Aliapiedi ... a Dublino, il viaggio di Alia Zuffi alla scoperta della capitale irlandese volge al termine. Oggi vi raccontiamo la penultima puntata, ambientata dentro Kilmhainam Gaol. Come sempre vi auguriamo buona lettura, in compagnia di Alia.

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui trovate gli altri episodi del racconto di Aliapiedi ... a Dublino.

 

 

Siamo dentro Kilmainham Gaol, in una oscura sala espositiva di questa prigione, contenuta, quasi soffocata, da spesse mura di pietra.

Un ragazzo, con voce forte e decisa, chiama i visitatori a riunirsi intorno a lui per ascoltare attentamente le non poche norme vigenti che fanno impallidire più di un assistente. Il suo tono non ammette repliche e, quali soldati di una armata “brancaleonesca”, seguiamo in silenzio, ordinati e composti, il nostro pseudogenerale. Questi ci conduce in una sala, fredda, nuda e spoglia, arredata con un umile altare e con dei lunghi banchi di legno.

Si spengono le luci, scende un telo proiettore e inizia l’impressionante spettacolo in bianco e nero dell’agitata storia irlandese. Le immagini relative agli eventi salienti della stessa, ai suoi eroi e, soprattutto, ai suoi martiri, scorrono impietose davanti ai nostri occhi sgranati, davanti ai nostri visi stupiti, davanti alle nostre increduli menti. Il nostro anfitrione, apparentemente impassibile, commenta il triste cortometraggio.

È solo un timido assaggio.

Si accendono le luci, si alza il telo proiettore e riappare la umile cappella, muta testimone delle drammatiche nozze di un ardente nazionalista, Joseph Plunkett, poche ore prima di essere giustiziato.

È solo l’inizio.

Percorriamo umidi corridoi dall’intonaco a pezzi, quasi a simboleggiare le vite spezzate in quelle squallide celle di uomini, donne ma anche bambini, e i racconti, gli aneddoti, le leggende su quel crudele carcere, ristrutturato su iniziativa di coloro che non vogliono dimenticare, si susseguono con una drammaticità e intensità crescenti. L’ambiente circostante e le parole disarmanti della nostra guida, pronunciate con un misto di amarezza e integrità, mi fanno rivivere la profonda emozione e l’inevitabile commozione provate nel cimitero di Glasnevin. Il dignitoso e fiero atteggiamento di quel giovane, di soli ventotto anni, che non ha bisogno di recitare una orazione funebre per lasciare turbato e sconvolto chi lo ascolta, è ammirevole e, inevitabilmente, sorge un vergognoso confronto con i suoi coetanei italiani e spagnoli, privi di una memoria storica e orgogliosi dei rispettivi Paesi solo in occasione di eventi sportivi mondiali ed europei. Triste ma vero.

Arriviamo quindi nella galleria centrale da cui “si gode” di una vista panoptica delle novantasei celle che si affacciano sulla stessa e dove furono rinchiusi, fino alla loro esecuzione, i leader della Sollevazione di Pasqua del 1916, con le uniche eccezioni di Eamon de Valera, cittadino americano, e della contessa Markievicz, eletta deputata durante la sua prigionia. Quell’inquietante sala centrale, simile a un enorme polipo dai tentacoli di acciaio, tristemente famosa non per aver racchiuso i pericolosi ideali di coloro che credevano in una Repubblica d’Irlanda, libera e indipendente, ma bensì per aver ospitato le riprese del film Nel nome del padre o di un videoclip degli U2, Celebration, è l’esaltazione della assurda giustizia umana.

Non finisce qui.

Nel vicino cortile si conclude la suggestiva visita guidata.

L’anfitrione, in piedi, quasi sull’attenti, di fianco a una bandiera irlandese i cui colori vivi contrastano con il grigio ricordo di corpi morti, caduti, abbattuti e annientati innanzi a quelle oscure mura impietrite dalle frequenti fucilazioni, narra commosso un’ultima storia struggente, quella del prigioniero James Connolly, barcollante sulla sua gamba in cancrena, che cade e si rialza, cade e lo rialzano, cade e viene giustiziato seduto.

