Ultimo autobus di questo incredibile ed emozionante viaggio. Altre 14 ore alla cifra di 600 baht per raggiungere la destinazione finale... BANGKOK.  Arriviamo alle 5 del mattino, ma qui siamo di casa, basta una semplice passeggiata per attraversare Causan Road ed arrivare a Rambuttri. La chiamano la zona pedonale perché possono entrarci solo taxi o tuc-tuc, ma chissà perché è sempre piena di traffico.

Troviamo una guesthouse, per 290 baht riusciamo a prendere una doppia con bagno esterno,  pulita e molto centrale. Ci facciamo un paio d’ore di sonno ed alle 9 siamo di nuovo in piedi. Ci incamminiamo nella parte più turistica, passiamo tra migliaia di bancarelle. E' difficile non fermarsi a guardare, poi si chiede il prezzo, comincia la contrattazione e alla fine felici si continua a camminare con un bell'acquisto al prezzo che volevi spendere. Gironzoliamo per tutta la mattinata tra negozietti e piccoli mercatini, ma l’umidità ed il caldo eccessivo ci mettono k.o.

Ci fermiamo in un locale vicino a dove alloggiamo, mettono musica chillout molto rilassante e una bella Chang da 66 cl. ci rinfresca e ci aiuta a rimetterci in sesto. Rimaniamo tranquilli a sorseggiare birra e a conoscere nuova gente, comincia a farsi sera e mangiamo tutti insieme vari piatti locali. Poi, tutti con gli occhi spiritati, cominciamo a prepararci per la nostra ultima sera da “turisti”. Si forma un bel gruppo, veniamo un po’ da tutte le parti del mondo e noi due siamo gli unici Italiani. 

Si parte con le proposte sul dove andare, ma alla fine si opta per camminata a Causan Road e dintorni con frequenti fermate ad ogni bar che attira la nostra curiosità sulla preparazione dei cocktail. Chissà perché, ma a noi incuriosivano tutti i locali, anche quelli che non facevano cocktail. Riuscivamo sempre a trovare qualcosa da bere. Non solo noi, ma anche Causan Road ricorderà questa serata. Passando da un bar all'altro, chi perso da una parte chi da un’altra il gruppo comincia a diminuire. Noi ci ritroviamo casualmente verso le 3 del mattino nelle vicinanze delle rive del fiume.

Ci abbracciamo, immediatamente veniamo fermati da due poliziotti che ci chiedono di svuotare le tasche. Eseguiamo l’ordine e loro infelicemente appurano che erano vuote. Li vediamo un po’ increduli, come se avessero fermato le due persone sbagliate, ma non contenti ci chiedono di entrare in macchina e di andare alla stazione di polizia. 'Assolutamente no' è la nostra risposta, i trascorsi (ricordate cos'è accaduto a Tblisi?) ci hanno insegnato che è meglio non raggiungere la stazione di polizia in macchina visto che potrebbero sempre dire che ti hanno fermato con chissà cosa.

Allora gli proponiamo di seguirci nella nostra guesthouse dove gli avremmo potuto mostrare i nostri passaporti, ma evidentemente non gli importava del controllo del passaporto così ci mandano via senza nessun problema. Anzi, addirittura con una stretta di mano. Anche questa deve essere festeggiata, così ci beviamo l’ultima birra della serata. Torniamo verso la stanza, entrambi ci guardiamo indietro. Non per vedere la strada appena fatta, ma per ricordare i 98 incredibili giorni passati...

È il nostro ultimo giorno a Varna e il nostro ultimo giorno in Bulgaria (dove, dobbiamo ammetterlo, ci siamo divertiti parecchio!). Prima di ripartire, però, stiamo aspettando la cosa più importante del nostro viaggio: i nostri passaporti! Quando ce li hanno consegnati li abbiamo alzati in aria come si alza una coppa del mondo! E con tutta la gioia di quando la si vince, li abbiamo controllati: tutti i visti erano lì, con le giuste date di entrata e di uscita per ogni paese fino alla Thailandia!

Rimaniamo a Varna, la stanza è già pagata ed è troppo tardi per arrivare in Turchia. Tra i chilometri da fare e il tempo che avremmo perso alla dogana saremmo arrivati a notte inoltrata. Data anche la situazione in Turchia in questo momento e i disordini che la stanno attraversando, abbiamo preferito partire con calma e arrivare lì a un orario più accettabile. Visto che, però, ci troviamo ... tanto vale concedersi una una giornata di relax al mare!

