Google Street View è uno dei più noti e utilizzati servizi della casa tecnologica statunitense, che permette di "navigare" dal proprio computer sulle strade di mezzo mondo, con ampie fotografie susseguenti che mostrano intere autostrade, centri storici e prospetti urbanistici dagli Stati Uniti al Giappone, passando per l'Europa e alcuni stati dell'Africa.

Il servizio, peraltro, è corredato da alcuni "extra", come ad esempio delle collezioni di immagini e contenuti multimediali che possono essere ben sfruttati per la promozione turistica di una determinata località, di una zona e perché no, anche di un'intera nazione. Su questo ultimo piano si è mossa la Coldiretti, la grande associazione che rappresenta lavoratori e produttori del settore primario (agricoltura e allevamento), che ha siglato con Google un accordo di collaborazione per portare sulla sua piattaforma di mappatura alcune tra le eccellenze territoriali dell'Italia, quattro macrozone protagoniste della produzione enogastronomica a denominazione controllata e protetta, che sin da subito potranno essere scoperte attraverso il web, nella speranza che gli internauti di tutto il mondo decideranno poi di trasformare la loro visita virtuale in un viaggio vero e proprio, con grandi benefici per l'economia turistica italiana.

 

 

Il Barolo e le Langhe piemontesi

Il tour degli itinerari tematici promossi da Coldiretti e Google parte dalle valli del Barolo, le Langhe piemontesi che ogni anno regalano agli estimatori del buon vino bottiglie di prezioso liquido. prodotto seguendo un rigidissimo disciplinare che, di fatto, ha contribuito anche a modificare l'aspetto ortografico della zona. Ecco dunque che colline dall'altezza contenuta (la coltivazione è permessa fino a circa 500 metri sul livello del mare) si riempiono di filari, che tra la tarda primavera e i primi afflati dell'autunno si colorano a festa, regalando degli scenari e delle cromie uniche al mondo, premiate dall'UNESCO come patrimonio dell'Umanità con il titolo di Paesaggio vitivinicolo del Piemonte proprio nel 2014.

 

La Maremma toscana

Diffusa tra l'Alto Lazio e la Toscana, la Maremma è una regione dai caratteri, storici e geografici, imprecisi e incostanti, fattore questo che ne ha determinato un grande successo a livello turistico, tra gli italiani ma non solo. La Maremma si contraddistingue per scenari in continuo mutamento, che vanno dalle spiagge di Orbetello e della Versilia, agli scenari appenninici del Monte Amiata, meta sciistica d'inverno ed escursionistica in primavera ed estate. La zona è altrettanto conosciuta, soprattutto nella provincia di Viterbo, per ospitare un gran numero di zone e siti archeologici, da Cerveteri a Vulci.

 

I Vigneti di Montalcino

Montalcino, piccolo borgo della provincia senese, è uno dei luoghi che maggiormente ispirano e suscitano il fascino del visitatore. A ridosso della Val d'Orcia, confinante con la provincia di Grosseto, il comune merita una visita sicuramente per il suo ricco profilo medievale, dominato dalla Fortezza e impreziosito da numerosi altri monumenti religiosi e civili, ma a farla da padrona è la spettacolare natura circostante, dove colori e sapori si mescolano in scenari adatti a pittori e artisti, tra le sfumature ocra della cosiddetta "Terra di Siena", il verde acceso dei boschi e dei vigneti e i toni caldi dei tramonti che illuminano ogni angolo.

 

Le Valli delle Arance siciliane

Le arance rosse di Sicilia sono uno dei tantissimi prodotti che rende l'enogastronomia di questa regione un meraviglioso trattato del buon mangiare disponibile e godibile da tutti. Le zone di produzione delle arance, che si snoda tra le province sudorientali di Catania e Siracusa, trova il suo centro nevralgico e punto di riferimento in Ribera, che non a caso detiene il titolo di Città delle Arance. Da qui, e tutt'intorno, sotto l'ombra severa ma familiare dell'Etna (dal profilo innevato in inverno e primavera), si sviluppano ettari ed ettari di aranceti, che producono dei frutti straordinari, creano occupazione e illuminano i paesaggi di rosa, arancione e tante sfumature diverse.

La compagnia aerea low cost Volotea ha comunicato un prossimo incremento dei voli: da giugno nuove tratte tra Catania e Genova. Da settembre e ottobre aumentano i voli tra Catania e Firenze. 

La compagnia aerea low cost Volotea, attiva nell’Europa del Sud su tratte di corto e medio raggio, ha deciso di dare spinta alla mobilità interna al territorio italiano. 

 

 

Dai prossimi mesi, infatti, verranno aumentanti i collegamenti settimanali tra l’aeroporto Fontanarossa di Catania e quelli di Genova e Firenze.Gli aumenti saranno graduali e partiranno dal mese di giugno quando verranno inaugurati collegamenti extra ogni mercoledì tra Catania e l’aeroporto Cristoforo Colombo del capoluogo ligure. Da settembre, invece, è previsto l’incremento dei voli tra la città siciliana e Firenze: un primo step porterà a nuovi collegamenti il martedì e il sabato mentre un secondo step, operativo da ottobre, aggiungerà un altro volo il mercoledì.

La decisione di Volotea di incrementare i voli sulle tratte Catania – Genova e Catania – Firenze potrebbe avere buone ripercussioni per la compagnia aerea e rappresentare una risposta a chi, per lavoro, è spesso costretto a lunghi spostamenti.