Un leggero vento porta via le ultime parole di quell'orgoglioso irlandese della libera e indipendente Repubblica d’Irlanda, patria amata, ricordata ed esaltata dagli eroi di allora e dai cittadini di ora. Un applauso emozionato si alza al cielo, quale colonna sonora finale di un tragico film reale. Lì in alto più di uno lo gradirà.

Non possiamo far altro che stringere la mano di quel ragazzo, dimostrandogli con quell’umile gesto tutta la nostra ammirazione, la nostra solidarietà e anche, bisogna confessarlo, la nostra invidia. Il tricolore irlandese forse non svetterà mai trionfante in una finale dei Mondiali o delle Olimpiadi: lo fa già ogni giorno nel cuore e nella mente di giovani come lui, veementi custodi delle proprie origini.

 

Il nostro appuntamento con "Aliapiedi ... a Dublino" è per la prossima settimana, con l'ultimo racconto del viaggio dublinese di Alia Zuffi. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.

 

Il viaggio di Alia continua. Oggi ci accompagna ancora per le strade di Dublino, ma è un pomeriggio riflessivo, in sui si interroga sul senso della storia e sul senso del passato.

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui è le stessa a raccontarvi le sue sensazioni all'arrivo in città.

 

 

Attraccato a un molo del Liffey riposa placidamente la replica di uno storico veliero a tre alberi, il Jeanie Johnston, tristemente famoso per aver trasportato per le impervie acque dell’Oceano Atlantico migliaia di emigranti alla ricerca di una Terra Promessa nel Nord America, durante il vergognoso e tragico quinquennio della Grande Carestia, a metà Ottocento, causa di più di un milione di morti irlandesi per inedia di fronte all'assoluta indifferenza dell’allora governo britannico, fermo sostenitore del non interventismo economico (i cui abitanti, a ogni modo, continuavano a essere incredibilmente riforniti di tutti quei prodotti del Paese vicino, quali cereali, carne e verdure, che non erano stati infettati dal fungo devastatore di patate, alimento base della "ricca" dieta dei colonizzati...).

Impossibile fotografarlo senza pensare alla straziante disperazione di quelle persone rappresentate con un crudele e spietato realismo nel gruppo scultorico ubicato poco più avanti, The Famine Memorial: i corpi scheletrici, le vesti sdrucite, i volti sofferenti e quei miseri sacchi stretti fortemente contro il petto, ultima risorsa per afferrarsi alla vita, non lasciano (ora) indifferente nessuno...

The Famine Memorial 

 

Il nostro appuntamento con Alia e il suo "Aliapiedi ... a Dublino" è per lunedì prossimo, con la terza puntata. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.

 

Aliapiedi ... a Dublino: il viaggio continua. Il racconto di oggi ci porta al Glasnevin Cemetery. Sembra strano visitare un cimitero ... ma ne vale la pena. Buona lettura, in questo tredicesimo capitolo del viaggio di Alia.

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui trovate gli altri episodi del racconto di Aliapiedi ... a Dublino.

 

 

Il nostro obiettivo è un luogo di riposo e pace ... eterno: il Glasnevin Cemetery.

Ovviamente in quel mare sterminato di lapidi non c’è un’anima (viva).

Il sole, almeno, è tornato a brillare e avvicinandoci a quella che sembra un’alta torre, quasi una ciminiera, la O’ Connell Tower, sentiamo da lontano una voce, sempre più alta, sempre più autoritaria. Seguendo quel richiamo scorgiamo in mezzo a un folto gruppo di persone un militare in alta uniforme che, emozionato ed emozionando, recita un discorso struggente, un discorso infiammato, un discorso memorabile. Si tratta delle celebri parole pronunciate da Patrick Pearse, leader di un movimento paramilitare contro il dominio britannico, di fronte alla tomba di Jeremiah O’Donovan Rossa, attivo membro dell’organizzazione politica repubblicana chiamata Sinn Féin.

