È il nostro ultimo giorno a Varna e il nostro ultimo giorno in Bulgaria (dove, dobbiamo ammetterlo, ci siamo divertiti parecchio!). Prima di ripartire, però, stiamo aspettando la cosa più importante del nostro viaggio: i nostri passaporti! Quando ce li hanno consegnati li abbiamo alzati in aria come si alza una coppa del mondo! E con tutta la gioia di quando la si vince, li abbiamo controllati: tutti i visti erano lì, con le giuste date di entrata e di uscita per ogni paese fino alla Thailandia!

Rimaniamo a Varna, la stanza è già pagata ed è troppo tardi per arrivare in Turchia. Tra i chilometri da fare e il tempo che avremmo perso alla dogana saremmo arrivati a notte inoltrata. Data anche la situazione in Turchia in questo momento e i disordini che la stanno attraversando, abbiamo preferito partire con calma e arrivare lì a un orario più accettabile. Visto che, però, ci troviamo ... tanto vale concedersi una una giornata di relax al mare!

Il sole è cocente e vediamo a occhio nudo che la nostra pelle sta piano piano cambiando colore. Ci stiamo abbronzando! Alle 4 del pomeriggio, quando il sole era ancora alto in cielo, siamo dovuti scappare via, non resistevamo più. Anche oggi non è mancata la classica partita a Beach Volley Italia vs. Bulgaria! Questa volta, stranamente, abbiamo vinto ma non abbiamo le prove. I ragazzi contro cui abbiamo giocato, infatti, hanno preferito non farsi riprendere e quindi non possiamo documentarvi la nostra "sensazionale" vittoria! Non importa, il viaggio è ancora lungo e avremo la possibilità di cimentarci in altri sport. Promettiamo solennemente che vi mostreremo tutto, a prescindere da quale sarà il risultato. Tanto, come avrete capito, ci capita di perdere spesso e volentieri.

Ringalluzziti dalla vittoria, siamo tornati in stanza per una doccia veloce e poi, via, a passeggiare sul corso principale di Varna. La nostra attenzione è stata catturata da un giocoliere, super bravo; ha cominciato a lanciare 3, poi 4, 5, 6,  ben 7 pallette in aria e con velocità incredibile le faceva volteggiare simmetricamente tra loro e poi cambiando giro, tanto che non si capiva bene neanche quante palline fossero in tutto. Dopo poco ha fatto lo stesso con i birilli, ben 5 contemporaneamente, sbizzarrendosi con evoluzioni sempre più eclatanti. Davvero un fenomeno!

Visto che siamo abitudinari anche mentre giriamo il mondo, siamo andati a cena al nostro solito posto, dove in pochi giorni siamo diventati clienti fissi. Quando abbiamo detto alle cameriere che saremmo partiti, c'è stato un "Noooooo" generale. Tutti dispiaciuti! E anche noi lo siamo. Sentimenti a parte, si mangiava benissimo! Comunque cena e a letto presto, domani c'è una giornata di viaggio. La nostra prossima tappa ci aspetta!

Questa mattina proviamo a presentarci nel miglior modo possibile ma, entrambi reduci da influenza e abbastanza mal ridotti, ci dirigiamo al TAT, Tourism Authority Of Thailand. Lo Welcome Event che ci hanno preparato è divertentissimo.

Quando ci presentiamo al desk, due ragazze thailandesi non riescono a capire cosa vogliamo. Proviamo a dirgli che siamo i due ragazzi di Sognando la Thailandia, ma non le aiuta un granché. Che avremmo dovuto incontrarci con la responsabile del turismo a Chiang Rai, niente neanche questo. Poi, alla parola 'italiani', esordiscono con un’esclamazione di un 'Ohh!!!!!' lunga almeno 15 secondi.

Scoppiamo a ridere come matti, poi la più piccolina, un po’ più imbarazzata, si allontana e torna poco dopo con Acharika Maneesin, direttrice dell’Ente del Turismo Thailandese a Chiang Rai. Ci accoglie con una ghirlanda di fiori tipici del paese, una maglietta con scritto 'Amazing Thailand', un sorrisone a mille denti ed un clamoroso benvenuto. Ci chiedono naturalmente di come è andato il viaggio e noi partiamo con tutte le avventure-disavventure che ci sono capitate.

