Finalmente siamo a Pechino. E dopo l'infinito viaggio in treno che abbiamo passato, non vediamo davvero l'ora di metterci in marcia! Usciamo dalla stazione e un altro mondo si apre davanti ai nostri occhi. Siamo nella capitale del Paese più popolato del mondo! Le strade sono strapiene di gente, ci sembra che tutta la popolazione stia camminando davanti a noi. Un traffico frenetico, un rumore di clacson assordante, tutti che corrono in direzioni differenti ... un delirio! Ma un delirio bellissimo!

Noi, ancora storditi dal viaggio, dobbiamo raggiungere il Traders Hotel. Finalmente una cosa facile, i servizi della metro funzionano alla grande e sono economicissimi. Ma il nostro alloggio non dista più di 4 chilometri da dove siamo e decidiamo di fare uno strappetto alla regola e concederci il lusso di un taxi. Arriviamo in pochissimo tempo. L'accoglienza è spettacolare, la stanza è stupenda, decidiamo di fare un riposino e di andare alla scoperta di questa fantastica città. Altro che siesta, neanche le bombe a mano ci avrebbero svegliato, figuriamoci le due sveglie che abbiamo sistemato per le due del pomeriggio. Quando apriamo gli occhi è già notte, non siamo poi così tanto dispiaciuti, ci serviva un po' di riposo.

Decidiamo di uscire lo stesso e andiamo in centro, a Tian’anmen Square, la piazza più grande del mondo. Purtroppo è chiusa. Strano ma vero, una piazza chiusa la sera, ha gli orari come i pub. Decidiamo di allora di iniziare il nostro giro turistico domani e ci incamminiamo nella zona pedonale per trovare qualcosa da mangiare. Le strade sono piene di bancarelle che vendono spiedini sia di carne sia di pesce arrosto. Decidiamo però di sederci in un ristorantino e ne troviamo uno tipico nelle vicinanze. Ci consigliano la zuppa della casa, ma al solo pensiero delle zuppe sul treno scegliamo un bel piatto di riso e i famigerati Dumplings ripieni di carne, tipica pietanza del posto. Dobbiamo dire che la scelta è stata ottima: buoni e gustosi e annaffiati da litri di tè verde, che non si rifiuta mai. Continuiamo la nostra passeggiata e ci perdiamo nelle viuzze dove miliardi di bancarelle vendono di tutto. Per capirci, immaginate i nostri classici multimarket gestiti dai cinesi e moltiplicateli all’ennesima potenza. Forse così riuscite a farvi un'idea delle cose che si possono trovare tra questi banchi.

Continuiamo a girare senza meta e arriviamo a un ostello che ci ha ospitato in qualche nostro viaggio passato (stavolta, invece, facciamo i signori e siamo in un albergo stupendo, il Traders Hotel). La zona è piena di backpackers. Ci uniamo a un gruppo di ragazze per qualche birra, ma si fa tardi e un mitico tuc-tuc a un prezzo irrisorio ci riaccompagna all'Hotel. L'idea è di svegliarci presto e in perfetta forma per affrontare una lunga giornata da turisti e per visitare la Città Proibita, ma dopo colazione ci siamo alternati in bagno per tutto il giorno. Non proprio come da programma! Sarà stata la stanchezza dei giorni passati o forse quelle zuppe, il fatto è che siamo usciti solo per mangiare e poi di corsa in camera.

 

 

In pratica, rimandiamo la Città Proibita. La visiteremo prima di prendere il treno per Xi-An mentre domani è il gran giorno della Grande Muraglia Cinese! E non nella tipica zona turistica. Ci aspetta un viaggio un po' più lungo per raggiungere un tratto lungo il quale probabilmente troveremo molta meno gente. Quattro anni fa, in quella zona, era difficile anche trovare una persona per farti fare una foto...

Siamo ancora in Turchia e presto lasceremo questo splendido paese. Stamattina siamo riusciti a dormire un po' più del solito. È domenica anche per noi. Stranamente abbiamo anche fatto colazione, visto che è inclusa nel prezzo. Ce la siamo presa comoda ma è arrivata l'ora della partenza; prendiamo gli zaini, li carichiamo a bordo di Bianchina e via! Davanti a noi 750 chilometri di viaggio!

Alle nostre spalle lasciamo Goreme, ma la bellezza del paesaggio ci accompagna per altri 200 chilometri. Sembra volerci fare compagnia per alleviare il dispiacere della partenza. Appena fuori dal centro cittadino, inseriamo la compilation da viaggio e cominciamo a macinare chilometri. Una parte del percorso è in ricostruzione, con conseguenze immaginabili sulla nostra tabella di marcia. Niente, però, rispetto a quelle che è successo: a un tratto abbiamo sentito un tonfo incredibile e un forte vento entrare all'improvviso in macchina. Facile indovinare cosa potesse essere successo: il finestrino dalla parte del guidatore si è rotto!!