Quel discorso, scandito ora perfettamente con un tono grave e severo, forte e duro, riassume grandiosamente tutto l’orgoglio della Repubblica d’Irlanda. Non sono irlandese, non conosco bene la storia di questo Paese e il mio inglese non mi permette di cogliere ogni singolo verso di quella composizione, ma la vibrazione che trasmette, il pathos silenzioso che lo accompagna e l’espressione di nobile sofferenza dipinta sul volto di quell’uomo mi sconvolgono l’anima.

La storia, crudele, viene nobilitata dal ricordo della stessa, degli eroi e dei loro ideali.

Il personaggio finisce la performance e, tra gli applausi commossi del pubblico, scompare di scena.

Alla reception dell’originale museo dedicato al cimitero, ci svelano che quel militare è in realtà un semplice attore. Perplessa ma non delusa dalla risposta, rifletto di nuovo sulla passione con cui quell’uomo ha vissuto, pronunciato e gridato quelle parole: non sono il frutto di un passivo e meccanico apprendimento a memoria, sono l’urlo spontaneo e naturale di una generazione che tuttora soffre, e si gloria soffrendo, per le ferite del passato.

 

Il nostro appuntamento con Alia e il suo "Aliapiedi ... a Dublino" è per la prossima settimana, con la puntata numero quattordici. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.

Ed eccoci finalmente arrivati alla prima puntata di "Aliapiedi ... a Dublino". La parola ad Alia e al suo racconto!

(Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui).

 

 

Lungo il tragitto passiamo davanti al nuovo terminal, per poi addentrarci, quasi subito, in una lunga e fredda galleria che, come un tunnel spazio-temporale, ci porta immediatamente in città, davanti all’O2, un ristrutturato forum per concerti la cui facciata originaria, appartenente a un’antica stazione ferroviaria, dà sul Liffey, il fiume che divide in due Dublino.

La fermata successiva, la nostra, Convention Centre, si trova proprio di fronte a uno spettacolare centro congressi, la cui amplia vetrata obliqua centrale lascia intravedere i perfetti incroci geometrici delle sue scale interne.

Scendiamo qui, in una zona modernissima, occupata da ampli e rilucenti edifici, sedi di importanti multinazionali. A prima vista la città non sembra appartenere a un’Irlanda aggiunta di recente dai tanto “amati” britannici, geograficamente vicini ma storicamente lontani, all’irriverente, o ironico, acronimo P.I.G.S. (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), trasformato per l’occasione in P.I.I.G.S.!

L’unico elemento architettonico che si differenzia da tanto splendore contemporaneo sembra essere una specie di chiusa, ormai inutilizzata, che precede l’accesso al magnifico Samuel Beckett Bridge, il cui geniale architetto, come facilmente deducibile dalla incredibile somiglianza con il sivigliano Puente del Alamillo, è lo spagnolo Calatrava. La struttura è impressionante e mentre lo attraversiamo, pensando agli incredibili, e per me incomprensibili, calcoli ingegneristici che permettono la sua solida e duratura esistenza materiale, osservo il look dei primi irlandesi in cui ci imbattiamo, cercando nel frattempo di non invadere la corsia riservata alle biciclette e di andare nel senso corretto, cioè opposto a quello adottato dalla stragrande maggioranza dei Paesi di origine non anglosassone.

Nonostante il vento fresco, l’aria frizzante e la bassa temperatura, la gente che lavora, facilmente riconoscibile dai portatili a tracolla, si veste in modo più o meno formale – come sempre, dipende dai punti di vista: nella mia amata città natale, Milano, si parlerebbe di un abbigliamento casual, a voler essere generosi – dalla testa fino alle ginocchia; al di sotto di queste si lasciano ostentosamente allo scoperto gli arti inferiori, incluse le falangi prossimali, medie e distali dei piedi, solo separate, in un unico punto, da delle quantomeno anomali infradito!

Suppongo sia dovuto alla costante e giustificata “voglia d’estate” in un Paese caratterizzato da un clima non certo mediterraneo...