Nuovo e prestigioso attestato di stima per il patrimonio artistico-culturale italiano. L'Unesco ha infatti inserito l'Etna e le Ville Medicee di Firenze tra le 22 novità del 2013 che entrano a far parte del patrimonio tutelato dall'Organizzazione della Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. Per la città di Catania e il capoluogo toscano si tratta di una notizia senza dubbio positiva anche nell'ottica di un ulteriore accrescimento dell'interesse turistico nei loro confronti. L'ufficialità della scelta dell'Unesco è giunta al termine del World Heritage Committee dell'ente delle Nazioni Unite che si è tenuto in questi giorni in Cambogia, tra Pnomh Penh e Angkor Wat. 

Per l'Italia, che con 49 siti (su un totale di 981) considerati patrimonio Unesco guida questa speciale classifica, si tratta anche di una piccola rivincita nei confronti della 'bocciatura' dello scorso anno che aveva visto il Belpaese restare a secco. In seconda posizione, conseguenza di un'espansione che abbraccia a macchia di leopardo qualsiasi settore, c'è la Cina che tallona l'Italia con 45 siti.

 

 

A far compagnia all'Etna e alle Ville Medicee tra le new entries 2013 altre famose località come il Monte Fiji, le porte del deserto del Sahara, le catene montuose dell'Asia centrale, le chiese ortodosse in legno dei Carpazi e il verde del Lesotho. L'Etna, tra i fiori all'occhiello del turismo siciliano, rappresenta il sesto vulcano attivo più alto d'Europa. Le Ville Medicee - alcune aperte al pubblico come Villa La Quiete e Villa di Collesalvetti, altre invece private come Villa di Mezzomonte e Villa del Trebbio - testimoniano invece la magnificenza dei complessi architettonici posseduti dai Medici nella Toscana a cavallo tra il XV e XVII secolo.

Fonte: repubblica.it

La notizia è di quelle preoccupanti, sul serio. Dopo le celebrazioni per il riconoscimento dello zibibbo come patrimonio dell'Umanità, infatti, l'UNESCO lancia l'allerta: la Sicilia potrebbe vedere alcuni dei suoi siti perdere l'ambito riconoscimento per la pessima gestione, economica e strutturale, delle ricchezze premiate.

L'allarme, rilanciato ieri sul Corriere della Sera dal giornalista Gian Antonio Stella, firma prestigiosa che spesso si è occupato dei cronici problemi italiani, dalla corruzione alla mala politica, riguarderebbe indistintamente i sette luoghi patrimonio dell'Umanità presenti nella regione insulare, ovvero: Isole Eolie, Villa del Casale di Piazza Armerina, Barocco della Val di Noto, area archeologica di Agrigento (link articolo qualità della vita), Vulcano Etna, centro storico di Siracusa e Necropoli di Pantalica, oltre allo stesso zibibbo.

 

 

Vale la pena notare che ben 7 (su un totale di 51) siti UNESCO siciliani, un record condiviso con Siria e Thailandia, che sono tuttavia stati interi, e dunque immaginiamo la ricchezza siciliana non sfruttata, e anzi lasciata abbandonata a sé stessa in maniera che si potrebbe definire "suicida". In particolare, l'editoriale di Stella fa luce su alcune situazioni critiche della Sicilia culturale, come la mancata apertura dei siti archeologici durante il fine settimana, quando l'afflusso turistico, interno ed esterno, è ovviamente maggiore rispetto ai giorni feriali, ma anche sulla mancanza di un piano turistico a livello regionale, dato che dei circa 78 milioni di viaggi compiuti complessivamente nell'arco di un anno in Italia, solo 6 milioni hanno come destinazione la Sicilia, a fronte dei 40 milioni del Veneto, sebbene la regione di Agrigento, Palermo e delle mille ricchezze naturali, culturali ed enogastronomiche sia una delle più appetibili dai turisti.

Cosa fare, dunque? Le soluzioni possibili sono molte, dalla riscrittura dei patti sindacali tra lavoratori del settore turistico ed istituzioni, ad una maggiore penetrazione dei servizi minimi essenziali financo al miglioramento dei mezzi di comunicazione che, salvo gli aeroporti, sono piuttosto carenti in tutto il Meridione. Soprattutto, però, si tratta di cambiare mentalità, alla Sicilia e all'Italia intera, per scoprire il vero valore potenziale del turismo, e dunque tutti gli effetti benefici che potrebbe avere sulla sofferente economia del Bel Paese.

 

Per il Distretto Turistico di Cefalù e dei Parchi delle Madonie e Himera la tua opinione conta, e conta tantissimo. Così tanto che, tra le tante iniziative portate avanti per la promozione del territorio, ne ha inserita una molto… social. La condivisione, il racconto e la diffusione dell’esperienza da parte del singolo turista diventa una dimensione di fondamentale importanza, potremmo dire intensa.  E non avremmo potuto scegliere altro termine, poichè i territori del Distretto non possono che essere vissuti così: intensamente, fino in fondo, percependo tutta la bellezza e il calore di una terra ricchissima sotto il profilo naturale, storico, culturale, tradizionale e culinario.

