Con l’arrivo della primavera, che per definizione è la bella stagione, crescerà la voglia di fare gite fuori porta e itinerari inconsueti. Non basta andare troppo lontano e spendere troppo: ogni regione ha i suoi scrigni segreti che potete visitare anche in una giornata.

Ad esempio, nel minuscolo Molise, si segnala un posto quasi magico: la rocca di Oratino, sullo sfondo della Valle del Fiume Biferno. È posta su un imponente sperone roccioso a circa 5 Km dal centro abitato. Costruita tra il X e l’XI secolo. Questo luogo magico si trova a circa 70 chilometri da Termoli.

 

 

Spostiamoci a Roma e alle sue rovine archeologiche: tante, direte voi. Invece a meno di mezz’ora di viaggio dal centro, sorge quello che un tempo era il porto della città, la cui bellezza è troppo spesso e a torto offuscata dalle imponenze della Capitale. Colosseo incluso. Invece ad Ostia sorge una città antica in miniatura. Il punto più panoramico? L’antico anfiteatro.

Ci rechiamo ora, con un salto piuttosto rapido (se fatto in treno o in aereo) in Lombardia, una regione che, con l’avvento di Expo 2015, non deve essere considerata Milanocentrica. Tra le Alpi e la pianura Padana ci sono dei percorsi cicloturistici adatti a tutti, giovani e famiglie: uno su tutti? Il percorso della ciclovia della Valle Brembana: 38 chilometri intorno a Bergamo che tocca alcuni centri di bellezza suggestiva: primo tra tutti San Pellegrino Terme.

Ultimo ma non ultimo? Parma, in Emilia Romagna. Non solo lo splendido battistero e l’eleganza di una città di provincia, e che in primavera acquista ancor più fascino, ma anche un tour tra quelli che erano i castelli dell’antico Ducato di Parma e Piacenza. Un po’ di nomi tra tutti? Rocca Bianca, Compiano e Fontanellato.

San Valentino è alle porte e voi non volete farvi trovare impreparati. O almeno, avete paura che la vostra dolce metà possa cogliervi impreparati, finendo per rovinare la festa all'altro (o all'altra), ma anche a voi stessi.

Niente paura! Abbiamo un paio di idee, messe in fila in maniera veloce veloce (cit.), che possono fare al caso vostro, e che riguardano i B&B più romantici d'Italia. Astenersi sofferenti, single incalliti e personaggi della serie “io non sono per le storie serie”: questo non è decisamente il posto adatto per voi!

 

 

Casa e Natura Breviglieri, Verona

Un B&B nella casa che fu di Romeo e Giulietta vuol dire vincere facile. Ma questa struttura fa di più: tutto, ma proprio tutto, è realizzato in cotone, con un’attenzione particolare alla biodiversità. Si trova nel quartiere Veronetta, a pochi passi dall’Arena. E se non avete voglia di uscire c’è una micro-cucina che vi permetterà di organizzare una splendida cenetta. A lume di candela, non c’è bisogno neanche di dirlo.

 

Liparlati, Positano (Salerno)

Si trova nel più antico quartiere della splendida cittadina e da questo prende il nome. Ogni camera invece, è chiamata con quello di una spiaggia del litorale: Laurito, Arienzo e Fornillo. La particolarità? Ogni stanza ha un suo terrazzino, per godere in ogni momento del fantastico scenario della Costiera Amalfitana.

 

Bloom, Venezia

Si trova in Campo Santo Stefano, una delle più belle piazze della Città dopo San Marco e dai suoi terrazzi potrete godere dello splendido campanile. Il suo stile mescola il classico veneziano (fatto di arazzi, mattoni a vista e altre chincaglierie), con il design moderno.

 

Casa Talìa, Modica (RG)

In una delle città più belle della Sicilia, nella splendida Val Di Noto, è una piccola oasi di calma e relax. La colazione viene servita in un giardino di ulivi e le camere sono un piccolo snodarsi di caverne bianche.

 

Il Giardino dei Semplici, Manta (CN)

Come il Barone Rampante di Calvino, questo è il posto di chi ama le atmosfere romantiche e non convenzionali. Una serie di piccole case in legno, alcune delle quali sugli alberi. Da dove potrete raccogliere i frutti del bosco con il vostro cestino.

Spesso la mia valigia è arrivata a Termini sia per studi sia per ritrovare amici, accompagnandomi in bellissimi soggiorni nella capitale più bella che abbia mai visto.

 

Descrizione del viaggio

Raccontarvi dei maestosi edifici, dell’appassionante storia che si respira a ogni angolo, del simpatico accento e dell’ottima cucina non porterebbe a nulla di nuovo. Quello che vorrei è condividere la mia esperienza e portare a farvi osservare una Roma diversa dal solito scoperta grazie a fantastiche persone.

È maggio e mi trovo in un locale particolare, famoso per le chiusure prolungate e il suo particolare karaoke. Io e i miei amici guardiamo l’orologio. Sono ormai le cinque di mattina: l’ora ideale per cercare un posto che ci permetta di osservare il risveglio della capitale. Decidiamo che la notte passata non si adatta al Gianicolo e un amico ci invita a seguirlo al Monte Ciocci. Da Piazza Navona Valle Aurelia. Dopo quasi tre quarti d’ora di camminata arriviamo alla base di questo Monte, ormai dimenticato dai romani e dalle guide turistiche, ma non dal sole che, ai primi raggi, fa risplendere i fiori rampicanti e la mancata manutenzione. Nessuno ricorda quest’altura della Valle Aurelia, adiacente alla vecchia ferrovia del papa, da dove il Vaticano sembra esser sorretto dall’arcangelo Michele. I nostri occhi stanchi rimangono assuefatti dalla luce che non fa ombra, ma si addentra nei Fori Romani e nei buchi di finestre e serrande. I colori si vergognano dando vita a forme di delicati contrasti tra cemento e foglie. Siamo senza parole e ringraziamo il nostro amico. “Un’alba che si può dipingere, raccontare, ma non immaginare.” 

Dopo qualche ora scendiamo e mentre facciamo colazione, mi tornano in mente altri posti particolari in cui mi sono addentrata in questo mese e, sempre di più, mi convinco di quanti sono i misteri che Roma nasconde.

