Una giornata normale può diventare eccezionale? Sì, se ti trovi in Australia, più precisamente a Sydney, meglio ancora se a Bondi Beach. C'è il sole e, soprattutto, ci sono le onde! Che il surf abbia inizio!

È impossibile non essere affascinati dal surf: un uomo con la sua tavola contro la forza della natura. Bondi Beach è una delle destinazioni più famose per i surfisti. Basta scendere in spiaggia, una spiaggia enorme, per rendersene conto: centinaia di persone, giovani e meno giovani, uomini e donne, distesi al sole con accanto la tavola. Come si fa a rinunciare? Buon divertimento!

 

 

Una normale giornata da surfisti. Il surf, in Australia, è qualcosa di "naturale", qualcosa con cui i bambini entrano in contatto anche da piccoli. Non è un caso quindi che proprio l'Australia sia una delle mete più famose e gettonate tra gli amanti della tavola. E la spiaggia più famosa è quella di Bondi Beach, a Sydney: una enorme distesa di sabbia che si affaccia sull'Oceano Pacifico! I surfisti (oltre ai semplici bagnanti) arrivano da tutto il mondo. Se siete stati in Australia lo sapete già: è quasi vietato visitare Sydney senza affacciarsi a Bondi Beach. Tanto più nei prossimi mesi, visto che l'estate, lì, sta arrivando...

 

Un viaggio dell’altro mondo. Banale dirlo, ma andare in Australia è proprio così. E non solo geograficamente. In Italia siamo 60 milioni in un paese tutto sommato piccolo, lì sono solo 22 in un paese enorme, sconfinato. Non che l’abbia girata tutta, l’Australia, ma l’idea di vivere in posto extralarge, almeno in relazione agli abitanti, ti colpisce da subito, appena inizi a guardarti intorno.

 

Descrizione del viaggio

Il mio viaggio in Australia si è concentrato in tre città della parte orientale dell’isola: Melbourne soprattutto, poi Sydney e Canberra. Andiamo con ordine.

 

MELBOURNE... LA PERFEZIONE FATTA CITTA'

Melbourne è davvero una delle città al mondo dove si vive meglio. Affacciata sul mare, ricca di locali e di cose da fare, non dà l’idea di essere una metropoli anche se lo è con i suoi oltre 4 milioni di abitanti. Sono stato per tre settimana a casa di una mia zia, emigrata ormai cinquant'anni fa dall'Italia. Il fatto di essere ospitati dai parenti rappresenta allo stesso tempo un vantaggio e uno svantaggio. Il vantaggio è che ti permette di vivere come uno del posto, con i loro orari, le loro incombenze di tutti i giorni e quanto di più quotidiano possa esserci. Lo svantaggio è che un po’ ti limita ed è difficile riuscire a girare quanto vorresti, soprattutto se non li vedi da 25 anni circa. Il primo ricordo che ho dell’Australia, però, è legato proprio a casa di mia zia. Prima mattina, non mi sono per niente ripreso dal fuso orario (ci vuole anche una settimana nel peggiore dei casi), esco di casa e mi fermo sulla porta: non lontano da me un bel gruppo di canguri si allontana saltellando. Immaginavo e speravo di vederli ma non forse non così presto e non così liberi!

Dicevo di Melbourne, la città che mi ha colpito di più tra quelle che ho visitato nel mio breve tour dell’Australia. Mi ha colpito perché è completamente diversa da ciò a cui siamo abituati: è enorme eppure ordinata, non è caotica, in alcuni frangenti quasi silenziosa. Certo, parlare di architettura e di arte facendo il confronto con l’Italia o con l’Europa è inutile ma ci sono alcuni punti di Melbourne che mi sono rimasti nel cuore. Mi riferisco in particolare a Federation Square, un civic centre costituito da due grandi open space che si mixano perfettamente con uno spazio coperto, The Atrium. Loro, gli abitati di Melbourne, la odiano o comunque non ne sono entusiasti ma a me è piaciuta proprio tanto. Un discorso a parte meriterebbe lo shopping: se vi piacciono gli articoli e da surf, Melbourne è il vostro paradiso degli acquisti. Dovunque ci si giri si trovano negozi che vendono tutto, ma proprio tutto, per gli amanti della tavola. Non mi riferisco ovviamente all’abbigliamento tecnico, materia in cui non sono per niente ferrato, ma ai vestiti delle più svariate marche legate alla moda streetwear e surfwear. Una scelta pressoché infinita di prodotti tra cui scegliere. Peccato che i prezzi siano tutt’altro che contenuti e se non si sta attenti si rischia di tornare a casa con il conto completamente svuotato!

