L'autobus 103 ci lascia davanti alla stazione. Un'altra ora di viaggio a bordo del 914 e arriviamo al sito UNESCO dei Guerrieri Di Terracotta. Si tratta di un sito archeologico tra i più famosi al mondo ed è stato riportato alla luce nel corso del XX secolo.  Fu scoperto casualmente da un contadino nel 1974; un intero esercito di guerrieri, cavalli e carri da battaglia. I soldati sono tutti ad altezza d’uomo e hanno tutti volti differenti. Fa una certa impressione, in effetti. 

L'imperatore Qin Shi Huang era convinto di continuare a governare anche dopo la morte. Per questo fece costruire e sotterrare questa immensa armata, pensando che ne avrebbe avuto bisogno nell’aldilà. Anche se si tratta di una visita formidabile, l'entrata è forse un po' cara: 150 rmb, pari a circa 25 dollaroni. Una volta entrati si possono visitare tre strutture e bisogna cominciare dalla numero 3, che contiene 72 soldati e cavalli. Si passa poi nella numero 2: all'ingresso un cartello dice che contiene 1.300 statue, ma sono ancora tutte sotto terra e si si possono vedere cinque soldati: due arcieri, uno in piedi e uno in ginocchio, uno a cavallo, un ufficiale e un generale. Il top lo si raggiunge però nell’ultima struttura. Si vede subito che è più grande delle altre, ma è difficile immaginare quanto sia spettacolare prima di vederla dal vivo.

Ci sono 3.600 soldati schierati davanti ai nostri occhi, pronti per la battaglia, con cavalli e carri ai loro fianchi. Le file frontali sono costituite dagli arcieri, seguite da numerose file di soldati che originariamente impugnavano lance, spade e altre armi; la fanteria è accompagnata da 35 carri, ma quelli realizzati in legno si sono col tempo disintegrati. Vederli nel loro insieme mette un po' paura, la fisionomia è curata nei minimi dettagli. Sembra quasi che a un tratto possano prendere vita e lanciarsi all'attacco. Veramente incredibile!

Come sempre, e purtroppo, i tempi sono ristretti. Dopo una visita al museo, dove si possono ammirare altre statue in bronzo, torniamo alla stazione degli autobus per tornare in centro, dopo ci aspetta la Big Wild Goose Pagoda, o Pagoda della Grande Anatra Selvatica, completata nel 652 d.C.. Qui si trova anche il Tempio di Da Ci’en, uno dei templi più grandi, costruito durante la dinastia Qing. Ai piedi della Pagoda c’è una grandissima fontana e ogni sera i turisti si intrattengono qui, affascinati dallo spettacolo dei giochi d'acqua, con spruzzi che superano i venti metri a ritmo di musica. La zona circostante è tutta pedonale, percorsa ogni giorno da migliaia e migliaia di persone; ci sono bancarelle che vendono ogni tipo di souvenir e ogni tipo di cibo. Anche qui ci facciamo valere come grandi assaggiatori e, tra spiedini di carne, calamari alla griglia e ostriche gratinate, ci riempiamo lo stomaco. Anche se dobbiamo ammettere che è più uno spettacolo vederli cucinare che assaggiare le loro pietanze. Muovono le palette velocissimi e fanno volteggiare gli spiedini sulla piastra rovente. Basta un minuto e te li porgono già pronti. Sei spiedini per 10 rmb, meno di due dollari, ne facciamo una bella scorpacciata.

Dobbiamo rientrare. Siamo davvero felici del giro che abbiamo fatto. Sorridenti (e riposati) torniamo al nostro Hotel. Xi-An ci piace veramente tanto, ma siamo pronti a muoverci verso la prossima destinazione: Siete pronti a conoscere i Panda di Chengdu?

Sveglia alle 5, colazione super mega abbondante e via diretti alla stazione degli autobus. C'è da spiegare che ci sono vari posti per visitare la Grande Muraglia Cinese, il più conosciuto e il più turistico è a Badaling, ed è anche il più semplice da raggiungere. Ci sono migliaia di minivan che organizzano il trasporto per questa destinazione ma se non si vuole incappare tra migliaia di turisti che scattano foto ed evitare di essere fermati dai proprietari dei negozi che vendono ogni specie di souvenirs, bisogna andare senza dubbio lungo il tratto di Muraglia che da Jinshànling arriva a Simatai.