Dublin Convention Centre 

Il nostro appuntamento è per lunedì prossimo, con la seconda puntata. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.

Il fenomeno delle aurore boreali si inserisce in un vasto campo di "spettacoli naturali" che l'uomo ha da sempre visto con un misto di ammirazione, stupore e, quando la conoscenza non era ancora così diffusa, paura. In fondo, il cielo che d'improvviso si colora di toni azzurro-verdi poteva lasciar presagire chissà cosa, ma quando si è scoperto che l'azione congiunta delle radiazioni solari e della ionosfera terrestre restituiva questi bellissimi filamenti colorati, allora si è potuto guardarle con stupore.

Si potrebbe quasi dire, per giustificare la bellezza delle aurore boreali e la loro attrattività, che vi sono dei turisti che vanno a caccia delle aurore boreali nel mondo, in una sorta di turismo curioso e appassionato della natura, e ai quali vogliamo oggi rivolgerci (in realtà lo facciamo a tutti, convinti che la bellezza dell'aurora boreale sia universalmente riconosciuta e apprezzata) per consigliare alcune destinazioni dove ammirare questi fenomeni al meglio, e magari scoprire anche luoghi meravigliosi.

 

 

Isole Lofoten, Norvegia

Arcipelago scoperto soltanto a metà del Quattrocento da un esploratore di Venezia che era dato per disperso durante l'esplorazione dei mari del Nord, le Isole Lofoten, in Norvegia, sono uno dei massimi punti mondiali per la pesca e la trasformazione del merluzzo in stoccafisso, forse il piatto norvegese più conosciuto all'estero. Trovandosi oltre il Circolo Polare Artico, le Isole Lofoten permettono di ammirare le aurore boreali in maniera unica e indimenticabile, immersi in una natura selvaggia e incontaminata, nella quale l'uomo ha raggiunto un equilibrio stabile ed efficace.

 

Ininshowen, Irlanda

No, non ci siamo sbagliati e sì, l'Irlanda si trova davvero molto più a sud del previsto per un argomento come le aurore boreali. Eppure, Ininshowen è una penisola che sfida latitudini e longitudini, e nella quale l'aurora boreale, grazie a una complessa serie di fattori, può essere ammirata tranquillamente anche a un migliaio di chilometri più a sud del "normale". Oltre a questo fenomeno, la zona di Ininshowen offre reperti archeologici e una natura davvero tutta da scoprire.

 

Reykjavik, Islanda

Torniamo al nord del Circolo Polare Artico, e precisamente in Islanda, nella sua fascinosa capitale Reykjavik. Da qui potrete partire all'esplorazione di questa isola così unica e speculare, che dista diverse ore di viaggio dall'Italia, ma che offre una miriade di bellezze naturalistiche da scoprire, dalla Laguna Blu al Parco di Þingvellir, dove venne proclamata l'Indipendenza della nazione. Se la notte porta consiglio, in Islanda porta anche splendide aurore boreali, che possono essere ammirate in tutto il loro splendore grazie alla quasi totale assenza di inquinamento luminoso.

 

Rovaniemi, Finlandia

Concludiamo questa nostra carrellata con una meta particolarmente conosciuta, soprattutto dai bambini. Parliamo di Rovaniemi, il principale centro della Lapponia, la regione più settentrionale della Finlandia. Qui le aurore boreali, grazie alla scarsissima presenza di centri abitati, si possono ammirare al meglio, circondati tra una natura incredibile fatta di foreste, laghi e neve che ricopre tutto per la maggior parte dell'anno. Tra un'aurora e l'altra, poi, fermatevi a scoprire il Villaggio di Babbo Natale, dove vive il vecchio Santa Claus, oppure esplorate l'Ametistikaivos, una delle pochissime miniere di ametisti al mondo, un luogo adatto a tutta la famiglia (no, non si possono ottenere campioni omaggio, se è quello che vi chiedevate!)