Il sole è cocente e vediamo a occhio nudo che la nostra pelle sta piano piano cambiando colore. Ci stiamo abbronzando! Alle 4 del pomeriggio, quando il sole era ancora alto in cielo, siamo dovuti scappare via, non resistevamo più. Anche oggi non è mancata la classica partita a Beach Volley Italia vs. Bulgaria! Questa volta, stranamente, abbiamo vinto ma non abbiamo le prove. I ragazzi contro cui abbiamo giocato, infatti, hanno preferito non farsi riprendere e quindi non possiamo documentarvi la nostra "sensazionale" vittoria! Non importa, il viaggio è ancora lungo e avremo la possibilità di cimentarci in altri sport. Promettiamo solennemente che vi mostreremo tutto, a prescindere da quale sarà il risultato. Tanto, come avrete capito, ci capita di perdere spesso e volentieri.

Ringalluzziti dalla vittoria, siamo tornati in stanza per una doccia veloce e poi, via, a passeggiare sul corso principale di Varna. La nostra attenzione è stata catturata da un giocoliere, super bravo; ha cominciato a lanciare 3, poi 4, 5, 6,  ben 7 pallette in aria e con velocità incredibile le faceva volteggiare simmetricamente tra loro e poi cambiando giro, tanto che non si capiva bene neanche quante palline fossero in tutto. Dopo poco ha fatto lo stesso con i birilli, ben 5 contemporaneamente, sbizzarrendosi con evoluzioni sempre più eclatanti. Davvero un fenomeno!

Visto che siamo abitudinari anche mentre giriamo il mondo, siamo andati a cena al nostro solito posto, dove in pochi giorni siamo diventati clienti fissi. Quando abbiamo detto alle cameriere che saremmo partiti, c'è stato un "Noooooo" generale. Tutti dispiaciuti! E anche noi lo siamo. Sentimenti a parte, si mangiava benissimo! Comunque cena e a letto presto, domani c'è una giornata di viaggio. La nostra prossima tappa ci aspetta!

Salutiamo la nostra piccola Chiang Rai e dopo 4 ore di autobus raggiungiamo Chiang Mai. Arriviamo nel primo pomeriggio, troviamo una buona guesthouse a 250 baht a notte, molto centrale. Non perdiamo tempo e andiamo subito ad informarci per il trekking tour. Giriamo varie agenzie ed ostelli che offrono questo servizio, i primi prezzi partono da 1500 baht e arrivano a 1800 includendo la visita al villaggio della Tribù dal collo lungo.

Ma, dopo aver girato un’oretta, troviamo il deal perfetto: 1100 baht tutto incluso. Ci vengono a prendere il mattino seguente alle 9 e 30, noi speriamo di trovare nel tour almeno qualcuna delle ragazze viste in giro la sera precedente. Quando saliamo sulla jeep, però, realizziamo di essere solo in tre. Il terzo è Pae, coreano. Ci guardiamo e sorridendo ci diciamo che è meglio così, sarà come essere in  un private tour. Mentiamo entrambi, avremmo sicuramente preferito almeno due coreane. Dopo le varie presentazioni con la guida, un ragazzo locale simpaticissimo di nome Pak, ci dirigiamo alla prima meta, the Orchid and Butterfly Farm.

Farfalle di varie dimensioni e colori svolazzano tra di noi mettendosi in posa per le foto ed orchidee dai colori sgargianti riempiono una serra adiacente. Già qui ci facciamo riconoscere facendo un gemellaggio con un gruppo di ragazze tedesche anche loro in tour. Le convinciamo ad unirsi a noi, ma purtroppo il programma prevede di passare la notte in due villaggi differenti e quindi niente da fare. Si risale nella jeep e dopo 45 minuti arriviamo al campo base, un bel piatto di riso con verdure e pollo è il nostro pranzo e dopo una breve pausa si inizia l’avventura.

La guida ci informa che bisogna fare una camminata nella giungla di 4 ore per arrivare al villaggio dove passare la notte e di stare molto attenti al terreno scivoloso. Siamo nella stagione dei monsoni, piove spesso e l’acqua rende il terreno molto fangoso e pericoloso. Ma la nostra felicità ci fa esultare e tutti e 4 con un buon passo ci addentriamo nella natura più fitta. Dopo pochi metri siamo già circondati da alberi, insetti di ogni tipo e piante di ogni genere. Pak si ferma spesso a dirci i nomi di ogni cosa che ci indica, ma noi siamo troppo presi a ridere per le cadute che a turno stiamo facendo. Il primo è Federico con un’incredibile scivolata che a momenti travolge tutti quanti, poi Nicola che si rialza con i pantaloni pieni di fango e completamente strappati. Poi è il turno di Pae che scivola su un sasso e finisce in acqua nell'intento di attraversare un piccolo torrente.

Continua la camminata e il giro degli scivoloni ricomincia e stavolta vede coinvolta anche la guida. Sta diventando incredibile, ogni 10 minuti si sente un grido seguito da uno scivolone. Passiamo attraverso paesaggi bellissimi e ci riempiamo lo stomaco con ogni tipo di frutta che la natura ci offre. Prima delle banane, piccole ma buonissime, poi rambutan, una specie di lychees, purtroppo i primi rami sono già stati spogliati e bisogna arrampicarsi per riempirne una bella busta. Poi un altro bell'albero ci offre un’altra specie di lychees, i longan, leggermente più piccoli ma molto saporiti, ed infine un frutto che purtroppo non ricordiamo il nome, alla vista un grosso melone verde ma all'interno molto simile ad un arancio.