Adiacente a quest’area, ad esempio, c’è la simpatica Via Piccolomini, zona residenziale sull’Aurelia Antica, che offre un gioco di prospettiva osservando la terrazza occupata dal capolavoro di Michelangelo. All’inizio della strada, la Cupola di S. Pietro occupa tutto il campo visivo per arrivare ad allontanarsi quando si raggiunge la balconata che domina la vista sul quartiere Balduina. Un effetto ottico inaspettato che riesce a creare sorrisi di stupore. Gli stessi che provoca la piccola serratura del Portone del Priorato dei Cavalieri di Malta, sita sulla sommità dell’Aventino. Piccole code per la visuale speciale.  Il cupolone centrato, incorniciato da un arco di foglie, un corridoio di una decina di metri, buio intorno. “Nun lo poi fotografà, a serratura se guarda e basta” così la pensano i romani come pensano che per conquistare una donna basta portarla al Pincio: qualche scalino di fatica e poi lo spettacolo. La cupola senza più cornici, senza giochi di prospettiva. Così com’è. Inserita in uno dei panorami più vasti di Roma, la terrazza di piazza Napoleone I. Le luci rossastre del sole che cade dietro Monte Mario. Il bianco dell’Altare della Patria che, imponente, spicca tra le rovine dell’antica Roma. La città eterna a più di 180° gradi. I giardini raffinati di Villa Borghese alle spalle, al di sotto, Piazza del Popolo, come una cartolina in bianco e nero. 

Per una cena da imperatori propongo la terrazza retrostante a Piazza del Campidoglio: amici, tramonto sui Fori aspettando la luna che fa emergere la maestosità delle antiche colonne, i personaggi folcloristici agli incroci, strimpellatori di percussioni e cantastorie che, come a teatro, si accomodano su sedie di legno o sui san pietrini incominciando a colorare la notte romana.

Per i riposi pomeridiani, invece, immergetevi nella natura dell’Orto Botanico, alle pendici del Gianicolo, nell’antico parco di Villa Corsini, custode di un’oasi orientale. Il primo giardino in Italia realizzato negli anni ’60 da un giapponese, Ken Nakajima, in stile sen’en: un vero paradiso dove le persone permettono alle palpebre di chiudersi dolcemente sopra agli occhi soddisfatti alla vista di ciliegi e ulivi, un mix che stringe un patto d’amicizia tra la civiltà giapponese e quella mediterranea, accostati a due ruscelli uniti da un pontile in legno. Avvicinandosi al chioschetto, si possono trascorrere ore piacevoli, imitando le posizioni invidiabili dei gatti sugli alberi e osservando la vastità della capitale circondata da foglie, spighe e profumo di gelsomino. E si aspetta l’accensione della lanterna che annuncia la chiusura del Giardino Giapponese

Non solo giardini verdi e curati. A Roma è facile immergersi in una natura più rude, spontanea. La metro A conduce alla fermata Giulio Agricola, qualche centinaio di metri a piedi, poi immagini che ricordano i cinematografici Campi Elisi del Gladiatore, il Parco degli Acquedotti. Vaste distese di graminacee interrotte da un tratteggio di sette mastodontici resti di acquedotti: uno rinascimentale, i restanti portano su di loro tutto il fascino dell’impero romano. Trenta metri l’altezza massima. Sotto quello denominato Claudio scorre lenta l’acqua del fosso di calicetto, ai suoi margini un po’ di verde e qualche girasole coltivato. C’è chi corre, chi si stende al sole, chi si concede una pedalata tra i sentieri. Tanti vivono questo come un semplice parco, pochi i consapevoli della Tomba dei Cento Scalini, della Villa Le Vegnacce, del casale di Roma Vecchia e del fosso medioevale dell’Acqua Mariana. Tanta storia in un parco che ancora aspetta la notorietà. 

L’autenticità della pietra, riporta lo sguardo verso un luogo ancor meno conosciuto. Ci si ritrova entro una piccola stanza costruita da mattoni di cemento, materiale cadente sotto una luce soffusa creata da deboli lampadine nascoste dietro a bottiglie di vino impilate, sotto il controllo di forti statue di marmo. Lo sguardo lascia da parte le notevoli annate incise sulle etichette perché non può non perdersi tra tutti quei dettagli storici. Una scala a chiocciola permette l’uscita dalla cantina del ristorante L’Archeologia, situato lungo la Via Appia Antica. Un ristorante che possiede un’antica Tomba Ipogea oggi usata come cantina. Appena l’ho vista sono rimasta abbastanza sbalordita nel ricordo del motivo per cui era stata creata. Maggiormente quando ho finalmente trovato, se chiedete indicazioni pochi la conoscono, Piazza Mincio, al centro di un quartiere che tanto mistero cela tra i suoi 17 villini e 26 palazzi. Tante sono state le ore in cui mi sono abbandonata intorno alla Fontana delle Rane, l’essenza del Coppedè. L’architetto unì bravura e magia prima di suicidarsi proprio all’interno di una delle sue creazioni in stile Liberty. È come scivolare in un vortice: guglie e bandiere, colonne decorate, torri rinascimentali, logge barocche, affreschi folli e fatati. Le macchine e le persone che passeggiano quasi non si notano. La privacy è la regola d’ordine del quartiere: dai citofoni che non presentano nomi alle sovrapposizioni di pannelli che non permettono agli occhi più curiosi di addentrarsi. Tutto è celato come la stessa zona che nemmeno dalla complessità panoramica del Monte Mario si riesce a individuare. 

Questo l’ultimo punto che voglio ricordare: dopo una piacevole passeggiata, seguendo un percorso a spirale, si arriva a un punto di vista totale. Dalla Garbatella al Vaticano, dalle costruzioni moderne a quelle che riportano indietro di secoli, dalle vie segrete ai parchi delle ville. L’ora ideale è al tramonto quando la luce naturale se ne va e i riflessi dei lampioni e delle insegne illuminano tutto. Il bianco del Vittoriano, l’arancio delle case del Trastevere, i verdi dei parchi, la via Lattea delle lanterne sul Lungotevere. Tutto contrasta con l’arrivo del buio della notte. Un cerchio che si chiude, da Monte Ciocci a Monte Mario. Questa è la Roma da vedere, quella che lascia gli occhi lucidi, esterrefatti, appagati.  Il buio diventa ancora più forte, Roma da qui pensi di poterla dominare.

Roma e il turismo. Un binomio scontato ma ancora inespresso in tutte le sue forme e potenzialità. Il numero dei turisti che ha scelto Roma come meta delle proprie vacanze è in crescita ma non raggiunge ancora i vertici della classifica: restano ai primi posti le inespugnabili  Londra e Parigi

A dare una spinta in risalita è stato sicuramente Papa Bergoglio, che richiama gruppi di fedeli da tutto il mondo; i turisti infatti arrivano proprio da ogni dove, anche solo per poter ricevere la benedizione del Santo Padre.

I dati dell’ente bilaterale per il turismo (Ebtl) ci dicono che nel primo quadrimestre del 2013 in tutto il comparto ricettivo  è stato registrato un aumento del 5,7% degli arrivi e il 6% in più delle presenze rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

 

Effetto Bergoglio o meno, il turismo a Roma continua ad avere un trend positivo. Sicuramente il Papa rappresenta una forma di traino importante che tuttavia non basta a soddisfare gli operatori del settore in termini di fatturato. Il trend è in crescita e questo è sicuramente un fattore positivo, se si pensa soprattutto al momento di crisi che il Paese sta affrontando.