 

 

L’obiettivo di vivintensamente è quello di spingere le bellezze del territorio e farle conoscere al mondo del turismo; allo stesso tempo porta avanti un obiettivo collaterale, raccogliere tutte le storie di chi il Distretto l’ha vissuto, fatto suo e amato. Il Social Book ha proprio il compito di diventare uno spazio non solo virtuale ma anche (e soprattutto) vitale. In questa sezione si può vedere tutto quello che viene raccontato sui social da chi visita il territorio, e sono racconti tutti diversi, tutti emozionanti. Condividendo momenti che hanno il sapore di un flash (e a volte di uno scatto o di un video), il Book diventa un wall sul quale compaiono tante e diverse impressioni di viaggio, che diventano dei veri e propri consigli per chi non ha ancora visto il territorio. Sono parole e immagini che sanno suscitare emozioni e curiosità, e che fanno venire improvvisamente voglia di partire per questi luoghi da favola!

C’è chi, invece, non ha resistito alla tentazione di raccontare le bellezze del territorio attraverso delle storie. ‘Oltre i monti c’è una Sicilia che non ti aspetti’, ‘Madonie: cosa vedere in 5 giorni’, ‘Himera in Sicilia: i Greci camminano tra noi’: racconti dall’approccio diverso, ma che hanno in comune un profondo stupore e una radicata meraviglia per questa terra dalla bellezza nascosta e quasi inaspettata, che in qualche modo è riuscita ad entrare nell’animo di chi scrive. Divertiti anche tu a leggere le avventure (in alcuni casi davvero mirabolanti!) dei viaggiatori delle Madonie!

Un ‘muro’, dunque, giocoso e allettante per chi legge, ma che per il Distretto ha un valore aggiunto poiché diventa uno strumento di fondamentale importanza: leggendo quello che il turista percepisce del territorio, ha la possibilità di confrontarsi con le loro esigenze, ottenere nuovi e stimolanti spunti di riflessioni e cercare soluzioni e risposte alle attuali sfide di viaggio.

 

 

 

 

 

 

Arancini o arancine? La rivalità gastronomica fra Catania e Palermo si manifesta da secoli riguardo la definizione del genere, assumendo i risvolti di una disputa acerrima fra le sponde della Sicilia.

A Palermo è femmina – a tal punto che lo stesso scrittore Gaetano Basile, palermitano DOC, ha ricercato le origine filologiche sostenendo che il termine “arancina” provenga dal frutto dell’arancio, dunque l’arancia. Di conseguenza debba essere al femminile- mentre a Catania si controbatte affermando che nel dialetto siciliano non esiste la declinazione al femminile per l’arancia e che in dialetto si dica arànciu, di conseguenza ecco “arancino”.

Tralasciando la questio linguistica - essendo fedele al termine femminile per nascita e amore – il condimento è la parte essenziale, l’essenza della sicilianità, secoli di cultura gastronomica racchiusa in pochi bocconi; ne esistono di svariate, dalle classiche al ragù di carne e al burro, con mozzarella e prosciutto cotto, fino ad arrivare al tripudio in occasione della festa di Santa Lucia in cui le rosticcerie propongono i condimenti più originali: agli spinaci, al pollo, al curry, alla ricotta fino ad arrivare a quelle dolci, un cuore di Nutella caldo abbracciato da riso, poi impanato, fritto e zuccherato.

 

Mentre la disputa tra Palermo e Catania continua, noi ci spostiamo in un’altra regione dello Stivale. Avete capito bene, lì dove dimora il Conero, le Grotte di Frasassi e la splendida Urbino esiste un’ottima variante di questo cibo da strada. Gli arancini all'anconetana.

Dalla Sicilia bisogna spostarsi nel periodo del Carnevale nelle Marche per trovare un’altra preparazione con lo stesso nome. Localizziamoci in modo ancora più preciso: siamo nella provincia di Ancona, e stiamo parlando di dolci fritti dalla tipica forma a girella. Un impasto a base d’uovo, ricoperto di succo e buccia d’arancia che viene arrotolata e successivamente affettata. Alla fine il tutto viene ripassato nel miele e così servito.

Ecco spiegata, in questo caso, l’etimologia del nome: arancino infatti deriva dall'inconfondibile aroma, che se segna la distanza da un altro, i limoncini. Capirete voi il motivo…Ah, dimenticavo: diffidate dalle imitazioni “light”: arancini e limoncini sono solo fritti, come tradizione insegna.

Problemi economici insormontabili per le casse comunali, questa la ragione ufficiale che il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, ha addotto nei confronti della cittadinanza e della stampa per giustificare la chiusura (temporanea, a quanto pare) del Museo Guttuso, il grande polo museale dedicato al maestro dell'arte contemporanea del Novecento ospitato presso l'edificio di Villa Cattolica. Guttuso, figlio illustrissimo di Bagheria, lasciò infatti alla cittadinanza molte opere, conservate in questo museo a lui intitolato che, fa sapere il sindaco del Movimento 5 Stelle, "incassa 20 mila euro l'anno a fronte di spese superiori ai 400 mila", e per questo il comune, già in difficoltà, non può più occuparsene direttamente.

 

 

Pareri e commenti negativi sono già arrivati da due importante figure della scena artistica italiana: Vittorio Sgarbi, il critico d'arte che ha duramente contestato la decisione, e dall'erede diretto di Guttuso, il figlio Fabio Carapezza Guttuso, per il quale "la chiusura del Museo lede, sia giuridicamente che affettivamente, la validità ed il significato degli atti che hanno consentito la creazione del Museo Guttuso", e ha annunciato che, se la decisione sarà confermata, ricorrerà contro il comune siciliano per ottenere la restituzione o la ricollocazione delle opere stesse.