Il problema ora non è tanto il vento; dobbiamo per forza aggiustare il finestrino altrimenti non possiamo certo lasciare la macchina in strada di notte. A costo di far tardi, ci fermiamo a una pompa di benzina, scendiamo e proviamo a sistemarlo togliendo il pannello. Per continuare, però, servono dei cacciavite che non abbiamo. Il problema si complica. Per fortuna uno dei ragazzi che lavorano lì, vedendoci in difficoltà, si avvicina e senza dire nulla, ci fa un segno alzando l’indice della mano destra. Noi l'abbiamo interpretato come un "posso...?" e abbiamo lasciato fare. Meno di un minuto e il finestrino è sistemato. Solo che il ragazzo ci ha consigliato di non tirarlo giù, altrimenti si sarebbe rotto di nuovo. Siamo salvi, possiamo ripartire! Lo abbiamo ringraziato offrendogli un paio di sigarette (non abbiamo altro con noi!) e siamo rimontati a bordo di Bianchina!

Finalmente Erzurum, nostra nuova meta! Sono le 9 di sera quando arriviamo. Non ci sono ostelli, solo hotel e anche abbastanza cari. Incontriamo un ometto piccolo piccolo, non parla inglese ma ci ispira simpatia e fiducia. È lui a condurci in un hotel di sua conoscenza, probabilmente di un suo amico. Il prezzo è buono, proviamo ad abbassarlo ancora un po' e ... ce la facciamo, 10 euro a persona. Saliamo in camera senza neppure cenare, siamo troppo stanchi. Riusciamo solo a darci la buonanotte prima di abbandonarci tra le braccia di Morfeo!

Slovenia

22 Mag 2013

Inesauribile fonte di sorprese, la Slovenia riserva ai suoi visitatori emozioni a non finire e intense sensazioni. Tutte le bellezze d’Europa sono riunite in questo paese situato tra le Alpi e l’Adriatico,dove, dalle splendide cime innevate delle Alpi Giulie si giunge in poco tempo sulla costa, ammirando paesaggi mozzafiato: vallate, foreste secolari, vigneti e le tanto affascinanti quanto misteriose grotte del Carso. Ciò che per primo rimane impresso nel ricordo e nel cuore di un turista giunto in Slovenia è proprio l'acceso e dominante verde dei sconfinati prati.

Oltre alle bellezze naturalistiche il paese vanta una fantastica storia millenaria, testimoniata dai numerosi monumenti, città d’arte e da splendidi castelli. La Slovenia racchiude in sè fantastici e variopinti paesaggi, i quali appaiono quasi diretta continuazione delle Terre confinanti:a ovest sembra proprio di essere in Italia, si respira l'accogliente clima mediterraneo e la fiabesca atmosfera veneziana; il nord della Slovenia pare invece terra austriaca, caratterizzata da cascate di gerani e petunie, dai tradizionali balconi di legno e dalle grandi fattorie; nell'est della Slovenia si rimane particolarmente colpiti dalle infinite distese di vigneti infine,la regione nostalgica e pianeggiante del Prekmurje, ricorda la vicina puszta ungherese. 

La Slovenia è dotata di una grande vocazione turistica, lo testimoniano i numerosi ed intensi flussi di arrivi in costante crescita. Terra generosa, offre meravigliose e indimenticabili vacanze sia al mare che in montagna, con differenziate soluzioni ricettive, pronte a soddisfare i desideri più svariati: dagli alberghi più lussuosi alle semplici ed uniche fattorie, il tutto coronato dalla calorosa accoglienza offerta a tutti i turisti dal popolo sloveno, particolarmente ospitale, disponibile, pronto ad accogliere a braccia aperte e ad allietare i soggiorni nella propria terra.La popolazione locale ama relazionarsi con i turisti, è in grado di comunicare con loro grazie alla conoscenza di diverse lingue, tra cui le principali sono inglese, italiano e tedesco e far conoscere la propria cultura e folklore.

 La Slovenia offre paradisiache mete, dove rigenerarsi e rilassarsi, grazie a moderni centri termali che offrono trattamenti e programmi all’avanguardia e alla sua meravigliosa natura intatta, dove divertirsi. La Slovenia è infatti una fantastica meta per gli amanti dello sport e del divertimento: è possibile praticare diversi sport all’aria aperta di giorno e vivere la vita notturna tra i vari e celebri casino’.

La Terra slovena presenta splendide città in cui è possibile ammirare ed apprezzare l’arte e la cultura locale, dai monumenti di Lubiana alle numerose altre città, in cui è inoltre possibile assaporare le prelibatezze dell'enogastronomia locale..