In realtà, il settore turistico è ampio. Ci sono le famiglie italiane che sono costrette a risparmiare ma fortunatamente non mancano quelle straniere che spendono di più. Tanto è vero che si è registrata una crescita numerica delle strutture alberghiere e dei Bed & Breakfast che hanno aumentato l’offerta d’ospitalità ma riempirli tutti non è certo un’impresa facile.

Le potenzialità per raggiungere le destinazioni ai vertici della classifica esistono ma la strada da percorrere è ancora lunga, di certo però la coda dei turisti ai Musei Vaticani resta sempre una certezza! 

Si sente spesso parlare dei vulcani. Vuoi per un'eruzione dell'Etna che riversa ceneri un po' ovunque e illumina i cieli notturni, o vuoi per l'esplosione di cenere di qualche vulcano islandese che crea problemi al traffico aereo, i vulcani sono i nostri "vicini speciali".

Ma non sempre il vulcano è pericoloso, anzi. Nei percorsi che vi proponiamo oggi, e che toccano gli estremi settentrionali e meridionali della Spagna, ci sono dei sentieri e delle zone da percorrere in tutta sicurezza. Curiosi? Continuate a leggere!

 

 

Monte Teide, Isole Canarie

La montagna più alta della Spagna si trova a Tenerife. Stiamo parlando del Monte Teide, con i suoi 3718 metri, è un vulcano ancora attivo, che ha eruttato l’ultima volta nel 1909; si trova all’interno di una riserva naturale, protetta dal 1954. Una volta giunti, si può scegliere di salire fino in cima in teleferica, oppure intraprendere il percorso a piedi che ha una durata di circa sei ore.

Sicuramente il primo mezzo è il più comodo, ma solo la passeggiata in salita permette di apprezzare l’ecosistema e il paesaggio che cambia. Tra le bellezze che non passano inosservate, sicuramente le Rocce di Garcia, immensi blocchi di pietra lavica erose dagli agenti atmosferici che hanno assunto forme alquanto strane. Ancora più bizzarre Los Azulejos, formazioni di lava dove la forte presenza di ossido di ferro fa assumere al composto riflessi verdastri. Nonostante Tenerife sia un luogo di vacanze estive, non dimenticate di portare con voi l’abbigliamento adatto: quasi tutto il parco naturale si trova a 2000 metri d’altezza.

 

Parco dell’Etna, Sicilia

Aperto nel 1987, il parco vanta 59 mila ettari di superficie calpestabile. Tra i percorsi più suggestivi quello dei Monti Sartorius, nati da una colata lavica del 1865 che ha fatto assume un caratteristico aspetto lunare. Sapete che sulle pendici dell’Etna insiste un altro monte? Stiamo parlando del Monte Frumento delle Cocazze, a 2152 metri sul livello del mare.

Se siete degli escursionisti di professione, dovete avventurarvi per il Sentiero Pietracannone, che si percorre in 2 ore e trenta. La sua particolarità è la presenza delle niviere, anche dette “tacche della neve”, e cioè grandi fosse rettangolari dove veniva conservata e pressata la neve da portare, durante l’estate, nelle comunità etnee attraverso i muli. Neve poi che durante l’estate andava a confluire nelle gustose granite.

 

Vatnajokull, Islanda

Questo vulcano con i suoi ottomila chilometri quadrati e i 500 metri di profondità del cono principale è il più grande d’Europa. È un’enorme distesa di ghiaccio, dove non è consigliabile avventurarsi soli.

L’idea più carina, è quella di percorrere l’itinerario in motoslitta per due, oppure tour guidati in jeep sul ghiacciaio. Data la particolarità della zona, ad alte latitudini, è consigliabile andare in luglio o agosto. Un vero e proprio spettacolo della natura è la laguna di Jökulsárlón, con i suoi 190 metri di iceberg che fluttuano fino ad arrivare sulla spiaggia nera sull’oceano.

Per lavoro ho la fortuna di girare l’Italia ma questa volta ho sfruttato un weekend lungo per far conoscere alla mia famiglia quello che avevo avuto modo di vedere da solo...

 

Numero Viaggiatori: 3

Data di partenza: 21/03/2014

Durata: 3 giorni

Luoghi: Agrigento, Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo, Trapani

 

Descrizione del viaggio:

Per lavoro ho la fortuna di girare l’Italia ma questa volta, ho sfruttato un weekend lungo per far conoscere alla mia famiglia quello che avevo avuto modo di vedere da solo. Abbiamo scelto una struttura alberghiera a 20 minuti dall'aeroporto di Trapani e a 10 minuti dalla città. Mai scelta fu più azzeccata. Il Relais Antiche Saline è una struttura all'interno della Riserva Orientata delle Saline di Trapani e Paceco che è gestita dal WWF. Circondato dalle saline e immerso nel verde, con un panorama strepitoso che spazia dalle isole Egadi, a Trapani, al monte Erice. La tranquillità del luogo, la professionalità e la disponibilità del personale, permettono un soggiorno fantastico.

Il primo giorno l’abbiamo dedicato a visitare la zona nord-est di Trapani, percorrendo l’autostrada per Palermo e fermandoci a Segesta. I resti del tempio lasciano senza fiato ed in più, visto il periodo (fine marzo), abbiamo goduto della fioritura spettacolare della vegetazione. Un consiglio che mi sento di dare è quello di usufruire del bus (costo € 1,50) per la salita “durissima” agli scavi e di effettuare la discesa a piedi durante il ritorno per meglio apprezzare il luogo e il tempio dall'alto. Sulla cima della collina vi troverete di fronte ad un panorama mozzafiato, con ruderi dell’antico insediamento e un anfiteatro a dir poco spettacolare. Attraverso una strada provinciale abbiamo poi raggiunto Castellammare del Golfo, la tonnara di Scopello (fantastica location) e San Vito lo Capo che ospita, durante il festival del Cous Cous  (dal 25 al 30 settembre), i migliori cuochi dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Il ritorno a Trapani attraverso la statale permette di imbattersi in panorami, a volte discutibili (cave di marmo che hanno deturpato e modificato il paesaggio), e campi coltivati o vigneti. Il secondo giorno abbiamo deciso di visitare la Valle dei Templi ad Agrigento. Arrivati in zona, abbiamo parcheggiato l’auto nella parte bassa dei templi in Via Caduti di Marzabotto e con un taxi (consigliatissimo, € 3,00 a persona), abbiamo raggiunto il tempio situato nella parte più alta della valle. In questo modo abbiamo potuto visitare tutti i templi camminando in discesa, fino a raggiungere nuovamente la macchina senza fatica. Sulla strada del ritorno, a pochi chilometri da Agrigento ci siamo diretti sulla costa, nel comune di Realmonte, per vedere un monumento della natura: la Scala dei Turchi. Dalla strada litoranea si raggiunge la zona di accesso, dove è possibile parcheggiare (in estate a pagamento), e attraverso la spiaggia, questa magnifica creazione della natura. Una protuberanza calcarea bianca che può sembrare una scala di accesso dal mare alla costa. Emozionante la risalita della Scala e il panorama circostante. Sulla strada del rientro avremmo voluto fermarci a Selinunte, un’Acropoli del VII secolo a. C. ma il maltempo non ci ha permesso di visitarla. Ci siamo documentati con un libro a disposizione in albergo.

