Sono stati dei giorni intensi quelli che ho trascorso nel territorio delle Madonie siciliane, e sono stati giorni pieni di inaspettate sorprese. Le Madonie, infatti, hanno un patrimonio sia naturale che culturale davvero impressionante, molto più nutrito di quanto si possa comunemente immaginare, e grazie al blogger tour #vivintensamente organizzato dal Distretto turistico di Cefalù e dei parchi delle Madonie e di Himera ho avuto la possibilità non solo di entrare in contatto con ogni dimensione del territorio, ma di viverlo in prima persona fino in fondo.

Una delle grandi protagoniste del viaggio è stata senza dubbio la straordinaria natura del Parco delle Madonie, che regala scorci che per un attimo fanno dimenticare di essere in un’isola e danno l’impressione di essere arrivati nel cuore delle Dolomiti. Questa, infatti, l’impressione che ho avuto ammirando alcuni dei massicci montuosi della zona, prima tra tutti la Rocca di Sciara che, vista dal punto panoramico di Terravecchia, un luogo da favola che fa parte del comune di Caltavuturo, si mostra al massimo della sua bellezza. Cime a non finire, dunque, ma non solo: a volte le montagne sembrano delle cinte naturali che racchiudono altri, infiniti tesori, come lo splendido lago di Rosamarina, uno specchio d’acqua che ho percorso palmo dopo palmo in sella ad un cavallo. È stata un’esperienza unica e, per me, una grandiosa prima volta a cavallo, oltre che il modo perfetto per esplorare ogni angolo di questo lago artificiale nato dallo sbarramento del fiume.

 

 

 

Quando pensavo di non poter essere ulteriormente sorpresa dalle meraviglie madonite, ho dovuto ricredermi appena arrivata ‘al cospetto’ della magnifica Grotta della Gurfa, un vero monumento naturale che appartiene al comune di Alia e che, ve lo posso assicurare, è molto più di quanto appaia ad un primo sguardo. Entrando nella grotta si rimane subito colpiti dall’immensità degli interni e dalla forma particolare, che ricorda il Pantheon di Roma con una cavità in alto dalla quale entra la luce in occasione di equinozi e solstizi. Il tutto assume qui una dimensione davvero sacrale, e infatti la guida ci racconta di come la Gurfa in passato (un passato molto lontano) fosse stata un luogo di conservazione dei defunti. Un luogo dove natura, storia  e mistero si intrecciano in un nodo davvero indissolubile.

La natura delle Madonie, dunque, mi ha incantata e non poco; non è stata, tuttavia, l’unica incredibile sorpresa che questa terra calda e affascinante mi ha regalato. Le emozioni più forti hanno avuto, per me, il sapore della storia e delle cittadine dal fascino d’altri tempi che da queste parti sono tantissime, ognuna con una propria particolarità. Termini Imerese, deliziosa cittadina affacciata sul golfo che ha alle spalle una lunga tradizione termale e che presenta tanti segni dell’antica dominazione romana, ha degli angoli di una bellezza disarmante; stesso discorso vale per la città di Caccamo, che con il suo castello (il più grande d’Italia e tra i più grandi d’ Europa) e i vicoletti del centro storico trascina subito in un tempo lontano; ultimo, ma non per importanza (anzi!), il piccolo borghetto di Sclafani Bagni, un comune di nemmeno cinquecento persone che dall’alto dei suoi 750 metri d’altezza regala una vista panoramica eccezionale su tutte le Madonie, e che nel suo centro storico affascina con una chiesetta antica e ben conservata e delle stradine strette e suggestive che sono emozione allo stato puro.

L’ultima, importantissima tappa all’insegna della storia: il parco archeologico di Himera, una delle colonie più antiche del territorio che ho visitato insieme al suo museo, un fondamentale polo culturale che raccoglie reperti importanti e pezzi assolutamente unici.

Il mio racconto non può che concludersi con un’osservazione, con l’unico e grande protagonista della Sicilia: il mare, che ha saputo rendere ancora più perfetto questo breve soggiorno di fine ottobre che ha deliziato me e i miei compagni di viaggio con giornate di sole dal sapore primaverile. Ho potuto apprezzare fino in fondo la magia del mare già a partire dal primo giorno attraverso un meraviglioso giro in barca che mi ha fatto scoprire angoli di incredibile bellezza. Borghi affacciati sull’acqua, antiche torri normanne e formazioni rocciose che emergono dall’acqua, come lo scoglio di Mongerbino, sono elementi che contribuiscono a rendere il tratto di costa madonita un vero e proprio dipinto a cielo aperto, una serie di cartoline dalla Sicilia che si vedono una volta e non si dimenticano mai più.

 

 

 

 

Non si finisce mai di imparare. E di scoprire. E una scoperta archeologica di particolare importanza è avvenuta negli ultimi giorni a Lipari, nelle Isole Eolie, dove un gruppo di ricercatori, guidati dal professor Sebastiano Tusa, ordinario di paletnologia a Napoli e Sovrintendente per il mare della Regione Sicilia, ha riportato alla luce i resti dell'antico porto romano, peraltro nella stessa zona dov'è attivo il porto "moderno". Tusa, che ha definito "straordinaria" questa scoperta, ha aggiunto che il progetto in fase di approvazione che prevede la costruzione di un ulteriore porto privato nella zona, sarebbe gravemente lesiva di questo patrimonio storico che, invece, è in grado di "aggiungere altri significativi elementi a quel che si conosce della civiltà millenaria eoliana".

Il porto di Lipari servì, in epoca romana, come spola nei collegamenti commerciali tra Milazzo, in Sicilia, e le colonie africane sul Mar Mediterraneo. Si tratta di una struttura imponente, che si trova però a pochi metri di profondità, appena tredici, il che lascia presagire che l'affondamento, o meglio lo scivolamento del complesso, sia avvenuto probabilmente in epoca antica, per ragioni che gli archeologi potranno investigare nei mesi e negli anni a venire. A disposizione degli archeologi, tuttavia, ci saranno strumentazioni moderne la cui applicazione su questo campo è recentissima, come il side-scan sonar, che permette attraverso l'uso di un velivolo subacqueo di realizzare scansioni bi e tridimensionali del fondale marino, e scoprire così l'eventuale presenza di oggetti anche se sepolti sotto sabbia o fango.

 

 

L'attività di ricerca e scoperta, finanziata con i fondi europei previsti dal bilancio 2014-2020, è stata inserita all'interno di ArchEolie 2014, un importante workshop di archeologia e tecniche subacquee tenutosi all'inizio di settembre nelle Isole Eolie, con il patrocinio delle massime autorità regionali e statali, e con la partecipazione di numerosi storici, archeologici e "divulgatori", tra i quali anche il noto scrittore Valerio Massimo Manfredi. La scoperta potrebbe avere in futuro anche interessanti ripercussioni anche da un punto di vista turistico, rendendo Lipari e le Isole Eolie una meta di riferimento per tutti gli appassionati di archeologia e "mondi sommersi".

