CastelliExperience nasce come risposta a una semplice domanda: quanta ricchezza nascondono i Castelli Romani? Una ricchezza fatta di arte e di cultura, di gastronomia, di natura. Una ricchezza che CastelliExperience vuole far conoscere e promuovere, tramite una serie di attività che coinvolgano i produttori, gli albergatori e tutti quanti operano in questo incantevole territorio.

Il progetto si muove da un semplice elemento cardine: è necessario valorizzare e far conoscere le strutture ricettive, le attività turistiche e le bellezze naturali e artistiche disseminate nei Castelli Romani. Se questo è il punto di partenza, è altrettanto chiaro e semplice l’obiettivo: aumentare il flusso turistico indirizzato ai comuni che fanno parte di questo territorio.

CastelliExperience propone una serie di pacchetti che racchiudono il meglio dei Castelli Romani:
• degustazioni enogastronomiche nei migliori ristoranti
• visite guidate, a sfondo culturale o naturalistico
• attività sportive, dal nordic walking all’escursionismo
• fughe romantiche
• divertimento per tutta la famiglia

Soggiorni e attività stimolanti, di uno o più giorni, che invoglino i residenti del Lazio e i turisti che ogni anno raggiungono la regione a sperimentare l’ampia offerta dei Castelli Romani.
CastelliExperience nasce all’interno di PaesiOnLine, tra i principali portali turistici italiani, che da oltre dieci anni è un punto di riferimento per chiunque sia alla ricerca di informazioni per le vacanze.

Una Guida Viaggi completa, capace di soddisfare le richieste e le esigenze degli utenti grazie all’elevata professionalità e competenza delle persone che ci lavorano, ogni giorno, con la stessa passione e la stessa volontà degli inizi.

La “firma” di PaesiOnLine garantisce a CastelliExperience l’apporto di professionisti ed esperti del settore turistico, di quello commerciale, editoriale, del marketing e dell’IT.

Visita il sito www.castelliexperience.it

Sveglia a mezzogiorno, ci aspetta un'altra lunga giornata con Bianchina per raggiungere il confine Kazako-Uzbeco. Stavolta ce la possiamo prendere con calma, possiamo oltrepassare il confine dopo la mezzanotte del 28, il visto per l'Uzbekistan parte dal 29 giugno. Dobbiamo solo fare 450 km. per arrivare a Beyneu, ultima città prima del confine. La raggiungiamo verso le 6 del pomeriggio, la strada è ben asfaltata e facile da percorrere, sembra troppo semplice per essere nel mezzo alla steppa. E infatti, la strada asfaltata si interrompe, 105 km ci dividono dalla dogana, di tempo ancora ne abbiamo, ma con il tragitto in queste condizioni sappiamo che ce la faremo appena ad arrivare in tempo.

Chiamarla strada è un complimento, parlare di qualche buca una lusinga, ma con Bianchina sta diventando un divertimento. Va che è una meraviglia, sorpassiamo tutti, anche perché non vanno più veloci di 20 km. orari. Intorno a noi c'è solo deserto, verso le 9 guardiamo dallo specchietto retrovisore e ci accorgiamo del tramonto. Ci fermiamo, saliamo sul tetto della macchina e ci godiamo un vero spettacolo… che tramonto! Dei colori bellissimi, un touch down completo, il sole che pian piano sparisce fondendosi nel calore del deserto e poi un'esplosione di un rosso che dipinge tutte le nuvole. Ce lo siamo goduto fino alla fine. Poco dopo arriviamo alla dogana Kazaka, in pochissimo tempo svolgiamo le pratiche doganali e ci dirigiamo verso quella Uzbeca. Sono le 11 e ci chiediamo se ci avrebbero fatto entrare ugualmente anche con un'ora di anticipo. A pensarci ora ci vien da ridere: 10 ore di fila per entrare e per scoprire che la frontiera apre alle 7 del mattino. Nient'altro da fare che passare un’altra piacevole nottata in dogana, dopo le due trascorse tra Azerbaigian e Russia. Stavolta abbiamo fatto amicizia proprio con tutti, anche i sassi ora sanno che due italiani sono passati da lì.

