Eventi enogastronomici che appassionano intere famiglie e giovani alla ricerca delle primizie ortofrutticole, sostenitori del km 0, le sagre rappresentano ad oggi un evento in cui cultura, enogastronomia e divertimento si uniscono ed innescano nuovi fenomeni turistici, con alla base un forte senso della tradizione.

Noi di Vita di Turista vogliamo elencarvi le cinque sagre più famose nel territorio italiano. Se non ci siete mai stati, questa è l'occasione buona per organizzare una gita turistica, scoprendo un mondo di enogastronomia, cultura e divertimento che è la cifra delle sagre italiane. Pronti a partire?

 

 

Sagra dell’Uva a Marino (Roma)

Chi non conosce la canzone “Na gita ai Castelli” che racconta proprio la giornata di festeggiamenti della sagra? Festa presente sul territorio da circa novant’anni si svolge la prima domenica di ottobre a Marino, centro di notevole importanza nel circuito dei Castelli Romani. La festa nasce come sagra profana, e la domenica pomeriggio oltre al corteo storico per la vie della città ed il “miracolo”, ossia lo sgorgare del vino dalla fontana dei quattro mori. Ovviamente, meccanismo motrice è il vino DOP di Marino, che si può accompagnare al panino con la porchetta, alle coppiette, strisce di carne di maiale o di cavallo essiccate.

 

Sagra del Pistacchio di Bronte (Siracusa)

Presente sul territorio da 26 anni, si festeggia solitamente a fine settembre, la manifestazione esalta l’oro verde DOP, ossia il pistacchio, frutto pregiato, usato per la produzione di dolci, di gelati e come componente estetico, date le sue potenzialtà emollienti ed ammorbidenti. Durante la manifestazione è possibile assaggiare i piatti più rinomati della tradizione culinaria siciliana, come il gelato, la torta al pistaccchio  (realizzata con pan di spagna, a volte farcito con uno strato di cioccolata o di nutella che si associano particolarmente al gusto del frutto), le paste di pistacchio, simili nella preparazione a quelle con le mandorle, e la filetta, dolce brontese. C’è anche spazio per il salato, grazie alla produzione del pesto al pistacchio e la salsiccia di pistacchio, alimento molto richiesto durante i festeggiamenti.

 

CousCous Fest (San Vito Lo Capo, Trapani)

La provincia di Trapani da sempre in ambito culturale ha dimostrato molteplici assonanze con la cultura araba. Da qui, la nascita, ben diciassette anni fa, del Cous Cous Fest, manifestazione che oramai solita festeggiarsi a fine settembre e che attira persone non solo dal territorio siciliano. Il Cous Cous Fest è un festival che attraverso la preparazione del Cous Cous, diventato piatto tipico della tradizione siciliana, vuole rappresentare l’annuale appuintamento per ricordare le portenzialità dell’integrazione culturale ed il piatto del Cous Copus stesso si mostra la rappresentazione simbolica di commistione gastronomica e culturale. Inoltre, la scenografia suggestiva di San Vito Lo Capo permette di godersi una manifestazione piena di eventi con grandi chef e sfide gastronomiche in totale relax.

 

Fiera del Cinghiale Di Suvereto (Livorno)

Evento in provincia di Livorno, nell’ameno borgo medievale di Suvereto, si svolge la prima decade di Dicembre, ha come protanista il cinghiale, animale molto presente nel territorio circostante.  Festa invernale che ne esalta i sapori e le pietanze tipiche di stagione: le pappardelle, la polenta, i fagioli, le olive, i sughi saporiti. Ma siamo anche nella stagione dell’olio nuovo, che accompagna il tutto con il suo gusto sapido e rotondo. Inoltre, durante la sagra sarà possibile entrare in contatto con le aziende d’artigianato della zona, attraverso mostre, convegni sulla storia e le tradizioni della città.