Quest'anno a causa di un cambio di programma dell'ultimo minuto abbiamo optato per una vacanza italiana, la prima vacanza italiana per me. La nostra scelta è caduta sulla Sicilia e abbiamo fatto un tour in macchina dell'isola partendo da Palermo... e tornando a Palermo dopo 2 settimane. Abbiamo alternato giornate dedicate alla visita delle città a giornate trascorse a fare un tour dell'isola a delle bellissime scalate sui due vulcani principali: Stromboli e l'Etna. È stata una vacanza itinerante dove ogni due giorni cambiavamo hotel e città però al tempo stesso abbiamo potuto vedere molti scorci di questa bellissima parte della nostra Italia.

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 17/08/2013

Durata: 15 giorni

Luoghi: Sicilia

 

Descrizione del viaggio:

Quest'estate ci siamo fatti un tour in macchina della Sicilia. Siamo partiti con il traghetto da Napoli ed abbiamo imbarcato anche la macchina poichè ci conveniva fare così piuttosto che affittare la macchina sull'isola ed andare con l'aereo. Il nostro tour nell'isola durava due settimane, siamo partiti dalla città di Palermo, dove attraccava il traghetto sabato 17 agosto, e siamo ripartiti sempre dalla stessa città domenica 1 settembre. Nel nostro viaggio abbiamo alternato visite differente, dal girovagare nelle città a delle passeggiate immersi nella natura, alle scalate nei vulcani e dei bellissimi giri delle isole in nave.

Partiti da Palermo abbiamo dedicato il primo giorno alla visita della Riserva dello Zingaro, e ci siamo goduti una giornata tra passeggiata di 6 Km nella riserva ed i bagni nelle calette; una giornata stancante ma piacevole. Il secondo giorno, invece, siamo andati a vedere Segesta, il suo teatro e il tempio che è molto ben conservato, poi siamo andati a vedere Erice, andando con la funivia da Trapani, ed è particolarissima poiché ci siamo ritrovati sopra le nuvole :-)! Prima di rientrare per cena abbiamo fatto una passeggiata nelle saline di Marsala. Il giorno dopo visto che eravamo in zona Trapani abbiamo optato per un'escursione alle Egadi, la nostra scelta è caduta su Marettimo, poiché ci ispirava molto il fatto che fosse piena di grotte e che fosse meno turistica di Favignana. Il giro in barca alternato da bagni nell'acqua cristallina e dalla visita delle grotte ci è piaciuto moltissimo. Dopo di che siamo scesi verso Agrigento e il giorno successivo ci siamo visitati la Scala dei Turchi e la Valle dei Templi al tramonto (su consiglio del proprietario del B&B).

Il giorno dopo ci siamo lasciati affascinare dalla zona del barocco e ci siamo fatti un giro tra Modica e Noto. Giunti a Siracusa saremmo voluti andare alla riserva di Cavagrande, però, purtroppo era chiusa a causa della pioggia dei giorni precedenti e ci siamo dovuti accontentare di un giro per la città. Era finalmente giunto il giorno della nostra escursione ai crateri sommitali dell'Etna che avevamo prenotato prima di partire. Scalata faticosa, un buon dislivello da coprire, ma ampiamente ripagato dallo spettacolo che ci attendeva una volta giunti al cratere Bocca Nuova. Stanchi dalla scalata prima di andare in hotel ci siamo giusto fatti un'affacciatina nella riviera dei ciclopi. Così era finita la nostra prima settimana di vacanza, era domenica 24 agosto e siamo andati a visitare le gole dell'Alcantara e la bellissima Taormina.

Il giorno dopo sarebbe iniziata la seconda parte della nostra vacanza, eravamo giunti nella città di Milazzo e da lì avremmo iniziato a visitare le isole Eolie. Siamo stati a Stromboli ed abbiamo effettuato la scalata del cratere lasciandoci incantare dalle esplosioni di lava che dai tre crateri sommitali sono pronte a lasciare a bocca aperta i turisti per qualche secondo ogni 15 minuti. Abbiamo anche fatto il giro dell'isola di Lipari e di Salina, ma non ci ha entusiasmato più di tanto. L'ultima escursione ci ha portato a Vulcano, bellissima con la sua pozza di acqua termale, purtroppo il brutto tempo non ci ha permesso di fare il tour in barca. Il giorno prima di rientrare siamo partiti da Milazzo per andare verso Palermo e ci siamo soffermati a fare una passeggiata a Cefalù, bellissima cittadina tra mare e montagna. La nostra vacanza era praticamente giunta al termine, dopo una passeggiata per Palermo, la nostra ultima cena siciliana era l'ora di tornare in hotel per l'ultima notte... il giorno dopo infatti il traghetto ci avrebbe riportato a casa.

Per quel che riguarda il mangiare ci siamo sempre trovati divinamente bene anche grazie ai suggerimenti dei proprietari dei B&B dove abbiamo soggiornato. Nella scelta del ristorante a Palermo ci siamo affidati a Tripadvisor e siamo andati al Baro... cena divina!!!

Consigli utili:

- se volete andare a visitare la riserva di Cavagrande del cassibile come avremmo voluto fare noi e nei giorni precedenti è piovuto è meglio che chiamate la struttura prima di mettervi in viaggio, poiché quando piove la chiudono per 2-3 giorni in modo da risistemare il sentiero che conduce ai laghetti. Questo suggerimento ricevuto da parte del proprietario del B&B ci ha risparmiato un viaggio a vuoto.

- se volete visitare le isole Eolie conviene utilizzare come base Lipari, non Milazzo come abbiamo erroneamente fatto noi, così risparmiate i soldi dell'aliscafo nel prezzo delle escursioni

- se volete fare l'escursione sull'Etna portatevi una maglietta pesante anche se gli organizzatori vi danno la giacca anti-vento, che una volta giunti in cima il vento ed il freddo si fanno sentire.

Nel suo insieme è stata una bella vacanza, sicuramente non rilassante ma io amo le vacanze itineranti dove uno va in giro in macchina a vedere quello che la destinazione prescelta può offrire!

Google Street View è uno dei più noti e utilizzati servizi della casa tecnologica statunitense, che permette di "navigare" dal proprio computer sulle strade di mezzo mondo, con ampie fotografie susseguenti che mostrano intere autostrade, centri storici e prospetti urbanistici dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l'Europa e alcuni stati dell'Africa.