 

 

Purtroppo sono ancora acerbi ed il sapore è troppo aspro. Ogni tanto Pak si ferma per farci riposare, la camminata in se stessa non è faticosa, ma come dice lui meglio prendersela con calma. A metà strada visitiamo la caverna dei pipistrelli, piccola sì, ma contiene pipistrelli di notevoli dimensioni, non lo si capisce bene fino a che non gli si punta la torcia per farli volare ed alla vista di quelle lunghe ali si capisce la loro grandezza. Continuiamo imperterriti sul nostro sentiero e nel pomeriggio un po’ di pioggia ci costringe ad accelerare il passo con scivoloni ancora più frequenti.

Finalmente alle 5 raggiungiamo il villaggio. Piccolissimo e costruito nel bel mezzo della foresta, formato da 5/6 palafitte e un paio di bagni e docce esterni. Cani, galline e maiali riempiono il piccolo piazzale al centro delle palafitte e una signora all'interno di una piccola casetta di legno si accinge a cucinare. Abbiamo giusto il tempo di farci una doccia con il tubo da dove fuoriesce l’acqua ad un metro e mezzo di altezza dal terreno: immaginatevi due come noi, abbiamo dovuto sederci per farsi la doccia. Poi Pak ci mostra i nostri alloggi. Una lunga palafitta con sia a destra che a sinistra tutti materassi con moschettiera (saranno stati una ventina), ed è tutta per noi.

Ci sistemiamo il ‘letto’, non facciamo in tempo a completarlo che ci chiamano per la cena, e che cena. Sarà la fame, ma i tre pentoloni contenenti riso, verdure varie con soia e una zuppa di patate e pollo vengono completamente ripulite con tanto di applauso finale e complimenti alla chef. Con la brace utilizzata per cucinare, ma ancora bella ardente, Pak accende un fuoco dove ci sediamo tutt'intorno e tra chiacchiere varie e la spiegazione della attività che avremmo fatto il giorno seguente si fa sera, le zanzare cominciano a farsi sentire. Decidiamo così di ritirarci nella nostra reggia.

Sono le 8 di sera quando decidiamo di andare a dormire, alle 2 di notte ci svegliamo tutti e tre ed usciamo per fumarci una sigaretta, c’è un silenzio incredibile e sicuri di riprendere subito sonno torniamo a letto. E’ Pak a svegliarci alle 7, noi dormivamo come ghiri. Un po’ per la stanchezza, un po’ per la tranquillità del posto ci siamo fatti una gran bella dormita. Al nostro risveglio il gallo ancora canta e la colazione è già pronta sul tavolino esterno: uova e toast con burro e marmellata all'ananas. Riprendiamo il nostro piccolo zaino e ci rimettiamo in marcia, mezzora di cammino, 10 minuti di jeep ed arriviamo all’Elephant Camp.

Elefanti di ogni dimensione riempiono l’aerea circostante, siamo i primi ad arrivarci e ci fanno subito salire sopra questi enormi pachidermi, il primo giro inizia. Si muovono lentamente sul quel terreno accidentato, le loro enormi zampe lasciano delle impronte di almeno 40 centimetri di diametro, spesso alzano la proboscide rivolgendola verso di noi nella speranza di ottenere qualcosa da mangiare. Dall'alto vediamo la loro enorme testa e grandi orecchie, sono così grandi e così teneri nello stesso momento. Il giro dura una mezzoretta, rientrando passiamo per un fiume dove nel centro l’acqua è abbastanza alta, ci ammazziamo dalle risate ammirando il piccolo elefantino che ci segue.

Noi stiamo sopra al padre e la madre e vederlo scomparire sotto l’acqua per poi riapparire dopo qualche metro è davvero divertente. Salutiamo i nostri compagni di viaggio con una bella pacca sulla testa e ci dirigiamo a fare lo zipline, ossia il passaggio da un albero all'altro tramite una fune d’acciaio che li unisce. Prima ci forniscono l’imbracatura e poi ci portano su di una piattaforma da dove ci lanciamo. Dura poco, una decina di secondi, ma sufficienti per farci attraversare il fiume e provare un po’ di adrenalina. Appena scesi ci dirigiamo sulle sponde del fiume dove una piccola piattaforma fatta di bambù ci sta aspettando per il Bamboo rafting, anche se di rafting c’è ben poco.

