Siamo a Samarcanda e la città ci sta già facendo innamorare. Il viaggio però è stato più complesso di come ce lo aspettavamo (tanto per cambiare!). Siamo rimasti a Nukus e da lì riprendiamo il nostro racconto. Il 2 luglio, martedì, continua il nostro giro tra le banche: prima Osaka Bank, strisciamo le nostre carte per un totale di 250 dollari. Ma il cash bisogna ritirarlo nell’altra filiale. La troviamo dopo mezz’ora di macchina, ritiriamo i soldi ma il cambio non è conveniente, un dollaro a 2.082 som.

Andiamo allora nelle vicinanze del Bazar, dove si trovano facilmente uomini con facce un po' losche che ti cambiano un dollaro a 2.666 som, tutte con banconote da mille, un totale di 665.000 som. Non è un pacco di soldi, ma una busta piena di banconote, che infiliamo sotto la maglietta per tornare all'albergo e pagare la stanza. Carichiamo tutto in macchina. Ora bisogna trovare un benzinaio. Impossibile e poi l'unico che può avere il diesel lo vende a 3.750 som al litro (quasi un euro e quaranta centesimi). Troppo. Dopo varie peripezie entriamo in casa di un signore del posto che ci vende 55 litri ad 2.600 som al litro (poco meno di un euro). Un bel risparmio. Ora siamo pronti per ripartire: destinazione Samarcanda.

Prima sosta a Bukhara dopo aver percorso 535 chilometri. Arriviamo verso sera, è sempre martedì, e decidiamo di fermarci per cena nella piazza principale, nel cuore della città vecchia (Shakhristan). Nel centro c’è una grande vasca, si chiama Labi-hauz, dove bimbi e ragazzi fanno il bagno e dove i più grandi azzardano tuffi arrampicandosi sugli alberi e gettandosi da 7/8 metri. Tutto questo in pieno centro. Ci fermiamo in un ristorantino adiacente alla vasca, i prezzi sono abbastanza cari per il nostro budget, ma ci piace l’atmosfera e incredibilmente riusciamo a barattare anche sulla cena. Il proprietario si è messo a ridere, ma alla fine ci ha stretto la mano e ha accettato la nostra offerta: 2 piatti di riso con verdure e una bottiglia d’acqua per 7 dollari. Secondo noi, ha accettato solo per avere due turisti seduti al suo ristorante.

Bukhara è considerata la città più sacra dell’Asia Centrale con edifici millenari, un centro storico tuttora abitato e parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ci saremmo dovuti fermare ma abbiamo solo fatto un giro tra madrase e monumenti dopo cena. Purtroppo i 3 giorni a Nukus, non previsti alla partenza, hanno rovinato la nostra tabella di marcia. Così verso mezzanotte ci rimettiamo in marcia per Samarcanda, 260 chilometri ci dividono da lei. Vi diciamo subito che non ce l'abbiamo fatta. Ci fermiamo dopo un'ora di macchina per riposarci, per due volte andiamo fuori strada per via dei colpi di sonno. Ci svegliamo che è ancora notte, un'altra ora di macchina, un'altra sosta e alle 8 del mattina arriviamo a Samarcanda!

Durante il tragitto Bianchina ha festeggiato i suoi primi 10.000 chilometri. Siamo ufficialmente a metà del viaggio. Trovare un posto economico per dormire non è semplicissimo, tutti gli hotel sparano doppie a non meno di 50 dollari. L’altra opzione è andare nelle case private dove per due letti e una cena si spendono 20 dollari a testa. Troviamo un signore disponibile a ospitarci ma solo per una notte, decliniamo l’offerta. Lui simpaticamente ci porta da un suo amico proprietario di un hotel, vicinissimo al centro storico, e ci aiuta a prendere una stanza per 30 dollari a notte. Accettiamo felici, doccia e subito a mangiare. Dopo pranzo cadiamo entrambi in un sonno profondo che ci accompagna fino alle 5 del pomeriggio, l'ora perfetta per uscire e visitare la splendida città che ci ospiterà per tre notti.

Il sole tramonta alle 9, non c'è fretta. Finalmente abbiamo un po' di tempo e dedichiamo il resto della giornata al complesso del Registan. Maestose e imponenti Madrase, una quasi esagerata quantità di maioliche, azzurri mosaici e giardini interni armoniosi e con pareti ristrutturate che emanano pura bellezza: il complesso del Registan è senza dubbio uno dei monumenti più straordinari dell’Asia Centrale. È composto da tre Madrase: la madrasa di Tillankari, rivestita in oro e completata nel 1660, la Madrasa di Sher Dor, ultimata nel 1636, il cui portale d'ingresso è decorato con due leoni (anche se assomigliano più a due tigri) e fu realizzato a dispetto della proibizione islamica di raffigurare animali viventi, e infine la Madrasa di Ulugbek, la più antica, portata a termine durante il periodo di Ulugbek nel 1420. Sul retro c'era una grande Moschea e all’interno aule per l’insegnamento di matematica, filosofia, astronomia e teologia. Tuttora si può vedere dove abitavano gli alunni.