Il servizio, peraltro, è corredato da alcuni "extra", come ad esempio delle collezioni di immagini e contenuti multimediali che possono essere ben sfruttati per la promozione turistica di una determinata località, di una zona e perché no, anche di un'intera nazione. Su questo ultimo piano si è mossa la Coldiretti, la grande associazione che rappresenta lavoratori e produttori del settore primario (agricoltura e allevamento), che ha siglato con Google un accordo di collaborazione per portare sulla sua piattaforma di mappatura alcune tra le eccellenze territoriali dell'Italia, quattro macrozone protagoniste della produzione enogastronomica a denominazione controllata e protetta, che sin da subito potranno essere scoperte attraverso il web, nella speranza che gli internauti di tutto il mondo decideranno poi di trasformare la loro visita virtuale in un viaggio vero e proprio, con grandi benefici per l'economia turistica italiana.

 

 

Il Barolo e le Langhe piemontesi

Il tour degli itinerari tematici promossi da Coldiretti e Google parte dalle valli del Barolo, le Langhe piemontesi che ogni anno regalano agli estimatori del buon vino bottiglie di prezioso liquido. prodotto seguendo un rigidissimo disciplinare che, di fatto, ha contribuito anche a modificare l'aspetto ortografico della zona. Ecco dunque che colline dall'altezza contenuta (la coltivazione è permessa fino a circa 500 metri sul livello del mare) si riempiono di filari, che tra la tarda primavera e i primi afflati dell'autunno si colorano a festa, regalando degli scenari e delle cromie uniche al mondo, premiate dall'UNESCO come patrimonio dell'Umanità con il titolo di Paesaggio vitivinicolo del Piemonte proprio nel 2014.

 

La Maremma toscana

Diffusa tra l'Alto Lazio e la Toscana, la Maremma è una regione dai caratteri, storici e geografici, imprecisi e incostanti, fattore questo che ne ha determinato un grande successo a livello turistico, tra gli italiani ma non solo. La Maremma si contraddistingue per scenari in continuo mutamento, che vanno dalle spiagge di Orbetello e della Versilia, agli scenari appenninici del Monte Amiata, meta sciistica d'inverno ed escursionistica in primavera ed estate. La zona è altrettanto conosciuta, soprattutto nella provincia di Viterbo, per ospitare un gran numero di zone e siti archeologici, da Cerveteri a Vulci.

 

I Vigneti di Montalcino

Montalcino, piccolo borgo della provincia senese, è uno dei luoghi che maggiormente ispirano e suscitano il fascino del visitatore. A ridosso della Val d'Orcia, confinante con la provincia di Grosseto, il comune merita una visita sicuramente per il suo ricco profilo medievale, dominato dalla Fortezza e impreziosito da numerosi altri monumenti religiosi e civili, ma a farla da padrona è la spettacolare natura circostante, dove colori e sapori si mescolano in scenari adatti a pittori e artisti, tra le sfumature ocra della cosiddetta "Terra di Siena", il verde acceso dei boschi e dei vigneti e i toni caldi dei tramonti che illuminano ogni angolo.

 

Le Valli delle Arance siciliane

Le arance rosse di Sicilia sono uno dei tantissimi prodotti che rende l'enogastronomia di questa regione un meraviglioso trattato del buon mangiare disponibile e godibile da tutti. Le zone di produzione delle arance, che si snoda tra le province sudorientali di Catania e Siracusa, trova il suo centro nevralgico e punto di riferimento in Ribera, che non a caso detiene il titolo di Città delle Arance. Da qui, e tutt'intorno, sotto l'ombra severa ma familiare dell'Etna (dal profilo innevato in inverno e primavera), si sviluppano ettari ed ettari di aranceti, che producono dei frutti straordinari, creano occupazione e illuminano i paesaggi di rosa, arancione e tante sfumature diverse.

Per lavoro ho la fortuna di girare l’Italia ma questa volta ho sfruttato un weekend lungo per far conoscere alla mia famiglia quello che avevo avuto modo di vedere da solo...

 

Numero Viaggiatori: 3

Data di partenza: 21/03/2014

Durata: 3 giorni

Luoghi: Agrigento, Castellammare del Golfo, San Vito Lo Capo, Trapani

 

Descrizione del viaggio:

Per lavoro ho la fortuna di girare l’Italia ma questa volta, ho sfruttato un weekend lungo per far conoscere alla mia famiglia quello che avevo avuto modo di vedere da solo. Abbiamo scelto una struttura alberghiera a 20 minuti dall'aeroporto di Trapani e a 10 minuti dalla città. Mai scelta fu più azzeccata. Il Relais Antiche Saline è una struttura all'interno della Riserva Orientata delle Saline di Trapani e Paceco che è gestita dal WWF. Circondato dalle saline e immerso nel verde, con un panorama strepitoso che spazia dalle isole Egadi, a Trapani, al monte Erice. La tranquillità del luogo, la professionalità e la disponibilità del personale, permettono un soggiorno fantastico.

Il primo giorno l’abbiamo dedicato a visitare la zona nord-est di Trapani, percorrendo l’autostrada per Palermo e fermandoci a Segesta. I resti del tempio lasciano senza fiato ed in più, visto il periodo (fine marzo), abbiamo goduto della fioritura spettacolare della vegetazione. Un consiglio che mi sento di dare è quello di usufruire del bus (costo € 1,50) per la salita “durissima” agli scavi e di effettuare la discesa a piedi durante il ritorno per meglio apprezzare il luogo e il tempio dall'alto. Sulla cima della collina vi troverete di fronte ad un panorama mozzafiato, con ruderi dell’antico insediamento e un anfiteatro a dir poco spettacolare. Attraverso una strada provinciale abbiamo poi raggiunto Castellammare del Golfo, la tonnara di Scopello (fantastica location) e San Vito lo Capo che ospita, durante il festival del Cous Cous  (dal 25 al 30 settembre), i migliori cuochi dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Il ritorno a Trapani attraverso la statale permette di imbattersi in panorami, a volte discutibili (cave di marmo che hanno deturpato e modificato il paesaggio), e campi coltivati o vigneti. Il secondo giorno abbiamo deciso di visitare la Valle dei Templi ad Agrigento. Arrivati in zona, abbiamo parcheggiato l’auto nella parte bassa dei templi in Via Caduti di Marzabotto e con un taxi (consigliatissimo, € 3,00 a persona), abbiamo raggiunto il tempio situato nella parte più alta della valle. In questo modo abbiamo potuto visitare tutti i templi camminando in discesa, fino a raggiungere nuovamente la macchina senza fatica. Sulla strada del ritorno, a pochi chilometri da Agrigento ci siamo diretti sulla costa, nel comune di Realmonte, per vedere un monumento della natura: la Scala dei Turchi. Dalla strada litoranea si raggiunge la zona di accesso, dove è possibile parcheggiare (in estate a pagamento), e attraverso la spiaggia, questa magnifica creazione della natura. Una protuberanza calcarea bianca che può sembrare una scala di accesso dal mare alla costa. Emozionante la risalita della Scala e il panorama circostante. Sulla strada del rientro avremmo voluto fermarci a Selinunte, un’Acropoli del VII secolo a. C. ma il maltempo non ci ha permesso di visitarla. Ci siamo documentati con un libro a disposizione in albergo.