Arriviamo al controllo passaporti alle 10 del mattino di sabato 29 giugno. Tantissimi fogli da compilare, la maggior parte per Bianchina, file interminabili e sempre qualcuno che ti fa fare la fila sbagliata. Ma siamo amici di tutti e non è mai tempo sprecato. Ci chiamano per nome e ci dicono che possiamo passare senza ripetere la fila. Incontriamo anche una coppia di Lecco in moto e a vicenda ci aiutiamo a uscire da questa infernale situazione burocratica fino a che riusciamo a entrare nel decimo stato: l'Uzbekistan!

La nostra prossima meta è Nukus, 480 km. Se ci arriviamo verso le 5 possiamo tirare dritti per Bukhara e risparmiare così un giorno. Cambiamo idea cinque minuti dopo: la strada è messa in condizione peggiori di quella per raggiungere il confine Kazako. Ormai siamo abituati, ed è sempre lei la protagonista, Bianchina, inarrestabile e pronta a slalom e virate improvvise senza mai perdere il controllo. Lungo il tragitto incontriamo anche tanti cammelli in mezzo alla strada che non hanno nessuna intenzione di spostarsi, almeno fino a quando non siamo vicinissimi e rischiano di essere travolti. Sono anche gentili a mettesi in posa per foto e carezze, che carini! Cominciamo a stare a secco con la benzina e di benzinai neanche l’ombra. Chiediamo a qualche persona sperduta nel deserto (e non sono in pochi) e tutti ci dicono che il primo rifornimento l’avremmo trovato a Nukus. Non ce la possiamo fare, dobbiamo trovare una soluzione alternativa. Abbiamo già fatto 50 km. in riserva, non manca molto per cominciare a scendere e spingere la macchina. Incontriamo un ragazzo e gli porgiamo la fatidica domanda: ”Ma è  possibile che non c’è un benzinaio fino a Nukus?”. Lui risponde come gli altri, ma ci dice anche che se vogliamo sa come aiutarci. Si dirige verso il deserto, sparisce per un attimo dietro a delle erbacce e riesce con una tanica di benzina, diesel per l’esattezza. Gli chiediamo il prezzo, la risposta è 2 euro. E come facciamo a dirgli di no. Parte la contrattazione, scendiamo ad un euro e venti, sempre il triplo del prezzo reale, ma non ci sono alternative. Calcoliamo gli esatti chilometri  che mancano per raggiungere Nukus, quanto avremmo percorso con un litro e ne prendiamo 9 litri. Arriviamo a Nukus di nuovo con poche gocce nel serbatoio.

Siamo troppo stanchi per continuare, anche perché negli ultimi 100 km i colpi di sonno si sono fatti sempre più frequenti. Non che ci fossero grandi pericoli, di macchine ne passavano pochissime, al massimo ci saremmo trovati fuori strada. Sempre meglio non rischiare, però. Ci mettiamo alla ricerca di un ostello e vediamo un mercatino locale. La fame cresce e ci fermiamo per cena. Due hamburgers, due hot dogs, due torte rustiche tipiche del posto farcite con carne e cipolla, anzi cipolla ed un po' di carne, varie qualità di biscotti secchi sempre tipici Uzbechi e due gelati per concludere, il tutto annaffiato da 3 bottiglie da un litro e mezzo d'acqua. Poco distante troviamo un hotel, chiediamo il prezzo, dieci euro a persona. "Preso!", è stata la nostra istantanea risposta. Non abbiamo neppure chiesto se c'era qualcosa di più economico o se era possibile abbassare il prezzo, non abbiamo tempo da perdere, un minuto in più e rischiamo di svenire. Purtroppo trovare internet è abbastanza complicato, per i prossimi aggiornamenti dobbiamo arrivare a Bukhara. Prima però dobbiamo trovare la benzina, anzi il diesel, per ripartire. Ma torniamo a noi. La nostra stanza è al primo piano. Il tempo di fare una doccia e ... buonanotte!

Ci alziamo alle 11 uscendo dal dormitorio come cavernicoli, visto che quella appena trascorsa è stata una dura serata. Fortunatamente abbiamo tutto il giorno per riprenderci, visto che l’autobus partirà alle 5 del pomeriggio, direzione Luang Prabang, Laos. Prima facciamo il giro di tutti gli ostelli per formare il gruppo, poi un minivan ci porta alla stazione degli autobus. Il nostro è uno sleeping bus: invece dei normali sedili ci sono dei comodi letti, per noi non abbastanza lunghi, ma sempre meglio dei treni in Cina.

