L'autobus 103 ci lascia davanti alla stazione. Un'altra ora di viaggio a bordo del 914 e arriviamo al sito UNESCO dei Guerrieri Di Terracotta. Si tratta di un sito archeologico tra i più famosi al mondo ed è stato riportato alla luce nel corso del XX secolo.  Fu scoperto casualmente da un contadino nel 1974; un intero esercito di guerrieri, cavalli e carri da battaglia. I soldati sono tutti ad altezza d’uomo e hanno tutti volti differenti. Fa una certa impressione, in effetti. 

L'imperatore Qin Shi Huang era convinto di continuare a governare anche dopo la morte. Per questo fece costruire e sotterrare questa immensa armata, pensando che ne avrebbe avuto bisogno nell’aldilà. Anche se si tratta di una visita formidabile, l'entrata è forse un po' cara: 150 rmb, pari a circa 25 dollaroni. Una volta entrati si possono visitare tre strutture e bisogna cominciare dalla numero 3, che contiene 72 soldati e cavalli. Si passa poi nella numero 2: all'ingresso un cartello dice che contiene 1.300 statue, ma sono ancora tutte sotto terra e si si possono vedere cinque soldati: due arcieri, uno in piedi e uno in ginocchio, uno a cavallo, un ufficiale e un generale. Il top lo si raggiunge però nell’ultima struttura. Si vede subito che è più grande delle altre, ma è difficile immaginare quanto sia spettacolare prima di vederla dal vivo.

Ci sono 3.600 soldati schierati davanti ai nostri occhi, pronti per la battaglia, con cavalli e carri ai loro fianchi. Le file frontali sono costituite dagli arcieri, seguite da numerose file di soldati che originariamente impugnavano lance, spade e altre armi; la fanteria è accompagnata da 35 carri, ma quelli realizzati in legno si sono col tempo disintegrati. Vederli nel loro insieme mette un po' paura, la fisionomia è curata nei minimi dettagli. Sembra quasi che a un tratto possano prendere vita e lanciarsi all'attacco. Veramente incredibile!

Come sempre, e purtroppo, i tempi sono ristretti. Dopo una visita al museo, dove si possono ammirare altre statue in bronzo, torniamo alla stazione degli autobus per tornare in centro, dopo ci aspetta la Big Wild Goose Pagoda, o Pagoda della Grande Anatra Selvatica, completata nel 652 d.C.. Qui si trova anche il Tempio di Da Ci’en, uno dei templi più grandi, costruito durante la dinastia Qing. Ai piedi della Pagoda c’è una grandissima fontana e ogni sera i turisti si intrattengono qui, affascinati dallo spettacolo dei giochi d'acqua, con spruzzi che superano i venti metri a ritmo di musica. La zona circostante è tutta pedonale, percorsa ogni giorno da migliaia e migliaia di persone; ci sono bancarelle che vendono ogni tipo di souvenir e ogni tipo di cibo. Anche qui ci facciamo valere come grandi assaggiatori e, tra spiedini di carne, calamari alla griglia e ostriche gratinate, ci riempiamo lo stomaco. Anche se dobbiamo ammettere che è più uno spettacolo vederli cucinare che assaggiare le loro pietanze. Muovono le palette velocissimi e fanno volteggiare gli spiedini sulla piastra rovente. Basta un minuto e te li porgono già pronti. Sei spiedini per 10 rmb, meno di due dollari, ne facciamo una bella scorpacciata.

Dobbiamo rientrare. Siamo davvero felici del giro che abbiamo fatto. Sorridenti (e riposati) torniamo al nostro Hotel. Xi-An ci piace veramente tanto, ma siamo pronti a muoverci verso la prossima destinazione: Siete pronti a conoscere i Panda di Chengdu?

Siamo arrivati al nostre terzo giorno in Serbia. Sono stati tre giorni stupendi. Tre giorni durante i quali, in sella alla nostra Bianchina, abbiamo visitato Novi Sad e ci siamo spostati a Belgrado, la capitale, ricca di una storia recente di cui si parla troppo poco. Abbiamo visto posti incantevoli, anche se dobbiamo ammettere che la pioggia battente e il cielo grigio hanno tolto un po' di luce alle nostre foto. Ma non ai nostri occhi, che non hanno mai smesso di entusiasmarsi.