È anch'esso conosciuto ma è molto meno turistico. Innanzitutto è a 110 chilometri da Pechino e poi il costo per il trasporto è di 400 rmb a persona più il biglietto d’entrata, altri 65 rmb. Questo a meno che non si faccia come noi, ossia: ci si dirige alla stazione Dongzhimen e si prende l’autobus per Mìyun (15 rmb); da qui l’autobus numero 25 per Gubeikou (9 rmb); poi la miglior cosa da fare è chiedere un passaggio per i restanti 11 chilometri fino ad arrivare all'entrata di una delle 7 meraviglie del mondo. Ci si impiega non meno di 3 ore, ma il risparmio è assicurato. Utilizziamo questa soluzione, arriviamo a destinazione e paghiamo l’entrata. Già in lontananza spicca qualche torretta, dopo 10 minuti di cammino appoggiamo il palmo della mano su quei mattoncini che una volta servivano a scoraggiare chiunque avesse voluto entrare nel territorio cinese. Pochi gradini e siamo sopra. Una sensazione di pace ci avvolge, una vista incredibile, una "strada" di mattoni che si arrampica su e giù  tra colline. Non si riesce a vedere la fine, restiamo intontini dalla grandezza e colpiti dalla bellezza; tutto intorno una paesaggio che rende la Muraglia ancora più affascinante. Non riusciamo a credere ai nostri occhi: ci troviamo sulla Grande Muraglia Cinese!

La prima costruzione cominciò più di 2.000 anni fa, durante la dinastia Qin, tra il 221 ed il 207 a.C. Fu eretta per tenere lontano chi aspirava a imprese di conquista. Richiese il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori, per la maggior parte prigionieri politici, ma non funzionò molto bene come arma di difesa. Fu più volte distrutta, specialmente dagli attacchi Mongoli, e poco volte ricostruita. Una volta Genghis Khan disse: "La forza di un muro dipende dal coraggio di coloro che lo difendono”, frase accusatoria nei confronti dei cinese, ma d'altra parte era il loro nemico. In compenso la Grande Muraglia funzionò molto bene per il trasporto di merci e persone attraverso un territorio molto scosceso e per inviare messaggi di fumo alla capitale quando si avvistavano movimenti dei nemici. Cominciamo la nostra camminata, 10 chilometri per raggiungere Simatai, percorribili in 4 ore. L'illusione di una facile passeggiata ci abbandona subito dopo aver passato la prima torretta: ci si presenta una salita incredibile fatta di gradini alti quasi mezzo metro. Sono veramente tanti. Per lo più questa è una zona che non è stata rinnovata e i grandi non sono allineati, cosa che rende ancora più difficile la scatala. Raggiunta la vetta, arriviamo in un’altra torretta. Siamo abbastanza in alto ma decidiamo di salire all’ultimo piano del posto d’avanguardia, raggiungibile tramite una serie stretti gradini che cominciano all’interno della torretta stessa. Pochi secondi dopo ci accorgiamo di essere veramente in alto: si vede un’infinita distesa di mattoncini, smorzata ogni 150/200 metri da una torretta. Il muro non è poi così imponente, sarà alto 3/4 metri, ma ai suoi piedi c’è un dirupo che rendeva ogni attacco molto complicato.

 

 

Rimaniamo immobili per un po' di tempo, prima meditando su quello che poteva essere 2.000 anni fa e poi scattando una miriade di foto. Continuiamo la nostra marcia e ogni volta che ci fermiamo per riprendere fiato ci giriamo per ammirare la bellezza del tragitto appena percorso, facciamo uno stop a metà, giusto il tempo di mangiare qualche merendina e dar fondo a un paio di bottiglie d’acqua. Mancano ancora 4 chilometri quando ci accorgiamo che un cartello indica che non si può più continuare. La strada verso Simatai è interrotta causa ristrutturazione e una coppia di ragazzi ci conferma che poco più avanti ci sono dei militari più che contenti di dare 3000 rmb di multa a coloro che trasgrediscono alla regola. L’alternativa è tornare indietro di due torrette, intraprendere la discesa e raggiungere un parcheggio dove prendere un taxi. Taxi? No way! Ma è l’unica alternativa. Prima di scendere ci fermiamo 10 minuti ad osservare la Grande Muraglia per l’ultima volta; è stato un momento incredibile, ci abbiamo camminato per 6 chilometri e ricorderemo per sempre ogni passo.

