Con questo viaggio terminiamo l'esplorazione della California, iniziata l'anno prima da San Francisco e terminata a Los Angeles. Si parte da una veloce visita di 4 giorni a New York, proseguendo per San Diego e da li risalendo il sud della California, con puntata di 4 giorni a Las Vegas, ritorno e permanenza a Lax per non farci mancare nulla.

 

Numero Viaggiatori: 4

Data di partenza: 01/08/2012

Durata: 1 mese

Luoghi: Las Vegas, Los Angeles, New York, San Diego

 

Descrizione del viaggio:

Ci samo, il solito vuoto allo stomaco che ti prende quando l'areo decolla e siamo in viaggio per la tanto desiderata AmericaGuardo negli occhi mia cognata ... "Il sogno ha inizio"!

Atterriamo a NY e velocemente sbrighiamo le pratiche di dogana, saliamo sul taxi e arriviamo in albergo, doccia e via anche se stanchi morti, sono le 21 ora locale, iniziamo la visita della Grande Mela proprio da Times Square che ci accoglie con le sue sfavillanti e multi colorate insegne. Il giorno dopo di buon mattino caffè e donuts perchè desideriamo rimpizzarci poi con il classico brunch USA. Cartina alla mano ci avviamo a Ground Zero perché per visitarlo occorre prenotarsi e siamo fortunati perché è fissata per le 15.00. Intanto visitiamo Wall Street e il suo famoso toro al quale per scaramanzia tocchiamo le palline!

La visita a Ground Zero è stata carica di tristezza e ne siamo rimasti impressionati. Tutto di NY è immenso e grandioso, anche il mangiare, enormi cotolette di maiale o manzo intinte in salse spettacolari e piccanti oppure classici eggs and bacon, fish and chips e tanto altro, ah già il loro caffè, che adoro, ma attenzione brucia da morire! Il consiglio che mi sento di dare su NY è scarpe comode e mi raccomando una felpa perché l'aria condizionata è terribile! In 4 giorni visitiamo tanto di NY e poi partenza per San Diego e lì inizia il sogno.

I suoi quartieri sono eleganti e raffinati, Seaport Village sulla Big Bay è uno splendido posto dove la magia del mare prende vita, e poi Historic GasLamp Quarter con le storiche lampade a gas dell'epoca, la baia di SD vista dal Monumento Nazionale al Cabrillo e il Faro di Point Loma, suggestivo e visitabile e tutta la zona militare con il suo sterminato cimitero di croci bianche. Non dimenticate Colorado Island di fronte alla città, un'isola con le tipiche villette americane e la vita è come in un film. Fuori SD fate un salto a Old Town San Diego, ricostruzione della città ai tempi del selvaggio west. Un'oasi di natura è il Balboa Park, con lo zoo e una pittoresca stradina dove negozietti che vendono oggetti fatti a mano vi incanteranno, il pavimento è formato da pietre colorate. Con il tram su gomma fatevi il giro del parco. Facciamo una capatina a La Jolla, nella contea di SD, paradiso dei surfisti molto ventosa ma bellissimi panorami.

Lasciamo San Diego e ci incamminiamo verso il deserto di Anza Borreco (140 km da SD), che è una propaggine del complesso formato dai deserti Mojave e Sonora. Suggestivo. Poi ci spingiamo verso Julian, cittadina storica dove tutto deve essere costruito rispettando le origini del luogo, vero west! Attraverso paesaggi maestosi torniamo sulla costa e ci dirigiamo verso Newport che secondo me è il preludio alle spiagge di Los Angeles. Prendiamo il sole e ci riposiamo a Laguna Beach, incantevole cittadina ricchissima di meravigliose spiagge. Rimaniamo a dormire in questo incanto e la mattina dopo partiamo con il nostro fuori strada verso Las Vegas, attraversando 500 chilometri di deserto su una strada lunga e dritta percorsa da centinaia di macchine sotto circa 50°. Facciamo una tappa a Calico, paese fantasma sperduto nel deserto e ci immettiamo nel caos fantasmagorico di Las Vegas.

Là trascorriamo quattro giorni immersi in un caleidoscopio di colori e di fantasia, il Caesar's Palace, il Venethian, il Paris, il New York, il Luxor, dove alloggiamo e tantissimi altri dove si svolgono spettacoli hollywoodiani e poi pranzi e cene a gogò presso i famosi "All You Can Eat" dove spendi max 25 $ e mangi in quantità in tutte le salse. Riprendiamo la strada per Los Angeles, la Città degli Angeli, con i suoi quartieri più famosi, Hollywood, le colline di Beverly Hills dove risiedono i divi più famosi, Venice Beach, che ricostruisce i canali veneziani con la spiaggia "Muscle Beach", dove fanno bella mostra muscolosi atleti, spiagge infinite con palme e lussureggianti vegetazioni e ville incantevoli. A LAX fate attenzione ai quartieri ispanici dove c'è tantissima povertà. Dedichiamo un giorno interno agli "Universal Studios", un grandissimo parco tematico al quale nessuno dovrebbe rinunciare. Passiamo poi una buona e riposante giornata al Griffith Park, dove c'è un interessantissimo osservatorio con una incredibile visione dello skyline di Lax. Mi permettono di visitare la Tomba di Michael Jackson al Forest Lawn Memorial Park, cimitero privato a Glendale, dove sono sepolti i divi americani, la Taylor, Monroe e altri.

Lax è enorme ma i punti di attrazione sono concentrati al suo centro, si mangia con relativamente poco, in tutte le salse, portatevi da bere perché l'acqua costa molto. Vi ricordo ancora felpe e cappelli sia per i luoghi chiusi e l'aria condizionata, che per il sole cocente. La Walk of Fame concentra i suoi punti di interesse vicino al Dolby Theatre (marciapiede con i nomi dei divi), dove c'è la manifestazione della consegna degli Oscar. Il giorno dopo visitiamo Santa Monica e il suo molo con tanto di montagne russe e ruota panoramica e passiamo alcuni giorni sulla spiaggia tra ville stupende, le famose guardie sulle moto da spiaggia e i classici Baywatch. La cittadina è il centro del lusso e del glamour, con negozi di grandi firme. Ricordatevi che la California è la patria degli outlet dove si fanno affarissimi ! Altri giorni tra lo sfarzo di Malibù, che a dire il vero lo vediamo solo sulle colline della costa attraverso ville mozzafiato a picco sul mare.

L'oceano è freddo, molto mosso e pieno di alghe, ma noi abbiamo fatto il bagno con i delfini! Gli ultimi giorni della nostra vacanza li trascorriamo a Santa Barbara, altra caratteristica località di mare, dove il lusso dei campi da golf con i suoi resort ci fa sognare. Le strade sono piene di ville con i caratteristici giardini ed un trionfo di fiori e alberi tropicali. Da voler rimanere a vivere li. Lasciamo LAX stanchi ma pieni di cose meravigliose ancora negli occhi. La conclusione finale è ... visitate la California senza fretta e gustando anche quello che non è famoso. La vita è cara, magari si può risparmiare facendo abbondanti colazioni negli hotel, mangiare parecchia frutta e ricordarsi di portare acqua in quantità perchè li non esistono fontanelle ! Ah se siete fumatori gli americani vi faranno passare la voglia perché a me e mia cognata ci guardavano malissimo e abbiamo fumato molto poco, buon per noi.

BUON VIAGGIO!!

Viaggio in libertà di 3 amici lungo le coste Est e Ovest dell'Australia, senza programmazione precisa e con predilezione per gli aspetti naturalistici...

 

Numero Viaggiatori: 3

Data di partenza: 08/07/2011

Durata: 21 gg

Luoghi: Cairns, Perth, Sydney

 

 

Da Cairns a Cooktown e da Perth a Exmouth… e consigli per l’uso (8-29/7/2011)

Abbiamo programmato di visitare sia la costa est che la costa ovest con aspettative rivolte soprattutto agli aspetti naturalistici e con questo intento siamo atterrati a Sydney di buon mattino con in tasca i booking per l’albergo ( solo 2 notti ) e per la macchina a noleggio. Due giorni per un'occhiatina a Sydney  (metropoli abbastanza a misura d’uomo e ben visitabile nei suoi punti essenziali) e al suo immediato circondario e poi ... Via! partenza verso nord. L’autostrada è ampia e il limite dei 110 km/h ci sta anche un po' strettino ... anche perché , alla lunga, qualsiasi scenario naturale circostante tende a diventare monotono, la strada non corre proprio sulla litoranea come poteva sembrare dalle cartine e il clima non risente ancora dell’influenza del tropico abbastanza da spingerci sulle spiagge. Trascorriamo così i primi 2 gg praticamente solo viaggiando, con rare puntate verso il mare e fermandoci alla sera nei motel lungo la strada. Sarebbe stato molto meglio prendere un volo interno per Brisbane ed iniziare da lì il viaggio in auto anche perché i motel non sono facili da reperire in quanto la giornata lavorativa australiana termina verso le 17/18, dopo di che si trovano chiuse anche le reception dei motel ... per non parlare dei ristoranti. 

Da qui in poi si nota il cambio di temperatura e le comunque sporadiche soste sulle spiagge diventano gradevoli al punto che ci concediamo già il primo bagno nell’oceano (dove però notiamo che l’acqua non è poi così cristallina come la immaginavamo). La prima tappa degna interessante si rivela l’isola Fraser: una enorme isola di sola sabbia sulla quale si è sviluppata una imponente foresta tropicale e che contiene anche un lago di acqua dolce ( dove facciamo un rinfrescante bagno ). Qui iniziamo anche a fare la conoscenza con i modi di fare australiani: tutto è programmato cronometro alla mano e manca completamente lo spazio per le iniziative personali. Infatti il tour si fa con mezzi speciali (delle specie di bus con 4 ruote motrici) ed è scandito gentilmente ma perentoriamente dalle direttive dell’autista/guida. Fermata al relitto (immagine veramente suggestiva) per fare qualche foto ma avviso che si parte tra 15 minuti, trasbordo al resort sull’isola per il lunch con sosta di 70 minuti e poi si riparte per il lago Mc Kenzi con sosta di 50 minuti per il bagno ... il tutto con zone accessibili ben delimitate. Con questo modo di fare dovrete fare i conto ovunque andrete.

 

 

Si continua il viaggio verso nord ed abbiamo la cattiva idea di giungere in una pur relativamente grande città come Mackay dopo l’orario consigliato: sono quasi le 19!!! Proviamo in qualche raro motel che non ha ancora chiuso la reception ma sono tutti stracolmi e neanche l’incontro con un pizzaiolo italiano riesce a fornirci la soluzione al problema: mangiamo qualcosa al volo in un ristorante che sta per chiudere (una inconsueta “pizza con tagliata e salsa barbecue”!) e ci rimettiamo in cammino. Usciti dalla periferia perdiamo le speranze di dormire in un letto e percorriamo ancora un centinaio di chilometri su strade deserte , frequentate  di tanto in tanto solo da camion enormi, lanciati a tutta velocità e forniti di una sorta di incrocio tra un paraurti ed uno spazzaneve: la presenza di svariate carcasse di canguri ce ne fa capire lo scopo. Uno dei rari bivi presenta una sorta di piazzola e questa diventa la nostra accommodation: cercare di "dormire" in 3 in una macchina di media cilindrata già piena di bagagli non è una esperienza esaltante . Dopo poche ore ci rimettiamo in cammino ed appena il sole è alto facciamo una deviazione per una spiaggia ove schiacciamo un sontuoso sonnellino e meditiamo su quella che si rivelerà poi la soluzione ideale per alloggiare senza brutte sorprese: da ora in poi cercheremo le sistemazioni con almeno 2 giorni di anticipo (tramite i vari uffici informazioni o agli internet point) privilegiando  le "cabins" ( sono dei cottage all'interno dei caravan park dotate di una o più camere e di una zona/giorno fornita di cucina) . Il loro costo è concorrenziale con i motel e i vantaggi sono immensi: noi ci preparavamo una bella colazione prima di iniziare la giornata e una abbondante cena alla sera (senza dover sottostare agli assurdi orari locali ed evitando la cucina australiana, non certo originale o prelibata quanto costosa), spesso cucinando della pasta sempre presente nei supermarket.

 

 

Arriviamo a Cairns (grande e moderna città turistica) e nei dintorni troviamo diverse attrattive : dalle stupende spiagge dove il mare si incontra con la foresta pluviale (con tanto di alberi di cocco sulla spiaggia) ai fiumi abitati da coccodrilli (visitabili sempre con modalità "super organizzate") , alla natura selvaggia di Cape Tribulation ( dove vediamo dei casuari e un varano ) all’altopiano di Altherton ( con i famosi fichi strangolatori, i canguri degli alberi e degli stupendi laghetti vulcanici) e si dimostra un po’ faticosa ma soddisfacente la puntata a Cooktown  praticamente dove finiscono le strade asfaltate e diventa obbligatorio l’uso del 4x4) nei cui dintorni si possono vedere i dinghi e, se si ha fortuna, dei coccodrilli "non gestiti" ma in assoluta libertà . La zona è quindi bellissima ma ci delude un po’ l’acqua del mare ( ancora molto torbida ) e ci aspettavamo di più dalla famosa Grande Barriera Corallina: in effetti la barriera c’è ma si trova a circa 30 km dalla costa, fruibile solo con collegamenti aerei o marittimi veloci . Le isole raggiungibili e fruibili con  gite giornaliere (Green Islands , Frankland Islands , etc etc) non presentano dei veri e propri reef  anche se , nuotando naturalmente all’interno di aeree delimitate da boe e rispettando gli orari del te e del lunch, si può fare snorkeling ed ammirare qualche pesce tropicale in un acqua, se non cristallina, non più così torbida come sulla costa.

 

Coccodrilli

 

Dopo esserci fermati per qualche giorno a Cairns , e  se vi capita di farlo cercate accommodation da Carmelo (sulla Sheridan strett al n° 183; 07 4031 4522 )  un maltese di origini italiane che vi potrà fornire delle family rooms (versione in muratura delle cabins) a prezzi veramente interessanti e tutte le informazioni che volete sulla città in un perfetto italiano, ci imbarchiamo per un "voletto interno" di appena 5 ore con destinazione Perth.

Qui scopriamo un altro dettaglio che potrà servire a coloro che hanno intenzione di visitare l’Australia: conviene moltissimo noleggiare le auto dall’Italia, si spende meno e i Brokers italiani forniscono una copertura assicurativa praticamente senza franchigia, mentre,  noleggiando sul posto, si firmano dei contratti con i quali ci impegniamo a risarcire i primi 2.800 $ di ogni danno!! Contratti capestro!! Risolviamo il problema con una telefonata in Italia ed attendiamo volentieri dieci minuti al bancone finchè non arriva la nostra prenotazione con copertura totale dei rischi e prendiamo quindi possesso dell’auto che ci accompagnerà nella nostra ultima settimana in Australia, alla scoperta della costa Ovest. Scegliamo la strada litoranea che consente comunque velocità rispettabili, ammiriamo degli splendidi paesaggi tra le bianche dune di sabbia e scopriamo per caso un simpatico agglomerato di baracche, quasi una sorta di paese con tanto di "posto di primo soccorso"  e taverna, proprio in riva all’oceano, tra le dune di sabbia bianca che degradano in un acqua finalmente turchese e scorgiamo i flutti infrangersi nella barriera corallina ad appena 5/600 metri dalla battigia.

Siamo ancora parecchio a sud e la stagione invernale non consente ancora di fare il bagno, pertanto riprendiamo il viaggio e facciamo una sosta per ammirare "i Pinnacoli" (concrezioni di arenaria veramente suggestive ) ... naturalmente a pagamento e seguendo un percorso segnato anche in una zona che ricorda molto un deserto! Le esperienze precedenti ci hanno suggerito una eccellente sistemazione nei pressi di Geraldton (un comodissimo cottage con "veranda vista oceano"), la mattina ripartiamo e, con varie fermate nei siti di interesse paesaggistico, raggiungiamo il cottage prenotato a Denham, domani mattina ci aspettano i famosi delfini di Monkey Mia.  Purtroppo saranno una delusione: dopo aver naturalmente pagato l’accesso ci disponiamo tutti in riga ad un metro esatto dal bagnasciuga, arriva un inserviente con un secchio di pesci mentre un altro addetto mette in funzione un altoparlante piazzato su un palo 2 metri dietro di noi, arrivano i delfini (tutti schedati con tanto di carta d’identità) e inizia la rappresentazione a suon di "premi in pesce": prima giocano un po’ a 3 metri dalla riva e ricevono un pesce a testa, poi si avvicinano e procedono molto lentamente e parallelamente alla spiaggia in modo che, dietro "germanica" direttiva dall'altoparlante, l’orda di visitatori si può immerge fino al ginocchio ed è possibile fare delle foto con il delfino che sfila impettito nelle vicinanze (tra un premio e l’altro). Forse sarò un po' troppo critico ma … mi aspettavo qualcosa di diverso da un comune "delfinario" . Sono appena le 8,30 di mattina (l’appuntamento con la rappresentazione dei delfini è alle 7,30) e quindi partiamo subito fermandoci a vedere dei panorami stupendi,  con delle lingue di sabbia che si insinuano nelle baie oceaniche (un attento esame rivela che non si tratta di sabbia ma di gusci di minuscole bivalvi) e facciamo una fermata anche per guardare una delle ultime colonie attive di stromatoliti (le famose "rocce viventi", che , nel suo formarsi su input di un batterio, hanno, in epoche remote , generato quell'ossigeno necessario affinché l’atmosfera terrestre divenisse compatibile con la vita animale) . Da qui ci attende una delle parti più noiose del viaggio: centinaia di km di strada dritta i cui rettilinei infiniti sono solo apparentemente interrotti da leggeri dossi che spezzano l’orizzonte.

 

 

Sosta a Carnarvon (sempre in cabins) e si parte per l’ultima meta del nostro viaggio: Exmouth. Durante il tragitto abbiamo la brillante idea di fare una piccola deviazione (una decina di km ) per fare un bagno a Coral Bay e questa sosta ci infonde l’energia necessaria per completare la nostra avventura: spiaggia bianchissima e acqua cristallina, le onde si infrangono sulla barriera a 500 mt dalla costa, immergendoci con la maschera dalla spiaggia iniziamo a trovare delle specie di dentici di taglia rispettosa che ci passano tra i piedi e, non appena il fondale diventa roccioso (a circa 50 mt dalla battigia) , si possono ammirare i pesci che solitamente si vedono solo nei documentari ... o negli acquari: pesci angelo, trombetta, pietra, chirurgo etc etc ... Finalmente lo stereotipo di "mare australiano" che ci eravamo immaginati!! Raggiungiamo Exmouth ed abbiamo appena il tempo di prenotare l’escursione (molto onerosa per la verità) per la mattina dopo e fare la spesa al supermarket: sono le 16,45 e tutte le serrande si stanno abbassando!! La mattina dopo un pulmino ci passa a prendere dal Caravan Park e ci trasporta al punto di imbarco distante circa 40 minuti (sarebbe stato molto meglio seguire il pulmino con la nostra auto … e poi capirete il perché) , da qui un piccolo gommone ci trasborda sull'imbarcazione in rada ed inizia la navigazione con subito una sosta all’interno della barriera per un po' di snorkeling tra pesci esotici e multicolori e poi usciamo in ... oceano aperto sfilando accanto ad un gruppo di surfisti che, dopo aver ormeggiato le loro imbarcazioni al reef che sfiora la superficie, compiono evoluzioni sfruttando le onde (siamo a circa 1 km dalla costa). Con lo sguardo (e la videocamera) fissi sull'azzurro circostante per carpire li sbruffi e i tuffi delle numerose balene che ci passano ad appena un centinaio di metri, attendiamo il segnale dai nostri accompagnatori, già pronti con tanto di muta, maschera , boccaglio e pinne ai piedi (tutto fornito dall'organizzazione) ... Ecco, ci siamo!! Il piccolo aereo che da un po' sta gironzolando sopra di noi segnala al pilota del nostro battello il punto esatto da raggiungere con i motori a tutta … ultime febbrili raccomandazioni degli accompagnatori e ... giù ...  nel blu. Pinneggiamo per poche decine di metri sulla scia degli accompagnatori e iniziamo a scorgere la sagoma della nostra "preda": un sornione  squalo balena di circa 9 metri (ce ne sono anche di 18 metri !!!) che , incurante della nostra presenza , come di  quella delle remore che ne costellano il ventre , continua lentamente la sua escursione a pelo dell’acqua filtrando attraverso la sua enorme bocca spalancata l’acqua dell’oceano per estrarne il plancton di cui si nutre. Solo la presenza degli accompagnatori inibisce la mia voglia di toccare  quella enorme superficie grigio/marrone ammantata da puntini bianchi e mi mantengo ai prescritti 3 mt di distanza mentre un addetto realizza un filmato che poi verrà consegnato  a tutti i partecipanti. Quando il mastodonte si inabissa risaliamo sul battello e, tra il passaggio di svariate balene e di qualche tartaruga, ripetiamo l’esperienza con altri 3 esemplari, poi sopraggiunge l’ora del lunch a bordo (ottimo e abbondante) dopodiché ci riavviciniamo alla riva e, dopo aver superato il reef tramite uno dei pochi passaggi utili, ci concediamo un altro po’ di snorkeling (una tartaruga mi passa a pochi metri e scivola via dietro un enorme banco di corallo dove pascolano coloratissimi pesci striati e con strane e lunghissime appendici) . Rientriamo a riva che sono appena le 16,30 e il pulmino ci riporta verso la città … mentre nella direzione opposta di sviluppa una zona bellissima, selvaggia e stretta tra spiagge bianche con mare turchese pullulante di vita e ripide colline tagliate da canyon mozzafiato (Cape Range Park).