 

IL VIAGGIO SI MOVIMENTA: ECCO SYDNEY

Se Melbourne è la faccia “tranquilla” dell’Australia, Sydney è la sua versione caotica. Non posso dire che non mi sia piaciuta, tutt’altro. Da un punto di vista oggettivo è sicuramente più bella di Melbourne, più ricca. La Opera House è qualcosa che lascia senza fiato come pure la Baia di Sydney, capace di regalare una vista davvero unica. Eppure nel suo complesso la città mi ha colpito di meno, forse perché mi sembrava più familiare, più vicina a quello a cui sono abituato rispetto a Melbourne: mi ricordo che la mia prima impressione è stata: “C’è talmente tanto casino che sembra di stare a Roma!” (una sensazione, questa, che non ho provato neppure a New York, la metropoli per eccellenza). Una città caotica e trafficata, certo più facile da girare rispetto a Roma ma non così diversa sotto alcuni punti di vista. Niente a che vedere con la tranquilla Melbourne (certo che poi dipende dai gusti). Non potrei parlare di Sydney senza parlare di Bondi Beach, la spiaggia cittadina più famosa, vero paradiso dei surfisti e di chiunque ami il mare. Arrivati a Bondi, il tempo passa senza rendersene conto: gruppi di ragazzi e ragazze che si muovono senza mai abbandonare la loro tavola, persone che prendono il sole, tipi strani che si aggirano sulla spiaggia. Una varia umanità, colorata e multiculturale, rumorosa e rilassata. Impossibile non rendersi conto di quanta distanza ci sia tra questa spiaggia e l’Italia!

 

CANBERRA, IL GRAN FINALE

L’ultima tappa di questo breve resoconto è Canberra. La ho visitata per due motivi: è la capitale e poi l’autobus della Greyhound che ho preso al ritorno da Sydney ci passava. Perché non fermarsi, mi sono detto?! Canberra in effetti sembra che sia stata costruita un paio di giorni fa, non c’è granché da vedere e in più si tratta di una città molto piccola, che si gira davvero in poche ore (e noi ci siamo fermati solo un paio di giorni). Ne vale la pena? In generale forse no. Poi dipende dal proprio programma: se si è limitati negli spostamenti, come è successo a me, può essere una sosta piacevole, anche per dire di esserci stati. Se invece si deve scegliere tra Canberra e un’alternativa, è molto probabile che l’alternativa sia migliore. Uno degli momenti più divertenti però l’ho vissuto proprio a Canberra. Entro in un bar che espone il marchio di un celebre caffè italiano. Mi siedo e scopro che il proprietario dice di essere italiano (non è affatto difficile incontrare italiani in Australia, sia emigrati di lunga data sia di ultima generazione). Quando si avvicina con il caffè, però, c’è qualcosa che stona. Bastano due domande per rendersene conto: il proprietario non è affatto italiano, ma libanese. Si spaccia per italiano perché questo attira clienti. Un giochetto che con gli australiani funziona benissimo ma con noi si rivela molto meno utile. Scoperto, il “libanese” cede e finiamo a fare quattro chiacchiere sulla forza del Made in Italy. Il caffè però era buono davvero. Succede anche questo, in questo mondo a testa in giù!

Siamo in autunno, l'inverno sta aprendo le sue porte. Tutti noi però continuiamo ad avere voglia d'estate. Un'estate vera, possibilmente, non come quella appena trascorsa. Dove possiamo trovarla ... Pensa che ti ripensa abbiamo trovato la soluzione: a Sydney! E così siamo partiti, solo con la mente purtroppo. E vogliamo raccontarvi tutto quello che abbiamo visto, cominciando dal viaggio!

Sydney è lontana, molto lontana, forse troppo lontana. Ore inquantificabili di viaggio in aereo, condite anche da scali in Kazakistan o in Cambogia se siete proprio sfortunati (con un po' di fortuna, invece, vi toccano Dubai e Singapore). Appena arrivati, abbiamo subito deciso (sempre virtualmente, eh) che ne sarebbe valsa la pena. Siamo andati in giro per questa città che sta riscoprendo la primavera ed ecco la nostra personalissima top five.

 

 

1. Opera House. Un genio, questo Jorn Utzon, architetto danese che, dopo James Cook, sembra esser entrato di diritto nella sfera dei colonizzatori di quello che una volta era chiamato il  “nuovissimo” continente. Vele che sembrano tuffarsi nella baia, che diventano incredibili con i fuochi a Capodanno. Le visite guidate al teatro sono possibili tutto l’anno, e non dimenticate di prendere un caffè nella mitica terrazza panoramica!

Sydney Opera House

 

2. Sydney Harbour. Uno dei porti naturali più belli del mondo: 240 chilometri di linea costiera intervallata da corsi d'acqua. Lungo questo percorso frastagliato, il Sydney Harbour National Park (inserito nella lista dei Patrimoni UNESCO) è una vera scoperta, insieme a piccoli antri dove trovare, nella modernità, perle rare di cultura aborigena. Un melting pot unico.

Sydney Harbour Bridge

 

3. The Rocks. Il quartiere storico della città. Qui i primi colonizzatori europei trovarono riparo nel nuovo mondo. Cosa rimane oggi di questa storia? Un piccolo angolo di Vecchio Continente, fatto di un insieme di stradine e vicoli ciechi in pietra arenaria. Non mancano tour guidati tra i fantasmi.

