Viaggiare in treno è l'elogio massimo dello slow travelling, ma viene apprezzato anche (e soprattutto) per questo. La pioggia sul finestrino, la nebbia sulle pianure infinite. Captare una montagna, una chiesa o un paesino lontano e perderlo con lo sguardo non appena si avvicina con la mente.

Questo e molto altro rappresenta il viaggiare in treno. Ci sono destinazioni che si apprezzano solo ed unicamente in questo modo. Oggi vi portiamo proprio alla scoperta di queste mete uniche, raggiungibili non solo, ma preferibilmente viaggiando in treno. Scopriamo insieme quali

 

 

Ecuador, Tren Crucero

Dal 1873, un’istituzione. Un tratto quasi completamente in verticale lungo 41 chilometri che scende dalla ripida collina di Nariz del Diablo fino alla costa. Quattro giorni di viaggio attraverso le montagne andine che hanno fatto guadagnare a questo itinerario il titolo di “treno difficile”. Color rosso fuoco, aspetto retrò e poltroncine di velluto. I paesaggi? Quattordici vulcani, montagne andine innevate e le colorate coste sudamericane. Ad ogni tappa è possibile fare escursioni.

 

Giappone, Shinkansen

Dal 1964, 300 chilometri all’ora. Questo treno compie un itinerario memorabile, unendo Tokyo e Osaka. Un vero pionere dell’alta velocità ante litteram. La formula giapponese, inoltre, comprende un pacchetto treno più hotel che permette così di visitare il paese in velocità, fermandosi nelle tappe più suggestive.

 

Italia, Orient Express

Tutti lo conoscono, anche chi i romanzi di Agatha Christie li ha solo sentiti nominare. Parte da Venezia e arriva a Londra o Budapest toccando rispettivamente Parigi e Vienna. Atmosfera da art deco, paesaggi affascinanti e tocco glamour retrò fanno in modo che questo treno non invecchi mai. Una novità disponibile a breve è la possibilità di arrivare fino in Irlanda.

 

Svizzera, Bernina Express

Un tragitto breve (appena cento chilometri), ma talmente bello da essersi guadagnato il diritto di entrare tra i siti del Patrimonio Unesco. Questo treno rosso parte da Chur, cittadina poco distante da Zurigo e arriva a sud della Confederazione Elvetica passando per 55 gallerie e 196 ponti e valichi tra i più belli delle Alpi. Un itinerario che si perde tra borghi innevati, laghetti montani e abbazie antiche.

 

Russia, Transiberiana

Non potevamo che chiudere con il tratto più lungo e forse più noto della storia di tutti i tempi. Parte dalla stazione Yaroslavsky di Mosca e arriva a Vladivostok, al confine con Cina e Corea del Nord, quasi diecimila chilometri. Sette giorni di viaggio per quasi mille fermate. Le tappe più affascinante? Manciuria, Mongolia, Siberia, il lago Bajkal, gli Urali, che il treno guarda immutati dal 1916, quando venne inaugurato dallo zar Nicola II.

La laguna, le romantiche gite in gondola, il Ponte di Rialto, piazza San Marco. Venezia è il sogno del turista romantico, che sia per una proposta di matrimonio o per l'anniversario di nozze più bello. Il capoluogo veneto ha costruito un vero e proprio mito sul suo essere una laguna, ma sono tante le "città lagunari" nel mondo che reclamano, di volta in volta, il titolo di Venezia del Nord, del Sud e così via. In alcuni casi questa particolare denominazione cela le reali bellezze di queste città, sparse un po' ovunque in Europa.

Oggi vogliamo portarvi a spasso per le copie di Venezia nel Vecchio Continente per scoprire insieme cosa hanno in comune, e cosa no, con la laguna italiana. A voi la scelta di quale sia la più bella.

Noi pensiamo che la nostra Venezia, quella originale, sia assolutamente senza paragoni!

 

 

Amsterdam - La Venezia del nord Europa

Magnifica nel suo stile neerlandese, meta prediletta tra i giovani del Vecchio continente, Amsterdam è la maggiore pretendente al titolo di Venezia di. A buona ragione, si direbbe, vista la sua vasta rete di canali che la attraversa, e che non solo permette le comunicazioni tra luoghi anche distanti, ma è un vero e proprio motivo di attrazione turistica, con battelli antichi e moderni che ne solcano le acque urbane, e che permettono ai visitatori di ammirarne l'architettura da un punto di vista privilegiato. A differenza di Venezia, però, i canali sono "radiali", ovvero partono da un centro e si diffondono a mo' di ragnatela, disegnando una mappa urbana precisa e stabile. Anche i trasporti e il muoversi in città segue regole più simili a qualsiasi altra città, essendo Amsterdam divisa in due parti nette, una più storica e l'altra più urbanistica, dove spostarsi in automobile, ma soprattutto in bicicletta, soppianta quasi interamente il movimento con mezzi acquatici.