 

 

Appena scesi dal pulmino saltiamo sulla nostra auto e, imprecando per non aver previsto gli eventi, torniamo al punto d’imbarco, lo superiamo e facciamo in tempo solo a vistare una spiaggia deserta e stupenda prima da essere assaliti da un tramonto indimenticabile . Il percorso di ritorno verso Exmouth si rivela impegnativo a causa dell’incredibile numero di canguri che affollano la strada e i suoi bordi, e zeppo di rimorsi per aver dedicato così poco tempo a questa parte del viaggio che invece meriterebbe (col senno di poi) ben altra considerazione ... magari a scapito della più reclamizzata costa est. La mattina dopo ci mettiamo in cammino per quella che si rivelerà la parte più stancante del nostro viaggio: in pratica 2 giorni di viaggio in auto (con un pernottamento e poche soste intermedie) per raggiungere Perth da dove imbarcarci in aereo per un altro giorno intero di viaggio!! Riuscire a raggiungere Exmouth in aereo e soggiornare in zona per diversi giorni sarebbe stata la scelta più azzeccata (n loco è possibile anche noleggiare imbarcazioni con o senza patente nautica per compiere escursioni sul reef ed esiste un aereoporto a circa 35 km , Learmouth) . Speriamo che queste informazioni servano a chi ha intenzione di visitare questo stupendo paese senza appoggiarsi completamente a gite organizzate. 

Il percorso noto come Continental Divide Trail fa parte dei quattro sentieri di trekking più celebri degli Stati Uniti: parte dal New Mexico e arriva in Montana seguendo il profilo delle Montagne Rocciosei. Un cammino così lungo, un’alternativa al classico coast to coast americano, permette di fare un tour a 360° non solo degli inconfondibili paesaggi americani, ma anche di realizzare un viaggio attraverso la storia del paese. 

 

 

Il Parco Nazionale di Yellowstone

Lungo il tragitto si staglia il Parco di Yellowstone e, considerate le sue immense dimensioni, ciò non dovrebbe stupire. Si tratta del più antico parco nazionale del mondo, attraversato totalmente dal fiume Yellowstone, il quale percorre diversi chilometri per poi gettarsi nel lago omonimo attraverso un profondo canyon, in un movimento che crea delle magnifiche cascate.

Il parco riveste inoltre grande importanza a livello faunistico in quanto, al suo interno, vivono specie animali tipiche del territorio come il bisonte americano e il grizzly.

 

Non solo in Islanda

Fanno anch’essi parte dell’area del Parco di Yellowstone, ma per la loro spettacolarità meritano un cenno a parte. Old Faithful (Vecchio fedele) è il nome con cui è noto uno dei principali geyser del parco, che è anche uno dei più famosi al mondo: le sue eruzioni sono quasi leggendarie, possono durare fino a cinque minuti e raggiungere altezze superiori ai 50 metri, regalando momenti indimenticabili.

 

Ghost town

Natura e non solo: il Continental Divide Trail attraversa anche luoghi mitici simbolo di uno dei vari volti dell’America.

Vicksburg e Winfield, in Colorado, sono un ottimo esempio di città fantasma americane: vennero costruite durante la corsa all'oro degli anni ‘80 dell’800, quando la zona brulicava di scavi e miniere. Quando la febbre dell’oro passò – poiché vennero meno l’oro e i minerali del sottosuolo – le due cittadine finirono per subire un totale processo di spopolamento. Oggi si presentano abbandonate, piene di strutture pericolanti che le renderebbero degne location da film western.

 

Nelle terre di Toro Seduto

La presenza dei nativi americani è sempre stata massiccia sul suolo americano, e ancora oggi sono visibili elementi che ne ricordano il passaggio e lo stanziamento. Nei pressi di Cheyenne ha sede  la riserva Lakota Oglala Sioux di Pine Ridge, dove  si trova Wounded Knee, famosa per il massacro di 300 indiani. La riserva comprende anche un cimitero, dove si dice  sia sepolto il mitico Cavallo Pazzo, e un museo. Sempre in Wyoming sorgono altri luoghi legati alla storia degli indiani: il luogo sacro della formazione rocciosa nota come Devil’s Tower e il Little Big Horn Battlefield, dove Cavallo Pazzo e Toro Seduto ebbero la meglio sul generale Custer.

 

Eravamo 5 amici, abbiamo noleggiato un minivan e abbiamo girato la Finlandia!

 

Numero Viaggiatori: 5

Data di partenza: 04/08/2013

Durata: 2 settimane

Luoghi: Porvoo, Hamina, Lappeeranta, Savonlinna, Kuopio, Rovaniemi, Kuusamo, Oulu, Tampere

 

Descrizione del viaggio:

Domenica 4 Agosto

Siamo partiti dalla Malpensa alle 7 di sera, fortunatamente con volo diretto. Non è un bellissimo orario perché anche se il tragitto è poco si arriva a destinazione sempre nel cuore della notte. Infatti alle 23 siamo scesi dall'aereo e ci siamo precipitati al banco del noleggio auto ma era già chiuso e, come da accordi precedentemente presi, ci siamo rivolti al banco che trattava tutt'altro per avere le chiavi della nostra macchina. Da soli abbiamo cercato il nostro minivan e siamo partiti alla volta del nostro Hotel. Sapevamo che sarebbe stato un po’ difficile trovarlo in quanto non avevamo la cartina dei dintorni dell’aeroporto, comunque non c’era alternativa dovevamo andare a cercarlo. Dopo circa una mezz'oretta finalmente ci siamo arrivati. Eravamo già al corrente che lo avremmo trovato chiuso, però c’era un campanello da suonare per avere le istruzioni di come ottenere le chiavi del nostro appartamento. Assurdo, ma da quel che ci diceva la voce al citofono, il recupero della chiave assomigliava molto a una caccia al tesoro.  

Ci siamo guardati in faccia e ci siamo messi a ridere, mancava solo questo. Meno male che Silvia capisce bene l’inglese perché quella voce gracchiante al citofono per il resto della compagnia erano solo suoni incomprensibili. Ma ce l’abbiamo fatta e poco dopo eravamo nel nostro appartamentino bello ampio e con 3 stanze… e buonanotte a tutti.

 

Lunedì 5 Agosto

La destinazione di oggi è prima di tutto Porvoo e poi si vedrà. La strada è molto difficile da trovare e per questo perdiamo molto tempo. Di proposito abbiamo scelto un albergo per la prima notte all’esterno della capitale per poter raggiungere più facilmente le località fuori Helsinki, ma la cartellistica non ci aiuta affatto. Poi finalmente abbiamo la direzione giusta e si arriva alla cittadina. Per entrare  bisogna attraversare un ponticello ma rigorosamente a piedi in quanto Porvoo è completamente pedonale. Parcheggiamo in riva al fiume e cominciamo a scattare le prime foto perché, sulla riva opposta, ci sono una sfilata di casettine rosse in legno davvero molto belle. Entriamo nel villaggio e prendiamo la via principale.  È una meraviglia passeggiare per la strada in assenza di rumori di motori  e puzza di gas di scarico. La vista è uno spettacolo, una sequenza di case in legno color pastello con tende in pizzo alle finestre e la portafinestra aperta con scritto “Wellcome“. Sono tutti negozietti di artigianato, e la commessa, o la proprietaria,  è quasi sempre vestita con il loro costume, un abito di sangallo bianco molto arricciato in vita e una cuffietta in testa. Li abbiamo visitati tutti, più o meno trattavano tutti gli stessi articoli con qualche variante. Non è  grande il villaggio e nonostante i tanti negozi riusciamo a finire la visita in un tempo accettabile. Anche la chiesetta è molto particolare e carina tutta bianca con il tetto e i bordi in contrasto e qualche foto le scattiamo volentieri anche lì. Risaliamo sulla macchina, un’ultima occhiata alle casette rosse sulla riva poi via al prossimo appuntamento che è Hamina.

Hamina è un piccolo villaggio e si gira in poco tempo. Il centro storico è quello che a noi interessa di più. Un’enorme casa di legno di color azzurro attira la nostra attenzione, è molto carina e noi ci documentiamo. È di proprietà degli Aladin, una facoltosa famiglia russa. In pieno centro, in mezzo alla piazza c’è il municipio, bello e imponente. Abbiamo 2 chiese da visitare ma purtroppo sono chiuse le possiamo vedere solo dall'esterno, ma più avanti ne vediamo un’altra molto carina piccola e di color azzurro, questa è aperta e noi entriamo. Appena fuori dal centro ci sono i bastioni che fanno quadrato ad un campo di sabbia sormontato da tendoni. Finisce qui la nostra visita alla cittadina di Hamina. È ancora presto e ci rimane sufficiente tempo per visitare Lappeeranta.

Lapperanta è famosa per i suoi castelli di sabbia e noi ci siamo fermati proprio per questo. Andiamo verso il mare e non facciamo fatica a trovarli, ma non sono castelli sono gigantesche figure mitologiche e di fantasia, sono bellissime, enormi, grandi e difficili da fotografare in totem. Non riusciamo a staccare gli occhi di dosso a quelle rappresentazioni, fatte rigorosamente solo di sabbiaL’hotel che abbiamo scelto si chiama Cumulus, lasciamo i nostri bagagli e ci prepariamo ad uscire per la cena. Andiamo in riva al lago dove ci sono tante barche in disarmo che fungono da ristorante. Ne scegliamo una e mangeremo il pesce, peccato che sbagliamo tutti  a scegliere dal menù. A trarci in inganno è stata la somiglianza della parola in Italiano, comunque non è poi andata così male.

In questo periodo in Finlandia di sera è ancora chiaro fino a tardi e allora possiamo permetterci di fare una passeggiata sulla collinetta prospiciente al lago dove c’è una fortezza da visitare. Una bella passeggiata in collina in mezzo alla natura e poi ce ne torniamo in albergo. Proprio nei pressi dell’hotel c’è la chiesa ortodossa più antica della Finlandia ma al momento è chiusa, ci riproveremo domani mattina.

 

Martedì 6 Agosto

Dopo una abbondante colazione all’hotel Cumulus, dal cui impiegato abbiamo ricevuto un ottimo cioccolato in omaggio, andiamo direttamente a visitare la vecchia chiesa ortodossa che dista pochi passi dall'albergo. Niente da fare anche stamattina la troviamo chiusa, pazienza ormai non abbiamo più tempo di aspettare e partiamo alla volta di Savonlinna. Fatti pochi chilometri deviamo per Imatra per vedere le rapide. Purtroppo abbiamo sbagliato tempo, non sono aperte e il roccioso alveo del fiume è asciutto. Ci fermiamo comunque a scattare qualche foto perché ne vale la pena. Il letto del fiume è un canyon profondo e stretto con dei sassi scuri e lisci di tutte le dimensioni, è uno spettacolo e noi lo contempliamo.

Torniamo sulla strada principale e proseguiamo il nostro viaggio verso Savonlinna, ma ancora una volta, prima di arrivare a destinazione, deviamo per andare a Kerimaki a visitare la chiesa in legno più grande del mondo. Prima però ci fermiamo a consumare il pranzo lungo la via. Si cerca sempre un posticino tranquillo e in mezzo alla natura per fare il pic-nic e stavolta siamo proprio fortunati perché siamo ai bordi di un grande prato verdissimo e con l’erba tagliata a prato inglese e noi sotto gli alberi, tutto intorno pulito e ordinato. Golf Club leggiamo su un cartello, ecco perché tanto splendore, ma non ci siamo fatti intimidire, abbiamo tirato fuori i nostri panini e il salmone a fette e ci siamo dati da fare.

La chiesa in legno più grande del mondo ci appare in tutta la sua  magnificenza. È proprio bella, di un color beige rosato e bianca. Dall'esterno non si direbbe che possa contenere 5.000 persone, ma appena si entra ci si accorge della grande vastità del luogo. Chissà se questa chiesa ha mai visto 5.000 fedeli tutti in una volta!!!! Il portone non è molto grande, pensate quindi quanto tempo ci impiegherebbe a uscire tutta quella gente… A pensarci bene qualcuno potrebbe farsi prendere dal panico se soffre appena un po’ di claustrofobia. E poi forse c’erano delle uscite laterali che non abbiamo notato. Lasciamo questi assurdi pensieri e riprendiamo la strada per Savonlinna. È una bella cittadina con un parco in riva al lago davvero incantevole e da questo punto si vede da lontano l’Olavinlinnna, ovvero il castello sulla roccia. È proprio un bel vedere con le sue torri a cilindro e la roccia viva come base. La particolarità di questo maniero è data dal fatto che è circondato dall'acqua del lago e per raggiungerlo bisogna attraversare un ponticello levatoio. Naturalmente il ponte è nuovo, non è dell’età del castello, è levatoio per dare la possibilità alle piccole imbarcazioni di passare. Entriamo e lo visitiamo.

Savonlinna ha anche un centro storico che noi vediamo passando per andare alla macchina. Non è tanto grande ed è composto prevalentemente da case fatte in legno color pastello però è gradevole da vedere. La meta per passare la notte è Kuopio e noi facciamo una tirata fino là. Andiamo alla ricerca di un cottage in quanto sappiamo che in zona ce ne sono molti e infatti non facciamo fatica a trovarlo. È bellissimo, costa anche un po' ma quando mi lamento con la receptionist mi risponde che è un cinque stelle e comunque diviso cinque è un buon prezzo. È proprio bello, non manca niente, e poi c’è anche la sauna… evviva!!! Purtroppo non so farla funzionare ma, visto che è un 5 stelle posso permettermi di chiamare qualcuno affinché me l’accendi. Infatti tempo pochi minuti la sauna comincia già a scaldarsi. Che meraviglia di vacanza!! Anche la sauna ci concediamo, del resto se non si prova in Finlandia che è la patria dove altrimenti? Stasera una buona cena cucinata da Silvia: pasta al tonno. È stata una giornata intensa e bella, abbiamo un bel cottage e tre camere davvero carine e allora… Buonanotte.

 

Mercoledì 7 Agosto

Ci alziamo presto come al solito in quanto vorremmo andare a dormire a Kuusamo, quindi abbiamo tanti  chilometri da fare. Saliamo sulla collina di Puijo, la collina di abeti rossi. C’è una torre dove si può salire per godere di un panorama fantastico, ma a quest’ora è ancora chiusa. Ne approfittiamo per fare una passeggiata nel bosco. Scegliamo un percorso breve appunto perché, come dicevo, abbiamo davanti molta strada da fare. Il sentiero è bello e non è molto in salita. Si passeggia fra gli abeti profumati di resina e si pensa che sarebbe bello fermarsi per fare un sano pic-nic in mezzo alla natura. Ci capiterà ancora un’altra occasione, per il momento accontentiamoci. Al ritorno la torre è aperta e noi saliamo a prenderci la nostra parte di emozione. Qui siamo in piena zona dei laghi, si dice che la Finlandia sia chiamata la terra dei 1000 laghi, credo abbiano ragione in quanto dall'alto della torre si vede più acqua che terra.  

Tornati coi piedi per terra ci prendiamo un caffè e poi via per KuusamoDa Kuopio a Kuusamo ci sono ben Km. 450, non è uno scherzo e per arrivarci ci vuole un momentino. La strada principale è costantemente fiancheggiata da alberi di pini e betulle, smette per un istante ogni tanto per lasciare lo spazio a specchi d’acqua più o meno grandi Arrivati a destinazione come solito cerchiamo un cottage dove passare la notte e non facciamo fatica a trovarlo. Anche questo come l’altro ha pure la sauna, che meraviglia! A Kuusamo c’è una riserva faunistica ma non abbiamo visto niente, nemmeno un orso. Domani abbiamo ancora qualche chilometro da fare e allora… tutti a nanna.

 

Giovedì 8 Agosto

Oggi dobbiamo arrivare fino alla capitale della Lapponia, Rovaniemi. La particolarità di questa città è che si trova nel Circolo polare Artico e che qui c’è il villaggio di Santa Klaus. Lungo la strada, sempre fiancheggiata dalle piante, diverse volte dobbiamo rallentare per lasciar passare un gruppo di renne che tranquillamente e senza nessuna fretta attraversano la strada. Già si sente aria di Babbo Natale, non ci saremmo mai aspettato di vedere delle renne così libere e per nulla spaventate, si vede che sono abituate alle persone e al traffico.

Arrivati a Rovaniemi come sempre bisogna cercare alloggio per scaricare il minivan e non portarci dietro il bagaglio. Troviamo il solito cottage con sauna inclusa.

Il villaggio di Santa Klaus non è molto lontano per cui saliamo sul nostro pullmino e andiamo. Non facciamo fatica a trovarlo perché è ben segnalato inoltre è anche a fianco alla strada principale. Entriamo e cominciamo a curiosare. La più parte sono negozi che vendono dalle palline di Natale alle pelli di renna e orso e poi abbigliamento e vari souvenir. Mirella e io ci stacchiamo dal gruppo ed entriamo in uno dei tanti negozi e, sempre dall'interno, finito uno ne comincia un altro e noi giriamo imperterrite fino a trovarci di fronte una scala che sale al piano di sopra. Guardando in alto vediamo tanta gente in coda e noi, incuriosite, saliamo. Davanti a noi ci saranno una ventina di persone fra piccoli e grandi. Davanti al gruppo, a fianco alla porta, c’è una ragazza che gestisce le entrate delle persone ma non capiamo con quale criterio. Mirella si allontana da me per andare a leggere il cartello posto vicino alla porta. Al ritorno mi dice che di qualsiasi cosa si tratti  l’entrata è gratuita. Ci accorgiamo che ci sono tanti bambini e quando ormai tocca a noi ci viene in mente che potrebbe trattarsi di Babbo Natale. Ormai ci siamo, tanto vale andare avanti. Mi sentivo un po' in imbarazzo quando mi sono trovata di fronte a Santa Klaus. Lui molto gentilmente ci fa accomodare sugli sgabelli posti ai fianchi del suo trono, parla in Inglese e io faccio finta di non capire in quanto mi vergogno che alla mia età sono lì per una foto con lui. Di fronte  a noi una montagna di pacchi regalo e in centro, una finestra da dove si affaccia una signora con una macchina fotografica pronta a cogliere il momento migliore per immortalarci. Sulla parete di fronte a noi un monitor dove si vede la nostra gigantografia, è venuta bene ma noi non ci fermeremo ad acquistarla ma andremo a raggiungere il resto del gruppo.

Bene siamo soddisfatti di aver visto il villaggio di Babbo Natale e, dopo aver visitato anche le sue renne torniamo in città. Alla sera lasciamo il nostro cottage per una passeggiata in attesa del tramonto per poterlo fotografare, ma il sole è ancora alto nel cielo e ci vorrà un po’ prima che scenda giù. Siamo in Lapponia ed è ancora il periodo delle notti bianche, non che sia chiaro come di giorno ma comunque il buio pesto non arriverà mai. Torniamo al nostro alloggio già un po' tardi e andremo a letto a mezzanotte.

 

Venerdì 9 Agosto

Oggi andiamo fino nel cuore della Lapponia, al villaggio Sami.

Non sappiamo a che ora arriveremo a Inari, quindi tanto vale andare in un supermarket a prendere l’occorrente per un pic-nic. Infatti lungo la strada verso l’una ci fermiamo e tiriamo fuori i nostri panini e il salmone che a pensarci mi viene ancora l’acquolina in bocca. Verso le due arriviamo al villaggio. Sono proprio solo una manciata di case, un albergo con ristorante e il museo Sami. Naturalmente noi alloggeremo nel nostro solito cottage. Qui è freschino ci siamo allontanati dal calduccio del sud della Finlandia però il nostro abbigliamento è adeguato alla temperatura per cui nessun problema. Nel pomeriggio visitiamo il museo che risulta essere molto interessante e anche piuttosto grande e poi non rimane più niente da visitare. Ci sarebbe una chiesa in legno fuori dal villaggio ma è troppo lontano e lo rimandiamo a domani. Non ci rimane altro da fare che una passeggiata in attesa del momento della cena. Il pasto lo consumeremo nell'unico ristorante che c’è in quanto il nostro cottage è troppo piccolo e non c’è neanche lo spazio fisico per cucinare.

Dopo cena un’altra passeggiata e poi al calduccio del nostro letto.

 
Finlandia 
 

Sabato 10 Agosto

Oggi la nostra destinazione è tornare a Rovaniemi per poi proseguire sul versante ovest e scendere dalla parte del mare. Ma prima di iniziare la discesa abbiamo un appuntamento con la chiesa nel bosco. Sarà una bella passeggiata, perché dista nove km da Inari, per cui 9 km ad andare e 9 a tornare. Non può che farci bene un escursione del genere in quanto ultimamente non abbiamo camminato molto, infatti abbiamo passato più tempo in macchina che fuori.

Il sentiero non è male, è tutto piano e in mezzo alla natura è un piacere camminare nel verde e i kilometri non li contiamo. Dopo un’ora e mezzo di medio passo intravediamo la chiesa. È tutta in legno naturale ed è anche piuttosto grande, forse un po’ sgangherata. È chiusa e non si può entrare, le giriamo intorno e la fotografiamo. C’è un cancello ed è recintata e all'interno l’erbaccia la fa da padrona. Ci fermiamo un momento anche per riposare un po’ e poi imbocchiamo il sentiero per il ritorno. Secondo il mio umile parere la visita alla chiesa nel bosco non valeva tanta fatica ma il bello devo dire è proprio stata la passeggiata. In totale abbiamo camminato per km. 18 e ci abbiamo impiegato tre ore. Ora ci sentiamo belli tonici e, dopo aver mangiato una pizza, riprendiamo la macchina per il ritorno a Rovaniemi.

Ormai non risulta più così facile trovare dei cottage, se ne trovano ma dobbiamo dimenticarci la sauna e la comodità di cui eravamo abituati, infatti questo è un ostello però c’è anche una cucina così Silvia ci può preparare una buona pasta al salmone. Sono ormai le dieci di sera e per noi è ora di andare a letto.