Le acque del fiume sono calme e la navigazione scorre lenta e tranquilla, perfetta per ammirare tutto quello che ci circonda. Chiediamo ai nostri ‘gondolieri’ di lasciarci i lunghi bamboo che servono per spingere l’imbarcazione e loro felici accettano. Ci divertiamo facendo qualche strana ed improvvisa virata e una volta arrivati al posto dell’attracco riprendono il timone in mano e si conclude il giro. Si risale sulla jeep e torniamo all’Elephant Camp dove va in scena l’elephant show. Troppo forti gli elefanti mentre fanno l’hula hoop con la proboscide, lanciano una palla con il conseguente strike formato da 6 birilli oppure tirano un pallone con le loro enormi zampone eseguendo tiri da ottimi calciatori. Uno vola fino l’altra parte del campo, veramente un bel destro.

Poi cominciano a camminare prima con le zampe posteriori e, di seguito, appoggiando la testa a terra sollevano quelle posteriori disegnando una verticale perfetta. Poi camminano tenendone una alzata, insomma ne vediamo di tutti i colori e gli applausi scattano vigorosi. Ma il top lo si raggiunge quando uno degli elefanti prende un pennello e inizia a disegnare. Ne esce fuori un bell'albero che gli addestratori vendono facilmente a 500 baht. E’ ora del pranzo ed un bel buffet si apre davanti ai nostri occhi, ancora una volta o per la fame o per la bontà del cibo ci abbuffiamo peggio degli elefanti.

Giusto il tempo di posare i piatti e si va a visitare il villaggio della Tribù dal collo lungo. Signore e bambine continuano questa tradizione avvolgendosi anelli, facendo una spirale sempre più lunga pian piano che crescono. Ci sono le più anziane con colli veramente esagerati dove si possono contare più di 15 strati di anelli. Veramente impressionante. Naturalmente, essendo un posto molto turistico, ti invitano alle loro bancarelle per degli acquisti, ma anche se non si intende fare nessun tipo di shopping si prestano ugualmente per le foto. Dopo averle cordialmente salutate e ringraziate per la loro disponibilità ci dirigiamo alla cascata.

E’ piccola, l’acqua non molto profonda ma perfetta per un bel bagno rinfrescante e dei bei tuffi da un paio di metri. Ci avventuriamo arrampicandoci sulle rocce e sugli alberi da dove la vista completa della cascata ci fa apprezzare di più la sua bellezza. Ci riposiamo un po’ ai bordi della cascata, qualcuno di noi riesce anche a fare un pisolino. E’ di nuovo Pak a svegliarci e dirci di risalire sulla jeep, l’ultima grande avventura ci sta aspettando: White water rafting. Ci muniscono di caschetto, giubbetto salvagente e remo, piccola spiegazione dell’esecuzione delle manovre dettate dal capitano e via in barca.

Stavolta siamo in 5, visto che una coppia di spagnoli si aggrega al giro. In questo caso la stagione dei monsoni ci aiuta rendendo il fiume più in piena e con vortici più voluminosi. L’inizio è tranquillo tanto che ci guardiamo sbalorditi per la facilità della navigazione. Neanche un minuto dopo cominciano le rapidi, sbattiamo su tutti i sassi presenti in acqua, nelle discese imbarchiamo acqua a non finire, il capitano urla le manovre, ma noi troppo intenti a ridere facciamo un gran casino ed andiamo a finire di traverso su altre rapidi che, nel difficile tentativo di passarle per orizzontali, fanno finire Pae e la ragazza spagnola in acqua. Li ritiriamo su prendendoli dal giubbotto salvagente e stavolta è il capitano a sbellicarsi dalle risate.

Continuiamo in velocità evitando rocce e altri pericoli che invadono le acque, riusciamo a sincronizzarci alla perfezione con i remi e a capire al volo le manovre dettateci. Cominciamo a superare gli altri gommoni partiti prima di noi, andiamo alla grande e per primi raggiungiamo la destinazione finale. Purtroppo non riusciamo a fare nessun video e forse è stato meglio così, sarebbe sicuramente stato l’ultimo giorno che avremmo usato la nostra Canon 5d Mark II. Più che esausti per la faticosa remata e più che soddisfatti della splendida giornata risaliamo sulla jeep e dopo un’ora e mezza di strada arriviamo nel nostro ostello a Chiang Mai. Una gran doccia è d’obbligo, una bella mangiata al ristorantino dell’ostello ci rende perfetti per un bella nottata di riposo. Più ci addentriamo nelle bellezze di questo paese e più crediamo nel loro slogan: AMAZING THAILAND!

Slovenia

22 Mag 2013

Inesauribile fonte di sorprese, la Slovenia riserva ai suoi visitatori emozioni a non finire e intense sensazioni. Tutte le bellezze d’Europa sono riunite in questo paese situato tra le Alpi e l’Adriatico,dove, dalle splendide cime innevate delle Alpi Giulie si giunge in poco tempo sulla costa, ammirando paesaggi mozzafiato: vallate, foreste secolari, vigneti e le tanto affascinanti quanto misteriose grotte del Carso. Ciò che per primo rimane impresso nel ricordo e nel cuore di un turista giunto in Slovenia è proprio l'acceso e dominante verde dei sconfinati prati.