 

Annecy - La Venezia francese

Piccola e graziosa, Annecy è la risposta della Francia del sud alla nostra Venezia. Un borgo elegantemente sfiorato dai canali, a ridosso dei quali vennero costruiti i principali edifici e monumenti cittadini, come il Palais de l'Isle (sito proprio all'incontro di due canali interni), la Basilica della Visitazione e i profili bellissimi dei Giardini d'Europa. Come le veneziane gettavano i lamenti del cuore infranto dal Ponte dei Sospiri, così gli abitanti e i turisti ad Annecy possono trovare il giusto coronamento alle loro pulsioni amorose nel Pont des Amours. Questo piccolo ponte, dal profilo in ferro battuto, si trova tra il canale Vassé e il Lago di Annecy (altra meta romantica e "veneziana", da girare con piccole imbarcazioni magari mosse a remi), è incastonato nella natura dei suddetti giardini, ed è legato a un'antica leggenda, secondo la quale chi si scambia un bacio sincero attraversandolo, vivrà una felice e romantica vita insieme.

 

Bruges - La Venezia delle Fiandre

Molto ci sarebbe da spendere nel parlare di Bruges, la bellissima città belga, una delle mete preferite dell'intera nazione, e dei motivi che la rendono una Venezia di prestigio. Vi basterà sapere che, nel 2000, ha ottenuto il riconoscimento come città Patrimonio dell'Umanità per il suo centro storico ben conservato, e che nel 2002 è stata scelta come Capitale europea della cultura. I larghi canali, anch'essi navigabili al pari della città italiana, sono infatti gli spartiacque ideali tra alcune delle attrazioni più imponenti di Bruges, come il Belfort, la Torre civica cittadina in stile gotico brabantino, la Chiesa di Notre Dame con il suo altissimo campanile da 122 metri, ma anche il Municipio, altro monumento "laico" di grande bellezza. Passeggiando poi lungo i fianchi del canale Rozenhoed, si scopre perché questa città sia meta di tanti turisti, che la definiscono "romantica e appassionante".

 

San Pietroburgo - La Venezia russa

L'Hermitage e il Palazzo d'Inverno, i ricchissimi decori delle stazioni della metropolitana e le cupole dorate della Cattedrale di San Nicola. Se parliamo di prospettive e scenari, San Pietroburgo si pone in cima alle imitazioni meglio riuscite di Venezia. In verità, la seconda città più grande di Russia (ma la prima se parliamo di arrivi turistici e numero di attrazioni e monumenti) è un gioiello a se stante, che ha goduto dell'ammirazione degli Zar e della loro potenza economica e sociale, trasformandosi in un museo a cielo aperto, attraversato dal fiume Volga e dai suoi canali "urbani", e che hanno permesso lo sviluppo, in epoca recente, di un vero e proprio sviluppo fluviale, fatto di crociere sul fiume, e di un'architettura che proprio dall'acqua trae ispirazione nei colori, nelle forme e, perché no, anche nei suoni e nelle emozioni che suscita.

 

Avete presente la saga di Silent Hill? Libri, videogiochi, film: tutti ambientati in questa città del Maine che altro non è che una location inventata. Facendo un giro per il mondo, però, è possibile tracciare un vero e proprio itinerario di città che ricordano il vuoto di Silent Hill, da anni abbandonate e in balia di loro stesse. 

 

 

Incendi e altri disastri

Nel silenzio surreale che regna a Bodie (California) sembra quasi di sentire ancora le voci dei minatori che a metà Ottocento ne fecero uno dei principali centri della corsa all'oro. Dopo l’incendio avvenuto negli anni Trenta, la città si trasformò nella rovina che è oggi, con le case lasciate esattamente com’erano a quel tempo.

 

© Francesco Orfei - Wikipedia

 

Quando viene a mancare la reperibilità di risorse naturali che servono al sostentamento delle persone, viene meno anche l’abitabilità di un posto. Un esempio tutto italiano è quello del comune di Craco, in Basilicata. Questo borgo di origine medievale, che si presenta arroccato sugli Appennini, si è svuotato in seguito ad una frana che aveva minato l’impianto idrico, e la torre del suo castello medievale ora sembra fare da guardia agli scheletri delle case diroccate e abbandonate. È evidente, però, che è un posto che continua a conservare il suo fascino, se è stato scelto addirittura da Mel Gibson come cornice del suo film La passione di Cristo.