L'ultimo giorno l’abbiamo dedicato alla visita di Monte Erice. Appena oltrepassata Porta Trapani (sulla sinistra) si intravede la torre campanaria del Duomo di Erice e il Duomo. L’ingresso è a pagamento (€ 5,00 per la salita sulla torre - attenzione alla testa quando si arriva all'ultimo gradino - e la visita delle chiese più belle, recentemente ristrutturate). Nel Duomo soprattutto verso sera, vale la pena anche se kitsch, investire € 1,00 per accendere le luci colorate sul soffitto. Durante la camminata nel paese, da non perdere è il castello di Venere e la vista verso Monte San Vito e la Val d’Erice. Adiacente al castello, uno splendido giardino permette di riposarsi ed ammirare il panorama su Trapani e le saline. Nel tardo pomeriggio, a malincuore, abbiamo raggiunto l’aeroporto, facendo ancora una deviazione verso le saline dove, con nostra grande soddisfazione, abbiamo potuto ammirare i primi fenicotteri rosa in arrivo per la stagione estiva. Il cibo è un’altra delle cose per cui vale la pena trascorrere un week end in questa terra meravigliosa.

Da assaggiare assolutamente: le busiate (pasta tipica) con i sughi più disparati, con i ricci, con il pesto Trapanese, con i gamberi e la bottarga. Il pesce, in tutti i modi, e le verdure, dai carciofi agli asparagi selvatici, alle melanzane, cucinate in mille modi diversi. Per chi ama lo Streed Food, le panelle, i panini con la milza, lo sfincione e gli arancini, sono cibi assolutamente da assaggiare.

Se fast food vuol dire il rassicurante sorrisone del pagliaccio del Mc Donalds, slow food dal canto suo significa altre cose: italianità, passione per la buona cucina, accompagnata a un turismo lento. E non è un caso che, dall’anno della sua fondazione nel 1986, Slow Food ha deciso di utilizzare come simbolo la lenta chiocciolina, come a dire: il cibo, è un affare serio, lo si conosce nel momento stesso in cui si apprezza, con tutti i sensi.

Ultimamente infatti si parla molto di turismo esperienziale: fare quelle cose, in quel luogo, con gli abitanti di quella particolare città o regione. Stanno nascendo addirittura delle app su questa linea (come MySevenLives). Ebbene, si può dire che Slow Food, in un certo senso ha anticipato tutto questo.

I presidi. Centro dell’azione di Slow Food sono i presidi, territori che, da un punto di vista enogastronomico spiccano per particolare qualità. Non dimentichiamo che Slow Food nasce a Bra, in provincia di Cuneo e la terra piemontese è  luogo di cioccolato pregiato, tartufi che non hanno bisogno di presentazioni e vini di qualità (come il noto Barbera d’Asti). I presidi in Italia sono circa 200 e coinvolgono oltre 1600 produttori tra contadini, pescatori, norcini, pastori, casari, fornai, pasticceri. Il risultato è una mappa del gusto italiana e trasversale.

 

 

Qualche esempio? Nel Lazio il fagiolone di Vallepietra o le Terre del Vino Cesanese. In Emilia Romagna il Cultello di Zibello e la Vacca bianca modenese. In Sicilia non potevano mancare la Mandorla di Noto e il Pistacchio verde di Bronte. Attorno ad ognuno di questi presidi, si riunisce una condotta che lavora sul territorio riunendo produttori e cultori del buon cibo. Come? “Difendendo il cibo vero con i denti”, recita lo slogan Slow Food. Ed ecco che, per chi vuole assaporare dal vivo i prodotti d’eccellenza vergono organizzate manifestazioni (come l’ultima che a Torino, un vero e proprio “happening” con il pane fatto in piazza), oppure i Mercati della Terra, appuntamenti mensili di incontri diretti tra consumatore e produttore.  

Gli appuntamenti da non perdere. Ogni anno, l’ultima settimana di ottobre, Slow Food fa il punto sulle papille gustative italiane (e non solo, non dimentichiamo che l’associazione è internazionale), con il Salone Internazionale del Gusto all’Oval di Torino.

Slow Food ed Expo 2015. In vista del grande appuntamento milanese, l’associazione è partner con il progetto dei “10 mila orti in Africa”, che la rete di Terra Madre porta avanti in 25 paesi del continente. All’interno dei padiglioni dell’esposizione, Slow Food presenterà un percorso puntato sulla biodiversità: tutto contro l’appiattimento “global”.

Una bella gita di un giorno a Sorrento, per visitare uno dei posti più belli del nostro paese. E non solo...

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 02/06/2013

Durata: 1 Giorno

Luoghi: Sorrento

 

Descrizione del viaggio:

Sono arrivata a Sorrento con il treno. Il treno, anche se fa molto fermate prima di arrivare a destinazione, percorre la costiera, una zona molto panoramica, e quindi anche il viaggio tende a scorrere più velocemente e in modo gradevole. Subito, appena arrivata, ho deciso di andare a mare e ho scelto lo stabilimento "Leonelli's Beach". Una scelta azzeccata perché lo stabilimento è molto elegante. Il mare a Sorrento è molto bello e pulito e gli stabilimenti sono curati. C'è l'imbarazzo della scelta. Inoltre, c'è una vasta scelta di ristoranti e hotel. Se non si vuole andare allo stabilimento, c'è a disposizione anche una spiaggetta libera con un grande terrazzo dove prendere il sole.

Dopo il mare, abbiamo mangiato un toast al bar e nel pomeriggio abbiamo fatto un giro a piedi nella cittadina, tra i negozietti, prima di rientrare in serata. La gente è molto cordiale e la passeggiata è davvero molto piacevole. Il panorama dalla Villa Comunale, poi, è bellissimo. Insomma ne vale la pena!

Descrivere i 10 giorni è un po' lunga, in ogni caso la Sardegna non si può raccontare, si deve vivere!