Curiosita'

La Slovenia si contraddistingue nel panorama delle numerose mete turistiche proprio per la sua "anima verde": con il 60% della superficie coperta dagli alberi, e ben il 15% del territorio tutelato in parchi nazionali e regionali, la Slovenia è considerata il 3^ paese europeo piu boscoso, preceduto solamente dalla Svezia e dalla Finlandia. Il verde e' proprio il colore dominante di questa Terra;

Dove siamo rimasti? Sì, è venerdì 21 giugno e su consiglio di Ale, ci muoviamo subito per raggiungere la dogana. Arriviamo appena dopo pranzo, andiamo subito dall'ufficiale doganiere e gli facciamo la nostra fatidica domanda. Riusciremo a entrare in Russia? Dopo quello che abbiamo letto, abbiamo qualche dubbio. Ci guarda insospettito e ci chiede i passaporti. Più che pronti gli mostriamo tutti i documenti e lui ci fa notare quello che già sappiamo: Bianchina deve essere parcheggiata in dogana entro la mezzanotte del 22 e possiamo entrare in territorio russo solo dopo la mezzanotte del 24. Ancora però non ha risposto alla nostra domanda. Possiamo entrare in Russia? Fa una chiamata, il nostro cuore smette di battere per un minuto, finché l'ufficiale chiude la comunicazione e dice che non c'è nessun problema. Sorridiamo, pericolo scampato!

Abbiamo ricevuto la conferma che entreremo in Russia (anche se non ci crederemo finché non avremo superato il confine). Dobbiamo solo trovare qualcosa da fare per questi due giorni, venerdì e sabato, prima di rientrare in dogana e parcheggiare Bianchina fino alla mezzanotte di lunedì 24. Che si fa? È lo stesso ufficiale a consigliarci un paesino balneare che si trova a 25 chilometri di distanza. L'unica è accettare, non è che abbiamo molte alternative. Arriviamo e non vediamo granché. Sulla spiaggia però ci sono dei lettini. Ne prendiamo due per tutta la giornata (costo 1 euro a testa, anzi 1 manat, la moneta azera) e ci addormentiamo un paio d'ore sotto il sole. Alle 5 dobbiamo trovare un posto per dormire. In tasca abbiamo solo 35 manat ed è alto rischio che non ci bastino neanche per dormire. Stavolta, però, la fortuna ci aiuta. L'Elay, un ostello a 20 metri da dove abbiamo parcheggiato, offre a 10 euro a persona e noi per 12 riusciamo a includere anche la cena. Veramente un ottimo deal, stanza carinissima con balconcino affacciato sul mare. Anche la cena è ottima. Di internet neanche a parlarne. L'unico diversivo è fare un giro sulla spiaggia piena di mucche e un filmetto prima di andare a dormire.

Sveglia a mezzogiorno. È sabato 22 giugno, il nostro ultimo giorno "di libertà". Solita routine e via di nuovo in spiaggia. Mentre ci avviciniamo al cancello d'uscita la “mama” dell’ostello ci chiede se abbiamo fame. Ovvio che sì! E ci ospita per pranzo! Facciamo gli onori di casa spazzolando tutto, ripulendo letteralmente i piatti, mentre loro tra una risata e un sorriso cominciano a chiederci qualunque cosa. Sono troppo curiosi di sapere come siamo arrivati a Nabran, e in effetti dubitiamo che un italiano prima di noi sia mai passato da queste parti. Diventiamo amici, sorprendendoci dei miglioramenti che il nostro russo sta facendo. Dopo qualche altra ora in spiaggia trascorsa con Victor, il responsabile di un gruppo di ragazzi a riposo dopo una settimana di lavoro, torniamo da Bianchina. Sono le 6 di sabato pomeriggio. Dobbiamo andare alla dogana. Entro mezzanotte la nostra auto deve essere ferma. Abbiamo notato che la fila non è mai molto lunga ma è lenta. Meglio avviarsi per tempo. Mentre sistemiamo gli zaini la “mama” ci chiede se abbiamo fame. Impossibile rifiutare l’invito, primo perché potrebbe essere il nostro ultimo pasto e poi perché è tutto così buono. Stavolta ci superiamo e ci portano anche il bis. Per fortuna abbiamo incontrato queste persone così ospitali e simpatiche, che hanno rallegrato le nostre giornate e riempito per bene i nostri stomaci. Non ci ricorderemo di questo posto per il paesaggio, ma per la gente che abbiamo incontrato. Sono stati davvero fantastici!

Siamo in fila per la dogana. È ancora sabato pomeriggio. Spendiamo i nostri ultimi 11 manat per 8 wurstel, 2 bottiglie d’acqua, un tronchetto di cioccolata e un pacco di patatine alla paprica. Ora si pone un altro problema. Una volta parcheggiata la macchina, non potremo dormirci dentro e senza soldi saremo costretti a restare fuori dalla dogana per più di 24 ore, un tempo interminabile in queste condizioni. Speriamo che qualcuno ci aiuti!