Oltre alle bellezze naturalistiche il paese vanta una fantastica storia millenaria, testimoniata dai numerosi monumenti, città d’arte e da splendidi castelli. La Slovenia racchiude in sè fantastici e variopinti paesaggi, i quali appaiono quasi diretta continuazione delle Terre confinanti:a ovest sembra proprio di essere in Italia, si respira l'accogliente clima mediterraneo e la fiabesca atmosfera veneziana; il nord della Slovenia pare invece terra austriaca, caratterizzata da cascate di gerani e petunie, dai tradizionali balconi di legno e dalle grandi fattorie; nell'est della Slovenia si rimane particolarmente colpiti dalle infinite distese di vigneti infine,la regione nostalgica e pianeggiante del Prekmurje, ricorda la vicina puszta ungherese. 

La Slovenia è dotata di una grande vocazione turistica, lo testimoniano i numerosi ed intensi flussi di arrivi in costante crescita. Terra generosa, offre meravigliose e indimenticabili vacanze sia al mare che in montagna, con differenziate soluzioni ricettive, pronte a soddisfare i desideri più svariati: dagli alberghi più lussuosi alle semplici ed uniche fattorie, il tutto coronato dalla calorosa accoglienza offerta a tutti i turisti dal popolo sloveno, particolarmente ospitale, disponibile, pronto ad accogliere a braccia aperte e ad allietare i soggiorni nella propria terra.La popolazione locale ama relazionarsi con i turisti, è in grado di comunicare con loro grazie alla conoscenza di diverse lingue, tra cui le principali sono inglese, italiano e tedesco e far conoscere la propria cultura e folklore.

 La Slovenia offre paradisiache mete, dove rigenerarsi e rilassarsi, grazie a moderni centri termali che offrono trattamenti e programmi all’avanguardia e alla sua meravigliosa natura intatta, dove divertirsi. La Slovenia è infatti una fantastica meta per gli amanti dello sport e del divertimento: è possibile praticare diversi sport all’aria aperta di giorno e vivere la vita notturna tra i vari e celebri casino’.

La Terra slovena presenta splendide città in cui è possibile ammirare ed apprezzare l’arte e la cultura locale, dai monumenti di Lubiana alle numerose altre città, in cui è inoltre possibile assaporare le prelibatezze dell'enogastronomia locale..

Curiosita'

La Slovenia si contraddistingue nel panorama delle numerose mete turistiche proprio per la sua "anima verde": con il 60% della superficie coperta dagli alberi, e ben il 15% del territorio tutelato in parchi nazionali e regionali, la Slovenia è considerata il 3^ paese europeo piu boscoso, preceduto solamente dalla Svezia e dalla Finlandia. Il verde e' proprio il colore dominante di questa Terra;

Eccoci a Istanbul. Siamo pronti a scoprire questa bellissima città ed il modo migliore per farlo è dirigersi subito verso il centro dove, come abbiamo già detto e come potete vedere da soli dalle foto in basso, tutto scorre normalmente e senza alcun problema, nonostante gli scontri di Piazza Taksim. La nostra prima tappa è la Moschea di Sultanahmet, conosciuta come Moschea Blu, per via del colore delle piastrelle che ornano l'interno. Seguiteci!

La Moschea Blu fu costruita dall'architetto Sedefkar Mehmed Aga dal 1609 al 1616, durante il regno di Hamed I. Al suo interno è tuttora custodita la tomba del fondatore e una madrasa, ma la Moschea è diventata ormai un'attrazione turistica a tutto tondo. L’interno è rivestito con oltre 20.000 piastrelle di ceramica, tutte fatte a mano, che rappresentano più di 50 diversi disegni di tulipani oltre a disegni vari di fiori e frutta. Le 200 vetrate, regalate al Sultano dalla Signoria di Venezia, sono decorate ma in modo tale da far entrare sufficiente luce. Oggi l'illuminazione è semplificata però dagli enormi lampadari.

Tutte le decorazioni sono state prese da versetti del Corano, eseguite dal calligrafo (sì, perché le decorazioni sono soprattutto grafiche e non rappresentano la divinità in forma antropomorfa) più importante di quei tempi: Seyyid Kasim Gubari. L'elemento più importante è il Mihrab, da dove l'Imam esegue il suo sermone. È costruito in modo tale che lo si possa vedere e sentire da ogni parte della Moschea. Nel complesso è veramente stupenda! Noi siamo rimasti a bocca aperta già vedendola dall'esterno, così maestosa e importante. È capace di catturare lo guardo e di farti perdere nei dettagli della sua infinità.