L'ultimo giorno l’abbiamo dedicato alla visita di Monte Erice. Appena oltrepassata Porta Trapani (sulla sinistra) si intravede la torre campanaria del Duomo di Erice e il Duomo. L’ingresso è a pagamento (€ 5,00 per la salita sulla torre - attenzione alla testa quando si arriva all'ultimo gradino - e la visita delle chiese più belle, recentemente ristrutturate). Nel Duomo soprattutto verso sera, vale la pena anche se kitsch, investire € 1,00 per accendere le luci colorate sul soffitto. Durante la camminata nel paese, da non perdere è il castello di Venere e la vista verso Monte San Vito e la Val d’Erice. Adiacente al castello, uno splendido giardino permette di riposarsi ed ammirare il panorama su Trapani e le saline. Nel tardo pomeriggio, a malincuore, abbiamo raggiunto l’aeroporto, facendo ancora una deviazione verso le saline dove, con nostra grande soddisfazione, abbiamo potuto ammirare i primi fenicotteri rosa in arrivo per la stagione estiva. Il cibo è un’altra delle cose per cui vale la pena trascorrere un week end in questa terra meravigliosa.

Da assaggiare assolutamente: le busiate (pasta tipica) con i sughi più disparati, con i ricci, con il pesto Trapanese, con i gamberi e la bottarga. Il pesce, in tutti i modi, e le verdure, dai carciofi agli asparagi selvatici, alle melanzane, cucinate in mille modi diversi. Per chi ama lo Streed Food, le panelle, i panini con la milza, lo sfincione e gli arancini, sono cibi assolutamente da assaggiare.

Una visita programmata e desiderata per la scoperta di tutte le isole che compongono l'arcipelago siciliano.

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 26/05/2009

Durata: 7 Giorni

Luoghi: Isola di Alicudi, Isola di Filicudi, Isola di Lipari, Isola di Panarea, Isola di Stromboli, Isola di Vulcano

 

Descrizione del viaggio:

Partenza dall'aeroporto di Bologna per Catania, quindi proseguimento in pulmann per il porto di Milazzo, dove con un aliscafo dopo circa un'ora, siamo sbarcati nell'Isola di Vulcano, sede della nostra vacanza presso l'Hotel Conti a Vulcano. Da questa località ogni mattina dal porto dell'isola di Vulcano partenza per visitare le varie isole dislocate nell'arcipelago siciliano comprese le lontanissime Alicudi e Filicudi. L’Hotel Conti è posizionato direttamente sulla bellissima spiaggia, naturalmente di sabbia nera di origine vulcanica, al Porto di Ponente, posto esattamente dalla parte opposta al Porto di Levante dove attraccano gli aliscafi che collegano le Isole Eolie alla Sicilia. Dopo aver preso possesso delle camere, disseminate all’interno di un giardino tropicale, eccoci pronti per consumare il nostro primo pranzo nella panoramica sala ristorante con vista sulla suggestiva Baia di Ponente dell’isola di Vulcano.

Dopo un meritato riposino pomeridiano, andiamo alla scoperta del piccolo centro di Vulcano tutto concentrato in prossimità del Porto di Levante. Pochi i negozi aperti, anche perché la stagione turistica è appena all’inizio, e di conseguenza sono pochi anche i turisti presenti sull’isola. Dopo aver cenato, osservando il sole piano piano scendere sulla baia antistante la sala ristorante, siamo pronti per il primo contatto con il centro di Vulcano di notte, e onestamente l’illuminazione lascia alquanto a desiderare, ma pur nella penombra il paesaggio circostante costellato di luci che punteggiano le isole circostanti, è sicuramente gradevole e suggestivo. 

L’isola di Vulcano è la prima che si incontra provenendo dal Porto di Milazzo, e la prima cosa che colpisce il turista al momento dello sbarco, è l’intenso odore di zolfo che impregna l’aria. Il fenomeno è causato dalle “Fumarole”, esalazioni ad alta temperatura di vapore acqueo, zolfo e anidride carbonica che si sprigionano continuamente dalla roccia e dalle fessure nel terreno circostante. Il vulcano presente sull’isola, assieme a quello di Stromboli, sono gli unici ancora attivi presenti nell’Arcipelago delle Eolie. Dopo l’ultima eruzione avvenuta nel lontano 1888, l’isola fu quasi totalmente abbandonata, per ripopolarsi agli inizi del 1900. Gli abitanti residenti sull’isola sono circa 700 e le attività principali sono l’agricoltura, la pastorizia e naturalmente la pesca. Negli ultimi decenni l’ Isola di Vulcano è diventata meta di un turismo soprattutto internazionale, attirato dal fascino del vulcano, dai fanghi terapeutici allo zolfo e naturalmente dal suo mare cristallino. Il punto di arrivo e di partenza degli aliscafi è il Porto di Levante. Appena sbarcati proprio sulla destra si può ammirare il Faraglione di Levante, tagliato in due da una strada che porta alle Fumarole ed al laghetto dei fanghi caldi.

Sempre sulla destra un’istmo che ospita la borgata di Vulcanello, che divide le due baie, quella di Levante da quella di Ponente, dove è situato la nostra struttura alberghiera, l’Hotel Conti. Il simbolo principale dell’isola, rimane comunque il vulcano che sovrasta il paese. L’escursione alla sommità del cratere è una passeggiata da non perdere, ed abbastanza agevole per tutti, naturalmente con un paio di scarponcini adatti allo scopo e magari un paio di bastoncini, molto utili specialmente durante la discesa a valle. Altro punto panoramico molto interessante, è Capo Grillo posizionato al centro dell’isola sulla costa occidentale e raggiungibile per mezzo di un autobus di linea. Da Capo Grillo si possono osservare le sagome delle isole di Lipari, Salina, Panarea in un panorama dell’arcipelago davvero unico. Interessante anche la visita alla borgata del Gelso, un pittoresco borgo di pescatori situato dalla parte opposta dell’Isola di Vulcano.

