L'Italia è il Paese con il maggior numero di patrimoni dell'Umanità UNESCO, si prepara a celebrare Expo 2015 e ha un'offerta culturale particolarmente attiva. Eppure, il brand Italia arranca, seppellita sotto i colpi di un "valore turistico" affossato da inefficienza, infrastrutture incomplete e poca attenzione al turista internazionale.

Questo l'inclemente risultato italiano presentato al Buy Tourism Online, il salone del turismo di Firenze che in questi giorni ha visto riuniti esperti del settore, aziende e competitor da molte parti d'Italia e del mondo. Dal Country Brand Index, un indice sull'attrattività delle nazioni stilato da 2.530 viaggiatori e opinion maker, è emerso che i tre paesi maggiormente attrattivi, che suscitano cioè fiducia e interesse nel turista globale, sono rispettivamente Giappone, Svizzera e Germania.

 

 

In particolare, le categorie che vedono premiato il gigante giapponese sono "Tradizione & cultura", "Turismo", "Potenziale di business" e "Made in", a significare che il turista che visita il paese ritiene di grande valutazione sia la tradizione nipponica, che è effettivamente il fiore all'occhiello di questa nazione, ma anche l'accoglienza di chi arriva, tanto per motivi turistici quanto per quelli di affari. Non c'è da stupirsi: il Giappone brilla per qualità delle infrastrutture e reti di trasporto (i treni Shinkansen superveloci, i grandi aeroporti, le strade), delle nuove tecnologie (è uno dei paesi più e meglio connessi del pianeta) e dell'offerta turistica (tanti siti patrimonio dell'Umanità, sia monumentali che turistici).

Nella Top 10 di questa classifica, che ha riguardato complessivamente 70 paesi, spuntano realtà più o meno turistiche, come ad esempio Singapore e Corea del Sud (favorite dall'ampio potenziale turistico e tecnologico), così come Svezia, Canada e Norvegia (dove prevale l'attenzione al turista, l'altissima qualità di vita, i servizi e l'economia galoppante) e infine Stati Uniti, Australia, Danimarca e Austria, preferite da turisti e uomini d'affari per le grandi potenzialità in termini finanziari e di sviluppo dell'imprenditoria, e dai turisti per panorami, qualità della vita e accoglienza.

Per quanto riguarda il Bel Paese, nonostante si classifichi nelle primissime posizioni per offerta culturale, enogastronomia, moda e mercato del lusso, a rendere il giudizio generale decisamente basso (e in calo rispetto al 15° posto del 2013) è la pessima percezione della qualità della vita e del potenziale di investimento, stanti soprattutto i recenti dati che dipingono l'Italia come il paese, al pari della Romania, più corrotto d'Europa. 

 

Ore 9:00: è ora di rimettersi in marcia. La nostra Bianchina è lì che ci aspetta, ma tra noi e lei c’è un diluvio! Non ci demoralizziamo e cominciamo la nostra giornata, destinazione Abbazia di Pannonhalma. Questa Abbazia Benedettina è entrata a far parte del patrimonio culturale dell’UNESCO nel 1996, quando Papa Giovanni Paolo II la visitò in occasione dell’anniversario della fondazione (risale infatti all'anno 996). Fu fondata da Géza, padre del primo re Ungherese Santo Stefano.

Con noi c’è anche Eva, la guida che ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza in Ungheria. Sin dall'ingresso rimaniamo colpiti dalla bellezza dell'Abbazia. L'interno è pieno di affreschi, ma la nostra curiosità ci fa dirigere al Chiostro, da non molto rinnovato, dove lungo una parete si vede una parte di muro completamente distrutta ma coperta da una teca che racchiude un affresco di Gesù fatto nella prima metà del XIII secolo. Purtroppo Eva ci spiega che non è possibile riportarlo completamente alla luce, perché la completa distruzione del muro porterebbe al crollo del Chiostro stesso, ed è così che possiamo soltanto affidarci alla nostra immaginazione per viaggiare verso la bellezza che quelle mura sembrano nascondere. La cosa più sensazionale, però, accade poco più tardi, all'interno dell’Abbazia. La sola porta d'ingresso vale il viaggio: è fatta di marmo rosso ungherese nel quale si possono vedere i segni lasciati dai fossili. Un volta all'interno Frate Sylvester ci spiega la storia dell’Abbazia. Per fortuna c’è Eva che ci aiuta con la traduzione.