Loro, in parte sorridenti e in parte sbalorditi, ci ascoltano e ci fanno una domanda finalmente differente da tutte le altre e allo stesso tempo molto semplice: "perché la Thailandia?". Pensando tra di noi e ripensando ai 16 paesi attraversati non è difficile rispondere: siamo nella terra del sorriso, chi non vorrebbe venire a visitare un paese così splendido, pieno di cultura, tradizioni, paesaggi mozzafiato e spiagge paradisiache?

Cominciamo entusiasti ad elencare tutti i posto che dobbiamo ancora visitare e delle avventure che ci attendono. Sono loro a dirci 'Ok, abbiamo capito, Enjoy Thailand!'. Con loro c’è anche un cameraman che ci stava aspettando, ci chiede se può farci un’intervista per poi mandarla alla televisione nazionale. Naturalmente accettiamo. Certo, nelle condizione in cui siamo ci poteva essere un miglior momento per l’intervista. Vedrete molto di più di due facce stanche, ma come al solito ce la caviamo e dopo i vari saluti e ringraziamenti ci dirigiamo verso la guest house.

Ci fermiamo in un ristorantino lungo la strada ed un’ottima Tom Yam Soup rappresenta il nostro pranzo, accompagnata da un piatto di morning glory, delle verdure condite e cotte con aglio ed olio: una cosa eccezionale. Passiamo a ritirare la biancheria pulita e passando davanti al Rasta Bar (quello della gara a biliardo) ci salutano e ci dicono "A stasera". Gli rivolgiamo un gran sorriso e gli rispondiamo che magari accettiamo l'invito per l'anno prossimo. Domani si parte per Chiang Mai e non pensiamo proprio di uscire stasera, ogni tanto bisogna pur riposare. Certo che però… una scappatina. Giusto per una partitella, per una birretta. Quasi quasi..

Si riparte dall'Ungheria verso le 4 del pomeriggio. Alle spalle ci lasciamo un gran paese e speriamo di tornarci presto per rivivere momenti indimenticabili. Ora però abbiamo un impegno: ci aspetta la Serbia! La nostra Bianchina è pronta, non vede l'ora di essere rimessa in moto. Dopo 3 ore di viaggio attraversiamo il confine Ungaro-Serbo e, come di consueto, ci facciamo la foto sul cartello stradale di confine. Stavolta siamo fortunati, in dogana nessuno ci controlla, anzi ci fanno entrare con la loro benedizione. E facciamo rotta su Novi Sad, capitale della Vojvodina, dove dall'11 al 14 luglio si svolgerà l'Exit Festival all'interno della Fortezza di Petrovardin (ma noi purtroppo non ci saremo!).

Arriviamo all'Hotel Centar di Novi Sad alle 19 e 40. Abbiamo solo il tempo di andare in camera (e che camera, anzi due camere, una ciascuno), posare gli zaini e scenderee nella hall per l’appuntamento con la nostra guida. Nebojsa e suo fratello Stanislav ci stavano aspettando. Ci hanno prima portato a visitare le sponde del Danubio e ci hanno raccontato un po' la storia degli ultimi 15 anni. Quello serbo è un popolo che ne ha viste di brutte, ma che ogni volta ha saputo reagire e ricominciare da capo con risultati sempre migliori. Le rive del fiume sono piene di locali e noi ci fermiamo in uno di questi, molto caratteristico. Detto fatto, si ricomincia a mangiare: piatto di salumi, seguito da zuppe di pesce e da un vassoio con pesce tipico del posto.

 

 

La giornata doveva sarebbe dovuta finire così, prendendo gli accordi per la quella successiva. Ma come per incanto, nel ristorante troviamo una festa di due laureandi. Saremmo dovuti andare con le nostre guide a visitare la Cattedrale di notte ma vista la situazione ci hanno augurato una buona serata... Naturalmente è pieno di belle ragazze, ci hanno coinvolto e abbiamo fatto amicizia con tutti: balli, canti, brindisi... Era tutta una gran festa. Si sono fatte le 2 del mattino e ci hanno invitato a casa loro, poco distante dal ristorante, dove la festa è continuata fino all'alba...

Bottiglie di Whisky, di Rakia, birre fredde escono dal frigo come se ci fosse stato un birrificio all'interno, si inventano balli e si cantano canzoni per la maggior parte in italiano, visto che il padrone di casa aveva vissuto per qualche anno nel nostro paese. Non possiamo dirvi da parte di chi, ma la scintilla è scattata. Mi sono innamorato completamente di una ragazza del posto. Dire che è bellissima è dire poco... diciamo che ci siamo spalleggiati a vicenda per farla scoccare, la scintilla!