Sydney: The Rocks 

 

4. Bondi Beach. Cerchiamo l'estate e non possiamo non trovare la spiaggia. E che spiaggia! Distante solo dieci minuti dal centro è il luogo ideale dove rilassarsi dopo una giornata da turista. Surfisti, mercatini, mostre d’arte e feste sulla spiaggia. Ce n’è per tutti i gusti e tutti i portafogli.

Bondi Beach

 

5. Mardi Gras. Questo purtroppo ce l'hanno solo raccontato. Ma d'altra parte, chi l’ha detto che il copyright sul carnevale è solo veneziano? Lontano dal Mediterraneo (e anche dalla samba carioca), a febbraio si celebra il Gay e Lesbian Mardi Gras. Esplosione di colori e joie de vivre, con i carri che percorrono Oxford Street, con il loro must sono colori e paillettes.

Mardi Gras a Sydney 

La lista delle 10 città preferite. Un concentrato di bellezze, il meglio del meglio del turismo. A stilare la top ten ci ha pensato un'indagine Ipsos basata sulle risposte di oltre 18 mila persone provenienti da tutto il mondo. Poche le sorprese, tante le certezze grazie anche a dei dati che offrono interessanti spunti di riflessione. A trionfare è New York davanti a due big come Londra e Parigi. C'è anche l'Italia, rappresentata dal nono posto di Roma.

 

 

L'indagine-sondaggio si è basata sulle risposte degli intervistati a tre diverse domande e cioè: 

  • Qual è la città migliore per concludere affari
  • Qual è la città migliore per vivere
  • Qual è la città migliore per fare un viaggio da turisti

A ogni voce è stato assegnato un determinato punteggio. A vincere è stata New York, il cui fascino è indiscusso, visto che la Grande Mela - perfetto mix tra business (Wall Street), qualità della vita e luoghi di interesse (Central Park, Statua della Libertà) - con 68 punti stacca nettamente i 52 che caratterizzano le seconde classificate: Londra e Parigi. La Tour Eiffel e il Louvre da un lato, Tower Bridge e Buckingham Palace dall'altro non bastano infatti a colmare un gap basato soprattutto sulla concezione della città statunitense come perfetto 'luogo d'affari' a differenza delle due località europee.

 

Londra

 

Tuttavia Londra e Parigi rappresentano il meglio del vecchio continente: la prima è la "City" per eccellenza, luogo d'affari, città alternativa e di tradizione, da Camden Market alla Regina. Discorso simile per Parigi, che resta la "Città degli Innamorati", capace di affascinare e lasciare senza parole.

 

Parigi

 

La particolare struttura del sondaggio va tutta a vantaggio della quarta classificata, la ricchissima Abu Dhabi. La posizione della città degli Emirati è sicuramente rafforzata dai punteggi relativi agli affari e alle vacanze, che compensano ampiamente il fatto che Abu Dhabi non sia considerata tra i migliori posti dove vivere.

 

Abu Dhabi

 

Dietro Abu Dhabi si piazzano invece due città che fanno della qualità della vita il loro punto di forza. La quinta classifica è infatti Zurigo; la città svizzera non è di solito indicata tra quelle "imperdibili" ma è evidente che sia tra quelle dove si vive meglio.

 

Zurigo

 

Discorso simile, in parte, per Sydney. La metropoli australiana infatti è una città dove si vive bene ma è anche una meta "esotica", se non altro perché situata dall'altra parte del mondo e perché "vicina" a posti che esotici lo sono davvero. Città da vivere, quindi, ma anche città da visitare e da utilizzare, perché no, come punto di partenza per una vacanza ancora più lunga!

 

Sydney

 

Dopo Sydney arriva l'Asia. Al settimo posto c'è Tokyo. La capitale del Giappone è molto considerata per le possibilità lavorative e di business che offre ma lo è molto meno come destinazione in cui trasferirsi, a cause delle troppe le differenze tra lo stile di vita al quale siamo abituati e quello nipponico.

 

Tokyo

 

Stesso discorso anche per l'ottava classifica di questa speciale classifica: Hong Kong. In questo caso, si tratta addirittura dell'ultima classificata tra le città in cui si vorrebbe vivere. Le risposte positive alle altre due domande del sondaggio, affari e turismo, le hanno permesso però di risalire e di piazzarsi comunque nella Top 10, mettendosi alle spalle città spesso più quotate.

 

Hong Kong

 

Ci avviciniamo alla fine della Top 10 e finalmente troviamo la prima e unica italiana. Come è facile immaginare si tratta di Roma! La città eterna sconta il fatto che l'Italia non sia considerata il centro degli affari ma rimane indubbiamente tra le mete e le destinazioni da vedere almeno una volta della vita (solo Parigi, infatti, ha ottenuto una valutazione migliore nella domanda prettamente turistica). In quanto a qualità della vita ... ci si può adattare!

 

Roma

 

Chiude la classifica un'altra big del turismo mondiale come Los Angeles. Le spiagge, Hollywood, il fascino del cinema e dello star system, il tipico skyline americano: tutte cose che continuano a esercitare fascino ma che non bastano ad andare oltre il decimo posto.