Si passa poi ad un'altro elemento portante della nostra visita, la biblioteca di Pannonhalma, costruita nel 1825 in stile Neoclassico. L’interno di questo tempio della scienza e del sapere contiene nove ritratti dei maggiori esponenti ecclesiastici di scienze e letteratura, reperti storici dei primi frati Benedettini che occuparono il monastero, lunghe file di colonne con capitelli accuratamente scolpiti, la copia della lettera di fondazione dell’abbazia di Tihany e della stessa abbazia di Pannonhalma, una bibbia di 800 anni fa, che non si può però ammirare, e più di 300.000 libri. Non è ancora finita. Il monastero è infatti circondato da ettari ed ettari di vigneti, dove i frati stessi producono vino e liquoriLì vicino c’è un ristorante Viator dove ci ospitano per assaggiare le prelibatezze del posto. Si comincia con una zuppa, composta da crema di cavolfiore e funghi, con crostini al tonno ed erba cipollina, accompagnata da un Sauvignon Blanc. A seguire una guanciola di cinghiale con gnocchi di semola e una cotoletta di maiale a pelo riccio con insalata calda di patate e cipolla, accompagnate da un Riesling, un vino ottimo per le carni bianche. Visto il nostro interesse per la cucina, ci fanno scendere nel posto dove questi piatti sono stati creati e troviamo lo chef Christian, che ci spiega come ha dato vita a ciò che abbiamo mangiato poco prima. È stato molto interessante scoprire le fasi che hanno portato alla creazione di piatti così prelibati! Non finisce qui perché ci sono ancora le cantine da visitare, dove incontriamo Nadia, che ci spiega che dopo la seconda guerra mondiale venne proibito ai frati di produrre il vino. Solamente nel 2003 è stata data loro la possibilità di riprendere l'attività produttiva. Certo che dopo 50 anni di inattività il terreno era abbastanza ridotto male. La produzione attuale è per gran parte merito di Tibor Gal, ex enologo delle cantine Antinori, il quale dopo un’approfondito studio sul terreno capì quale potessero essere gli uvaggi più idonei. Alla fine, dopo tanta fatica, ecco il Riesling, il Sauvignon Blanc, il Gewurztraminer e il Viogner per i bianchi e per i rossi il Pinot Noir ed il Merlot. I nostri complimenti vanno specialmente al Riesling, davvero un ottimo vino!

 

 

Parlando e discutendo di vino e di tecniche vinicole, si rischia di far tardi. Un'altra destinazione, però, ci aspetta, l'ultima di questa lunga giornata: Budapest, la capitale! Che città! Bella? No, bellissima. Anzi, di più! Tenetevi pronti perché nei prossimi giorni vi racconteremo ogni dettaglio di Budapest. Dateci solo il tempo di scoprirla in ogni suo più piccolo angolo. Nel frattempo, ne abbiamo approfittato per fare un giro sul Danubio, con un battello della compagnia Legenda. La temperatura si è abbassata notevolmente, ma è impossibile resistere al fascino del fiume: siamo saliti al piano superiore del battello, all'aperto, per avere una vista migliore sulla città. Peccato, però, che non siamo molto preparati a queste temperature (anzi, per dirla tutta, visto che siamo diretti in Thailandia nello zaino abbiamo solo costumi e magliette a maniche corte). In altre parole ... ci stavamo congelando! Tanto da impietosire una hostess del battello che ci ha portato due coperte da mettere sulle spalle, tanto eravamo gli unici lì fuori, tutti gli altri erano seduti all'interno.

