Dopo una giornata di meritato riposo, siamo pronti a ripartire. Se vi state chiedendo perché sia meritata, forse non avete letto com'è andato il viaggio che ci ha portato a Tblisi. Fatelo e ne riparliamo. Comunque, dicevamo ... il nostro primo giorno in Georgia è stata all'insegna del sonno. Siamo usciti dall'ostello solo per mangiare qualcosa e per controllare i visti sul passaporto (l'abbiamo già fatto ma è sempre meglio essere sicuri). 

Molti paesi che andremo a visitare nei prossimi giorni ci hanno chiesto la data precisa di entrata e di uscita. Dovremo fare molti chilometri per raggiungerli e tutto deve essere calcolato nei minimi dettagli. Ora, finalmente, siamo pronti a fare un giro in città e a scoprire quel che Tblisi ha da raccontarci. Tbilisi è la capitale della Gerogia e conta circa un milione e mezzo di abitanti. È attraversata dal fiume Kura e ha un fascino particolare. A nostro avviso, non bisogna girarla in maniera organizzata, ma perdersi dentro di essa, lasciarsi andare tra i vicoli dove si sente il profumo del pane appena fatto e, come per magia, accorgersi che poco distante c'è un forno situato in uno scantinato con persone che lavorano di continuo, sempre pronte a regalarti un sorriso.

Se visitate Tblisi, fatevi trascinare dal fascino delle piccole locande, dove signore gentilissime provano a spiegarti tutto sulle loro pietanze tipiche e su come degustarle nel modo migliore. A noi è capitato, e nel video ne avete le prove. Assaggiare il khinkali come ci hanno insegnato gli conferisce un sapore del tutto particolare, un'armonia di gusto. Si gira in maniera confusa e sempre ci si trova di fronte a uno scorcio particolare o a una persona del posto che, incuriosita, ci chiede da dove veniamo e dove stiamo andando. Il tutto succede con la massima naturalezza, come se parlassimo la stessa lingua (cosa che non, invece, succede). Ci guardano e aspettano una risposta. E noi improvvisiamo qualche frase con il nostro povero russo, molto povero a dir la verità (qui in Georgia tutti parlano il russo). Il tentativo sembra funzionare, le persone ricambiano il nostro sforzo con un sorriso. Chissà se hanno capito davvero cosa abbiamo provato a dire...

 

 

Dopo una mattina trascorsa a vagare per la cittò, nel primo pomeriggio andiamo alla Fortezza di Narikala, per la maggior parte distrutta. Di solito è in funzione una teleferica, ma oggi il vento soffia forte, la teleferica non è al lavoro e ci tocca andare a piedi. Giusto un quarto d'ora di cammino, ma tutto in salita. E che salita! Ci arrampichiamo su per le rovine e raggiungiamo il punto più alto, da dove la città si mostra nel suo abito migliore. Ai piedi della fortezza c'è una piccola chiesetta: l’interno è pieno di affreschi, con la rappresentazione del Cristo e di tantissimi cavalieri. Sono perfetti, si vedono chiaramente tutti i colori e i particolari dei disegni. Abbiamo provato a decifrare un cartello e siamo arrivati all’ipotesi che dal 1982 al 1997 l’interno di questa chiesa è stato completamente ristrutturato. Si sta facendo tardi, come al solito, e ci dobbiamo organizzare per le prossime tappe. Per questo, una volta scesi dalla fortezza, siamo andati a cercare un notaio per far tradurre un documento della macchina in russo per rendere più semplice il passaggio della frontiera. Il compenso richiesto supera il nostro budget, dovremo inventarci qualcosa e sperare nella comprensione del doganiere.

Su è fatta sera. Si va a bere qualcosa. Mentre sorseggiameno la nostra birra, ci accorgiamo che al tavolo accanto al nostro ci sono quattro ragazze. Ci avviciniamo, ci conosciamo e torniamo al nostro posto. Continuano a guardarci, a lanciarci sorrisi, tutto sembra andare in discesa fino a quando non arrivano i ragazzi. Il più piccolo di loro è il doppio del più grande di noi. Meglio lasciar perdere e battere in ritirata...

Samarcanda la sentiamo già nostra e vogliamo visitarla tutta. Veloce colazione e via alla Moschea di Bibi-Khanim, ultimata poco prima della morte di Tamerlano. Anche se per la maggior parte in rovina, ha ancora di un maestoso fascino, un tempo era una delle moschee più grandi del mondo. Vi basti pensare che solo l'ingresso principale è alto 35 metri. Durante gli anni cominciò a cadere in rovina e dopo il terremoto del 1897 crollò del tutto.

Una leggenda narra che la moglie di Tamerlano  ne ordinò la costruzione per fargli una sorpresa. L'architetto si innamorò di lei e si rifiutò di completarne la costruzione a meno che lei non lo avesse baciato. Tamerlano, dopo aver scoperto cosa stava succedendo, fece giustiziare l’architetto e ordinò che tutte le donne indossassero un velo sul volto per non far cadere gli uomini in tentazione. Attaccato alla moschea c’è il Siab market, un mercato strapieno di banchi che vendono spezie, verdura, frutta, cappelli, turbanti e souvenir vari.