Ogni edificio ha un ampio spazio interno, oggi pieno di negozietti che vendono souvenir e bibite ai turisti ma sempre rispettando la natura del posto. Ci sediamo per terra nel centro delle tre Madrase, siamo avvolti da colori che al riflesso del sole risaltano in tutta la loro lucentezza. Il nostro sguardo spazia tra i minareti, le cupole e le facciate frontali. Ci si sente davvero piccoli al loro cospetto. Rimaniamo fermi così per più di mezz’ora, affascinati dalla vista di un posto unico nella sua spettacolare bellezza. Ci aspettano tanti altri posti da visitare, ma già possiamo dire che Samarcanda ci ha fatto innamorare.

Samarcanda la sentiamo già nostra e vogliamo visitarla tutta. Veloce colazione e via alla Moschea di Bibi-Khanim, ultimata poco prima della morte di Tamerlano. Anche se per la maggior parte in rovina, ha ancora di un maestoso fascino, un tempo era una delle moschee più grandi del mondo. Vi basti pensare che solo l'ingresso principale è alto 35 metri. Durante gli anni cominciò a cadere in rovina e dopo il terremoto del 1897 crollò del tutto.

Una leggenda narra che la moglie di Tamerlano  ne ordinò la costruzione per fargli una sorpresa. L'architetto si innamorò di lei e si rifiutò di completarne la costruzione a meno che lei non lo avesse baciato. Tamerlano, dopo aver scoperto cosa stava succedendo, fece giustiziare l’architetto e ordinò che tutte le donne indossassero un velo sul volto per non far cadere gli uomini in tentazione. Attaccato alla moschea c’è il Siab market, un mercato strapieno di banchi che vendono spezie, verdura, frutta, cappelli, turbanti e souvenir vari.

Oggi ci sono 42 gradi e a vedere tutte quelle angurie ci viene voglia di prenderne due fette. Purtroppo però nessuno dei venditori vuole rimanere con l'anguria a metà e dopo vari tentativi ci arrendiamo. Proprio mentre stiamo andando via, un venditore da un altro banco al quale ancora non avevamo fatto la nostra richiesta, ci chiama e ci apre un bel cocomero, ci taglia due belle fette chiedendoci se è buono e guardando l’espressione sui nostri visi dopo il primo morso non aspetta neppure la risposta. Gli chiediamo quanto dobbiamo dargli e lui ci risponde con un sorriso: "Prego, è un regalo". La sua gentilezza ci colpisce e ci fermiamo un po' a parlare con lui.

Dopo i saluti proseguiamo il nostro giro e raggiungiamo il Mausoleo di Guri Amir, ossia la tomba dell’emiro. Sotto questo mausoleo sono sepolti i corpi di Tamerlano, di due dei suoi figli e di Ulugbek. La ragione della modestia di questo mausoleo è che la madrasa principale è stata demolita e non più ricostruita. La cripta di Tamerlano si trova in una stanza sottostante, ricavata da un singolo blocco di giada verde scuro, situata nel centro e circondata da altre cripte. Il nostro giro prosegue e andiamo a visitare Shahr-i-Zindah, ossia la tomba del re vivente; ha due ingressi e probabilmente entriamo da quello sbagliato. Ci addentriamo in un cimitero e solo dopo qualche centinaio di metri entriamo nel complesso riservato alla famiglia e ai favoriti di Tamerlano. Le tombe sono ricoperte di maioliche simili a quelle viste durante la giornata e che caratterizzano l’arte uzbeca. Tra le più importanti c'è la tomba di Qusam-ibn-Abbas, cugino del profeta Maometto, il quale si dice abbia portato l’Islam in questa regione. La tomba più bella è probabilmente quella della nipote di Tamerlano, che rispecchia in pieno l'arte del tempo.

Forse non serve neppure dire che tutti questi posti come il resto della città di Samarcanda fanno parte del Patrimonio dell’Unesco dal 2001. Il nostro giro culturale sta per finire. Prima di rientrare in hotel, torniamo però a visitare il complesso del Registan. Lo osserviamo così attentamente che sarà difficile dimenticare la sua bellezza. Appena rientrati in hotel, una bella birra fresca e una partita a carte, con urla di gioia per il vincitore e grida di rabbia per il perdente. Naturalmente attiriamo l'attenzione dello staff. Sentendoci, prima sono accorsi tutti impauriti per capire cosa fosse successo e poi, dopo averlo scoperto, sono scoppiati in un'interminabile risata.

Molto probabilmente domani lasceremo Samarcanda, questa splendida città. Dobbiamo passare prima in banca e poi a  far benzina, sperando di non incappare di nuovo nella “maledizione” di Nukus. Tagikistan aspettaci, stiamo arrivando!