Di fronte alla Mosche Blu, si staglia la Basilica di Santa Sofia. L'edificio venne realizzato inizialmente per accogliere una cattedrale Ortodossa, funzione che svolse dal 573 al 1204. Fu poi convertito in una cattedrale di rito Romano Cattolico, dal 1204 al 1261, tornò a essere una cattedrale Ortodossa fino al 1453 e si "trasformò" in una Moschea, ruolo che ha svolto fino al 1931. Oggi invece, la Basilica ospita un museo. Si tratta di uno degli edifici che ha cambiato più volte "destinazione d'uso" nel corso della sua storia!

La Basilica di Santa Sofia fu inizialmente costruita per ordine dell’imperatore bizantino Giustiniano e rimase per mille anni la cattedrale più grande del mondo, primato che perse con la costruzione di quella di Siviglia nel 1520. Nel 1453, quando Costantinopoli fu conquistata dai turchi Ottomani, il sultano Mehmed II ordinò di convertirla in Moschea. L'altare, le icone, la campana e tutti gli affreschi furono rimossi o coperti e sostituiti con il Mihrab e i minareti. Oggi è possibile vedere l’affresco di Maria e Gesù e dell’Angelo Gabriele risalenti al nono secolo. Purtroppo però una metà dell’interno è in ristrutturazione e l'edificio non è completamente visibile.

Terminato il nostro giro turistico e con negli occhi ancora le immagini di questi due edifici davvero eccezionali, ci siamo resi conto che era ora di pranzo. Come al solito, non ci siamo fatti mancare un kebab per strada. Ce lo siamo fatte fare piccantissimo. Non sono bastate 3 bottigliette d’acqua per soffocare quel sapore così forte. E dopo pranzo, abbiamo decisamente cambiato zona per andare a dare un'occhiata a Piazza Taksim. Ma questa è un'altra storia.

Con dolore lasciamo Samarcanda. È tempo di andare avanti e tanti stupendi posti ci aspettano. Bisogna fare il solito rituale, è venerdì e non ci dovrebbero essere problemi. Stavolta ce la siamo studiata bene. E invece la Asaka Bank, l'unica che può aiutarci con la Master card, ha il POS rotto. Niente prelievo ma paghiamo ugualmente l'hotel con sconti vari e la benzina è sufficiente per arrivare a Penjikent, sito UNESCO in Tagikistan.

Sessantacinque chilometri ci dividono dal nostro undicesimo stato, ma quando arriviamo alla dogana ci dicono che è chiusa. Panico, ma non ci demoralizziamo. Studiamo gli appunti presi prima del viaggio, torniamo a Samarcanda e optiamo per un'altra dogana, passando per Tashkent. Possiamo abbreviare il percorso svoltando prima di arrivare nella capitale Uzbeca, ma non avendo contante e sapendo che le banche di sabato lavorano fino a mezzogiorno, decidiamo per Tashkent. Ci arriviamo a notte fonda e un hotel ci fa credito tenendosi i passaporti come cauzione. Il giorno dopo si riparte alla ricerca dell'Asaka, fuori ci sono decine di persone che aspettano l’apertura, ma piano piano tutte si allontano, la banca non apre. Motivo… qui ognuno fa come gli pare. Il nostro visto scade oggi, in un modo o nell’altro dobbiamo uscire dall’Uzbekistan.

Cominciamo a fare il giro di tutti gli hotel per provare a prelevare contante, ma dopo mezza giornata spesa in macchina, niente, nessun risultato. Il caso ha voluto che incontriamo di nuovo Luigi e sua moglie, i motociclisti che abbiamo incontrato alla dogana precedente. Gli spieghiamo il nostro problema, dicendogli che con 50 euro avremmo raggiunto Dushanbe, e lui ci risponde: "Ragazzi tranquilli! E che vi faccio fermare qui, voi dovete arrivare in Thailandia!”. E ci presta i soldi utili per raggiungere la nostra meta, ma con la promessa da viaggiatori che alla prima possibilità gli saranno restituiti. Il tempo di mangiare un boccone e grazie a un Uzbeco dal cuore d’oro riusciamo a mettere sufficiente benzina per percorrere i 425 chilometri che ci separano da Dushanbe. Il diesel da un normale benzinaio costa 3.750 som al litro, ossia 1 euro e 20, noi riusciamo a pagarlo meno di un dollaro. chissà che ci avrà dato… in ogni caso ci lasciamo 30 dollari per la prima notte. Poi in qualche modo sopravviveremo.

Raggiungiamo la dogana di Bekobod, solito controllo e poi il dramma. I doganieri Tagiki ci chiedono 25 dollari di tassa per far entrare Bianchina, noi pensiamo subito che è la solita scusa per estorcerci qualche soldo. Le proviamo tutte, ma stavolta niente funziona e ci rimandano indietro. Le opzioni sono due: o pagare e passare la notte in macchina a Dushanbe o passare la notte in dogana, posto più sicuro, e poi pagare e arrivare a Dushanbe in serata, farci fare credito per una notte e trovare una banca disponibile all'inizio della prossima settimana. Scegliamo la seconda opzione. Ed eccoci di nuovo a passare la notte in dogana. Ormai siamo abituati e ben organizzati, partitina a carte, niente cena, almeno ci teniamo in forma, filmetto e buonanotte.

