanto deve l'Europa alla sua Storia quanto l'America alla sua Geografia. Il paesaggio naturale di questa immensa estensione possiede una qualità sacrale già compresa dagli antichi indigeni di questo continente e che ancora oggi possiamo avvertire visitando questi luoghi. Essendomi trovato nella fortunata condizione di aver vissuto in Cile (nella meravigliosa Valparaiso) per motivi di studio, ho intrapreso insieme a Giovanna, la grande compagna di viaggio, un percorso di scoperta attraverso Argentina, Perù, Bolivia e Cile. Da Buenos Aires, con la sua caotica frenesia e il suo immenso orizzonte coperto da un tappeto di cemento apparentemente infinito, siamo partiti gli ultimi giorni dell'anno alla volta del lussureggiante Nord del paese, diretti verso le (obbligatorie ed imperdibili) cascate di Iguazù e poi spingendoci sempre più all'interno, nella pacifica provincia argentina di Misiones, dove ancora oggi si respirano atmosfere capaci di risvegliare una spiritualità profonda e conflittuale e dove sembra ancora di udire per la prima volta il suono di un violino che parla di un'Europa antica e lontana.

Da Misiones ci siamo spinti a Salta e poi a Jujuy fino a Tilcara e al confine con la Bolivia, che si mostra da subito cosciente ed orgogliosa di un eredità indigena ben più antica dell'arrivo dei primi conquistadores. Tra gli immensi altipiani dell'Antico Alto Perù (come veniva chaimato il paese prima della vittoria di Simon Bolivar) scopriamo paesaggi lunari, orizzonti infiniti di montagne senza tempo. Tra questa Natura sovrana la presenza umana diventa quasi un fastidio, una sorta di profanazione del Paesaggio Sacro e sebbene si sia immersi in una solitudine difficile da provare altrove non si avverte la nostalgia della civiltà ma se ne scoprono con curiosità le tracce lasciate del suo passaggio: pitture rupestri nelle valli di Quetana lasciate dai pastori delle mandrie di lama, menhir scavati dal vento e da oceani comparsi da millenni e le più recenti rovine di insediamneti minerari persi tra le valli rocciose. Da non perdere il suggestivo cimitero dei treni di Uyuni, nei pressi del famoso Salar e il fondamentale Mate di Coca, bevanda preparata con un infuso di foglie di coca con il potere di placare i mal di testa dovuti all'altitudine (che a volte supera i 5000 m s.l.m).

Da questi luoghi incontaminati il ritorno alla realtà urbana può risultare brusco, ed è consigliabile concedersi alcuni giorni a Potosì, magnifica gemma dell'Architettura dei coloni spagnoli con un lato oscuro che grava ancora oggi sulle vite di chi la abita: la miniera d'argento più grande dell'intero continente che fu teatro di atrocità tremende in passato e ancora oggi oggetto di profonde controversie. Tale è la sua tetra fama, che i minatori che ancora vi lavorano seguono la tradizione di rendere omaggio al Tio de la Mina, un satiro dai tratti demoniaci che viene ritenuto il signore delle scure profondità. Da qui ci siamo spinti a La Paz, la capitale più alta del mondo, caotica ma accogliente e poi alle sponde del lago Titicaca, un'altro degli spettacoli naturali meravigliosi che questa terra ha da offrire. Se vi capiterà di visitare i resti di questo antichissimo mare altipianico non predetevi l'esperienza di scoprire i suoi isolotti (tra i più noti la Isla del Sol e de la Luna) facendo trekking e passeggiate e fermandovi a mangiare la trota pescata tra le acque del lago, sacre al dio Sole Inti.
Infine il Perù con le sue rovine coperte di muschio e l'incredibile varietà di prodotti che hanno contribuito a creare una cultura culinaria che non ha nulla da invidiare a quella mediterranea. Provate le oltre 15 specie di mais, di patate, i formaggi di capra, i cereali e la quinoa, il delizioso cebiche (piatto a base di pesce crudo) e le famose empanadas di carne di lama.

L’enfasi in questo diario è stata posta nella ricerca di un filo conduttore comune all’interno di tutte le esperienze vissute e i luoghi visitati. Ogni giorno veniva annotata una piccola lezione appresa su quanto osservato, accompagnata da un disegno o uno schizzo per testimoniare quale luogo o soggetto l’avesse ispirata. Attraverso queste annotazioni grafiche si andava costruendo in maniera spontanea e involontaria un percorso di avvicinamento a una realtà celata oltre i meravigliosi panorami e le imponenti rovine dei popoli antichi, una scoperta a cui si è cercato di dare un nome, di articolare in modo chiaro. Finalmente, durante la visita al Museo della Montagna di Salta, nel nord dell’Argentina, una frase scritta in una delle sale si rivelò fondamentale per comprendere a fondo questa intuizione; “Nell’antichità i popoli andini consideravano il Paesaggio come un’entità sacra”. Grazie a quelle parole realizzai a cosa fosse in realtà dovuto l’enorme distacco che avvertivo tra le culture e la Storia dell’Europa e l’immensità di questo antico Nuovo Mondo.  Per noi popoli europei l’Arte può essere sacra o la Musica o L’Architettura, ma non siamo affatto abituati a conferire lo stesso valore a qualcosa di non creato dalla volontà umana. E se si considera sacro il paesaggio, allora sembra facile vedere come in molti casi, in questo o in altri continenti, l’essere umano abbia introdotto elementi che acquistano i connotati del “profano”, l’artificiale inteso come contrapposizione alla sacralità che alcune culture antiche attribuivano (e attribuiscono tuttora) alla Natura che abitano. Questa dicotomia quasi spirituale  è divenuta la guida e l’ispirazione per il completamento del diario di viaggio, che alla fine si delinea come un tentativo di catalogazione di queste realtà “sacre” e di quale sia il valore che l’Architettura e le opere dell’uomo sono in grado di assumere semplicemente attraverso il dialogo (o la mancanza di esso) con il proprio contesto di appartenenza.