Aliapiedi ... a Dublino, ormai l'avrete capito, non è un viaggio statico. La scorsa settimana abbiamo lasciato Alia a Trim, oggi la ritroviamo a Glendalough, in tempo per l'undicesima puntata del suo viaggio...

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui trovate gli altri episodi del racconto di Aliapiedi ... a Dublino.

 

 

Finalmente arriviamo a Glendalough, un villaggio di origine celtica, in mezzo a una valle tra due laghi, così come letteralmente tradotto dal gaelico, che senza dubbio riveste una non indifferente importanza turistica, come ampliamente dimostrato dalla quantità e varietà di mezzi di trasporto lì parcheggiati.

Il paesaggio, di stile alpino, è veramente paradisiaco. Respiriamo a pieni polmoni l’aria frizzantina di montagna mentre una lieve brezza accarezza i nostri visi.

La nostra guida, con una mappa in mano, ci offre due possibilità: visitare quell'insediamento monastico insieme a lui, oppure, da soli, passeggiare lungo un sentiero ben segnalato che, perdendosi in un fitto bosco, porta ai suddetti specchi d’acqua di origine glaciale. Mio marito e io abbiamo già deciso: sia l’uno sia l’altro!

Inizia così il tour tra mute e storte lapidi ricoperte di edera, sparse disordinatamente nell’antico cimitero; più avanti si trova la cattedrale, a una sola navata, aperta al cielo, sia in senso spirituale sia in senso materiale, essendo priva del tetto; lí vicino c’è l’oratorio di San Kevin, l'ermitano che, nel sesto secolo, pose la prima pietra di questo monastero che, col passare dei centenni, acquisì tale prestigio a livello europeo da essere meta preferita di nobili casate per l’educazione cristiana dei propri rampolli; un po’ più in là, spicca un’alta torre circolare che fungeva sia da campanile, in tempi pacifici, sia da rifugio, in tempi bellici, in occasione degli attacchi dei vichinghi e, successivamente, degli inglesi protestanti.

Finite le spiegazioni, ci immergiamo nel folto bosco dove, al posto di gnomi burloni, ci imbattiamo in una vera e propria marea umana, composta in prevalenza da italiani e spagnoli. La nostra idillica passeggiata campestre sembra profilarsi come una maratona dalla massiva partecipazione. Per fortuna arriva in nostro aiuto un provvidenziale nuvolone grigio che scarica con tutta la sua potenza fitti goccioloni di pioggia che, in pochi minuti, disperdono i numerosi turisti. Così come sono apparsi, spariscono.

Percorriamo quindi il sentiero riparati dalle giacche impermeabili e dagli ombrelli da viaggio sempre a mano e, dopo poco più di un chilometro, di colpo si apre il cielo e una vista spettacolare: i due laghi, il superiore e l’inferiore, separati da un lembo di terra simile a un green e circondati da verdi montagne che si tuffano letteralmente nei loro flutti. Il confine tra acqua, cielo e terra non sembra esistere: i tre elementi si fondono tra di loro in un grandioso tripudio naturale. Ammiriamo estasiati quella perfetta armonia, quella melodica simbiosi, quell’unione serena...

È il Paradiso in terra (irlandese) o comunque qualcosa di molto simile...

 

Glendalough in Aliapiedi a Dublino

 

Il nostro appuntamento con Alia e il suo "Aliapiedi ... a Dublino" è per la prossima settimana, con la puntata numero dodici. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.

Lo confesso: da Dublino non voglio più tornare. Capisco come mai alcuni dei miei amici hanno deciso di trasferirsi lì!

 

Descrizione del viaggio

Per me è un posto da favola, un luogo dove si coniugano perfettamente storia, strutture cittadine affascinanti e… letteratura. La letteratura è ovunque, e non nego che da appassionata lettrice quale sono cerco di vedere il maggior numero di posti possibili in cui respirarla a pieni polmoni. Dublino, del resto, è o non è la patria di James Joyce?