La maggior parte dei residenti vive al Piano, località posta  nella parte centrale dell’isola e unica sede scolastica dell’isola posta a circa 7 km dal Porto di Levante, che si anima solamente nel periodo estivo con l’arrivo dei turisti. Alcuni bar, ristoranti e negozi di artigianato e prodotti tipici locali, tutti concentrati in alcune centinaia di metri, disegnano la passeggiata serale dei turisti. La baia del Porto di Ponente, ospita il porto turistico, dove sostano le imbarcazioni che fanno tappa a Vulcano. Al centro della baia possiamo ammirare a sinistra lo Scoglio delle Sirene, e sulla destra, Vulcanello dove si trova la Valle dei Mostri. La valle prende il nome dalle particolari forme della rocce formate in passato dalle eruzioni vulcaniche e modellate nel tempo dall’acqua e dal vento. Le rocce così scolpite e posizionate in mezzo a dune di sabbia nera assomigliano vagamente ad animali preistorici. Per poter visitare l’isola nel modo migliore è possibile affittare un motorino, un quad o semplicemente una bicicletta, oppure volendo noleggiare un taxi, dove l’autista oltre a guidare diventa anche una guida turistica, accompagnando i turisti nei posti più caratteristici e panoramici dell’isola. Ogni giorno si effettuano anche giri dell’isola in barca, mare permettendo naturalmente, dove è possibile ammirare paesaggi e fondali marini altamente spettacolari.

Da non perdere la visita alla Grotta del Cavallo e al Bagno della Vergine, una piscina naturale dall’acqua color verde smeraldo e contornata da scogliere che la riparano dal vento che in questo arcipelago è sempre presente. E’ arrivato iil giorno della prima escursione nell’Arcipelago delle Isole Eolie. Si parte alle 14.00 dal molo di Vulcano, per una visita a Panarea per poi proseguire nel tardo pomeriggio alla volta di Stromboli, dove in tarda serata, potremo ammirare dal mare la spettacolare Sciara del fuoco. Si parte in motonave e all’uscita del porto di Vulcano, costeggiamo l’isola di Lipari, la più estesa di tutto l’arcipelago delle Eolie e dopo circa un’ora di navigazione siamo in vista di Panarea. La motonave entra all’interno di Cala Junco, da molti considerata l’insenatura più bella e suggestiva dell’intero arcipelago, dove è prevista una breve sosta per fare il bagno con tuffo dalla motonave. Cala Junco è una piscina naturale, contornata da alti scogli che la riparano dal vento, sempre presente in questo tratto di mare.

Il riflesso del sole nel mare disegna mille tonalità diverse di colori, blù, verde ed azzurro veramente suggestive. Riprendiamo il viaggio, a ridosso della costa dell’isola di Panarea fino al porto di San Pietro, dove attracchiamo per la visita al paese. Panarea è la isola più piccola della Eolie, come dimensioni, ma per le sue caratteristiche abitazioni e le sue piccole stradine, percorribili solamente a piedi, è davvero unica. Il colore dominante, è naturalmente il bianco che colora tutto il paesaggio circostante fino alla Chiesa di San Pietro. Dalla terrazza, di fronte alla chiesa, è possibile ammirare un bellissimo panorama sul mare e si possono chiaramente intravedere gli scogli di Dattilo, Bottaro, Lisca Bianca e Lisca Nera e più in lontananza Basiluzzo. Panarea, è meta di un turismo d’elite, e sono molti i vip che possiedono ville esclusive sull’isola, che è sicuramente affascinante. Riprendiamo la navigazione alla volta di Stromboli e, arrivando da Panarea si nota subito il vulcano che sovrasta il paesino di San Vincenzo, ed è proprio la sua inconfondibile sagoma a forma di cono a caratterizzare l’isola di Stromboli. Costeggiando in motonave le coste di Stromboli, possiamo notare l’antico villaggio di Ginostra, che ha la particolarità di non essere collegato da nessuna strada sull’isola, e può essere raggiunto solamente dai suoi abitanti via mare. Poco dopo attracchiamo al molo di Scari, per la visita al paese di San Vincenzo. Le strade strette e le abitazioni, anche qui rigorosamente bianche, assomigliano in gran parte a quelle viste a Panarea. Percorriamo la strada che dal porto porta fino al piazzale della Chiesa di San Vincenzo, che ha la particolarità di essere l’unica costruzione di colore giallo scuro dell’intero abitato. Dal piazzale è possibile intravedere il vicino scoglio di Strombolicchio, mentre alle spalle della chiesa, la sagoma imponente del vulcano fumante, raggiungibile per mezzo di un sentiero che porta alla sommità del cratere a 918 mt. di altezza.

La giornata volge al termine ed il sole sta tramontando. Ritorniamo al porto di Scari, per imbarcarci sulla motonave che ci accompagnerà dal lato opposto dell’isola di Stromboli per la parte conclusiva della nostra escursione dove potremo ammirare da vicino la Sciara del Fuoco. Assisteremo così alle piccole eruzioni del vulcano, posizionati proprio di fronte alla famosa Sciara del Fuoco, una ampia conca ripidissima a forma di scivolo, dove si riversano tutte le scorie incandescenti ed i materiali lavici frutto delle frequentissime vere e proprie esplosioni del vulcano. Il sole è tramontato da poco e possiamo assistere direttamente a queste continue piccole eruzioni sempre accompagnate da improvvise e forti detonazioni e dalle successive emissioni di lapilli incandescenti che ricadono all’interno della Sciara del Fuoco  per poi scendere lentamente fino a raggiungere il mare sottostante. Visto all'imbrunire la cosa diventa emozionante ed altamente spettacolare ma allo stesso modo particolarmente impressionante. Terzo giorno di permanza alle Isole Eolie e al mattino di buon'ora si parte per l' escursione in motonave all'Isola di Lipari. Partenza , come al solito, dal molo di Vulcano, accompagnati da un mare quasi piatto ed un sole splendente che già di prima mattina comincia a farsi sentire. Dopo 20 minuti sbarchiamo a Lipari e ci dirigiamo verso il Castello dove è situato il Museo Archeologico Eoliano, che è interamente dedicato alle diverse culture succedutesi nell’isola di Lipari dalla preistoria ad oggi. Dopo la visita al Museo abbiamo il tempo per visitare la Cattedrale di San Bartolomeo, con annesso il Chiostro di Santa Caterina, la Chiesa di Maria SS. della Grazie, la Chiesa dell’Immacolata e dell’Addolorata, tutte situate nella zona del Castello di Lipari. Dopo un pranzo sulla splendida terrazza dell’Hotel Giardino sul Mare, dove è possibile godere di un panorama davvero superlativo, eccoci pronti per fare il giro dell’isola. Iniziamo il giro in senso antiorario partendo in direzione di Canneto, alla scoperta delle bellezze dell’isola. Dopo aver oltrepassato Canneto, facciamo la nostra prima sosta all’altezza di Capo Rosso, per ammirare una grande cava per l’estrazione della pomice. Tappa successiva Acquacalda, località turistica molto frequentata e rinomata per la sua lunga spiaggia di sabbia nera e subito dopo iniziamo a salire verso l’interno fino a raggiungere Quattropani.