 

 

Purtroppo il tempo non gioca a nostro favore. Ci salutiamo con la promessa di rincontrarci di nuovo, ma domani noi partiamo per Belgrado. Chissà, stiamo intensamente pensando di cambiare programma e rimanere un paio di mesi in questa splendida città... È questo il bello del viaggio, che le cose possono cambiare di giorno in giorno. Chissà se sarà possibile... Intanto vi auguriamo una buonanotte e a domani con le news da Novi Sad.

Dopo una giornata di meritato riposo, siamo pronti a ripartire. Se vi state chiedendo perché sia meritata, forse non avete letto com'è andato il viaggio che ci ha portato a Tblisi. Fatelo e ne riparliamo. Comunque, dicevamo ... il nostro primo giorno in Georgia è stata all'insegna del sonno. Siamo usciti dall'ostello solo per mangiare qualcosa e per controllare i visti sul passaporto (l'abbiamo già fatto ma è sempre meglio essere sicuri). 

Molti paesi che andremo a visitare nei prossimi giorni ci hanno chiesto la data precisa di entrata e di uscita. Dovremo fare molti chilometri per raggiungerli e tutto deve essere calcolato nei minimi dettagli. Ora, finalmente, siamo pronti a fare un giro in città e a scoprire quel che Tblisi ha da raccontarci. Tbilisi è la capitale della Gerogia e conta circa un milione e mezzo di abitanti. È attraversata dal fiume Kura e ha un fascino particolare. A nostro avviso, non bisogna girarla in maniera organizzata, ma perdersi dentro di essa, lasciarsi andare tra i vicoli dove si sente il profumo del pane appena fatto e, come per magia, accorgersi che poco distante c'è un forno situato in uno scantinato con persone che lavorano di continuo, sempre pronte a regalarti un sorriso.

Se visitate Tblisi, fatevi trascinare dal fascino delle piccole locande, dove signore gentilissime provano a spiegarti tutto sulle loro pietanze tipiche e su come degustarle nel modo migliore. A noi è capitato, e nel video ne avete le prove. Assaggiare il khinkali come ci hanno insegnato gli conferisce un sapore del tutto particolare, un'armonia di gusto. Si gira in maniera confusa e sempre ci si trova di fronte a uno scorcio particolare o a una persona del posto che, incuriosita, ci chiede da dove veniamo e dove stiamo andando. Il tutto succede con la massima naturalezza, come se parlassimo la stessa lingua (cosa che non, invece, succede). Ci guardano e aspettano una risposta. E noi improvvisiamo qualche frase con il nostro povero russo, molto povero a dir la verità (qui in Georgia tutti parlano il russo). Il tentativo sembra funzionare, le persone ricambiano il nostro sforzo con un sorriso. Chissà se hanno capito davvero cosa abbiamo provato a dire...

 

 

Dopo una mattina trascorsa a vagare per la cittò, nel primo pomeriggio andiamo alla Fortezza di Narikala, per la maggior parte distrutta. Di solito è in funzione una teleferica, ma oggi il vento soffia forte, la teleferica non è al lavoro e ci tocca andare a piedi. Giusto un quarto d'ora di cammino, ma tutto in salita. E che salita! Ci arrampichiamo su per le rovine e raggiungiamo il punto più alto, da dove la città si mostra nel suo abito migliore. Ai piedi della fortezza c'è una piccola chiesetta: l’interno è pieno di affreschi, con la rappresentazione del Cristo e di tantissimi cavalieri. Sono perfetti, si vedono chiaramente tutti i colori e i particolari dei disegni. Abbiamo provato a decifrare un cartello e siamo arrivati all’ipotesi che dal 1982 al 1997 l’interno di questa chiesa è stato completamente ristrutturato. Si sta facendo tardi, come al solito, e ci dobbiamo organizzare per le prossime tappe. Per questo, una volta scesi dalla fortezza, siamo andati a cercare un notaio per far tradurre un documento della macchina in russo per rendere più semplice il passaggio della frontiera. Il compenso richiesto supera il nostro budget, dovremo inventarci qualcosa e sperare nella comprensione del doganiere.