Il sindaco Patrizio Cinque, però, ha voluto immediatamente precisare le ragioni della sua amministrazione, che hanno (giustamente) sollevato un polverone per l'alto valore storico, culturale e artistico di questo museo, spiegando in un post su Facebook che "Il museo non chiuderà definitivamente. Verrà riqualificato grazie a finanziamenti per una cifra complessiva di 4 milioni e mezzo, prevedendo la chiusura temporanea per i lavori per poi venire probabilmente gestito da privati". Insomma, anche il Museo Guttuso di Bagheria si avvia verso la "privatizzazione", una decisione che in diversi poli museali italiani ha effettivamente portato a un miglioramento generale dell'offerta, nonché a ottimi risultati economici, sia in musei a carattere nazionale ed internazionale e sia in quelli più radicati sul territorio di appartenenza.

 

Una visita programmata e desiderata per la scoperta di tutte le isole che compongono l'arcipelago siciliano.

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 26/05/2009

Durata: 7 Giorni

Luoghi: Isola di Alicudi, Isola di Filicudi, Isola di Lipari, Isola di Panarea, Isola di Stromboli, Isola di Vulcano

 

Descrizione del viaggio:

Partenza dall'aeroporto di Bologna per Catania, quindi proseguimento in pulmann per il porto di Milazzo, dove con un aliscafo dopo circa un'ora, siamo sbarcati nell'Isola di Vulcano, sede della nostra vacanza presso l'Hotel Conti a Vulcano. Da questa località ogni mattina dal porto dell'isola di Vulcano partenza per visitare le varie isole dislocate nell'arcipelago siciliano comprese le lontanissime Alicudi e Filicudi. L’Hotel Conti è posizionato direttamente sulla bellissima spiaggia, naturalmente di sabbia nera di origine vulcanica, al Porto di Ponente, posto esattamente dalla parte opposta al Porto di Levante dove attraccano gli aliscafi che collegano le Isole Eolie alla Sicilia. Dopo aver preso possesso delle camere, disseminate all’interno di un giardino tropicale, eccoci pronti per consumare il nostro primo pranzo nella panoramica sala ristorante con vista sulla suggestiva Baia di Ponente dell’isola di Vulcano.

Dopo un meritato riposino pomeridiano, andiamo alla scoperta del piccolo centro di Vulcano tutto concentrato in prossimità del Porto di Levante. Pochi i negozi aperti, anche perché la stagione turistica è appena all’inizio, e di conseguenza sono pochi anche i turisti presenti sull’isola. Dopo aver cenato, osservando il sole piano piano scendere sulla baia antistante la sala ristorante, siamo pronti per il primo contatto con il centro di Vulcano di notte, e onestamente l’illuminazione lascia alquanto a desiderare, ma pur nella penombra il paesaggio circostante costellato di luci che punteggiano le isole circostanti, è sicuramente gradevole e suggestivo. 

L’isola di Vulcano è la prima che si incontra provenendo dal Porto di Milazzo, e la prima cosa che colpisce il turista al momento dello sbarco, è l’intenso odore di zolfo che impregna l’aria. Il fenomeno è causato dalle “Fumarole”, esalazioni ad alta temperatura di vapore acqueo, zolfo e anidride carbonica che si sprigionano continuamente dalla roccia e dalle fessure nel terreno circostante. Il vulcano presente sull’isola, assieme a quello di Stromboli, sono gli unici ancora attivi presenti nell’Arcipelago delle Eolie. Dopo l’ultima eruzione avvenuta nel lontano 1888, l’isola fu quasi totalmente abbandonata, per ripopolarsi agli inizi del 1900. Gli abitanti residenti sull’isola sono circa 700 e le attività principali sono l’agricoltura, la pastorizia e naturalmente la pesca. Negli ultimi decenni l’ Isola di Vulcano è diventata meta di un turismo soprattutto internazionale, attirato dal fascino del vulcano, dai fanghi terapeutici allo zolfo e naturalmente dal suo mare cristallino. Il punto di arrivo e di partenza degli aliscafi è il Porto di Levante. Appena sbarcati proprio sulla destra si può ammirare il Faraglione di Levante, tagliato in due da una strada che porta alle Fumarole ed al laghetto dei fanghi caldi.

Sempre sulla destra un’istmo che ospita la borgata di Vulcanello, che divide le due baie, quella di Levante da quella di Ponente, dove è situato la nostra struttura alberghiera, l’Hotel Conti. Il simbolo principale dell’isola, rimane comunque il vulcano che sovrasta il paese. L’escursione alla sommità del cratere è una passeggiata da non perdere, ed abbastanza agevole per tutti, naturalmente con un paio di scarponcini adatti allo scopo e magari un paio di bastoncini, molto utili specialmente durante la discesa a valle. Altro punto panoramico molto interessante, è Capo Grillo posizionato al centro dell’isola sulla costa occidentale e raggiungibile per mezzo di un autobus di linea. Da Capo Grillo si possono osservare le sagome delle isole di Lipari, Salina, Panarea in un panorama dell’arcipelago davvero unico. Interessante anche la visita alla borgata del Gelso, un pittoresco borgo di pescatori situato dalla parte opposta dell’Isola di Vulcano.