Una volta partiti e sistemato il cavalletto è iniziata la photo session! Il top lo si raggiunge nel momento in cui tutti i ponti e i palazzi più importanti lungo le rive del Danubio si accendono come per magia e regalano una vista mozzafiato. Arrivando davanti al Parlamento l’emozione sale, perché quello che si vede è qualcosa di veramente incredibile! Basti pensare che tutta la zona circostante fa parte del patrimonio culturale dell'UNESCO, un insieme unico di meraviglie, messe lì una dopo l'altra. Durante il viaggio, abbiamo anche fatto amicizia con una ragazza americana, della Pennsylvania. Qualche foto scattata insieme, una chiacchierata, ed è partito lo scambio dei numeri di telefono. Domani saranno in due e noi altrettanto ... speriamo solo che la serata sia meno impegnativa della mattinata che ci aspetta! Dopo la splendida gita sul Danubio è ora di cena, ci aspetta il ristorante A 38, una ex spaccaghiacci. Il ristorante si trova al piano superiore, negli altri due fanno concerti rock. Ci siamo guardati e, perché no?, abbiamo deciso di goderci prima un po' di musica prima di cena. Niente male, specialmente il secondo gruppo. Saremmo rimasti volentieri ma lo stomaco brontolava, chiedeva pietà... la cena non poteva più essere rimandata! E così, dopo una bella cenetta, siamo andati in hotel.

È stata una lunga giornata. Siamo arrivati alla fine distrutti, giusto il tempo di darci la buonanotte e ci siamo infilati sotto le coperte! Domani si va alla scoperta di Budapest!

Roma e il turismo. Un binomio scontato ma ancora inespresso in tutte le sue forme e potenzialità. Il numero dei turisti che ha scelto Roma come meta delle proprie vacanze è in crescita ma non raggiunge ancora i vertici della classifica: restano ai primi posti le inespugnabili  Londra e Parigi

A dare una spinta in risalita è stato sicuramente Papa Bergoglio, che richiama gruppi di fedeli da tutto il mondo; i turisti infatti arrivano proprio da ogni dove, anche solo per poter ricevere la benedizione del Santo Padre.

I dati dell’ente bilaterale per il turismo (Ebtl) ci dicono che nel primo quadrimestre del 2013 in tutto il comparto ricettivo  è stato registrato un aumento del 5,7% degli arrivi e il 6% in più delle presenze rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

 

 

Effetto Bergoglio o meno, il turismo a Roma continua ad avere un trend positivo. Sicuramente il Papa rappresenta una forma di traino importante che tuttavia non basta a soddisfare gli operatori del settore in termini di fatturato. Il trend è in crescita e questo è sicuramente un fattore positivo, se si pensa soprattutto al momento di crisi che il Paese sta affrontando.

In realtà, il settore turistico è ampio. Ci sono le famiglie italiane che sono costrette a risparmiare ma fortunatamente non mancano quelle straniere che spendono di più. Tanto è vero che si è registrata una crescita numerica delle strutture alberghiere e dei Bed & Breakfast che hanno aumentato l’offerta d’ospitalità ma riempirli tutti non è certo un’impresa facile.

Le potenzialità per raggiungere le destinazioni ai vertici della classifica esistono ma la strada da percorrere è ancora lunga, di certo però la coda dei turisti ai Musei Vaticani resta sempre una certezza! 

Check-out a mezzogiorno, abbiamo sfruttato l’hotel fino all’ultimo minuto. E visto com'è andato il nostro ultimo viaggio, direi che ce lo siamo meritato! Dopo una bella dormita, è il momento di svegliare anche Bianchina, di caricare gli zaini e di mettere in moto, alla scoperta di Baku, la capitale dell'Azerbaigian e sito UNESCO. Prima tappa, la città murata, un piccolo paesino circondato da mura in ristrutturazione, con cannoni e catapulte rimessi a nuovo e ben posizionati sulle torrette. Le macchine possono girare tranquillamente ma il posto è davvero molto tranquillo e tutti preferiscono muoversi a piedi, anche perché la si può visitare in un'ora.

