Come vi abbiamo anticipato ieri, durante la nostra gita alla Grande Muraglia Cinese, anche oggi sarà un'altra giornata alla scoperta di Pechino. Abbiamo cominciato dalla Città Proibita, chiamata così perché per 500 anni è stata chiusa. Il risultato è che ora per recuperare il turismo perso c’è più gente all’interno che in tutta la capitale. Solo per la fila per comprare il biglietto ci abbiamo messo più di un'ora.

Passiamo attraverso il colossale portone d'ingresso e tra i vari "Permesso" e "Mi scusi", riusciamo a metterci in prima fila per qualche foto. Ci sono grandi spazi, piazze larghissime e tutt’intorno le residenze e i palazzi, naturalmente in stile orientale, con tegole color oro e rifiniti con dragoni e uccelli vari. Qui una volta risiedevano due dinastie di imperatori, quella dei Ming e dei Qing. Passiamo attraverso varie porte: Meridian Gate, Divine Military Gate e Gate of Supreme Harmony, poi raggiungiamo le tre sale più importanti della Città Proibita: Hall of Supreme Harmony, la struttura più larga e importante delle tre, costruita nel XV secolo e restaurata nel XVII secolo. Veniva usata per le occasioni cerimoniali, come il compleanno dell'Imperatore e per la nomina e l'incoronazione dei capi militari.

Dietro di questa si trova la Hall of Middle Harmony: era una sala di transito, dove l'Imperatore preparava i suoi discorsi e riceveva i suoi ministri. L'ultima è la Hall of Preserving Harmony, usata soprattutto per i banchetti. Ma non finisce mica qui; ci sono centinaria di altre cose da vadere, come The Palace of Heavenly Purity, The Clock Exhibition Hall, la Hall of Jewellery e tanto altro. Sinceramente, però, c'è veramente troppa gente, non si riesce neanche a camminare e decidiamo di fare una breve visita ai giardini imperiali, una passeggiata attraverso vecchi e malformati cipressi. Cominciamo ad allontanarci dalla massa turistica e ci perdiamo tra le vie della città, non vediamo niente di particolarmente interessante ma almeno camminiamo tranquilli e con poca gente intorno. Alla fine, per fortuna, riusciamo a ritrovare l'uscita, naturalmente grazie all'incontro con qualche turista.

Proprio di fronte si trova la piazza più grande del mondo, Tienanmen Square, un’immensa distesa deserta pavimentata, con al centro un monlite. Fu progettata da Mao per accogliere le parate militari e, durante la Rivoluzione Culturale, ci marciarono più di un milione di persone. È veramente immensa, tanto che è difficile descriverla a parole. Vi diciamo solo che abbiamo impiegato più di dieci minuti per attraversarla. E non c'è neanche una panchina dove sedersi e controlli come agli aeroporti. Proprio quando siamo nel centro, inizia a piovere. Attorno a noi è un fuggi fuggi generale. Dovremmo cogliere l’attimo e fotografarla in quella situazione di caos, ma preferiamo non tirar fuori la macchina fotografica e ripararci.

Attraversiamo di nuovo la zona pedonale e i vari mercatini. Ma è tardi ed è ora di tornare verso l'albergo. Sono le 18.30, abbiamo appena preso gli zaini e raggiungiamo la stazione. Ci aspettano 13 ore di viaggio per raggiungere Xi-An, una passeggiata. Stavolta però niente posti a sedere, abbiamo due Standing Ticket, ossia rimarremo in piedi, oppure ci sbragheremo sotto qualche sedile.

Finalmente siamo a Pechino. E dopo l'infinito viaggio in treno che abbiamo passato, non vediamo davvero l'ora di metterci in marcia! Usciamo dalla stazione e un altro mondo si apre davanti ai nostri occhi. Siamo nella capitale del Paese più popolato del mondo! Le strade sono strapiene di gente, ci sembra che tutta la popolazione stia camminando davanti a noi. Un traffico frenetico, un rumore di clacson assordante, tutti che corrono in direzioni differenti ... un delirio! Ma un delirio bellissimo!