Su è fatta sera. Si va a bere qualcosa. Mentre sorseggiameno la nostra birra, ci accorgiamo che al tavolo accanto al nostro ci sono quattro ragazze. Ci avviciniamo, ci conosciamo e torniamo al nostro posto. Continuano a guardarci, a lanciarci sorrisi, tutto sembra andare in discesa fino a quando non arrivano i ragazzi. Il più piccolo di loro è il doppio del più grande di noi. Meglio lasciar perdere e battere in ritirata...

Ci alziamo alle 11 uscendo dal dormitorio come cavernicoli, visto che quella appena trascorsa è stata una dura serata. Fortunatamente abbiamo tutto il giorno per riprenderci, visto che l’autobus partirà alle 5 del pomeriggio, direzione Luang Prabang, Laos. Prima facciamo il giro di tutti gli ostelli per formare il gruppo, poi un minivan ci porta alla stazione degli autobus. Il nostro è uno sleeping bus: invece dei normali sedili ci sono dei comodi letti, per noi non abbastanza lunghi, ma sempre meglio dei treni in Cina.

 

 

Viaggiamo insieme a due ragazze tedesche conosciute la sera prima e fra due chiacchiere ed una lunga dormita ci risvegliamo alla dogana. Il visto per il Laos è l’unico che non abbiamo, ma poco conta: si può facilmente fare alla dogana per 35 dollari. Si risale in autobus ed il viaggio continua. Finalmente ci godiamo un po’ del paesaggio. Verde da tutte le parti, un po’ di rugiada gli dà una vivacità più forte e la nebbia che copre la parte alta dell’incontaminata natura gli dà un po’ di misticità. Sembra di essere nell'isola di King Kong, come un compagno di viaggio inglese definisce un tratto del paesaggio facendo un’esclamazione ad alta voce che provoca una risata generale.

Incontriamo piccoli paesini, in uno di essi ci fermiamo per la sosta pranzo. Abbiamo pochi Dong con noi, riusciamo a cambiarli in Kip - la valuta locale - barattandoli poi per un paio di panini. Dovevamo arrivare alle 5 del pomeriggio, ma mai fidarsi degli orari che ti danno i vietnamiti. Infatti arriviamo a Luang Prabang alle 11 di sera, c’è un tuc-tuc da 8 posti ad aspettarci. Montiamo tutti insieme e ci facciamo portare nel quartiere vecchio dove è più facile trovare un ostello ad un buon prezzo. Ne giriamo un paio prima di decidere, l’opzione è una stanza da 4 che ci dividiamo con le due ragazze tedesche. Il prezzo è ottimo, poco più di 3 dollari a persona, e ci troviamo vicinissimi al fiume che ci accompagnerà per gran parte del nostro viaggio fino all'entrata in Thailandia, il Mekong. Domani ci aspetta una lunga giornata, si va alla scoperta della città. Non è stato semplice spegnere le luci, ma alla fine ce l’abbiamo fatta!

Affittiamo le 4 biciclette (siamo noi e le due ragazze tedesche conosciute in viaggio), 15000 Kip l’una (due dollari), controlliamo se tutto è a posto e montiamo in sella. La giornata non è delle più belle ma decidiamo di effettuare il nostro tour, prima destinazione Wat Xieng Tong. Posizionato nel mezzo tra i fiumi MekongNam Khan, è il tempio meglio  conservato di Luang Prabang, costruito nel 1560 dal Re Setthathirat e rimasto sotto il dominio imperiale fino al 1975.

Proseguiamo costeggiando la sponda del fiume Mekong. L’acqua è di un marrone scuro, c’è fango ovunque lungo le sponde con una corrente che trasporta arbusti di notevole grandezze, ma nell'insieme offre una vista affascinante. Ci fermiamo a visitare altri templi più piccoli come il Wat Wisunalat, il più antico della città costruito nel 1513 e più volte ristrutturato, il Wat Long khum e il Wat Chom Phet. Insomma questa piccola cittadina fa parte del patrimonio mondiale Unesco e di cose interessanti da vedere ce ne sono molte, per non dimenticare il Palazzo Reale.

Ma noi gironzoliamo perdendoci nelle piccole stradine della città e attraversando mercatini e lunghi stradoni troviamo un piccolo tempio dove dei monaci ci intrattengono per far due chiacchiere, purtroppo non abbiamo potuto tenere una grande conversazione ma abbiamo fatto sì che potessero praticare un po’ d’inglese. Ci fermiamo a mangiare in una bancarella che vendeva carne di maiale cotta alla brace, molto simile alla crosta della nostra porchetta, che accompagnata da una birra non è stata niente male.