 

Fiera Nazionale del Tartufo di Acqualagna (Pesaro)

Arrivata oramai allla cinquantesima edizione, sempre svoltasi nel periodo autunnale, la Fiera Nazionale del Tartufo di Acqualagna rappresenta un momento d’incontro in cui viene perpetuata la tradizionale raccolta di questa tubero particolare, che nel territorio è quantificata a circa 600 quintali l’anno, e nuovi spunti di ricerca gastronomica, arricchendosi, anno dopo anno, di numerosi eventi – lo scorso anno, ad esempio, si è organizzato il Tartufo Gluten Free, evento per avvicinare la popolazione a conoscere ricette prive di glutine accompagnate al  tartufo. Inoltre, nel Palazzo del Gusto, dimora d’epoca adiacente allo spazio espositivo, è possibile partecipare a convegni legati al cibo, all’arte gastronomica e alla tradizione, attraverso la formulazione di particolari itinerari gastronomici.

Una delle location di Roma più belle è stata riportata ai fasti di un tempo grazie ad un‘approfondita opera di restauro. Stiamo parlando dello Stadio di Domiziano, nel cuore del centro storico di Roma, proprio sotto Piazza Navona, centro nevralgico del turismo italiano.

 

 

Dal 25 Settembre al 31 Dicembre 2015 sarà proprio lo Stadio di Domiziano il palcoscenico della mostra “Gladiatores e Agone Sportivo - Armi e Armature dell’Impero Romano”, collezione curata dall’Archeologo Silvano Marchesini dell’Associazione Archeos.

Il percorso espositivo si preannuncia unico nel suo genere, integrandosi perfettamente all’area archeologica appena restaurata, permettendo al visitatore di percorrere la mostra come se fosse un vero e proprio viaggio tra armature e combattimenti del passato, parte integrante dello sviluppo politico e sociale dell’antica Roma.

Si potranno ammirare oltre trecento pezzi da collezione fra elmi, corazze, scudi, cinture e schinieri attraverso un percorso suddiviso in diverse sezioni e allestito secondo i dettami dell’archeologia sperimentale, ripercorrendo la storia dell’armamento gladiatorio dal IV secolo a.C. all’inizio del II secolo d.C., con particolare rilievo alla figura e agli accessori utilizzati dall’agone sportivo e quella del gladiatore, personaggio che da sempre ha appassionato studiosi e curiosi conoscitori della storia di Roma, con un particolare approfondimento su i diversi livelli sociali a cui apparteneva questa categoria, da semplice guerriero a figura celebre nel mondo imperiale.

La mostra sarà visitabile dal Lunedì a Domenica dalle ore 10,00 alle 0re 19,00 ed il Sabato l’orario verrà prolungato fino alle ore 20,00.

Il biglietto ha un costo di 10 euro intero e 6 euro ridotto (maggiori info qui).

Spesso la mia valigia è arrivata a Termini sia per studi sia per ritrovare amici, accompagnandomi in bellissimi soggiorni nella capitale più bella che abbia mai visto.

 

Descrizione del viaggio

Raccontarvi dei maestosi edifici, dell’appassionante storia che si respira a ogni angolo, del simpatico accento e dell’ottima cucina non porterebbe a nulla di nuovo. Quello che vorrei è condividere la mia esperienza e portare a farvi osservare una Roma diversa dal solito scoperta grazie a fantastiche persone.

È maggio e mi trovo in un locale particolare, famoso per le chiusure prolungate e il suo particolare karaoke. Io e i miei amici guardiamo l’orologio. Sono ormai le cinque di mattina: l’ora ideale per cercare un posto che ci permetta di osservare il risveglio della capitale. Decidiamo che la notte passata non si adatta al Gianicolo e un amico ci invita a seguirlo al Monte Ciocci. Da Piazza Navona Valle Aurelia. Dopo quasi tre quarti d’ora di camminata arriviamo alla base di questo Monte, ormai dimenticato dai romani e dalle guide turistiche, ma non dal sole che, ai primi raggi, fa risplendere i fiori rampicanti e la mancata manutenzione. Nessuno ricorda quest’altura della Valle Aurelia, adiacente alla vecchia ferrovia del papa, da dove il Vaticano sembra esser sorretto dall’arcangelo Michele. I nostri occhi stanchi rimangono assuefatti dalla luce che non fa ombra, ma si addentra nei Fori Romani e nei buchi di finestre e serrande. I colori si vergognano dando vita a forme di delicati contrasti tra cemento e foglie. Siamo senza parole e ringraziamo il nostro amico. “Un’alba che si può dipingere, raccontare, ma non immaginare.” 