Man mano che ci avviciniamo alla strada ci assalgono con prezzi atroci, chi chiede 400 rmb, chi ne vuole 500. Noi diciamo a tutti che non paghiamo meno di 1.000 a persona, qualcuno di loro ride capendo la presa in giro, altri invece ci credono e chi danno l'ok per 1.000. Ci allontaniamo dal caos e fumiamo una sigaretta. Un paio di loro ci raggiungono e ci dicono che per 200 rmb ci portano a Miyun. Gli spieghiamo che abbiamo già fatto quella stessa strada al contrario e che non siamo dispositi a pagare così tanto quando in autobus costa 9 rmb. Certo però che per raggiungere Gubeikou ci sono da fare 18 chilometri. O si va in taxi o si va a piedi. Come al solito, cominciamo la contrattazione. Partono da 120, concludiamo a 40 con in aggiunta i biglietti d’entrata che abbiamo usato. Non abbiamo capito perché li vogliano, ma ci tengono molto e noi ne approfittiamo per farci abbassare il prezzo.

Al ritorno la strada è la stessa ma per la stanchezza ci addormentiamo sull'autobus e ci svegliano una volta arrivati in città. Arriviamo in albergo in metropolitana e ci buttiamo a letto. Quella di domani sarà un'altra bella e dura giornata: la mattina andiamo a visitare la Città Proibita e alle 9 parte il treno per Xi-An; 13 ore di viaggio, una passeggiata. Visto che i posti a sedere erano terminati stavolta niente Hard seat, ma Standing Ticket… Ci aspettano 13 ore in piedi. Stavolta saremo noi a vagare da un posto all’altro.

Siamo a Samarcanda e la città ci sta già facendo innamorare. Il viaggio però è stato più complesso di come ce lo aspettavamo (tanto per cambiare!). Siamo rimasti a Nukus e da lì riprendiamo il nostro racconto. Il 2 luglio, martedì, continua il nostro giro tra le banche: prima Osaka Bank, strisciamo le nostre carte per un totale di 250 dollari. Ma il cash bisogna ritirarlo nell’altra filiale. La troviamo dopo mezz’ora di macchina, ritiriamo i soldi ma il cambio non è conveniente, un dollaro a 2.082 som.

Andiamo allora nelle vicinanze del Bazar, dove si trovano facilmente uomini con facce un po' losche che ti cambiano un dollaro a 2.666 som, tutte con banconote da mille, un totale di 665.000 som. Non è un pacco di soldi, ma una busta piena di banconote, che infiliamo sotto la maglietta per tornare all'albergo e pagare la stanza. Carichiamo tutto in macchina. Ora bisogna trovare un benzinaio. Impossibile e poi l'unico che può avere il diesel lo vende a 3.750 som al litro (quasi un euro e quaranta centesimi). Troppo. Dopo varie peripezie entriamo in casa di un signore del posto che ci vende 55 litri ad 2.600 som al litro (poco meno di un euro). Un bel risparmio. Ora siamo pronti per ripartire: destinazione Samarcanda.

Prima sosta a Bukhara dopo aver percorso 535 chilometri. Arriviamo verso sera, è sempre martedì, e decidiamo di fermarci per cena nella piazza principale, nel cuore della città vecchia (Shakhristan). Nel centro c’è una grande vasca, si chiama Labi-hauz, dove bimbi e ragazzi fanno il bagno e dove i più grandi azzardano tuffi arrampicandosi sugli alberi e gettandosi da 7/8 metri. Tutto questo in pieno centro. Ci fermiamo in un ristorantino adiacente alla vasca, i prezzi sono abbastanza cari per il nostro budget, ma ci piace l’atmosfera e incredibilmente riusciamo a barattare anche sulla cena. Il proprietario si è messo a ridere, ma alla fine ci ha stretto la mano e ha accettato la nostra offerta: 2 piatti di riso con verdure e una bottiglia d’acqua per 7 dollari. Secondo noi, ha accettato solo per avere due turisti seduti al suo ristorante.

Bukhara è considerata la città più sacra dell’Asia Centrale con edifici millenari, un centro storico tuttora abitato e parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ci saremmo dovuti fermare ma abbiamo solo fatto un giro tra madrase e monumenti dopo cena. Purtroppo i 3 giorni a Nukus, non previsti alla partenza, hanno rovinato la nostra tabella di marcia. Così verso mezzanotte ci rimettiamo in marcia per Samarcanda, 260 chilometri ci dividono da lei. Vi diciamo subito che non ce l'abbiamo fatta. Ci fermiamo dopo un'ora di macchina per riposarci, per due volte andiamo fuori strada per via dei colpi di sonno. Ci svegliamo che è ancora notte, un'altra ora di macchina, un'altra sosta e alle 8 del mattina arriviamo a Samarcanda!