 

Gente di Dublino

Eccome se lo è, e il famoso scrittore si percepisce in ogni angolo della città. Credo che uno dei maggiori rimpianti del mio viaggio sarà sempre quello di non essere riuscita a vedere la casa dove ha composto la sezione I morti di Gente di Dublino, ma… poco importa. La città mi dà molto altro di cui gioire e da ammirare!

Un primo giro del centro della città mi regala immediatamente una chicca: il castello. La cosa di per sé mi stupisce, perché di solito i castelli si trovano arroccati su montagne distanti dal centro città. E in effetti questa magnifica fortezza, che nel corso degli anni scopro essere stata anche una prigione, si trova su un’altura (la Cork Hill), ma è praticamente nel bel mezzo della città! E sapete cosa c’è a due passi da questo fantastico castello? Temple Bar: come si fa ad andare a Dublino e a non fare un giro in uno dei suoi quartieri più vivaci? Ci sono tanti, ma davvero tantissimi giovani. E se credete di trovare solo irlandesi… non avete idea di quanti stranieri ci siano! Perché in fondo Dublino è una meta giovane, si sa. È il simbolo della vita dublinese, ed è il posto giusto per vivere la città non da turista, ma da abitante. È qui che si trova anche il fiume che attraversa la città, il Liffey, col suo ponte. Ci sono tornata di sera, e l’illuminazione rende tutto talmente magico e speciale che per un attimo non mi sembra nemmeno di essere nello stesso posto visto alla luce del sole.

 

College e birrerie: i vanti di Dublino

Si sente sempre parlare del famoso Trinity College, uno degli istituti accademici più prestigiosi e antichi d’Irlanda. Bene, io l’ho visto! Vorrei entrare nella biblioteca, perdermi un po’ tra gli scaffali dove probabilmente hanno passeggiato anche Beckett e Oscar Wilde (due illustri ex alunni), ma la mia amica mi smonta immediatamente. Lei legge solo Vogue e Vanity Fair! Ho pietà di lei e metto per un po’ da parte le mie velleità letterarie, scegliendo di vedere un’altra attrazione per cui la città è famosa: la fabbrica della Guinness. Non che per me sia stato un sacrificio… la birra è un’altra mia passione! Prendiamo i mezzi fino ad arrivare nella zona Liberties, che non è molto lontana dal centro, e troviamo quello che è il regno incontrastato della celebre birra scura irlandese. Una volta che ti trovi nel paese dei balocchi, come fai a non comprare le caramelle? Nel nostro caso, come fai a non farti spillare una Guinness fresca fresca? Ovviamente noi non ci pensiamo due volte, e ce la godiamo prima di terminare il tour di questa immensa costruzione, talmente grande da coprire l’area… di un intero quartiere!

 

San Patrizio e dintorni

La birra decisamente ci disseta, e ci permette di andare subito a vedere un altro dei luoghi simbolo di Dublino: la cattedrale di San Patrizio. Mi colpisce subito il famoso pozzo che si trova accanto alla costruzione principale, dove si dice che il santo battezzasse coloro i quali si convertivano. Ma quando penso a San Patrizio, a me viene in mente subito la festa omonima, che è tipicamente irlandese ma che ormai si festeggia un po’ ovunque. A quanto pare, invece, San Patrizio non è solo sinonimo di bevute in compagnia, ma è prima di tutto il patrono dell’Irlanda a cui è dedicata la cattedrale. A costo di attirarmi l’odio della mia amica, una volta entrate la conduco verso la tomba di Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver, che si trova proprio all’ingresso della chiesa. Se vi state chiedendo che cosa c’entra uno scrittore con una chiesa vi dico subito che Swift era un tipo molto religioso, talmente religioso che è stato niente di meno che decano della cattedrale.