 

Domenica 11 Agosto

Oggi il nostro obbiettivo è Oulu. Abbiamo circa km 250 da fare. La sveglia è la solita alle otto e partenza alle nove. Alla guida si alternano Vanni ed Elisabetta almeno si possono riposare. Verso mezzogiorno arriviamo a destinazione. Visto che non dobbiamo scaricare la macchina ci immergiamo subito nella città e come prima tappa sarà il mercato (Kauppatori). Questo è molto famoso in quanto è grande e tratta un po’ di tutto è bello, molto colorato e si passeggia volentieri fra i vari banchetti tutti rigorosamente sotto un bersò di tessuto dai vivaci colori. Ci sono anche dei “ristorantini” e i “cuochi e camerieri” chiamano a squarcia gola i clienti facendo pubblicità ai loro prodotti. L’ora è quella giusta il languorino sta arrivando a livelli alti, il personale è  simpaticissimo ci viene offerto pure l’assaggio, noi non resistiamo e allora, brandito il piatto di plastica, ce lo facciamo riempire di un po’ di tutto quel ben di Dio e preso posto ai tavoli a fianco al banchetto ristorante, consumiamo con gusto il nostro lauto pranzo. Davvero soddisfacente questo pasto, ne valeva proprio la pena.

Ora non ci resta altro da fare che andare a visitare la cattedrale. Non è molto lontana per cui non facciamo neanche fatica a trovarla. La struttura è in muratura di un bel color giallo con rifiniture in bianco e dentro una meraviglia! Un tappeto rosso che parte dall'entrata fino all'altare e lateralmente una fila di banchi in legno tinto di bianco. Quattro colonne in marmo bianco e persino il pulpito ha lo stesso colore e materiale. Davvero un bell'impatto. Ci fermiamo un momento a contemplarla e a fotografarla e poi si ritorna in macchina per proseguire il nostro viaggio. Il nostro itinerario continua verso sud per raggiungere la città di Rauma. Ma è molto lontana quindi gioco forza fermarci a circa metà strada e cercare un cottage. Come già detto, in questa parte della Finlandia abbiamo più difficoltà a trovare dei cottage quindi stiamo molto attenti ai cartelli. Ne passiamo un paio ma sono già occupati però l’ultimo ci ha dato l’indirizzo di una casa che si trova a Larsmo. Purtroppo non è segnalata bene e facciamo fatica a trovarla. Ma quando la troviamo rimaniamo a bocca aperta. È una bellissima villa color azzurro con rifiniture bianche rigorosamente in legno. Silvia e Vanni sono andati a vederla e Vanni ci viene incontro dicendo che è una villa tutta per noi.  Si chiama Villa Bla e consta di un piano giorno composto da una cucina, sala da pranzo, salotto e un bagno al piano terra. Sopra tre stanze da letto e un bagno con sauna. Non si contano i terrazzini e intorno alla casa un prato verde, ma dietro campo da tennis e altri giochi all'aperto. Il padrone vive in un'altra villa a fianco alla nostra, non sa una parola di Inglese ma lo stesso ci capiamo. Ci parla di una sauna in riva al mare e va ad accenderla. Ci fa capire che dopo aver fatto la sauna dobbiamo tuffarci nell'acqua fredda e poi tornare di nuovo a continuare la sauna. Infatti i Finlandesi fanno così. Ma noi ci accontenteremo del caldo, il freddo lo lasciamo a loro. Il proprietario è solo, non c’è nessuno con lui eppure fuori casa ci sono dei giochi da bambino compresa la sabbiaiola con secchielli e palette. Sembra che dei bimbi siano appena andati via. In un angolo del giardino una piccola tomba, si spera di un animale domestico… lui che di tanto in tanto ci appare all'improvviso. Insomma la Villa Bla di Larsmo l’abbiamo soprannominata la Villa Psyco. Ci siamo stati bene però. Silvia ha preparato la pasta e, visto che ha abbondato, gliene ha portato un piatto anche a lui. Prima di andare a letto facciamo un giro per smaltire la cena e aspettare il tramonto e poi ognuno nelle propria stanza fra le braccia di Morfeo.

 

Lunedì 12 Agosto

Lasciato Larsmo procediamo per Rauma. Poco dopo ci fermiamo a Jacobstad per visitare le casette in legno e la chiesa che però troviamo chiusa. Arrivati a destinazione si cerca subito da dormire in modo da scaricare la macchina. Il quartiere storico di Rauma è patrimonio dell’Unesco. È molto bello anche perché sono tutte casette in legno di colore pastello. È lunedì e tutti i negozi sono chiusi, per la felicità di Vanni. Visitiamo un monastero e dopo di che il municipio, naturalmente solo dall'esterno. Stasera esageriamo e per cena ordiniamo costine di  maiale. Ce la prendiamo comoda tanto diventa buio tardi. Infatti al ritorno ci fermiamo a fotografare il mare. Il panorama anche qui è uno spettacolo. Siamo in un parco grandissimo punteggiato da laghetti, camper e roulotte. In riva al mare tanti piccoli natanti. Aspettiamo che arrivi il buio, anzi prima il tramonto per fotografarlo. Ma il tramonto ci delude un po'. Torniamo al nostro cottage e… buonanotte a tutti.

 

Martedì 13 Agosto

Oggi è il compleanno di Vanni. Tanti auguri… Lasciamo Rauma per raggiungere Turku. Per prima cosa visitiamo la città vecchia naturalmente composta di tante casette in legno color pastello, comunque non ci stancheremo mai di guardarle, e poi il traffico è limitato ai residenti per cui si gira volentieri. Abbiamo trovato anche la piazza del mercato. I Kauppatori finlandesi trattano più che altro frutta e nello specifico frutti di bosco. Ma ci sono anche delle caffetterie con annessi bomboloni e dolci vari. Noi optiamo per i bomboloni. Turku è la vecchia capitale e detiene il castello più grande della Finlandia, anche perché è di tre epoche, comunque è bellissimo e ne vale la pena visitarlo. Fuori e tutto intorno al castello, manco a dirlo, un parco grandissimo con l’erba tagliata a prato inglese. L’acqua non manca mai, che si tratti di laghi, fiumi o mare, comunque non manca mai e riesce ad abbellire ancora di più il parco. Fino ad ora siamo stati fortunati con il tempo e quindi abbiamo visitato e girato senza problemi. Lungo il fiume che attraversa la città ci sono tanti piccoli natanti che ci invitano a salire per una crociera. Il tempo non ci manca e allora perché non approfittarne e vedere la città da un altro punto di vista? E così facciamo. Lungo il percorso ci accorgiamo che il biglietto include anche un giretto sul trenino che fa il giro nei dintorni e così scesi dalla barca saliamo sul trenino. Anche questo è un modo di girare riposando un po’. Finito la visita della città cominciamo a guardarci intorno per cercare un ristorante per la cena. La scelta cade su una pizzeria italiana. Risulterà essere un ottima scelta, e a pagare stavolta è Vanni. Grazie Vanni…

E adesso una bella passeggiata nella parte pedonale della città. Anche la parte moderna non è male direi che mi piace molto. E poi non è come poter camminare indisturbati dal traffico di ogni tipo ( solo qualche bici di tanto in tanto), per poter godere dello scenario. Alle dieci di sera decidiamo di finire la passeggiata e di tornare al nostro B&B e ritirarci nelle nostre stanze.

 

Mercoledì 14 Agosto

Colazione alle 8,30 e poi pronti per dare inizio all'interessante giornata che ci aspetta. Innanzi tutto abbiamo la cattedrale luterana da visitare. Niente da fare la cattedrale è chiusa. Peccato abbiamo perso la possibilità di vederla. Siamo ancora a Turku e piove bene e questo ci rallenta un po' il tutto ma non ci scoraggiamo, armati di mantelle antipioggia e ombrelli, proseguiamo il nostro itinerario che ci porta a vedere il museo dell’artigianato all'aperto. Davvero spettacolare. Il museo non è ne più ne meno che la vecchia Turku del 1800.  È interessantissimo in quanto ognuna di quelle casette in legno è un laboratorio artigianale. Cioè dire che c’è ad esempio il calzolaio dove troviamo una donna, in costume dell’epoca, che sta facendo un paio di scarpe e mano a mano che le confeziona ci spiega  come si fa e quale materiale va scelto. Poi c’è la sarta, il falegname, la tessitrice, il pittore e così via. C’è anche un ufficio postale con innumerevoli timbri e il cartello all'esterno che lo segnala. Sembra proprio di tornare indietro di 200 anni, anche il selciato è quello di allora, sterrato con l’erba che cresce a ridosso delle case. Sui tetti invece l’erba è alta tipo paglia, ma questo penso sia dovuto al fatto che le case non sono abitate e che il sindaco della città le trascuri un po'. Questo è il mio modestissimo pensiero, forse sono lasciate così per renderle più autentiche. Anche sotto l’acqua però ci siamo riusciti a vedere l’intero villaggio ed è piaciuto a tutti.

Si è fatta l’ora di pranzo e allora urge trovare qualche localino per mangiare qualcosa. Lo troviamo appena fuori il museo, è una caffetteria con dolci e pizza al taglio. Anche qui la cameriera è vestita con gli abiti dell’800. Mirella ed io scegliamo una bella fetta di torta e gli altri una fetta di pizza. Salutiamo Turku e partiamo per Tampere. La pioggia non accenna a diminuire e per tutto il viaggio ci tiene compagnia. Arrivati a destinazione cerchiamo un hotel ma facciamo molta fatica a trovarlo in quanto oltre la pioggia ci sono anche lavori in corso sulla strada, infatti vediamo da lontano l’insegna del Cumulus ma non riusciamo a raggiungerlo. Questa catena di hotel la conosciamo perciò ci fermiamo volentieri, in effetti sono dei begli hotel senza costare un occhio della testa e poi le colazioni sono incluse e sono ottime. Continuiamo a girargli intorno e Vanni comincia a sbuffare ed essere nervoso e finalmente riusciamo a imboccare la strada giusta e trovare il parcheggio. Ecco non è proprio così economico come quello che abbiamo preso a Lappeeranta, scopriamo subito che ci sono diverse categorie di questa catena di alberghi e quello che abbiamo scelto qui a Tampere e della categoria “occhio della testa” ma ormai ci siamo e non ci viene neanche in mente di andare a cercarne un altro. Cominciamo a scaricare la macchina ed entrare nelle nostre stanze per sistemarci un po’. È ancora presto e quindi usciamo a visitare la città. Purtroppo la cattedrale è chiusa. Ormai ci siamo abituati a trovarle chiuse, cose che in Italia non succedono mai, perché di giorno le nostre chiese sono sempre aperte. Andiamo in centro e lo visitiamo con calma. Intanto la pioggia è cessata perciò girovaghiamo senza fretta. Vanni è tornato sereno così ci perdiamo a girare e guardare le vetrine fino ad arrivare all'ora di cena. Ci fermiamo allora in un ristorantino appena fuori dal centro e una volta finito ci incamminiamo verso l’albergo. Vicino al Cumulus ci sono le rapide e ci fermiamo a fotografarle dopo di che rientriamo all'hotel e… buonanotte a tutti.

 

Giovedì 15 Agosto

Al mattino ci alziamo sempre alla stessa ora e facciamo una bella colazione. Come dicevo la colazione al Cumulus è buona e abbondante e ne approfittiamo anche perché non sappiamo mai di preciso dove ci troveremo a mezzogiorno. Una volta rifocillati ci apprestiamo a fare il nostro dovere di turisti. Stavolta la cattedrale la troviamo aperta. È molto bella sia fuori che dentro poi all'interno una sorpresa. Due giovani, al di qua della balaustra, vestiti con abiti casual e con un bambino nel passeggino, rispondono a delle domande che fa loro una signora con gli occhiali, anche lei vestita molto alla buona, che si trova al di là della balaustra. C’è voluto un po’ a capirlo ma finalmente abbiamo compreso che si trattava di un matrimonio. Non ci fermiamo fino alla fine della cerimonia perché va molto alla lunga e noi abbiamo ancora altre cose da vedere prima di partire. Siamo fortunati oggi anche la chiesa ortodossa è aperta e noi entriamo. Si è molto bella anche questa. A differenza della cattedrale questa direi piuttosto sfarzosa con tanto color oro sulla parete dell’altare e colonnine bianche e azzurre. Ci siamo trovati alla fine di una cerimonia che aveva come partecipanti delle ragazze vestite in costume composto da, gonna a pieghe di color bluette e camicia bianca con gilet anch'esso bluette e da dei ragazzi con un completo pantaloni e camicia bianchi con profili rossi. Non ci è dato sapere che tipo di cerimonia fosse e chiedere ci sarebbe sembrato essere invadenti. Lasciamo Tampere e ci avviamo verso Hameenlinna. Durante il viaggio però ci fermiamo a Visavuori  e Rapolan Linnavuori. A Visavuori saliamo per una collinetta dove si trova una casa museo di un certo Emil Wikstrom vissuto tra il 1864 e il 1942. Era un artista, uno scultore alquanto apprezzato a giudicare dalla magnifica villa a più piani arredata con grande gusto e da un parco splendido con fontana con annesso puttino. Ne valeva la pena visitarlo, anche per godere del favoloso panorama. Rapolan Linnavuori è un territorio più o meno vasto con dei sentieri immersi nella natura che salgono leggermente e lasciano vedere degli scorci sul lago che sono davvero spettacolari! Peccato che abbia ricominciato a piovere e ci ha lasciato poco tempo per la passeggiata. Infatti, fatto neanche la metà del percorso dobbiamo tornare indietro perché piove troppo forte e non è neanche tanto caldo. Peccato davvero! Ne abbiamo avuto proprio  soltanto un assaggio però sufficiente da renderci conto di quanto sia magnifico questo posto. Riprendiamo così il viaggio e arriviamo ad Hameenlinna. Qui ci troviamo in un piccolo centro e possiamo perciò cercare un cottage. Ne troviamo due piccoli n°29 e n°34. Certo niente a che vedere con quelli del versante est dove trovavamo sempre la sauna e la cucina attrezzata, però sempre meglio degli alberghi. Si è già fatto piuttosto tardi e conviene uscire per la cena. Troviamo un ristorantino che solitamente lo vedevamo a fianco ad ogni hotel Cumulus, non ricordo il nome ma mi sembra fosse quello di un noto scrittore. Abbiamo mangiato bene e adesso ai nostri cottage, quattro chiacchiere e poi aspettiamo Morfeo che ci accolga nelle sue braccia.

 
Finlandia
 

Venerdì 16 Agosto

Ad Hameenlinna c’è un castello in mattoni rossi, e noi lo andiamo a visitare. L’interno non l’ho trovato particolarmente interessante ma ha una posizione magnifica e tutto intorno un parco eccezionale molto grande e verde e poi l’immancabile specchio d’acqua. Visitiamo anche il centro città dopo di che purtroppo dobbiamo partire per l’aeroporto per abbandonare la macchina che ci ha accompagnato per tutto il viaggio fin qui fatto ma che da adesso in poi non ci servirà più. In effetti per visitare la capitale ci darebbe soltanto fastidio. Lungo l’autostrada ci fermiamo a pranzo, quindi andiamo a restituire la macchina. È andato tutto bene, la benzina a posto, botte non ne ha ricevute e nemmeno graffi. Tutto Ok possiamo andare tranquilli. Chiamiamo un taxi che ci porti ad Helsinki e abbiamo anche l’indirizzo di un ostello che affitta anche mini appartamenti per chi come noi è in gruppo. Paghiamo il taxi, prendiamo il nostro bagaglio ed entriamo nella hall dell’ostello. Davanti a noi un signore di una certa età che non si spiccia più e parla e parla e non la smette più e noi pazientemente siamo lì ad aspettare il nostro turno. Finalmente arriva e senza esitare chiediamo l’appartamentino per noi. Non ci è nemmeno sfiorato per la mente per un attimo che potesse essere tutto occupato. Era tutto occupato, non c’era un buco per noi, che amara sorpresa… e adesso che abbiamo pure licenziato il taxista? Chiediamo all'albergatore se ci può indicare qualche altro ostello o hotel che ci possa ospitare, ci risponde che è difficilissimo in quanto in città ci sono una serie di eventi che ha portato a riempire gli alberghi di tutte le categorie, però ci da il nome di uno dove forse è rimasto qualche cosa. È cominciata così la nostra odissea in giro per Helsinki in cerca di alloggio. Quanto abbiamo girato per cercare qualcosa e naturalmente a piedi con bagaglio al seguito. Stanchi morti e scoraggiati, ad ogni hotel ci facevamo dare il nome e indirizzo di altri e tutti ci rispondevano che era molto difficile trovare qualcosa in quanto l’indomani ci sarebbe stata la maratona ed era da tempo che erano state fatte le prenotazioni. Ormai avevamo pensato di uscire dalla città e andare verso l’aeroporto quando vediamo l’insegna dell’ufficio informazioni. Erano le sette di sera e l’ufficio doveva chiudere quindi non erano molto felici di vederci, un impiegato mi stava dando la solita lista degli alberghi e io, parlando in italiano gli ho risposto che non ne facevo niente e volevo solo che ci trovasse due stanze per dormire. Si fa avanti l’altro impiegato che parlava italiano e mi ha spiegato la situazione. Nel frattempo entrava Silvia che era stata ad un altro albergo vicino ma che non aveva trovato niente. Alla fine il nostro interlocutore ci ha messo a disposizione il computer e ci ha detto di arrangiarci. Silvia si è data subito da fare e in breve tempo ha trovato qualcosa, naturalmente come spesso succede a rimanere sono sempre quelli più cari, ma stavolta ci andava bene. Abbiamo chiesto se ci chiamava un taxi ma l’impiegato che parlava italiano ci ha risposto che facevamo prima ad andare con l’autobus e così abbiamo fatto. Abbiamo chiesto alla reception dell’albergo Scandic Continental a 4 stelle se ci fosse posto anche per l’indomani sera ma ci hanno risposto di no. Ma domani è un altro giorno…

 

Sabato 17 Agosto

Oggi ci godiamo Helsinki in tutta la sua grandezza e la sua bellezza. Ogni tanto pioviggina e ci ripariamo come possiamo. In centro c’è anche il solito mercato che tratta in prevalenza di frutti di bosco e ci attardiamo un po’. Il centro storico è quello che interessa a noi e lo giriamo tutto bene. Ma non ci dimentichiamo di passare all'ufficio informazioni per la prenotazione dell’albergo per stasera. Siamo più tranquilli oggi perché l’hotel che cerchiamo si trova nei pressi dell’aeroporto e quindi è più facile trovare camere disponibili. Infatti diamo il nome dell’hotel all'impiegato e subito ci dice che le nostre stanze ci sono e allora prenotiamo. La comodità di questo albergo è che c’è la navetta che ad ogni ora parte una navetta per l’aeroporto e così non abbiamo neanche la preoccupazione di chiamare il taxi. La nostra vacanza è finita purtroppo però siamo contenti perché ci siamo riusciti a visitarla bene e il tempo ha retto fino quasi alla fine del viaggio. È andato tutto bene e ci siamo divertiti a gironzolare fra monumenti, castelli, cattedrali e ad immergerci nella lussureggiante natura.

Alla prossima...

La preparazione di questo viaggio, predisposto per quattro persone, è durata circa un anno. Sono stati visitati moltissimi siti internet, letto numerosi diari e guide turistiche dedicate e tracciato il percorso seguendo la logica di ciò che volevamo visitare.

 

Numero Viaggiatori: 4

Data di partenza: 10/06/2012

Durata: trenta giorni

Luoghi: Stavanger,Bergen,Loen,Isole Lofoten

 

Descrizione del viaggio:

Sognato, desiderato e organizzato. Il sito più visitato è stato www.norway.no dove abbiamo trovato tantissime informazioni e dove, dietro semplice richiesta scritta, abbiamo ricevuto gratuitamente le cartine, le istruzioni di quanto era necessario per la struttura del nostro viaggio con indicazioni delle cose principali da vedere, costi, orari e quant’altro. Siamo stati anche alla Bit di Milano dove abbiamo raccolto altro materiale. Dato che tutto non si può fare in una volta sola, abbiamo deciso di partire dal sud e risalire la costa norvegese sino a Bergen, di inoltrarci poi verso l’interno per passare da Loen seguendo una strada panoramica, e di arrivare solo fino alle isole Lofoten, rimandando ad un viaggio successivo la visita alla parte nord del paese. Questo per evitare di dovere “stare sempre in macchina”. Sono stati dedicati più giorni in varie località per poter effettuare con calma visite ed escursioni, privilegiando il periodo non ancora di punta (dal 14 giugno al 14 luglio), partendo direttamente in macchina dalle nostre abitazioni. In totale abbiamo impiegato 30 giorni, cosa possibile per la nostra condizione di pensionati.

Conoscendo i prezzi esorbitanti della Norvegia abbiamo deciso di alloggiare nelle Hytter e alcune volte in appartamenti, in modo da poterci cucinare da soli il cibo che in gran parte (paste, sughi, cappuccini, formaggio grana, caffè) ci eravamo portati da casa. Per il resto (verdura, frutta, birre, latte, pane e dolci) ci siamo riforniti man mano presso i supermercati che si trovano un po’ ovunque, aperti dalle nove del mattino alle otto di sera. Tranne la domenica, giorno in cui alcuni fanno orari particolari del tipo da mezzogiorno alle sedici, e altri non aprono per niente. Secondo la nostra esperienza i migliori sono i Rimi e i Rema che offrono anche prodotti locali come il salmone già a fette e speziato, e le loro deliziose salsine. Buona anche la Coop, ma più cara.

Per i pedaggi, che sono tanti e riguardano ponti, strade e ingressi in alcune città, il metodo è molto semplice: la tua targa viene letta elettronicamente a ogni passaggio ed hai la possibilità di pagare, quando ti arriva la fattura a casa. Oppure ti fermi nei centri che espongono il cartello “Kr-service” entro tre giorni dal passaggio per regolarizzare in loco il servizio (cosa che abbiamo scartato a priori per evitare inutili perdite di tempo). Un’altra possibilità (quella da noi scelta) è di sottoscrivere una “Visitors’ Payment” (www.autopass.no) creando un conto prepagato della validità di tre mesi. Tutto il dettaglio ti arriva poi comodamente a casa o sulla tua posta elettronica.