 

 

Viaggiamo insieme a due ragazze tedesche conosciute la sera prima e fra due chiacchiere ed una lunga dormita ci risvegliamo alla dogana. Il visto per il Laos è l’unico che non abbiamo, ma poco conta: si può facilmente fare alla dogana per 35 dollari. Si risale in autobus ed il viaggio continua. Finalmente ci godiamo un po’ del paesaggio. Verde da tutte le parti, un po’ di rugiada gli dà una vivacità più forte e la nebbia che copre la parte alta dell’incontaminata natura gli dà un po’ di misticità. Sembra di essere nell'isola di King Kong, come un compagno di viaggio inglese definisce un tratto del paesaggio facendo un’esclamazione ad alta voce che provoca una risata generale.

Incontriamo piccoli paesini, in uno di essi ci fermiamo per la sosta pranzo. Abbiamo pochi Dong con noi, riusciamo a cambiarli in Kip - la valuta locale - barattandoli poi per un paio di panini. Dovevamo arrivare alle 5 del pomeriggio, ma mai fidarsi degli orari che ti danno i vietnamiti. Infatti arriviamo a Luang Prabang alle 11 di sera, c’è un tuc-tuc da 8 posti ad aspettarci. Montiamo tutti insieme e ci facciamo portare nel quartiere vecchio dove è più facile trovare un ostello ad un buon prezzo. Ne giriamo un paio prima di decidere, l’opzione è una stanza da 4 che ci dividiamo con le due ragazze tedesche. Il prezzo è ottimo, poco più di 3 dollari a persona, e ci troviamo vicinissimi al fiume che ci accompagnerà per gran parte del nostro viaggio fino all'entrata in Thailandia, il Mekong. Domani ci aspetta una lunga giornata, si va alla scoperta della città. Non è stato semplice spegnere le luci, ma alla fine ce l’abbiamo fatta!

È arrivata l’ora di lasciare Istanbul e di rimetterci in viaggio. Ottocento chilometri ci separano dalla nostra destinazione, Nevsehir, in Cappadocia, per visitare Goreme, Patrimonio dell'Umanità e sito UNESCO dal 1985. Il lungo spostamento è anche la prima occasione di dibattito: chi voleva partire presto la mattina per raggiungere Nevsehir in serata e chi invece preferiva guidare di notte per raggiungerla in mattinata evitando la notte in hotel. Indovinate com'è andata?!

Alla fine è stata scelta una via di mezzo, sfavorevole a entrambi! Cerchiamo però di vedere il lato positivo: siamo riusciti a sfruttare la mattinata a Istanbul e non abbiamo pagato la notte in albergo. Anche se delle quattro ore passate in macchina, solo la prima mezz'ora è stata divertente. Il resto è stato infernale! Tanto più che nel pomeriggio siamo dovuti tornare all'ostello per caricare batterie varie, necessarie per il viaggio. Alla fine, ci siamo messi in marcia alle 3 del pomeriggio, consapevoli che ci sarebbero voluto almeno due ore per uscire dal traffico cittadino e prendere la prima autostrada.

Anche se siamo abituati al traffico urbano delle città italiane, qui in Turchia sono molto più "aggressivi" alla guida, non lasciano spazi, sono sempre pronti a superarti sia a destra che a sinistra o a infilarsi in ogni spazio disponibile. Bianchina è abbastanza grande per veloci manovre, ma dopo aver capito il sistema si è fatta rispettare! La prima tappa è stata ad Ankara, la capitale, e fin qui nessun problema. Il difficile è venuto dopo e dobbiamo ammettere che il navigatore ci ha salvati: lo sguardo era incollato sul nostro Geosat 4x4 Crossover di AvMap, che con la sua gentile voce ci ha guidato tra incroci incomprensibili e strade con nomi indecifrabili.

La notte è scesa presto e per molti chilometri siamo stati gli unici a percorrere quella strada. Velocità di crociera intorno ai 100 km/h, senza esagerare con l'acceleratore, anche perché la Turchia è uno degli stati con la benzina più cara al mondo. A tenerci compagnia le stelle sopra di noi e la musica in macchina: "Shine on Your Crazy Diamond" dei Pink Floyd, "All along the Watch Tower" di Jimi Hendrix, "Mad World" di Gary Jules, e qualche sempreverde nostrana come la classica "Compagni di scuola" di Venditti e varie di Ligabue e Vasco Rossi. Tra una canzone e l'altra, siamo arrivati in Cappadocia alle 3 del mattino.