Prima di farvi vedere ciò che abbiamo visto, però, ci sembra giusto parlarvi della Serbia e dei serbi, un popolo splendido che ci ha accolto e ci terrà compagnia ancora per qualche giorno. Abbiamo voluto farlo di persona, direttamente dalla nostra stanza all'Hotel Life Design di Belgrado. Così sarà la nostra voce a esprimere sensazioni e pensieri su questo popolo così ospitale (così ci vedete e state anche più tranquilli che stiamo bene!).

 

 

Venite in Serbia che ne vale davvero la pena (oh, e poi si mangia proprio bene!!)

Partenza alle 10 da Erzurum per raggiungere Tortum. Cinquanta chilometri per visitare il lago e le cascate. Sembra tutto facile, no? E invece dopo neanche mezzora ecco i primi problemi. Non abbiamo fatto neppure 10 chilometri che il finestrino di Bianchina si rompe di nuovo! Ora sappiamo come aggiustarlo e non abbiamo impiegato molto a sistemarlo e a rimetterci in cammino. Stavolta ci siamo messi d'impegno, sperando che non ci dia più problemi per il resto del viaggio.

Superato questo "piccolo" inconveniente, il resto del viaggio passa via liscio come l'olio. Abbiamo raggiunto facilmente la nostra destinazione ma ciò che volevamo vedere, il lago e le cascate, lontane circa 100 chilometri dalla città di Tortum. Trovarli è stata un'Odissea. Nessuno parla inglese e le spiegazioni che ci danno sono così divertenti che le richiediamo anche dopo aver capito la direzione da seguire (o almeno così speriamo!). Tra un giro e l'altro, arriviamo verso le tre del pomeriggio: il lago è incantevole, interamente circondato da colline di vari colori. È sempre lo stesso paesaggio, eppure guardandolo da angolazioni differenti, sembra cambiare. Ogni sguardo regala una vista diversa. Dopo un bel po' di curve, ecco anche le cascate!

A vederle non sono così imponenti come ci aspettavamo. Le cascate di Tortum sono nascoste nel verde, scorrono in una fitta vegetazione e con i loro colori danno davvero un senso di pace e tranquillità. E dopo questi giorni "tempestosi" ne abbiamo davvero bisogno! Purtroppo, tanto per cambiare, non abbiamo molto tempo: sono le cinque e dobbiamo rimetterci in marcia. Davanti a noi ci sono ancora tanti chilometri prima di raggiungere il confine che ci separa dalla nostra prossima tappa: la Georgia! Sappiamo già che il viaggio che ci aspetta non sarà dei più semplici e che la strada non è delle migliori. Tuttavia, quel che sappiamo è niente a confronto di ciò che vivremo di qui a poco.

La strada hanno iniziato a costruirla qualche mese fa ed è strapiena di gru e di TIR che trasportano materiale da costruzione. Sul lato destro c'è uno strapiombo alto non meno di 10 metri mentre sul sinistro del cartelli di "Pericolo Caduta Massi". Aggiungete che il tratto di strada asfaltata è largo appena per consentire il passaggio di due macchine. Insomma, non il posto migliore dove guidare! Per fare 50 chilometri abbiamo impiegato più di un'ora. Come se non bastasse, inizia a scendere la sera e il cielo comincia a riempirsi di nuvole, assumendo un colore nero come la pece. Nemmeno il tempo di notarlo che arriva un acquazzone che sembra interminabile. I fari dell'auto funzionano a intermittenza, le curve a gomito si susseguono, solo ogni tanto indicate dai cartelli. All'improvviso, finisce anche il tratto asfaltato. Ci ritroviamo su una strada sterrata e dobbiamo procedere a zigzag per evitare le buche. Il finestrino si rompe di nuovo, l'acqua entra a fiumi. Siamo soli, con la macchina piena d'acqua, in un posto surreale e immerso nell'oscurità più completa. Siamo in un film dell'orrore e iniziamo a rendercene conto. Ormai possiamo aspettarci qualunque cosa. Siamo andati avanti così per 160 chilometri e poi, finalmente, la luce: la scritta "Benvenuti in Georgia" ci riporta a una realtà più rilassata. Ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati alla dogana!