 

Los Angeles

Viaggio in una terra ancora sconosciuta al turismo di massa, scalo tecnico a Sidney con visita della città e tour di una settimana dell'isola principale della Nuova Caledonia, con vita da spiaggia su una delle isole secondarie (Ile Des Pins).

 

Numero Viaggiatori: 2

Data di partenza: 20/09/2008

Durata: 24gg

Luoghi: Noumea, Sydney

 

Descrizione del viaggio:

Partenza da Milano Malpensa destinazione SidneyPernottamento al Travelodge Hotel situato vicino al Central Business, in posizione che permette di arrivare agevolmente a piedi nel centro della città per visitare i luoghi principali. Bellisima la vista dell'Opera House con sullo sfondo lo Harbour Bridge passando per l'Hyde Park. Splendia anche la visita all'acquario con le sue specie particolari. Da mozzafiato la visita alla sommità della Sydney Tower (309 metri) da dove si sovrasta tutta la città per un panorama eccezionale (per i più temerari c'è anche la possibilità di andare all'esterno su una piattaforma panoramica).

Il tempo non è stato dei migliori avendo trovato pioggia, ma nulla ci ha impedito di fare un tour in pulmino con guida italiana che ci ha fatto visitare tutta la città con passaggio davanti alle case di personaggi famosi, il particolare quartiere di Woolloomooloo, la periferia (da notare la tranquillità e la civiltà di automobilisti e pedoni ligi alle segnaletiche). Di particolare nota la visita al Blue Mountains National Park e a Katoomba per visitare le bellezze naturalistiche di quei posti incontaminati e preservati, e al Featherdale Wildlife Park, dove si può interagire con gli animali simbolo di questa terra, i Canguri e i Koala, nonché con altre razze faunistiche in parte lasciate in libertà all'interno del parco.

La breve esperienza in terra australiana era il preludio al viaggio in Nuova Caledonia di qualche giorno dopo, raggiunta in volo aereo da Sydney.

Quest'arcipelago dell'Oceano Pacifico ancora poco conosciuto dal turismo di massa offre spunti molto attraenti. La nostra scelta è stata quella di noleggiare un'auto e di effettuare il tour di tutta l'isola (con alberghi prenotati in partenza per evitare problemi). Partenza da Noumea (la capitale) che già si presenta ai nostri occhi come una piccola cittadina con zone dismesse a contrapposizione dei grandi palazzi. La gente però è molto cordiale e ci fa capire che ovunque andremo saremo i benvenuti. Qui si può visitare il centro culturale Tjibaou costruito dall'italiano Renzo Piano con i suoi giardini e gli edifici in legno e il faro. E magari fare una capatina ad uno dei casinò presenti in ogni albergo.

Ci viene fornita una cartina e un breve riassunto di posti interesse che troveremo sul tragitto, o dovrei dire potremmo trovare, visto che abbiamo riscontrato che la lista non è proprio aggiornata e che alcuni punti di interesse non esistono più. Ma comunque si parte.

Primo giorno: partenza da Noumea e già dopo alcuni chilometri capiamo che la natura sarà incontaminata e che troveremo ambienti particolari. Sostiamo alla spettacolare Baie de S.Vincent, laguna creata da due barriere coralline e dal mare limpidissimo. Arrivo al villaggio di Sarramea immerso nel verde e pernottamento.

Secondo giorno: Proseguiamo verso la costa est. Visita al pittoresco villaggio Moindou. Sulla strada visita all'antico fortino Fort Téremba col suo penitenziario. Il fortino non è certo ben messo probabilmente perchè poco visitato, ma quello che c'è è ben descritto (non in italiano) e comunque ben curato, per una visita che vale la pena fare. Arrivo e pernottamento a Poindimie.

Terzo giorno: Bagno al mare sulle spiagge bianche. Ripartenza, lungo la strada è possibile ammirare la scogliera vulcanica di Linderalique Rocks con le sue roccie nere alte anche 60mt che contrastano con l'increspatura delle onde. Notte a Koulnoue Village.

Quarto giorno: Sosta per la visita alla cittadina di Hienghene e alle sue spiaggie. Visita al Centro Culturale Kanak dove si trovano ancora intatti gli stili di vita primitivi della popolazione natia. Possibilità di navigare il fiume del luogo con la piroga.

Quinto giorno: Ripartenza e, lungo la strada, ammiriamo le falesie d'origine carsica, di cui le più famose rappresentano una chioccia che cova e una sfinge. Visita a Balade, luogo dove nel 1774 il Capitano Cook mise per la prima volta piede su queste terre. Prazo a base di pesce appena pescato nella cittadina di Ouegoa.

Sesto giorno: Arrivo a Poum, pittoresco paesino affacciato su una bellissima baia di sabbia bianca. Da qui è possibile arrivare al viaggio di Voh dove è possibile, dall'alto ed in particolari periodi organizzandosi, vedere la famosa formazione a forma di cuore di una parte della foresta di mangrovie. Giunti a Konè è interessante visitare un sito archeologico dove sono stati rinvenuti oggetti ed utensili datati a 3000 anni fa.