 

Idéfix (CC BY-SA 3.0)

 

La cittadina ucraina di Pripyat ha avuto la sventura di situarsi intorno all’area della centrale nucleare di Černobyl. In seguito alla sua esplosione, fu evacuata e agli abitanti fu proibito fare ritorno. Vittima di saccheggi, razzie e atti vandalici nonostante la pericolosità radioattiva, con la sua ruota panoramica che si staglia nel mezzo della più totale desolazione è solo un fantasma di se stessa, uno di quei posti in cui Stephen King amerebbe ambientare uno dei suoi macabri romanzi.

 

da www.touristmaker.com

 

Posti della memoria che nessuno vuole ricordare (e vivere)

Chi vuole vivere in posti che sono stati teatri di guerra, e che sono segnati ad ogni angolo da rovine che ricordano la tragedia? La risposta è: nessuno. Case sventrate e bombe inesplose nelle strade bastano per rendere lo scenario apocalittico: così si presenta Belchite, vittima di un lungo assedio durante la Guerra Civile Spagnola.

 

da billward.co

 

Centinaia tra uomini, donne e bambini, gli abitanti di Oradour-sur-Glane che vennero massacrati per aver resistito ai soldati tedeschi. Attualmente è considerato un luogo della memoria, o meglio lo è ciò che ne è rimasto, dato che il villaggio fu anche raso al suolo. Memoria o no, non sono molte le persone che hanno accettato di rimanere in un paese che odora di morte.

 

Calibas (CC) BY-SA 3.0

 

Kadykchan, in Russia, fu costruita durante la Seconda guerra mondiale dai prigionieri dei gulag. Nata già sotto il segno della dittatura e del dolore, è oggi completamente disabitata, piena di strade fantasma in cui si respira ancora sofferenza.

 

Kadychan

 

Il lavoro nobilita l’uomo. Altrimenti l’uomo se ne va

Se  in un posto non si può lavorare, si va via. Kolmanskop, in Namibia, ne è la prova, una città fantasma dal "fascino spaventoso". Gli edifici decrepiti progressivamente invasi dalla sabbia sono tutto quello che è rimasto di un centro minerario che era molto attivo,  e che conobbe un rapido declino quando il prezzo dei diamanti crollò e furono scoperti giacimenti più ricchi nelle vicinanze. L’emigrazione spontanea, con lo svuotamento del luogo, fu la conseguenza più naturale. 

 

Calips (CC) BY-SA 3.0

 

Fantasmi delle città fantasma

Se le cause contingenti sono determinanti nei processi di creazione delle città fantasma, è vero anche che ad esse sono sempre legate delle leggende, delle storie circondate da un alone di mistero. Ochate, un paesino castigliano,  ha conosciuto un massiccio processo di spopolamento, e nessuno sembra saper spiegare perché. C’è chi dice che sia stato a causa di misteriose epidemie, chi per naturali migrazioni verso aree economicamente migliori, ma il vero motivo è taciuto. Un dato certo è che questa località attira un numero sempre maggiore di turisti curiosi e affascinanti dal paranormale perché pare che nella zona si siano susseguite moltissime apparizioni inspiegabili. Che ne dite? Andreste a fare un giro...

 

Ochate

Dove siamo rimasti? Sì, è venerdì 21 giugno e su consiglio di Ale, ci muoviamo subito per raggiungere la dogana. Arriviamo appena dopo pranzo, andiamo subito dall'ufficiale doganiere e gli facciamo la nostra fatidica domanda. Riusciremo a entrare in Russia? Dopo quello che abbiamo letto, abbiamo qualche dubbio. Ci guarda insospettito e ci chiede i passaporti. Più che pronti gli mostriamo tutti i documenti e lui ci fa notare quello che già sappiamo: Bianchina deve essere parcheggiata in dogana entro la mezzanotte del 22 e possiamo entrare in territorio russo solo dopo la mezzanotte del 24. Ancora però non ha risposto alla nostra domanda. Possiamo entrare in Russia? Fa una chiamata, il nostro cuore smette di battere per un minuto, finché l'ufficiale chiude la comunicazione e dice che non c'è nessun problema. Sorridiamo, pericolo scampato!