La maggior parte dei residenti vive al Piano, località posta  nella parte centrale dell’isola e unica sede scolastica dell’isola posta a circa 7 km dal Porto di Levante, che si anima solamente nel periodo estivo con l’arrivo dei turisti. Alcuni bar, ristoranti e negozi di artigianato e prodotti tipici locali, tutti concentrati in alcune centinaia di metri, disegnano la passeggiata serale dei turisti. La baia del Porto di Ponente, ospita il porto turistico, dove sostano le imbarcazioni che fanno tappa a Vulcano. Al centro della baia possiamo ammirare a sinistra lo Scoglio delle Sirene, e sulla destra, Vulcanello dove si trova la Valle dei Mostri. La valle prende il nome dalle particolari forme della rocce formate in passato dalle eruzioni vulcaniche e modellate nel tempo dall’acqua e dal vento. Le rocce così scolpite e posizionate in mezzo a dune di sabbia nera assomigliano vagamente ad animali preistorici. Per poter visitare l’isola nel modo migliore è possibile affittare un motorino, un quad o semplicemente una bicicletta, oppure volendo noleggiare un taxi, dove l’autista oltre a guidare diventa anche una guida turistica, accompagnando i turisti nei posti più caratteristici e panoramici dell’isola. Ogni giorno si effettuano anche giri dell’isola in barca, mare permettendo naturalmente, dove è possibile ammirare paesaggi e fondali marini altamente spettacolari.

Da non perdere la visita alla Grotta del Cavallo e al Bagno della Vergine, una piscina naturale dall’acqua color verde smeraldo e contornata da scogliere che la riparano dal vento che in questo arcipelago è sempre presente. E’ arrivato iil giorno della prima escursione nell’Arcipelago delle Isole Eolie. Si parte alle 14.00 dal molo di Vulcano, per una visita a Panarea per poi proseguire nel tardo pomeriggio alla volta di Stromboli, dove in tarda serata, potremo ammirare dal mare la spettacolare Sciara del fuoco. Si parte in motonave e all’uscita del porto di Vulcano, costeggiamo l’isola di Lipari, la più estesa di tutto l’arcipelago delle Eolie e dopo circa un’ora di navigazione siamo in vista di Panarea. La motonave entra all’interno di Cala Junco, da molti considerata l’insenatura più bella e suggestiva dell’intero arcipelago, dove è prevista una breve sosta per fare il bagno con tuffo dalla motonave. Cala Junco è una piscina naturale, contornata da alti scogli che la riparano dal vento, sempre presente in questo tratto di mare.

Il riflesso del sole nel mare disegna mille tonalità diverse di colori, blù, verde ed azzurro veramente suggestive. Riprendiamo il viaggio, a ridosso della costa dell’isola di Panarea fino al porto di San Pietro, dove attracchiamo per la visita al paese. Panarea è la isola più piccola della Eolie, come dimensioni, ma per le sue caratteristiche abitazioni e le sue piccole stradine, percorribili solamente a piedi, è davvero unica. Il colore dominante, è naturalmente il bianco che colora tutto il paesaggio circostante fino alla Chiesa di San Pietro. Dalla terrazza, di fronte alla chiesa, è possibile ammirare un bellissimo panorama sul mare e si possono chiaramente intravedere gli scogli di Dattilo, Bottaro, Lisca Bianca e Lisca Nera e più in lontananza Basiluzzo. Panarea, è meta di un turismo d’elite, e sono molti i vip che possiedono ville esclusive sull’isola, che è sicuramente affascinante. Riprendiamo la navigazione alla volta di Stromboli e, arrivando da Panarea si nota subito il vulcano che sovrasta il paesino di San Vincenzo, ed è proprio la sua inconfondibile sagoma a forma di cono a caratterizzare l’isola di Stromboli. Costeggiando in motonave le coste di Stromboli, possiamo notare l’antico villaggio di Ginostra, che ha la particolarità di non essere collegato da nessuna strada sull’isola, e può essere raggiunto solamente dai suoi abitanti via mare. Poco dopo attracchiamo al molo di Scari, per la visita al paese di San Vincenzo. Le strade strette e le abitazioni, anche qui rigorosamente bianche, assomigliano in gran parte a quelle viste a Panarea. Percorriamo la strada che dal porto porta fino al piazzale della Chiesa di San Vincenzo, che ha la particolarità di essere l’unica costruzione di colore giallo scuro dell’intero abitato. Dal piazzale è possibile intravedere il vicino scoglio di Strombolicchio, mentre alle spalle della chiesa, la sagoma imponente del vulcano fumante, raggiungibile per mezzo di un sentiero che porta alla sommità del cratere a 918 mt. di altezza.