Concluso il nostro giro, ci spostiamo nel centro moderno della città: un traffico incredibile, code lunghissime ai semafori. Per dirla tutta, la città nuova non ci fa impazzire e decidiamo di andare alla fabbrica di tappeti più importante e conosciuta dell'Azerbaigian, Azer-Ilme. Trovarlo con Bianchina stava diventando impossibile: ognuno ci dà un'indicazione diversa. Il caos, finché incontriamo un signore molto disponibile che ce lo spiega, sempre parlando in russo. Stanchi e confusi gli confessiamo che è un'ora che giriamo a vuoto e lui, gentilissimo, decide di accompagnarci. Dieci minuti e siamo sul posto, lo ringraziamo e lui tranquillamente va alla stazione dei bus per tornare al punto in cui lo avevamo incontrato poco prima. Si chiama Ale, una persona davvero gentile, tanto che ci scambiamo i numeri di telefono. Una mossa che potrebbe rivelarsi fondamentale, perché Ale tornerà a farci compagnia più avanti. Intanto continuiamo. Dove siamo? Ah sì, siamo da Azer-Ilme, la fabbrica di tappeti!

Entriamo e veniamo accolti in maniera stupenda. Un ragazzo che parla un po' inglese e un po' russo ci fa fare il giro completo dello stabile, costruito nel 1996 dal professor Vidadi Muradov. Cominciamo prima con la camera dove tingono la lana con coloranti di origine vegetale, seguendo rigorosamente secolari tecniche di colorazione. Poi c'è il processo di tessitura, con i designer che sono responsabili dell'intero processo, artistico e tecnico, della produzione di ogni tappeto. Da qui, ci accompagnano nella camera di lavaggio, asciugatura e levigatura dove gli addetti si lanciano in qualche commento sul calcio italiano. Noi ne aprofittiamo per fare qualche foto insieme, anche con il grembiule da lavoro. Nel frattempo ci spiegano come funzioni il loro lavoro; il processo di tessitura è la parte più interessante, con donne davanti a delle enormi macchine piene di fili che velocemente ,con un uncino di ferro, prendono filo per filo e con maestria fanno nodi su nodi, fino alla creazione del tappeto. È l'ultima tappa del ciclo di vita di un tappeto, prima dell'imballaggio. Finito il giro, ci fanno vedere un'altra stanza dove bambini imparano l’arte della tessitura per far sì che la tradizione Azera continui e non si perda con il passare del tempo. Torniamo nella stanza principale e qui incontriamo il professore Vidadi Muradov, il fondatore di questa fabbrica di tappeti. Scambiamo quattro chiacchiere e ci regala un libro tradotto in italiano e pubblicato a Roma in cui sono mostrate tutte le tecniche e il lavoro portato a termine da ogni designer. È stato un onore, davvero!

 

 

La fame inizia a farsi sentire. Il nostro giro è finito.È ora di andare a mangiare. Andiamo in in ristorantino tipico dove mangiamo un bel po' di piatti locali, tutti molto buoni ma dei quali non siamo riusciti a ricordare i nomi. Mentre mangiamo, però, ecco la più brutta sorpresa che potessimo ricevere: la Dogana con la Russia è stata chiusa!! Ci prende un colpo: la Russia è la nostra unica via di uscita dall'Azerbaigian. Oggi è venerdì, sono le 5 del pomeriggio e le ambasciate sono chiuse. Dentro di noi si scatena il panico. Non abbiamo alternative: non possiamo tornare in Georgia (non ce lo permette il nostro visto provvisorio per Bianchina), per entrare in Iran ci vuole troppo tempo per avere il visto, quello per il Turkmenistan ci è stato negato e il traghetto per Atkau, in Kazakistan parte ogni 7/10 giorni, un tempo troppo lungo per il nostro visto. Insomma, non abbiamo altre speranze se non passare in Russia. E la dogana pare sia stata chiusa. Che si fa?