Iniziamo il giro in senso antiorario partendo in direzione di Canneto, alla scoperta delle bellezze dell’isola. Dopo aver oltrepassato Canneto, facciamo la nostra prima sosta all’altezza di Capo Rosso, per ammirare una grande cava per l’estrazione della pomice. Tappa successiva Acquacalda, località turistica molto frequentata e rinomata per la sua lunga spiaggia di sabbia nera e subito dopo iniziamo a salire verso l’interno fino a raggiungere Quattropani, dove possiamo chiaramente distinguere la sagoma della vicina Isola di Salina. Il nostro giro prosegue verso la costa attraversando Pianoconte, centro agricolo ricco di coltivazioni di fichi d’india, vigneti ed enormi cespugli di capperi in fiore. Poco dopo la terza sosta la facciamo sulla terrazza di Quattrocchi, tappa obbligata per ammirare il panorama sui faraglioni sottostanti e sull’isola di Vulcano. Poco dopo siamo di nuovo al molo di Lipari pronti per fare rientro in motonave a Vulcano. Inizia il quarto giorno di questa nostra vacanza itinerante che oggi è dedicata alla scalata del cratere del vulcano! Dopo aver messo un paio di scarponcini comodi, e una bottiglietta d’acqua nello zainetto, iniziamo il percorso che ci porterà alla sommità del cratere. L'escursione al cratere è una passeggiata da non perdere che consente di scoprire un mondo difficilmente immaginabile. Dal Porto di Levante, ci si incammina sulla strada per Piano e sulla sinistra, dopo 150 mt., vi è un sentiero che conduce al cratere. La salita, inizialmente agevole, procede con tornanti addossati alle altissime rocce rossastre cosparse di rigogliose piante di ginestra. Il sentiero diventa man mano che si sale sempre più impegnativo ed irregolare su di un terreno roccioso ed alquanto insidioso. Durante la salita che dura circa un'oretta, si può ammirare l'Isola di Vulcano in tutta la sua bellezza, con profonde vallate modellate dall'attività esplosiva del vulcano nei tempi passati e grandi distese di coltivazioni presenti nell'isola. L'arrivo all'orlo del cratere regala un turbinio di sensazioni forti. E' difficile immaginare, ed ancora di più rendere con le parole, ciò che si prova nel trovarsi su uno stretto sentiero che da un lato mostra gli ampi e tranquilli orizzonti del mare e delle isole e dall'altro il cuore di una montagna viva che emette fumi, calore e sibili accompagnati da un intenso odore di zolfo. La consapevolezza che dal fondo del cratere, dove si trova il "tappo", si siano scatenate, nel passato, le forze di una natura in grado di cambiare le forme del paesaggio, invita al rispetto e al timore per questo luogo palpitante di vita. Un’esperienza assolutamente emozionante. Il giorno seguente altra escursione con destinazione Alicuci e Filicudi, le due isole più distanti da Vulcano.

Ci imbarchiamo poco dopo le 09,00 su di una motonave decisamente grande e molto più veloce rispetto alle precedenti, e anche se il mare oggi è leggermente mosso, la stabilità per i passeggeri è assicurata. Dopo aver costeggiato di nuovo Lipari e successivamente Salina, la motonave punte dritto in direzione di Filicudi che raggiungiamo dopo oltre un’ora di navigazione. Giunti all’altezza di Punta Stimpagnato, il capitano rallenta e si avvicina alla costa per farci ammirare la Grotta del Bue Marino, antico rifugio della foca monaca, e con una ardita manovra della motonave, riusciamo addirittura ad entrare per qualche metro per poter ammirare i colori delle rocce e del mare circostante altamente spettacolari! Riprendiamo la navigazione in direzione di Alicudi, dove effettueremo la nostra prima sosta. Attracchiamo al molo di Palomba alle 11,30 per la visita al piccolo borgo di Alicudi, l’isola meno popolata dell’intero arcipelago, con poco più di cento abitanti che vi risiedono tutto l’anno. Chi arriva ad Alicudi, si immerge in una dimensione di vita ormai altrove perduta, dove il rumore della risacca del mare ed il fruscio del vento, sono gli unici suoni che ti accompagnano durante la tua permanenza sull’isola. Data la particolarità del terreno e la ripidità della roccia, ove è disseminato il paese, mancano del tutto le strade e di conseguenza auto, moto e biciclette. Per affrontare le scalinate in pietra lavica che si inerpicano dappertutto ci si affida ai propri piedi ed ai simpatici asinelli che sono allevati sull’isola e che sono l’unico mezzo di trasporto per merci e bagagli dal porto alle singole abitazioni. Ad Alicudi esiste un solo albergo bar ristorante, un paio di negozi di prodotti alimentari e una rivendita di giornali che sono a disposizione degli abitanti durante tutto l’anno, ma credetemi è un luogo incantevole dove rifugiarsi per assaporare una vacanza davvero diversa. Alle 12,30 ci imbarchiamo per la visita alla vicina Filicudi

Lasciamo Alicudi e dopo circa mezz’ora di navigazione in un mare che piano piano si stà ingrossando a causa del forte vento, approdiamo a Filicudi Porto, dove è prevista la nostra seconda sosta per una visita all’isola. Il porto è naturalmente la località più animata dell’intera isola. Nelle vicinanze e presente l’unico Hotel, appena ristrutturato e un paio di ristoranti. Più avanti un minimarket ed un piccolo museo etnico, pieno di attrezzi antichi utilizzati nella preistoria dagli agricoltori che in passato hanno popolato l’isola di Filicudi. Uscendo dalla zona del porto la strada prosegue costeggiando una spiaggia completamente formata da sassi rotondi più o meno grandi di colore grigio e nero. Alla fine della spiaggia si può salire su di un promontorio dove è possibile ammirare quello che resta di un antichissimo villaggio preistorico. Il villaggio semi diroccato e composto da una trentina di costruzioni tutte di forma ovale, costruite con pietra lavica e raggruppate sul promontorio di Capo Graziano. A Filicudi attualmente risiedono poco più di 200 abitanti, sparsi nei vari borghi situati a ridosso del monte Fossa delle Felci, nella località di Pecorini Monte e in quella di Pecorini Mare a ridosso del porto. Come ad Alicudi anche su quest’isola regna sovrano il silenzio e la scelta di una vacanza in questi luoghi è sicuramente salutare ed è un autentico distacco dalla nostra vita frenetica di tutti i giorni. Alle 16,00 ritorniamo al porto per imbarcarci sulla motonave che ci porterà a Vulcano, dove approdiamo, a causa del forte vento, al molo di Ponente alle 17,30 proprio nelle vicinanze del nostro hotel. L’escursione è finita, ma il sole ancora alto e la lunga spiaggia quasi deserta, invitano ad una passeggiata in riva al mare, immersi in un ambiente naturalistico davvero rilassante, prima di poter assistere come tutte le sere, dalla terrazza della sala ristorante all’ennesimo spettacolare tramonto del sole nel blù del mare delle Isole Eolie.