Ci fermiamo e, naturalmente, smette di piovere. Sistemiamo il finestrino. Le luci invece dovremo farle controllare da qualcuno competente. Il tempo di svolgere le consuete pratiche doganali e siamo di nuovo in viaggio. Direzione Tblisi. Sono 250 chilometri, ma stavolta la strada è in perfette condizioni. Raggiungiamo il centro cittadino e cerchiamo subito un ostello: due letti in un dormitorio a 6 euro a notte per persona. E visto che siamo gli unici ospiti, abbiamo la stanza tutta per noi. Sono le 3 del mattino, abbiamo guidato per 14 ore quasi consecutive in condizioni estreme. Dire che siamo sfiniti è dire poco. A domani. Sempre se riusciamo ad alzarci dal letto!

Ore 07:00, la sveglia suona, i nostri volti si incontrano e si nota chiaramente che le poche ore di sonno non sono servite a molto. Tra un mugolio e parole sconnesse riusciamo ad alzarci. Si scende nella sala ristorante e dopo una ricca colazione si riparte. Destinazione… le Saline di Sicciole!

Al nostro arrivo troviamo Maya, una simpaticissima ragazza che ci spiega tutti i processi della produzione del sale. Davanti a noi vediamo campi ricoperti da pochi decine di centimetri di acqua; Maya ci racconta che purtroppo la stagione per la produzione del sale non è ancora iniziata a causa del brutto tempo, negli anni precedenti a maggio cominciavano già le prime raccolte, ma quest’anno il caldo tarda ad arrivare. Praticamente questi terreni vengono prima ricoperti con acqua marina, il clima caldo e altri agenti naturali permettono la fase della cristallizzazione e della successiva raccolta. La cosa più curiosa è che in antichità la famiglia proprietaria di alcuni campi delle Saline doveva garantire l’ottima qualità del prodotto finale. Se ciò non accadeva veniva espropriato il terreno e affidato ad un’altra famiglia più competente. Ecco perché tutt'oggi, a distanza di 700 anni le Saline di Sicciole producono sale di ottima qualità. Accanto alla Saline, Maya ci mostra un’area riservata alle terme dove l'uso del fango ricavato dalle saline permette di offrire massaggi a scopo terapeutico.

Al nostro rientro è ora di pranzo e ci fermiamo a un ristorantino sul porto, tra un paio di boccali di birra e una fantastica grigliata di calamari servita con blitva ossia verdura bollita con patate. Facciamo amicizia con tre ragazze del posto che ci aggiornano sull'intensa vita notturna che Portorose vanta di avere. Purtroppo però la stagione turistica non è ancora iniziata e i locali sono ancora chiusi o con poca gente, quasi tutti studenti del posto. Decidiamo di fare una passeggiata sul lungo mare e notiamo che moltissima gente pratica sport, chi corre, chi va in bicicletta, ci sono campi da beach volley pieni di ragazzi e ragazze che giocano a ritmi sfrenati e poco più in là un circuito per il minigolf. Impossibile resistere alla curiosità; ci spingiamo fino all'entrata dove, tra una battuta e l’altra con gente del posto, veniamo sfidati.

 

 

La partita è intensa e molto competitiva, purtroppo perdiamo all'ultima buca. Incolpandoci l’uno con l’altro per la sconfitta, ci dirigiamo verso l’uscita. La stanchezza comincia a farsi sentire ma la giornata è troppo bella per tornare in stanza, così decidiamo di consolarci con una bella birra ghiacciata. Il sole ancora riscalda i nostri visi, il cielo sfoggia un blu acceso in netto contrasto con il biancore di qualche nuvola sparsa qua e là, davanti a noi un’immensa distesa d’acqua, interrotta dalle piccole imbarcazioni che ormeggiano sui pontili. Belle ragazze sfilano davanti a noi portando a spasso il loro cane, c’è una forte atmosfera di relax e di armonia e capiamo che la Slovenia ci ha lasciato un gran bel ricordo, che porteremo con noi durante il nostro viaggio e non solo.

Ma è arrivata l’ora dei saluti, domani si attraversa la seconda dogana… quella con l’Ungheria.