Abbiamo ricevuto la conferma che entreremo in Russia (anche se non ci crederemo finché non avremo superato il confine). Dobbiamo solo trovare qualcosa da fare per questi due giorni, venerdì e sabato, prima di rientrare in dogana e parcheggiare Bianchina fino alla mezzanotte di lunedì 24. Che si fa? È lo stesso ufficiale a consigliarci un paesino balneare che si trova a 25 chilometri di distanza. L'unica è accettare, non è che abbiamo molte alternative. Arriviamo e non vediamo granché. Sulla spiaggia però ci sono dei lettini. Ne prendiamo due per tutta la giornata (costo 1 euro a testa, anzi 1 manat, la moneta azera) e ci addormentiamo un paio d'ore sotto il sole. Alle 5 dobbiamo trovare un posto per dormire. In tasca abbiamo solo 35 manat ed è alto rischio che non ci bastino neanche per dormire. Stavolta, però, la fortuna ci aiuta. L'Elay, un ostello a 20 metri da dove abbiamo parcheggiato, offre a 10 euro a persona e noi per 12 riusciamo a includere anche la cena. Veramente un ottimo deal, stanza carinissima con balconcino affacciato sul mare. Anche la cena è ottima. Di internet neanche a parlarne. L'unico diversivo è fare un giro sulla spiaggia piena di mucche e un filmetto prima di andare a dormire.

Sveglia a mezzogiorno. È sabato 22 giugno, il nostro ultimo giorno "di libertà". Solita routine e via di nuovo in spiaggia. Mentre ci avviciniamo al cancello d'uscita la “mama” dell’ostello ci chiede se abbiamo fame. Ovvio che sì! E ci ospita per pranzo! Facciamo gli onori di casa spazzolando tutto, ripulendo letteralmente i piatti, mentre loro tra una risata e un sorriso cominciano a chiederci qualunque cosa. Sono troppo curiosi di sapere come siamo arrivati a Nabran, e in effetti dubitiamo che un italiano prima di noi sia mai passato da queste parti. Diventiamo amici, sorprendendoci dei miglioramenti che il nostro russo sta facendo. Dopo qualche altra ora in spiaggia trascorsa con Victor, il responsabile di un gruppo di ragazzi a riposo dopo una settimana di lavoro, torniamo da Bianchina. Sono le 6 di sabato pomeriggio. Dobbiamo andare alla dogana. Entro mezzanotte la nostra auto deve essere ferma. Abbiamo notato che la fila non è mai molto lunga ma è lenta. Meglio avviarsi per tempo. Mentre sistemiamo gli zaini la “mama” ci chiede se abbiamo fame. Impossibile rifiutare l’invito, primo perché potrebbe essere il nostro ultimo pasto e poi perché è tutto così buono. Stavolta ci superiamo e ci portano anche il bis. Per fortuna abbiamo incontrato queste persone così ospitali e simpatiche, che hanno rallegrato le nostre giornate e riempito per bene i nostri stomaci. Non ci ricorderemo di questo posto per il paesaggio, ma per la gente che abbiamo incontrato. Sono stati davvero fantastici!

Siamo in fila per la dogana. È ancora sabato pomeriggio. Spendiamo i nostri ultimi 11 manat per 8 wurstel, 2 bottiglie d’acqua, un tronchetto di cioccolata e un pacco di patatine alla paprica. Ora si pone un altro problema. Una volta parcheggiata la macchina, non potremo dormirci dentro e senza soldi saremo costretti a restare fuori dalla dogana per più di 24 ore, un tempo interminabile in queste condizioni. Speriamo che qualcuno ci aiuti!

La nostra speranza è ben riposta. I doganieri, incuriositi dalla nostra situazione e forse catturati dalla buona volontà di esprimerci nella loro lingua, decidono di farci rimanere dentro la dogana. Almeno potremo dormire a bordo di Bianchina! Tutti i militari sono incuriositi dalla nostra presenza, sono tutti venuti a conoscerci, un po' invidiosi per il viaggio che stiamo affrontando e un po' partecipi del fatto che dovremo trascorrere lì dentro le prossime due notti, fino a lunedì mattina. Ci aiutano in ogni modo, ci portano addirittura una una bella pagnotta per farci due panini con i wurstel che abbiamo comprato. Meglio non parlare del dormire: sembra un incontro di wrestling, niente da fare, entrambi in macchina non c'entriamo. Noi troppo lunghi e la nostra Bianchina troppo corta. Alla fine ci addormentiamo per disperazione ma solo per risvegliarci con mal di collo, mal di ginocchia e mal di testa. Solo il tronchetto al cioccolato ha reso più dolce il risveglio, almeno fin quando è arrivato il momento della domanda che entrambi ci aspettiamo: "E adesso che facciamo?". È domenica mattina. Siamo bloccati fino a domani e dobbiamo trascorrere l'intera giornata in un piazzale tra due dogane, quella Azera e quella Russa. L'unico svago è giocare a carte, super mega sfide di tutti i giochi possibili e immaginabili. Spesso i doganieri si avvicinano e ci guardano incuriositi. Vogliono che gli insegniamo i giochi. Con tutta la buona volontà, ma è una missione impossibile. Riuscite a immaginare cosa significhi insegnare il gioco del tressette in russo a una persona che non ha mai visto un mazzo di carte italiane in vita sua!?!