Nei pressi c’è un ponte particolare nel suo genere e ci divertiamo ad attraversarlo senza interessarsi di cosa ci sia dall'altra parte. Risultato? Offre una stupenda vista del fiume. Nel tardo pomeriggio torniamo nella guesthouse e ci prepariamo per visitare il mercato notturno. Si dice che si mangino squisitezze, non vediamo l’ora di raccontarvelo!

Ore 07:00, la sveglia suona, i nostri volti si incontrano e si nota chiaramente che le poche ore di sonno non sono servite a molto. Tra un mugolio e parole sconnesse riusciamo ad alzarci. Si scende nella sala ristorante e dopo una ricca colazione si riparte. Destinazione… le Saline di Sicciole!

Al nostro arrivo troviamo Maya, una simpaticissima ragazza che ci spiega tutti i processi della produzione del sale. Davanti a noi vediamo campi ricoperti da pochi decine di centimetri di acqua; Maya ci racconta che purtroppo la stagione per la produzione del sale non è ancora iniziata a causa del brutto tempo, negli anni precedenti a maggio cominciavano già le prime raccolte, ma quest’anno il caldo tarda ad arrivare. Praticamente questi terreni vengono prima ricoperti con acqua marina, il clima caldo e altri agenti naturali permettono la fase della cristallizzazione e della successiva raccolta. La cosa più curiosa è che in antichità la famiglia proprietaria di alcuni campi delle Saline doveva garantire l’ottima qualità del prodotto finale. Se ciò non accadeva veniva espropriato il terreno e affidato ad un’altra famiglia più competente. Ecco perché tutt'oggi, a distanza di 700 anni le Saline di Sicciole producono sale di ottima qualità. Accanto alla Saline, Maya ci mostra un’area riservata alle terme dove l'uso del fango ricavato dalle saline permette di offrire massaggi a scopo terapeutico.

Al nostro rientro è ora di pranzo e ci fermiamo a un ristorantino sul porto, tra un paio di boccali di birra e una fantastica grigliata di calamari servita con blitva ossia verdura bollita con patate. Facciamo amicizia con tre ragazze del posto che ci aggiornano sull'intensa vita notturna che Portorose vanta di avere. Purtroppo però la stagione turistica non è ancora iniziata e i locali sono ancora chiusi o con poca gente, quasi tutti studenti del posto. Decidiamo di fare una passeggiata sul lungo mare e notiamo che moltissima gente pratica sport, chi corre, chi va in bicicletta, ci sono campi da beach volley pieni di ragazzi e ragazze che giocano a ritmi sfrenati e poco più in là un circuito per il minigolf. Impossibile resistere alla curiosità; ci spingiamo fino all'entrata dove, tra una battuta e l’altra con gente del posto, veniamo sfidati.

 

 

La partita è intensa e molto competitiva, purtroppo perdiamo all'ultima buca. Incolpandoci l’uno con l’altro per la sconfitta, ci dirigiamo verso l’uscita. La stanchezza comincia a farsi sentire ma la giornata è troppo bella per tornare in stanza, così decidiamo di consolarci con una bella birra ghiacciata. Il sole ancora riscalda i nostri visi, il cielo sfoggia un blu acceso in netto contrasto con il biancore di qualche nuvola sparsa qua e là, davanti a noi un’immensa distesa d’acqua, interrotta dalle piccole imbarcazioni che ormeggiano sui pontili. Belle ragazze sfilano davanti a noi portando a spasso il loro cane, c’è una forte atmosfera di relax e di armonia e capiamo che la Slovenia ci ha lasciato un gran bel ricordo, che porteremo con noi durante il nostro viaggio e non solo.

Ma è arrivata l’ora dei saluti, domani si attraversa la seconda dogana… quella con l’Ungheria.

Sempre in movimento e sempre più cose da vedere. Questa città non finisce mai di stupire! Stamattina siamo andati nella cittadina di Sant'Andrea, a pochi chilometri dal centro di Budapest. Il centro cittadino è molto caratteristico e risale al 1146. Eva, la nostra guida, ci ha mostrato gli edifici e le attrazioni più belle di Sant'Andrea, tra cui spiccano la Chiesa dei Serbi, con il cancello di ferro battuto del 1772, la chiesa antica della metà del 1200,più volte ricostruita cel corso dei secoli, e un piccolo negozio, che produce una stoffa blu usata per vestiti tipici. 