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 15/08/2008

Durata: 10 giorni

Luoghi: Calasetta, Genova, Porto Torres, Stintino

 

Descrizione del viaggio:

Ed eccomi qua, le vacanze sono finite… Con un pò di nostalgia e tristezza si ritorna alla vita di sempre, anche se devo ammettere che per me la vita di ogni giorno non è per niente monotona! In vacanza mi sono divertita, ho visto posti meravigliosi e soprattutto mi sono tolta la soddisfazione di andare in Sardegna, terra magica dove il tempo sembra si sia fermato. Da qui comincia il mio racconto, o meglio, il diario delle mie vacanze per far si che tutto rimanga per sempre scolpito nella memoria e nel cuore.

Sardegna: un sogno a occhi aperti!

Venerdì 15/08/2008

Sono le 5.00 di mattina e la sveglia suona… mai risveglio fu così meraviglioso: si parte per le tanto sospirate vacanze in Sardegna! In un momento sono pronta e l’adrenalina comincia già a farsi sentire. Alle 5.30 o forse prima sono a casa di Baby che è già pronta in strada, come se avesse voglia di partire!!! Hihihi!! La macchina è carica dalla sera prima poiché ogni minuto è preziosoPensavo di trovare più traffico, invece tutto procede per il meglio. Tappa obbligata all'autogrill per una buona colazione e via verso il porto di Genova. Prima di arrivare ci fermiamo altre 2 volte per non rischiare di star male su quelle strade tutte curve, ma si possono avere autostrade così nel 2008?!?! Evidentemente si! Dopo 2 ore di viaggio si vede finalmente l’indicazione del cartello “Genova ovest – porto di Genova”, così la seguiamo dando retta al nostro fidato navigatore, molto utile e meno ingombrante delle nostre solite mille mappe e mappette stampate!!! Siamo finalmente al porto e il serpentone di auto è notevole, ma nonostante tutto si scorre abbastanza velocemente… Entriamo finalmente in porto e cominciamo ad intravedere navi della Moby, una delle quali deve essere la nostra. Il tempo di qualche ripresa e ci troviamo incolonnate con centinaia di auto pronte all’imbarco: ormai ho proprio la certezza che il mio non è solo un sogno, sto davvero andando in Terra Sarda! La Drea non è ancora arrivata, quindi aspettiamo pazienti sul molo… Dopo un’oretta circa eccola che compare in lontananza, è meravigliosa e i disegni della Looney Toons la rendono molto particolare e non attrae solo i bimbi!

Il cielo non è dei migliori, ci sono certi nuvoloni neri che non preannunciano niente di buono, infatti comincia dapprima a piovere e poi a grandinare. Spero smetta presto e soprattutto spero che non si ammacchi la mia Micra! 3, 2, 1 ... si aprono i garage della nave e i motori delle auto cominciano un bel concerto… Wow, sono elettrizzata, non sto più nella pelle, ho una voglia incredibile di partire e lasciarmi il brutto periodo appena trascorso alle spalle!!! Sardegna stiamo arrivando!! È difficile fare tutte le operazioni di imbarco soprattutto per gli addetti; lavorare con un tempo del genere non è divertente, ma sono stati tutti molto gentili ed efficienti e in breve tempo noi siamo nel garage. Lasciamo la macchina e ci dirigiamo verso l’ascensore che ci porta al 5° ponte della nave e notiamo che finalmente ha smesso di piovere, così decidiamo di andare fuori e goderci la partenza da lì. È il mio primo viaggio in traghetto, non voglio perdere nulla, voglio godermi ogni singolo istante e imprimerlo nella memoria! La partenza è con circa 1 ora di ritardo, ma non importa: ormai ci siamo, ci stiamo muovendo!

È uno spettacolo incredibile vedere come Genova si fa sempre più piccola e come è immenso il  mare davanti a noi, peccato il vento – ce n’è davvero tanto – ma il morale è alle stelle!!! Facciamo un giro di perlustrazione della nave, la sensazione che si avverte è molto bella, il vento e il profumo del mare sono fortissimi, sembra la scena di un film! Un paio d’ore dopo la partenza il comandante della nave ci avvisa che il percorso che faremo sarà dalla parte opposta della rotta iniziale, in quanto di là il mare è molto, molto, molto agitato…ci sarà da preoccuparsi? Ma no, siamo ottimiste e poi è ormai ora di pranzo, così ci dirigiamo verso il self-service, che spettacolo mangiare con in sottofondo il rumore e la vista del mare. Il pranzo era ottimo: pennette con panna e speck da urlo! Lasciamo spazio ad altre persone, altrimenti se stiamo lì rischiamo di svuotare le dispense e dato che non abbiamo prenotato le poltrone decidiamo di prendere posizione sulle sdraio sistemate a poppa da cui si vede nitidamente la scia della nave. Fa freddissimo nonostante sia Ferragosto, la felpa, la bandana e il salviettone mi ingoffano parecchio, ma nonostante tutto ho freddo! Vabbè, non c’è problema, se penso a dove sto andando niente mi spaventa, farei di tutto pur di andare sull’Isola! Tra un pisolino e l’altro ci copriamo di schizzi d’acqua marina portati dal vento e in poco tempo ci ritroviamo completamente bianche di sale! Decidiamo così di rifare un giretto e ammiriamo la Corsica che si vede in lontananza. Il mare si sta agitando e all’orizzonte c’è un nero che non preannuncia niente di buono, ma non ci facciamo caso più di tanto e andando controvento riusciamo ad arrivare quasi a prua, quando un’ondata allucinante ci travolge, rendendoci un tantino umide! Lo spavento iniziale è stato allucinante, ma appena realizzato cosa fosse successo ci siamo messe a ridere come pazze: Fantozzi a confronto è fortunato! Ahahah!

Un altro pisolino sulle sdraio, ma per non rischiare il congelamento istantaneo decidiamo di rientrare e rendere il nostro aspetto un po’ più umano, sembriamo donnine di sale. Passata quell'oretta di restauro in bagno ci rechiamo al self-service per una cenetta veloce e dall’oblo vediamo che il mare è decisamente agitato e la pioggia cade a dirotto! Sembra la scena di un film, ma non comico!!! Aiuto. Speriamo non sia Titanic!!! Continuando la traversata ci rendiamo conto, dagli scossoni che ha il traghetto, che il mare sta facendo decisamente i capricci, stare in piedi è decisamente difficili, avremmo dovuto fare un corso accelerato di equilibrismo per riuscire in questa impresa, così, per non cadere decidiamo di sederci vicino all'ascensore da cui si vede la tv, che usiamo per distrarci da tutto quello che accede intorno a noi! Ovviamente non serve a molto quando cominciamo a vedere le prime persone che stanno male e corrono in bagno alla velocità della luce, si crea la fila, ma noi donne dure resistiamo nonostante ormai il nostro stomaco sia in gola!!! Fuori il cielo è di un colore tra il grigio e il nero e il traghetto dondola in modo assurdo, comincio a temere di non arrivare in Sardegna! Simona ci sta aspettando a Porto Torres e ci manda sms per sapere a che punto siamo. Quando le dico che siamo attaccate ai corrimani per stare in piedi risponde decisamente preoccupata, ma poteva immaginarlo dato che in quella giornata è stata registrata la più forte ondata di maestrale di tutta l’estate! Ribadisco che Fantozzi insegna e noi impariamo molto in fretta, mannaggia!!!