Le ore passavano lente, la sera sembra non arrivare mai, non abbiamo più niente da mangiare e abbiamo deciso di ripartire con la luce. La regione del Daghestan, quella che dobbiamo attraversare per arrivare alla prima città non è delle più sicure e in molti ci hanno sconsigliato di  viaggiare di notte. Tra i consigli ricevuti, casomai doveste passare da queste parti in auto, c'è anche quello di non fermarsi a chiedere informazioni a nessuno e di non dare assolutamente i documenti originali alla polizia. Per riaverli indietro, anche senza aver fatto niente, il prezzo da pagare è spesso elevato. Ma torniamo alla nostra "casa", la dogana. Il sole non è ancora tramontato e noi non sappiamo più cosa inventarci. Di giocare a carte non ne possiamo più, non possiamo gironzolare troppo, siamo pur sempre in una dogana, il solo pensiero di rimanere in macchina è un incubo, visto che dovremo passarci un'altra nottata. Che fare? Ci siamo ricordati dei giochi che facevamo da bambini; prima ci mettiamo a racimolare tappetti di plastica, lanciandoli con due dita da una distanza di 7/8 metri per far centro in una specie di tinozza, e poi inziamo a giocare a "izza bastone", impossibile da spiegare a chi non lo conosce. Tutto è servito ad arrivare alle 9 di sera. Ora di cena, per chi ha da mangiare, per noi è ora di prepararsi per la notte, una notte di calci e pugni senza nessun vincitore. Niente ci infastidisce ormai, qualunque cosa succeda sarà bella da raccontare. D'altra parte non capita a tutti di trascorrere due giorni in dogana e bisogna essere pronti ad affrontare ogni situazione. Noi ce l'abbiamo fatta. Mancano poche ore, poi sarà notte e di nuovo giorno. L'ingresso in Russia si avvicina. Quando entreremo, se entreremo, siamo pronti a un grande festeggiamento!

Se ci seguite lo sapete già, ma vogliamo dirvelo lo stesso! Siamo riusciti ad entrare in Russia, nonostante molte informazioni dicessero che la frontiera era chiusa. Ora vi raccontiamo com'è andata. Attraversiamo la dogana Azera e ci dirigiamo verso quella russa, non sappiamo cosa ci attende, troppe informazioni contrastanti. Ci chiedono tutti i documenti possibili e immaginabili, ma a questo siamo preparati. Bianchina viene prima completamente svuotata e poi scannerizzata centimetro per centimetro. Un ufficiale della dogana ci prende da parte e comincia un vero e proprio interrogatorio, che si concentra in modo particolare sulla proprietà della macchina. Abbiamo con noi un documento che dimostra che possiamo guidarla ma non è in russo. Prima di partire lo abbiamo tradotto in inglese e in francese, per il Tagikistan. Ma non in russo. L'ufficiale ci dice che non parla nessuna delle due lingue e che è necessario che il documento venga tradotto, con i nomi di tutti gli interessati che devono comparire in un atto autentificato dal notario. Sembra impossibile farcela, ma è stato "solo" difficile: tra un sorriso, una battuta, due stupidaggini riguardo le donne locali, ce l'abbiamo fatta. Nel momento in cui ci hanno timbrato il passaporto è stato più forte di noi: ce li siamo abbracciati tutti, e prima della nostra partenza ancora continuavano a chiedersi perché due italiani fossero apparsi in quella dogana. Davvero strano pensavano loro, e forse sotto sotto lo pensiamo anche noi.

Superata la dogana, ci rimettiamo in marcia. Il nostro unico obiettivo è raggiungere il confine con il Kazakistan il più presto possibile. Per farcela, però, dobbiamo attraversare una regione molto particolare, il Daghestan. Se c'è una cosa che ha caratterizzato questa parte di viaggio sono i posti di blocco: ne abbiamo visti 12 e ci hanno fermato 7 volte. In ogni caso, hanno tentato di estorcerci denaro ma ormai sappiamo come funziona: sorrisi, disponibilità, tempo a disposizione e pazienza. Siamo riusciti a superarli tutti senza pagare neanche un euro. Prima tappa Machackala. Troviamo un hotel a 1.500 rubli, circa 35 euro, ma riusciamo a scendere a mille rubli dopo una breve contrattazione. Subito a nanna, finalmente un letto, dopo due notti passate in macchina in dogana.