Abbiamo l’autobus alle 8 di sera, 633 baht a persona per arrivare a Krabi dove ci aspetta il nostro amico Stefano. Alle 8 del mattino seguente approdiamo sull’Andaman Coast, abbiamo finalmente raggiunto le incredibili acque della Thailandia! Prendiamo un tuc-tud e ci dirigiamo verso Ao Nang, solito giro in cerca di una guesthouse. Ne troviamo una vicinissima alla spiaggia per 300 baht, intanto leggiamo un messaggio di Stefano il quale ci dà appuntamento sulla spiaggia di Hat Rai Leh.

Posati gli zaini ci avviciniamo alla spiaggia e prendiamo un biglietto a 100 baht a testa per raggiungerla con la tipica piccola imbarcazione thailandese in legno battente bandiera nazionale. Il tratto non è lungo, una ventina minuti di navigazione, ma sufficienti per realizzare l’incredibile posto che stiamo visitando. L'acqua, anche se mossa per via del periodo delle piogge, mantiene il suo color verde smeraldo. Il sole alto su di noi illumina i picchi che emergono dall'acqua donando alla natura un verde ancora più splendente. Lungo il cammino si intravedono altre spiagge come quella di Hat Ton Sai, conosciuta per la sua parete e diventata meta di molti climber.

Ne vediamo più di qualcuno avventurarsi con corde e chiodi per raggiungerne la vetta. Il tempo è volato, siamo già arrivati, scendiamo e Stefano è già a braccia aperte pronto ad accoglierci. Ci buttiamo subito in acqua, sembra essere in un sogno, circondati dalla natura guardiamo il cielo galleggiando in quell'acqua dalla perfetta temperatura. Non riusciamo ad uscire, quando le prime squame cominciano ad affiorare dal nostro corpo ci distendiamo per un riposino sotto le mangrovie. L’ora di pranzo viene suonata dall'arrivo di una barchetta con cucina incorporata, prendiamo tre Pad Tai cheap and good, per digerire optiamo per una passeggiata raggiungendo East Rai Leh al termine di una camminata di 15 minuti.

Mentre torniamo indietro vediamo dei ragazzi che salgono su una stradina piena di fango e rocce con l’aiuto di una corda. Il tragitto è interessante, lo si compie per raggiungere il punto panoramico dell’isola e una piccola laguna. La maggior parte di essi è organizzata con scarpe e pantaloncini da trekking, noi ci avventuriamo a piedi nudi e costume. Per fortuna che siamo saliti poco, più che una passeggiata è una vera e propria scalata resa pericolosa, almeno per noi, dal fatto che il fango rendeva tutto più scivoloso e gli aggrappi pù difficili.

Ma alla fine tutta la nostra fatica viene ripagata abbondantemente. Torniamo in spiaggia e ci ributtiamo in acqua, come la vedi non riesci a rinunciarci, ti ci devi tuffare. Prendiamo l’ultima barca per rientrare, quella delle 18:00. Stessa via di ritorno e, appena entrati in camera, doccia a turno e via in uscita. Abbiamo conosciuto Stefano a Koh Tao nel 2008, oggi c’è da festeggiare una bella rimpatriata. Non saremmo mai stato in grado di scrivervi questa sera al nostro rientro, la serata di oggi ve la racconteremo domani.

Federico e Nicola sono i protagonisti di questo viaggio, il primo di Vita da Turista. Il loro obiettivo è semplice: raggiungere la Thailandia, in macchina, partendo da Roma. Niente male, vero?

Per farcela, partiranno il 25 maggio. Attraverseranno 18 Paesi, faranno un bel pezzo di strada lungo la Via della Seta, per arrivare a fine agosto in Thailandia.

L'Italia ora ha una carta in più. Al centro della nuova Europa
Il Friuli Venezia Giulia è una destinazione originale e completa, al centro del rinnovato contesto europeo. L’Agenzia regionale TurismoFVG, ha il compito di sviluppare il sistema turistico regionale fornendo le linee guida e collaborando con tutti i soggetti attivi, per dare coerenza alla promozione e incrementare le risorse. Concentrando gli sforzi.

Una terra di valore
Mare, montagna, collina. Enogastronomia, cultura, eventi. Città d'arte e storia. Turismo attivo, scoperta e wellness. Ecco i plus di una regione ricca e dai mille volti. Valorizzarli rientra nella mission di TurismoFVG.