Siamo rimasti folgorati. Il panorama che si è aperto davanti ai nostri occhi era irresistibile. Ci siamo fermati e ci siamo messi a fare foto: il cielo pieno di stelle, la Via Lattea che si estendeva proprio sopra la nostra testa, le case costruite nel tufo che con le luci accese facevano da contorno a quel panorama mozzafiato... uno spettacolo! Dalla nostra posizione eravamo nel buio più completo e quando abbiamo sentito strani rumori alle nostre spalle, abbiamo deciso di rimontare in macchina e di cercare un posto dove passare la notte. Se non altro per salvare il costoso materiale che viaggia con noi!

Dopo 12 ore di macchina, finalmente abbiamo parcheggiato Bianchina! Di ostelli in zona ce ne sono molti, tutti aperti. Entrando però c'è silenzio totale, nessuno risponde alla nostre chiamate. Il Piano A stava fallendo, per fortuna abbiamo sempre un Piano B: abbiamo sistemato il retro della macchina e ci siamo sdraiati. Sembra impossibile farcela, visto che siamo alti entrambi un metro e novanta o giù di lì. Non riuscivamo a prendere sonno per le risate, con il poco spazio disponibile eravamo costretti ad abbracciarci e ad assumere posizioni strane. Alla fine però ce l'abbiamo fatta, siamo riusciti a prendere sonno, con la speranza che alla 7 avremmo trovato qualcuno in reception. Per fortuna è andata proprio così. Giusto il tempo di fare il check-in, una doccia, e via per visitare Goreme!

Siamo arrivati a Osh, la seconda città più grande di tutto il Kirghizistan dopo la capitale Biškek. Osh non ci ha colpito al primo impatto. Eravamo anche stanchi morti dopo il viaggio del Pamir, ma girandola abbiamo apprezzato l'ospitalità degli abitanti. Ben riposati (finalmente) cominciamo il nostro tour cittadino. Dopo due chilometri in macchina, torniamo indietro e la parcheggiamo: il traffico è allucinante, nessuno rispetta la segnaletica. In due chilometri rischiamo due tamponamenti e una mezza rissa. Meglio proseguire a piedi e incamminarci verso il centro.

Mezz'ora di cammino e siamo nel centro del Bazar principale, un ammasso di bancarelle che vendono di tutto, cambi valuta che al vedere due turisti provano a spingerti nel loro box office per dirti che il loro cambio è migliore degli altri, quando invece tutti provano a fregarti, bancarelle fumanti con varietà di cibo e bevande e lunghi tavoli imbanditi con ogni varietà di pane. Non possiamo non assaggiare qualcosa, ma non sappiamo da dove cominciare e ci fidiamo di loro. Dopo 10 minuti siamo strapieni, appena ci avviciniamo con l’intenzione di comprare cominciano gli assaggi, tanto che alla fine non abbiamo comprato niente ma assaggiato tutto.

Continuiamo e arriviamo davanti a un grandissimo cancello, strapieno di donne in fila. Ci incuriosiamo e chiediamo il perché di tanta gente. Ci rispondono che tutte quelle donne sono in cerca di lavoro e ogni giorno si presentano per sperare in un'assunzione. Vediamo una donna che sorridendo esce dal cancello, il marito le va incontro e l’abbraccia, i due figli piccolini la stringono alle gambe: è un grande momento per quella famiglia e vedere tanta gioia ci mette una positività incredibile.

Il nostro giro per ora finisce qui. A Osh dobbiamo ancora visitare la Montagna di Sulayman, conosciuta come il Trono di Sulayman, e una volta grande meta di pellegrinaggio dei Musulmani. Ora è anche una grande meta turistica e dal 2009 è protetta dall'UNESCO come Bene Patrimonio dell'Umanità. Abbiamo tempo, ci fermiamo per l'intero weekend e vogliamo fare le cose con calma. Per fortuna oggi l'hotel dove ci siamo sistemati inaugura una splendida piscina. Domani è anche il compleanno di Nicola e il modo migliore per festeggiarlo è con un bel tuffo e tanto sole.