È mercoledì. Abbiamo dormito tutto d'un fiato. Sveglia alle 9 e via in macchina. Oggi ci aspetta un'altra dogana e tantissimi chilometri. La nostra meta è Ashkatran, 750 chilometri per raggiungerla, altri 50 per raggiungere la dogana con il Kazakistan. Tutto fila liscio, la dogana passa via che è un piacere e ci troviamo finalmente nel nono stato dall'inizio del viaggio. Peccato però che la nostra destinazione finale disti altri 380 chilometri, necessari per raggiungere la città di Atyrau. Tanti chilometri e un paesaggio che non cambia mai. Bello, caratteristico, ma sempre lo stesso… la steppa. Uno stradone lunghissimo, percorso da pochi automezzi, la maggior parte dei quali sono TIR, nessuna differenza tra destra e sinistra. Superata la dogana ci fermano dei locali che ci dicono che bisogna avere l’assicurazione della macchina, altrimenti a ogni posto di blocco scatta una multa. Soldi come al solito non ne abbiamo e ci rispondono che allora sarebbero stati problemi nostri. Ci mettiamo a parlare con il più socievole e dopo più di un'ora di chiacchiere ci dice che la cosa migliore da fare è…  fare i vaghi, parlare solamente inglese, scuotere la testa, mettere la prima e continuare ad andare avanti. Dopo 100 metri ecco il controllo, nel quale ci avrebbero chiesto l’assicurazione. Fa tutto Bianchina. Dieci metri prima di arrivare allo stop, le luci si spengono. In cinque secondi le abbiamo riaccedere e il posto di blocco è passato. Non si sono accorti di noi. Fortuna, casualità, destino. Non ci interessa, siamo passati.

Prima di partire, abbiamo sentito parlare di una strada piuttosto mal messa per raggiungere Atyrau, ma tutto ci aspettavamo tranne che quello che abbiamo trovato. La strada non esiste, solo una buca dietro l'altra, anzi un cratere dopo l'altro. In queste condizioni dobbiamo percorrere altri 280 chilometri. Siamo stanchi ma continuiamo ad andare aventi. Bianchina comincia a sbarellare, tra buche e colpi di sonno la situazione rischia di diventare pericolosa. Alle 4 del mattino accostiamo e decidiamo che un riposino non possa farci male. Ci risvegliamo alle sette, non ci diciamo nemmeno buongiorno e rimettiamo in moto. Resistiamo un'altra ora, altri 80 chilometri. Nel frattempo è giovedì. La strada è troppo disastrata, le braccia fanno male, rischiamo un brutto incidente per un colpo di sonno. Ce la caviamo con una sterzata all'ultimo momento ma non riusciamo a evitare di finire fuori strada. È meglio prendersi un'altra pausa. Un'ora di sonno e siamo di nuovo in marcia, musica ad alto volume, finestrini abbassati, tanto uno resta sempre giù, e si riparte. Cantando a squarciagola per tenerci svegli arriviamo ad Atyrau a mezzogiorno, dopo 20 ore consecutive in macchina. 1200 chilometri percorsi, abbiamo superato gli 8000 totali. Ormai non non esiste stanchezza, ma solo voglia di raggiungere la nostra prossima tappa, la tanto desiderata Samarcanda, in Uzbekistan. Manca solo un ultimo sforzo. Solo 1600 chilometri da percorrrere il prima possibile.

Se vi state domandando perché abbiamo tanta fretta, ve lo diciamo subito. Dall’Azerbaigian avremmo dovuto prendere il traghetto per il Turkmenistan. Non non avendo ottenuto il visto abbiamo dovuto cercare una via alternativa, ma sempre mantenendo le nostre date. Per questo dobbiamo essere in Uzbekistan entro il 29 giugno. Speriamo di riuscire a visitare il Kazakistan con tempi più consoni. Da quello che abbiamo visto e che ci hanno detto gli abitanti incontrati, questo paese ha veramente tanto da offrire e tante bellezze da scoprire, specialmente paesaggistiche. La stessa Atyrau sarà anche una bella città ma dopo tutto questo viaggio andiamo a dormire, non prima di dirvi che nei prossimi giorni non riusciremo a essere molto presenti perché avremo difficoltà di connessione. Ci aspettano ancora tanti chilometri.

Siamo ormai giunti alla fine del 2014 e, se di bilanci ne sono già stati fatti molteplici (politici, economici, culturali e chi più ne ha più ne metta), vale la pena guardare all'anno che sta per terminare anche sotto l'ottica che più ci riguarda, ovvero quella turistica.