Golivefvg.com: un destination blog unico nel panorama nazionale, un “hub” dove si comunicano emozioni

Il destination blog www.golivefvg.com è un progetto innovativo nel panorama nazionale, citato come caso di comunicazione innovativa legata allo storytelling e al 2.0 dai più importanti eventi ed esperti del settore della comunicazione on line: si tratta di un “hub” che valorizza in maniera innovativa il territorio del Friuli Venezia Giulia attraverso la creazione e pubblicazione di contenuti web – testi, immagini, video - che raccontano in maniera “emozionale” le esperienze che si possono vivere in regione, naturalmente con il fine ultimo di incrementare la visibilità turistica, intendendo ciò in senso lato (turismo come storia, cultura, tradizioni, cucina, natura, eco-sostenibilità, eventi, etc.).

Curato dalla redazione di webmarketing e comunicazione on line di TurismoFVG (insider e citizen blogger), coinvolge anche guest e citizen bloggers, progetti speciali (come quello con Turisti per caso e Diario Digitale Friuli Venezia Giulia), creativi, università e studenti nella valorizzazione e creazione di contenuti. 

Il team webmarketing e comunicazione on line di TurismoFVG promuove il blog e i suoi contenuti sui canali social di TurismoFVG. 

I post http://www.golivefvg.com/blog/ sono tematizzati in base a questi tag molto verticali, legati alle emozioni: 

Azzurro FVG soul (l’anima, la storia, i testimonial di spessore, gli scrittori, i grandi sportivi, la gente comune, ma con un’anima forte, profonda, che comunica storie coinvolgenti) http://www.golivefvg.com/blog/blog-soul/ 

Marrone FVG secret  (i luoghi e le esperienze che non ti aspetti: i borghi nascosti, gli artigiani che preparano chicche inaspettate, leggende e storie curiose legate ai luoghi) http://www.golivefvg.com/blog/secret/ 

Verde FVG slow : tutto ciò che è verde, green&slow tourism http://www.golivefvg.com/blog/blog-slow/ 

Giallo FVG cool  (tutto ciò che è nuovo, innovativo, giovane: esperienze a 360 gradi, alla moda, sport e animazione in spiaggia, in montagna, snowboard, alpinismo, esperienze frizzanti, trekking fotografico, etc.) http://www.golivefvg.com/blog/cool/ 

Vinaccia, rosso FVG taste/flavour   (food&wine non convenzionale: esperienze vissute nei localini tipici, ristoranti, degustazioni, etc.) http://www.golivefvg.com/blog/taste/

Finalmente qualche giorno di relax a Chiang Rai. Camminiamo tutto il giorno, ma gira che ti rigira dopo 30 minuti al massimo siamo al punto di partenza. Non perché ci siamo persi, ma solo perché questa cittadina è così piccola che la si gira con poco. Nel pomeriggio andiamo in un bar con l’happy hour: una Chang grande a 60 baht, niente male.

Il biliardo è gratis per chi consuma e noi tra una birra ed una partita rimaniamo nel Rasta Bar un po’ di tempo. Nel frattempo conosciamo sia i proprietari, simpaticissimi, i quali ci sfidano anche a biliardo in un doppio (esito positivo per noi), che un gruppetto di ragazze, miste tra francesi ed australiane. E’ veramente un pomeriggio interminabile, ci viene appetito e decidiamo insieme alle ragazze di andare a mangiare qualcosa nel Night Bazar.

Come al solito c’è di tutto, ma noi ci concentriamo sul Food market. Anche qui c’è una vasta scelta, tra tutti i tipi di noodles e riso alle verdure, carne e pesce. Insomma per chi ha appetito c’è un bel po’ da fare. Noi come al nostro solito cominciamo assaggiando un po’ di tutto e alla fine siamo strapieni senza sapere esattamente di cosa ci siamo riempiti. I costi neanche a nominarli, irrisori.