 

Abbiamo prenotato direttamente da casa quanto segue:

  • Traghetto da Hirtshals a  Kristiansand (www.fjordline.com)
  • Traghetto da Skutvik a Svolvaer e ritorno (www.torghatten.no)
  • Albergo a Soltau (tramite www.booking.com)
  • Appartamento a Mandal (www.sjosanden.no)
  • Appartamento a Stavanger (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
  • Appartamento a Bergen (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
  • Hytter a Loen (www.tjugen.no)
  • Hytter alle Lofoten (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – www.lofoten-info.no)
  • Albergo a Rothenburg (tramite www.booking.com)
  • Guide turistiche utilizzate: Lonley Planet, The rough guide, Routard

 

Per le soste di trasferimento ci siamo annotati indirizzi, e-mail e telefoni ed abbiamo prenotato man mano durante il viaggio. Abbiamo provveduto a stipulare un’assicurazione per eventuali infortuni e ci siamo dotati di navigatore (molto utile nelle città come Stavanger, Bergen ed Oslo). A conti fatti il nostro viaggio lungo 9.916 chilometri ci è costato Euro 8.466,43 tutto incluso, (pari a 2.116 euro a testa).

Per chi ha voglia di leggere di più ecco di seguito il nostro dettaglio giornaliero.

 

14 giugno 2012 Paitone (Italia) – Soltau (Germania): km. 1.143 - ore 10,30

Alle cinque siamo tutti pronti. La macchina già carica dalla sera precedente, entusiasmo a gogo: si parte. Tutta autostrada e i chilometri scorrono veloci. Ci fermiamo al Brennero per un caffè e per acquistare la Vignetta. Con essa ci chiedono se vogliamo pagare anche il ponte in modo che possiamo passare dalla porta riservata dove viene letta automaticamente la targa senza perciò fermarsi. Certo che sì! Arrivati in Austria, a Innsbruck, giriamo a sinistra ed imbocchiamo la strada che ci porta verso il Fernpass a 1.209 metri di altitudine. Facciamo un pezzo di strada normale lungo una sessantina di chilometri, scavalchiamo il passo e, giunti a Fussen riprendiamo l’autostrada, la A7 che velocemente ci porta sempre più a nord.

Ci fermiamo per il pranzo di mezzogiorno in una delle bellissime aree di sosta, scegliamo il tavolino che più ci piace e consumiamo i panini portati da casa. Flores ha con se un bellissimo termos in acciaio comprato appositamente all’Ikea, pieno di acqua calda: ci beviamo un gustoso cappuccino Nestlè. Maciniamo i chilometri senza difficoltà e dopo dieci ore e mezza arriviamo a Soltau, dove abbiamo prenotato da casa una camera a quattro presso l’albergo Eden. Il posto ci piace subito, davanti all'hotel c’è un piccolo laghetto con dei fior di loto. La camera è grande e ci stupisce il bagno, una vera sala da ballo. Chissà, forse essendo una località dedita a cure di bellezza, il bagno è così grande perché, se richiesto, ci viene messo un lettino per massaggi!

Ceniamo presso la struttura, in un angolo appartato con luci soffuse e ci mangiamo bistecca e patatine… con una buonissima birra. Dopo cena facciamo due passi per vedere alcune case che si affacciano lungo un viale ben tenuto. Sono le 21 e 30, ma il sole è ancora alto. La stanchezza del viaggio comincia a far capolino e, pensando al trasferimento di domani, andiamo tutti a nanna.

 

15 giugno 2012  Soltau (Germania) – Mandal ( Norvegia): km. 600 + traghetto (6 ore + 2,15 di traversata)

Al mattino facciamo un'abbondante colazione e riprendiamo il nostro viaggio. Osserviamo il bellissimo verde che ci circonda, attraversiamo Amburgo passando sotto il ponte ed entriamo in Danimarca. Seguire le strade è molto facile, cartina alla mano è impossibile sbagliare poiché è tutta autostrada. Abbiamo anche il navigatore che, per questione di memoria, ha caricato solo i paesi scandinavi. Ci sarà utilissimo poiCi fermiamo in un’area attrezzata e consumiamo il nostro pranzo al sole con un po’ di vento. E inauguriamo la macchina da caffè ed il fornellino di Angelo. Ce la prendiamo comoda perché l’imbarco a Hirtshals per Kristiansand è alle ore 18,15. Nel frattempo le nuvole hanno preso il posto del sole e, come da previsioni, comincia a piovere e faremo la traversata sotto l’acqua. Peccato, volevamo immortalare l’arrivo sul suolo norvegese, ma anche a Kristiansand piove e non ci resta che proseguire immediatamente per Mandal.

Appena giunti a terra telefono alla reception  del campeggio per avvisare del nostro arrivo. Sarà più tardi del previsto perché c’è anche un’interruzione stradale che ci fa allungare di parecchio il percorso. Attiviamo il navigatore che seguiamo con ansia. Ci sembra che la direzione obbligata dopo l’interruzione sia sbagliata, invece alle 22 arriviamo al campeggio Sjosanden.

Le chiavi del nostro appartamento nr. 34 sono sotto lo zerbino. Entriamo … è bellissimo! Dotato di tutti i confort, cucina e salotto grande con tv a piano terra e camere al primo piano. Fa freddino ma funziona il riscaldamento: fuori pasta e sugo...meritata cena ristoratrice. Il tempo è inclemente e non ci permette alcuna passeggiata serale, perciò ci guardiamo una partita alla tv e poi andiamo a dormire.

 

Primo incontro con la Norvegia

 

16 giugno 2012 Mandal- Stavanger: km. 204 - ore 3

Mandal, cittadina più meridionale, è il luogo di vacanze per eccellenza dei Norvegesi per la sua grande e bella spiaggia: come farci sfuggire l’occasione di una breve visita? Armati di ombrelli e macchine fotografiche ci avviamo lungo il sentiero che dal campeggio porta direttamente al mare. La spiaggia è davvero grande e sabbiosa. Indugiamo qualche attimo, foto grigie per ricordare il primo impatto e poi si parte: inizia il nostro vero viaggio. Spiovincola ad intermittenza, ma decidiamo egualmente per una deviazione a Lindesnes. Dopo aver costeggiato il fiordo tra poche case e tanto verde, la vegetazione si dirada ed ecco apparire, su di un promontorio roccioso, il faro più antico e più a sud della Norvegia. Il posto è stupendo ed anche se il cielo continua a essere grigio, smette di piovere e possiamo salire al faro, vedere da lassù il mare aperto, gli enormi scogli che circondano la punta estrema. E le casette rosse!!! Sono un gioiello e si intonano perfettamente con l’ambiente verde che le circonda. Alcune sono vere e proprie casette, altre sono ricoveri per barche.

Dopo avere passeggiato con tranquillità, riprendiamo il percorso verso la nostra meta odierna. Arriviamo a Stavanger ed il nostro alloggio si trova a due chilometri dal centro. Grazie al nostro navigatore, troviamo facilmente la strada. Il proprietario ci aspetta, ci fa vedere il nostro parcheggino ( ma la macchina ci sta ) e poi entriamo in casa. Certo, non è bello come Mandal, ma ha tutto  il necessario. Del resto ci stiamo solo per mangiare e per dormire. Il tavolo è basso e un po’ infelice, ma ci arrangiamo. Qui ci fermiamo tre giorni e, dopo aver scaricato i bagagli ed esserci sistemati, andiamo a fare un giro in città. Andiamo ovviamente con la macchina ed il parcheggio che troviamo è vicinissimo alla piazza e per giunta senza pagamento perché è sabato! Siamo davanti al porto e ci sono tante bancarelle che vendono di tutto. Ce n’è una anche con prodotti italiani…gestita naturalmente da un italiano. La città è moderna e di antico ha solo la chiesa ed il quartiere vecchio con strade tutte in acciottolato, casette in legno tutte bianche, tutte unite, ma una diversa dall'altra nei particolari. Facciamo un giro per tutta la sua lunghezza, poi andiamo all'ufficio turistico e prendiamo informazioni per le crociere.

A casa, la solita pastasciutta e, dopo aver navigato in internet e mandato i messaggi a casa via posta e via Facebook, andiamo a dormire. 

 

17 giugno 2012 – Stavanger: km. 8

Oggi è domenica, i parcheggi sono sempre gratuiti e la chiesa è aperta per le celebrazioni. Entriamo e ci sono le prove di canto. Ascoltiamo qualche attimo le loro melodie, scattiamo qualche foto ed andiamo al porto. Ci informiamo per il tempo e decidiamo di prendere la crociera delle ore 14, sperando che il cielo si apra. Vista la poca distanza dalla nostra abitazione e la confidenza che Remo ha ormai preso con le strade e le giravolte da fare (particolare attenzione ai “dossi”, alti e non segnalati), andiamo a mangiare “comodamente seduti” e ripartiamo con largo anticipo per la crociera. Acquistiamo il biglietto ed attendiamo l’imbarco sotto l’ombrello, perché nel frattempo inizia a scendere una finissima pioggia.

A bordo non siamo in molti e questo ci permette di poter scegliere la postazione per le varie foto. La nostra prima navigazione sul fiordo!!! Il cielo è sempre imbronciato ma non piove più e l’acqua è di un bellissimo blu. Lungo la navigazione sul Lysefjord ci vengono fornite le spiegazioni di ciò che stiamo vedendo, incredibilmente anche in lingua italiana. La nave si accosta alla roccia…ed ecco che tre caprette stanno aspettando, ormai abituate, il consueto cibo; passiamo poi così vicino alla cascata, che il personale di bordo è in grado di raccogliere l’acqua con un secchio e di farla assaggiare a tutti i partecipanti: acqua che viene direttamente dal ghiaccio, buonissima. Poi ci mostrano la “roccia del brigante”, dove un pupazzo di pezza con la camicia rossa rappresenta il brigante protagonista di una lunga storia di fughe. La nave si spinge poi sotto il Prikestolen (il famosissimo Pulpito), una fetta di roccia che scende a picco per 600 metri nel fiordo. Sembra che si stacchi dal resto della montagna. E si staccherà, dice la leggenda, quando sette sorelle sposeranno sette fratelli, procurando un’onda gigantesca che spazzerà via tutto! Brrr!!!! Affrontiamo quindi il ritorno ammirando sempre le piccole casette rosse, i piccoli fari ed il verde meraviglioso delle sponde.

Tornati a Stavanger, rientriamo nel nostro alloggio e ci cuciniamo felici la meritata cena.

 

18 giugno 2012 - Stavanger: km. 10

Oggi è il grande giorno: andiamo a fare un’escursione sul Prikestolen! Ci alziamo presto e, dopo una lauta colazione, andiamo al porto per prendere il traghetto per Tau. Arriviamo in tempo per prendere quello delle otto. Perfetto, così abbiano la coincidenza con l’autobus che ci porterà all'inizio del sentiero per il nostro trekking. Il tempo è coperto ma confidiamo nella buona sorte. Il traghetto della compagnia Tide, offre la combinazione traghetto-pulman, così acquistiamo il pacchetto con gli orari dei servizi. Dopo mezz'ora di navigazione arriviamo al porto di Tau, dove l’autobus ci aspetta e con un’altra mezz'ora saliamo sino al campeggio dove inizia il sentiero che, dopo pochi metri, si presenta subito accidentato: tutto sassi  ed abbastanza ripido. Il cielo è coperto e le montagne circostanti sono nascoste dalla nebbia ma, armati di pazienza, affrontiamo il percorso.

Sono le 9,25 e arriviamo a destinazione alle ore 12; dopo varie soste, decidiamo l’ulteriore salita per vedere il Prikestolen dall’alto. Lo spettacolo è grandioso ma la nebbia ne offusca l’immagine rendendo tutto quasi irreale. Scendiamo sul pulpito vero e proprio, la nebbia si attenua, anche se non esce il sole, possiamo vedere meglio i contorni e la maestosità del posto. E  scattiamo le foto di questa favolosa piattaforma sul fiordo che ci resterà nel cuore. Scendiamo alle 13.10 passando dalla parte del burrone  che non è per niente pericoloso perché il sentiero è largo e molto più agevole della salita tra i sassi. Torniamo al punto del bivio dove ci aspetta la discesa tra i massi e passiamo i laghetti dove nell’acqua si specchia immobile il cielo. Raggiungiamo il punto di partenza alle 15,30…il pulman è appena partito e dobbiamo aspettare quello delle 17. Nel frattempo inizia a piovere (meno male che siamo scesi in tempo…quella strada sassosa non è certo l’ideale quando piove…lo dice anche la guida!). Osserviamo le persone che vanno e vengono, una coppia di cinesi già incontrata durante l’escursione, apre l’ombrello e sta seduta ad aspettare l’autobus. Noi ci ripariamo sotto la tettoia dell’unico negozio di souvenir. Finalmente siamo a bordo e quando arriviamo  a Tau il traghetto è lì che ci attende: non perdiamo neanche un minuto, saliamo e rientriamo a Stavanger. Ritiriamo la macchina (questa volta messa al parcheggio coperto perché non c’era altra alternativa), paghiamo e strada facendo facciamo la spesa. Siamo tutti abbastanza stanchi ed affamati. Remo si mette ai fornelli ed io mi faccio la doccia. Dopo cena guardiamo le foto scattate, ci colleghiamo ad internet e mettiamo su Facebook le più significative: è un modo per far partecipare parenti ed amici alla nostra gioia. Soddisfatti anche perché l’Italia passa il turno ai mondiali, andiamo tutti a nanna.

 

19 giugno 2012 -  Stavanger-Bergen: km. 187 - ore 4

Alle 8,30 siamo in macchina già colazionati e partiamo. Il sole è alto in cielo e promette una bella giornata. Speriamo bene perché Bergen è considerata la città piovosa per eccellenza (del tipo 360 giorni su 365). Il viaggio è piacevole ma non facciamo molte soste: siamo agitati per i traghetti che dobbiamo fare, non prenotati ovviamente perché per tratti brevi e con una frequenza ogni 30/40 minuti. Le curve si susseguono alle curve, come la vista del mare a quella della montagna. Al primo traghetto non vediamo il casello e ci richiamano indietro. Risata generale, pagamento e via…senza attendere un minuto! In mezz'ora siamo sull'altra sponda. Le operazioni di “salita e discesa” sono facili e questo mi rasserena assai. Continuiamo scrupolosamente osservando i chilometri orari previsti dai cartelli. Incontriamo spesso avvisi di “multanova” in azione e tutto fila liscio. Alcuni norvegesi, stanchi di starci dietro, suonano e ci sorpassano. Soprattutto in questa parte della Norvegia abbiamo incontrato un po’ di “insofferenti” alle norme. Camion compresi. Arriviamo in men che non si dica al secondo traghetto. Questa volta ci fermiamo subito al casello, paghiamo “l’obolo” e la signora che non spiccica niente di inglese (strano…molto strano) ci dice concitata: drive…drive bum bum. Salutiamo chiedendoci cosa voglia dire e, diligenti, ci infiliamo nella corsia numero uno. Non c’è nessuno…esultiamo perché siamo in “poll position”. Venti metri più avanti il traghetto è già pronto. Pronto sì, ma a partire immediatamente perché già carico!  Un membro dell’equipaggio si sbraccia e ci fa segno di andare a bordo. Caspita… non eravamo i primi ma gli ultimi!! Abbiamo però preso il traghetto al volo…evitando un’attesa di mezz'ora. Soddisfatti ridiamo capendo a posteriori cosa voleva dire la signora con quel "drive bum bum"!

Durante il tragitto telefono al signor Martin dell’alloggio Skansen per avvertire dell’orario. Non pensavamo di arrivare così presto! Il navigatore fa il suo dovere con eccellenza e ci fa districare tra le stradine del centro storico di Bergen sino  a quella che sarà la nostra dimora per tre giorni. Troviamo la chiave nella cassetta della posta ed in men che non si dica scarichiamo i bagagli. La nostra macchina sarà parcheggiata proprio davanti all'abitazione con il tagliando giornaliero di autorizzazione. L’appartamento è a piano terra e consta di due camere abbastanza capienti, una sala che sarà utilizzata solo per navigare in internet ed una mini-cucina con tavolino per due… si, per due! Questa, con la mini-doccia sono le note dolenti dell’abitazione. Ma ci organizziamo al meglio ed è tutto ok. C’è pure la lavatrice e gli stendini per l’eventuale bucato. Ma il merito più grosso di questa collocazione è l’estrema vicinanza con tutti i punti principali di Bergen, tanto che non muoveremo mai la macchina per tutto il soggiorno.

Nel pomeriggio facciamo il primo incontro con la città e dopo solo tre curve in discesa si apre il centro pulsante del Bryggen, le antiche case dei mercanti: belle, colorate dal rosso al giallo ocra e gioiose. Alcune di esse hanno esternamente delle piccole statue colorate che rappresentano i vari lavori dei mercanti stessi. Davanti a tutto il percorso numerosi tavolini dei vari ristoranti testimoniano l’affollamento che deve esserci nel periodo estivo.

Andiamo subito all’ufficio turistico per prenotare la crociera già individuata a mezzo internet che consiste in: cinque ore di navigazione sul Sognefjord, Flmasbana, rientro con il treno. In pratica giornata completa. Controlliamo le previsioni meteo e decidiamo per il 21. I biglietti si comprano all'ufficio del turismo. Ma attenti cari amici a non pagare in euro perché ti applicano un cambio super salato. Quando ce lo comunicano cambiamo immediatamente tipo di pagamento ed utilizziamo la carta di credito che ti applica il cambio ufficiale e così spendiamo il giusto (per la cronaca il costo era pari a 5.000 corone norvegesi equivalenti ad euro 665 del cambio ufficiale; per tale servizio l’ufficio del turismo ne chiedeva 795!!!). Chissà quanti ingenuamente ci sono cascati ma il nostro aver preparato minuziosamente il viaggio ci salva e tutti contenti (l’impiegato meno perché ha dovuto rifare i biglietti) usciamo con la prenotazione in mano. Siamo vicini al porto e davanti al Bryggen che possiamo ammirare in tutta la sua interezza. Anche le case dall’altro lato sono sullo stile, con il tetto a punta, ma sono di colore bianco e marrone. Dietro queste meraviglie si erge una collina, il monte Floyen, alto 320 metri.

E adesso ci tuffiamo nel famosissimo “mercato del pesce”. Il colore delle bancarelle è improntato al rosa e su di esse spiccano i salmoni al primo posto. Due passi, due parole e ci rendiamo subito conto che tanti venditori sono nostri connazionali. Ci fanno assaggiare del salmone affumicato, del salmone speziato e persino una fetta di balena. Siamo nella zona chiamata Torget, dove altre bancarelle ci attirano con colori variopinti. E qui incontriamo un altro simpaticissimo italiano “del sud” che vende magliette. Inutile dirlo, saremo suoi clienti!

Andiamo poi a visitare (esternamente perché chiuso) il Bergenhus Festing, una fortezza affacciata sul molo. C’è anche una robusta torre, chiusa per restauro. E davanti al porto è ancorata una tre alberi adibita a “nave da crociera” con buffet a bordo. Ritorniamo sui nostri passi davanti al Bryggen. La zona è abbastanza animata ma non caotica. Il tempo sempre nuvoloso con qualche sprazzo di azzurro. Tagliamo a destra dell’ufficio turistico e ci immettiamo su una grande strada solo pedonale, fiancheggiata da grandi negozi, che porta ad un bellissimo parco. Poi, con tranquillità andiamo a casa per organizzare la cena. Il rientro è un po’ faticoso perché in salita, ma in men che non si dica apriamo la porta di casa!

 

20 giugno 2012 - Bergen

Dopo una bella e piacevole dormita con lenzuola candide immacolate ed un piumino che ci sembrava pesante ma che è stato molto apprezzato, dopo una buona colazione, siamo pronti per uscire. Bergen pare ancora addormentata, il cielo è sul grigio chiaro tendente al miglioramento. Abbiamo imparato una piccola scorciatoia ed in tre minuti siamo sul piccolo viale che ci porta sul Bryggen. A lato della strada i bar sono ancora chiusi e ci colpisce l’incatenamento di tavolini e sedie con catene di ferro e grossi lucchetti. Non ci  possiamo credere: ti lasciano le chiavi di casa nella cassetta della posta… e legano i tavolini dei bar!!! Ci diamo da fare per cercare una banca per cambiare gli euro, ma la cosa sembra piuttosto difficile. Eh si, sulle banche vicino al centro c’è un cartello che dice: non si effettua cambio! Bisogna andare all'ufficio turistico che ti applica super tassi. Ma noi non demordiamo e cerchiamo verso la zona più periferica. Ne troviamo finalmente una (non mi ricordo il nome), entriamo, ritiriamo il numero d’ordine e aspettiamo il nostro turno. Quando esponiamo il problema solleviamo un vespaio di “un attimo, non lo so,dobbiamo chiamare la responsabile”- accomodatevi che tra un po' arriva. Male abbiamo fatto a non cambiare tutto in Italia! Pensavamo di avere un cambio migliore… invece è uguale, ma le spese fisse (200 corone) sono il triplo di quelle pagate in Italia. Dopo avere risposto a diverse domande, compilato il modulo, assicurato l’operatrice che queste corone saranno spese nel loro paese (che ce ne facciamo se no?) riusciamo ad ottenere la nostra moneta norvegese.

Ci dedichiamo poi al giro della penisola di Nordnes che si allunga sul fiordo, su cui sorge l’Akvariet, l’acquario. Passeggiamo seguendo l’itinerario che compiono i pescatori per raggiungere le loro piccole case sul bordo. Visitiamo la Nykirken dove un sacerdote sta spiegando che l’angelo appeso ad un filo, con una corona in mano, viene abbassato e posto sulla testa del battesimando. Rientrando passiamo dal mercato del pesce e ci prendiamo un bel salmoneNel pomeriggio decidiamo di prendere la Floybanen e di salire al monte Floyen per vedere il panorama della città. Il colpo d’occhio è bellissimo: tutta Bergen è ai nostri piedi e ci divertiamo a riconoscere i posti già visitati. Poi ci facciamo la foto col gigantesco troll di legno e seguiamo le indicazioni di un sentiero che porta al laghetto. La passeggiata è piacevole e tranquilla. Decidiamo di tornare a piedi scendendo i tornanti ed ammirando il panorama ad ogni angolo.