Dopo qualche ora scendiamo e mentre facciamo colazione, mi tornano in mente altri posti particolari in cui mi sono addentrata in questo mese e, sempre di più, mi convinco di quanti sono i misteri che Roma nasconde.

Adiacente a quest’area, ad esempio, c’è la simpatica Via Piccolomini, zona residenziale sull’Aurelia Antica, che offre un gioco di prospettiva osservando la terrazza occupata dal capolavoro di Michelangelo. All’inizio della strada, la Cupola di S. Pietro occupa tutto il campo visivo per arrivare ad allontanarsi quando si raggiunge la balconata che domina la vista sul quartiere Balduina. Un effetto ottico inaspettato che riesce a creare sorrisi di stupore. Gli stessi che provoca la piccola serratura del Portone del Priorato dei Cavalieri di Malta, sita sulla sommità dell’Aventino. Piccole code per la visuale speciale.  Il cupolone centrato, incorniciato da un arco di foglie, un corridoio di una decina di metri, buio intorno. “Nun lo poi fotografà, a serratura se guarda e basta” così la pensano i romani come pensano che per conquistare una donna basta portarla al Pincio: qualche scalino di fatica e poi lo spettacolo. La cupola senza più cornici, senza giochi di prospettiva. Così com’è. Inserita in uno dei panorami più vasti di Roma, la terrazza di piazza Napoleone I. Le luci rossastre del sole che cade dietro Monte Mario. Il bianco dell’Altare della Patria che, imponente, spicca tra le rovine dell’antica Roma. La città eterna a più di 180° gradi. I giardini raffinati di Villa Borghese alle spalle, al di sotto, Piazza del Popolo, come una cartolina in bianco e nero. 

Per una cena da imperatori propongo la terrazza retrostante a Piazza del Campidoglio: amici, tramonto sui Fori aspettando la luna che fa emergere la maestosità delle antiche colonne, i personaggi folcloristici agli incroci, strimpellatori di percussioni e cantastorie che, come a teatro, si accomodano su sedie di legno o sui san pietrini incominciando a colorare la notte romana.

Per i riposi pomeridiani, invece, immergetevi nella natura dell’Orto Botanico, alle pendici del Gianicolo, nell’antico parco di Villa Corsini, custode di un’oasi orientale. Il primo giardino in Italia realizzato negli anni ’60 da un giapponese, Ken Nakajima, in stile sen’en: un vero paradiso dove le persone permettono alle palpebre di chiudersi dolcemente sopra agli occhi soddisfatti alla vista di ciliegi e ulivi, un mix che stringe un patto d’amicizia tra la civiltà giapponese e quella mediterranea, accostati a due ruscelli uniti da un pontile in legno. Avvicinandosi al chioschetto, si possono trascorrere ore piacevoli, imitando le posizioni invidiabili dei gatti sugli alberi e osservando la vastità della capitale circondata da foglie, spighe e profumo di gelsomino. E si aspetta l’accensione della lanterna che annuncia la chiusura del Giardino Giapponese

Non solo giardini verdi e curati. A Roma è facile immergersi in una natura più rude, spontanea. La metro A conduce alla fermata Giulio Agricola, qualche centinaio di metri a piedi, poi immagini che ricordano i cinematografici Campi Elisi del Gladiatore, il Parco degli Acquedotti. Vaste distese di graminacee interrotte da un tratteggio di sette mastodontici resti di acquedotti: uno rinascimentale, i restanti portano su di loro tutto il fascino dell’impero romano. Trenta metri l’altezza massima. Sotto quello denominato Claudio scorre lenta l’acqua del fosso di calicetto, ai suoi margini un po’ di verde e qualche girasole coltivato. C’è chi corre, chi si stende al sole, chi si concede una pedalata tra i sentieri. Tanti vivono questo come un semplice parco, pochi i consapevoli della Tomba dei Cento Scalini, della Villa Le Vegnacce, del casale di Roma Vecchia e del fosso medioevale dell’Acqua Mariana. Tanta storia in un parco che ancora aspetta la notorietà. 