Settimo giorno: Rientro a Noumea sulla costa Ovest non prima aver sostato a Bourail per ammirare la possente scogliera di Roche Percee di fronte a cui sorge un alto monolito scolpito dalle onde e la baia delle tartarughe.

Inutile dire che lungo tutta la strada si trovano angoli naturali stupendi da visitare e baie e calette con un mare cristallino e una spiaggia incontaminata dove "perdere" del tempo. Ogni paesino ha il suo angolo da andare a visitare, fosse anche solo una chiesetta sperduta. Conoscendo la lingua sarebbe bello anche fermarsi presso qualche tribù Kanak per meglio conoscere i loro stili di vita. Sicuramente ci siamo persi molti luoghi particolari a causa dell'itinerario obbligato, luoghi che con un pò più di calma ci avrebbero sicuramente stupito. In ogni angolo si nasconde uno sfondo fantastico per una foto ricordoOgni albergo  in cui abbiamo pernottato era ben curato e comodo, anche se non presentava i confort da grande albergo ma non cercavamo certo quello.

Le strade sono perlopiù asfaltate anche se in alcuni punti si viaggia sullo sterrato. Lungo il tragitto si dovrà anche traghettare su una chiatta, unico collegamento fra le rive di un fiume. Le strade più grosse si trovano nel rientro a NoumeaPochi i negozi dove poter comprare souvenir ma la particolarità è che lungo le strade si incontrano dei banchetti con in bella vista dei manufatti della zona (ma anche frutta e verdura coltivata da loro). È possibile fermarsi e guardare. Il prezzo è indicato da un biglietto perchè nessuno è presente al banchetto e la fiducia la fa da padrone (anche se il dubbio di essere osservati è sempre vivo). In ogni albergo il mangiare era ottimo e abbondante anche se nei villaggi ci è stato proposto di mangiare carne di pipistrello o un tipico verme arrostito e solo la poca temerarietà ci ha dissuasi da queste prelibatezze. 

L'ultima settimana l'abbiamo passata sull'isola dei pini (Ile Des Pins), naturalmente chiamata così dalla grande presenza di pini che crescono a volte non drittissimi sferzati dal vento, sulla sua superficie. Già l'arrivo sull'isola con un piccolo aereo pieno di gente del posto e l'aereoporto con un check in molto spartano ci ha fatto capire che qui pochi turisti arrivano ma il bello di questi posti è anche questo. Immacolata e strabiliante, la natura si estende a perdita d’occhio dalle spiagge deserte, costeggiate da piccoli sentieri ombreggiati da banani e dai pini colonnari, spiagge bianchissime e mare trasparente la fanno da padroni. Dominata dal picco Nga (262 metri d'altezza), l'Ile Des Pins emerge da una laguna, inserita nella prestigiosa Lista del Patrimonio mondiale Unesco, le cui acque sono di un blu che quasi abbaglia la vista. La piscina naturale della baia d’Oro ne è senza dubbio l'esempio più fedele.

La mancanza del turismo di massa rende tutta l'isola tranquilla e vivibile. Qui la vita notturna è per gente che sta sulla spiaggia a guardare le stelle ed ascoltare il mare. Qui si parla solo di vita di mare e spiaggia. L'isola si gira completamente in auto in un paio d'ore e anche qui i negozietti di prodotti tipici sono rarissimi. Anche l'aereoporto è aperto solo quando arrivano e partono aerei. È stata l'esperienza di viaggio che ho goduto di più, in un luogo da favola e con panorami stupendi.

L'accoglienza delle persone è stata magnifica, anche considerando che non sono territori che si basano principalmente sul turismo. Portate abiti leggeri ma anche una giacca a vento impermeabile e un pullover per le serate più fresche. La Nuova Caledonia gode di un clima tropicale temperato, pertanto il clima è primaverile quasi tutto l'anno. Le temperature medie sono comprese tra i 15°C e 32°C in base alla stagione. Spero di avere occasione di ripetere il viaggio con un po' più di esperienza per potermela godere di più.

Viaggio in libertà di 3 amici lungo le coste Est e Ovest dell'Australia, senza programmazione precisa e con predilezione per gli aspetti naturalistici...

 

Numero Viaggiatori: 3

Data di partenza: 08/07/2011

Durata: 21 gg

Luoghi: Cairns, Perth, Sydney

 

 

Da Cairns a Cooktown e da Perth a Exmouth… e consigli per l’uso (8-29/7/2011)

Abbiamo programmato di visitare sia la costa est che la costa ovest con aspettative rivolte soprattutto agli aspetti naturalistici e con questo intento siamo atterrati a Sydney di buon mattino con in tasca i booking per l’albergo ( solo 2 notti ) e per la macchina a noleggio. Due giorni per un'occhiatina a Sydney  (metropoli abbastanza a misura d’uomo e ben visitabile nei suoi punti essenziali) e al suo immediato circondario e poi ... Via! partenza verso nord. L’autostrada è ampia e il limite dei 110 km/h ci sta anche un po' strettino ... anche perché , alla lunga, qualsiasi scenario naturale circostante tende a diventare monotono, la strada non corre proprio sulla litoranea come poteva sembrare dalle cartine e il clima non risente ancora dell’influenza del tropico abbastanza da spingerci sulle spiagge. Trascorriamo così i primi 2 gg praticamente solo viaggiando, con rare puntate verso il mare e fermandoci alla sera nei motel lungo la strada. Sarebbe stato molto meglio prendere un volo interno per Brisbane ed iniziare da lì il viaggio in auto anche perché i motel non sono facili da reperire in quanto la giornata lavorativa australiana termina verso le 17/18, dopo di che si trovano chiuse anche le reception dei motel ... per non parlare dei ristoranti. 