Noi, ancora storditi dal viaggio, dobbiamo raggiungere il Traders Hotel. Finalmente una cosa facile, i servizi della metro funzionano alla grande e sono economicissimi. Ma il nostro alloggio non dista più di 4 chilometri da dove siamo e decidiamo di fare uno strappetto alla regola e concederci il lusso di un taxi. Arriviamo in pochissimo tempo. L'accoglienza è spettacolare, la stanza è stupenda, decidiamo di fare un riposino e di andare alla scoperta di questa fantastica città. Altro che siesta, neanche le bombe a mano ci avrebbero svegliato, figuriamoci le due sveglie che abbiamo sistemato per le due del pomeriggio. Quando apriamo gli occhi è già notte, non siamo poi così tanto dispiaciuti, ci serviva un po' di riposo.

Decidiamo di uscire lo stesso e andiamo in centro, a Tian’anmen Square, la piazza più grande del mondo. Purtroppo è chiusa. Strano ma vero, una piazza chiusa la sera, ha gli orari come i pub. Decidiamo di allora di iniziare il nostro giro turistico domani e ci incamminiamo nella zona pedonale per trovare qualcosa da mangiare. Le strade sono piene di bancarelle che vendono spiedini sia di carne sia di pesce arrosto. Decidiamo però di sederci in un ristorantino e ne troviamo uno tipico nelle vicinanze. Ci consigliano la zuppa della casa, ma al solo pensiero delle zuppe sul treno scegliamo un bel piatto di riso e i famigerati Dumplings ripieni di carne, tipica pietanza del posto. Dobbiamo dire che la scelta è stata ottima: buoni e gustosi e annaffiati da litri di tè verde, che non si rifiuta mai. Continuiamo la nostra passeggiata e ci perdiamo nelle viuzze dove miliardi di bancarelle vendono di tutto. Per capirci, immaginate i nostri classici multimarket gestiti dai cinesi e moltiplicateli all’ennesima potenza. Forse così riuscite a farvi un'idea delle cose che si possono trovare tra questi banchi.

Continuiamo a girare senza meta e arriviamo a un ostello che ci ha ospitato in qualche nostro viaggio passato (stavolta, invece, facciamo i signori e siamo in un albergo stupendo, il Traders Hotel). La zona è piena di backpackers. Ci uniamo a un gruppo di ragazze per qualche birra, ma si fa tardi e un mitico tuc-tuc a un prezzo irrisorio ci riaccompagna all'Hotel. L'idea è di svegliarci presto e in perfetta forma per affrontare una lunga giornata da turisti e per visitare la Città Proibita, ma dopo colazione ci siamo alternati in bagno per tutto il giorno. Non proprio come da programma! Sarà stata la stanchezza dei giorni passati o forse quelle zuppe, il fatto è che siamo usciti solo per mangiare e poi di corsa in camera.

 

 

In pratica, rimandiamo la Città Proibita. La visiteremo prima di prendere il treno per Xi-An mentre domani è il gran giorno della Grande Muraglia Cinese! E non nella tipica zona turistica. Ci aspetta un viaggio un po' più lungo per raggiungere un tratto lungo il quale probabilmente troveremo molta meno gente. Quattro anni fa, in quella zona, era difficile anche trovare una persona per farti fare una foto...

Ci svegliamo alle 6 del mattino e andiamo alla stazione dei treni. Ci hanno detto che i biglietti sono tutti venduti ma vale la pena provare. Ancora non sappiamo cosa ci aspetta. Purtroppo anche se siamo in Kashgar, tutta la Cina funziona con l’orario di Pechino. Non avendo calcolato bene il fuso perdiamo il treno delle 8. È stata una fortuna: avremmo pagato meno ma ci avremmo messo 56 ore. Aspettiamo dunque le 2 del pomeriggio e saliamo sul treno veloce per Urumqui, 189 Yen per 26 ore di viaggio nel vagone Hard Seat, il più economico.