Oggi ci sono 42 gradi e a vedere tutte quelle angurie ci viene voglia di prenderne due fette. Purtroppo però nessuno dei venditori vuole rimanere con l'anguria a metà e dopo vari tentativi ci arrendiamo. Proprio mentre stiamo andando via, un venditore da un altro banco al quale ancora non avevamo fatto la nostra richiesta, ci chiama e ci apre un bel cocomero, ci taglia due belle fette chiedendoci se è buono e guardando l’espressione sui nostri visi dopo il primo morso non aspetta neppure la risposta. Gli chiediamo quanto dobbiamo dargli e lui ci risponde con un sorriso: "Prego, è un regalo". La sua gentilezza ci colpisce e ci fermiamo un po' a parlare con lui.

Dopo i saluti proseguiamo il nostro giro e raggiungiamo il Mausoleo di Guri Amir, ossia la tomba dell’emiro. Sotto questo mausoleo sono sepolti i corpi di Tamerlano, di due dei suoi figli e di Ulugbek. La ragione della modestia di questo mausoleo è che la madrasa principale è stata demolita e non più ricostruita. La cripta di Tamerlano si trova in una stanza sottostante, ricavata da un singolo blocco di giada verde scuro, situata nel centro e circondata da altre cripte. Il nostro giro prosegue e andiamo a visitare Shahr-i-Zindah, ossia la tomba del re vivente; ha due ingressi e probabilmente entriamo da quello sbagliato. Ci addentriamo in un cimitero e solo dopo qualche centinaio di metri entriamo nel complesso riservato alla famiglia e ai favoriti di Tamerlano. Le tombe sono ricoperte di maioliche simili a quelle viste durante la giornata e che caratterizzano l’arte uzbeca. Tra le più importanti c'è la tomba di Qusam-ibn-Abbas, cugino del profeta Maometto, il quale si dice abbia portato l’Islam in questa regione. La tomba più bella è probabilmente quella della nipote di Tamerlano, che rispecchia in pieno l'arte del tempo.

Forse non serve neppure dire che tutti questi posti come il resto della città di Samarcanda fanno parte del Patrimonio dell’Unesco dal 2001. Il nostro giro culturale sta per finire. Prima di rientrare in hotel, torniamo però a visitare il complesso del Registan. Lo osserviamo così attentamente che sarà difficile dimenticare la sua bellezza. Appena rientrati in hotel, una bella birra fresca e una partita a carte, con urla di gioia per il vincitore e grida di rabbia per il perdente. Naturalmente attiriamo l'attenzione dello staff. Sentendoci, prima sono accorsi tutti impauriti per capire cosa fosse successo e poi, dopo averlo scoperto, sono scoppiati in un'interminabile risata.

Molto probabilmente domani lasceremo Samarcanda, questa splendida città. Dobbiamo passare prima in banca e poi a  far benzina, sperando di non incappare di nuovo nella “maledizione” di Nukus. Tagikistan aspettaci, stiamo arrivando!

“Sognando la Thailandia” nasce in un giorno di pioggia. Uno di quei giorni in cui, quasi senza volerlo, ti trovi a sognare il mare, le spiagge, la natura. La Thailandia, appunto! Ha preso forma poco alla volta, tassello dopo tassello, come un enorme puzzle. E come un puzzle, di quelli da 10 mila pezzi, sembrava una sfida impossibile. Invece eccoci qua a raccontarla.

“Sognando la Thailandia” è la dimostrazione che, a volte, i sogni diventano realtà. Quando Nicola e Federico hanno proposto la loro folle idea a Luca ed Emiliano di PaesiOnLine sembrava impossibile che si riuscisse a dare forma a un viaggio così complicato, complesso. Ma il loro entusiasmo è diventato presto l’entusiasmo di tutti. Il lavoro è cominciato e quel sogno che sembrava irrealizzabile ha cominciato, poco a poco, a trasformarsi in qualcosa di vero, di tangibile, e i vari pezzi del puzzle hanno iniziato a incastrarsi alla perfezione.

L'itinerario è stato studiato per rendere il più possibile interessante tutto il viaggio. Va bene percorrere 20 mila chilometri in macchina per andare da Roma a Bangkok ma cosa si poteva raccontare durante lo “spostamento” attraverso 17 diversi paesi? Ecco quindi l’idea dei siti UNESCO: durante il cammino Nicola e Federico ne visiteranno più di 20, sparsi tra due continenti, in Paesi conosciuti e in altri assolutamente da scoprire. Tra le chicche del viaggio ci saranno grandi capitali europee come Budapest o Istanbul ma anche città effervescenti, come Baku in Azerbaigian, meta di molti italiani che la raggiungono in cerca di fortuna, e siti storici di portata universale, come l’antica città di Samarcanda in Uzbekistan.

L’organizzazione non è stata affatto semplice e ha richiesto il massimo sforzo da parte di tutti. È stato necessario programmare tutto nei minimi particolari, richiedere i visti, essere sicuri di avere accesso a ogni paese e di poterlo attraversare in macchina. Uno sforzo che ha aumentato la soddisfazione per esserci riusciti. Alcuni compagni di viaggio si sono aggiunti durante il cammino che ha portato alla partenza di sabato 25 maggio, altri erano presenti fin dall’inizio. Oltre a PaesiOnLine, che ha seguito tutte le fasi dello sviluppo e che continuerà a seguire il viaggio con aggiornamenti quotidiani su queste pagine, è stato fondamentale l’apporto di chi ha deciso di scommettere con entusiasmo su questo progetto: i due main sponsor, l’Ente del Turismo Thailandese e Cathay Pacific, gli enti turistici di alcuni paesi interessati dal viaggio, FVG Turismo, l’Ufficio Turistico Ungherese, l’Ente Nazionale del Turismo della Serbia e l’Ente Turistico della Slovenia, e il Tour Operator KiboTours.