 

Irish pub, la tappa che non può mancare

Il week end è finito, e tre giorni mi sembrano così pochi… e chi vuole tornare a casa? Per fortuna abbiamo l’aereo nel pomeriggio, quindi qualche ora di tempo in mattinata ancora l’abbiamo per fare un’ultima immersione in questo posto stupendo. La mia amica (sempre lei, quella che legge solo Vogue e Vanity Fair), non ne vuole sapere di alzarsi presto. In effetti siamo andate a dormire tardi, dopo aver passato una bella serata… dove? Neanche a chiederlo. Mica si va in Irlanda senza sperimentare i famosi pub irlandesi! Noi ci siamo andate eccome, e abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi che hanno fatto di tutto per mostrarci l’ospitalità locale. E il loro modo di dimostrarla è molto semplice: prendere per noi quantità industriali di birra. Guinness, of course.

 

Un saluto verde dalla verde Irlanda

È il nostro ultimo giorno in Irlanda, e il sonno e la stanchezza non devono avere la meglio. Costringo la mia amica ad alzarsi dal letto, la infilo nella doccia e la trascino a Phoenix Park. Si è lamentata un po’, ma poi mi ha ringraziata perché la mattinata nell’enorme parco cittadino (credo che sia il più grande di Dublino, e date le sue dimensioni non stento a crederlo!) è stata davvero piacevole, anche grazie ad un sole che ha deciso di darci, con la sua luce, un saluto che abbiamo apprezzato moltissimo.

Mentre l’aereo decolla, penso solo che i miei amici, quelli che vivono qui, presto dovranno darmi ospitalità! 

Il viaggio di Alia continua. Dopo un giorno trascorso a Belfast, Alia e il marito tornano a Dublino, meta prediletta di questo viaggio. E noi continuiamo a seguire il loro racconto. Ecco la settima puntata!

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui trovate gli altri episodi del racconto di Aliapiedi ... a Dublino.

 

 

Una scalinata lì vicino porta alla grandiosa, immensa e fornitissima Long Room del Trinity College di Dublino, il cui nome potrebbe anche essere quello di “High Room”, considerato l’ampliamento realizzato in altezza, verso la metà dell’Ottocento, con una nuova galleria e una nuova volta.

Tra tomi e tomi, ordinati verticalmente, in base al peso, su scaffali di librerie in legno pregiato, differenziati da dorate lettere dell’alfabeto, si alternano busti di illustri personaggi e, protetta da un vetro, un’antichissima arpa medievale, appartenuta al mitico re irlandese Brian Boru, vincitore nella battaglia di Clontarf contro i vichinghi.

Lo spazio, riempito, quasi soffocato, da migliaia e migliaia di pagine dalle preziose rilegature, è senza dubbio suggestivo e imponente, come quello di qualunque biblioteca che, anche se non così storicamente grandiosa, sempre è e sarà testimone e tacita custode di una cultura scritta, orale nelle sue origini e tristemente virtuale nel prossimo futuro.

 

Il nostro appuntamento con Alia e il suo "Aliapiedi ... a Dublino" è per la prossima settimana, con l'ottava puntata. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

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Il viaggio di Alia continua. Oggi ci accompagna ancora per le strade di Dublino, tra i famosi pub di Temple Bar. E non mancheranno le sorprese.

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui trovate gli altri episodi del racconto di Aliapiedi ... a Dublino.

 

 

Dopo aver percorso il Millennium Bridge, davanti a noi dovrebbe apparire il quartiere di Temple Bar, la cui percentuale di concentrazione di posti per bere, mangiare o cantare in compagnia batte qualunque record mondiale, incluso quello spagnolo!

Però tutto tace: regna un inquietante silenzio e una terrificante oscurità!

Dove sono finiti tutti i turisti che, cercando inutilmente di mimetizzarsi con la gente locale, animano le sue strade, riempono i suoi pub e godono dei suoi spettacoli notturni? Di nuovo qualcosa, o qualcuno, cioè la sottoscritta, non quadra.