Durante il tragitto Bianchina ha festeggiato i suoi primi 10.000 chilometri. Siamo ufficialmente a metà del viaggio. Trovare un posto economico per dormire non è semplicissimo, tutti gli hotel sparano doppie a non meno di 50 dollari. L’altra opzione è andare nelle case private dove per due letti e una cena si spendono 20 dollari a testa. Troviamo un signore disponibile a ospitarci ma solo per una notte, decliniamo l’offerta. Lui simpaticamente ci porta da un suo amico proprietario di un hotel, vicinissimo al centro storico, e ci aiuta a prendere una stanza per 30 dollari a notte. Accettiamo felici, doccia e subito a mangiare. Dopo pranzo cadiamo entrambi in un sonno profondo che ci accompagna fino alle 5 del pomeriggio, l'ora perfetta per uscire e visitare la splendida città che ci ospiterà per tre notti.

Il sole tramonta alle 9, non c'è fretta. Finalmente abbiamo un po' di tempo e dedichiamo il resto della giornata al complesso del Registan. Maestose e imponenti Madrase, una quasi esagerata quantità di maioliche, azzurri mosaici e giardini interni armoniosi e con pareti ristrutturate che emanano pura bellezza: il complesso del Registan è senza dubbio uno dei monumenti più straordinari dell’Asia Centrale. È composto da tre Madrase: la madrasa di Tillankari, rivestita in oro e completata nel 1660, la Madrasa di Sher Dor, ultimata nel 1636, il cui portale d'ingresso è decorato con due leoni (anche se assomigliano più a due tigri) e fu realizzato a dispetto della proibizione islamica di raffigurare animali viventi, e infine la Madrasa di Ulugbek, la più antica, portata a termine durante il periodo di Ulugbek nel 1420. Sul retro c'era una grande Moschea e all’interno aule per l’insegnamento di matematica, filosofia, astronomia e teologia. Tuttora si può vedere dove abitavano gli alunni.

Ogni edificio ha un ampio spazio interno, oggi pieno di negozietti che vendono souvenir e bibite ai turisti ma sempre rispettando la natura del posto. Ci sediamo per terra nel centro delle tre Madrase, siamo avvolti da colori che al riflesso del sole risaltano in tutta la loro lucentezza. Il nostro sguardo spazia tra i minareti, le cupole e le facciate frontali. Ci si sente davvero piccoli al loro cospetto. Rimaniamo fermi così per più di mezz’ora, affascinati dalla vista di un posto unico nella sua spettacolare bellezza. Ci aspettano tanti altri posti da visitare, ma già possiamo dire che Samarcanda ci ha fatto innamorare.

AvMap nasce in Italia nel 1994 all’interno del gruppo C-MAP, leader mondiale nella cartografia elettronica marina. Debutta nel mercato aeronautico con EKP (Electronic KneePad), uno dei sistemi di navigazione aeronautica più venduti al mondo e utilizzato dalle Forze Armate e Protezione Civile in Italia ed in molti altri paesi. 

Nel settore terrestre AvMap produce nel 1994 il Desert Cruiser, primo navigatore portatile per auto del mondo. Nel 2007 in collaborazione con Peugeot, AvMap introduce il concetto di navigatore ibrido: integrato in auto ma portatile allo stesso tempo. Tra i clienti troviamo il gruppo PSA (Peugeot/Citroen) e Toyota Europa. 

AvMap sviluppa soluzioni personalizzate per ogni esigenza di navigazione: per il fuoristrada, per i camperisti, per i radioamatori, per l’agricoltura di precisione etc. I prodotti AvMap sono 100% Made in Italy.

www.avmap.it

Geosat 4x4 Crossover Europa è il navigatore GPS per la città e il fuoristrada: con guscio protettivo di gomma, mappe speciali e funzioni software dedicate all’off road. Con Geosat 4x4 Crossover puoi: 

§  Navigare su strada e fuoristrada

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§  Ricercare un punto tramite coordinate geografiche

§  Registrare le tracce dei percorsi fuoristrada, condividerli e visualizzarli su Google Earth

§  Inserire mappe personalizzate con l’applicazione Geosat Suite.

 La SD da 8 GB è precaricata con mappa Europa (inclusa la Russia) e background di tutta l’Africa. Sono inoltre disponili mappe topografiche di vari istituti geografici militari.