Da qui in poi si nota il cambio di temperatura e le comunque sporadiche soste sulle spiagge diventano gradevoli al punto che ci concediamo già il primo bagno nell’oceano (dove però notiamo che l’acqua non è poi così cristallina come la immaginavamo). La prima tappa degna interessante si rivela l’isola Fraser: una enorme isola di sola sabbia sulla quale si è sviluppata una imponente foresta tropicale e che contiene anche un lago di acqua dolce ( dove facciamo un rinfrescante bagno ). Qui iniziamo anche a fare la conoscenza con i modi di fare australiani: tutto è programmato cronometro alla mano e manca completamente lo spazio per le iniziative personali. Infatti il tour si fa con mezzi speciali (delle specie di bus con 4 ruote motrici) ed è scandito gentilmente ma perentoriamente dalle direttive dell’autista/guida. Fermata al relitto (immagine veramente suggestiva) per fare qualche foto ma avviso che si parte tra 15 minuti, trasbordo al resort sull’isola per il lunch con sosta di 70 minuti e poi si riparte per il lago Mc Kenzi con sosta di 50 minuti per il bagno ... il tutto con zone accessibili ben delimitate. Con questo modo di fare dovrete fare i conto ovunque andrete.

 

 

Si continua il viaggio verso nord ed abbiamo la cattiva idea di giungere in una pur relativamente grande città come Mackay dopo l’orario consigliato: sono quasi le 19!!! Proviamo in qualche raro motel che non ha ancora chiuso la reception ma sono tutti stracolmi e neanche l’incontro con un pizzaiolo italiano riesce a fornirci la soluzione al problema: mangiamo qualcosa al volo in un ristorante che sta per chiudere (una inconsueta “pizza con tagliata e salsa barbecue”!) e ci rimettiamo in cammino. Usciti dalla periferia perdiamo le speranze di dormire in un letto e percorriamo ancora un centinaio di chilometri su strade deserte , frequentate  di tanto in tanto solo da camion enormi, lanciati a tutta velocità e forniti di una sorta di incrocio tra un paraurti ed uno spazzaneve: la presenza di svariate carcasse di canguri ce ne fa capire lo scopo. Uno dei rari bivi presenta una sorta di piazzola e questa diventa la nostra accommodation: cercare di "dormire" in 3 in una macchina di media cilindrata già piena di bagagli non è una esperienza esaltante . Dopo poche ore ci rimettiamo in cammino ed appena il sole è alto facciamo una deviazione per una spiaggia ove schiacciamo un sontuoso sonnellino e meditiamo su quella che si rivelerà poi la soluzione ideale per alloggiare senza brutte sorprese: da ora in poi cercheremo le sistemazioni con almeno 2 giorni di anticipo (tramite i vari uffici informazioni o agli internet point) privilegiando  le "cabins" ( sono dei cottage all'interno dei caravan park dotate di una o più camere e di una zona/giorno fornita di cucina) . Il loro costo è concorrenziale con i motel e i vantaggi sono immensi: noi ci preparavamo una bella colazione prima di iniziare la giornata e una abbondante cena alla sera (senza dover sottostare agli assurdi orari locali ed evitando la cucina australiana, non certo originale o prelibata quanto costosa), spesso cucinando della pasta sempre presente nei supermarket.

 

 

Arriviamo a Cairns (grande e moderna città turistica) e nei dintorni troviamo diverse attrattive : dalle stupende spiagge dove il mare si incontra con la foresta pluviale (con tanto di alberi di cocco sulla spiaggia) ai fiumi abitati da coccodrilli (visitabili sempre con modalità "super organizzate") , alla natura selvaggia di Cape Tribulation ( dove vediamo dei casuari e un varano ) all’altopiano di Altherton ( con i famosi fichi strangolatori, i canguri degli alberi e degli stupendi laghetti vulcanici) e si dimostra un po’ faticosa ma soddisfacente la puntata a Cooktown  praticamente dove finiscono le strade asfaltate e diventa obbligatorio l’uso del 4x4) nei cui dintorni si possono vedere i dinghi e, se si ha fortuna, dei coccodrilli "non gestiti" ma in assoluta libertà . La zona è quindi bellissima ma ci delude un po’ l’acqua del mare ( ancora molto torbida ) e ci aspettavamo di più dalla famosa Grande Barriera Corallina: in effetti la barriera c’è ma si trova a circa 30 km dalla costa, fruibile solo con collegamenti aerei o marittimi veloci . Le isole raggiungibili e fruibili con  gite giornaliere (Green Islands , Frankland Islands , etc etc) non presentano dei veri e propri reef  anche se , nuotando naturalmente all’interno di aeree delimitate da boe e rispettando gli orari del te e del lunch, si può fare snorkeling ed ammirare qualche pesce tropicale in un acqua, se non cristallina, non più così torbida come sulla costa.