La nostra speranza è ben riposta. I doganieri, incuriositi dalla nostra situazione e forse catturati dalla buona volontà di esprimerci nella loro lingua, decidono di farci rimanere dentro la dogana. Almeno potremo dormire a bordo di Bianchina! Tutti i militari sono incuriositi dalla nostra presenza, sono tutti venuti a conoscerci, un po' invidiosi per il viaggio che stiamo affrontando e un po' partecipi del fatto che dovremo trascorrere lì dentro le prossime due notti, fino a lunedì mattina. Ci aiutano in ogni modo, ci portano addirittura una una bella pagnotta per farci due panini con i wurstel che abbiamo comprato. Meglio non parlare del dormire: sembra un incontro di wrestling, niente da fare, entrambi in macchina non c'entriamo. Noi troppo lunghi e la nostra Bianchina troppo corta. Alla fine ci addormentiamo per disperazione ma solo per risvegliarci con mal di collo, mal di ginocchia e mal di testa. Solo il tronchetto al cioccolato ha reso più dolce il risveglio, almeno fin quando è arrivato il momento della domanda che entrambi ci aspettiamo: "E adesso che facciamo?". È domenica mattina. Siamo bloccati fino a domani e dobbiamo trascorrere l'intera giornata in un piazzale tra due dogane, quella Azera e quella Russa. L'unico svago è giocare a carte, super mega sfide di tutti i giochi possibili e immaginabili. Spesso i doganieri si avvicinano e ci guardano incuriositi. Vogliono che gli insegniamo i giochi. Con tutta la buona volontà, ma è una missione impossibile. Riuscite a immaginare cosa significhi insegnare il gioco del tressette in russo a una persona che non ha mai visto un mazzo di carte italiane in vita sua!?!

Le ore passavano lente, la sera sembra non arrivare mai, non abbiamo più niente da mangiare e abbiamo deciso di ripartire con la luce. La regione del Daghestan, quella che dobbiamo attraversare per arrivare alla prima città non è delle più sicure e in molti ci hanno sconsigliato di  viaggiare di notte. Tra i consigli ricevuti, casomai doveste passare da queste parti in auto, c'è anche quello di non fermarsi a chiedere informazioni a nessuno e di non dare assolutamente i documenti originali alla polizia. Per riaverli indietro, anche senza aver fatto niente, il prezzo da pagare è spesso elevato. Ma torniamo alla nostra "casa", la dogana. Il sole non è ancora tramontato e noi non sappiamo più cosa inventarci. Di giocare a carte non ne possiamo più, non possiamo gironzolare troppo, siamo pur sempre in una dogana, il solo pensiero di rimanere in macchina è un incubo, visto che dovremo passarci un'altra nottata. Che fare? Ci siamo ricordati dei giochi che facevamo da bambini; prima ci mettiamo a racimolare tappetti di plastica, lanciandoli con due dita da una distanza di 7/8 metri per far centro in una specie di tinozza, e poi inziamo a giocare a "izza bastone", impossibile da spiegare a chi non lo conosce. Tutto è servito ad arrivare alle 9 di sera. Ora di cena, per chi ha da mangiare, per noi è ora di prepararsi per la notte, una notte di calci e pugni senza nessun vincitore. Niente ci infastidisce ormai, qualunque cosa succeda sarà bella da raccontare. D'altra parte non capita a tutti di trascorrere due giorni in dogana e bisogna essere pronti ad affrontare ogni situazione. Noi ce l'abbiamo fatta. Mancano poche ore, poi sarà notte e di nuovo giorno. L'ingresso in Russia si avvicina. Quando entreremo, se entreremo, siamo pronti a un grande festeggiamento!

Come vi abbiamo anticipato ieri, durante la nostra gita alla Grande Muraglia Cinese, anche oggi sarà un'altra giornata alla scoperta di Pechino. Abbiamo cominciato dalla Città Proibita, chiamata così perché per 500 anni è stata chiusa. Il risultato è che ora per recuperare il turismo perso c’è più gente all’interno che in tutta la capitale. Solo per la fila per comprare il biglietto ci abbiamo messo più di un'ora.

Passiamo attraverso il colossale portone d'ingresso e tra i vari "Permesso" e "Mi scusi", riusciamo a metterci in prima fila per qualche foto. Ci sono grandi spazi, piazze larghissime e tutt’intorno le residenze e i palazzi, naturalmente in stile orientale, con tegole color oro e rifiniti con dragoni e uccelli vari. Qui una volta risiedevano due dinastie di imperatori, quella dei Ming e dei Qing. Passiamo attraverso varie porte: Meridian Gate, Divine Military Gate e Gate of Supreme Harmony, poi raggiungiamo le tre sale più importanti della Città Proibita: Hall of Supreme Harmony, la struttura più larga e importante delle tre, costruita nel XV secolo e restaurata nel XVII secolo. Veniva usata per le occasioni cerimoniali, come il compleanno dell'Imperatore e per la nomina e l'incoronazione dei capi militari.