 

 

16 anni di viaggio e quasi 100 paesi visitati, affrontati sempre con la stessa passione e determinazione di scoprire nuovi posti, vivere altre culture e tradizioni, avvicinandomi il piu’ possibile al loro modo di vivere e provando emozioni che solo il viaggiare puo’ darti.

Viaggiatore “di professione”, gira il mondo dal 1996 (è nato nel 1977). Ha vissuto tra Stati Uniti (Miami), Australia, Thailandia, America del Sud. Dovunque.

Tra il 1999 e il 2000 ha viaggiato in macchina da Melbourne a Cairns, in Australia. Dal 2000 al 2003 ha attraversato gli Stati Uniti in camper, sulla mitica Route 66.

Dal 2004, senza fermarsi, ha visitato 24 nazioni europee prima di dedicarsi all’America del Sud e all’Asia: tanti viaggi di piacere, tutti zaino in spalla.

È del 2008 la partenza per Ushuaia e la risalita dell’America del Sud fino a Salvador. Stessa “sorte” è toccata all’Asia: da Bali all’Italia, via terra e via mare, 25 nazioni in quasi due anni di viaggio, senza mai fermarsi.

Nel 2012, dopo qualche tour africano (Egitto e Sudafrica) ha vissuto per un anno in Thailandia, alle Isole Phi Phi, e ora è pronto per tornare: in macchina e partendo da Roma!

È il nostro ultimo giorno a Varna e il nostro ultimo giorno in Bulgaria (dove, dobbiamo ammetterlo, ci siamo divertiti parecchio!). Prima di ripartire, però, stiamo aspettando la cosa più importante del nostro viaggio: i nostri passaporti! Quando ce li hanno consegnati li abbiamo alzati in aria come si alza una coppa del mondo! E con tutta la gioia di quando la si vince, li abbiamo controllati: tutti i visti erano lì, con le giuste date di entrata e di uscita per ogni paese fino alla Thailandia!

Rimaniamo a Varna, la stanza è già pagata ed è troppo tardi per arrivare in Turchia. Tra i chilometri da fare e il tempo che avremmo perso alla dogana saremmo arrivati a notte inoltrata. Data anche la situazione in Turchia in questo momento e i disordini che la stanno attraversando, abbiamo preferito partire con calma e arrivare lì a un orario più accettabile. Visto che, però, ci troviamo ... tanto vale concedersi una una giornata di relax al mare!

Il sole è cocente e vediamo a occhio nudo che la nostra pelle sta piano piano cambiando colore. Ci stiamo abbronzando! Alle 4 del pomeriggio, quando il sole era ancora alto in cielo, siamo dovuti scappare via, non resistevamo più. Anche oggi non è mancata la classica partita a Beach Volley Italia vs. Bulgaria! Questa volta, stranamente, abbiamo vinto ma non abbiamo le prove. I ragazzi contro cui abbiamo giocato, infatti, hanno preferito non farsi riprendere e quindi non possiamo documentarvi la nostra "sensazionale" vittoria! Non importa, il viaggio è ancora lungo e avremo la possibilità di cimentarci in altri sport. Promettiamo solennemente che vi mostreremo tutto, a prescindere da quale sarà il risultato. Tanto, come avrete capito, ci capita di perdere spesso e volentieri.

Ringalluzziti dalla vittoria, siamo tornati in stanza per una doccia veloce e poi, via, a passeggiare sul corso principale di Varna. La nostra attenzione è stata catturata da un giocoliere, super bravo; ha cominciato a lanciare 3, poi 4, 5, 6,  ben 7 pallette in aria e con velocità incredibile le faceva volteggiare simmetricamente tra loro e poi cambiando giro, tanto che non si capiva bene neanche quante palline fossero in tutto. Dopo poco ha fatto lo stesso con i birilli, ben 5 contemporaneamente, sbizzarrendosi con evoluzioni sempre più eclatanti. Davvero un fenomeno!

Visto che siamo abitudinari anche mentre giriamo il mondo, siamo andati a cena al nostro solito posto, dove in pochi giorni siamo diventati clienti fissi. Quando abbiamo detto alle cameriere che saremmo partiti, c'è stato un "Noooooo" generale. Tutti dispiaciuti! E anche noi lo siamo. Sentimenti a parte, si mangiava benissimo! Comunque cena e a letto presto, domani c'è una giornata di viaggio. La nostra prossima tappa ci aspetta!