Dopo 3 ore disastrose arriviamo vicine a Porto Torres, ma la nave ha serie difficoltà ad attraccare sempre a causa del fortissimo Maestrale, ma vedere la luce del faro è rassicurante. Alle 23, con ben 3 ore di ritardo sbarchiamo: finalmente siamo in Sardegna e soprattutto sulla terraferma! Chiamiamo Simona per un saluto veloce di persona (voleva assicurarsi che fossimo ancora tutte intere, ma chi ci ferma a noi!!!) e poi io e Baby partiamo verso Sassari, dove ci attende una bella doccia e una bella dormita all’Hotel Carlofelice. Sembra tutto a posto, ma non abbiamo fatto i conti con le strade chiuse per i Candelieri del giorno prima e non avremmo mai immaginato che il navigatore andasse in tilt! Diceva frasi disconnesse, senza senso e ci ha fatto fare il giro Porto Torres – Sassari / Sassari – Porto Torres 3 volte di seguito, così armata di faccia di bronzo chiedo al receptionist dell’Albergo se può stare in linea telefonica diretta e condurmi da lui, altrimenti avremmo fatto mattina. Dopo aver circumnavigato Sassari in lungo e in largo eccoci finalmente vicino alla caserma, ecco poi il distributore della Q8 e come per magia l’insegna del Carlofelice… Siamo commosse, non crediamo ai nostri occhi, ma è vero…finalmente siamo lì! Ormai è l’1 di mattina, siamo cotte, stremate e quasi sull'orlo di un esaurimento, ma siamo lì sane e salve. Appena entriamo il ragazzo si accerta delle nostre condizioni e ci dà immediatamente la chiave della camera e in contemporanea scoppiamo a ridere! Non oso immaginare quale sia stato il suo pensiero appena ci ha viste, e sinceramente credo sia meglio non saperlo!!! Salite in camera la prima cosa utile è farsi una doccia e poi di corsa a nanna, per essere in gran forma per visitare l’indomani le zone lì intorno a Sassari e goderci finalmente le sospirate vacanze! Buonanotte e sogni d’oro, il mio comincia sul serio tra qualche ora!

 
Benvenuti in terra sarda
 

Sabato 16/08/2008 

Il risveglio è alle 8 dopo una nottata travagliata, probabilmente non avevo ancora digerito le ondate del traghetto, ma non ho assolutamente sonno, anzi: sono pronta ad iniziare le ferie come si deve! Ci prepariamo “da spiaggia” e scendiamo a fare colazione. Nella sala ci sono poche persone, una in particolare attira l’attenzione di Baby… mi volto anch'io per vedere chi stesse fissando e mi accorgo che è Paolo Migone, comico di Zelig! Voglio chiedergli un autografo, ma non faccio nemmeno in tempo a pensarlo che questo si alza e sparisce… vabbè, sarà per un’altra volta! 

Non perdiamo tempo e in un attimo siamo in macchina, pronte per andare a Stintino, paese molto rinomato della costa nord-occidentale dell’isola, chissà se vale davvero quanto lo descrivono! Accendo il navigatore sperando faccia il suo dovere, ma già dalla partenza parla a casaccio e vuole farmi girare in una strada con divieto di accesso… Da questo capiamo che è meglio seguire le indicazioni stradali, senza rischiare di avventurarci in zone impervie! Imbocchiamo la SS131 in direzione Porto Torres, da dove vediamo poi le indicazioni per Stintino. La strada è isolata, ma particolare e scorre in mezzo ad un paesaggio fatto di basse colline interrotte qua e là da stagni e laghetti. Dopo un’oretta arriviamo alla spiaggia delle Saline; decidiamo di fermarci lì in quanto è la prima che incontriamo. Non appena vedo il mare mi si ferma il cuore, lo spettacolo di colori e il forte profumo di sale sono incredibili. Ho capito una cosa da subito: non c’è nessuna descrizione sulla Sardegna che renda lo spettacolo che vedi coi tuoi occhi, sono davvero senza parole e soprattutto senza fiato!

Ci fermiamo lì fino all’ora di pranzo e poi via verso il paese a cercare rifornimento! Dopo aver percorso le strette stradine troviamo un locale molto carino a picco sul mare vicino al molo e ne approfittiamo per una siesta e qualche foto per poi andare verso la spiaggia della Pelosa. Fortunatamente le indicazioni non mancano, così riusciamo a non perderci e dopo qualche minuto,  superata una collina, la vista che ci appare è di quelle forti, con una ondulata striscia di sabbia bianchissima, un mare dai colori tropicali e con sullo sfondo l'Asinara; peccato solo per quei villaggi costruiti sulla collinetta retrostante, ma dico io: proprio lì dovevate metterli?!?! Trovare un parcheggio sembra mission impossibile, ma la nostra abile guidatrice Gio non si arrende e con abile mossa riesce a infilarsi tra 2 auto (non chiedetemi come ho fatto, non ne ho idea!). Scendiamo dalla scalinata dei “Ginepri” e ci stupiamo alla vista di tutte quelle persone… Ma dove metteremo i nostri salviettoni? Un posticino l’abbiamo trovato, ma avevo la testa di una ragazza quasi sui piedi e a mia volta stavo per mangiare i piedi di un ragazzo davanti, ma non importa, sono lì e tutto il resto per il momento non conta! La spiaggia è bellissima, l’acqua è calda e cristallina, il sole scotta, ma si fa piacere! Se si vuole un po’ di tranquillità non è certo questo il periodo migliore per visitare questa zona!!! Sentiamo Simona, le diamo le nostre coordinate e così ci raggiunge per passare con noi qualche ora di assoluto relax! L’ora di andare è molto vicina, il tagliando del parcheggio scade all 17.05 e non intendo lasciarci 2€ in più, dato che già 4 sono finiti nelle loro casse! Accompagniamo Simona a Porto Torres e ci diamo appuntamento per la sera, che con Marialuisa e Roberta andremo ad Alghero. Con Baby vado al Lidl a prendere qualche provvista per il lungo viaggio che ci attende l’indomani e poi si torna in albergo per il restauro e rimaniamo in attesa delle girls fino alle 21.30. Abbastanza puntuali arrivano Marialuisa e Roberta (che piacere rivedere la prima e conoscere di persona la seconda!) e ci dirigiamo verso Porto Torres a recuperare Simona e mangiare un’ottima pizza. Nonostante la prenotazione siamo costrette ad attendere un’ora fino a che Marialuisa prende la situazione in mano e quasi minacciando uno dei camerieri si fa preparare un tavolo. Ceniamo e partiamo poi per Alghero, nonostante siano ormai le 23 passate. Pazienza Baby, la nostra idea di andare a letto presto dobbiamo accantonarla!