La giornata volge al termine ed il sole sta tramontando. Ritorniamo al porto di Scari, per imbarcarci sulla motonave che ci accompagnerà dal lato opposto dell’isola di Stromboli per la parte conclusiva della nostra escursione dove potremo ammirare da vicino la Sciara del Fuoco. Assisteremo così alle piccole eruzioni del vulcano, posizionati proprio di fronte alla famosa Sciara del Fuoco, una ampia conca ripidissima a forma di scivolo, dove si riversano tutte le scorie incandescenti ed i materiali lavici frutto delle frequentissime vere e proprie esplosioni del vulcano. Il sole è tramontato da poco e possiamo assistere direttamente a queste continue piccole eruzioni sempre accompagnate da improvvise e forti detonazioni e dalle successive emissioni di lapilli incandescenti che ricadono all’interno della Sciara del Fuoco  per poi scendere lentamente fino a raggiungere il mare sottostante. Visto all'imbrunire la cosa diventa emozionante ed altamente spettacolare ma allo stesso modo particolarmente impressionante. Terzo giorno di permanza alle Isole Eolie e al mattino di buon'ora si parte per l' escursione in motonave all'Isola di Lipari. Partenza , come al solito, dal molo di Vulcano, accompagnati da un mare quasi piatto ed un sole splendente che già di prima mattina comincia a farsi sentire. Dopo 20 minuti sbarchiamo a Lipari e ci dirigiamo verso il Castello dove è situato il Museo Archeologico Eoliano, che è interamente dedicato alle diverse culture succedutesi nell’isola di Lipari dalla preistoria ad oggi. Dopo la visita al Museo abbiamo il tempo per visitare la Cattedrale di San Bartolomeo, con annesso il Chiostro di Santa Caterina, la Chiesa di Maria SS. della Grazie, la Chiesa dell’Immacolata e dell’Addolorata, tutte situate nella zona del Castello di Lipari. Dopo un pranzo sulla splendida terrazza dell’Hotel Giardino sul Mare, dove è possibile godere di un panorama davvero superlativo, eccoci pronti per fare il giro dell’isola. Iniziamo il giro in senso antiorario partendo in direzione di Canneto, alla scoperta delle bellezze dell’isola. Dopo aver oltrepassato Canneto, facciamo la nostra prima sosta all’altezza di Capo Rosso, per ammirare una grande cava per l’estrazione della pomice. Tappa successiva Acquacalda, località turistica molto frequentata e rinomata per la sua lunga spiaggia di sabbia nera e subito dopo iniziamo a salire verso l’interno fino a raggiungere Quattropani.

Iniziamo il giro in senso antiorario partendo in direzione di Canneto, alla scoperta delle bellezze dell’isola. Dopo aver oltrepassato Canneto, facciamo la nostra prima sosta all’altezza di Capo Rosso, per ammirare una grande cava per l’estrazione della pomice. Tappa successiva Acquacalda, località turistica molto frequentata e rinomata per la sua lunga spiaggia di sabbia nera e subito dopo iniziamo a salire verso l’interno fino a raggiungere Quattropani, dove possiamo chiaramente distinguere la sagoma della vicina Isola di Salina. Il nostro giro prosegue verso la costa attraversando Pianoconte, centro agricolo ricco di coltivazioni di fichi d’india, vigneti ed enormi cespugli di capperi in fiore. Poco dopo la terza sosta la facciamo sulla terrazza di Quattrocchi, tappa obbligata per ammirare il panorama sui faraglioni sottostanti e sull’isola di Vulcano. Poco dopo siamo di nuovo al molo di Lipari pronti per fare rientro in motonave a Vulcano. Inizia il quarto giorno di questa nostra vacanza itinerante che oggi è dedicata alla scalata del cratere del vulcano! Dopo aver messo un paio di scarponcini comodi, e una bottiglietta d’acqua nello zainetto, iniziamo il percorso che ci porterà alla sommità del cratere. L'escursione al cratere è una passeggiata da non perdere che consente di scoprire un mondo difficilmente immaginabile. Dal Porto di Levante, ci si incammina sulla strada per Piano e sulla sinistra, dopo 150 mt., vi è un sentiero che conduce al cratere. La salita, inizialmente agevole, procede con tornanti addossati alle altissime rocce rossastre cosparse di rigogliose piante di ginestra. Il sentiero diventa man mano che si sale sempre più impegnativo ed irregolare su di un terreno roccioso ed alquanto insidioso. Durante la salita che dura circa un'oretta, si può ammirare l'Isola di Vulcano in tutta la sua bellezza, con profonde vallate modellate dall'attività esplosiva del vulcano nei tempi passati e grandi distese di coltivazioni presenti nell'isola. L'arrivo all'orlo del cratere regala un turbinio di sensazioni forti. E' difficile immaginare, ed ancora di più rendere con le parole, ciò che si prova nel trovarsi su uno stretto sentiero che da un lato mostra gli ampi e tranquilli orizzonti del mare e delle isole e dall'altro il cuore di una montagna viva che emette fumi, calore e sibili accompagnati da un intenso odore di zolfo. La consapevolezza che dal fondo del cratere, dove si trova il "tappo", si siano scatenate, nel passato, le forze di una natura in grado di cambiare le forme del paesaggio, invita al rispetto e al timore per questo luogo palpitante di vita. Un’esperienza assolutamente emozionante. Il giorno seguente altra escursione con destinazione Alicuci e Filicudi, le due isole più distanti da Vulcano.