Sin dalla partenza il treno è strapieno, non solo tutti i sedili sono occupati, ma molte persone sono in piedi e girovagano da un posto a un altro, cercando qualcuno libero, anche per poco. Accalcati riusciamo nel nostro piccolo a ricavarci due posti uno davanti all’altro e tra due chiacchiere e partitone a carte il pomeriggio passa senza problemi. Arriva l’ora della cena e ci prepariamo le nostre “zuppe”. Praticamente tutti mangiano nelle stesse scatolette, vogliamo usare i servizi, ma rinunciamo a dieci metri di distanza. Meglio resistere. Per dormire un incubo; nei sedili non possiamo neanche distendere le gambe, prendere sonno è impossibile. Per far dormire almeno uno di noi due, non vi diciamo chi però, l'altro decide di sdraiarsi per terra vicino ad altra gente che ha avuto la stessa idea. Verso le tre del mattino aprendo gli occhi si è ritrovato un piede sul petto con il calzino bucato, non si può fare altro che girarsi dall’altra parte e riprovare a prender sonno. È davvero una notte da incubo. Al risveglio notiamo che il treno rallenta e molta gente scende liberando qualche posto nel nostro vagone, ne approfittiamo subito per allungarci e recuperare qualche ora di sonno. Arriviamo ad Urumqui alle 3 del pomeriggio, abbiamo il tempo di fare la stessa spesa, ossia carne essiccata, zuppe istantanee, acqua e qualche merendina, e andiamo di nuovo alla stazione. Il treno per Pechino riparte alle 5 del pomeriggio, 317 Yen per 42 ore di viaggio, sempre nel vagone Hard Seat.

Mentre aspettiamo siamo assaliti da un gruppo di ragazzi che ci chiedono se vogliamo fare delle foto insieme. Per fortuna è arrivato il nostro treno, altrimenti avremmo dovuto far foto con tutti i giovani di Urumqui. Il treno stavolta è in migliori condizioni, non è molto affollato, i servizi sono molto più puliti e tutti sono molto più cordiali. Se resta così, è una favola! Dopo cena ci mettiamo a dormire distendendoci sui sedili non occupati ma a un certo punto il treno si ferma, noi ci svegliamo, mezza Cina comincia a salire. Qualcosa di indescrivibile, il treno diventa strapieno, nei vagoni c’è ora gente che dorme da tutte le parti, non ci si può neanche muovere, anche dormire per terra è impossibile perché ogni angolo è occupato e tra i sedili c'è un incrocio mai visto di braccia e di gambe. Ci troviamo braccia intorno al collo, teste appoggiate sulle spalle... di tutto. Ci adeguiamo e facciamo lo stesso: per loro sembra naturale, un'ammucchiata di gente, tutti uno sopra l'altro. A ogni fermata scendono 10 persone e ne salgono 100. Al nostro risveglio tutti ci sorridono e parlano con noi. Noi abbiamo due risposte standard: Italia, quando pensiamo che ci stiano chiedendo da dove veniamo, o Pechino, se pensiamo che ci stiano chiedendo la nostra destinazione. Loro tranquillamente continuano a parlarci come se capissimo qualcosa di quello che dicono. Poi tutti insieme ridono e noi sempre con le nostre risposte, Italia o Pechino, tutto il giorno così. Siamo diventati amici ma non conosciamo i loro nomi e loro non conoscono i nostri.

 

 

 

La seconda notte va anche peggio perché avendo preso confidenza durante il giorno neanche si pongono il problema nell’avvicinarsi, si distendono tranquillamente su di te e ti guardano come per dire … Buonanotte! Stavolta però abbiamo uno stratagemma e funziona alla grande. Gomiti alti, ginocchia in avanti e piccole convulsioni durante il finto sonno per fare in modo che si allontanino per paura di essere colpiti. Così riusciamo ad allungare almeno le gambe anche se dopo poche ore tutto torna al caos della notte scorsa. Un tragitto interminabile, 68 ore di viaggio. Voi starete pensando al nostro mal di schiena ... No, è un "mal di tutto"! Alla fine, però, il peggio sono le zuppe, gustose le prime e “tossiche” le altre. Per il bagno c’era sempre una fila chilometrica e quando arrivava il turno, spesso si è costretti a cambiare idea. Quando, alle 10 del mattino, scendiamo dal treno tutti ci hanno voluto salutare personalmente. In fondo come noi anche loro, per risparmiare, hanno sofferto l'inferno del viaggio nel vagone Hard Seat!

Nonostante tutto, però, è stata una bella esperienza. Non capita tutti i giorni di percorrere 4.000 chilometri in treno con gente che neanche conosci e alla fine del viaggio sentirli come persone che conosci da una vita. Sulla piattaforma ci guardsiamo e ridendo ci diciamo, quasi in coro: "Ora andiamo in Hotel, qui in Cina per fortuna siamo ospiti di Chiariva e ci aspetta un letto da favola!". Finalmente!