Controllo rapidamente la piantina, girandola e rigirandola nervosamente tra le mani mentre una vampata di calore inizia a percorrere il mio corpo trasformandosi in una tremula goccia di sudore che va a cadere proprio su quell’incomprensibile foglio pieno di nomi di vie. Mio marito, pietoso, osserva in silezio, scuotendo la testa, ben cosciente, ancora una volta, dell’accaduto... Il miglior attacco è la difesa, credo, e quindi, come giustificazione – excusatio non petita, accusatio manifesta, penserà lui – inizio a inveire, da un lato, contro gli editori dell’inutile piantina, dotata di una scala così ridotta da rendere assolutamente incomprensibile la sua interpretazione e, dall’altro, contro gli urbanisti dublinesi che risparmiano sulle indicazioni delle vie. Fortunatamente il mio compagno di viaggio scopre, a una breve distanza, delle bandierine multicolori che, stese tra i muri esterni di basse casette, sembrano indicare la presenza di una festa rionale. Ci avviciniamo con aria circospetta, cautamente, e, poco a poco, iniziano ad apparire vispi esseri umani che conversano ad alta voce in inglese, ma soprattutto in italiano e spagnolo, accompagnati da una musica di fondo che, a ogni nostro passo, si fa sempre più forte e intensa.

Non so come, ma siamo finiti all’inizio di questo cammino di perdizione chiamato Fleet Street!

I frenetici movimenti dei corpi, le multilingue voci chiassose, le allegre e fragorose risate sprigionano un tale dinamismo e una tale vitalità da coinvolgerci, o sconvolgerci, inevitabilmente nella festa collettiva di un quartiere, ubriaco di giovialità, che ci sembra unico al mondo (o, almeno, al mondo finora da noi conosciuto)...

 

Il nostro appuntamento con Alia e il suo "Aliapiedi ... a Dublino" è per lunedì prossimo, con la quarta puntata. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.

Il viaggio di Alia continua inesorabile, nonostante cielo grigio, nebbia e pioggia. Oggi è la volta di andare a Trim, paese sperduto non lontano da Dublino. Ecco la decima puntata del viaggio di Aliapiedi ... a Dublino! Buona lettura!

Se vi state chiedendo di cosa stiamo parlando, lo trovate spiegato qui mentre qui trovate gli altri episodi del racconto di Aliapiedi ... a Dublino.

 

 

La nostra destinazione mattinale è Trim.

Il cielo, tanto per cambiare, si fa sempre più grigio e, poco a poco, lievemente e poi sempre più intensamente, inizia a cadere l'inesorabile pioggia irlandese. Il cartello stradale che indica l'entrata in questo paese sperduto della contea di Meath si intravede a malapena, coperto com'è da una fitta nebbia.

Il paesaggio, caratterizzato dall'infinito cielo oscuro e da sterminati prati verdi non può essere più autentico e originale: è l’Irlanda allo stato puro. Non ci importa, pertanto, scendere dal pullman, parcheggiato sul bordo di una strada provinciale, per perderci in mezzo a quelle nuvole basse, accompagnate ora da un vento intenso che sferza i nostri visi con gocce di pioggia; non ci importa, inoltre, rabbrividire alle intemperie di quel clima ostile che si abbatte su quei luoghi agresti, privi di persone o animali, incluse le onnipresenti pecore, e attraversati da un sonnolento e solitario fiume, il Boyne; non ci importa, infine, calarci in quell'ambiente invernale che fa da sfondo all'imponente cinta muraria dell’inespugnabile castello dove, in base alle diverse fasi costruttive, si alternano torri quadrate e rotonde, nonché un imponente barbacane, il cosiddetto Dublin Gate, aperto sul vuoto di un prato.

L’insieme architettonico rappresenta un suggestivo connubio tra storia e natura, sospeso nello spazio e nel tempo.

 

Il nostro appuntamento con Alia e il suo "Aliapiedi ... a Dublino" è per la prossima settimana, con l'undicesima puntata. Il libro "Aliapiedi ... a Dublino" è disponibile sul sito Twins Store, oltre che tramite tutti i principali canali di vendita online (Feltrinelli, IBS, Webster).

Il libro"Aliapiedi ... a Dublino" è edito da David and Matthaus S.r.l.

Il blog di Alia Zuffi è aliapiedienfamilia.wordpress.com.

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