L’autenticità della pietra, riporta lo sguardo verso un luogo ancor meno conosciuto. Ci si ritrova entro una piccola stanza costruita da mattoni di cemento, materiale cadente sotto una luce soffusa creata da deboli lampadine nascoste dietro a bottiglie di vino impilate, sotto il controllo di forti statue di marmo. Lo sguardo lascia da parte le notevoli annate incise sulle etichette perché non può non perdersi tra tutti quei dettagli storici. Una scala a chiocciola permette l’uscita dalla cantina del ristorante L’Archeologia, situato lungo la Via Appia Antica. Un ristorante che possiede un’antica Tomba Ipogea oggi usata come cantina. Appena l’ho vista sono rimasta abbastanza sbalordita nel ricordo del motivo per cui era stata creata. Maggiormente quando ho finalmente trovato, se chiedete indicazioni pochi la conoscono, Piazza Mincio, al centro di un quartiere che tanto mistero cela tra i suoi 17 villini e 26 palazzi. Tante sono state le ore in cui mi sono abbandonata intorno alla Fontana delle Rane, l’essenza del Coppedè. L’architetto unì bravura e magia prima di suicidarsi proprio all’interno di una delle sue creazioni in stile Liberty. È come scivolare in un vortice: guglie e bandiere, colonne decorate, torri rinascimentali, logge barocche, affreschi folli e fatati. Le macchine e le persone che passeggiano quasi non si notano. La privacy è la regola d’ordine del quartiere: dai citofoni che non presentano nomi alle sovrapposizioni di pannelli che non permettono agli occhi più curiosi di addentrarsi. Tutto è celato come la stessa zona che nemmeno dalla complessità panoramica del Monte Mario si riesce a individuare. 

Questo l’ultimo punto che voglio ricordare: dopo una piacevole passeggiata, seguendo un percorso a spirale, si arriva a un punto di vista totale. Dalla Garbatella al Vaticano, dalle costruzioni moderne a quelle che riportano indietro di secoli, dalle vie segrete ai parchi delle ville. L’ora ideale è al tramonto quando la luce naturale se ne va e i riflessi dei lampioni e delle insegne illuminano tutto. Il bianco del Vittoriano, l’arancio delle case del Trastevere, i verdi dei parchi, la via Lattea delle lanterne sul Lungotevere. Tutto contrasta con l’arrivo del buio della notte. Un cerchio che si chiude, da Monte Ciocci a Monte Mario. Questa è la Roma da vedere, quella che lascia gli occhi lucidi, esterrefatti, appagati.  Il buio diventa ancora più forte, Roma da qui pensi di poterla dominare.

Infiorata. Una manifestazione di carattere religioso e laico al contempo, che mescola elementi tradizionali, amore e passione per la natura (e ovviamente i fiori) e soprattutto una storia ricchissima, che getta le sue radici nei secoli.

Le infiorate sono eventi che si tengono, con alcune differenze, in quasi tutta Italia, da nord a sud, e che generalmente vengono organizzate in corrispondenza della Pentecoste e del Corpus Domini, festività che introducono al Tempo Ordinario della liturgia cattolica, e che coincidono con l'inizio dell'estate.

I fiori come rinascita, spirituale e ambientale, in vista della tanto attesa estate. Oggi, Vita da Turista vuole portarvi a scoprire le infiorate più belle d'Italia, in un percorso che vi farà venir voglia di... tuffarvi nei colori della natura!