Sveglia alle 5, colazione super mega abbondante e via diretti alla stazione degli autobus. C'è da spiegare che ci sono vari posti per visitare la Grande Muraglia Cinese, il più conosciuto e il più turistico è a Badaling, ed è anche il più semplice da raggiungere. Ci sono migliaia di minivan che organizzano il trasporto per questa destinazione ma se non si vuole incappare tra migliaia di turisti che scattano foto ed evitare di essere fermati dai proprietari dei negozi che vendono ogni specie di souvenirs, bisogna andare senza dubbio lungo il tratto di Muraglia che da Jinshànling arriva a Simatai.

È anch'esso conosciuto ma è molto meno turistico. Innanzitutto è a 110 chilometri da Pechino e poi il costo per il trasporto è di 400 rmb a persona più il biglietto d’entrata, altri 65 rmb. Questo a meno che non si faccia come noi, ossia: ci si dirige alla stazione Dongzhimen e si prende l’autobus per Mìyun (15 rmb); da qui l’autobus numero 25 per Gubeikou (9 rmb); poi la miglior cosa da fare è chiedere un passaggio per i restanti 11 chilometri fino ad arrivare all'entrata di una delle 7 meraviglie del mondo. Ci si impiega non meno di 3 ore, ma il risparmio è assicurato. Utilizziamo questa soluzione, arriviamo a destinazione e paghiamo l’entrata. Già in lontananza spicca qualche torretta, dopo 10 minuti di cammino appoggiamo il palmo della mano su quei mattoncini che una volta servivano a scoraggiare chiunque avesse voluto entrare nel territorio cinese. Pochi gradini e siamo sopra. Una sensazione di pace ci avvolge, una vista incredibile, una "strada" di mattoni che si arrampica su e giù  tra colline. Non si riesce a vedere la fine, restiamo intontini dalla grandezza e colpiti dalla bellezza; tutto intorno una paesaggio che rende la Muraglia ancora più affascinante. Non riusciamo a credere ai nostri occhi: ci troviamo sulla Grande Muraglia Cinese!

La prima costruzione cominciò più di 2.000 anni fa, durante la dinastia Qin, tra il 221 ed il 207 a.C. Fu eretta per tenere lontano chi aspirava a imprese di conquista. Richiese il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori, per la maggior parte prigionieri politici, ma non funzionò molto bene come arma di difesa. Fu più volte distrutta, specialmente dagli attacchi Mongoli, e poco volte ricostruita. Una volta Genghis Khan disse: "La forza di un muro dipende dal coraggio di coloro che lo difendono”, frase accusatoria nei confronti dei cinese, ma d'altra parte era il loro nemico. In compenso la Grande Muraglia funzionò molto bene per il trasporto di merci e persone attraverso un territorio molto scosceso e per inviare messaggi di fumo alla capitale quando si avvistavano movimenti dei nemici. Cominciamo la nostra camminata, 10 chilometri per raggiungere Simatai, percorribili in 4 ore. L'illusione di una facile passeggiata ci abbandona subito dopo aver passato la prima torretta: ci si presenta una salita incredibile fatta di gradini alti quasi mezzo metro. Sono veramente tanti. Per lo più questa è una zona che non è stata rinnovata e i grandi non sono allineati, cosa che rende ancora più difficile la scatala. Raggiunta la vetta, arriviamo in un’altra torretta. Siamo abbastanza in alto ma decidiamo di salire all’ultimo piano del posto d’avanguardia, raggiungibile tramite una serie stretti gradini che cominciano all’interno della torretta stessa. Pochi secondi dopo ci accorgiamo di essere veramente in alto: si vede un’infinita distesa di mattoncini, smorzata ogni 150/200 metri da una torretta. Il muro non è poi così imponente, sarà alto 3/4 metri, ma ai suoi piedi c’è un dirupo che rendeva ogni attacco molto complicato.

 

 

Rimaniamo immobili per un po' di tempo, prima meditando su quello che poteva essere 2.000 anni fa e poi scattando una miriade di foto. Continuiamo la nostra marcia e ogni volta che ci fermiamo per riprendere fiato ci giriamo per ammirare la bellezza del tragitto appena percorso, facciamo uno stop a metà, giusto il tempo di mangiare qualche merendina e dar fondo a un paio di bottiglie d’acqua. Mancano ancora 4 chilometri quando ci accorgiamo che un cartello indica che non si può più continuare. La strada verso Simatai è interrotta causa ristrutturazione e una coppia di ragazzi ci conferma che poco più avanti ci sono dei militari più che contenti di dare 3000 rmb di multa a coloro che trasgrediscono alla regola. L’alternativa è tornare indietro di due torrette, intraprendere la discesa e raggiungere un parcheggio dove prendere un taxi. Taxi? No way! Ma è l’unica alternativa. Prima di scendere ci fermiamo 10 minuti ad osservare la Grande Muraglia per l’ultima volta; è stato un momento incredibile, ci abbiamo camminato per 6 chilometri e ricorderemo per sempre ogni passo.