Dopo qualche giorno a Pechino, dove ci siamo lasciati incantare dalla Grande Muraglia e dalla Città Proibita, siamo di nuovo in viaggio: direzione Xi-An. Che nottata! Il treno come al solito è strapieno. Saliamo alle 9 di sera, stavolta è più facile trovare i nostri posti a sedere: non ci sono, ci tocca stare in piedi! Aspettiamo che il treno parta e ci sdraiamo nel corridoio del vagone numero 2. Non si sta poi così male!

Dopo mezz'ora però tra gente che va in bagno, persone che vanno a fumare e i carrelli delle bevande che passano di continuo, dobbiamo alzarci. Solo verso mezzanotte troviamo una soluzione; mettiamo le gambe sotto i sedili di destra mentre spalle e testa sono sotto i sedili di sinistra. A parte per i carrelli, che tanto di sera non passano, tutti gli altri non devono fare altro che un passo per scavalcarci o meglio per scavalcare quel poco del nostro corpo che resta nel corridoio. Non è una situazione indolore, ma tra qualche calcio e mal di schiena, riusciamo a fare una tirata fino alle 7 del mattino.

Siamo alla stazione di Xi-An, prendiamo l’autobus 103 per il nostro Hotel che si trova proprio accanto alle mura della città. E che Hotel! Passiamo dalle stalle alle stelle, e quante stelle! Facciamo una doccial al volo e prendiamo il K45 per il centro. Scendiamo un paio di fermate prima, lo stradone è pieno di negozi e di palazzi in vecchio stile e decidiamo di continuare a piedi. Dopo poco troviamo l’entrata per le mura della città, non si possono non notare immediatamente le due grandi strutture che caratterizzano il centro: la Bell Tower e la Drum Tower, entrambe del XIV secolo e ristrutturate nel VXII secolo. La prima suonava all’alba, la seconda al tramonto.

Il biglietto d’entrata costa 35 rmb solo per una, 50 rmb per entrambe. Sembrano molto simili e decidiamo così di visitarne solo una, la Drum Tower. Al primo piano c'è il museo dei tamburi, costruiti con vari materiali e dalle forme più varie. Abbiamo anche assistito a un piccolo concerto, poi siamo passati ai piani superiori per avere una vista migliore sulla città. Forse l'unica differenza tra le due torri è che nella Bell Tower avremmo trovato campane al posto dei tamburi!

Usciti dalla torre, continuiamo il nostro giro all'interno delle mura prima di prendere il 103 che ci riporta in Hotel. Prima di andare a nanna, ci fermiamo in un ristorantino con solo quattro tavolini. Il menù non c'è, danno solo zuppa della casa, fatta con noodles freschi, verdure e tofu. Leggermente piccante e strabuona. Bene, stomaco pieno, il sonno c'è ... andiamo a dormire. Domani ci aspettano i Guerrieri di Terracotta!

Nel nostro ultimo aggiornamento vi abbiamo raccontato di quando siamo entrati in Uzbekistan. Siamo arrivati al sabato sera, momento in cui abbiamo deciso di passare la notte a Nukus, per ripartire di fretta e furia la mattina. Sveglia alle 9, colazione, zaini in macchina e via a cercare un bancomat. Prima brutta notizia (non sarà l'unica). I bancomat di domenica non funzionano! Visto che non abbiamo contanti di nessuna valuta, gli ultimi euro li abbiamo spesi con i poliziotti lungo il tragitto, siamo costretti a prendere la brutta decisione di rimanere un'altra giornata in questo paesino sperduto in mezzo al deserto.

Abbiamo anche tentato di fare due calcoli con la benzina per arrivare almeno alla prossima città, ma niente, non riusciremmo neanche a uscire dal parcheggio. E così l'intera giornata è passata a spasso per il mercato cittadino, a chiacchierare con i ragazzi che lavorano al Nukus Hotel, dove dormiamo. La cena è molto particolare: abbiamo ritrovato tre ragazzi inglesi che abbiamo visto lungo il cammino per Nukus, tre pazzi che arrivano in bicicletta da Manchester. Visto che non aabbiamo soldi si organizza una cenetta all’aperto con il loro fornelletto. Sarà stata la fame, ma che carbonara che ci siamo mangiati!