Un consiglio? Se mai viaggerete per l’Asia Centrale portate con voi solo contante, specialmente nelle dogane. Con le carte di credito, beh!, fateci quello che volete ma non provate a prelevare, vi salteranno i nervi. La cosa bella è che siamo sempre più positivi: fateci dormire dove volete,  senza mangiare, senza diesel, ma noi arriveremo in Thailandia!

Questa mattina proviamo a presentarci nel miglior modo possibile ma, entrambi reduci da influenza e abbastanza mal ridotti, ci dirigiamo al TAT, Tourism Authority Of Thailand. Lo Welcome Event che ci hanno preparato è divertentissimo.

Quando ci presentiamo al desk, due ragazze thailandesi non riescono a capire cosa vogliamo. Proviamo a dirgli che siamo i due ragazzi di Sognando la Thailandia, ma non le aiuta un granché. Che avremmo dovuto incontrarci con la responsabile del turismo a Chiang Rai, niente neanche questo. Poi, alla parola 'italiani', esordiscono con un’esclamazione di un 'Ohh!!!!!' lunga almeno 15 secondi.

Scoppiamo a ridere come matti, poi la più piccolina, un po’ più imbarazzata, si allontana e torna poco dopo con Acharika Maneesin, direttrice dell’Ente del Turismo Thailandese a Chiang Rai. Ci accoglie con una ghirlanda di fiori tipici del paese, una maglietta con scritto 'Amazing Thailand', un sorrisone a mille denti ed un clamoroso benvenuto. Ci chiedono naturalmente di come è andato il viaggio e noi partiamo con tutte le avventure-disavventure che ci sono capitate.

Loro, in parte sorridenti e in parte sbalorditi, ci ascoltano e ci fanno una domanda finalmente differente da tutte le altre e allo stesso tempo molto semplice: "perché la Thailandia?". Pensando tra di noi e ripensando ai 16 paesi attraversati non è difficile rispondere: siamo nella terra del sorriso, chi non vorrebbe venire a visitare un paese così splendido, pieno di cultura, tradizioni, paesaggi mozzafiato e spiagge paradisiache?

Cominciamo entusiasti ad elencare tutti i posto che dobbiamo ancora visitare e delle avventure che ci attendono. Sono loro a dirci 'Ok, abbiamo capito, Enjoy Thailand!'. Con loro c’è anche un cameraman che ci stava aspettando, ci chiede se può farci un’intervista per poi mandarla alla televisione nazionale. Naturalmente accettiamo. Certo, nelle condizione in cui siamo ci poteva essere un miglior momento per l’intervista. Vedrete molto di più di due facce stanche, ma come al solito ce la caviamo e dopo i vari saluti e ringraziamenti ci dirigiamo verso la guest house.

Ci fermiamo in un ristorantino lungo la strada ed un’ottima Tom Yam Soup rappresenta il nostro pranzo, accompagnata da un piatto di morning glory, delle verdure condite e cotte con aglio ed olio: una cosa eccezionale. Passiamo a ritirare la biancheria pulita e passando davanti al Rasta Bar (quello della gara a biliardo) ci salutano e ci dicono "A stasera". Gli rivolgiamo un gran sorriso e gli rispondiamo che magari accettiamo l'invito per l'anno prossimo. Domani si parte per Chiang Mai e non pensiamo proprio di uscire stasera, ogni tanto bisogna pur riposare. Certo che però… una scappatina. Giusto per una partitella, per una birretta. Quasi quasi..

Finalmente si parte, prima tappa Friuli Venezia Giulia.

Si arriva alle 11 al Parco Rainbow MagicLand di Valmontone, sono tutti lì che ci aspettano, curiosi di sapere come avrà inizio quest'avventura.

Dopo la conferenza stampa fatta su una piattaforma a 50 metri d'altezza ci avviciniamo alla nostra Defender che ci aspetta più bella che mai in pole position. È stata un'esperienza bellissima, noi due davanti al Defender, tutti che ci chiamavano attirando la nostra attenzione sul loro obiettivo, flash e domande venivano da ogni parte, ci siamo sentiti felici ed orgogliosi di essere così tanto apprezzati di fare una cosa che noi amiamo fare: viaggiare e raccontare il nostro viaggio.