Dietro di questa si trova la Hall of Middle Harmony: era una sala di transito, dove l'Imperatore preparava i suoi discorsi e riceveva i suoi ministri. L'ultima è la Hall of Preserving Harmony, usata soprattutto per i banchetti. Ma non finisce mica qui; ci sono centinaria di altre cose da vadere, come The Palace of Heavenly Purity, The Clock Exhibition Hall, la Hall of Jewellery e tanto altro. Sinceramente, però, c'è veramente troppa gente, non si riesce neanche a camminare e decidiamo di fare una breve visita ai giardini imperiali, una passeggiata attraverso vecchi e malformati cipressi. Cominciamo ad allontanarci dalla massa turistica e ci perdiamo tra le vie della città, non vediamo niente di particolarmente interessante ma almeno camminiamo tranquilli e con poca gente intorno. Alla fine, per fortuna, riusciamo a ritrovare l'uscita, naturalmente grazie all'incontro con qualche turista.

Proprio di fronte si trova la piazza più grande del mondo, Tienanmen Square, un’immensa distesa deserta pavimentata, con al centro un monlite. Fu progettata da Mao per accogliere le parate militari e, durante la Rivoluzione Culturale, ci marciarono più di un milione di persone. È veramente immensa, tanto che è difficile descriverla a parole. Vi diciamo solo che abbiamo impiegato più di dieci minuti per attraversarla. E non c'è neanche una panchina dove sedersi e controlli come agli aeroporti. Proprio quando siamo nel centro, inizia a piovere. Attorno a noi è un fuggi fuggi generale. Dovremmo cogliere l’attimo e fotografarla in quella situazione di caos, ma preferiamo non tirar fuori la macchina fotografica e ripararci.

Attraversiamo di nuovo la zona pedonale e i vari mercatini. Ma è tardi ed è ora di tornare verso l'albergo. Sono le 18.30, abbiamo appena preso gli zaini e raggiungiamo la stazione. Ci aspettano 13 ore di viaggio per raggiungere Xi-An, una passeggiata. Stavolta però niente posti a sedere, abbiamo due Standing Ticket, ossia rimarremo in piedi, oppure ci sbragheremo sotto qualche sedile.

Sveglia a mezzogiorno, ci aspetta un'altra lunga giornata con Bianchina per raggiungere il confine Kazako-Uzbeco. Stavolta ce la possiamo prendere con calma, possiamo oltrepassare il confine dopo la mezzanotte del 28, il visto per l'Uzbekistan parte dal 29 giugno. Dobbiamo solo fare 450 km. per arrivare a Beyneu, ultima città prima del confine. La raggiungiamo verso le 6 del pomeriggio, la strada è ben asfaltata e facile da percorrere, sembra troppo semplice per essere nel mezzo alla steppa. E infatti, la strada asfaltata si interrompe, 105 km ci dividono dalla dogana, di tempo ancora ne abbiamo, ma con il tragitto in queste condizioni sappiamo che ce la faremo appena ad arrivare in tempo.

Chiamarla strada è un complimento, parlare di qualche buca una lusinga, ma con Bianchina sta diventando un divertimento. Va che è una meraviglia, sorpassiamo tutti, anche perché non vanno più veloci di 20 km. orari. Intorno a noi c'è solo deserto, verso le 9 guardiamo dallo specchietto retrovisore e ci accorgiamo del tramonto. Ci fermiamo, saliamo sul tetto della macchina e ci godiamo un vero spettacolo… che tramonto! Dei colori bellissimi, un touch down completo, il sole che pian piano sparisce fondendosi nel calore del deserto e poi un'esplosione di un rosso che dipinge tutte le nuvole. Ce lo siamo goduto fino alla fine. Poco dopo arriviamo alla dogana Kazaka, in pochissimo tempo svolgiamo le pratiche doganali e ci dirigiamo verso quella Uzbeca. Sono le 11 e ci chiediamo se ci avrebbero fatto entrare ugualmente anche con un'ora di anticipo. A pensarci ora ci vien da ridere: 10 ore di fila per entrare e per scoprire che la frontiera apre alle 7 del mattino. Nient'altro da fare che passare un’altra piacevole nottata in dogana, dopo le due trascorse tra Azerbaigian e Russia. Stavolta abbiamo fatto amicizia proprio con tutti, anche i sassi ora sanno che due italiani sono passati da lì.