 

 

Un ringraziamento ai partner che hanno fornito le basi tecniche per la buona riuscita di “Sognando la Thailandia”: Canon, che ha concesso le attrezzature di videoripresa, Axa Assistance, perché un viaggio in macchina non lo si può certo fare senza assicurazione, e AvMap, perché quando si gira in auto un navigatore satellitare è assolutamente necessario. E un altro ringraziamento ai Media Partner di “Sognando la Thailandia”: Tiscali, Infomotori.com e Tui.it. È anche grazie a loro se questo viaggio, questo sogno, si è trasformato in realtà.

Belgrado, capitale della Serbia con 2 milioni di abitanti, è una città in forte sviluppo e piena di vita. Si parte subito per il City Tour, che ci ha portato tra i monumenti più importanti della città, Piazza della Repubblica ed il Teatro Nazionale, conosciuto soprattutto per l'opera e il balletto. Poi a visitare la fortezza di Kalemegdan, chiamata anche Campo delle Battaglie, una costruzione imponente e mastodontica che, con i suoi 53 ettari, domina dall'alto la capitale. 

La data della sua prima costruzione risale al 279 a.C. Prima costruzione perché la Fortezza è stata distrutta varie volte, e altrettante volte è stata ricostruita. Le sue caratteristiche attuali risalgono al 1750, quando diventò una fortezza militare, ruolo che ha avuto fino al 1951. La vista dalla fortezza è stupenda: si vede il punto in cui il Danubio incontra il Sava, fiume lungo 640 km, e delle torrette, dove una volta gli arcieri scoccavano le loro frecce, segna il punto più estremo dei Balcani e l'inizio dell’Europa Centrale. Il nostro City Tour passa poi attraverso la porta di Zindan del 1450 e quella di Depot di inizio Quattrocento. Arrivando nel centro della fortezza si trova il monumento simbolo della città di Belgrado, costruito da Ivan Mestrovich nel 1923 ma esposto, dopo varie controversie, solo nel 1927: rappresenta la vittoria dell’esercito sia della prima e seconda guerra Balcanica sia della prima guerra mondiale.

 

 

Durante il viaggio ritorno verso il nostro albergo, l'Hotel Lifesign di Belgrado, passiamo per una strada dove ancora si possono vedere i palazzi distrutti dai bombardamenti del 1999. Gli abitanti che abbiamo conosciuto in questi giorni ci hanno raccontato che alla vista di quei palazzi e al ricordo del suono delle sirene pensieri brutti e tristi tornano in mente. Con le loro parole ci hanno venire brividi che sarà difficile dimenticare.

Come sapete se ci seguite, nei giorni scorsi abbiamo assaggiato tutto o quasi tutto ciò che la cucina serba ha da offire, così Aneta ci ha consigliato di uscire con Jelena Stankovic, responsabile dell’organizzazione del turismo di Belgrado, per farci scoprire i posti più trendy della mondana vita della città. Jelena è fantastica, di una simpatia unica e di una bellezza tipica del posto. Ancora una volta vi lasciamo con il dubbio su chi dei due si sia innamorato! Con lei siamo andati in un locale sulle rive del Danubio: ordiniamo qualcosa da bere, la conversazione inizia facilmente. Saranno stati gli interessi comuni o lo stesso modo di vedere la vita, ma si è parlato di tutto, tra risate e fiumi di birra. Si è fatta l'una di notte e, udite udite, non abbiamo mangiato nulla, ma bevuto un'infinità. La riaccompagniamo a casa e nel tragitto ci fermiamo a prendere un pezzo di pizza, incredibilmente buona! Abbiamo passato non solo una bellissima serata, ma quattro fantastici giorni in questo paese da favola.

Vogliamo di cuore ringraziare tutti coloro che abbiamo conosciuto e che ci hanno aiutato. Non solo per l’ospitalità e per i posti che ci hanno fatto visitare, ma perché ci hanno fatto conoscere da vicino una popolazione spettacolare, che ci ha voluto e alla quale siamo molto affezionati. E un grazie particolare va a Dragan, un signore Serbo che abbiamo incontrato lungo il nostro viaggio verso Nis. Ci ha chiesto un passaggio fino alla sua abitazione, lui parlava la sua lingua e noi la nostra, ma siamo ugualmente riusciti a capirci... Grazie Serbia!

 

Ce l’abbiamo fatta. Il letto è stato appena sfiorato ed eccoci di nuovo all'interno della nostra Defender, pronti a percorrere 400 km. (grazie all'aiuto del Geosat 4xa AvMap, se no sai quante volte ci saremmo persi!). Non sappiamo come, ma siamo entrati nella nostra terza tappa dalla Croazia, eppure eravamo convinti di essere in Slovenia… misteri della vita!

Abbiamo viaggiato per 5 ore con finestrini completamente abbassati, musica a cannone e lattine di energizzanti, ma all'ora stabilita dalla nostra tabella di marcia, ci trovavamo a Héviz, dove Eva, la nostra guida, ci sta aspettando. Siamo in Ungheria… anche se con un piccolo ritardo, causa stop al controllo doganale e della polizia. Questa piccola cittadina con 6.000 abitanti è diventata una località molto turistica per via del Lago termale che dalla stessa città prende il nome. Il lago termale di Héviz è il più grande lago naturale termale del mondo, creatosi grazie alle attività vulcaniche. È un lago biologicamente attivo. La guida ci dà tutte le informazioni al riguardo: il lago si estende per più di 4 ettari, riceve l’acqua da due sorgenti, d’inverno l’acqua ha una temperatura di 20 gradi ma d’estate raggiunge i 35 gradi, il punto più profondo è di circa 35 metri. Una vacanza sul lago è molto consigliata a coloro che hanno malattie degli organi motori, osteoporosi o problemi alla colonna vertebrale o artrosi.