Per farlo, ci siamo "rivolti" a Google, che attraverso i suoi Trend ha analizzato gli enormi flussi di ricerche provenienti dall'Italia, riuscendo a stilare una top 10 delle mete di viaggio emergenti, ovvero quelle località turistiche che, per eventi specifici oppure per una congiuntura positiva, hanno visto aumentare il loro interesse da parte degli internauti.

Potevamo lasciarci sfuggire l'opportunità di mostrarvi queste località, e anche farvi scoprire qualcosa di più, soprattutto cosa le rende così attrattive? No di certo, e allora partiamo verso queste destinazioni (che, per inciso, sono tutte località marittime, segno che forse gli italiani amano davvero tanto il mare).

 

 

Gozo, Malta

Seconda isola dello stato di Malta, dopo quella omonima, Gozo si contraddistingue per la natura incontaminata, le scogliere e le bellissime spiagge

 

Sochi, Russia

Divenuta celebre per aver ospitato le Olimpiadi invernali, Sochi è in realtà una località balneare del Mar Nero, molto frequentata dai turisti russi e non solo

 

Pesaro, Marche

Spesso "accomunata" alla vicina Urbino, con la quale forma un unica provincia, Pesaro è una bella città dell'Adriatico, che combina sapientemente tradizione e modernità

 

Pozzallo, Sicilia

Seconda città più luminosa e soleggiata d'Italia, Pozzallo si trova in provincia di Ragusa, non distante da Pachino, è una meta molto indicata per il turismo marittimo grazie al suo clima

 

Pag, Croazia

Appartenuta per un breve periodo all'Italia, l'isola di Pag/Pago si trova in Croazia, affacciata sul Mare Adriatico, e fu fondata nel XV secolo dall'architetto dalmata Giorgio Orsini

 

Tropea, Calabria

Famosa per la sua cipolla rossa, prodotto di grande valore gastronomico, Tropea conserva un interessante centro storico, ed è affacciata su un mare di straordinaria limpidezza

 

Metaponto, Basilicata

Questa piccola frazione, in provincia di Matera e non lontano dal mare, ospita i resti del Tempio di Hera, costruito nel VI secolo avanti Cristo durante la dominazione ellenica

 

Varazze, Liguria

Nonostante i gravi danni provocati dalla recente alluvione, Varazze si è rialzata, e si prepara a una nuova stagione balneare, forte del suo territorio bellissimo e accogliente

 

 

Krk, Croazia

La più grande isola dell'Adriatico, Krk sta conoscendo un rinnovato interesse turistico, grazie non solo alla sua magnifica natura, ma anche ai musei e monumenti vari che ospita

 

Cattolica, Emilia Romagna

Meta "giovane" per eccellenza, alla pari di Rimini e Riccione, Cattolica gode di particolare fama anche grazie alla "Notte Rosa", la manifestazione che ogni estate porta in piazza musica e spettacoli

Check-out a mezzogiorno, abbiamo sfruttato l’hotel fino all’ultimo minuto. E visto com'è andato il nostro ultimo viaggio, direi che ce lo siamo meritato! Dopo una bella dormita, è il momento di svegliare anche Bianchina, di caricare gli zaini e di mettere in moto, alla scoperta di Baku, la capitale dell'Azerbaigian e sito UNESCO. Prima tappa, la città murata, un piccolo paesino circondato da mura in ristrutturazione, con cannoni e catapulte rimessi a nuovo e ben posizionati sulle torrette. Le macchine possono girare tranquillamente ma il posto è davvero molto tranquillo e tutti preferiscono muoversi a piedi, anche perché la si può visitare in un'ora.

Concluso il nostro giro, ci spostiamo nel centro moderno della città: un traffico incredibile, code lunghissime ai semafori. Per dirla tutta, la città nuova non ci fa impazzire e decidiamo di andare alla fabbrica di tappeti più importante e conosciuta dell'Azerbaigian, Azer-Ilme. Trovarlo con Bianchina stava diventando impossibile: ognuno ci dà un'indicazione diversa. Il caos, finché incontriamo un signore molto disponibile che ce lo spiega, sempre parlando in russo. Stanchi e confusi gli confessiamo che è un'ora che giriamo a vuoto e lui, gentilissimo, decide di accompagnarci. Dieci minuti e siamo sul posto, lo ringraziamo e lui tranquillamente va alla stazione dei bus per tornare al punto in cui lo avevamo incontrato poco prima. Si chiama Ale, una persona davvero gentile, tanto che ci scambiamo i numeri di telefono. Una mossa che potrebbe rivelarsi fondamentale, perché Ale tornerà a farci compagnia più avanti. Intanto continuiamo. Dove siamo? Ah sì, siamo da Azer-Ilme, la fabbrica di tappeti!