Nel frattempo, però, non possiamo abbassare la guardia. La Cina ci aspetta e i problemi sono sempre all'ordine del giorno. Ormai siamo abituati; siamo pronti a salutare l'Asia Centrale. Un'altra parte del viaggio sta per cominciare e noi saremo pronti ad affrontarla!

Siamo ad Osh da dieci giorni. Tanto, troppo tempo. Vogliamo ripartire. Le abbiamo provate tutte ma, come vi abbiamo accennato nell'aggiornamento precedente, abbiamo problemi con Bianchina. Siamo arrivati anche al confine con la Cina, sono stati 500 inutili chilometri. Ci hanno solo confermato quelle che già immaginavamo: Bianchina non può entrare in Cina.

Ci vuole un documento speciale rilasciato dal governo cinese per far sì che un turista possa entrare con una macchina di sua proprietà. Inoltre noi abbiamo l’autorizzazione per guidare la macchina ma non è intestata direttamente a noi. Le pratiche burocratiche aumentano, il tempo e anche il costo. E tanto! Ci si può collegare con un'agenzia interna, ma ci hanno chiesto quasi 5.000 euro. Non abbiamo neanche risposto, non li abbiamo. L'alternativa ora è rimpatriare con onore Bianchina tramite una compagnia di trasporti, possibilmente con bisarca. Anche in questo caso non si può: nessuna compagnia fa questo tipo di servizio, dovrebbero farlo solo per noi e i costi sono troppo elevati. Serve una soluzione per proseguire. Non possiamo certo abbandonare la nostra fida compagna di viaggio, che ci ha accompagnato finora fin sulla vetta del Pamir.

Cerchiamo una soluzione ma non sappiamo da dove iniziare. Chiacchierando con un ragazzo nella hall dell’hotel, scopriamo che un suo amico ha un business: compra macchine in Germania e le rivende qui ad Osh. Potrebbe essere interessato a riportare la nostra Bianchina in Europa. Organizziamo un incontro e in poche ore siamo faccia a faccia con l'unica persona che può salvarci. Ora, organizzare una cosa del genere non è per niente semplice. Prima di tutto bisogna mettersi d’accordo con il prezzo. Naturalmente sono partiti alti ma dopo varie contrattazioni abbiamo raggiunto un ottimo deal. Poi bisogna stipulare un contratto nel quale entrambi le parti promettono di rispettare i propri compiti. Volevamo farlo da un notaio ma bisognava far tradurre tutti i documenti in russo e abbiamo optato per un modesto “fai da te”. E infine bisogna fare l’autorizzazione con nomi e cognomi per consentigli di guidare la macchina.

 

 

Il nostro ritardo dipende soprattutto da quest'ultimo passaggo. La DHL ci aveva confermato che i documenti sarebbero arrivati a Osh in due giorni e abbiamo deciso di aspettare. Oggi, però, l'ufficio postale cittadino ci ha confermato che arriveranno non prima di cinque giorni lavorativi. Dovremmo aspettare un'altra settimana ma non possiamo. Partiamo lo stesso domani e speriamo con tutto il cuore che tutto vada bene. Lasciamo Bianchina in buone mani, ne siamo certi.

Siamo pronti ormai a lasciarci l’Asia Centrale alle spalle. Ci siamo rilassati fin troppo e un altro viaggio sta per cominciare, completamente differente, non solo per paesaggi, culture e tradizioni, ma anche perché non avremo con noi la nostra auto. Dovremo prima fare l'autostop per superare il confine con la Cina, perché non ci sono mezzi di trasporto che lo oltrepassino, e una volta arrivati a Kashgar ci aspettano le ferrovie cinesi. Dobbiamo proseguire con i mezzi pubblici, in treno, fino a Pechino. Dobbiamo ammetterlo, siamo un po' tristi per Bianchina ma questo viaggio deve continuare. Il nostro sogno si deve realizzare!

La pacchia è finita. Il nostro relax in piscina, tra tuffi, bagni e scivolate è finito. È il nostro ultimo giorno a Osh. Domani ci rimettiamo in marcia, con otto giorni di ritardo. Si va ziano in spalla, pronti a prendere qualsiasi passaggio pur di continuare il nostro viaggio. Siamo pronti per un'altra avventura. Ci risentiamo dalla Cina! Fateci sentire il vostro "in bocca al lupo"!

 

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