 

Coccodrilli

 

Dopo esserci fermati per qualche giorno a Cairns , e  se vi capita di farlo cercate accommodation da Carmelo (sulla Sheridan strett al n° 183; 07 4031 4522 )  un maltese di origini italiane che vi potrà fornire delle family rooms (versione in muratura delle cabins) a prezzi veramente interessanti e tutte le informazioni che volete sulla città in un perfetto italiano, ci imbarchiamo per un "voletto interno" di appena 5 ore con destinazione Perth.

Qui scopriamo un altro dettaglio che potrà servire a coloro che hanno intenzione di visitare l’Australia: conviene moltissimo noleggiare le auto dall’Italia, si spende meno e i Brokers italiani forniscono una copertura assicurativa praticamente senza franchigia, mentre,  noleggiando sul posto, si firmano dei contratti con i quali ci impegniamo a risarcire i primi 2.800 $ di ogni danno!! Contratti capestro!! Risolviamo il problema con una telefonata in Italia ed attendiamo volentieri dieci minuti al bancone finchè non arriva la nostra prenotazione con copertura totale dei rischi e prendiamo quindi possesso dell’auto che ci accompagnerà nella nostra ultima settimana in Australia, alla scoperta della costa Ovest. Scegliamo la strada litoranea che consente comunque velocità rispettabili, ammiriamo degli splendidi paesaggi tra le bianche dune di sabbia e scopriamo per caso un simpatico agglomerato di baracche, quasi una sorta di paese con tanto di "posto di primo soccorso"  e taverna, proprio in riva all’oceano, tra le dune di sabbia bianca che degradano in un acqua finalmente turchese e scorgiamo i flutti infrangersi nella barriera corallina ad appena 5/600 metri dalla battigia.

Siamo ancora parecchio a sud e la stagione invernale non consente ancora di fare il bagno, pertanto riprendiamo il viaggio e facciamo una sosta per ammirare "i Pinnacoli" (concrezioni di arenaria veramente suggestive ) ... naturalmente a pagamento e seguendo un percorso segnato anche in una zona che ricorda molto un deserto! Le esperienze precedenti ci hanno suggerito una eccellente sistemazione nei pressi di Geraldton (un comodissimo cottage con "veranda vista oceano"), la mattina ripartiamo e, con varie fermate nei siti di interesse paesaggistico, raggiungiamo il cottage prenotato a Denham, domani mattina ci aspettano i famosi delfini di Monkey Mia.  Purtroppo saranno una delusione: dopo aver naturalmente pagato l’accesso ci disponiamo tutti in riga ad un metro esatto dal bagnasciuga, arriva un inserviente con un secchio di pesci mentre un altro addetto mette in funzione un altoparlante piazzato su un palo 2 metri dietro di noi, arrivano i delfini (tutti schedati con tanto di carta d’identità) e inizia la rappresentazione a suon di "premi in pesce": prima giocano un po’ a 3 metri dalla riva e ricevono un pesce a testa, poi si avvicinano e procedono molto lentamente e parallelamente alla spiaggia in modo che, dietro "germanica" direttiva dall'altoparlante, l’orda di visitatori si può immerge fino al ginocchio ed è possibile fare delle foto con il delfino che sfila impettito nelle vicinanze (tra un premio e l’altro). Forse sarò un po' troppo critico ma … mi aspettavo qualcosa di diverso da un comune "delfinario" . Sono appena le 8,30 di mattina (l’appuntamento con la rappresentazione dei delfini è alle 7,30) e quindi partiamo subito fermandoci a vedere dei panorami stupendi,  con delle lingue di sabbia che si insinuano nelle baie oceaniche (un attento esame rivela che non si tratta di sabbia ma di gusci di minuscole bivalvi) e facciamo una fermata anche per guardare una delle ultime colonie attive di stromatoliti (le famose "rocce viventi", che , nel suo formarsi su input di un batterio, hanno, in epoche remote , generato quell'ossigeno necessario affinché l’atmosfera terrestre divenisse compatibile con la vita animale) . Da qui ci attende una delle parti più noiose del viaggio: centinaia di km di strada dritta i cui rettilinei infiniti sono solo apparentemente interrotti da leggeri dossi che spezzano l’orizzonte.