Man mano che ci avviciniamo alla strada ci assalgono con prezzi atroci, chi chiede 400 rmb, chi ne vuole 500. Noi diciamo a tutti che non paghiamo meno di 1.000 a persona, qualcuno di loro ride capendo la presa in giro, altri invece ci credono e chi danno l'ok per 1.000. Ci allontaniamo dal caos e fumiamo una sigaretta. Un paio di loro ci raggiungono e ci dicono che per 200 rmb ci portano a Miyun. Gli spieghiamo che abbiamo già fatto quella stessa strada al contrario e che non siamo dispositi a pagare così tanto quando in autobus costa 9 rmb. Certo però che per raggiungere Gubeikou ci sono da fare 18 chilometri. O si va in taxi o si va a piedi. Come al solito, cominciamo la contrattazione. Partono da 120, concludiamo a 40 con in aggiunta i biglietti d’entrata che abbiamo usato. Non abbiamo capito perché li vogliano, ma ci tengono molto e noi ne approfittiamo per farci abbassare il prezzo.

Al ritorno la strada è la stessa ma per la stanchezza ci addormentiamo sull'autobus e ci svegliano una volta arrivati in città. Arriviamo in albergo in metropolitana e ci buttiamo a letto. Quella di domani sarà un'altra bella e dura giornata: la mattina andiamo a visitare la Città Proibita e alle 9 parte il treno per Xi-An; 13 ore di viaggio, una passeggiata. Visto che i posti a sedere erano terminati stavolta niente Hard seat, ma Standing Ticket… Ci aspettano 13 ore in piedi. Stavolta saremo noi a vagare da un posto all’altro.

La Grande Muraglia è il simbolo della Cina. Un muro, fortificato e dotato di numerose torrette di osservazione, che si estende per migliaia di chilometri (seimila, ma c'è chi dice ottomila e chi addirittura ventunomila) lungo la parte settentrionale del paese, e che per secoli è servita come deterrente contro le invasioni dei popoli vicini. Questo monumento colossale, visibile anche dalla Luna e dichiarato già da anni patrimonio dell'Umanità UNESCO, starebbe però per scomparire, sotto gli effetti inesorabili del dissesto idrogeologico, dell'inquinamento, e del sempre più crescente vandalismo locale e turistico.

Il terribile allarme, che ha già spaventato archeologici, storici e visitatori da tutto il mondo, proviene da Wu Guoqiang, il segretario di un'associazione nata per tutelare il patrimonio storico che è la Grande muraglia. Secondo la Great China Wall Association, infatti, dell'intero percorso (costruito intorno al XIII-XIV secolo) la percentuale che si può definire ben conservata è appena del 10%, mentre il restante 90% è gravemente a rischio, o addirittura ha già subito danni irreparabili.

 

 

Non sono rare le notizie che raccontano di crolli imponenti, o di una sensibile riduzione dell'altezza della Muraglia, che da una media di cinque metri è passata a due, ma l'allarme in questo caso riguarda l'intero tracciato, che cade sotto i colpi di una gestione, locale e generale, disattenta e incurante della valenza storica del sito. Wu Guoqiang, infatti, ha puntato l'indice contro i governi della Cina del nord e contro l'amministrazione di Pechino che, mancando di trasferire fondi per le spese culturali, di fatto è responsabile principale di questo progressivo disfacimento della maggiore attrazione turistica cinese.

Di qui a vent'anni, insomma, si potrebbe rischiare di vedere la Grande Muraglia solo in fotografia, o quanto meno solo nei luoghi a maggiore affluenza turistica, dove è facile che restauri e conservazioni vengano attuati più di frequente. Il fascino di questo monumento, però, sta nella sua interezza, che l'ha reso celebre e visitatissimo. La speranza è che chi di dovere agisca per mantenerlo integro, e per dare alla Cina un futuro, anche culturale, più florido e meno precario.