In quel momento, però, a noi interessava una cosa sola… metterci il costume ed entrare in acqua e così è stato. Il tepore dell’acqua ci ha dato un senso di relax perfetto, lì dentro sembrava che il tempo si fosse fermato, tra un bracciata e l’altra c’è scappata pure una pennichella, c’era un silenzio indescrivibile, una pace e una tranquillità che ti avvolgevano senza lasciarti più andare via. E noi ci siamo fatti catturare più che volentieri. Alla nostra uscita abbiamo incontrato un cantante di strada, che simpaticamente ci ha sorriso. Ci siamo avvicinati e una volta scoperto da dove veniamo, è partito con una canzone di Toto Cutugno, L’Italiano, e le nostre voci hanno accompagnato la sua in un trio che ha riscosso qualche successo tra i passanti.

Ci siamo fermati a mangiare a un ristorantino lì vicino, dove ci ha raggiunto Cristina Benko, direttore regionale dell'Ente del Turismo Ungherese, che ci farà compagnia nelle visite successive. Abbiamo ordinato un piatto locale, goulash con gnocchi di patate, una bontà unica e via di nuovo in macchina (che da oggi chiameremo la nostra bianchina). Prossima meta è il Castello di Keszthely, costruito dalla famiglia Festetics intorno al 1700: qualcosa di maestoso e architettonicamente grandioso, tutto in stile Barocco. All'interno c’è un museo di carrozze e qui scopriamo che la prima carrozza fu inventata a Kocsi, un paesino vicino al castello.

 

 

È giunta l’ora di visitare la Penisola di Tihany dove è situata l’Abbazia dei Benedettini, fondata nel 1055 da Andras il Primo, morto soli 5 anni dopo, la quale cripta è situata in una stanza nel retro della chiesa. Qui, appesa al muro, si trova anche la copia della lettera di fondazione. Le nostre guide ci raccontano alcuni particolari del posto, come la grande produzione di lavanda che si trova tutt'intorno l’Abbazia, le grotte vulcaniche dove una volta le monache vivevano e la particolarità della collina di Tihany dalla quale urlando si può sentire l’eco proveniente da circa 200 metri di distanza.

Stavolta la nostra bianchina ci porta sulle sponde del lago Balaton. La vista è spettacolare, dei colori così vivi che riprodurli sarebbe impossibile. Riparte di nuovo una miriade di informazioni, ma stavolta non facciamo fatica a connettere, memoria piena, è ora di cambiar scheda. Tra tutti i viaggi affrontati questo è senza dubbio il più ricco di cose da vedere, però è giunta l’ora di una piccola pausa e di una gran serata. Il sabato sera a Budapest dicono che sia devastante!

Partenza alle 10 da Erzurum per raggiungere Tortum. Cinquanta chilometri per visitare il lago e le cascate. Sembra tutto facile, no? E invece dopo neanche mezzora ecco i primi problemi. Non abbiamo fatto neppure 10 chilometri che il finestrino di Bianchina si rompe di nuovo! Ora sappiamo come aggiustarlo e non abbiamo impiegato molto a sistemarlo e a rimetterci in cammino. Stavolta ci siamo messi d'impegno, sperando che non ci dia più problemi per il resto del viaggio.

Superato questo "piccolo" inconveniente, il resto del viaggio passa via liscio come l'olio. Abbiamo raggiunto facilmente la nostra destinazione ma ciò che volevamo vedere, il lago e le cascate, lontane circa 100 chilometri dalla città di Tortum. Trovarli è stata un'Odissea. Nessuno parla inglese e le spiegazioni che ci danno sono così divertenti che le richiediamo anche dopo aver capito la direzione da seguire (o almeno così speriamo!). Tra un giro e l'altro, arriviamo verso le tre del pomeriggio: il lago è incantevole, interamente circondato da colline di vari colori. È sempre lo stesso paesaggio, eppure guardandolo da angolazioni differenti, sembra cambiare. Ogni sguardo regala una vista diversa. Dopo un bel po' di curve, ecco anche le cascate!

A vederle non sono così imponenti come ci aspettavamo. Le cascate di Tortum sono nascoste nel verde, scorrono in una fitta vegetazione e con i loro colori danno davvero un senso di pace e tranquillità. E dopo questi giorni "tempestosi" ne abbiamo davvero bisogno! Purtroppo, tanto per cambiare, non abbiamo molto tempo: sono le cinque e dobbiamo rimetterci in marcia. Davanti a noi ci sono ancora tanti chilometri prima di raggiungere il confine che ci separa dalla nostra prossima tappa: la Georgia! Sappiamo già che il viaggio che ci aspetta non sarà dei più semplici e che la strada non è delle migliori. Tuttavia, quel che sappiamo è niente a confronto di ciò che vivremo di qui a poco.