Arriviamo al controllo passaporti alle 10 del mattino di sabato 29 giugno. Tantissimi fogli da compilare, la maggior parte per Bianchina, file interminabili e sempre qualcuno che ti fa fare la fila sbagliata. Ma siamo amici di tutti e non è mai tempo sprecato. Ci chiamano per nome e ci dicono che possiamo passare senza ripetere la fila. Incontriamo anche una coppia di Lecco in moto e a vicenda ci aiutiamo a uscire da questa infernale situazione burocratica fino a che riusciamo a entrare nel decimo stato: l'Uzbekistan!

La nostra prossima meta è Nukus, 480 km. Se ci arriviamo verso le 5 possiamo tirare dritti per Bukhara e risparmiare così un giorno. Cambiamo idea cinque minuti dopo: la strada è messa in condizione peggiori di quella per raggiungere il confine Kazako. Ormai siamo abituati, ed è sempre lei la protagonista, Bianchina, inarrestabile e pronta a slalom e virate improvvise senza mai perdere il controllo. Lungo il tragitto incontriamo anche tanti cammelli in mezzo alla strada che non hanno nessuna intenzione di spostarsi, almeno fino a quando non siamo vicinissimi e rischiano di essere travolti. Sono anche gentili a mettesi in posa per foto e carezze, che carini! Cominciamo a stare a secco con la benzina e di benzinai neanche l’ombra. Chiediamo a qualche persona sperduta nel deserto (e non sono in pochi) e tutti ci dicono che il primo rifornimento l’avremmo trovato a Nukus. Non ce la possiamo fare, dobbiamo trovare una soluzione alternativa. Abbiamo già fatto 50 km. in riserva, non manca molto per cominciare a scendere e spingere la macchina. Incontriamo un ragazzo e gli porgiamo la fatidica domanda: ”Ma è  possibile che non c’è un benzinaio fino a Nukus?”. Lui risponde come gli altri, ma ci dice anche che se vogliamo sa come aiutarci. Si dirige verso il deserto, sparisce per un attimo dietro a delle erbacce e riesce con una tanica di benzina, diesel per l’esattezza. Gli chiediamo il prezzo, la risposta è 2 euro. E come facciamo a dirgli di no. Parte la contrattazione, scendiamo ad un euro e venti, sempre il triplo del prezzo reale, ma non ci sono alternative. Calcoliamo gli esatti chilometri  che mancano per raggiungere Nukus, quanto avremmo percorso con un litro e ne prendiamo 9 litri. Arriviamo a Nukus di nuovo con poche gocce nel serbatoio.

Siamo troppo stanchi per continuare, anche perché negli ultimi 100 km i colpi di sonno si sono fatti sempre più frequenti. Non che ci fossero grandi pericoli, di macchine ne passavano pochissime, al massimo ci saremmo trovati fuori strada. Sempre meglio non rischiare, però. Ci mettiamo alla ricerca di un ostello e vediamo un mercatino locale. La fame cresce e ci fermiamo per cena. Due hamburgers, due hot dogs, due torte rustiche tipiche del posto farcite con carne e cipolla, anzi cipolla ed un po' di carne, varie qualità di biscotti secchi sempre tipici Uzbechi e due gelati per concludere, il tutto annaffiato da 3 bottiglie da un litro e mezzo d'acqua. Poco distante troviamo un hotel, chiediamo il prezzo, dieci euro a persona. "Preso!", è stata la nostra istantanea risposta. Non abbiamo neppure chiesto se c'era qualcosa di più economico o se era possibile abbassare il prezzo, non abbiamo tempo da perdere, un minuto in più e rischiamo di svenire. Purtroppo trovare internet è abbastanza complicato, per i prossimi aggiornamenti dobbiamo arrivare a Bukhara. Prima però dobbiamo trovare la benzina, anzi il diesel, per ripartire. Ma torniamo a noi. La nostra stanza è al primo piano. Il tempo di fare una doccia e ... buonanotte!

Appassionato di viaggi (ha vissuto per un anno e mezzo in Irlanda), dal 2008 si dedica alla sua passione, diventata ormai il suo lavoro: la fotografia.

L’anima tecnica del duo.

Ha realizzato campagne pubblicitarie e servizi fotografici per riviste nazionali di grande tiratura, come “Marco Polo – Diari di Viaggio”, “Chi” e “Gioia” e nel 2010 è stato assistente fotografo per la campagna pubblicitaria “Miss Bikini” alle Seychelles. 

Nel 2011 era accreditato ai più importanti eventi cinematografici italiani, dalla Mostra di Venezia al Festival del Film di Roma e nel 2012 ha debuttato anche come fotografo di scena nella realizzazione del video della canzone “Una come te” di Cesare Cremonini.

Concorso

15 Apr 2013
 
Durata del concorso: Dal 25 maggio 2013 al 01 settembre 2013.
Per maggiori informazioni leggi il Regolamento del Concorso.