La sera, dopo cena, usciamo e, scegliendo un altro percorso, arriviamo al Bryggen. Possiamo ora ammirare tranquilli tutte queste costruzioni di legno, che in alcuni punti ci chiediamo come facciano a stare in piedi tanto sono storte; saliamo le scale e scattiamo le prime foto di notte: sono le 23 ed è chiaro come di giorno. Con questa luce così particolare entriamo ed usciamo dai vicoli deserti per poi tornare al nostro alloggio.

 

21 giugno 2012 - Bergen

Ci alziamo presto perché oggi abbiamo il nostro pacchetto “nave-flamsbana-treno”. Arriviamo nettamente in anticipo al porto dove sono ancorate tre grosse navi. Quale sarà la nostra? Ci sembra di averla individuata ma, visto che non c’è ancora nessuno in coda e mancano 15 minuti alla partenza, chiediamo informazioni e la nostra intuizione viene confermata. Nel frattempo arrivano quasi tutti insieme i passeggeri, alcuni con sacche e valige. La nave non è altro che un mezzo pubblico che fa varie fermate lungo il Sognefjord. Saliamo e prendiamo posto a sedere nel grande salone. Vetrata grandissima, ma il tempo è così bello , sole splendente e neppure una nuvola, che nel giro di cinque minuti siamo tutti fuori ad ammirare il panorama, scattare foto, ed inseguire in silenzio ognuno i propri pensieri. A tratti il fiordo si restringe, a tratti si allarga. Dopo una leggera curva ecco le montagne innevate! Non sono completamente ricoperte di bianco, ma quel tanto che basta a farci esclamare in coro: ohhhh! Cascate appaiono sulle rive, ora a destra, ora a sinistra.

Il Sognefjord, con i suoi 204 chilometri, è il  fiordo più lungo al mondo e taglia la Norvegia da ovest a est con tante braccia laterali, rive scoscese e poco popolate. La vetta più alta tocca i 2.400 metri. Le cinque ore di navigazione passano velocemente, Consumiamo a bordo i nostri panini e quasi per incanto ci troviamo a Flam. Diverse persone vanno e vengono. Un treno verde scuro è già sul binario. Alla stazione è esposto il display dell’orario delle varie partenze con indicato i posti liberi e, poiché quello sul binario è ormai completo, dobbiamo aspettare quello dopo. Non c’è problema. Facciamo una passeggiata sino al laghetto ammirando sempre con entusiasmo quel verde brillante che solo in Norvegia abbiamo visto.

Ed ecco che saliamo sul nostro “mezzo”: verde scuro fuori, legno lucidissimo dentro. I posti si occupano tutti ma il “ traffico” è diligente e tranquillo. Partiamo per il decantato percorso sulla Flamsbana che da Flam giunge a Myrdal salendo il fianco della montagna attraverso gallerie  scavate a mano coprendo un dislivello di 900 metri. Ma il tragitto non ci pare così entusiasmante come descritto, eccezion fatta per l’imponente cascata, dove il treno si ferma per cinque minuti, ci permette di scendere e raggiungere una piattaforma costruita ad “oc”, da dove si può ammirare vicinissima la Kiosfossen che rumoreggiando ti passa sotto i piedi; e qui improvvisamente appare una fanciulla che danza su di uno sperone di roccia sporgente sull'acqua, seguendo una dolce musica che si spande nell’aria. Tutti scattiamo foto per poi risalire in carrozza. Laghetti, fiumi e cime bianche si susseguono sino al nostro arrivo a Myrdal, piccolo paese che si raggiunge solo col treno o a piedi. Controlliamo l’orario delle partenze per Bergen e ci spostiamo di binario. Ed eccolo il treno, questa volta rosso. Saliamo ed occupiamo i posti. Ci aspettano due ore di viaggio splendido tra montagne parzialmente innevate.

La conclusione della giornata non è così bella come le ore appena trascorse, perché Angelo e Flores si accorgono di non avere più la macchina fotografica: il dubbio rimane tra persa o rubata. Ma la seconda ipotesi prenderà consistenza quando a casa controlleremo le foto fatte da Remo, dove si vede chiaramente che salendo sul treno, il “mezzo dei ricordi” era saldamente nelle mani di Angelo. Prima di scendere alla stazione controlliamo il posto occupato anche sotto i sedili: niente! Sicuramente la signora seduta accanto a lui, che ha continuato a spostarsi da un sedile all'altro, ha recuperato il borsello che conteneva la macchina, pensando che ci fossero i soldi, mentre Angelo si appisolava.

A Bergen perdiamo un’ora di tempo per parlare con la sicurezza della stazione e chiedere se possono verificare a Myrdal l’eventuale smarrimento della macchina. Tutto è inutile: stiamo creando solo dei problemi alla loro vita tranquilla e “schematica”. Per liquidarci alla fine ci consigliano di passare domani dalla stazione di Voss, punto di smistamento di qualsiasi ritrovamento. Con le lacrime agli occhi per tutte le foto perse (fortunatamente le prime erano già state salvate sul pc), torniamo a casa e, dopo cena, decidiamo di uscire per godere ancora questa bellissima cittadina, camminando per le sue strade ormai quasi deserte e con la luce del giorno ancora presente. Il “magoncino” per la perdita subita lascia il posto al dolce ricordo dei bellissimi posti appena visti.

 

22 giugno 2012 - Bergen-Vosstrand: km. 227 - ore 5

Per raggiungere la prossima tappa abbiamo scelto un itinerario più lungo ma diverso, che si snoda lungo l’Hardangefjord. Dopo una prima incertezza dovuta a dei lavori in corso troviamo la retta via. Tante sono le soste lungo questa splendida strada, ora per immortalare due piccole casette col tetto coperto d’erba e piccole piante piene di fiori bianchi ( sono bellissime ed il loro colore rilassa il cuore e la mente ), ora qualche piccola imbarcazione legata ad un molo in legno. Le cascate che incontriamo sono stupende, imponenti e rumorose. Ci colpisce in particolar modo Fossatun, dove puoi passare sotto la cascata camminando su di un sentiero. Oltrepassato questo enorme “scroscio d’acqua” quasi di corsa e ben coperti per ripararci dagli spruzzi, siamo accolti da un panorama sul paesino veramente bello. Il cielo è sereno e ci prendiamo tutto il tempo per ammirare ciò che ci circonda. Sostiamo per il pranzo a un tavolo da pic-nic a Nordvik, vista fiordo. Siamo solo noi e le bellezze della natura che in Norvegia non è stata certamente avara..

Arriviamo poi a Voss, una gradevole cittadina piena di negozi, con una bellissima chiesa che visitiamo con piacere. La Vasngskyrkja, risalente al XIII secolo, conserva la bizzarra guglia ottagonale che si innalza sopra i muri di pietra  spessi 2 metri; l’interno è sorprendentemente vistoso e colorato, arricchito da un dossale barocco e da una pala d’altare raffigurante il cristo tra due cherubini. Andiamo poi alla stazione per sapere se ci sono novità della macchina fotografica ma tutto è inutile. Scriveremo anche una mail alla stazione di Myrdal, ma la loro risposta sarà molto gentile ma altrettanto infruttuosa. A Flores ed Angelo non resta altro che acquistarne una nuova, della stessa marca ma ancora più moderna. Viene data loro la fattura ed il documento con cui, alla frontiera, si può richiedere la restituzione dell’Iva (la famosa Tax Free).

Quando torniamo al supermercato dove abbiamo lasciato la macchina c’è un’altra sorpresa: una multa di 300 corone per non aver pagato il parchimetro! Dov'era? Ad un supermercato il parchimetro?? Cerco l’ufficio dei vigili ma sulla porta c’è un biglietto: aperto dalle 10 alle 12! Vado all'ufficio postale ma mi dicono che non possono farmi il pagamento. Abbiamo tempo trenta giorni perciò andremo prossimamente in una banca.

Riprendiamo la via ed incontriamo ancora cascate così belle che la sosta è d’obbligo. Poi ci dirigiamo al nostro albergo dove, via internet l’altro ieri, abbiamo prenotato un appartamento. Bello, nuovo, non molto grande ma con una bella cucina attrezzata ed un tavolo capiente. Per dormire, un divano letto nella sala e due letti a castello nella stanzetta prima del bagno con una doccia così particolare, recupera spazio, che Flores immortala immediatamente perché “può essere un’idea per casa”! Mentre prepariamo la cena il tempo si guasta ed inizia a piovere. Sperando che migliori, dopo un’altra partita dei mondiali, andiamo a nanna.

 

23 giugno 2012 – Vosstrand-Loen: km. 220 - ore 5

Il mattino ci accoglie nuovamente col sole e la strada, inizialmente dritta in mezzo al verde, sale piano piano ed eccoci in mezzo alla neve, ruscelletti che la attraversano affiorando ed entrando in cunicoli candidi con sfondo blu: una meraviglia di posti dove ancora si può fare sci di fondo. Le soste sono numerose e la nostra gioia è alle stelle. Ogni tanto qualche piccola casetta…e nulla più. Arriviamo a Vick dove, dopo aver ammirato il suo fiordo ed il paesino dall’alto, scendiamo ed andiamo verso due importanti chiese. La prima è la Hove Steinkirkje del 1170, tutta in pietra. E’ chiusa e possiamo ammirarla solo da fuori. La seconda è la Hopperstad Stavkirkje del 1130, in legno, bellissima. Questa è aperta e dopo aver pagato il biglietto entriamo per visitarla. Anche l’interno è molto bello e, mentre ammiriamo gli intagli in legno, ci raggiunge una signora che, con molta affabilità ci spiega l’ambiente storico della sua costruzione, ci fa vedere le tre finestre dove i lebbrosi potevano seguire le celebrazioni senza avere contatto con altre persone e l’altare dedicato ai riti cattolici. Ci invita a rimanere perché alle 17 c’è una celebrazione che viene effettuata in occasione del solstizio d’estate che cade proprio oggi. Ci piacerebbe ma dobbiamo prendere ancora il traghetto e raggiungere il nostro campeggio già prenotato da casa.

Traghettiamo tranquillamente… anzi riceviamo anche uno sconto perché siamo “senior”. Interessante: ecco un vantaggio dell’età. Sulla strada per Loen abbiamo il nostro primo incontro con i ghiacciai, esattamente il  Boyabreen. Seguiamo le indicazioni, lasciamo la macchina in un parcheggio e facciamo il resto a piedi. Incredibile, il ghiaccio è lì a due passi da noi e la sua parte bassa si getta nel laghetto. Bellissimo. Foto in tutte le salse. Riprendiamo la strada ed arriviamo al Tjugen Camping. Il bungalow che ci hanno assegnato è una casetta in legno stupenda, con tanto di veranda, una sala immensa con tre divani, una grande cucina, due camere piccole ma sufficienti, ed il bagno. In mezzo ad un prato verde brillante. Ci piace moltissimo e siamo contenti di fermarci qui tre notti. Purtroppo la connessione internet è difficile… perciò… niente foto agli amici!

Dopo cena, verso le dieci, usciamo perché questa sera per festeggiare il solstizio d’estate verrà acceso un grande falò sulle rive del fiume che scorre davanti al campeggio. I partecipanti sono pochi ma tutti armati di sedie, thermos e bicchieri. Noi osserviamo, scattiamo le foto e poi ci ritiriamo per il meritato riposo.

 

24 giugno 2012  - Loen: km. 100 - ore 2

Oggi il nostro programma prevede la visita ai ghiacciai vicini. Armati di cartina usciamo dal campeggio ed imbocchiamo l’unica strada a sinistra. Costeggiamo il lago di Lovatnet e sulla destra vediamo il punto in cui nel 1905 e nel 1936 si sono staccati dei massi che, precipitando nel lago sottostante, hanno creato un’onda gigantesca che ha spazzato via in un minuto decine di fattorie procurando un elevato numero di morti. Ora le nuove case sono state costruite più in alto. Arriviamo al primo ghiacciaio, il Kiennalsbreen, ed entriamo nel parco dopo aver messo nella cassetta all’inizio del percorso, 40 corone di pedaggio. Giungiamo ad un punto di ristoro, che è anche un attracco per le barche, proseguiamo ancora un po’ e parcheggiamo in uno spiazzo. Da qui parte un sentiero percorribile solo a piedi che in breve tempo ci porta all’inizio del ghiacciaio. Siamo nel parco nazionale, il tempo è grigio ma lo spettacolo è sempre bello. Osserviamo il ghiacciaio che scende a picco dalle pareti rocciose ed ecco un accenno di azzurro migliora il panorama e le nostre foto. Un sasso sembra messo appositamente sulle rive del laghetto e tutti ci saliamo per immortalarci in questo scenario suggestivo. Ritorniamo sui nostri passi e ci dirigiamo verso l’altro ghiacciaio, il Bodalsbreen. Dopo aver percorso (e pagato ) una stradina lunga circa cinque chilometri, parcheggiamo ed iniziamo il nostro percorso a piedi. Si attraversa una larga pianura intersecata  da ruscelletti. Dei cartelli indicano il sentiero che ci accingiamo a percorrere. Il tempo è nuvoloso, il percorso buono ma non sappiamo quanto tempo ci vorrà per arrivare ai piedi del ghiacciaio.  Sono già le undici passate e non abbiamo con noi niente da mangiare, perciò Remo decide di non proseguire perché teme un calo di zuccheri che sente già in arrivo. Io lo seguo mentre Angelo e Flores decidono di continuare. Noi torniamo verso il luogo dove abbiamo lasciato la macchina, andiamo ad ammirare la bella cascata sottostante e ci rilassiamo seduti su dei massi.

I nostri amici tornano dopo un’ora entusiasti del luogo e ci mostrano le foto. Urge mettere qualcosa sotto i denti perciò, vista la vicinanza, torniamo al campeggio e pranziamo. Nel frattempo il cielo si apre, tutto è azzurro e soleggiato e decidiamo di tornare al ghiacciaio. Solito percorso e solite 40 corone di pedaggio. Zaini in spalla, bastoncini telescopici, ci incamminiamo verso una gola che, dopo alcuni tornanti si apre ed offre uno spettacolo straordinario: con il sole è tutta un’altra cosa. Da sotto il ghiaccio esce un’acqua cristallina che a poco a poco diventerà fiume e formerà una cascata. Non riusciamo a trovare gli aggettivi per descrivere tutto ciò…non ci resta che scattare foto! Soddisfatti torniamo verso casa, ci dedichiamo al bucato, ci vediamo le foto al computer e, sempre col cielo terso e chiarissimo andiamo a dormire.

 

25 giugno 2012 - Loen: km 50 - ore 1

Oggi ci alziamo con calma e dopo la solita abbondante colazione andiamo a vedere la chiesa di Loen, costruita nel 1837, graziosa, con all’esterno una croce vichinga vecchia di ben mille anni  e le lapidi commemorative dei morti a causa dei massi precipitati nel lago. E’ appollaiata su di una bassa cresta con vista sul fiordo. La serena giornata ci offre dei colori stupendi. Poi andiamo a Stryn dove, con pazienza, riusciremo a pagare la nostra multa ad uno sportello postale in un supermercato. Ben 75 corone di tassa su 300 corone da pagare. Mannaggia!

Assolti i nostri impegni anche di rifornimento, torniamo alla nostra meravigliosa casetta e decidiamo di fare una piccola escursione che parte proprio vicino al campeggio. La salita è piuttosto impegnativa, si dirige verso il monte Skala (Mt. 1848), ma noi ci fermeremo prima, al Tyugensetra, un piccolo gruppo di graziose casette appollaiate su un declivio con vista mozzafiato sul fiordo. La fatica viene subito dimenticata ed osserviamo il paesaggio incantati. Angelo e Flores indugiano ancora un po' mentre Remo e io scendiamo da un’altra strada. Passiamo così attraverso boschi tagliati, su di un sentiero più lungo ma meno ripido (e qui perdo i miei copriocchiali da sole!). Poi ci dedichiamo al pranzo. Nel pomeriggio il tempo si guasta e noi rassettiamo la casa che domani lasceremo con molta nostalgia.

 

26 giugno 2012 - Loen-Andelsnes: km. 170 - ore 4

Oggi purtroppo il tempo è brutto, coperto con pioggia a tratti e questo non ci permette di godere appieno dei fantastici panorami che offre la “Strada dell’Aquila”, un percorso che si snoda tra prati coperti di neve, montagne ancora più alte. Ci fermiamo egualmente per ammirare questi posti, scattiamo delle foto, ammiriamo il fiordo dall’alto con due navi da crociera al suo interno. Siamo tristi per il tempo e cerchiamo di immaginare come poteva essere con il sole. Ma al tempo non si comanda e proseguiamo sperando in un miglioramento. Anche quando arriviamo alla famosa "strada dei troll" la situazione è pessima. Andelsnes è il primo paese che incontreremo appena scesi da questo percorso e lì abbiamo prenotato l’altro ieri un monolocale a sei posti. Lo stanzone è grande con al suo interno ben otto letti, il classico divano e una specie di cucinotto. Ma va bene; c’è il collegamento internet e controlliamo subito il tempo di domani: si prevede bello. Ci vuole poco a decidere che ci alzeremo presto e torneremo indietro per fare i famosi 11 tornanti col sole. Nel frattempo continua a spiovincolare, ma questo non ci impedisce di andare in centro dove io mi comprerò i copri-occhiali da sole che ho perso ieri ed Angelo degli occhiali da lettura. La mia spesa sarà esattamente il doppio di quanto ho pagato in Italia, ma sono Polaroid e sono fatti su misura per i miei occhiali da vista. Inoltre riesco a farmi fare il documento per la Tax Free.

 

27 giugno 2012 - Andelsnes-Trollstigen-Asen: km. 400 - ore 6

Alle otto siamo tutti in strada, già colazionati e con i bagagli caricati. Le previsioni sono giuste e, felici, torniamo sui nostri passi e rifacciamo gli undici tornanti. La strada è bella, per nulla difficile…forse perché non c’è in giro nessuno. Arriviamo in alto e, lasciata la macchina al parcheggio, seguiamo il percorso turistico per arrivare al punto più panoramico per ammirare ai nostri piedi, in un unico colpo d’occhio , la strada che si inerpica con curve a gomito che salgono lungo il fianco della montagna e scendono dall’altro. Ci ricorda subito lo Stelvio (in misura più stretta e più breve) e ci fermiamo ad osservare la grande cascata che abbiamo già immortalato salendo. Peccato non ci sia nemmeno un troll, almeno sui tornanti. Per trovarlo dobbiamo passare davanti al centro visitatori ( ancora chiuso per via dell’orario) oppure fuori alcuni campeggi. Il cielo è terso e finalmente possiamo vedere le montagne attorno nella loro interezza. Gli scatti si susseguono e proseguiamo contenti il nostro viaggio.

Mentre percorriamo la E136 siamo attratti da una bellissima chiesa in località Leisa. Ci fermiamo per vederla ( solo esternamente perché è chiusa ) e poi riprendiamo cercando di resistere alla tentazione di fermarci ogni cinque minuti per ammirare la natura rigogliosa. Ed ecco ora un piccolo negozio di souvenir che nel recinto ha un alce. Ma qui ci fermiamo immediatamente, anzi facciamo inversione per tornare indietro: anche se in cattività è il primo che vediamoNon siamo riusciti a prenotare a Trondheim, perciò dobbiamo verificare lungo il percorso. La scelta cade su Asen, località subito dopo. Seguiamo l’insegna del campeggio e dopo un chilometro dall’uscita, eccoci giunti. Troviamo posto in una bellissima casetta al numero 23. Ampia, con un grande soggiorno, cucina completa e due belle camere. Contenti ci rilassiamo, ci prepariamo la cena e poi usciamo per fare un giro nei paraggi. Arriviamo fino ad una postazione per ornitologi, nuova di zecca. È aperta, quindi entriamo e saliamo la scaletta che porta al piano superiore dove ci sono delle piccole finestrelle che danno sul fiordo. Il tempo nel frattempo torna a fare i capricci… e noi torniamo al nostro alloggio.

 

28 giugno 2012 - Asen-Mosjoen: km. 370 - ore 6

Il tempo si è rimesso al bello e ci dirigiamo verso la nostra nuova destinazione. Una grande insegna ad arco che unisce un lato all’altro della strada ci indica che stiamo entrando nella regione del “Norge”. Ci fermiamo per lo spuntino di mezzogiorno che consumiamo supervelocemente a causa del vento gelido. Ad una trentina di chilometri da Mosjoen ci fermiamo per ammirare la cascata Laksforsen, alta solo 17 metri ma con un fronte molto ampio ed un fragore incredibile.

Troviamo posto al Mosjoen Camping, in una bella casetta gialla con ampio salotto in cui c’è il divano letto, ed una cameretta con letti a castello. Dopo aver sistemato i bagagli, usciamo per la visita alla cittadina. Ci dirigiamo verso il Sjogata dove, lungo il fiume, sorgono delle belle case di pescatori e negozi, il tutto in legno risalente all’800. È molto piacevole passeggiare in queste strade, anche se, dopo un po’, dobbiamo mettere mano agli ombrelli: qualche goccia non guasta!!! Con tranquillità rientriamo al campeggio ed è già ora di cena. È molto piacevole preparare la pasta al sugo osservando il cielo che si sta schiarendo e provare sempre più emozione al pensiero che tra due giorni saremo alle Lofoten.

 

29 giugno 2012 - Mosjoen-Fauske: km. 270 - ore 5

Remo ed io ci alziamo presto ed il clima limpido ci invita a fare una passeggiata intorno al campeggio. Tutto è tranquillo e molto verde. Tanti uccelli cinguettano e svolazzano tutto attorno ( di questi riusciamo a riconoscere solo la gazza ladra!). Bello questo campeggio, ampio con molti vialetti per passeggiare senza essere disturbati dalle auto che circolano sulla strada vicina. Continuiamo il viaggio sulla E6 con fondo molto bello, costeggiando dei fiordi d’un colore blu in cui si riflettono le montagne dalle punte innevate. In uno specchio d’acqua è ancora presente del ghiaccio bianchissimo che si protende a mò di foglia nel centro del laghetto: bellissimo!