Ci imbarchiamo poco dopo le 09,00 su di una motonave decisamente grande e molto più veloce rispetto alle precedenti, e anche se il mare oggi è leggermente mosso, la stabilità per i passeggeri è assicurata. Dopo aver costeggiato di nuovo Lipari e successivamente Salina, la motonave punte dritto in direzione di Filicudi che raggiungiamo dopo oltre un’ora di navigazione. Giunti all’altezza di Punta Stimpagnato, il capitano rallenta e si avvicina alla costa per farci ammirare la Grotta del Bue Marino, antico rifugio della foca monaca, e con una ardita manovra della motonave, riusciamo addirittura ad entrare per qualche metro per poter ammirare i colori delle rocce e del mare circostante altamente spettacolari! Riprendiamo la navigazione in direzione di Alicudi, dove effettueremo la nostra prima sosta. Attracchiamo al molo di Palomba alle 11,30 per la visita al piccolo borgo di Alicudi, l’isola meno popolata dell’intero arcipelago, con poco più di cento abitanti che vi risiedono tutto l’anno. Chi arriva ad Alicudi, si immerge in una dimensione di vita ormai altrove perduta, dove il rumore della risacca del mare ed il fruscio del vento, sono gli unici suoni che ti accompagnano durante la tua permanenza sull’isola. Data la particolarità del terreno e la ripidità della roccia, ove è disseminato il paese, mancano del tutto le strade e di conseguenza auto, moto e biciclette. Per affrontare le scalinate in pietra lavica che si inerpicano dappertutto ci si affida ai propri piedi ed ai simpatici asinelli che sono allevati sull’isola e che sono l’unico mezzo di trasporto per merci e bagagli dal porto alle singole abitazioni. Ad Alicudi esiste un solo albergo bar ristorante, un paio di negozi di prodotti alimentari e una rivendita di giornali che sono a disposizione degli abitanti durante tutto l’anno, ma credetemi è un luogo incantevole dove rifugiarsi per assaporare una vacanza davvero diversa. Alle 12,30 ci imbarchiamo per la visita alla vicina Filicudi

Lasciamo Alicudi e dopo circa mezz’ora di navigazione in un mare che piano piano si stà ingrossando a causa del forte vento, approdiamo a Filicudi Porto, dove è prevista la nostra seconda sosta per una visita all’isola. Il porto è naturalmente la località più animata dell’intera isola. Nelle vicinanze e presente l’unico Hotel, appena ristrutturato e un paio di ristoranti. Più avanti un minimarket ed un piccolo museo etnico, pieno di attrezzi antichi utilizzati nella preistoria dagli agricoltori che in passato hanno popolato l’isola di Filicudi. Uscendo dalla zona del porto la strada prosegue costeggiando una spiaggia completamente formata da sassi rotondi più o meno grandi di colore grigio e nero. Alla fine della spiaggia si può salire su di un promontorio dove è possibile ammirare quello che resta di un antichissimo villaggio preistorico. Il villaggio semi diroccato e composto da una trentina di costruzioni tutte di forma ovale, costruite con pietra lavica e raggruppate sul promontorio di Capo Graziano. A Filicudi attualmente risiedono poco più di 200 abitanti, sparsi nei vari borghi situati a ridosso del monte Fossa delle Felci, nella località di Pecorini Monte e in quella di Pecorini Mare a ridosso del porto. Come ad Alicudi anche su quest’isola regna sovrano il silenzio e la scelta di una vacanza in questi luoghi è sicuramente salutare ed è un autentico distacco dalla nostra vita frenetica di tutti i giorni. Alle 16,00 ritorniamo al porto per imbarcarci sulla motonave che ci porterà a Vulcano, dove approdiamo, a causa del forte vento, al molo di Ponente alle 17,30 proprio nelle vicinanze del nostro hotel. L’escursione è finita, ma il sole ancora alto e la lunga spiaggia quasi deserta, invitano ad una passeggiata in riva al mare, immersi in un ambiente naturalistico davvero rilassante, prima di poter assistere come tutte le sere, dalla terrazza della sala ristorante all’ennesimo spettacolare tramonto del sole nel blù del mare delle Isole Eolie.

La vacanza è giunta al termine ma il fascino di questo arcipelago siciliano, la disponibilità della sua gente e l'ottimo clima presente in questo paradiso naturale meritano davvero di essere assaporate in tutta la sua intensità.

Un gioiello nel cuore del Mediterraneo, il luogo dove la cultura araba si incontra con quella siciliana, in un turbinìo di sapori e odori a cui non si può rinunciare.

Anche quest’anno San Vito Lo Capo ospiterà il CousCous Fest tra il 18 ed il 27 Settembre; giunti alla diciottesima edizione di quest’evento che anno dopo anno accoglie migliaia di affezionati, turisti e curiosi appassionati di gastronomia, la manifestazione è un appuntamento imperdibile per chi vuole assistere ad una gara culinartia di tutto rispetto e un’opportunità in più per godersi lo splendido mare della provincia trapanese.

 

 

Protagonista il cous cous, piatto originario del Maghreb, in pieno Nord Africa, composto da granelli di semola che vengono sgranati e cotti a vapore nella tipica pentola in terracotta smaltata, una ricetta antichissima e tramandata da secoli di madre in figlia, pietanza che viene solitamente è accompagnata da brodo di zuppa di pesce, uno dei piatti importati nella provincia di Trapani che a sua volta è stato portato nel livornese e nel genovese.

Durante la manifestazione verranno allestiti numerosi stand gastronomici dove verrà servito dalle 12 alle 24 cous cous per tutti i gusti e i palati più ricercati o semplicemente amanti della cultura arabo-siciliana con varianti esotiche, innovative e gluten-free, acquistando un ticket degustazioni di 10€, che comprende un dolce della tradizione siciliana e un bicchiere di vino.

Quest’anno l’abbinamento cous cous- vino e le ricette d’autore saranno curate da un parterre di chef pluristellati, tra cui spiccano Claudio Sadler e Giancarlo Morelli, che renderanno la festa ancora più originale e ricca di idee, con l'aiuto di blogger di settore come Chiara Maci e Sonia Peronaci.