Nella provincia di Sant'Andrea siamo andati a visitare il museo di Skanzen. Il museo fu fondato nel 1967 e dopo 7 anni di lavori è stato aperto al pubblico. Questo piccolo paesino fu ideato per mantenere vive le tradizioni e la cultura del popolo Ungherese. All'interno si trovano abitazioni tipiche di fine '800: la particolarità di queste abitazioni è che sono state prese da tutto il territorio magiaro, trasportate e ristrutturate... Le stanze sono perfettamente ammobiliate e funzionanti; in una di esse abbiamo anche trovato una signora che aveva da poco acceso un fuoco nel forno di metà '800 e stava impastando delle ciambelle per poi cuocerle. Sì, perché in tutto il paese c’è gente che lavoro ogni giorno, curandolo e dimostrando come le persone vivevano a quei tempi. Camminando per Skanzen abbiamo trovato una piccola fattoria, con il maiale a pelo riccio e il mastodontico Bue grigio che può raggiungere i 10 quintali. In un piccolo recinto c’erano i Racka, dei simpaticissimi animali simili ai nostri montoni, ai quali abbiamo dato da mangiare prendendo dell’erba da terra. Prima di tornare indietro siamo andati a parlare con il direttore del centro Miklòs Cseri, il quale ci ha raccontato come questo progetto sia stato ideato per fare in modo che le generazioni successive possano vedere come i loro antenati vivevano, mantenendo intatti l'architettura, gli oggetti quotidiani e l’eredità spirituale della cultura Ungherese.

Alle 13 appuntamento per la visita al Parlamento. L’intera costruzione è stata progettata e realizzata da Imre Steindl dal 1885 al 1904. Dopo i dovuti controlli ci hanno fatto entrare. Solamente l'ingresso lascia già a bocca aperta! Una lunga e ampia scalinata porta fino alla sala cupola dove 2 soldati fanno la guardia a una teca contenente i segni reali: la corona di Santo Stefano, lo scettro, la sfera, e la spada. L'atrio è adornato da statue che rappresentano i re che hanno fatto la storia ungherese negli ultimi mille anni. Percorrendo un corridoio, si entra nella sala dell’assemblea. Poiché siamo molto curiosi, non potevamo fare a meno di notare che sotto ogni sedile ci sono dei buchi; si tratta del sistema di raffreddamento e riscaldamento che ha funzionato fino al 1997 e che prendeva l'acqua direttamente dal Danubio...

Terminata la parte culturale della giornata, ci siamo concessi una grande serata e siamo andati a cena in uno dei ristoranti più trendy di Budapest, il Menza, dove abbiamo mangiato e bevuto alla grande. Sarà per quello che da questo momento in poi, e fino alle 5 del mattino, i nostri ricordi sono pochi e offuscati. Anche stavolta ci toccherà recuperare l'ultima parte della giornata guardando i video che abbiamo girato. E solo allora scopriremo, insieme a voi, cosa è successo!

 

Ungheria

22 Mag 2013

L'Ufficio Turistico Ungherese in Italia opera nella sede di Milano e ha la missione di fornire informazioni turistiche dettagliate al pubblico, agli operatori del settore e ai media, promuovendo il flusso turistico italiano, individuale e organizzato, verso l'Ungheria. A tale scopo, la rappresentanza italiana partecipa a fiere di settore destinate al pubblico e agli operatori del settore, organizza specifici eventi focalizzati su singoli prodotti o sulla destinazione e distribuisce il proprio materiale informativo. 

Con un territorio di dimensioni contenute e uno straordinario patrimonio naturalistico, storico e culturale, l’Ungheria si lascia visitare comodamente in ogni suo angolo anche con un viaggio di breve durata, sorprendendo ovunque con tesori di sicuro fascino. Godibili terme e straordinari musei, antiche strade del vino e leggendarie regioni storiche come la puszta fanno dell’Ungheria la meta sicura di un viaggio piacevole ed alla portata di tutte le tasche. La perla, si sa, è Budapest. Unica per la sua maestosa scenografia, dominata dall’azzurro Danubio, offre, tanto sull’antico colle del Castello di Buda quanto tra i vivaci quartieri della moderna Pest, innumerevoli appuntamenti con la bellezza, la cultura, il relax

Secondo giorno a Novi Sad. La nostra guida alle 9 è già nella hall del nostro albergo. Come al solito le ore di sonno sono troppo poche, ma ci aspetta la visita della città. Quindi, è tempo di alzarsi! Prima tappa, in Piazza della Libertà dove sorge la Cattedrale del nome di Maria, costruita nel 1908 sui resti di una cattedrale molto più antica, in stile Barocco.