Ci stiamo avvicinando a Mò I Rana e decidiamo di andare a visitare Gorlingrotta. Vi arriviamo seguendo le indicazioni su delle strade laterali. La fortuna vuole che la visita guidata parte cinque minuti dopo il nostro arrivo, perciò paghiamo l’ingresso e seguiamo la giovane guida lungo l’unico percorso sotterraneo illuminato della Scandinavia. Il cammino non è molto agevole anzi, a tratti, è  scivoloso. Non ci sono né stalattiti né stalagmiti, ma è sempre interessante vedere le formazioni rocciose, i cunicoli ed i fiumi che scorrono nella viscere della terra. La guida spiega in lingua inglese ed è molto difficile seguire le sue dissertazioni tecniche. Ci immortaliamo e dopo quaranta minuti ritorniamo a vedere il sole e decidiamo di fare un’altra deviazione verso un lago, lo Svartisvatnet, nelle cui acque si getta il ghiacciaio Svartisen.

Quando arriviamo al laghetto occupiamo un tavolino con ottima vista sulle acque azzurre e sulla calotta bianca del ghiacciaio. Tutto questo ci fa da cornice durante il nostro pic-nic. Soddisfatti anche per queste piacevoli soste, riprendiamo la E6 e chi incontriamo??? Ma loro…le Renne! Libere pascolano sul pendio verde a confine quasi sulla carreggiata. Ci fermiamo, scendiamo euforici e loro restano lì, tranquille si fanno i fatti loro e noi riusciamo a fare qualche scatto. Vedere gli animali liberi ti fa sentire in un’altra dimensione. Ma le emozioni di questo trasferimento non sono ancora finite. Arriviamo al “ Circolo Polare Artico”! Siamo a 66° 33’ di latitudine nord. Stiamo attraversando il parallelo al di là del quale per sei mesi il chiaro sarà sempre presente e per altri sei mesi andrà in letargo. Un cartello ci da il benvenuto anche in lingua italiana (incredibile). Le guide davano questo posto come squallido ed insignificante….nemmeno da fermarsi. Invece per noi è stata una grande emozione passeggiare tra i cumuli di sassi, gli omini eretti da chi è passato prima di noi. Questi “omini” di pietra, per chi ha fatto il cammino di Santiago come noi, hanno un profondo valore di preghiera e per gli escursionisti testimoniano la correttezza del percorso che stai facendo ed attestano che tanti ti hanno preceduto e tanti ti seguiranno. E non possiamo fare a meno di aumentare il cippo apponendoci anche il nostro sassolino. E poi c’è ancora la neve che in alcuni tratti possiamo calpestare. Il fatto che ci sia una struttura turistica nel centro di questo enorme piazzale non ci ha affatto disturbati.

La nostra tappa odierna si conclude al Lundghogda camping di Fauske dove troviamo posto  in una graziosa hytter con un’unica stanza dotata di letti a castello e l’immancabile cucina. I servizi sono fuori, in comune, ma a pochi passi, belli, ampi e puliti. C’è pure il sottofondo musicaleSistemati i bagagli ci facciamo una passeggiata vista fiordo. Ci divertiamo ad osservare una piccola costruzione, un rifugio per barche, con il tetto completamente erboso su cui sorge addirittura una piccola pianta, e delle cassette per la posta di tutta la strada raccolte in una bacheca coperta, coloratissime con predominanza dell’azzurro. E due sedie ai lati dove Flores ed io ci facciamo immortalare: chissà chi si siede qui in attesa del postino!

 

30 giugno 2012 - Fauske-Skutvik-traghetto Svolvaer-Flakstad: km. 310 - ore 5,5 (più traghetto)

Siamo emozionati. E purtroppo anche il tempo che qua e là molla qualche goccia! Arriviamo velocemente al punto di imbarco, un piccolo gruppo di case ( perché non si può chiamare paese ) e ci accodiamo alle altre macchine già presenti. Mancano ancora due ore e per ingannare l’attesa facciamo un giretto a piedi, ma non c’è niente di importante da vedere. Un gruppo di persone sta organizzando una festa, non si capisce bene per cosa. Scocca l’ora “X”, controllano il biglietto prenotato e stampato da casa: tutto ok, possiamo imbarcare. Belli imbacuccati saliamo sul ponte: tutto intorno è grigio-blu. Il traghetto svicola tra gli scogli di varie dimensioni e prima di arrivare alla destinazione finale fa una breve sosta a Skrova, una piccolissima isola abitata, dove spiccano piccole casette rosse e gialle. Quando sbarchiamo a Svolvaer non piove ma il cielo resta sempre nuvoloso. Abbiamo il primo incontro con i “ponti norvegesi”, artistici ed armonici su cui Sali e scendi dolcemente inclinato. Una gran bella sensazione. Gli “ oh che bello! “ si susseguono incessantemente perché il viaggio si snoda tra corsi d’acqua, isolette, piccole casette sparse. Ed eccoci a Flakstad dove abbiamo prenotato una Hytter presso il campeggio Skagen. Quando arriviamo, nonostante il posto sia bello, la nostra delusione è grande: la Hytter (l’unica che esiste in questo campeggio) è bellissima vista da fuori, ma dentro è una sola stanza, maleodorante e sporca! E qui ci dovremmo stare 5 notti??? La decisione di trovare qualche altra soluzione per avere almeno due camere è unanime. Purtroppo vista l’ora ci dovremo adattare per la notte, ma domani si cambia musica! Chiedo collaborazione in tal senso spiegando la situazione al gestore del campeggio che, con la classica freddezza nordica, ci assicura che vedrà cosa potrà fare ( ma, di fatto, non muoverà un dito). Nel frattempo andiamo a Ramberg, all'unico campeggio che avevamo già contattato da casa  inutilmente perché era già tutto pieno sei mesi prima, nella speranza che si sia liberato qualcosa. Speranza vana, ma la signora molto gentilmente mi da un opuscolo, mi indica un’altra possibilità e mi spiega la strada. In cinque minuti siamo a Fredvang dopo avere “scavalcato” due bellissimi ponti che ti introducono in un paesaggio da cartolina. Troviamo l’abitazione con il cartello e la signora, dopo avere verificato il suo registro già pieno di nomi, ci comunica che c’è posto nella Rorbuer vicina. Ci accompagna il marito per vederla e ci piace immediatamente: è una vecchia casa di pescatori con quattro appartamenti, rossa con contorni bianchi, affacciata letteralmente sul fiordo. Ne siamo affascinati. L’unico problema ( ma, di fatto, non lo è ) è che alloggeremo due notti nella parte bassa dove c’è un grande salone con divano letto, una camera, servizi e cucina attrezzata, e poi due giorni nell'appartamento superiore dove ci sono due camere da letto, la solita sala grandissima, cucina attrezzata e servizi. Fredvang è formato da una quindicina di case, niente negozi, niente bar….super tranquillo… proprio come piace a noi.

Torniamo allo Skagen, facciamo la nostra cena dopo aver pulito e disinfettato tutto quanto e poi andiamo a dormire. Angelo e Flores dormiranno nella casetta, mentre Remo ed io ci spostiamo in una camera a due nel “ dormitorio” che si riempie presto di ciclisti. Sono ancora mortificata per il disguido e Remo cerca di rasserenarmi. Alle due di notte mi sveglio, cerco il mio borsellino e non lo trovo. Ribalto tutto, ma niente! Penso di averlo lasciato nella casetta. Ma un tarlo si insinua: e se per caso l’ho perso nel tragitto seppur brevissimo?? Remo conoscendo la mia ansia (che è anche la sua) decide di andare a svegliare i ragazzi per verificare se il portafogli è rimasto da loro. I nostri amici, svegliati così improvvisamente dal nostro bussare pensano sia già mattino e mentalmente si preparano ad uscire per vedere il sole, ma saputo il motivo della nostra visita si girano dall'altra parte e riprendono a dormire (scusate ragazzi!!!!). Il borsello è ritrovato e tutto si sistema (piccola precisazione: in quel borsello c’erano tutti i nostri documenti, i nostri averi e quelli della cassa comune!! Giustificata l’irruzione notturna??? ).

 

01 luglio 2012 - Lofoten: km. 128 - ore 3

Al mattino Remo ed io ci alziamo presto come di consueto e decidiamo di fare una passeggiata sulla spiaggia per vedere da vicino gli scogli e fotografare qualche scorcio. Dopo mezz’oretta ci raggiungono gli amici con lo stesso intento: anche loro non riuscivano più a dormireAlle nove, puntuali come un orologio svizzero siamo al nostro nuovo alloggio. Che meraviglia: le montagne di fronte si specchiano nelle limpide acque del fiordo nonostante il cielo sia ancora grigio. La simpatica Sabina (figlia dei proprietari) ci accoglie con un sorriso e continua indaffarata nei suoi lavori domestici.

 

Dopo avere depositato tutte le nostre cose, prendiamo la macchina e partiamo alla scoperta di queste isole, tutte unite tra loro da ponti o tunnel. E ancora più sorprendente, qui non si paga alcun pedaggio! Solo la visita ad un piccolo paese di pescatori, il Nusfjord, che, visto il tempo grigio, vediamo solo dall’esterno rimandando l’interno ad un giorno migliore. Andiamo a Vikten, un piccolo borgo raggruppato quasi su di una spiaggia e riparato alle spalle da una grande montagna, famoso per il laboratorio di vetro soffiato di Asvar Tangrad. Facciamo un giro tra le case, lungo l’unica strada del paese che corre parallela alla spiaggia, e qui abbiamo il primo incontro con gli “ stoccafissi”, appesi proprio rigidi come “baccalà” all'esterno di molte abitazioni. Avevamo letto di questa abitudine, ma vederlo con i propri occhi ci stupisce e ci domandiamo come, ad esempio i gatti, non tocchino niente. E nemmeno le mosche vi si appoggino sopra. Che sia l’odore piuttosto intenso a tenerle lontano??

Diverse specie di uccelli si appoggiano qua e là: sono veramente belli e di vari colori. Ma, come già detto, nessuno di noi è ornitologo e gli unici che riusciamo a distinguere sono i gabbiani dai diversi piumaggi e le gazze ladre. In un clima così freddo non mancano comunque i fiori, da quelli coltivati sui balconi delle case e nei giardini, a quelli che nascono spontaneamente nei prati. Torniamo a Ramberg ed andiamo a fare una passeggiata sulla bianchissima spiaggia. Bella l’insenatura, bello sarebbe fare il bagno, bello sarebbe piantare la tenda e goderti il sole tutta notte. Ma tutto ciò è condizionato dal tempo che è peggiorato e non lascia presagire niente di buono per l’indomani.  Quando torniamo a Fredvang troviamo Sabina a cui chiediamo informazioni sul tempo e sconsolata ci dice che pioverà. Peccato, non possiamo neppure consolarci con una navigata in internet perché a causa del cielo molto coperto e nonostante la chiave d’accesso il collegamento è impossibile. Dobbiamo fare due prenotazioni per il rientro ed andiamo perciò all'ufficio turistico di Ramberg dove c’è una postazione gratuita che funziona. Sono solo cinque chilometri che facciamo volentieri attraversando sempre quegli stupendi ponti che si vedono su tutte le riviste. Quando chiedo a Sabina se si potrà prima o poi utilizzare il computer a casa, lei risponde con un grande sorriso: “may be…I hope” e niente più. Sorridiamo a nostra volta e la prendiamo con filosofia.

 

02 luglio 2012 – Fredvang: km. 30

Come preannunciato oggi piove e non si vedono neppure le montagne che abbiamo davanti. La pioggia scende costante, senza scrosci ma fitta. Andiamo a fare la spesa e per consolarci ci prendiamo il baccalà da cucinare: oggi purtroppo abbiamo tutto il giorno a disposizione. Facciamo un giro anche all’ufficio turistico per vedere se qualcuno ha risposto. Scriviamo a casa dove invece si soffoca dal caldo e… ci invidiano un po'! (sigh!).

Ci cimentiamo con un piatto improvvisato e facciamo il baccalà con i pomodori. Ma, madre mia, come è salato!! Mi sorge un dubbio e riprendo l’involucro che lo conteneva. E’ scritto in norvegese ma si intuisce che doveva essere messo a bagno per 10 ore per fargli perdere il sale! Perfetto…sempre dopo! E provare a leggere prima? Ma era tanto bello e morbido che la salatura non è nemmeno stata presa in considerazione. Ormai è fatta, aggiungo acqua ed alla fine ne mangiamo la metà ( anche perché effettivamente era tanto). Decidiamo di continuare la cottura del restante aggiungendo le patate. La cena è molto meno salata e non ne avanza neppure un pezzettino. Il dolce è d’obbligo per concludere la serata di un giorno trascorso all’insegna del gioco a carte, del controllo sistematico del cielo, della lettura delle nostre guide sul sentiero che avremmo voluto fare se non avesse piovuto, E’ ormai sera quando spiove e ci concediamo una passeggiata nei dintorni. Passiamo tra immense distese di stoccafissi appesi a delle apposite impalcature, arriviamo in cima ad una collinetta da cui si gode un’ottima vista sul golfo e sull’immensità del fiordo che si apre davanti a noi.

 

03 luglio 2012 - Fredvang-A-Moskenes-Reine-Borg-Fredvang: km. 200 - ore 4

Non piove anche se il cielo è grigio. Sabina controlla il suo Ipad e ci comunica che domani ci sarà uno splendido sole. Felici per questa notizia partiamo per la visita alle località più a sud. Ci dirigiamo subito ad A, l’ultimo paese delle Lofoten oltre il quale c’è solo il mare. Incantevole! File di casette piccole e rosse appollaiate sulle palafitte rapiscono il nostro sguardo. Raggiungiamo al centro un edificio a due piani aperto sotto a mò di portico, dove sviscerano il merluzzo appena portato dai pescatori, separano la testa  dal resto del corpo e  gettano il tutto  nelle ceste di raccolta o li appendono alle trave: queste operazioni si svolgono su dei tavolacci e rigorosamente a mano! Intorno decine di gabbiani aspettano di ricevere il loro pasto quotidiano senza sforzo alcuno. Anzi, l’edificio che ospita questo lavoro ha le finestre ed i tetti pieni di nidi e… di gabbiani appollaiati naturalmente! Osserviamo la scena con interesse e ci rendiamo conto che la nostra guida (the Rough guide della Avallardi) ha la copertina con un particolare di questo edificio.

Dopo avere girellato tra queste case ottocentesche ed attraverso i ponticelli, ci spostiamo verso Reine, altro gioiello di queste isole. Davanti al piccolo porticciolo ci sono dei gazebo in legno il cui tetto ha la copertura in erba: bellissimi! E’ piacevole attraversare i suoi ponti e notare tante teste di stoccafisso appese. Apprendiamo che queste saranno poi macinate per farne concime o spedite così in Nigeria. Passiamo a Moskenes nel cui porto sono ancorate alcune imponenti navi da crociera. Lungo il percorso ci fermiamo tante volte per osservare i vari scorci del panorama e scattare fotografie.

Decidiamo di fare oggi anche la visita al museo Vichingo di Borg, visto che il tempo è ancora nuvoloso. All’ingresso troviamo una signorina Bergamasca che ci saluta e ci spiega come organizzare la visita. Riceviamo il nostro sconto “senior” e l’audioguida in italiano. La costruzione si sviluppa in lunghezza, costruita sul luogo dove sono stati trovati i resti della dimora più grande del capo vichingo. All’interno si può assistere ad un video che narra la storia di Olav, ci sono sale contenenti copie di oggetti antichi, nonché la ricostruzione della stanza da letto, della sala del trono, ed esposizioni delle loro attività, dalla tessitura alla lavorazione del legno, alla conservazione degli alimenti. A disposizione dei visitatori armature, elmi e spade per immortalarsi da “re vichingo”.  L’abbiamo trovato interessante e molto ben disposto.

 

Primo incontro con la Norvegia

 

04 luglio 2012 - Fredvang-Eggum-Fredvang: km 150 - ore 3

Il mattino ci accoglie con un sole splendido. Velocemente ci prepariamo ed in tre quarti d’ora raggiungiamo Unstad, una manciata di case affacciate sull’oceano, dove molti turisti fanno surf. Noi abbiamo deciso di lasciare la macchina qui e raggiungere a piedi Eggum. Da qui parte infatti un sentiero che, sempre con vista mare a sinistra, raggiunge questa località dopo avere “scavalcato “ dei monti. E la parola è proprio esatta: scavalcato in tutti i sensi! Il sentiero parte salendo dolcemente mentre l’insenatura dalle onde spumeggianti  si allontana pian piano. Giunti alla prima curva a destra il sentiero si fa viottolo ed il terreno è impregnato d’acqua a causa della pioggia di due giorni fa. Bisogna stare attenti. Ma il bello arriva quando, dopo un’altra leggera curva per seguire la conformazione della montagna, il sentiero inizia a scendere: è brutto e scivoloso ma, grazie al cielo, ci sono le corde perchè molti sono i passaggi sul dirupo ed in questi casi Remo mi deve aiutare più volte. I nostri amici che ci seguono incontrano le nostre stesse difficoltà. Dopo alcuni sali-scendi ed alcuni borbottii, arriviamo al faro. Posto su di una decisa curva a destra, bianco e rosso fa bella mostra di sé. Bene, sino qui siamo arrivati. Alla faccia del sentiero molto frequentato: non abbiamo ancora visto nessuno. Ci viene persino il dubbio di avere sbagliato qualcosa, ma, fatte le debite deduzioni, siamo certi che il sentiero è quello corretto, anche se di indicazioni ce ne sono ben poche.

Dopo la breve sosta per scattare le foto dobbiamo riprendere il cammino: Eggum è ancora lontana. E qui non si sa dove andare. Ci sono due sentieri visibili ( senza insegne ). Remo prova a perlustrare quello basso, ma ad un certo punto finisce e per scendere sulla parte ciottolosa della costa c’è un bel salto da fare: meglio prendere quello alto. Ok. Si parte. Ma madre mia, ci siamo trovati a camminare sul sentiero “delle capre”: viottolo stretto a strapiombo, canaloni letteralmente da saltare. Ma il pensiero di tornare indietro mi fa affrontare con l’aiuto di Remo anche queste difficoltà: scavalco e salto sperando che ogni volta sia l’ultima. E finalmente il sentiero migliora, scendiamo dolcemente sino ad arrivare al piano. Lo spettacolo che ci ha sino ad ora accompagnato è veramente superbo; non fa caldo, ma il sole accompagna i nostri passi ed Eggum ci sta aspettando , appollaiata e sonnacchiosa tra una bellissima spiaggia, prima di sassi e poi di sabbia bianca, ed altissime montagne. I colori sono quelli di una tavolozza di un grande pittore: vanno dall’azzurro del cielo, al blu del mare, al verde dei prati, al giallo dei fiori al rosso delle case, al grigioverde delle montagne, tutto illuminato dai raggi del sole. L’aria è tersa come non mai.  Lungo il vialetto di ingresso alla zona di sosta, ecco la famosa testa in ferro appoggiata su granito, dell’artista svizzero Markus Raetz. E’ veramente bella e la sua caratteristica sono le sedici sfaccettature diverse che puoi notare osservandola da altrettanti punti di osservazione. A noi colpisce il fatto che, fotografata da un lato è una testa classica, dal lato opposto sembra una testa capovolta e le foto lo dimostrano chiaramente.

Raggiungiamo poi i resti di una postazione militare alloggiata su di un cucuzzolo pieno di fiori gialli. Ai piedi dello stesso, vista mare, c’è un tavolino da pic-nic che diventa subito la nostra “postazione” per consumare il pranzo. Siamo felici per avere superato le difficoltà ma la sottoscritta si rifiuta di rifare lo stesso percorso per tornare alla macchina e Flores ne conviene. Preferisco farmi trenta chilometri a piedi per aggirare la montagna e tornare dalla strada asfaltata. Ma i nostri cavalieri ( che lo sono di nome e di fatto ), si offrono per tornare dallo stesso sentiero, recuperare l’auto e venire a prenderci dall’altra parte.  E così viene fatto: dopo aver pennichellato un po’, scattate le debite foto, i baldi giovani tornano verso Unstad, mentre Flores ed io andiamo verso il centro di  Eggum. Belle le casette, belle le montagne, bello il mare. Per non parlare della bianchissima spiaggia. Staremmo delle ore sedute su degli scogli ad ammirare il variare dei colori del mare. Piano piano decidiamo di incamminarci sulla strada principale da cui dovrebbero arrivare “i nostri”. Ed ecco, ad un certo punto, spunta la polo rossa … sono loro! Bravissimi!!! Li portiamo ad ammirare il piccolo faro e la spiaggia. Poi, soddisfatti e a malincuore, torniamo verso casa.

Ma la giornata non è finita, perché di fatto in questo periodo il sole non tramonta mai e, visto che è il primo giorno sereno alle Lofoten, decidiamo di andare a vedere il famoso “sole di mezzanotte”Sono le ventitré e mezza quando partiamo da casa e dopo tre chilometri siamo ad una postazione ”belvedere”, armati di macchina fotografica e di cavalletto. Siamo anche vestiti con giacca a vento, papalina e guanti perché fa proprio freddo. Il sole è davanti a noi che si specchia nell’acqua ed illumina tutto attorno con i suoi raggi. Non sono luminosi come a mezzogiorno, ma tendono al rosa, al rosso, all’arancione diffondendo attorno a noi una calda magia. Fino all’una, un po' fuori per scattare foto in sequenza, un po’ in macchina per riscaldarci,  osserviamo questo fenomeno: il sole non scende mai sotto la linea dell’orizzonte, ma si sposta di lato. Bisogna assolutamente festeggiare un simile avvenimento! Ci siamo portati acqua calda, cappuccino Nestlè ed un dolce comperato al super: brindiamo e ci scaldiamo così, seduti su di una grande roccia, col sole in fronte all’una e trenta di notte. A malincuore dobbiamo tornare verso la nostra Rorbuer ma strada facendo ci fermiamo a fare altre foto: la luce è troppo bella e particolare per non immortalarla, anche se i nostri occhi e la nostra anima non la scorderanno più.