Chiamiamo Ale, l’unica persona che ci può aiutare. Ci raggiunge in mezz’ora, gli spieghiamo il problema e inizia subito a fare qualche telefonata. Ci rassicura sull’apertura del confine russo, gli diciamo che su internet dice il contrario, ,a lui fa qualche altra chiamata e ci consiglia di raggiungere la frontiera il prima possibile per controllare di persona. In caso di risposta negativa, ci dirà come fare per raggiungere velocemente il traghetto per Atkau; un suo amico ci farà sapere in anticipo il giorno di partenza della barca. Insomma, non siamo per niente tranquilli ma ci dobbiamo subito mettere in macchina, Partiamo e e siamo fermati da due posti di blocco che provano a sfilarci soldi. Stavolta siamo stati attenti ai castelli con il limite di velocità, non hanno nulla per permarci e continuiamo il nostro viaggio. Il tempo passa inesorabile. Sono le tre del mattino e c'è ancora tanta strada da fare. Ci fermiamo a Quba per la notte, o almeno di proviamo. È tardi e non troviamo hotel: il più econonomico ci chiede 40 euro ma vi giuriamo che avremmo preferito dormire per terra piuttosto che su quei letti. Proviamo a dormire in macchina, già una volta ci siamo riusciti, ma è buio e facce poco raccomandabili si aggirano sospette nei dintorni. Non possiamo rischiare: abbiamo con noi tutta l'attrezzatura e il materiale fotografico. Siamo di nuovo in viaggio, per raggiungere l'unico hotel disponibile. Il costo della stanza è alto, 70 euro, ma abbiamo dovuto prenderla. Saranno le 4 ore di sonno più care della nostra vita ma non abbiamo scelta. Domani si va verso la frontiera per scorpire se ci faranno passare. Augurateci buona fortuna!

La stanchezza è tanta, avremo dormito più o meno 30 minuti. E ora per raggiungere Silistra e visitare la Riserva Naturale di Srebarna, prossima destinazione, dobbiamo fare 450 chilometri. Guidiamo un po' ciascuno e mentre uno guida, l'altro dorme o almeno ci prova. Raggiungiamo la meta nel primo pomeriggio. Ci siamo fermati per un panino e un paio di Red Bull a testa, ma non sono state d’aiuto. Alla fine, però, ecco la Riserva Naturale di Srebarna

La Riserva è entrata a far parte del Patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 1983, sia per il lago, che ospita diverse specie animali, sia per la sua posizione geografica, sulla cosiddetta Via Pontica, rotta migratoria fra l'Europa e l'Africa. Il nome Srebarna deriva dai riflessi argentei sulla superficie del lago durante le notti di luna piena. Anche di giorno però la vista è mozzafiato! Peccato che non ci si possa avventurare nel bel mezzo della Riserva ma solo osservarla dai suoi  contorni. Ci siamo rimasti male, dobbiamo ammetterlo!

In compenso, però, ci facciamo un bel fuoristrada. Bianchina, la macchina, si è divertita un mondo, non vedeva l'ora di mostrarci le sue capacità e le abbiamo dato soddisfazione spingendola al massimo! Decidiamo così di non passare la notte a Silistra, ma di raggiungere subito Varna, meta estiva e perla Del Mar Nero. Purtroppo, però, non abbiamo fatto bene i nostri conti: anche se siamo distanti solo 140 chilometri, abbiamo incontrato un piccolo imprevisto. La prova con la Bianchina nel fuori strada aveva consumato le riserva di benzina. Rosso fisso già da tempo e di benzinai neanche l'ombra.

Proviamo a trovarne uno inserendo i dati nel nostro navigatore AvMap che ce ne indica uno a 22 chilometri di distanza. Possiamo farcela, ci arriviamo sfiorando solamente l’acceleratore e mettendo in folle il più possibile. Lo vediamo da lontano, come un'oasi nel deserto il miraggio sta diventando realtà, esultiamo alla vista della pompa di benzina, ma le nostre urla di felicità vengono subito smorzate dal cartello: "Chiuso"! Siamo nel bel mezzo del nulla, solo tanto verde intorno a noi, paesaggi bellissimi ma no benzinai. Ci guardiamo e capiamo che c'è solo una cosa da fare: dirigerci verso Varna, incrociare le dita e sperare di incontrarne uno sul cammino.

 

 

Guardiamo con ansia la lancetta che sta ormai quasi sparendo dal cruscotto. Siamo disperati. Ci guardiamo e cerchiamo di farci forza: "Al massimo si spinge fino al prossimo benzinaio". Un pensiero che ci rassicura e ci mette di buonumore, tanto che ci mettiamo a cantare sulle note di "Compagni di Scuola" di Venditti. La canzone ancora non è finita e finalmente ecco la nostra salvezza (in fondo l'idea di dover procedere a spinta non è che ci piacesse poi così tanto!). È stato il pieno più caro che abbiamo mai pagato, neanche pensavamo che Bianchina riuscisse a bere tutti quei litri.