Finalmente lunedì, di nuovo in giro a cercare un bancomat. Prima ci indicano la Capital Bank, che accetta solo Visa. Poi la Asaka Bank, ma è il primo luglio e tutte le banche dell’Uzbekistan non prestano servizi bancomat. Chiediamo se almeno possiamo prelevare con la nostra Mastercard, e non ci sanno rispondere, un bancomat per stranieri non esiste, si deve caricare la loro cassa strisciando la carta e poi sono loro a darti il corrispondente in dollari, non in euro, che è quello che abbiamo noi. Chiamano il direttore della banca che a sua volta chiama il direttore della banca di Tashkent. Alla fine riceviamo conferma positiva: possono prestare il servizio ma solo l’indomani mattina, martedì. Un’altra intera giornata senza far niente, con in strada 42 gradi, senza un filo di vento, senza mangiare e senza i soldi per comprare una bottiglia d’acqua. Altro che Vita da Turista, vita da barboni.

Verso le due del pomeriggio cominciamo a parlare con dei signori seduti nella hall dell’hotel. Sentita la nostra storia ci invitano a mangiare qualcosa, finalmente qualcosa tra i denti. Solo che poi cominciano a bere birra e poi vodka, il tavolo è pieno di bottiglie, che si svuotano velocemente. Altrettanto velocemente siamo ubriachi, ma non possiamo dire di no, o tutto o niente. Cominciamo a fare foto (appena avremo internet ve le faremo vedere) e a cantare canzoni. Toto Cotugno non può mancare: ci avranno fatto cantare "L’Italiano" per almeno 20 volte, finché non riusciamo più a bere. Alla prima occasione scappiamo in stanza, di cenare non se ne parla. Meglio mettersi subito a domire pronti a partire la mattina. E speriamo di non svegliarci con i crampi allo stomaco per la fame.

Domani tutto dovrebbe filare per il verso giusto e dovremmo, finalmente, raggiungere Samarcanda, la meta più attesa! 

Avremmo dovuto passare una notte a Cat co 2 e non vedevamo l'ora: una spiaggia bianca con acqua cristallina! Purtroppo il meteo non ha voluto; tuoni, fulmini e pioggia inondano la piccola isola e, insieme a tanti altri che avevano prenotato il tour per più di un giorno, siamo trovati costretti a rientrare ad Hanoi a causa delle tempesta che non terminerà prima di sabato. Peccato!

La nostra prossima tappa sarebbe stata Sapa, piccola villaggio al nord, con paesaggi mozzafiato, risaie a perdita d'occhio e un bel trekking ai villaggi tribali circostanti. Purtroppo salta tutto a causa della pioggia e decidiamo di prendere un autobus e attraversare il confine del Laos fino a Luan Prabang. Purtroppo siamo nella stagione dei monsoni e non si può mai sapere quando una tempesta può iniziare o finire. Passiamo così un'altra serata ad Hanoi. L'idea è quella di una serata tranquillo ma il destino ha voluto il contrario!

Incontriamo delle persone fantastiche, si crea subito un buon feeling e si forma un bel gruppo di una dozzina di persone. Incontriamo anche una coppia che ci segue su Vita da Turista. È bello scoprire di essere famosi!! Ci riconoscono e si uniscono a noi per un paio di birre. Purtroppo per noi, le birre non sono solo un paio. Ci siamo tutti e da tutti il mondo: inglesi, israeliani, canadesi, irlandesi, australiani, lettoni, polacchi, tedeschi, donne e uomini. Beviamo e chiacchieriamo, ci raccontiamo le nostre avventure e i nostri viaggi. Finché la polizia non ci sfratta dal nostro angolo. Qui i locali a mezzanotte chiudono e non si può bere per strada. Ma la nostra serata non può certo finire così!

Entriamo in un locale a porte chiuse. Entriamo da una porta sul retro e ... la festa continua! Musica ad alto volume, bottiglie di birra e cocktails che ci passano tra le mani come se niente fosse, continuiamo a festeggiare fino al mattino, finché non ci buttano fuori anche da questo locale. Fosse stato per noi questa serata non avrebbe avuto mai fine. Come al solito, ci incontriamo solo verso le 7 del mattino. Ci diamo il buongiorno e ci buttiamo a letto. Ma non in stanza, nel dormitorio, un corridoio pieno di letti! Quando siamo arrivati eravamo soli ma nel frattempo si è riempito. Tutte ragazzi, siamo gli unici due maschi. Camminiamo tra i letti, sbronzi e in mutande, e facciamo amicizia. Capiscono il nostro stato (altro che fascino!) e per cortesia si fermano a chiacchierare.