 

 

Genzano di Roma, Lazio

Quella di Genzano di Roma è spesso considerata come l'Infiorata più antica d'Italia. Questo perché la sua prima edizione, almeno ufficialmente, si tenne nel 1778 (anno riconosciuto dal comune), sebbene l'abitudine di abbellire le strade di "quadri floreali" in occasione del Corpus Domini risalirebbe, a Roma e nei Castelli Romani, già al Seicento.

Per tre giorni, la bellissima Via Italo Belardi, che unisce idealmente la Chiesa di Santa Maria della Cima e la Collegiata della Santissima Trinità, si colora di petali che formano disegni straordinari, fino al cosiddetto "spallamento", la sfilata finale con le autorità religiose, la banda e, infine, i bambini che chiudono idealmente l'Infiorata.

 

Spello, Umbria

Istituita nel 1831, l'Infiorata di Spello (o meglio sarebbe dire Infiorate di Spello, perché si tratta di più infiorate unite in un percorso unico) si compone di circa sessanta disegni lungo un percorso di un chilometro e mezzo che corre nel centro forte.

Il tappeto floreale viene allestito il sabato sera, da parte di una squadra di volontari infioratori, e la domenica mattina il percorso è attraversato dalla processione, guidata dal Vescovo della città, che introduce il passaggio del Corpo di Cristo.

 

Noto, Sicilia

Pur di recente istituzione (la prima edizione avvenne 26 anni fa), l'Infiorata di Noto si caratterizza per i meravigliosi scenari barocchi entro i quali è inscritto il lungo tappeto floreale, che dalla Chiesa di Montevergini scende fino alla Villa Dorata, ovvero il Palazzo del Principe Nicolaci.

L'Infiorata di Noto deve molto a quella di Genzano di Roma, perché i mastri infioratori siciliani si sono "formati" proprio nei Castelli Romani, scoprendo la lunghissima tradizione artistica genzanese, ed esportandola fino in Siclia.

 

Genazzano, Lazio

L'Infiorata di Genazzano ci riporta, come ultima tappa di questo viaggio, nel Lazio, peraltro a non molta distanza da Genzano, della quale condivide in parte il nome, la storia e la magnificenza artistica di questa tradizione.

L'infiorata genazzanese si tenne per la prima volta nel 1883, durante la prima domenica di luglio, per celebrare la fondazione dell'Associazione dell'Apostolato della Preghiera, e consacrata al Sacro Cuore di Gesù.

Con un percorso di 1.800 metri che si snoda lungo le bellissime stradine medievali del borgo, l'Infiorata di Genazzano è entrata nel Guinness dei Primati come la più lunga al mondo, un riconoscimento a una tradizione e un evento che sono parte integrante della storia di questa cittadina.

L’estate sta finendo, ma finiscono né divertimentorelax. I dintorni di Roma sono animati da una serie di sagre che vi permetteranno di gustare piatti tipici, di ascoltare musica popolare e soprattutto di non rimanere a casa a guardare la tv (non che ci sia niente di male, eh!).

 

 

 

Le sagne di Ciciliano

Il nostro itinerario enogastronomico parte con la sagra delle sagne cogliu peco, che si tiene dal 6 al 7 settembre a Ciciliano. La sagna, la grande protagonista della serata, è un tipo di pasta simile alle pappardelle, che in occasione di questa sagra viene rigorosamente condita con un sugo a base d’agnellone. La sagna non è, però, l’unico piatto disponibile sul menù: non mancano i panini con le salsicce aromatizzate al rosmarino, vino bianco e peperoncino, gli arrosticini, la trippa e la pecora “agliu cutturu” (stufata).

 

Un salto nel passato a Grottaferrata

Grottaferrata, poco lontana dalla Capitale, l'8 settembre si tinge di colori d’epoca con l’Antica Fiera “’Na vota c’era”. Si svolge nel perimetro dell’Abbazia di San Nilo, in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna di Grottaferrata, e ricrea l’ambiente e l’atmosfera ottocentesca grazie a costumi, attrezzature e manifestazioni che si rifanno al passato. Mostre fotografiche, riproduzione degli antichi atti civili, degustazione dei prodotti tipici locali, accompagnamento musicale e animazione di gruppi folcloristici e tanto altro avvolgono i visitatori, portandolo in un batter d’occhio nell'atmosfera caratteristica della Grottaferrata di un tempo lontano.