La strada hanno iniziato a costruirla qualche mese fa ed è strapiena di gru e di TIR che trasportano materiale da costruzione. Sul lato destro c'è uno strapiombo alto non meno di 10 metri mentre sul sinistro del cartelli di "Pericolo Caduta Massi". Aggiungete che il tratto di strada asfaltata è largo appena per consentire il passaggio di due macchine. Insomma, non il posto migliore dove guidare! Per fare 50 chilometri abbiamo impiegato più di un'ora. Come se non bastasse, inizia a scendere la sera e il cielo comincia a riempirsi di nuvole, assumendo un colore nero come la pece. Nemmeno il tempo di notarlo che arriva un acquazzone che sembra interminabile. I fari dell'auto funzionano a intermittenza, le curve a gomito si susseguono, solo ogni tanto indicate dai cartelli. All'improvviso, finisce anche il tratto asfaltato. Ci ritroviamo su una strada sterrata e dobbiamo procedere a zigzag per evitare le buche. Il finestrino si rompe di nuovo, l'acqua entra a fiumi. Siamo soli, con la macchina piena d'acqua, in un posto surreale e immerso nell'oscurità più completa. Siamo in un film dell'orrore e iniziamo a rendercene conto. Ormai possiamo aspettarci qualunque cosa. Siamo andati avanti così per 160 chilometri e poi, finalmente, la luce: la scritta "Benvenuti in Georgia" ci riporta a una realtà più rilassata. Ce l'abbiamo fatta, siamo arrivati alla dogana!

Ci fermiamo e, naturalmente, smette di piovere. Sistemiamo il finestrino. Le luci invece dovremo farle controllare da qualcuno competente. Il tempo di svolgere le consuete pratiche doganali e siamo di nuovo in viaggio. Direzione Tblisi. Sono 250 chilometri, ma stavolta la strada è in perfette condizioni. Raggiungiamo il centro cittadino e cerchiamo subito un ostello: due letti in un dormitorio a 6 euro a notte per persona. E visto che siamo gli unici ospiti, abbiamo la stanza tutta per noi. Sono le 3 del mattino, abbiamo guidato per 14 ore quasi consecutive in condizioni estreme. Dire che siamo sfiniti è dire poco. A domani. Sempre se riusciamo ad alzarci dal letto!

E’ il gran giorno. Salpiamo verso le 8 e 30 del mattino, la barca è un insieme di tavole di legno che galleggiano ed un motore che sembra esplodere da un momento all'altro. E’ mezza vuota, noi “turisti” siamo nel fondo vicino ad un piazzale adibito a cucina mentre i 'local'i sono tutti davanti che chiacchierano con capitani e mozzi. Tutti che sorridono. Si vede che ci stiamo avvicinando nella terra del sorriso. Il motore comincia a schioppettare e la barca avanza.

Ci si apre subito uno scenario non indifferente. Sulle sponde la vegetazione più fitta con diverse tonalità di verde, ovunque allunghi lo sguardo vedi sempre lo stesso colore, predominante in questo paese. Al centro un letto d’acqua che sembra non avere mai fine, di un marrone intenso, rami di ogni grandezza che lo attraversano ed ogni tanto piccoli serpenti che si affacciano snodandosi con il loro corpo e poi si reimmergono per raggiungere la loro destinazione. Di tanto in tanto si vedono palafitte arroccate sulle sponde del fiume, donne prese a fare il bucato e gli uomini nelle loro tipiche barchette che vagheggiano sull'acqua.

Nella speranza di un’ottima pesca, tutto sembra andare lento, tutti che vivono in un’atmosfera di completa tranquillità e noi ci facciamo cullare dalla navigazione e accompagniamo ai nostri pensieri un po’ di riposo. Verso sera raggiungiamo Pak Beng, il paesino nel quale ci fermiamo per passare la notte. E' già buio, troviamo facilmente un ostello non distante dal “porto” per 50000 Kip, posiamo gli zaini e ci sediamo in un tavolino che dà sulla strada. Il cibo è buono e non molto caro, ma le porzioni un po’ ridotte. Torniamo in stanza non completamente soddisfatti della nostra cena.

Per via del breve temporale terminato prima del nostro arrivo, l’intera zona è rimasta al buio e due belle candele illuminano romanticamente il nostro piccolo bunker: ci siamo addormentati prima che le potessimo spegnere. Il mattino seguente siamo di nuovo in barca, compriamo il biglietto, altri 110000 Kip a persona e torniamo ai nostri posti per riprendere il viaggio. Il paesaggio rimane sempre lo stesso, ma non ti stanchi mai di guardarlo e di fantasticarci sopra, d'altronde non capita spesso di farsi una traversata sul Mekong.

Altre 8 ore di navigazione ed arriviamo finalmente a Huay Xai, piccola città sul confine. Andiamo prima a mettere il timbro d’uscita dal Laos, poi una piccola imbarcazione ci fa attraversare il fiume per presentarsi all'altra dogana per il timbro d’entrata del nostro sedicesimo stato. Dopo 81 giorni di viaggio siamo arrivati: Thailandia, la nostra meta finale! Ci guardiamo e ci congratuliamo l’uno con l’altro. Dopo giorni di divertimento, di tensione e di tante cose che ci sono capitate oramai si va in discesa, bisogna solo visitare il paese da noi tanto sognato.

Purtroppo l’autobus per arrivare alla nostra prima destinazione riprende servizio il giorno seguente ma, visto che siamo in 6 a voler arrivare a Chiang Rai, decidiamo di prendere un minivan. Dividendo il costo conviene a tutti. Dopo un’ora e mezza di macchina iniziamo ufficialmente a vivere il paese, brindiamo con una birra Chang e sorseggiandola arriviamo ad un ostello, centrale ed economico: 200 Baht a notte (5 euro), ma purtroppo la connessione internet è un po’ scarsa. Dobbiamo mandare molte clips degli ultimi giorni, proveremo a trovare una buona alternativa. Intanto l’idea è di affittarsi un motorino e di andare alla scoperta della città. Thailandia… siamo arrivati!

