L’immagine ce l’abbiamo tutti in mente: intellettuale, pipa (o sigaro), abbigliamento retrò e una piazza storica. Mettiamo sullo sfondo un periodo cronologico che possa andare dal 1830 al 1940 e avrete la scena perfetta.

In quel tempo, nel periodo dell’Unità d’Italia, dei dibattiti sulla forma dello Stato e della nascita dei primi giornali, il caffè era il luogo di ritrovo per eccellenza, quello dove si infiammavano le idee, dove ne nascevano di nuove e dove anche il pensiero Italico subì un processo di "unità". Ecco dunque un viaggio tra i più bei caffè letterari d'Italia.

 

 

Caffè Florian, Venezia

Aperto dal 1720, un’istituzione. Si trova in Piazza San Marco, nel portico delle Procuratie Nuove. Vista esclusiva sulla Basilica e poltroncine che l’hanno vista lunga. Da Byron, a Goldoni, Goethe, Ugo Foscolo, Charles Dickens e Marcel Proust vi si sono seduti, consumando magari un caffè e rimuginando su opere e scritti.

 

Caffè Greco, Roma

Aperto dalla metà del ‘700, conserva traccia di questa eredità dai numerosi dipinti e manoscritti ancora appesi. Si trova in Via Condotti (il top dello shopping di lusso della Capitale per capirci) e, da sempre, è un punto di ritrovo per pittori, artisti, musicisti e cineasti.

 

Caffè Tommaseo, Trieste

Prende il nome dall’omonima piazza. Aperto dal 1830, nei primi anni del ‘900 ebbe l’onore di ospitare James Joyce. Trieste: terra contesa e di confine. Chissà quante chiacchiere infuocate avranno sentito le mura di questo bar.

 

Caffè Pedrocchi, Padova

Non un caffè, ma un vero e proprio salotto aperto sulla città. Passando per il corso che lo fiancheggia, ne ammirerete le eleganti colonne, il pianoforte sempre accordato e l’inconfondibile odore di caffè. Eh già, perché questo caffè nasce dalla volontà dell’omonima famiglia che qui aveva una torrefazione. Talmente bello che se ne innamorò anche Stendhal, definendolo il “migliore d’Italia”.

Bentrovati all'appuntamento più goloso di Vita da Turista, quello con lo Street food d'autore, perché il palato è raffinato, ma solo a patto di trattarlo bene con delizie come quelle che vi proponiamo anche quest'oggi!

Siamo abbastanza lontani dalle feste di Natale e ancora non troppo vicini al Carnevale per poter ricominciare a parlare di dolci senza sensi di colpa. Oggi ci spostiamo al Nord, per una leccornia che sa di pomeriggi passati a fare merende e “immagazzinare” calorie. La parola chiave è gelato (che ormai viene mangiato in ogni stagione), la seconda coppetta take away. Ciokkolatte è una gelateria aperta nel cuore di Padova e, da qualche tempo, anche a Treviso.

 

 

Gli ingredienti? Latte e panna i fondamentali, frutta di stagione la giusta cornice. Un capitolo a parte meritano gli yogurt, crepes e waffles. Ma diamo uno sguardo ai gusti: il cioccolato è elemento irrinunciabile, associato a zabaione, Bayles con i buranei (tradizionali biscotti veneziani), ciokkomenta, Liquirizia e Babà da passeggio.

Direte voi, cosa ci fa un dolce della nobile tradizione napoletana al freddo nord? Bene, giudicate un po’ voi: il tipico biscotto viene inzuppato in un bagno fatto di rum e arancio o rum e cannella, servito in una coppetta con panna fresca montata, granella di nocciole pralinate e salsa al cioccolato. Come? Avete già l'acquolina in bocca e la "bavetta" in vago stile Homer Simpson? Non vi biasimiamo di certo!

Una variante calda? Ci spostiamo a Cosenza, dove una yogurteria offre un dolce che sa di regalità, sempre all’insegna del mix delle culture gastronomiche: churros, i tipici biscotti spagnoli, serviti con cioccolato caldo. Una tradizione che appartiene sì alla penisola iberica, ma che grazie al turismo di massa conosce sempre più successo anche alle nostre... latitudini!