Vaghiamo per le strade, ma la musica viene solo da un paio di bar e noi ci dirigiamo di nuovo al Rasta Bar. Si ricomincia, il gruppo si fa sempre più ampio e più competitivo intorno al tavolo da gioco. Scattano sfide, chi perde paga da bere, arriviamo imbattuti e così ubriachi da non ricordare neanche di come siamo riusciti ad arrivare in camera. Poi black-out totale. Il resto, per saperlo, dovremmo farcelo raccontare…

Chiariva

11 Lug 2013

Luglio 2013 – Chiariva by Vivamondo è presente sul mercato dal 1878: in questi 135 anni di storia ha vissuto i numerosi cambiamenti dettati dal continuo rinnovamento che contraddistingue il mercato del turismo. Il Tour Operator ha saputo rimanere sempre al passo con i tempi al punto da registrare importanti successi: infatti, è sempre stato “protagonista” nel turismo italiano e ancora oggi è un punto di riferimento e di garanzia per tanti viaggiatori.

Una delle peculiarità che ha fatto la storia di questo brand è il suo rapporto con la Cina: Chiariva by Vivamondo, infatti, è stato il primo Tour Operator al mondo a inserire questa destinazione nella sua programmazione.
Era il 1977 e la Cina aveva appena aperto le frontiere ai turisti: con l’elezione prima di Hua e poi di Deng a primo ministro prevalse la linea dello sviluppo economico. La Cina si aprì al commercio, al turismo e agli investimenti esteri. E Chiariva iniziava a portare i primi turisti in questo splendido territorio, ricco di storia e di bellezze.
Il Tour Operator offre ora diverse soluzioni di viaggio in un ricco catalogo – Cina e Giappone – presente sia nelle Agenzie di Viaggio (con una foliazione totale di 24 pagine) sia sul sito www.chiariva.it, che propone una pubblicazione sfogliabile o scaricabile di 34 pagine. La pubblicazione online dà l’opportunità di proporre soluzioni di viaggio in continuo aggiornamento al passo con i cambiamenti di mercato e le richieste dei viaggiatori.
I “viaggi di gruppo” – che rappresenta la prima parte della pubblicazione - prevedono diversi itinerari, come “Scoprendo la Cina”, “Mosaico cinese”, “Panorami cinesi”, “Le perle della Cina” e “Mosaico cinese e Dubai”, tutti con accompagnatore locale parlante italiano, pasti e visite ed escursioni comprese nel prezzo; mentre i “viaggi individuali” propongono la “Cina classica”, il “Gran tour della Cina”, le “Grandi città e fiume Yangtze”, “Mongolia e via della seta” e una serie di estensioni da Pechino e Shanghai. Anche per i tour individuali Chiariva prevede l’accompagnamento di una guida locale durante tutto il viaggio. Da quest’anno, inoltre, è stata inserita la Thailandia come nuova meta in Oriente.

Accanto alle proposte verso la Cina, Chiariva by Vivamondo propone diverse destinazioni, ideali per viaggi di nozze, viaggi di gruppo e individuali che si contraddistinguono per un denominatore comune: la qualità presente in ogni destinazione, sia per le strutture selezionate indipendentemente dalla loro categoria, sia per la continua assistenza offerta.
Gli altri cataloghi del T.O. propongono viaggi verso: Nord America e Polinesia, Magico Nord e Crociere fluviali, Australia, Emirati e Maldive, Africa del Sud e Oceano Indiano.

Ufficio Stampa Chiariva by Vivamondo:
Barbara Robecchi – Studio Barbara Robecchi
Mob 347 7892234 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Per informazioni al pubblico:
Chiariva by Vivamondo
Via Meravigli 16 – 20123 Milano
Tel 0280581002 - 028056280 - 0272080365 - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

L'addio a Bianchina è stato il momento più triste del nostro viaggio, ci siamo affezionati a quella scatoletta di ferro con un motore che è una bomba. La abbiamo salutata e dopo aver ceduto i documenti ai nuovi "proprietari" ci siamo rimessi in marcia. Zaino in spalla, siamo andati dritti sulla strada principale con il pollice alzato. Non ci è voluto molto perché una macchina si fermasse; dobbiamo arrivare alla dogana, ci ha chiesto 100 dollari, alla fine siamo saliti per 40 dollari in due!