Bye bye Tblisi. Ci siamo fermati poco in Georgia e siamo pronti per la prossima destinazione: Baku, Azerbaigian. Partiamo a mezzogiorno, 600 chilomeitri da fare, orario d’arrivo previsto alle 8 di sera. Abbiamo già la prenotazione alberghiera, ci è servita per farci concedere il visto, ottimo hotel al centro, finalmente una destinazione semplice. Stavolta non dovrebbe esserci nessun problema. Dovrebbe ...

Dopo poco più di un'ora arriviamo alla frontiera. Tutti cordiali e disponibili, ci chiedono i documenti e noi, preparatissimi, glieli mostriamo. Tutto sembra (sembra) andare per il meglio ma il disastro è dietro l'angolo. Una sventura difficile anche da immaginare o forse soltanto una sfiga incredibile. I nostri documenti sono OK, il nostro visto è di 8 giorni più lungo di quello che ci serve. Ma la macchina no. E per far sì che anche la macchina abbia la stessa durata del nostro visto bisogna lasciare un deposito. Abbiamo chiesto quanto e la risposta non ci è piaciuta: 4.800 dollari! Neanche unendo i nostri risparmi di una vita arriviamo a questa cifra. Per fortuna un'alternativa c'è. Possiamo ottenere un visto di transito per Bianchina, della durata di 72 ore, con il quale attraversare il paese e raggiungerne un altro, senza poter tornare indietro. Il nostro programma di tornare in Georgia per entrare in Russia è saltato.

È l'unica alternativa (a parte i 4.800 dollari) e non possiamo fare altro che accettare. Nel frattempo, sono le tre del pomeriggio. Il programma semplice semplice dell'inizio sta andando a frasi benedire. Comunque vada, entriamo nel nostro settimo stato, l'Azerbaigian, dopo aver pagato 52 dollari tra assicurazione e tassa statale. Strano, ma tutto con ricevuta. Siamo sulla strada buona, una strada larga e lunga. La velocità di crociera è di 90 km/h e il peggio sembra (sembra) essere passato. Neanche cinque chilometri e vediamo un flash. Sappiamo già cosa sta per succedere ma siamo tranquilli. Il limite di velocità non può essere inferiore alla nostra velocità. Due minuti dopo un posto di blocco; ci fanno scendere e senza dire nulla ci mostrano una foto con le nostre facce sorridenti. Il limite è di 50 km/h e noi andavamo a 95. Ecco, appunto! Chiediamo quanto dobbiamo pagare per la multa e ci dicono che si tratta di 250 manet, l'equivalente di 250 euro.

Abbiamo sorriso. Noi quei soldi non li abbiamo. Per tutta risposta, ci mostrano uno sportello bancomat all'interno della stazione. E noi, tranquilli, "Non li abbiamo neanche nella carta di credito". Stavolta la risposta è stata meno accomodante: "Allora avete un grosso problema". Non abbiamo molte alternative: o lasciamo qui la patente internazionale, cerchiamo i soldi, torniamo indietro, paghiamo e riprendiamo la patente oppure proviamo a trattare. La prima opzione non è percorribile per una serie di motivi: non possiamo tornare indietro e non vogliamo pagare la multa. E così, ha inizio la contrattazione. Un'ora e 25 minuti di conversazione in russo, senza neanche una parola in inglese, abbiamo inventato e fatto qualsiasi cosa ci sia venuta in mente: false chiamate al telefonino, ricerche senza fine negli zaini per dimostrare che non abbiamo soldi. Abbiamo fatto vedere loro i portafogli con banconote dei paesi già attraversati e con carte di credito scadute. A questo proposito, vi diamo un consiglio: quello è solo uno dei portafogli che abbiamo con noi, quello vuoto che ci serve per eventuali ladruncoli. Nella maggior parte dei casi, vedendolo si accontentano senza scavare oltre nello zaino e non trovano trovare quello "vero". Ma torniamo alla contrattazione. Dopo un'ora e passa, alla fine hanno commesso il passo sbagliato: hanno cominciato ad abbassare il prezzo. Noi abbiamo capito che si poteva fare e dopo battute e risate ce la siamo cavata con strette di mano, qualche euro che avevamo in tasca e una bottiglia di ottimo vino Ungherese (per quest'ultima ci è veramente dispiaciuto). Comunque è andata, e siamo di nuovo in viaggio!

Passano cinquanta chilometri e la storia si ripete. Altro flash e altro posto di blocco. Scendiamo subito e gli diciamo che non abbiamo soldi né carte di credito. E che l'unica bottiglia di vino era già stata presa dai colleghi. Bastava chiamarli. E loro lo fanno. Dopo la telefonata, siamo di nuovi in pista. Al terzo posto di blocco non scendiamo neppure e risolviamo la situazione dal finestrino, che ormai resterà aperto fino al nostro arrivo dopo i problemi avuti nei giorni scorsi. Il nostro programma di viaggio è completamente saltato, si fa notte e fulmini e tuoni invadono il cielo. Un tremendo acquazzone si abbatte su noi e su Bianchina. La strada è impraticabile, non riusciamo neppure a vedere i bordi della strada ma forse è una fortuna. Guidare da queste parti è a pazzi. Andare fuoristrada significa ritrovarsi quasi in un altro stato, le macchine vengono contromano senza alcun problema, i TIR si infilano in ogni agolo. Una situazione paradossale. E i cartelli!? Ne abbiamo avvistato uno che diceva "280 km. per Baku" e dopo dieci minuti un altro che ne mostrava 310 per l'arrivo in città. Anche entrare a Baku non è stato semplice. L'uscita è introvabile, per non parlare dell'albergo, perso in una stradina. Non ci spieghiamo come si possa aprire un hotel in un posto introvabile. Ci facciamo forza, parcheggiamo e lo cerchiamo a piedi, ridendo per l'assurdità della giornata. Troviamo l'albergo e andiamo a dormire. Sono le 4 del mattino, siamo arrivati otto ore più tardi di quanto avevamo previsto. Ma domani ci aspetta la visita di Baku, Patrimonio dell'Umanità UNESCO.