Dopo i saluti, via, si parte!!! Dopo 600 km. si arriva a destinazione, bei paesaggi ma dall'autostrada non è che si vedono posti suggestivi. Arriviamo nel nostro hotel 'Il Vecchio Tram' verso le 9 di sera, dove ci aspetta una cordialissima receptionist, Stella, che con il suo sorriso ci fa dimenticare i km. appena fatti. Si sale in camera giusto in tempo per vedere il secondo tempo della finale di Champions League. Stella ci prenota un tavolo per due in un ristorantino tipico Friulano 'Osteria Vecchio Stallo'. All'entrata troviamo il proprietario che alla nostra richiesta di fare qualche foto ne rimane contentissimo e ci mostra tutte le particolarità del posto e l'assaggio di piatti tipici: si comincia con i 'Mignaculis' e 'Cialcions', due paste da paura, e seguito da 'Frico' e 'Salame all'aceto'. A prendersi cura di noi è un ragazzo indiano felicissimo di condividere con noi l'emozione del nostro viaggio.

Stasera a nanna presto anche se è l'una passata, domani grande giornata. Ci aspetta la visita a Cividale del Friuli... Buonanotte...

 

L'Italia ora ha una carta in più. Al centro della nuova Europa
Il Friuli Venezia Giulia è una destinazione originale e completa, al centro del rinnovato contesto europeo. L’Agenzia regionale TurismoFVG, ha il compito di sviluppare il sistema turistico regionale fornendo le linee guida e collaborando con tutti i soggetti attivi, per dare coerenza alla promozione e incrementare le risorse. Concentrando gli sforzi.

Una terra di valore
Mare, montagna, collina. Enogastronomia, cultura, eventi. Città d'arte e storia. Turismo attivo, scoperta e wellness. Ecco i plus di una regione ricca e dai mille volti. Valorizzarli rientra nella mission di TurismoFVG.

Golivefvg.com: un destination blog unico nel panorama nazionale, un “hub” dove si comunicano emozioni

Il destination blog www.golivefvg.com è un progetto innovativo nel panorama nazionale, citato come caso di comunicazione innovativa legata allo storytelling e al 2.0 dai più importanti eventi ed esperti del settore della comunicazione on line: si tratta di un “hub” che valorizza in maniera innovativa il territorio del Friuli Venezia Giulia attraverso la creazione e pubblicazione di contenuti web – testi, immagini, video - che raccontano in maniera “emozionale” le esperienze che si possono vivere in regione, naturalmente con il fine ultimo di incrementare la visibilità turistica, intendendo ciò in senso lato (turismo come storia, cultura, tradizioni, cucina, natura, eco-sostenibilità, eventi, etc.).

Curato dalla redazione di webmarketing e comunicazione on line di TurismoFVG (insider e citizen blogger), coinvolge anche guest e citizen bloggers, progetti speciali (come quello con Turisti per caso e Diario Digitale Friuli Venezia Giulia), creativi, università e studenti nella valorizzazione e creazione di contenuti. 

Il team webmarketing e comunicazione on line di TurismoFVG promuove il blog e i suoi contenuti sui canali social di TurismoFVG. 

I post http://www.golivefvg.com/blog/ sono tematizzati in base a questi tag molto verticali, legati alle emozioni: 

Azzurro FVG soul (l’anima, la storia, i testimonial di spessore, gli scrittori, i grandi sportivi, la gente comune, ma con un’anima forte, profonda, che comunica storie coinvolgenti) http://www.golivefvg.com/blog/blog-soul/ 

Marrone FVG secret  (i luoghi e le esperienze che non ti aspetti: i borghi nascosti, gli artigiani che preparano chicche inaspettate, leggende e storie curiose legate ai luoghi) http://www.golivefvg.com/blog/secret/ 

Verde FVG slow : tutto ciò che è verde, green&slow tourism http://www.golivefvg.com/blog/blog-slow/ 

Giallo FVG cool  (tutto ciò che è nuovo, innovativo, giovane: esperienze a 360 gradi, alla moda, sport e animazione in spiaggia, in montagna, snowboard, alpinismo, esperienze frizzanti, trekking fotografico, etc.) http://www.golivefvg.com/blog/cool/ 

Vinaccia, rosso FVG taste/flavour   (food&wine non convenzionale: esperienze vissute nei localini tipici, ristoranti, degustazioni, etc.) http://www.golivefvg.com/blog/taste/

Appassionato di viaggi (ha vissuto per un anno e mezzo in Irlanda), dal 2008 si dedica alla sua passione, diventata ormai il suo lavoro: la fotografia.

L’anima tecnica del duo.

Ha realizzato campagne pubblicitarie e servizi fotografici per riviste nazionali di grande tiratura, come “Marco Polo – Diari di Viaggio”, “Chi” e “Gioia” e nel 2010 è stato assistente fotografo per la campagna pubblicitaria “Miss Bikini” alle Seychelles. 

Nel 2011 era accreditato ai più importanti eventi cinematografici italiani, dalla Mostra di Venezia al Festival del Film di Roma e nel 2012 ha debuttato anche come fotografo di scena nella realizzazione del video della canzone “Una come te” di Cesare Cremonini.