Siamo ad Osh da dieci giorni. Tanto, troppo tempo. Vogliamo ripartire. Le abbiamo provate tutte ma, come vi abbiamo accennato nell'aggiornamento precedente, abbiamo problemi con Bianchina. Siamo arrivati anche al confine con la Cina, sono stati 500 inutili chilometri. Ci hanno solo confermato quelle che già immaginavamo: Bianchina non può entrare in Cina.

Ci vuole un documento speciale rilasciato dal governo cinese per far sì che un turista possa entrare con una macchina di sua proprietà. Inoltre noi abbiamo l’autorizzazione per guidare la macchina ma non è intestata direttamente a noi. Le pratiche burocratiche aumentano, il tempo e anche il costo. E tanto! Ci si può collegare con un'agenzia interna, ma ci hanno chiesto quasi 5.000 euro. Non abbiamo neanche risposto, non li abbiamo. L'alternativa ora è rimpatriare con onore Bianchina tramite una compagnia di trasporti, possibilmente con bisarca. Anche in questo caso non si può: nessuna compagnia fa questo tipo di servizio, dovrebbero farlo solo per noi e i costi sono troppo elevati. Serve una soluzione per proseguire. Non possiamo certo abbandonare la nostra fida compagna di viaggio, che ci ha accompagnato finora fin sulla vetta del Pamir.

Cerchiamo una soluzione ma non sappiamo da dove iniziare. Chiacchierando con un ragazzo nella hall dell’hotel, scopriamo che un suo amico ha un business: compra macchine in Germania e le rivende qui ad Osh. Potrebbe essere interessato a riportare la nostra Bianchina in Europa. Organizziamo un incontro e in poche ore siamo faccia a faccia con l'unica persona che può salvarci. Ora, organizzare una cosa del genere non è per niente semplice. Prima di tutto bisogna mettersi d’accordo con il prezzo. Naturalmente sono partiti alti ma dopo varie contrattazioni abbiamo raggiunto un ottimo deal. Poi bisogna stipulare un contratto nel quale entrambi le parti promettono di rispettare i propri compiti. Volevamo farlo da un notaio ma bisognava far tradurre tutti i documenti in russo e abbiamo optato per un modesto “fai da te”. E infine bisogna fare l’autorizzazione con nomi e cognomi per consentigli di guidare la macchina.

 

 

Il nostro ritardo dipende soprattutto da quest'ultimo passaggo. La DHL ci aveva confermato che i documenti sarebbero arrivati a Osh in due giorni e abbiamo deciso di aspettare. Oggi, però, l'ufficio postale cittadino ci ha confermato che arriveranno non prima di cinque giorni lavorativi. Dovremmo aspettare un'altra settimana ma non possiamo. Partiamo lo stesso domani e speriamo con tutto il cuore che tutto vada bene. Lasciamo Bianchina in buone mani, ne siamo certi.

Siamo pronti ormai a lasciarci l’Asia Centrale alle spalle. Ci siamo rilassati fin troppo e un altro viaggio sta per cominciare, completamente differente, non solo per paesaggi, culture e tradizioni, ma anche perché non avremo con noi la nostra auto. Dovremo prima fare l'autostop per superare il confine con la Cina, perché non ci sono mezzi di trasporto che lo oltrepassino, e una volta arrivati a Kashgar ci aspettano le ferrovie cinesi. Dobbiamo proseguire con i mezzi pubblici, in treno, fino a Pechino. Dobbiamo ammetterlo, siamo un po' tristi per Bianchina ma questo viaggio deve continuare. Il nostro sogno si deve realizzare!

La pacchia è finita. Il nostro relax in piscina, tra tuffi, bagni e scivolate è finito. È il nostro ultimo giorno a Osh. Domani ci rimettiamo in marcia, con otto giorni di ritardo. Si va ziano in spalla, pronti a prendere qualsiasi passaggio pur di continuare il nostro viaggio. Siamo pronti per un'altra avventura. Ci risentiamo dalla Cina! Fateci sentire il vostro "in bocca al lupo"!

 

Ci svegliamo alle 6 del mattino e andiamo alla stazione dei treni. Ci hanno detto che i biglietti sono tutti venduti ma vale la pena provare. Ancora non sappiamo cosa ci aspetta. Purtroppo anche se siamo in Kashgar, tutta la Cina funziona con l’orario di Pechino. Non avendo calcolato bene il fuso perdiamo il treno delle 8. È stata una fortuna: avremmo pagato meno ma ci avremmo messo 56 ore. Aspettiamo dunque le 2 del pomeriggio e saliamo sul treno veloce per Urumqui, 189 Yen per 26 ore di viaggio nel vagone Hard Seat, il più economico.