La vacanza è giunta al termine ma il fascino di questo arcipelago siciliano, la disponibilità della sua gente e l'ottimo clima presente in questo paradiso naturale meritano davvero di essere assaporate in tutta la sua intensità.

Infiorata. Una manifestazione di carattere religioso e laico al contempo, che mescola elementi tradizionali, amore e passione per la natura (e ovviamente i fiori) e soprattutto una storia ricchissima, che getta le sue radici nei secoli.

Le infiorate sono eventi che si tengono, con alcune differenze, in quasi tutta Italia, da nord a sud, e che generalmente vengono organizzate in corrispondenza della Pentecoste e del Corpus Domini, festività che introducono al Tempo Ordinario della liturgia cattolica, e che coincidono con l'inizio dell'estate.

I fiori come rinascita, spirituale e ambientale, in vista della tanto attesa estate. Oggi, Vita da Turista vuole portarvi a scoprire le infiorate più belle d'Italia, in un percorso che vi farà venir voglia di... tuffarvi nei colori della natura!

 

 

Genzano di Roma, Lazio

Quella di Genzano di Roma è spesso considerata come l'Infiorata più antica d'Italia. Questo perché la sua prima edizione, almeno ufficialmente, si tenne nel 1778 (anno riconosciuto dal comune), sebbene l'abitudine di abbellire le strade di "quadri floreali" in occasione del Corpus Domini risalirebbe, a Roma e nei Castelli Romani, già al Seicento.

Per tre giorni, la bellissima Via Italo Belardi, che unisce idealmente la Chiesa di Santa Maria della Cima e la Collegiata della Santissima Trinità, si colora di petali che formano disegni straordinari, fino al cosiddetto "spallamento", la sfilata finale con le autorità religiose, la banda e, infine, i bambini che chiudono idealmente l'Infiorata.

 

Spello, Umbria

Istituita nel 1831, l'Infiorata di Spello (o meglio sarebbe dire Infiorate di Spello, perché si tratta di più infiorate unite in un percorso unico) si compone di circa sessanta disegni lungo un percorso di un chilometro e mezzo che corre nel centro forte.

Il tappeto floreale viene allestito il sabato sera, da parte di una squadra di volontari infioratori, e la domenica mattina il percorso è attraversato dalla processione, guidata dal Vescovo della città, che introduce il passaggio del Corpo di Cristo.

 

Noto, Sicilia

Pur di recente istituzione (la prima edizione avvenne 26 anni fa), l'Infiorata di Noto si caratterizza per i meravigliosi scenari barocchi entro i quali è inscritto il lungo tappeto floreale, che dalla Chiesa di Montevergini scende fino alla Villa Dorata, ovvero il Palazzo del Principe Nicolaci.

L'Infiorata di Noto deve molto a quella di Genzano di Roma, perché i mastri infioratori siciliani si sono "formati" proprio nei Castelli Romani, scoprendo la lunghissima tradizione artistica genzanese, ed esportandola fino in Siclia.

 

Genazzano, Lazio

L'Infiorata di Genazzano ci riporta, come ultima tappa di questo viaggio, nel Lazio, peraltro a non molta distanza da Genzano, della quale condivide in parte il nome, la storia e la magnificenza artistica di questa tradizione.

L'infiorata genazzanese si tenne per la prima volta nel 1883, durante la prima domenica di luglio, per celebrare la fondazione dell'Associazione dell'Apostolato della Preghiera, e consacrata al Sacro Cuore di Gesù.

Con un percorso di 1.800 metri che si snoda lungo le bellissime stradine medievali del borgo, l'Infiorata di Genazzano è entrata nel Guinness dei Primati come la più lunga al mondo, un riconoscimento a una tradizione e un evento che sono parte integrante della storia di questa cittadina.

È un territorio variegato, ricco delle più diverse attrazioni e bellezze, quello delle Madonie: mare, natura, storia, cultura e attività all’aria aperta sono tante realtà che compongono e caratterizzano questa parte della Sicilia, e che consentono ad ogni turista di creare qui una vacanza su misura in base ai propri interessi. Questo l’obiettivo che si propone il Distretto Turistico di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e Himera, quello di valorizzare un tipo di turismo incentrato non tanto sulla singola destinazione quanto sull’intero territorio e sulla vasta gamma di esperienze che quest’ultimo offre al turista. Ogni esperienza consente al visitatore di entrare nell’atmosfera più autentica del territorio madonita, fornendo al tempo stesso una conoscenza diretta del patrimonio locale, un patrimonio che accosta diversi elementi tutti però legati tra loro: dalle eccellenze dell’enogastronomia locale fino ad arrivare alle migliori produzioni artigianali, sono moltissime le risorse e le sorprese che il Parco delle Madonie ha in serbo per il turista.

 

Il Distretto Turistico di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e Himera è formato da 30 comuni, ciascuno caratterizzato da proprie peculiarità e punti di forza, due Agenzie di sviluppo locale (So.Svima e Imera Sviluppo), dal Parco delle Madonie e da 153 soci privati che mettono a disposizione del Distretto strutture ricettive, ristoranti, associazioni culturali e sportive, negozi e molto altro ancora, in linea con la visione di totalità turistica promossa dal Distretto stesso. Attraverso questa rete di ‘fornitori’, ogni ‘utente’ ha delle facilitazioni nel corso del soggiorno e una maggiore libertà di vivere il territorio secondo i propri gusti.

 

 

La totalità dell’esperienza di viaggio si traduce nella possibilità, all’interno dell’area madonita, di scegliere le destinazioni e le attività che si preferiscono, oppure di intersecarle a piacimento in base ai singoli interessi. Gli amanti della natura e delle attività all’aria aperta hanno la possibilità di concedersi esperienze uniche a diretto contatto con il diversificato (e possente!) ambiente locale, ad esempio attraverso la visita del Parco delle Madonie, delle riserve naturali di Favara e Granza e del Monte San Calogero. Visite che possono essere condotte in modi diversi e tutti da scoprire, ad esempio percorrendo i sentieri (la rete sentieristica locale, lunga circa 200 chilometri, offre un’ampia possibilità di scelta!), ma anche in mountain bike, in fuoristrada, a cavallo, e in totale sicurezza grazie al contributo delle associazioni aderenti al progetto dislocate sul territorio.