 

A Marino le fontane stillano vino

«Lo vedi ecco Marino
la Sagra c'è dell'Uva
fontane che danno vino
quant'abbondanza c'è!»

Così canta un famoso stornello dei Castelli romani. E il vino in abbondanza alla sagra dell’uva di Marino c’è. È un evento imperdibile, la festa cittadina più importante, le cui origini affondano addirittura negli anni ‘20 e che da allora si è tenuta ogni anno. La mattinata è all’insegna della sfera religiosa, con la processione in onore della Madonna del SS. Rosario nel cuore del centro storico, seguita dal cosiddetto “miracolo delle fontane” che stillano non acqua, ma vino, e proseguendo con la distribuzione di uva ai partecipanti. Il pomeriggio è invece all’insegna della storia, con un corteo in costume che rievoca il ritorno trionfale del Principe Marcantonio Colonna dalla battaglia di Lepanto.

Percorsi enogastronomici con degustazioni di prodotti tipici, dimostrazione della vinificazione tradizionale, sfilata dei tradizionali carretti... tante le iniziative in programma dal 5 al 6 ottobre.

 

La polenta, lenta da fare e veloce da gustare a Nazzano

Il 19 ottobre la polenta diventa il piatto principale della sagra di Nazzano, organizzata in occasione della processione che trasporta la statua del Santo Patrono nella chiesa di Sant’Antimo. Preparata con una tecnica lunga e particolare, la polenta viene servita in piatti di legno e accompagnata da un buon bicchiere di vino locale. Chi non vuole approfittare del piatto tradizionale ha delle alternative, in quanto il menu prevede anche grigliate di carne e abbondanti porzioni di verdure. La festa è allietata, inoltre, dalle esibizioni dal vivo di alcuni gruppi musicali.

 

La salsiccia baciona di Morlupo

Il nostro consiglio è di partire subito, destinazione Morlupo, per la sagra della salsiccia tipica detta baciona. È un evento estremamente longevo, che si tiene da anni e che è diventato una caratteristica del piccolo comune laziale. Dal 27 al 28 ottobre Piazza Diaz si anima grazie alla presenza di numerosi visitatori che vogliono gustare pane casareccio cotto a legna con la salsiccia locale e magari accompagnarlo con del buon vino. La festa unisce la gastronomia all’intrattenimento grazie a una serie di spettacoli musicali live, fuochi d'artificio e addirittura una corsa di cavalli.

Un giro a Roma, una città da vedere e da rivedere sempre...

 

Numero Viaggiatori: 4

Data di partenza: 31/07/2013

Durata: Weekend

Luoghi: Roma

 

Descrizione del viaggio:

Vedi, vedi e poi vedi ancora. Le cose da vedere a Roma non finiscono mai e un paio di giorni è un periodo troppo breve per ammirare tutte le meraviglie di questa fantastica città. Appena arrivati a Roma, abbiamo cominciato il nostro tour dal Colosseo, il vero e indiscusso simbolo della città Eterna. Come si può non restarne affascinati! Poi, di seguito, in una due giorni serrata, ci siamo regalati una visita ai maggiori momunenti e luoghi romani: il Vaticano, la fontana di Trevi con il lancio della monetina (si dice sia un modo per assicurarsi il ritorno a Roma), piazza Navona...

Per il cibo non ci sono problemi, si trova di tutto. Noi, però, ci siamo regalati qualcosa di tipico, come l'abbacchio alla romana. Veramente buono! Per l'abbigliamento, conviene mettersi comodi: la città è grande, le cose da vedere tante e si cammina un bel po' a piedi. Scarpe da tennis e jeans sono il look migliore per affrontare le stradine (e i sampietrini) di Roma e godersi al massimo un weekend fantastico!