Da lì ci siamo addentrati nelle viuzze che dal centro si addentrano nella cittadina e permettono di ammirarne gli angoli più caratteristici. Le stradine sono piene di caffè, ognuno si differenzia per il suo stile. Ce ne sono molti che all'interno sembravano delle vere e proprie casette, e anche l'atmosfera che si respira all'interno è sempre molto familiare. Passeggiando tra i vicoli, ci siamo ritrovati in un mercatino; la maggior parte delle bancarelle vende prodotti tipici del posto e, da gran mangioni quali siamo, non abbiamo saputo resistere: ci hanno fatto assaggiare il Kajmak, una specie di formaggio fatto con la schiuma del latte bollito e l’aggiunta di burro. Ve lo consigliamo vivamente, specialmente quello stagionato, molto saporito.

Rinfrancati nel corpo e nello spirito, ci siamo diretti alla fortezza di Petrovaradin costruita dall'architetto Marquis Sebastian Voban. I lavori cominciarono nel 1692 e, dopo varie peripezie, terminarono soltanto nel 1780. La fortezza Asburgica fu poi presa dalla regina Maria Teresa, a protezione dell’attacco Turco. Tanti sono gli elementi di questo edificio che colpiscono l'attenzione, a partire dalla la Torre dell'Orologio, simbolo di Novi Sad e visibile da ogni parte della città. La sua caratteristica sono le lancette inverse, quella grande segna l'ora e la piccola i minuti, così l'ora poteva essere vista anche da lontano, specialmente da coloro che viaggiavano sulle acque del Danubio. Il nostro tour culturale termina al Monastero cattolico-romano di San Giorgio del 1731, costruito per far pregare i soldati. Al piano sottostante ci sono le cripte con poco più di mille tombe delle persone più rappresentative della vita della Fortezza.

 

 

È arrivata già l'ora di ripartire. Alle 2 abbiamo appuntamento a Belgrado con Aneta Uskokovic, responsabile dell'Ente Nazionale del Turismo della Serbia per l'Italia, che ci aspetta al ristorante. Arriviamo puntuali, ci sediamo a tavolo e ci alziamo dopo 4 ore. Aneta ci ha fatto assaggiare tutto, e quando dico tutto intendo tutto quello che avevano in cucina. Eravamo sul punto di scoppiare, ma era tutto così buono che non abbiamo fatto complimenti e ci siamo fatti valere come assaggiatori di pietanze locali. Giusto il tempo di fare una passeggiata per digerire, andare all'hotel per cambiarci e poi, via in un altro ristorante. Stavolta però, con sommo dispiacere della proprietaria, ci siamo contenuti e abbiamo ordinato solo un piatto in tre, giusto per non offendere la cucina, eccellente come sempre. Nel locale c'era musica dal vivo, il cantante aveva una voce spettacolare, tutti  ballavano e cantavano e noi, coinvolti nella mischia, ci siamo bevuti volentieri un'ottima bottiglia di vino locale.

Verso le 11, però, eravamo stanchissimi. Ma siamo in viaggio, non si può andare a dormire così presto. E allora abbiamo deciso di fare una passeggiata per digerire, giusto il tempo di prendere qualcosa da bere. Il destino ha voluto però che incontrassimo due ragazzi del posto, che invece di consigliarci un locale dove andare ci hanno fatto salire con loro in macchina e ci hanno portato alla discoteca Free Styler. Più che una discoteca, il punto di ritrovo delle ragazze più belle della città. Da diventar matti! Ci siamo guardati e ci siamo detti: "Un drink e ce ne andiamo!". Beh! Siete liberi di non crederci, ma è andata proprio così. Ci siamo trascinati fuori, disperati per la bella situazione a cui stavamo rinunciando. All'arrivo in albergo, però, mancava poco che ci addormentassimo in ascensore. Forse abbiamo fatto bene, è andata meglio così. O almeno è così che vogliamo credere!