L’obiettivo per i partecipanti all’evento sarà quello di vincere il premio di Miglior Cous Cous 2015, affrontando due competizioni che verranno votate da una giuria tecnica e una popolare. La Gara gastronomica, il leit motiv della manifestazxione, sarà non solo un momento di grande sportività ma soprattutto daranno valore aggiunto alla multiculturalità e all’integrazione, capisaldi da sempre della regione.

Spazio anche alla musica e alla poesia: martedì 22 settembre saliranno sul palco della festa la band Elio e le Storie Tese, seguiti il mercoledì 23 Settembre da Vinicio Capossela.

 

 

Sono stati dei giorni intensi quelli che ho trascorso nel territorio delle Madonie siciliane, e sono stati giorni pieni di inaspettate sorprese. Le Madonie, infatti, hanno un patrimonio sia naturale che culturale davvero impressionante, molto più nutrito di quanto si possa comunemente immaginare, e grazie al blogger tour #vivintensamente organizzato dal Distretto turistico di Cefalù e dei parchi delle Madonie e di Himera ho avuto la possibilità non solo di entrare in contatto con ogni dimensione del territorio, ma di viverlo in prima persona fino in fondo.

Una delle grandi protagoniste del viaggio è stata senza dubbio la straordinaria natura del Parco delle Madonie, che regala scorci che per un attimo fanno dimenticare di essere in un’isola e danno l’impressione di essere arrivati nel cuore delle Dolomiti. Questa, infatti, l’impressione che ho avuto ammirando alcuni dei massicci montuosi della zona, prima tra tutti la Rocca di Sciara che, vista dal punto panoramico di Terravecchia, un luogo da favola che fa parte del comune di Caltavuturo, si mostra al massimo della sua bellezza. Cime a non finire, dunque, ma non solo: a volte le montagne sembrano delle cinte naturali che racchiudono altri, infiniti tesori, come lo splendido lago di Rosamarina, uno specchio d’acqua che ho percorso palmo dopo palmo in sella ad un cavallo. È stata un’esperienza unica e, per me, una grandiosa prima volta a cavallo, oltre che il modo perfetto per esplorare ogni angolo di questo lago artificiale nato dallo sbarramento del fiume.

 

 

 

Quando pensavo di non poter essere ulteriormente sorpresa dalle meraviglie madonite, ho dovuto ricredermi appena arrivata ‘al cospetto’ della magnifica Grotta della Gurfa, un vero monumento naturale che appartiene al comune di Alia e che, ve lo posso assicurare, è molto più di quanto appaia ad un primo sguardo. Entrando nella grotta si rimane subito colpiti dall’immensità degli interni e dalla forma particolare, che ricorda il Pantheon di Roma con una cavità in alto dalla quale entra la luce in occasione di equinozi e solstizi. Il tutto assume qui una dimensione davvero sacrale, e infatti la guida ci racconta di come la Gurfa in passato (un passato molto lontano) fosse stata un luogo di conservazione dei defunti. Un luogo dove natura, storia  e mistero si intrecciano in un nodo davvero indissolubile.

La natura delle Madonie, dunque, mi ha incantata e non poco; non è stata, tuttavia, l’unica incredibile sorpresa che questa terra calda e affascinante mi ha regalato. Le emozioni più forti hanno avuto, per me, il sapore della storia e delle cittadine dal fascino d’altri tempi che da queste parti sono tantissime, ognuna con una propria particolarità. Termini Imerese, deliziosa cittadina affacciata sul golfo che ha alle spalle una lunga tradizione termale e che presenta tanti segni dell’antica dominazione romana, ha degli angoli di una bellezza disarmante; stesso discorso vale per la città di Caccamo, che con il suo castello (il più grande d’Italia e tra i più grandi d’ Europa) e i vicoletti del centro storico trascina subito in un tempo lontano; ultimo, ma non per importanza (anzi!), il piccolo borghetto di Sclafani Bagni, un comune di nemmeno cinquecento persone che dall’alto dei suoi 750 metri d’altezza regala una vista panoramica eccezionale su tutte le Madonie, e che nel suo centro storico affascina con una chiesetta antica e ben conservata e delle stradine strette e suggestive che sono emozione allo stato puro.

L’ultima, importantissima tappa all’insegna della storia: il parco archeologico di Himera, una delle colonie più antiche del territorio che ho visitato insieme al suo museo, un fondamentale polo culturale che raccoglie reperti importanti e pezzi assolutamente unici.

Il mio racconto non può che concludersi con un’osservazione, con l’unico e grande protagonista della Sicilia: il mare, che ha saputo rendere ancora più perfetto questo breve soggiorno di fine ottobre che ha deliziato me e i miei compagni di viaggio con giornate di sole dal sapore primaverile. Ho potuto apprezzare fino in fondo la magia del mare già a partire dal primo giorno attraverso un meraviglioso giro in barca che mi ha fatto scoprire angoli di incredibile bellezza. Borghi affacciati sull’acqua, antiche torri normanne e formazioni rocciose che emergono dall’acqua, come lo scoglio di Mongerbino, sono elementi che contribuiscono a rendere il tratto di costa madonita un vero e proprio dipinto a cielo aperto, una serie di cartoline dalla Sicilia che si vedono una volta e non si dimenticano mai più.

 

 

 

 

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