In viaggio chiacchieriamo davvero tanto e soprattutto cantiamo, il repertorio spazia da “Alghero” di Giuni Russo a “Non potho reposare” passando ovviamente a tutto l’album di Pago senza tralasciare “Love my Love”. Che risate, siamo proprio matte, ma ci divertiamo un sacco insieme!!! Arrivate ad Alghero facciamo un giro per la città e qualche foto di gruppo per immortalare questi momenti. È molto bella, ma dovrò sicuramente tornare per vederla di giorno! Tra un giro in centro e uno sulle bancarelle del lungomare si avvicina l’ora di tornare a Sassari. Un ultimo saluto alle girls e torniamo in albergo arricchite di paesaggi meravigliosi e soprattutto di amicizia, è bello sapere che anche oltremare ci siano persone che ti vogliono così bene e a cui vuoi bene: grazie Marialuisa, Roberta e Simona (vi elenco in ordine alfabetico per non fare torti!).

La prima giornata in Terra Sarda è finita troppo in fretta, ma ce ne aspettano altre 8, che credo saranno altrettanto emozionanti! Buonanotte a tutti, domani è un altro giorno e si vedrà!

 

Domenica 17/08/2008 

Eccoci qua pronte per un lungo viaggio per tutta l’isola, ci aspettano circa 280 km e senza il navigatore sarà dura, per fortuna Marialuisa ci ha regalato una cartina dell’isola con segnati tutti i punti con gli autovelox o posti di blocco fissi, quindi siamo abbastanza tranquille! Scendiamo a fare colazione, saldiamo il conto e caricati tutti i bagagli siamo pronte a partire. Arrivederci Sassari!!!

Imbocchiamo la SS131 e seguiamo con facilità i cartelli con indicato ORISTANO-NUORO-CAGLIARI, non possiamo certo sbagliare: è tutta dritta!!! Il viaggio procede bene, anche se 1 km sardo sembra 10 dei nostri, ma gli spettacoli che questa terra regala sono di una bellezza incredibile e rimarranno scolpiti per sempre nella mia memoria! Il tempo passa velocemente, ma noi andiamo tranquille per la nostra strada senza fretta. Facciamo una prima tappa ad Abbasanta per sgranchirci un po’ le gambe e fare rifornimento di benzina e ripartiamo alla volta di Oristano. Sulla strada ci imbattiamo in lavori in corso con un sacco di deviazioni che ci fanno allungare non poco il percorso previsto, ma non ci preoccupiamo e continuiamo l’avventura.

Dopo chilometri e chilometri ecco comparire l’uscita di Assemini. Lasciamo la statale e cominciamo a percorrere tutti i paesi che vanno da lì a Carbonia, passando a fianco di Uta, continuando per Villamassargia. Superata Carbonia ecco S. Giovanni Suergiu e finalmente ecco le prime indicazioni di Sant’Antioco e Calasetta! Non ci posso credere, siamo quasi arrivate!!! Attraversiamo il ponte che collega l’isola maggiore con l’isola di Sant’Antioco e cerchiamo indicazioni per Calasetta, vediamo un cartello che indica il paese sia a destra che a sinistra (spiagge), noi dovremmo prendere la strada a sinistra peccato che non la vedo, così mi addentro nel centro di Sant’Antioco e dopo 1 ora di pellegrinaggio riesco ad arrivare a Calasetta, ma trovare il Camping non è cosa semplice; gira di qua e vai di là non capisco più dove sono e poi non ci sono punti di riferimento importanti, solo colline e fichi d’india!!! Chiamo il campeggio per cercare di uscire dal labirinto di stradine in cui mi sono imbattuta, ma nemmeno loro riescono a capire dove ci troviamo, così lascio fare al mio istinto e come per magia ecco il Camping “Le Saline”!! Entriamo ormai stremate e al limite dell’esaurimento nervoso e chiediamo agli addetti dell’accettazione se ci possono registrare e dare le chiavi del bungalow, non vedo l’ora di fermarmi! Si alza la sbarra in modo che riesco ad entrare con la macchina, ci registriamo, prendiamo le chiavi e via all’inseguimento dell’accompagnatore che ci porta davanti all’ingresso del nostro bungalow, casa nostra per i prossimi 7 giorni! Il tempo di scaricare i bagagli e devo riportare la mia macchinina all’uscita, dove l’attende un bellissimo parcheggio in mezzo al verde. Ripasso per l’accettazione e il tipo che ci ha accolte si mette sull’uscio e mi guarda passare. Mi dirigo con passo celere verso il bungalow e appena dentro scruto ogni angolo con minuziosa attenzione. È piccolino, ma molto carino, credo che mi abituerò in fretta a stare lì, sento già aria di casa! :-P

 

Benvenuti in terra sarda

 

Sistemiamo i bagagli e decidiamo di prenderci un armadio ciascuno, Baby quello “comodo” in camera nostra e io quello “incassato” nella cameretta: per aprire le ante devo per forza chiudere la porta, altrimenti non lo aprirebbe nemmeno un Santo! Prima di cominciare i lavori di svuotamento valigia cerchiamo il modo per accendere il condizionatore, mi sto liquefacendo dal caldo che c’è, ma non troviamo il telecomando, così torno in accettazione dal mio “amico” e chiedo dove posso trovare il telecomando del condizionatore. Con agile mossa lo estrae da una mensolina e me lo consegna. Torno bella brillante da Baby, che intanto ha cominciato l’opera di sistemazione panni, e schiaccio il tastino ON… Come mai non succede nulla? Sarà mica già fulminato! Rifacciamo vari tentativi, ma niente, il condizionatore non ne vuole sapere di partire, uffi!!! A mali estremi, estremi rimedi, cambio le pile al telecomando inserendo quelle dei lettori MP3, ma nonostante quella difficilissima operazione non succede niente! Presa ormai dallo sconforto torno in accettazione e dico che non funziona, riconsegno il telecomando e torno a casa un po’ abbattuta… vabbè dai, niente di traumatico, non ci fermerà certo un po’ di caldo! Sistemiamo il vestiario e usiamo la cameretta piccola da ripostiglio, facciamo il letto e notiamo, spostando il comodino, che c’è un interruttore: ecco perché il condizionatore non partiva. Era posizionato su OFF!

