Ore 07:00, la sveglia suona, i nostri volti si incontrano e si nota chiaramente che le poche ore di sonno non sono servite a molto. Tra un mugolio e parole sconnesse riusciamo ad alzarci. Si scende nella sala ristorante e dopo una ricca colazione si riparte. Destinazione… le Saline di Sicciole!

Al nostro arrivo troviamo Maya, una simpaticissima ragazza che ci spiega tutti i processi della produzione del sale. Davanti a noi vediamo campi ricoperti da pochi decine di centimetri di acqua; Maya ci racconta che purtroppo la stagione per la produzione del sale non è ancora iniziata a causa del brutto tempo, negli anni precedenti a maggio cominciavano già le prime raccolte, ma quest’anno il caldo tarda ad arrivare. Praticamente questi terreni vengono prima ricoperti con acqua marina, il clima caldo e altri agenti naturali permettono la fase della cristallizzazione e della successiva raccolta. La cosa più curiosa è che in antichità la famiglia proprietaria di alcuni campi delle Saline doveva garantire l’ottima qualità del prodotto finale. Se ciò non accadeva veniva espropriato il terreno e affidato ad un’altra famiglia più competente. Ecco perché tutt'oggi, a distanza di 700 anni le Saline di Sicciole producono sale di ottima qualità. Accanto alla Saline, Maya ci mostra un’area riservata alle terme dove l'uso del fango ricavato dalle saline permette di offrire massaggi a scopo terapeutico.

Al nostro rientro è ora di pranzo e ci fermiamo a un ristorantino sul porto, tra un paio di boccali di birra e una fantastica grigliata di calamari servita con blitva ossia verdura bollita con patate. Facciamo amicizia con tre ragazze del posto che ci aggiornano sull'intensa vita notturna che Portorose vanta di avere. Purtroppo però la stagione turistica non è ancora iniziata e i locali sono ancora chiusi o con poca gente, quasi tutti studenti del posto. Decidiamo di fare una passeggiata sul lungo mare e notiamo che moltissima gente pratica sport, chi corre, chi va in bicicletta, ci sono campi da beach volley pieni di ragazzi e ragazze che giocano a ritmi sfrenati e poco più in là un circuito per il minigolf. Impossibile resistere alla curiosità; ci spingiamo fino all'entrata dove, tra una battuta e l’altra con gente del posto, veniamo sfidati.

 

 

La partita è intensa e molto competitiva, purtroppo perdiamo all'ultima buca. Incolpandoci l’uno con l’altro per la sconfitta, ci dirigiamo verso l’uscita. La stanchezza comincia a farsi sentire ma la giornata è troppo bella per tornare in stanza, così decidiamo di consolarci con una bella birra ghiacciata. Il sole ancora riscalda i nostri visi, il cielo sfoggia un blu acceso in netto contrasto con il biancore di qualche nuvola sparsa qua e là, davanti a noi un’immensa distesa d’acqua, interrotta dalle piccole imbarcazioni che ormeggiano sui pontili. Belle ragazze sfilano davanti a noi portando a spasso il loro cane, c’è una forte atmosfera di relax e di armonia e capiamo che la Slovenia ci ha lasciato un gran bel ricordo, che porteremo con noi durante il nostro viaggio e non solo.

Ma è arrivata l’ora dei saluti, domani si attraversa la seconda dogana… quella con l’Ungheria.

La prima dogana è stata passata. Alle 11 del mattino entriamo in territorio sloveno. Andiamo direttamente alle Grotte di San Canziano, dove la guida ci aspettava, pronta a mostrarci lo spettacolo. Un vero spettacolo della natura. La guida ci ha raccontato che le Grotte sono entrate a far parte del patrimonio naturale e culturale mondiale dell'UNESCO nel 1986 e che ora costituiscono il fenomeno ipogeo più importante sul Carso e della Slovenia.

Sono attraversate dal fiume Reka (che tra l’altro in Sloveno vuol dire proprio fiume). In passato è anche accaduto che la massa d’acqua del fiume sia diventata così imponente da ricoprire gran parte delle grotte tanto da farle chiudere per i turisti. In alcuni punti le grotte raggiungono i 160 metri di altezza e una larghezza di 120 metri. Nel tempo si sono formati stalattiti e stalagmiti di grandezze impressionanti. Una di queste ha cominciato a formarsi 360.000 anni fa. La chiamano the Orjak, il gigante. Dopo due ore di cammino tra grotte, cunicoli e scorci più che caratteristici, torniamo al punto di partenza, organizziamo una foto di gruppo e via di nuovo nella nostra Defender, destinazione, Porto Rose.

 

 

Appena arrivati ci siamo sistemati al Grande Hotel Porto Rose; la nostra camera ha una splendida vista sul porto. Giusto il tempo di posare gli zaini e siamo partiti per visitare questa splendida città marittima. Ci siamo fatti una passeggiata sul lungo mare e non sono mancati incontri interessanti con le persone del posto, che ci hanno dato tanti consigli sui posti e sui locali da visitare. Purtroppo, però, dovremo rimandare la nostra uscita a domani sera, in mattinata ci aspetta la visita al parco naturale delle Saline di Sicciole e dobbiamo essere lì molto molto presto. Speriamo bene!