 

 

 

Gli appassionati di storia, cultura e arte possono trovare bellezze e tesori nascosti ad ogni angolo, perché sono tante le antiche cittadine e le testimonianze di epoche lontane che si possono visitare durante un soggiorno nel Distretto. Basti pensare ai numerosi centri che ne fanno parte, ognuno ricco di attrazioni e monumenti che sono delle vere e proprie chicche. Castelbuono, con il suo delizioso centro storico (e i famosi dolci alla manna, che sono una vera eccellenza gastronomica locale); Caccamo, che tra le sue stradine dalla magia senza tempo nasconde un gioiello come la Badia, all’interno della quale ammirare un meraviglioso pavimento di maioliche unico nel suo genere; e ancora Gangi, eletto Borgo dei Borghi d’Italia nel 2014, le due Petralie (Soprana e Sottana), che sono dei mondi a parti collocati in una dimensione affascinante e fuori dal tempo, e naturalmente Cefalù, uno dei migliori borghi marinari d’Italia che vi aspetta con il suo famoso e preziosissimo duomo. La storia più antica vi aspetta invece al Parco Archeologico Regionale di Himera, dove si condensa il meglio della straordinaria eredità greca e romana locale spiegata e approfondita nel museo annesso al parco.

Il Distretto Turistico di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e Himera è dunque pronto a regalare ai turisti delle incredibili e indimenticabili esperienze di viaggio: cosa aspettate a farci un salto? Ricordatevi che qui la parola d'ordine è sempre e solo una: vivintensamente

La notizia è di quelle preoccupanti, sul serio. Dopo le celebrazioni per il riconoscimento dello zibibbo come patrimonio dell'Umanità, infatti, l'UNESCO lancia l'allerta: la Sicilia potrebbe vedere alcuni dei suoi siti perdere l'ambito riconoscimento per la pessima gestione, economica e strutturale, delle ricchezze premiate.

L'allarme, rilanciato ieri sul Corriere della Sera dal giornalista Gian Antonio Stella, firma prestigiosa che spesso si è occupato dei cronici problemi italiani, dalla corruzione alla mala politica, riguarderebbe indistintamente i sette luoghi patrimonio dell'Umanità presenti nella regione insulare, ovvero: Isole Eolie, Villa del Casale di Piazza Armerina, Barocco della Val di Noto, area archeologica di Agrigento (link articolo qualità della vita), Vulcano Etna, centro storico di Siracusa e Necropoli di Pantalica, oltre allo stesso zibibbo.

 

 

Vale la pena notare che ben 7 (su un totale di 51) siti UNESCO siciliani, un record condiviso con Siria e Thailandia, che sono tuttavia stati interi, e dunque immaginiamo la ricchezza siciliana non sfruttata, e anzi lasciata abbandonata a sé stessa in maniera che si potrebbe definire "suicida". In particolare, l'editoriale di Stella fa luce su alcune situazioni critiche della Sicilia culturale, come la mancata apertura dei siti archeologici durante il fine settimana, quando l'afflusso turistico, interno ed esterno, è ovviamente maggiore rispetto ai giorni feriali, ma anche sulla mancanza di un piano turistico a livello regionale, dato che dei circa 78 milioni di viaggi compiuti complessivamente nell'arco di un anno in Italia, solo 6 milioni hanno come destinazione la Sicilia, a fronte dei 40 milioni del Veneto, sebbene la regione di Agrigento, Palermo e delle mille ricchezze naturali, culturali ed enogastronomiche sia una delle più appetibili dai turisti.

Cosa fare, dunque? Le soluzioni possibili sono molte, dalla riscrittura dei patti sindacali tra lavoratori del settore turistico ed istituzioni, ad una maggiore penetrazione dei servizi minimi essenziali financo al miglioramento dei mezzi di comunicazione che, salvo gli aeroporti, sono piuttosto carenti in tutto il Meridione. Soprattutto, però, si tratta di cambiare mentalità, alla Sicilia e all'Italia intera, per scoprire il vero valore potenziale del turismo, e dunque tutti gli effetti benefici che potrebbe avere sulla sofferente economia del Bel Paese.

 

Carezzate da tempo l'idea di visitare la Sicilia, ma la logistica, i prezzi, nonché la grande offerta turistica della regione vi hanno fatto finora desistere? Ecco per voi un'offerta che risponderà a tutte le vostre esigenze.

Stiamo parlando di un tour di 8 giorni, che ci viene proposto dal noto portale turistico e di online booking TravelBird.it e che ha la Sicilia come tema fondamentale, e per essere più precisi si intitola proprio I Sapori della Sicilia.

Al costo di 389 euro, con uno sconto del 40% rispetto all'originale costo di 627 euro, potrete raggiungere la Sicilia in aereo, e comodamente partire, grazie ad un auto a noleggio, alla scoperta dell'isola più grande del Mediterraneo.

 

 

7 notti, 4 alberghi tutti da scoprire

L'arrivo in aereo è a Catania. Da qui, si parte verso Montalbano Elicona, il borgo più bello d'Italia 2015, dove alloggerete al Federico II, hotel a quattro stelle con tutti i servizi più utili, come ristorante, centro benessere e WiFi.

Una notte trascorrerà presso l'Hotel Baglio Santacroce, un tre stelle vicino ad Erice, mentre dal quarto al sesto giorno sosterete all'Hotel Baglio Basile, tra Marsala e Mazara del Vallo, e le ultime due notti trascorreranno appoggiandosi all'elegante Hotel Lady Lusya, un quattro stelle di Siracusa.

 

Volo A/R e altre info utili

Nell'offerta è incluso il volo A/R da Roma Fiumicino o da Milano - Bergamo Orio al Serio con Ryanair, verso Catania, in un range di otto giorni, nonché i pernottamenti già descritti, tutte le prime colazioni e il noleggio dell'autovettura, con la quale potrete girare l'isola, nonché una serie di drink di benvenuto, cene e degustazioni che potrete scoprire nel programma.

Tra gli optional, c'è anche una magnifica escursione alle Isole Eolie, che potrà essere aggiunta alla prenotazione con un costo di 29 euro a persona, e che avverrà il secondo giorno, con partenza da Lipari.

 

Se l'offerta vi convince, eccovi il link al sito di TravelBird per la prenotazione

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