Sognando la Thailandia è il viaggio che dà il via al progetto Vita da Turista, che nasce con l’obiettivo di mostrare ai viaggiatori italiani le principali esigenze che si hanno quando si affrontano viaggi in piena autonomia.

In questo primo viaggio Nicola Marcellino e Federico De Dominicis ci guideranno lungo la Via della Seta in un viaggio di oltre 20.000 km che si completerà con il raggiungimento del loro sogno, la Thailandia.

Durante il percorso attraverseranno 17 paesi soffermandosi in ognuno di essi per ammirare gli splendidi siti Unesco.

Italia

       
25 maggio   Partenza dal Parco Rainbow Magicland – Roma   687 Km
    Arrivo in tarda serata a Udine    
26 Maggio   Visita di Cividale del Friuli (Sito Unesco)    
27 Maggio   Passaggio del confine con la Slovenia     
         

Slovenia

       
27 Maggio   Arrivo a Divaccia e visita del Parco di Scocjanske jame e delle Grotte di San Canziano (Sito Unesco).   146 Km
    Notte a Divaccia    
28 Maggio   Visita  del Parco ambientale delle Saline di Sicciole, presso Seca. Notte a Seca   50 Km
         

Ungheria

       
29 Maggio   Passaggio del confine con l’Ungheria e arrivo a Heviz, il più Grande lago termale d’Europa. Arrivo a Balatonfured, sul Lago Balaton. Visita del Lungolago e del centro storico.    
30 Maggio   Partenza per Pannonhalma e visita dell’Abbazia Benedettina (Sito Unesco). Partenza per Budapest.    
31 Maggio   Visita della città    
         
01 Giugno   Visita della città    
         
02 Giugno   Visita della città, con il quartiere del Castello (sito Unesco)    
03 Giugno   Visita della città e partenza per la Serbia, arrivo a Tara in serata.    
    Partenza nel pomeriggio per la Serbia, arrivo a Tara in serata.    
         

Serbia

       
03 Giugno   Arrivo a Novi Sad, visita della città    
04 Giugno   Petrovaradin, Sremski Karlovci e monastero a Fruska Gora. Pernottamento a Belgrado    
05 Giugno   Giorno a Belgrado, visita della città    
06 Giugno   Belgrado-Zajecar (visita del Felix Romuliana, sito UNESCO) e pernotamento a Nis    
07 Giugno   Passaggio del confine con la Bulgaria    
         

Bulgaria

       
07 Giugno   Arrivo a Sofia in serata   230 Km
08 Giugno   Visita della città e della Chiesa di Bojana (Sito Unesco)    
09 Giugno   Partenza e arrivo in serata a Silistra   430 Km
10 Giugno   Visita della Riserva Naturale di Srebarna (Sito Unesco). partenza in serata per Varna. Arrivo a Varna   140 Km
11 Giugno   Visita della Città    
12 Giugno   Passaggio del confine con la Turchia    
         

Turchia

       
12 Giugno   Arrivo in serata ad Istanbul   450 Km
13 Giugno   Visita della Città di Istanbul e delle aree storiche appartenenti ai siti Unesco                            
14 Giugno   Arrivo in serata al Parco Nazionale di Goreme (Sito Unesco)   280 Km
15 Giugno     Visita del Parco Nazionale    
16 Giugno   Visita dei siti rupestri della Cappadocia (Sito Unesco)    
17 Giugno   Partenza e arrivo ad Erzurum in serata   700 Km
18 Giugno   Passaggio del confine con la Georgia    
         

Georgia

       
18 Giugno   Arrivo a Poka   500 Km
19 Giugno   Visita del Paravani Lake    
19 Giugno   In serata arrivo a Tblisi   131 Km
20 Giugno   Visita della città    
21 Giugno   Passaggio del confine con Azerbaijan    
         

Azerbaijan

       
21 Giugno   Passando per Qazax arrivo a Baku (Sito Unesco)    800 Km
22 Giugno   Visita della città    
23 Giugno   Visita della città    
24 Giugno   Visita della città    
25 Giugno   Partenza in barca per Turkmenbashi (TURKMENISTAN)    
         

Turkmenistan

       
25 Giugno   Arrivo e notte a Turkmenbashi    
26 Giugno   Arrivo e notte ad Asghbat   575 Km
27 Giugno   Visita della Fortezza di Nisa (Sito Unesco)    
28 Giugno   Arrivo a Merv (Sito Unesco)           460 Km
29 Giugno   Visita della città    
30 Giugno   Passaggio confine Uzbekistan    
         