Sin dalla partenza il treno è strapieno, non solo tutti i sedili sono occupati, ma molte persone sono in piedi e girovagano da un posto a un altro, cercando qualcuno libero, anche per poco. Accalcati riusciamo nel nostro piccolo a ricavarci due posti uno davanti all’altro e tra due chiacchiere e partitone a carte il pomeriggio passa senza problemi. Arriva l’ora della cena e ci prepariamo le nostre “zuppe”. Praticamente tutti mangiano nelle stesse scatolette, vogliamo usare i servizi, ma rinunciamo a dieci metri di distanza. Meglio resistere. Per dormire un incubo; nei sedili non possiamo neanche distendere le gambe, prendere sonno è impossibile. Per far dormire almeno uno di noi due, non vi diciamo chi però, l'altro decide di sdraiarsi per terra vicino ad altra gente che ha avuto la stessa idea. Verso le tre del mattino aprendo gli occhi si è ritrovato un piede sul petto con il calzino bucato, non si può fare altro che girarsi dall’altra parte e riprovare a prender sonno. È davvero una notte da incubo. Al risveglio notiamo che il treno rallenta e molta gente scende liberando qualche posto nel nostro vagone, ne approfittiamo subito per allungarci e recuperare qualche ora di sonno. Arriviamo ad Urumqui alle 3 del pomeriggio, abbiamo il tempo di fare la stessa spesa, ossia carne essiccata, zuppe istantanee, acqua e qualche merendina, e andiamo di nuovo alla stazione. Il treno per Pechino riparte alle 5 del pomeriggio, 317 Yen per 42 ore di viaggio, sempre nel vagone Hard Seat.

Mentre aspettiamo siamo assaliti da un gruppo di ragazzi che ci chiedono se vogliamo fare delle foto insieme. Per fortuna è arrivato il nostro treno, altrimenti avremmo dovuto far foto con tutti i giovani di Urumqui. Il treno stavolta è in migliori condizioni, non è molto affollato, i servizi sono molto più puliti e tutti sono molto più cordiali. Se resta così, è una favola! Dopo cena ci mettiamo a dormire distendendoci sui sedili non occupati ma a un certo punto il treno si ferma, noi ci svegliamo, mezza Cina comincia a salire. Qualcosa di indescrivibile, il treno diventa strapieno, nei vagoni c’è ora gente che dorme da tutte le parti, non ci si può neanche muovere, anche dormire per terra è impossibile perché ogni angolo è occupato e tra i sedili c'è un incrocio mai visto di braccia e di gambe. Ci troviamo braccia intorno al collo, teste appoggiate sulle spalle... di tutto. Ci adeguiamo e facciamo lo stesso: per loro sembra naturale, un'ammucchiata di gente, tutti uno sopra l'altro. A ogni fermata scendono 10 persone e ne salgono 100. Al nostro risveglio tutti ci sorridono e parlano con noi. Noi abbiamo due risposte standard: Italia, quando pensiamo che ci stiano chiedendo da dove veniamo, o Pechino, se pensiamo che ci stiano chiedendo la nostra destinazione. Loro tranquillamente continuano a parlarci come se capissimo qualcosa di quello che dicono. Poi tutti insieme ridono e noi sempre con le nostre risposte, Italia o Pechino, tutto il giorno così. Siamo diventati amici ma non conosciamo i loro nomi e loro non conoscono i nostri.

 

 

 

La seconda notte va anche peggio perché avendo preso confidenza durante il giorno neanche si pongono il problema nell’avvicinarsi, si distendono tranquillamente su di te e ti guardano come per dire … Buonanotte! Stavolta però abbiamo uno stratagemma e funziona alla grande. Gomiti alti, ginocchia in avanti e piccole convulsioni durante il finto sonno per fare in modo che si allontanino per paura di essere colpiti. Così riusciamo ad allungare almeno le gambe anche se dopo poche ore tutto torna al caos della notte scorsa. Un tragitto interminabile, 68 ore di viaggio. Voi starete pensando al nostro mal di schiena ... No, è un "mal di tutto"! Alla fine, però, il peggio sono le zuppe, gustose le prime e “tossiche” le altre. Per il bagno c’era sempre una fila chilometrica e quando arrivava il turno, spesso si è costretti a cambiare idea. Quando, alle 10 del mattino, scendiamo dal treno tutti ci hanno voluto salutare personalmente. In fondo come noi anche loro, per risparmiare, hanno sofferto l'inferno del viaggio nel vagone Hard Seat!

Nonostante tutto, però, è stata una bella esperienza. Non capita tutti i giorni di percorrere 4.000 chilometri in treno con gente che neanche conosci e alla fine del viaggio sentirli come persone che conosci da una vita. Sulla piattaforma ci guardsiamo e ridendo ci diciamo, quasi in coro: "Ora andiamo in Hotel, qui in Cina per fortuna siamo ospiti di Chiariva e ci aspetta un letto da favola!". Finalmente!