Entriamo e veniamo accolti in maniera stupenda. Un ragazzo che parla un po' inglese e un po' russo ci fa fare il giro completo dello stabile, costruito nel 1996 dal professor Vidadi Muradov. Cominciamo prima con la camera dove tingono la lana con coloranti di origine vegetale, seguendo rigorosamente secolari tecniche di colorazione. Poi c'è il processo di tessitura, con i designer che sono responsabili dell'intero processo, artistico e tecnico, della produzione di ogni tappeto. Da qui, ci accompagnano nella camera di lavaggio, asciugatura e levigatura dove gli addetti si lanciano in qualche commento sul calcio italiano. Noi ne aprofittiamo per fare qualche foto insieme, anche con il grembiule da lavoro. Nel frattempo ci spiegano come funzioni il loro lavoro; il processo di tessitura è la parte più interessante, con donne davanti a delle enormi macchine piene di fili che velocemente ,con un uncino di ferro, prendono filo per filo e con maestria fanno nodi su nodi, fino alla creazione del tappeto. È l'ultima tappa del ciclo di vita di un tappeto, prima dell'imballaggio. Finito il giro, ci fanno vedere un'altra stanza dove bambini imparano l’arte della tessitura per far sì che la tradizione Azera continui e non si perda con il passare del tempo. Torniamo nella stanza principale e qui incontriamo il professore Vidadi Muradov, il fondatore di questa fabbrica di tappeti. Scambiamo quattro chiacchiere e ci regala un libro tradotto in italiano e pubblicato a Roma in cui sono mostrate tutte le tecniche e il lavoro portato a termine da ogni designer. È stato un onore, davvero!

 

 

La fame inizia a farsi sentire. Il nostro giro è finito.È ora di andare a mangiare. Andiamo in in ristorantino tipico dove mangiamo un bel po' di piatti locali, tutti molto buoni ma dei quali non siamo riusciti a ricordare i nomi. Mentre mangiamo, però, ecco la più brutta sorpresa che potessimo ricevere: la Dogana con la Russia è stata chiusa!! Ci prende un colpo: la Russia è la nostra unica via di uscita dall'Azerbaigian. Oggi è venerdì, sono le 5 del pomeriggio e le ambasciate sono chiuse. Dentro di noi si scatena il panico. Non abbiamo alternative: non possiamo tornare in Georgia (non ce lo permette il nostro visto provvisorio per Bianchina), per entrare in Iran ci vuole troppo tempo per avere il visto, quello per il Turkmenistan ci è stato negato e il traghetto per Atkau, in Kazakistan parte ogni 7/10 giorni, un tempo troppo lungo per il nostro visto. Insomma, non abbiamo altre speranze se non passare in Russia. E la dogana pare sia stata chiusa. Che si fa?

Chiamiamo Ale, l’unica persona che ci può aiutare. Ci raggiunge in mezz’ora, gli spieghiamo il problema e inizia subito a fare qualche telefonata. Ci rassicura sull’apertura del confine russo, gli diciamo che su internet dice il contrario, ,a lui fa qualche altra chiamata e ci consiglia di raggiungere la frontiera il prima possibile per controllare di persona. In caso di risposta negativa, ci dirà come fare per raggiungere velocemente il traghetto per Atkau; un suo amico ci farà sapere in anticipo il giorno di partenza della barca. Insomma, non siamo per niente tranquilli ma ci dobbiamo subito mettere in macchina, Partiamo e e siamo fermati da due posti di blocco che provano a sfilarci soldi. Stavolta siamo stati attenti ai castelli con il limite di velocità, non hanno nulla per permarci e continuiamo il nostro viaggio. Il tempo passa inesorabile. Sono le tre del mattino e c'è ancora tanta strada da fare. Ci fermiamo a Quba per la notte, o almeno di proviamo. È tardi e non troviamo hotel: il più econonomico ci chiede 40 euro ma vi giuriamo che avremmo preferito dormire per terra piuttosto che su quei letti. Proviamo a dormire in macchina, già una volta ci siamo riusciti, ma è buio e facce poco raccomandabili si aggirano sospette nei dintorni. Non possiamo rischiare: abbiamo con noi tutta l'attrezzatura e il materiale fotografico. Siamo di nuovo in viaggio, per raggiungere l'unico hotel disponibile. Il costo della stanza è alto, 70 euro, ma abbiamo dovuto prenderla. Saranno le 4 ore di sonno più care della nostra vita ma non abbiamo scelta. Domani si va verso la frontiera per scorpire se ci faranno passare. Augurateci buona fortuna!