 

 

Ah, la cosa più bella però è un'altra. La serata è stata completamente pagata dalla vincita del torneo a biliardo. Abbiamo vinto 600.000 dong (sono poco più di 30 euro, sembrano pochi ma non lo sono) e altrettanti ne abbiamo spesi per il divertimento! Ora ci aspettano un paio di ore di sonno e poi 25 ore di autobous. Stiamo arrivare in Laos, stato numero 15, ma dobbiamo ammettere che ci dispiace lasciare il Vietnam così presto. Purtroppo però contro il meteo avverso non si può combattere. Laos, aspettaci, stiamo arrivando!

Siamo ad Osh da dieci giorni. Tanto, troppo tempo. Vogliamo ripartire. Le abbiamo provate tutte ma, come vi abbiamo accennato nell'aggiornamento precedente, abbiamo problemi con Bianchina. Siamo arrivati anche al confine con la Cina, sono stati 500 inutili chilometri. Ci hanno solo confermato quelle che già immaginavamo: Bianchina non può entrare in Cina.

Ci vuole un documento speciale rilasciato dal governo cinese per far sì che un turista possa entrare con una macchina di sua proprietà. Inoltre noi abbiamo l’autorizzazione per guidare la macchina ma non è intestata direttamente a noi. Le pratiche burocratiche aumentano, il tempo e anche il costo. E tanto! Ci si può collegare con un'agenzia interna, ma ci hanno chiesto quasi 5.000 euro. Non abbiamo neanche risposto, non li abbiamo. L'alternativa ora è rimpatriare con onore Bianchina tramite una compagnia di trasporti, possibilmente con bisarca. Anche in questo caso non si può: nessuna compagnia fa questo tipo di servizio, dovrebbero farlo solo per noi e i costi sono troppo elevati. Serve una soluzione per proseguire. Non possiamo certo abbandonare la nostra fida compagna di viaggio, che ci ha accompagnato finora fin sulla vetta del Pamir.

Cerchiamo una soluzione ma non sappiamo da dove iniziare. Chiacchierando con un ragazzo nella hall dell’hotel, scopriamo che un suo amico ha un business: compra macchine in Germania e le rivende qui ad Osh. Potrebbe essere interessato a riportare la nostra Bianchina in Europa. Organizziamo un incontro e in poche ore siamo faccia a faccia con l'unica persona che può salvarci. Ora, organizzare una cosa del genere non è per niente semplice. Prima di tutto bisogna mettersi d’accordo con il prezzo. Naturalmente sono partiti alti ma dopo varie contrattazioni abbiamo raggiunto un ottimo deal. Poi bisogna stipulare un contratto nel quale entrambi le parti promettono di rispettare i propri compiti. Volevamo farlo da un notaio ma bisognava far tradurre tutti i documenti in russo e abbiamo optato per un modesto “fai da te”. E infine bisogna fare l’autorizzazione con nomi e cognomi per consentigli di guidare la macchina.

 

 

Il nostro ritardo dipende soprattutto da quest'ultimo passaggo. La DHL ci aveva confermato che i documenti sarebbero arrivati a Osh in due giorni e abbiamo deciso di aspettare. Oggi, però, l'ufficio postale cittadino ci ha confermato che arriveranno non prima di cinque giorni lavorativi. Dovremmo aspettare un'altra settimana ma non possiamo. Partiamo lo stesso domani e speriamo con tutto il cuore che tutto vada bene. Lasciamo Bianchina in buone mani, ne siamo certi.

Siamo pronti ormai a lasciarci l’Asia Centrale alle spalle. Ci siamo rilassati fin troppo e un altro viaggio sta per cominciare, completamente differente, non solo per paesaggi, culture e tradizioni, ma anche perché non avremo con noi la nostra auto. Dovremo prima fare l'autostop per superare il confine con la Cina, perché non ci sono mezzi di trasporto che lo oltrepassino, e una volta arrivati a Kashgar ci aspettano le ferrovie cinesi. Dobbiamo proseguire con i mezzi pubblici, in treno, fino a Pechino. Dobbiamo ammetterlo, siamo un po' tristi per Bianchina ma questo viaggio deve continuare. Il nostro sogno si deve realizzare!

La pacchia è finita. Il nostro relax in piscina, tra tuffi, bagni e scivolate è finito. È il nostro ultimo giorno a Osh. Domani ci rimettiamo in marcia, con otto giorni di ritardo. Si va ziano in spalla, pronti a prendere qualsiasi passaggio pur di continuare il nostro viaggio. Siamo pronti per un'altra avventura. Ci risentiamo dalla Cina! Fateci sentire il vostro "in bocca al lupo"!