 

 

Sosta a Carnarvon (sempre in cabins) e si parte per l’ultima meta del nostro viaggio: Exmouth. Durante il tragitto abbiamo la brillante idea di fare una piccola deviazione (una decina di km ) per fare un bagno a Coral Bay e questa sosta ci infonde l’energia necessaria per completare la nostra avventura: spiaggia bianchissima e acqua cristallina, le onde si infrangono sulla barriera a 500 mt dalla costa, immergendoci con la maschera dalla spiaggia iniziamo a trovare delle specie di dentici di taglia rispettosa che ci passano tra i piedi e, non appena il fondale diventa roccioso (a circa 50 mt dalla battigia) , si possono ammirare i pesci che solitamente si vedono solo nei documentari ... o negli acquari: pesci angelo, trombetta, pietra, chirurgo etc etc ... Finalmente lo stereotipo di "mare australiano" che ci eravamo immaginati!! Raggiungiamo Exmouth ed abbiamo appena il tempo di prenotare l’escursione (molto onerosa per la verità) per la mattina dopo e fare la spesa al supermarket: sono le 16,45 e tutte le serrande si stanno abbassando!! La mattina dopo un pulmino ci passa a prendere dal Caravan Park e ci trasporta al punto di imbarco distante circa 40 minuti (sarebbe stato molto meglio seguire il pulmino con la nostra auto … e poi capirete il perché) , da qui un piccolo gommone ci trasborda sull'imbarcazione in rada ed inizia la navigazione con subito una sosta all’interno della barriera per un po' di snorkeling tra pesci esotici e multicolori e poi usciamo in ... oceano aperto sfilando accanto ad un gruppo di surfisti che, dopo aver ormeggiato le loro imbarcazioni al reef che sfiora la superficie, compiono evoluzioni sfruttando le onde (siamo a circa 1 km dalla costa). Con lo sguardo (e la videocamera) fissi sull'azzurro circostante per carpire li sbruffi e i tuffi delle numerose balene che ci passano ad appena un centinaio di metri, attendiamo il segnale dai nostri accompagnatori, già pronti con tanto di muta, maschera , boccaglio e pinne ai piedi (tutto fornito dall'organizzazione) ... Ecco, ci siamo!! Il piccolo aereo che da un po' sta gironzolando sopra di noi segnala al pilota del nostro battello il punto esatto da raggiungere con i motori a tutta … ultime febbrili raccomandazioni degli accompagnatori e ... giù ...  nel blu. Pinneggiamo per poche decine di metri sulla scia degli accompagnatori e iniziamo a scorgere la sagoma della nostra "preda": un sornione  squalo balena di circa 9 metri (ce ne sono anche di 18 metri !!!) che , incurante della nostra presenza , come di  quella delle remore che ne costellano il ventre , continua lentamente la sua escursione a pelo dell’acqua filtrando attraverso la sua enorme bocca spalancata l’acqua dell’oceano per estrarne il plancton di cui si nutre. Solo la presenza degli accompagnatori inibisce la mia voglia di toccare  quella enorme superficie grigio/marrone ammantata da puntini bianchi e mi mantengo ai prescritti 3 mt di distanza mentre un addetto realizza un filmato che poi verrà consegnato  a tutti i partecipanti. Quando il mastodonte si inabissa risaliamo sul battello e, tra il passaggio di svariate balene e di qualche tartaruga, ripetiamo l’esperienza con altri 3 esemplari, poi sopraggiunge l’ora del lunch a bordo (ottimo e abbondante) dopodiché ci riavviciniamo alla riva e, dopo aver superato il reef tramite uno dei pochi passaggi utili, ci concediamo un altro po’ di snorkeling (una tartaruga mi passa a pochi metri e scivola via dietro un enorme banco di corallo dove pascolano coloratissimi pesci striati e con strane e lunghissime appendici) . Rientriamo a riva che sono appena le 16,30 e il pulmino ci riporta verso la città … mentre nella direzione opposta di sviluppa una zona bellissima, selvaggia e stretta tra spiagge bianche con mare turchese pullulante di vita e ripide colline tagliate da canyon mozzafiato (Cape Range Park).

 

 

Appena scesi dal pulmino saltiamo sulla nostra auto e, imprecando per non aver previsto gli eventi, torniamo al punto d’imbarco, lo superiamo e facciamo in tempo solo a vistare una spiaggia deserta e stupenda prima da essere assaliti da un tramonto indimenticabile . Il percorso di ritorno verso Exmouth si rivela impegnativo a causa dell’incredibile numero di canguri che affollano la strada e i suoi bordi, e zeppo di rimorsi per aver dedicato così poco tempo a questa parte del viaggio che invece meriterebbe (col senno di poi) ben altra considerazione ... magari a scapito della più reclamizzata costa est. La mattina dopo ci mettiamo in cammino per quella che si rivelerà la parte più stancante del nostro viaggio: in pratica 2 giorni di viaggio in auto (con un pernottamento e poche soste intermedie) per raggiungere Perth da dove imbarcarci in aereo per un altro giorno intero di viaggio!! Riuscire a raggiungere Exmouth in aereo e soggiornare in zona per diversi giorni sarebbe stata la scelta più azzeccata (n loco è possibile anche noleggiare imbarcazioni con o senza patente nautica per compiere escursioni sul reef ed esiste un aereoporto a circa 35 km , Learmouth) . Speriamo che queste informazioni servano a chi ha intenzione di visitare questo stupendo paese senza appoggiarsi completamente a gite organizzate.