Non abbiamo per niente sonno per l’eccitazione di questa splendida e piena giornata, ma bisogna dormire almeno qualche ora: domani inizia il nostro rientro, con tante cose ancora da vedere, perciò dobbiamo fare i bagagli e lasciare Fredvang.

 

05 luglio 2012 - Fredvang-Nusfjord-Svolvaer-Skutvik-Fauske: km. 320 - ore 5 (+ traghetto ore 2,15)

Il sole splende ancora e dopo avere fatto colazione e caricata la macchina, diamo uno sguardo a questo incantevole posto e ci dirigiamo verso Nusfjord. Qui ci siamo già stati, ma solo esternamente perché il tempo era grigio. Oggi, con il cielo sereno, raggiungiamo il villaggio che si può visitare solo dietro pagamento di 50 corone a testa di biglietto ingresso. L’apertura è alle dieci e siamo i primi. Le casette sono in fila, appollaiate sulle palafitte, e per raggiungerle si percorrono stradine in legno sopraelevate. Visitiamo un piccolo museo che narra la storia dei pescatori di merluzzo. Le nostre macchine fotografiche immortalano un insieme di porticcioli dall'acqua blu, file di rorbuer rosse con alle spalle montagne a tratti innevate con lo sfondo di un cielo bellissimo.

Terminata la visita con calma riprendiamo la strada verso Svolvaer dove ci fermiamo per gli ultimi acquisti. Alle dodici e trenta troviamo posto per il nostro spuntino presso un laghetto, seduti sul muretto, davanti a noi una piccola barca che sonnecchia sulle acque tranquille in cui tutto si riflette come in uno specchio. Andiamo poi all’imbarco perché il nostro traghetto parte alle 16,30 e ci mettiamo sulla corsia preferenziale riservata a chi ha già prenotato. Il magone per questo “distacco” mi fa venire le lacrime agli occhi che prontamente ricaccio indietro. Il percorso prevede un attracco veloce a Skrova ed è identico a quello di andata, ma con la differenza del cielo limpido. Anche se il vento del traghetto ci fa rabbrividire passeremo le due ore a mezza dentro e fuori, a guardare le piccole isole che man mano ci passano accanto, i fari che spuntano qua e là e la costa che si avvicina sempre più. Velocemente siamo sull’altra sponda, a Skutvik. La strada è tanta ancora, ma abbiamo prenotato via mail la Hytter al campeggio di Fauske, lo stesso presso cui abbiamo già alloggiato all’andata, perciò siamo tranquilli.

Quando arriviamo sono ormai le nove passate, il bungalow non è bello come il primo, ma ha due camere e la solita cucina attrezzata e ci va benone.

 

06 luglio 2012 - Fauske-Asen: km. 650 - ore 11

Ci svegliamo presto come al solito. Sono solo le sei quando cominciamo a disfare i letti con una certa frenesia: Remo è preoccupato per i chilometri e per il fatto che le nostre continue e-mail inviate al campeggio dove vogliamo fermarci sono state ignorate. C’è la paura di arrivare tardi e non trovare posto. Finito di preparare il bagaglio andiamo in cucina e prepariamo la colazione. Riprendiamo la strada osservando sempre il paesaggio che scorre lento dai nostri finestrini. Ci fermiamo ancora al Circolo polare artico, facciamo qualche acquisto e riprendiamo a macinar chilometri.

Arriviamo ad Asen, troviamo con facilità il campeggio in cui abbiamo già soggiornato. La signora ci riconosce, ed in un battibaleno siamo accomodati nella nostra Hytter. Un po’ stanchi ma felici di avere recuperato una tappa sulle previsione di partenza. Le strade sono veramente scorrevoli e belle a differenza di tante affermazioni lette sui diari di viaggio e sulle guide. Sono larghe a sufficienza ed il rispetto dei limiti non è affatto di ostacolo, anzi ci permette di gustare meglio le meraviglie di questo paese.

 

07 luglio 2012 - Asen-Kristiansund: Km. 300 - ore 5

Le ore del mattino hanno l’oro in bocca ed anche oggi partiamo presto: il campeggio è ancora tutto addormentato tranne due motociclisti che hanno piantato la tenda davanti a noi. Dopo un’ora circa di strada arriviamo a Trondheim e ci fermiamo per vedere la famosissima Nidaros Domkirke, centro importantissimo di pellegrinaggio all'inizio della strada per Oslo, dedicata a Saint Olav, re vichingo nato nel 995 e morto vicino a Trondheim nel 1030. Bellissimo il fonte battesimale in steatite con quattro bassorilievi dedicati al battesimo di Gesù, ad Adamo e Eva, a Noè e alla Resurrezione. Interessante anche il pannello frontale dell’altare trecentesco che si trova in una cappella dietro l’altare maggiore in cui si racconta la storia di Sant'Olav.

Il tempo come si sa è tiranno e verso mezzogiorno riprendiamo il cammino dopo avere fatto il nostro spuntino con vista su di un fiordo. Arriviamo al campeggio è troviamo posto in un bungalow  piccolo ma carino: come sempre la sala è grande ma le camere sono ridotte ai minimi termini. La stanchezza del viaggio comincia a far capolino e dopo cena andiamo subito a dormire.

 

08 luglio 2012 - Kristiansund-Oslo: km. 630 - ore 10

La Norvegia si sta rendendo conto che il nostro addio è imminente e … si mette a piangere! Sì, purtroppo oggi piove. Abbiamo fatto questa deviazione per ammirare la strada “ dell’Atlantico”, una meravigliosa opera di ingegneria che comprende un ponte bellissimo, armonioso, ed un sacco di collegamenti tra le varie isolette; ma il tempo ci consente solo una piccola sosta nel punto più panoramico che non rende assolutamente niente causa acqua e nebbia. Siamo delusi ma al tempo non si comanda ed ammirando comunque il grigiore che ci circonda pieghiamo verso sinistra sulla strada che ci porterà ad Oslo.

Ci fermiamo a mangiare un panino a Slettafossen, una bellissima ed impetuosa cascata e, con l’aiuto del nostro protettore “San Tom-tom” arriviamo in città e troviamo il campeggio prenotato via telefono senza nessun problema. Sono le venti ed il nostro bungalow è lì che ci aspetta con la solita sala-cucina e due minicamerette con i letti a castello. I servizi in comune sono numerosi e puliti. Arriva anche il pullman con annesso “l’hotel viaggiante”: esso ospita una trentina di tedeschi che dormono nel “bunker” a tre piani trascinato dal pullman stesso!!! Mamma mia! Andiamo a nanna con il tempo ancora imbronciato.

 

09 luglio 2012 - Oslo

Dedichiamo la giornata alla visita di Oslo. Davanti al nostro campeggio partono gli autobus che in mezz'ora ci portano in centro. Scappa qualche goccia di pioggia e, armati di ombrellini (i norvegesi invece sembrano incuranti dell’acqua e se ne vanno tranquilli a spasso bagnandosi i capelli come se fosse la cosa più naturale di questo mondo!), imbocchiamo la strada centrale, la Karls Johans Gate, e arriviamo al bellissimo Parlamento. Vorremmo visitarlo ma le ore non coincidono perciò andiamo verso il Duomo che visitiamo e poi seguiamo le frecce che portano alla Fortezza di Akershus. Quando arriviamo piove bene e siamo ben felici di entrare a visitarla. La fortezza è ben arredata anche se gli oggetti non sono di gran valore e ci piace sapere che ancor oggi alcune sale vengono utilizzate per cerimonie ufficiali: lunghissimo il tavolo della sala da pranzo. Interessante anche il mausoleo dei re di Norvegia e la relativa cappella. Quando usciamo piove ancora. Si è fatto mezzogiorno e cerchiamo un posto per mangiare che troviamo lungo la strada che porta verso il duomo: due sandwich senza pretese e Coca Cola. E il solito cappuccino dopo pranzo??? Niente paura oggi si va a bere il caffè all’Hard Rock Café! Ed eccoci immersi nella ricerca delle magliette su commissione per Simone, per un omaggio a Marco che via internet ha inserito sul computer Sky e con questo ha aggiustato a quattromila chilometri di distanza il nostro Tom-Tom, per Alice e… naturalmente per noi! Appollaiati sulle sedie alte del bancone ci gustiamo il caffè.

Poiché il tempo è sempre imbronciato Remo ed io decidiamo di tornare al campeggio per vedere se riusciamo a collegarci ad internet per prenotare l’alloggio di domani: purtroppo si può usare il PC solo alla reception, dietro richiesta della passowrd che scopriamo avere la durata di un’ora!! Poi devi chiederne un’altra! A Oslo? Tutti questi problemi di collegamento? La cosa ci lascia piuttosto stupiti, ma così è e ci dobbiamo adeguare. I nostri amici nel frattempo sono rimasti a girellare in città; il cielo ora si è schiarito e con calma rientrano e ci raggiungono che siamo ancora alla ricerca del “rifugio”. Abbiamo mandato la mail, ma ancora nessuna risposta. Ci prendiamo bene nota degli indirizzi dei due campeggi di Kopenhagen che ci interessano e di alcuni alberghi. La sera passa veloce ed arriva l’ora di coricarsi. Anche per i clienti del Track-hotel!

 

10 luglio 2012 - Oslo-Kopenhagen: km. 650 - ore 9

Ci alziamo presto e siamo i primi ai bagni. Anche i tedeschi si sono svegliati mentre il resto del campeggio sonnecchia. Salutiamo il Bogstad Camping e la Norvegia: ora inizia il vero rientro! Oggi attraverseremo il primo dei due lunghi ponti ( che ci costano 75 euro di ticket! ). Il tempo e bello ed alla frontiera ci fermiamo per recuperare la nostra Tax free. Diligentemente abbiamo raggruppato gli scontrini, preparata la merce per il controllo. Andiamo allo sportello di un negozio di souvenir e la cosa è molto semplice: presentiamo i ticket, compiliamo un format con i nostri dati, consegniamo la carta di credito ed il gioco è fatto: in men che non si dica l’operatore predispone l’operazione di accredito della percentuale del 19% su quanto acquistato. E non chiede neppure di verificare la merce. Detta cifra ci verrà materialmente accreditata in Italia e la troveremo sul nostro estratto conto al rientro.

Puntiamo dritti verso Malmo. Attraversiamo il ponte-tunnel inaugurato nel 2000, lungo 16 chilometri. Entriamo facilmente in Kopenahgen e decidiamo per il campeggio Bellahoj Camping. Purtroppo troviamo solo un “container” per due. Angelo e Flores decidono di sfruttare almeno una volta la tenda ed ecco che ci installiamo in questo grande posto con servizi veramente scadenti. La cucina è comune e, prendendola con filosofia, ci cuciniamo l’ultima pasta “fai da te”. La cucina è distante e scomoda,  dove si può solo cucinare e lavare. Pertanto cuociamo la pasta, scoliamo e portiamo il tutto presso il nostro “alloggio”! Mangiamo su un piccolo tavolino tondo, Il buon umore non manca, coma la solita birra ed il caffè. Oggi diamo l’addio all'altra santa protettrice di questo viaggio, la “Santa Pentola di Remo”! Ha perso i manici, ha i suoi anni… ne ha cotta e scolata di pasta… resterà a Kopenahgen!

Dopo cena prendiamo il computer, andiamo sotto il tendone comunitario (dove comunque non c’è nessuno) e ci colleghiamo per la ricerca del primo alloggio in Germania per dopodomani. Più o meno riusciremo ad arrivare poco sotto Hannover e, a mezzo booking.com, prenotiamo l’albergo. Perfetto, anche qui non abbiamo l’incubo dell’orario.

Ed ecco, a poco a poco, il cielo si scurisce, arriva la notte: stiamo proprio rientrando. Peccato! Mi piaceva così tanto vedere sempre chiaro! Lentamente, non so a che ora, il cielo piange nuovamente.

 

11 luglio 2012 - Kopenhagen

I nostri amici, infreddoliti, vengono a fare colazione. L’umidità della notte, nonostante i sacchi a pelo, sembra entrata nelle loro ossa. La tenda è molto umida. Decidiamo seduta stante che, visto lo spazio del container nella sua lunghezza, porteranno i materassi e dormiranno dentro con noi.

Nel frattempo il cielo si rischiara e, anche se armati di ombrelli, ci dirigiamo alla fermata dell’autobus che ci porterà in centro. Scendiamo vicino al famoso “Tivoli” (un immenso parco divertimenti ) e ci troviamo subito in una bellissima piazza dove ci giriamo naso all’insù per ammirare quelle stupende costruzioni. Peccato che ci siano dei lavori in corso sul lato alla nostra sinistra che non ci permettono il meraviglioso insieme. Cartina alla mano decidiamo di attraversare a piedi alcuni quartieri per arrivare alla Sirenetta, simbolo di Kopenhagen.  Seguiamo il percorso suggerito svoltando ora a destra ora a sinistra . Entriamo nello Storget, percorso solo pedonale. Ci fermiamo a vedere alcune chiese  e vicino alla Marmorkirken (in ristrutturazione!), decidiamo di fare uno spuntino e la nostra scelta cade su di una piccola tavernetta seminterrata, dove un simpatico signore ci offre sandwich super imbottiti ed un buon caffè. C’è un unico tavolo e siamo seduti con altre due ragazze che mangiano piatti di verdura mista.

Riprendiamo il percorso ed arriviamo in un bellissimo parco, il Kogens Have, dove sorge il Castello di Rosenborg. La struttura ci piace tantissimo e pensiamo di visitarlo dopo. Continuiamo e poco dopo arriviamo al Kastellet, un’antica cittadella cinta da canali. Oggi è un grande parco molto ben curato,  dove risiedono i militari, ma l’accesso è libero a tutti. Facciamo una bella passeggiata, il cielo è sereno, e dopo aver scattato le foto di rito, seguiamo la freccia che indica “Sirenetta”. Ed eccola che appare, piccola ma bellissima! Quello è il punto più frequentato e dobbiamo aspettare il nostro turno. È accoccolata su di un sasso di granito a pochi passi dalla passeggiata. C’è chi, con un breve balzo, riesce a salire sino a toccarla. Noi siamo felici di “autoimmortalarci” con lei alle spalle. Purtroppo dall'altra parte del golfo, spiccano pale eoliche e fabbriche, simbolo della modernità in continuo sviluppo per rendere la nostra vita agiata il più possibile. Dopo averla ammirata  ed avere deciso che non è affatto insignificante come riportano alcune guide, continuiamo il nostro cammino e passiamo vicino ad una bellissima fontana con quattro tori per poi andare a visitare la chiesa Anglicana dedicata a Sant’Albano. Molto bella da fuori con un interno ben curato.

Da qui torniamo sui nostri passi e rientriamo nel grande parco per andare a visitare il Castello di Rosenborg dove assistiamo al cambio della guarda ( militari in divisa mimetica ), che non ci piace assolutamente: troppo impacciati e fuori tempo!. Entriamo in questo castello e ne rimaniamo affascinati per la sfarzosità delle sale,  la bellezza dei soffitti e degli stucchi. Ci facciamo un autoscatto nel grande specchio della sala del trono. Restiamo affascinati dalle maioliche del bagno con tenui colori azzurro e marrone su fondo bianco: tutte una diversa dall’altra! Scendiamo infine nel bunker interrato per vedere il Tesoro. Ed è veramente bellissimo. Oggetti in oro, avorio e le corone esposte in teche di cristallo. Una guardia controlla l’ingresso dei visitatori e ne segue i loro movimenti. Quando usciamo il sole splende ancora e riprendiamo la via per il ritorno da un altro lato. E scopriamo una Kopenaghen animatissima ( ormai sono le sei circa): gente che va e viene, un’infinità di biciclette parcheggiate nelle varie piazze ed i complessini che suonano musica Jazz. Ma è un jazz così dolce che vorresti fermarti ad ascoltare per ore. I vari bar sono affollati e la gente nei tavolini all'aperto sorseggia bibite tra le più svariate. Ci viene fame e decidiamo per una pizza in un locale stretto e lungo. E ci aggiungiamo pure un piatto di patatine e non ci facciamo mancare neppure la birra (Carlsberg naturalmente!).

Soddisfatti usciamo e cerchiamo l’Hard Rock Café per assolvere ai nostri “obblighi” moralmente assunti prima di partire per il viaggio. Troviamo il locale, poco distante dalla fermata dell’autobus e facciamo i nostri acquisti. E chi troviamo come commessa? Una studentessa di Bergamo che ci dice essere felicissima di vivere in questa città. Siamo perfettamente d’accordo ed il nostro desiderio nasce spontaneo: dedicare alcuni giorni di un prossimo viaggio alla scoperta della sola Kopenaghen che ci è apparsa da subito bellissima con un sacco di cose da vedere e da fare.

Poi, il nostro autobus ci riporta al campeggio.

 

12 luglio 2012 - Kopenhagfen-Giesen: Km. 650 - ore 9

Al mattino presto, ultima colazione fai da te con il nostro cappuccino, pane , burro e marmellata. Si sgonfiano i materassini, si disfa la tenda e si parte. Ci aspetta il secondo ponte. Il Grand Bealt, lungo 18 chilometri. La strada corre veloce, i limiti sono ora aumentati ed il clima si alterna tra nuvole e sole.

L’albergo che abbiamo scelto si trova alla periferia di Giesen, ad una trentina di chilometri dopo Hannover. È molto bello ed arioso con grandi camere e relativi bagni. Arriviamo in tempo per farci un riposino. Dietro nostra richiesta la proprietaria ci suggerisce per la cena un locale greco. Raggiungiamo il centro di Giesen in tre chilometri. Paese molto curato, nessuno in giro. Lasciamo l’auto al parcheggio e passeggiamo alla ricerca del locale che troviamo subito. Ci piace appena visto, col colore giallo predominante ed alle pareti rilievi rappresentanti scene dell’olimpo. Il locale si chiama Dyonisio, dio del vino. Ci accomodiamo ad un tavolo per quattro ed il titolare ci porta il menù. È scritto in greco e tedesco. Siamo indecisi sul da farsi ed ho qualche problema nel chiedere spiegazioni su di un piatto illustrato. Ma il nostro “angelo custode” interviene nella persona di un connazionale, amico del proprietario, che vive tra Italia e Germania. Ascoltati i nostri desideri (carne perché è un mese che non ne mangiamo e verdura varia) decidiamo per una verdura di ingresso ed un piatto di carne mista ai ferri poi. L’antipasto è super abbondante e gustosissimo, con le loro tipiche salse, le verdure ed una focaccia che nessun si fa scappare. Poi arriva la carne: un mega vassoio pieno zeppo, con contorno di verdure  cotte. Il tutto annaffiato da della buona birra. Mangiamo a crepapelle ed ancora non riusciamo a finire tutto. Siamo felicissimi della scelta, ancora di più, quando, dopo aver bevuto il caffè, ci viene offerto un liquore a base di limone ed il conto: solo 70 euro!!! Ringraziamo e ci prendiamo come souvenir un tovagliolo a testa dove alcune parole  come “buongiorno, buonotte ecc.” hanno a lato la relativa traduzione in greco. Dopo avere detto: Efharisto e Kalinichta (grazie e buonanotte) rientriamo al nostro alloggio.

 

13 luglio 2012 - Giesen-Rothenburg ob der Tauber: Km. 420 - ore 4

Ci svegliamo con calma, la colazione è alle otto. Ottima con dolce e salato. La signora ci raggiunge in sala e ci invita a rifornirci di affettati e quant’altro delle cose presenti per il nostro spuntino di viaggio. Incredibile! Naturalmente non ce lo facciamo dire due volte e ci confezioniamo i panini per il mezzogiorno. Qualche scroscio di pioggia e del timido sole ci accompagnano lungo questo percorso. È tutta autostrada e rende bene e raggiungiamo presto la nostra destinazione. Abbiamo prenotato ancora da casa un albergo in centro, dentro le mura, il Beckers Hotel. Qualche difficoltà iniziale nel trovare la traversa giusta, poi tutto si sistema ed eccoci arrivati. L’albergo è veramente minuscolo, con il nostro bagno a slalom tra pareti di cartongesso, quello degli amici addirittura in camera, vista letto!!! Tutto però è ben pulito e si dorme bene. È gestito da un italiano del sud che ha sposato una signora di Rothenburg.  Lasciati i nostri bagagli usciamo e dietro suo consiglio saliamo subito sulle mura che circondano la cittadina. Il percorso è piacevole e da sopra si ha subito una vista generale su questa meraviglia. Le mura circondano la città con ben 42 torri di vedetta! Le case sono tutte adorne di fiori colorati con predominanza del rosso. Dopo una lunga passeggiata sulla “ ronda” scendiamo ed iniziamo la visita del centro storico. Della cittadina ci piace tutto: dai negozi pieni di trine, a quelli pieni di dolci. E poi il negozio di Babbo Natale. Manca ancora molto ma, qui a Rothenburg, il negozio dedicato è sempre aperto, pieno di tutto e di più. Quelle musiche, quei giocattoli, quegli arredi dell’albero ci trasportano immediatamente nell’atmosfera natalizia!! Città romantica è stata definita, ed è proprio così.

Andiamo a visitare la chiesa di San Giacomo Apostolo, molto bella anche se con alcune vetrate in restauro. Ogni angolo ti trattiene e non smetteresti più di guardare i particolari dei vari decori. E poi i tetti e punta e le case tutte colorate che ci ricordano l’appena visto Bryggen. Compriamo qualche souvenir e per cena andiamo al ristorante davanti al comune, sulla piazza principale. Il cibo non è male, a parte il dolce che sembra così invitante, ma è durissimo. Terminiamo la cena e fuori è già buio. E verso le dieci arrivano le “ronde notturne”, intabarrate in mantelli neri con lancia e lanterna pronti ad accompagnare i turisti nel dedalo delle vie ed a spiegare loro la storia del tempo che fu. Li guardiamo attraversare la piazza ma non ci uniamo ai gruppi perché i “ciceroni” parlano solo inglese e tedesco e mal comprenderemmo le varie battute. Passeggiamo ancora tra le luci mentre i visitatori scemano chi a tavola, chi a casa. Rientriamo anche noi alla nostra pensione, chiuse le imposte, terminiamo in braccio a Morfeo.