Uzbekistan

       
30 Giugno   Arrivo in serata a Bukhara (Sito Unesco)    500 Km
01 Luglio   Visita della Città    
02 Luglio      Arrivo a Samarcanda (Sito Unesco)   260 Km
03 Luglio   Visita della Città    
04 Luglio   Visita della Città    
05 Luglio   Passaggio del confine con il Tagikistan    
         

Tagikistan

       
05 Luglio   Arrivo a Penjakent   65 Km
05 Luglio   Visita sito archeologico di Sarazm (Sito Unesco)    
06 Luglio   Arrivo a Dushanbe   235 Km
07 Luglio   Passaggio del confine con il Kyrgyzstan    
         

Kyrgyzstan

       
07 Luglio   Arrivo e Notte a Osh         500 Km
08 Luglio   Visita del Trono di Sulayman (Sito Unesco)    
09 Luglio   Arrivo a Bishkek   600 Km
10 Luglio   Passaggio del confine per il Kazakistan    
         

Kazakistan

       
10 Luglio   Arrivo a Tamgaly (Sito Unesco)   205 Km
11 Luglio   Visita delle “incisioni rupestri” (Sito Unesco)    
11 Luglio   Arrivo in serata ad Almaty   165 Km
12 Luglio   Passaggio del confine per la Cina verso le ore 12.00    
         

Cina

       
12 Luglio   Arrivo e notte a Houcheng   600 Km
13 Luglio   Arrivo e notte a Urumqui   650 Km
14 Luglio   Arrivo a Dunhuang, passando per Kumul   1000 Km          
15 Luglio   Visita delle Grotte dei Cento Buddha di Mogao (Sito Unesco)    
16 Luglio   Arrivo e notte a Jinchang   800 Km
17 Luglio   Arrivo a Xi-An, passando per Lanzhou   1000 Km
18 Luglio   Visita dei Guerrieri di Terracotta    
19 Luglio   Arrivo e notte a Chengdu   730 Km
20 Luglio   Visita del Santuario del Panda Gigante (Sito Unesco)    
21 Luglio   Arrivo e notte a Kumming   880 Km
22 Luglio   Visita delle aree circostanti di Kumming    
23 Luglio   Visita delle aree circostanti di Kumming    
24 Luglio   Arrivo a Hekou, confine con il Vietnam     410 Km
25 Luglio   Passaggio del confine con il Vietnam    
         

Vietnam

       
25 Luglio   Arrivo e notte a Sapa   50 Km
26 Luglio   Visita dei villaggi adiacenti    
27 Luglio   Visita dei villaggi adiacenti    
28 Luglio   Arrivo ad Ha-Noi   360 Km
29 Luglio   Arrivo Ha-Long City e inizio Tour   150 Km
30 Luglio   Tour di 2 giorni presso la baia di Ha-Long (Sito Unesco)    
01 Agosto   Arrivo e notte a Mai-Chau   280 Km
02 Agosto   Passaggio del confine con il Laos    
         

Laos

       
02 Agosto   Arrivo e notte a Luang Praban (Sito Unesco)   620 Km
03 Agosto   Visita della Città    
04 Agosto   Arrivo e notte a Luang Nam Tha   300 Km
05 Agosto   Visita dei villaggi adiacenti    
06 Agosto   Visita dei villaggi adiacenti    
07 Agosto   Passaggio del confine con la Thailandia    
         

Thailandia

       
07 Agosto   Arrivo e notte a Chiang Rai   180 Km
08 Agosto   Visita della città    
09 Agosto   Arrivo e notte a Chiang Mai   250 Km
10 Agosto   Tour nella giungla    
11 Agosto   Tour nella giungla    
12 Agosto   Arrivo e notte a Sukhotai (Sito Unesco)   320 Km
13 Agosto   Visita del sito    
14 Agosto   Arrivo e notte a Khao Yai National Park (Sito Unesco)   480 Km
15 Agosto   Visita del parco    
16 Agosto   Arrivo a Ayuthaya (Sito Unesco)    150 Km
17 Agosto   Visita del sito    
18 Agosto   Arrivo a Kanchanabury   285 Km
19 Agosto   Visita della città    
20 Agosto   Partenza e arrivo in serata a Chumphon   604 Km
21 Agosto   Arrivo a Krabi   330 Km
22 Agosto   Visita della costa    
23 Agosto   Arrivo a Phuket               180 Km
24 Agosto   Visita dell’isola di Phuket    
25 Agosto   Visita delle isole Phi-Phi    
26 Agosto   Visita delle isole Phi-Phi    
27 Agosto   Partenza da Phuket    
28 Agosto   Arrivo a Bangkok    
 
NB: Il programma potrà essere soggetto a variazioni causa condizioni climatiche, guasti tecnici o per eventuali chiusure temporanee dei siti archeologici.

Appassionato di viaggi (ha vissuto per un anno e mezzo in Irlanda), dal 2008 si dedica alla sua passione, diventata ormai il suo lavoro: la fotografia.

L’anima tecnica del duo.

Ha realizzato campagne pubblicitarie e servizi fotografici per riviste nazionali di grande tiratura, come “Marco Polo – Diari di Viaggio”, “Chi” e “Gioia” e nel 2010 è stato assistente fotografo per la campagna pubblicitaria “Miss Bikini” alle Seychelles. 

Nel 2011 era accreditato ai più importanti eventi cinematografici italiani, dalla Mostra di Venezia al Festival del Film di Roma e nel 2012 ha debuttato anche come fotografo di scena nella realizzazione del video della canzone “Una come te” di Cesare Cremonini.