Cominciamo a ridere a crepapelle e, passato quell'attimo esilarante, mi faccio coraggio e torno in accettazione pronta a riaffrontare il mio amico. Arrivo là e gli dico: “sono una vera imbranata cronica: non avevo visto che c’era un interruttore dietro al comodino, non è che mi ridarebbe il telecomando del condizionatore?”, lui guardandomi con aria intenerita (o forse di pietà…ahahah) mi dà il telecomando e mi dice: “chiede le cose con una tale tenerezza che non le posso proprio dire di no!”… Ammazza, sono lì da mezza giornata nemmeno e ho già fatto centro?!?! Ma chi sono!!! Hihihi… Tornata a casa decidiamo come organizzare la giornata, per prima cosa si va al minimarket a fare provviste almeno per la sera e visti i costi elevati è anche troppo; finite le operazioni di riempimento dispensa, comincio a lavare le stoviglie che potremmo utilizzare e poi via verso la spiaggia, un bagnetto di sole ci vuole proprio dopo questa faticosa giornata! La spiaggia delle Saline dista solo 100 metri dal bungalow, possiamo farcela ad arrivarci, anche se superare le dune di sabbia non è cosa semplice! Alla vista del mare rimango sempre stupita; le sfumature dell’acqua sono incredibili, passano da un verde chiaro ad un blu intenso, è sempre uno spettacolo poterlo ammirare! Arrivate ci sta un restauro veloce e poi via verso Sant’Antioco per cenare e fare un giro sul lungomare e nelle viette limitrofe! Arrivate ci accampiamo dai “Bucanieri”; dopo tanta attesa finalmente ecco che arriva il pesce spada ordinato da Baby e la mia bistecca da circa 500 grammi. L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena! Comunque è impressionante come la vita qui sia totalmente l’opposto della mia di tutti i giorni, nel senso che “’sti sardi sono lentiiiiiiii”… hihihi!!!

Facciamo 2 passi per le viette nella zona del lungomare e sul muretto di recinzione di una casa troviamo un micetto, grande come la mia mano, dal pelo rossiccio che ci guarda con occhi tenerissimi. Subito lo faccio giocare e gli faccio qualche foto e lui resta lì come se ci conoscesse da sempre; me lo coccolo un po’ e poi lo rimetto sul muretto e ci allontaniamo. È ora di rientrare, accendo il motore e via…pochi metri e una paletta mi fa segno di fermarmi! “Carta di circolazione e carta di guida”… io mi giro verso Baby e chiedo: “Cos’è che vogliono?!?!?”, una risatina e poi do tutta la documentazione, meglio non rischiare. Il solito controllo di routine e appena ripartiamo vediamo che anche i 2 bei carabinieri partono, siamo state le loro ultime vittime! Caspita se erano belli, Capa non possiamo corrergli dietro e portarceli a casa come souvenir? Scherzo! (ma non poi così tanto!!!). Anche questa giornata è finita, il tempo scorre troppo velocemente, ma ci stiamo godendo attimo per attimo senza sprecare niente, ci stiamo proprio rilassando e divertendo!!!

10 giorni sono passati in fretta, ma anche no. Nel senso che le vacanze non basterebbero mai e lasciare la Sardegna quando ancora splende il sole e c’è aria di pineta e mare, non è stato facile. Però mi ritengo molto fortunata e sono molto soddisfatta di come ho trascorso le mie ferie. Sono state molto intense, sfruttate giorno per giorno, senza sprecare un solo istante! Un’avventura bellissima, da cui non mi separerò mai…

Sembrano usciti da una favola. E invece non è così. Non vi occorre un aereo per vederli ma solo armarvi di santa pazienza, zaino in spalla e salire. Fino alle nuvole, of course. Stiamo parlando di luoghi unici, leggendari, conosciuti o meno, tutti accomunati da questa "vicinanza" al cielo.

Dal Giappone alla Cina, passando (anche) dalle parti di Viterbo, perché la bellezza dell'Italia è spesso paragonabile, se non superiore, a quella di altri luoghi, ecco delle scenografie naturali che farebbero l'invidia dello Spielberg di turno, tutte per voi.

 

 

Castello di Takeda, Giappone

Si trova nella città di Asago, in Giappone, sopra una montagna di 353 metri. Vi basteranno “solo” quaranta minuti di cammino in salita per raggiungerlo ma, una volta arrivati, lo scenario che si aprirà ai vostri occhi non avrà eguali. Il castello è una struttura del XV secolo, chiamata (vista la sua bellezza), il “Macchu Picchu” del Giappone. L’ultimo proprietariom, nel 1600, fu un samurai che venne accusato di un delitto e fece “seppuku”, il suicidio dei guerrieri giapponesi. Da allora il castello è caduto in rovina, fatto che ne aumenta il fascino. Qual è la particolarità di questo posto? Tra settembre e novembre, tra l’aurora e le 8 del mattino, si verifica un particolare fenomeno: un rapido abbassamento di temperatura favorisce la creazione di una coltre di nebbia che avvolge l’intera montagna, lasciando visibile solo il castello.

 

Huangshan, Cina

Veniamo al “sospeso tra le nuvole numero due”. Siamo nella terra prossima a quella del Sol Levante, la vicina Cina. Localizziamoci più da vicino: la catena dell’Huangshan, anche detta “delle montagne gialle”. Si tratta del sito naturalistico più visitato della Cina, e non solo per le sue bellezze paesaggistiche e le fonti termali. Qui il fenomeno delle nubi ha un nome: Yun Hai, cui si affianca un altro fenomeno particolarissimo, conosciuto come “Luce di Buddha”. La coltre di nube è qui talmente vasta che viene associata ai punti cardinali: mare del sud, del nord e mare di mezzo, detto anche del “paradiso”. Lasciamo a voi l’immaginazione.

 

Monte Tomanu, Giappone

Anche qui ci troviamo in oriente e stessi “scherzi” visivi causati da fenomeni atmosferici. In questo caso si tratta di una nota località sciistica, a 1239 metri d’altezza. Ma qui il fenomeno ha la sua particolarità, dal momento che si tratta di una catena montuosa, e non di un semplice “rocca isolata” tra le nuvole. Il che vuol dire che vi troverete di fronte a un vero e proprio “arcipelago” fluttuante nel vuoto. Come ci si arriva? Attraverso una cabinovia (purtroppo dal costo non economico, 15 euro) che vi porta fino in cima. Ma dovrete essere fortunati: anche nel periodo giusto, all’ora esatta, il fenomeno si verifica solo il 40% delle volte.

 

Civita di Bagnoregio, Italia

Dopo aver fatto questo lungo passaggio ad est ritorniamo nei nostri luoghi vicini. Questo piccolo borghetto, infatti, si trova a meno di due ore di viaggio da Roma, ed è uno dei luoghi più incredibili dello Stivale. Un manipolo di case arroccate su uno sperone di roccia. Accessibili solo attraverso un ponte. Questo fa in modo che, nelle giornate brumose, una coltre di nebbia circondi questo isolotto di tufo dando l’idea di un’isola sospesa nel vuoto. Provare per credere (non è un caso che ultimamente Civita di Bagnoregio sia la location preferita da molti scenografi)!