Arriviamo alla dogana alle 18, purtroppo il tipo non ci può accompagnare fino al controllo passaporti e al nostro arrivo i militari ci dicono di avanzare di 4 chilometri e ci avvisano che la dogana chiude in 40 minuti. Non siamo abituati al peso degli zaini ed è venerdì, non possiamo fare tardi oppure dovremo aspettare fino a lunedì, una tragedia. Ci mettiamo a correre, affannati, sudati e completamente impolverati arriviamo 4 minuti prima della chiusura, ci controllano gli zaini, ci ritirano i passaporti e ci comunicano che per mettere il timbro sul passaporto dobbbiamo raggiungere l’altro posto di controllo che ormai è chiuso. Riapre il lunedì mattina, alle 8. NOOO!!! È la nostra unica risposta, ma non c'è niente da fare, ci aspettano tre notti in dogana (ma tanto ormai siamo abituati!).

Troviamo ospitalità in un casetta nelle vicinanze, la padrona di casa vista la nostra disperazione ci prepara qualcosa da mangiare, ma abbiamo perso anche l'appetito. Proprio in quel momento si avvicina un militare con i nostri passaporti e ci dice che eccezionalmente ci hanno timbrato il passaporto. Vogliamo abbracciarlo, ma il piatto ancora fumante ci attira molto di più. Ci torna la fame e lo divoriamo in un minuto. Visto che è tardi, passiamo lì la notte e il mattino seguente siamo di nuovo in strada e di nuovo con il pollice alzato. La dogana però è chiusa ed è difficile, se non impossibile, che passi qualcuno. Dopo due ore al sole, si avvicina un vecchietto con una macchina ancora più vecchia e ci dice per 50 dollari ci porta a Kashgar. Non abbiamo scelta, cominciamo a contrattare e riusciamo a togliere 20 dollari. Sono i 250 chilometri più disastrosi di questo viaggio, peggio ancora della Dushanbe-Khorog, non sembra neanche di essere entrati in Cina perché il paesaggio è molto più simile a quello del Kirghizistan. Il tipo parla per tutto il tempo, sembra un interrogatorio e noi che non capiamo nula di quello che dice facciamo sempre di sì con la testa, che abbiamo capito, poi ci guardiamo e ridiamo cercando di non farci scoprire.

Arrivati a destinazione, scendiamo al volo dalla macchina, ringraziamo il tipo per la sua disponibilità ma prima che ricominci a parlare siamo già distanti. Ci dirigiamo verso la stazione dei treni, anzi ci proviamo, nessuno parla un minimo d'inglese, ci guardano e cominciano a risponderci in una lingua per noi incomprensibile, giriamo per quelle strade senza meta, ripercorrendole 100 volte, finché vediamo uno stabile simile a una stazione. Così ci sembra, almeno, e un militare all'ingresso ci dice che non sarebbero partiti treni, il primo il giorno dopo alle 8, ma i biglietti sono già tutti venduti. Ormai siamo abituati alle brutte notizie, sorridenti ripercorriamo la strada al contrario. Abbiamo visto un ostello e trovarlo è stato semplice. Naturalmente non hanno stanze disponibili, l'unica con aria condizionata è troppo cara per il nostro budget, Scherzando diciamo alla receptionist che possiamo dormire sui divani. Lei, carina, ci dice che se per noi va bene per lei non ci sono problemi... accettiamo l'offerta per 20 yen, 3 euro.

Proprio di fronte all'ostello c’è il night market, bancarelle che vendono ogni tipo di carne, non sembra poi così buona, ma la fame è troppa: prendiamo vari spiedini, chiudiamo gli occhi e ci riempiamo lo stomaco, anche stasera abbiamo mangiato. Tornati all’ostello ci dirigiamo nella hall principale dove ci sono i divani al centro di tavoli e sedie e dove tutti i clienti sono raccolti per bere, mangiare e chiacchierare. I nostri "letti" sono al centro di tutto questo. Aspettiamo che l'atrio si sfolli, chiacchieriamo un po' con tutti, raccontiamo le nostre esperienze e ascoltiamo quelle degli altri. Qui ognuno viene da un posto diverso... a tutti, però, è dispiaciuto dell'addio a Bianchina! Finalmente è arrivata l’ora di andare a nanna. Prepariamo il letto e decidiamo di svegliarci presto per provare a prendere i biglietti. Chiederemo se è possibile stare in piedi, siamo già troppo in ritardo, dobbiamo raggiungere Pechino al più presto e la sola tratta Kashgar – Urumqui con il treno lento, ma economico, impiega 8 ore. E poi c'è Urumqui - Pechino, altre 30 ore. Vi aggiorneremo una volta raggiunta la capitale.

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