 

14 luglio 2012 - Rothenburg ob der Tauber-Paitone: Km. 669 - ore 7

Ci alziamo presto e facciamo colazione nella minuscola stanzetta dedicata allo scopo. Carichiamo la macchina e chiediamo all'oste se ci tiene il computer sino alla partenza, perché abbiamo intenzione di visitare ancora alcune parti della città che hanno attirato il nostro interesse.

Per prima cosa ci dirigiamo nuovamente in piazza del Mercato, ed andiamo al Municipio per salire sulla piattaforma panoramica situata a 60 metri sulla torre. Siamo i primi e saliamo per gli stretti gradini sino agli ultimi su cui bisogna  proprio “issarsi” per salire sul pianerottolo vista città dove a malapena ci si può stare in sei. La vista è bellissima e scattiamo foto da tutti i lati. Poi con cautela riscendiamo e lasciamo il posto a chi sta aspettando il suo turno. Raggiungiamo Flores che non è salita con noi ed insieme andiamo a visitare il “Museo del Crimine”. Nell'attesa che aprano scattiamo qualche foto alla “ Berlina”, una cesta appesa in cui venivano messi i disonorati affinché tutto il popolo sapesse e gli insultasse, ed alla carrozza aperta dei condannati. Quando entriamo possiamo vedere non solo strumenti di tortura, ma anche strumenti usufruiti per affliggere pene per disonore e per debiti d’onore, dalle maschere di ferro a delle sagome di legno di donna dove venivano letteralmente chiuse le condannate. Fa rabbrividire il pensiero che sono tutti stati veramente usati.

Usciamo e ci tuffiamo nuovamente tra le vie, passiamo ancora una volta davanti alla bellissima “Fontana di Giorgio” e conveniamo tutti che qui ci dovremo tornare per respirare a pieni polmoni quest’aria festosa che sprigiona da qualsiasi parte e vedere un sacco di altri posti che non abbiamo potuto visitare in questa occasione.

Il viaggio durato trenta giorni ed i chilometri percorsi ci invitano, come da programma, a tornare a casa per “metabolizzare” tutto ciò che abbiamo visto, ammirato ed imparato in questo nostro meraviglioso girovagare. Al compimento del novemilacentosedicesimo chilometro, alle nove di sera, arriviamo alle nostre rispettive abitazioni in quel di Paitone, con la Norvegia nel cuore e la voglia, più in là, di tornarci ancora.

La Sicilia, una terra meravigliosa...

 

Numero Viaggiatori: 4

Data di partenza: 03/08/2013

Durata: 15 giorni

Luoghi: Agrigento, Trapani

 

Descrizione del viaggio:

Agrigento e Trapani, le due città che ho visitato durante il mio tour di due settimane in Sicilia, mi sono rimaste davvero nel cuore sia per la loro bellezza che per le persone che lì ho avuto la fortuna di incontrare. Devo ammettere che ho un amore particolare per i libri di Camilleri e per la serie del Commissario Montalbano e probabilmente questo ha contribuito a rendere ancora più intense le emozioni provate. Quando ho visto un episodio alla TV, poche settimane fa, è stato bello riconoscere i luoghi.

Che dire? Ci sono posti che ti restano impressi per sempre e la Sicilia su di me ha proprio questo effetto. Il mare e i paesaggi della Riserva dello Zingaro sono incomparabili e se non fosse stato così caldo mi sarebbe piaciuto percorrere tutti i 7 chilometri e vedere tutte le cale... E poi come definire la Scala dei Turchi, assolutamente meravigliosa. E la valle dei Templi, maestosa...

Tanto da fare e da vedere, per una vacanza che consiglio davvero a tutti!

Siamo a Dushanbe, un altro mondo rispetto all'Uzbekistan. La città è molto più moderna e organizzata per i turisti. La piazza principale è rappresentata da un monumento grandissimo fatto ad arco, con accanto due imponenti leoni e alle spalle una sfilza di fontane con getti d'acqua molto scenografici. Abbiamo solo il tempo di fare un giro e qualche foto. Dobbiamo organizzarci per la prossima destinazione e l'Agra Bank risolve in un attimo tutti i nostri problemi. Con le tasche piene di dollari e il pieno di benzina siamo pronti a un tragitto che ci porterà fino al Kirghizistan attraversando il Pamir.

Prima tappa Khorog. Sono 516 chilometri. Sappiamo della difficoltà che incontreremo riguardo la percorribilità della strada e abbiamo considerato di farli in 10 ore. Al solo pensiero ora ci viene da ridere. Siamo arrivati alle 7 del mattino, 19 ore di macchina, vi lasciamo immaginare come poteva essere la strada. Già chiamarla strada è difficile, tutta attraverso montagne, interminabili tunnel, discese incredibili con strapiombi da brivido, fiumi... Bianchina ha risposto alla grande. Il panorama è incredibile, ci ha dato la forza e il coraggio di andare avanti, con la continua curiosità di vedere cose c’era dopo la curva e rimanendo ogni volta affascinati. Dal punto di vista naturalistico c'è tutto ciò che si possa immaginare: colline, montagne, alle spalle altre montagne più alte con le cime innevate, fiumi, laghi e immense distese verdi. Sembra di stare in una scena di Jurassic Park. Quando cala la notte è un incubo, le buche non si vedono e a ogni sbandata c'è il pericolo di cadere in un dirupo senza fine. Ci siamo persi, o almeno così ci sembrava, solo perché non riuscivamo a vedere più la strada. Bisognava attraversare un fiume con rocce alte quasi un metro, ecco perché pensavamo di esserci persi. Invece quella era la strada da fare. Per 300 chilometri abbiamo percorso tutto il confine con l’Afghanistan, segnato solo da un fiume non più largo di 30 metri. La voglia di attraversarlo e di mettere la nostra bandierina anche in questo stato è stata tanta, ma l’acqua era troppo fredda e abbiamo rinunciato. Ci siamo riposati a turno, se così si può dire, e al nostro arrivo a Khorog abbiamo impiegato giusto il tempo di rifare il pieno, riempire tre taniche di benzina come scorta carburante, mangiare qualcosa e, credeteci o no, siamo subito ripartiti per percorrere l’autostrada più alta del mondo, la Khorog-Osh, conosciuta come il passo del Pamir e chiamato anche Bam-i Dunya. Un tempo era parte della Via della Seta, 740 chilometri di pura bellezza naturalistica.

Il tratto stradale è ben asfaltato e ci permette di mantenere una buona andatura, all’inizio quasi rimpiangiamo il percorso Dushanbe-Khorog, anche se più che accidentato trasmetteva un'adrenalina positiva. Dopo qualche chilometro davanti a noi si apre uno scenario incredibile, siamo all'interno di un film. Una strada dritta e lunga senza fine, ai lati immense distese verdi e intorno tutte montagne, con vette che superano i 7.000 metri, con i 7.719 metri del Kungur, i 7.546 mentri del Muztagata, i 7.495 metri del picco Ismail Samani e i 7.134 del picco Ibn Sina. Una gioia per i nostri occhi. Ci fermiamo per pranzare in una casetta ai lati della strada, zuppa con carne e brodo di montone e una bella focaccia a testa. Ce la caviamo con 5 dollari. Una volta rifocillati, ripartiamo. Incontriamo pochissime auto per molti chilometri. Siamo soli e siamo invasi da una sensazione di libertà e di completa tranquillità. Ci scambiamo pochissime parole, siamo troppo presi ad ammirare il paesaggio e a spaziare con la mente. Durante un fuori strada, Bianchina si arrampica sulla cima di una collina. Da lì continuiamo a piedi: la vista è stupenda, sembra di essere al centro del mondo! Certo, la discesa è un più complicata e ce la siamo fatta tutta con il sedere per terra, una scivolata di quasi 100 metri. Continuiamo a macinare chilometri, finalmente tranquilli sulla sicurezza della strada.

 

 

Mai dire mai e mai distogliere l'attenzione: all’improvviso una buca, un bel salto e dopo un secondo una puzza di carburante invade la macchina. Nel salto il tappo di una tanica di diesel è saltato e 5 litri si sono rovesciati sugli zaini e su tutti i vestiti. Ci fermiamo al volo, apriamo la portiera e anche i nostri vestiti si impregnano. Un disastro, più di un'ora per ripulire, risistemare e buttare ciò che non si può salvare, ossia quasi tutto. Le montagne hanno tremato per le grida, il diesel ancora cola ed è un pericolo anche accendere una sigaretta. Alla fine ripartiamo e il paesaggio cambia notevolmente: ora ci sono solo montagne. Prima la neve ricopriva solo le vette più alte, adesso anche quelle più basse. Il freddo inizia a farsi sentire e anche Bianchina fa fatica. Stiamo salendo considerevolmente, si fa notte, e in 20 secondi di sfortuna succede di tutto: crolla il solito finestrino, un freddo ci ghiaccia, scendiamo e lo risistemiamo, neanche 10 metri e le luci di posizione smettono di funzionare, non sappiamo come ma riusciamo a sistemare a colpi di pugni anche quelle, nell'oscurità prendiamo una buca e sentiamo che la macchina sbanda, scendiamo già sapendo a cosa andiamo incontro. Abbiamo bucato.

 

 

Vento, freddo, puzza di diesel, uno di noi con una mano mezza rotta... non ci importa niente, siamo così felici di essere in un posto così bello ed entusiasmante che tra battute e risate decidiamo di prendere tutto come un'esperienza divertente. In fin dei conti siamo in un posto unico al mondo e non sono queste le cose che ci possono buttare giù. Rimettiamo tutto in ordine e ripartiamo alla volta della dogana. Al nostro arrivo nevica, siamo passati dai 42 gradi e oltre di Dushanbe agli 0 gradi. Tre controlli da passare: il primo, controllo macchina, il secondo, controllo antidroga. Entriamo, ci chiedono se abbiamo droga con noi. La nostra risposta, naturalmente, è un no secco. Visto che siamo Italiani ci chiedono di cantare L'Italiano. Eseguiamo la nostra performance (stiamo diventando sempre più bravi!) e ci lasciano andare senza controllarci. Al terzo controllo, guardano i passaporti, timbro e via. Possiamo andare ma dopo 36 ore alla guida siamo morti, non possiamo raggiungere Osh, mancano altri 280 chilometri. Chiediamo così di poter dormire in dogana, in macchina, tanto siamo abituati. Loro invece ci offrono due letti liberi nella loro piccola casetta riscaldata alla grande da una stufetta a legna. Sapevamo dell’ospitalità dei Kirziki ma quella dei Palmiri va oltre ogni comprensione, ci hanno fornito coperte, cibo, acqua, sono stati fantastici. Penso che ci abbiano salvato da una morte per assideramento. Quando la mattina ci svegliamo e proviamo a rimettere in moto la macchina, ci vuole mezz'ora per accenderla, si è congelata e noi ci saremmo congelati al suo interno. Per capirci, questa dogana è aperta solo tre mesi l’anno, in inverno la temperatura scende sotto i 60 gradi.

Entriamo così nel tredicesimo stato, a 4.000 metri d’altezza il paesaggio cambia di nuovo. In poco tempo capiamo perché questo passo è considerato così unico. Un panorama indescrivibile, siamo così alti, ma allo stesso tempo così piccoli di fronte alle maestosità di quella catena montuosa. Sotto di noi una strada tortuosa si snoda fino ad arrivare in pianura, una pianura che ricorda molto la Mongolia, distese immense, Yurt sparsi qua e là con i camini fumanti, cavalli liberi di galoppare a loro voglia, mucche, capre e pecore, ogni tipo di bestiame possibile al sostentamento. Una famiglia locale che possiede uno Yurt distante dagli altri ci invita e ci offre una pallina di formaggio appena fatto, la signora lo ha preparato davanti a noi. Per la fame ce lo siamo divorato così velocemente che, senza neppure, chiedercelo altre due palline erano già pronte. Stanchi ma felici per quanto stiamo vivendo, arriviamo ad Osh. Non vogliamo metterci alla ricerca dell'alloggio più economico. Non riusciremmo neanche a fare un altro chilometro. Ma la fortuna gira e viene in nostro aiuto; troviamo un hotel centrale, una stanza molto carina con balconcino a 1.000 sum, circa 15 euro. Accettiamo immediatamente, doccia di un’ora a testa, portiamo tutto in lavanderia ... è giunto il momento di mettersi a dormire!

Per ognuno di noi, camperista dentro, c'è sempre un viaggio chiuso come un sogno nel cassetto, che si desidera prima o poi di poter fare, ognuno di noi sogna sicuramente mete e luoghi diversi... salvo quando si parla di Nordkapp! Quella, invece, è la meta per eccellenza, è la Mecca di chi possiede un camper! Noi, equipaggio potentino, con il DNA degli avventurieri, quest'anno abbiamo deciso di trasformare un mito in realtà e... siamo partiti!

 

Numero Viaggiatori: 4

Data di partenza: 13/07/2013

Durata: 35 giorni

Luoghi: Germania- Danimarca-Norvegia-Finlandia- Svezia

 

Descrizione del viaggio:

Lassù, in quello che può essere considerato il regno dei Lapponi e delle renne, davanti al promontorio roccioso di Nordkapp e lungo la frastagliatissima e splendida costa norvegese, abbiamo attraversato paesaggi assolutamente unici e indimenticabili, avvolti sempre da un silenzio quasi surreali, dove solo i gabbiani paiono esistere...

Abbiamo avuto modo di conoscere, lungo tutto l'itinerario, regioni diverse tra loro, anche in modo assai evidente, appartenenti tutte però a quell'unico, straordinario ambiente chiamato ScandinaviaNordkapp rappresenta una meta particolarmente ambita da tutti i camperisti, questo però finisce anche con l'essere uno dei viaggi più lunghi che si possano affrontare... e più costosi. Per l'elevato costo della vita e dei prodotti alimentari proprio dei paesi nordici, innanzitutto; per questo costituiscono una preziosa risorsa le catene di Hard Discount, tra le più interessanti segnalo Rema 1000 e Kiwi.

La tradizione gastronomica del Nord Europa è certamente assai diversa da quella cui noi siamo abituati. Inoltre la disponibilità di materie prime particolari (si pensi alla carne di renna o a quella di balena) conferisce sapori decisamente diversi e non sempre gradevoli per il nostro gusto. Ottimo è il pesce fresco e sempre ottimo è il salmoneL'area geografica che abbiamo attraversato è stata assai ampia: qui il clima, pur essendo molto variabile anche nei mesi estivi, resta sempre sensibilmente più fresco rispetto alle medie stagionali italiane. È dunque conveniente attrezzare il proprio bagaglio con capi assortiti, dal costume da bagno alla giacca a vento. Da non dimenticare un impermeabile leggero, un cappellino e un paio di guanti, oltre all'immancabile ombrello.

Il nostro viaggio è stato all'insegna della natura, della pace e del silenzio. Abbiamo attraversato buona parte dell'Europa puntando fino al Nord più estremo, verso l'ultimo "spiazzo" raggiungibile con un veicolo: quello di Nordkapp! L'emozione di essere in cima all'Europa è stata davvero forte, di quelle che lasciano un segno dentro ognuno di noi e il fenomeno del sole di mezzanotte è qualcosa di davvero magico!

Non ci sono parole abbastanza significative per esprimere le sensazioni che ho provato nel vedere questi paesaggi fantastici che sembrano uscire da una favola. Così immensi, infiniti, incontaminati, è stato come se il tempo si fosse fermato! Ciò che resta oltre a tutto questo è la serenità e la sensazione di pace provata in questi posti meravigliosi che consiglio a chiunque ne abbia abbastanza della nostra vita frenetica e abbia voglia di rilassarsi.

Alaska in moto, attraverso spazi sconfinati e in mezzo a una natura incontaminata. Un grande paese per grandi emozioni!

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 31/07/2013

Durata: 24 giorni

Luoghi: Denali National Park, Anchorage, Seward, Homer

 

Descrizione del viaggio:

Alaska, basta il nome per immaginare una terra spettacolare. Il mio è stato un lungo viaggio in moto che mi ha permesso di attraversare l'Alaska e lo Yukon. Sosta obbligata al Denali National Park, meraviglioso per chi ama la natura. All'interno del parco abbiamo fatto un tour in autobus, che è il modo migliore per riuscire ad avvistare molti animali, tra cui soprattutto alci, orsi e caribù. Abbiamo deciso di partire nel mese di agosto e abbiamo trovato bel tempo, una condizione quasi necessaria quando si decide di viaggiare in moto. È comunque vero che, purtroppo, gli imprevisti ci sono sempre e non è impossibile incontrare giornate piovose e piuttosto fredde.

Se sullo spettacolo della natura che si incontra in Alaska mi sono già espresso non posso non parlare anche della buona cucina che abbiamo trovato. Ottimo in particolare il pesce, salmone o halibut cucinato alla piastra. Assolutamente da provare! Insomma, per quanto possa sembrare una terra dura e di confine, l'Alaska merita. Un grande viaggio, in una grande terra!

Viaggio in coppia meraviglioso, fisicamente massacrante ma spiritualmente rinvigorente. Abbiamo visto posti bellissimi, vissuto esperienze diverse e mangiato un sacco di "schifezze". Complice un clima perfetto e un'organizzazione minuziosa sono state due settimane favolose.

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 20/04/2013

Durata: 15 GIORNI

Luoghi: Hollywood, Las Vegas, Los Angeles, San Diego, San Francisco, Santa Barbara, Santa Monica

 

Descrizione del viaggio:

Abbiamo visitato tutti i luoghi che si vedono spessissimo in film e in TV e ci sembrava proprio di essere all'interno di quelle fantastiche avventure. La cultura storica e architettonica statunitense è molto diversa dalla nostra, sicuramente più giovane e meno ricca, ma piuttosto affascinante proprio per come viene pubblicizzata nelle loro produzioni cinematografiche! Consiglio di fare questo viaggio proprio con lo scopo di assaporare la vita quotidiana sottolineando le differenze con la nostra quotidianità, che a mio parere sono quasi impercettibili ma ci sono!

Abbiamo lasciato la nostra mitica Torino con un volo Air France destinazione Las Vegas! Dopo una serie di cambi aerei e controlli doganali interminabili siamo atterrati nel condensato delle meraviglie del mondo! Nel giro di pochi isolati abbiamo visitato l'Egitto e le sue piramidi, Parigi e la Tour Eiffeil, Venezia e i suoi canali e tanti altri spettacolari posti... In realtà Las Vegas sembra un gigantesco parco giochi per adulti!!! Essere lì ti estranea dal mondo, si perde facilmente la cognizione del tempo e ci si lascia trasportare da emozionanti avventure studiate proprio per emozionare e divertire i turisti!

Sicuramente giocare ai casinò è un'esperienza da provare ma ci si può benissimo divertire lontano dai tavoli! I prezzi sono vantaggiosi e con cifre abbastanza modeste si può soggiornare in hotel di lusso e banchettare nei tantissimi buffet! Il rlax è assicurato in tutte le piscine e il clima è piacevolmente caldo! Il rovescio della medaglia è che fuori dalla Strip (il lungo viale dove sono posizionati gli hotel più famosi) la città è povera, decadente, malfamata e secondo me anche pericolosa. Con un volo Southwest Airlines abbiamo sorvolato il deserto che circonda tutta Las Vegas per atterrare a San Diego! Città fantastica con un clima caldo per quasi tutto l'anno, il suo fascino secondo me è dato dalla sua dimensione. Sì, la città è a misura d'uomo impreziosita da un lungomare sul quale si specchiano i grattacieli di Downtown e la bellissima isola di Coronado! Ottimo il cibo messicano!

Con un'auto a noleggio siamo partiti alla conquista di Los Angeles: il centro della città e i suoi grattacieli sono stupendi ma fuori dalle zone turistiche alcuni quartieri sembravano un po' pericolosi. Noi avevamo un motel a Hollywood proprio accanto la Walk of Fame. Passeggiare su questa strada stellata è davvero emozionante, in più il Chinese Teather e il Dolby Teather sono sicuramente mete obbligate. Pochi chilometri e si è sulla bellissima spiaggia di Santa Monica. Il profumo dell'oceano e lo scricchiolio del legno rendono la passeggiata sul molo uno dei momenti più suggestivi e romantici della giornata. Al termine ottimi tacos di pesce fresco ti rinfrancano anche la pancia.

Giornata successiva immersione totale nello shopping di Rodeo Drive a Beverly Hills dove l'eleganza e lo stile italiano regnano sovrani! Giorno nuovo tappa nuova: siamo a Santa Barbara, elegante e spagnoleggiante città di mare dove il cibo messicano la fa sempre da padrone. Dopo varie tappe di intermezzo comme Morro Bay, Carmel, e Monterrey, affascinanti paesini di mare dove si gusta un'ottima zuppa di granchio, eccoci arrivati a San Francisco! Bellissima e ripidissima, la città si presenta come un insieme di posti diversi: il Fisherman's con i suoi elefanti marini ti immerge nei profumi dell'oceano e del paesino di mare. Ma due saliti più in là sei su una bellissima collina con delle piccole e colorate casette di legno!

Viene definita la più europea delle città statunitensi ma secondo me è caratterizzata da un fascino tutto suo e fuori dall'ordinario. Stravagante nell'architettura e nella gente che la vive ti fa sentire in un posto fuori dal mondo! Poco significativa la Little Italy ma incisiva la Chinatown, la più grande del mondo, dove anche le costruzioni sono proprio in stile orientale. Da non perdere la visita ad Alcatraz che va prenotata con giorni di anticipo. Infine non si può dimenticare di fare un giro sul famoso Cable car.

Per tutta la vacanza abbiamo utilizzato un abbigliamento estivo, casual e informale, tranne alcune serate dove abbiamo volutamente sfoggiato eleganza tipica italiana! La vacanza è stata meravigliosa:profumi, sapori e colori che ti restano nel cuore! Avrei voglia di tornare immediatamente ma purtroppo ho ancora tanti posti nel mondo da scoprire e quindi darò la precedenza a luoghi nuovi, anche se sicuramente in futuro tornerò a fare un bagnetto nelle acque gelide di Santa Monica!

Pagina 1 di 2