Per fortuna, però, si arriva a Varna. Entrambi ci siamo già stati qualche anno fa ed è stato ancora più facile trovare il posto migliore per festeggiare! Ora tocca a noi! E dopo la paura che ci siamo presi, direi che ce lo meritiamo!

Alle 8 del mattino siamo già in strada ad attendere l’autobus. Stiamo andando ad Ha Long City, dove prenderemo la barca che attraversa la Baia di Ha Long e arriva a Cat Ba Island. Ci si può arrivare in parecchi modi: il tour di un giorno, di una notte e due giorni, dormendo in barca, o di due notti e tre giorni, dormendo la prima notte in hotel e l’altra in barca. È tutto organizzato e i costi aumentano. Noi optiamo per un fai da te: prendiamo solo i biglietti per Cat Ba Island al costo di 14 dollari a persona.

In autobus incontriamo una coppia di Milano: Chiara e Max, anche loro con la stessa nostra idea di avventurarsi senza il tour. Dopo 4 ore di viaggio raggiungiamo il pier, il molo, piccola attesa e tutti in barca. E che barca! Sembra un vascello del '700, entriamo per primi e riusciamo ad assicurarci quattro dei pochi posti disponibili sulla “terrazza” della barca. Ci sono solo otto lettini e il resto della ciurma è confinato all’interno, sulle sedie. Noi dal nostro attico, con il sole alto e una incredibile giornata, ci godiamo la vista di questa baia eccezionale.

La Baia di Ha Long raggruppa più di 3.000 isole, pinnacoli di tutte le grandezze e forme che sorgono dall’acqua del Golfo di Tonkin rendono il paesaggio incantevole, non a caso sito UNESCO e parte del patrimonio dell'umanità. Nelle isole si trovano innumerevoli grotte, tutte formate dal vento e dalle onde. Dopo poche miglia marine ci fermiamo a visitarne una; l’entrata è scenica, giochi di luce le danno profondità e amplificano la bellezza delle stalattiti e delle stalagmiti che la compongono. Ci colpisce un punto particolare della grotta, un piccolo buco in alto dal quale entra un fascio di luce che lascia intravedere una particolare vegetazione; l’interno è entusiasmante, la grotta è in ottime condizione e il tragitto è ben organizzato e permette di visitarla nel giusto modo. Si risale in barca; ci stendiamo su quei comodi lettini a prendere un po' di sole, facciamo amicizia con le altre persone che sono riuscite ad accaparrarsi i lettini rimasti e si crea un bel gruppetto.

Dopo 2 ore siamo nel mezzo della baia, attraversiamo un piccolo villaggio galleggiante costituito da una ventina di case e pieno di piccole imbarcazioni di due persone pronte alla pesca, aggiriamo un pinnacolo e ci troviamo nella pace più assoluta. Si sente solo il rumore del motore dell’imbarcazione, siamo circondati dal verde mentre l'acqua color smeraldo ci fa dondolare alla ricerca dello spot perfetto. Lo raggiungiamo quando il sole, uscendo alle spalle di un pinnacolo, regala a quella natura incontaminata dei colori stupendi; la luce si riflette sull’acqua come per indicarci la strada, ci guardiamo intorno e non crediamo ai nostri occhi: è un posto meraviglioso, sembra di tornare indietro di mille anni. È la bandiera vietnamita che, sventolando alto sopra di noi, ci ricorda dove siamo perché la nostra immaginazione va al di là di un posto terreno. Tutto sembra fermo, è solo la barca che continua ad andare avanti. Intravediamo le sponde di Cat Ba Island ma ci voltiamo indietro, non riusciamo a staccare gli occhi da quella vista mozzafiato.

Solo quando la barca si ferma e tutti sono già scesi a terra ci rendiamo conto di essere arrivati. Veniamo ammucchiati in un autobus, c’è da attraversare l’isola per arrivare a Cat Ba Town, un percorso di 40 minuti tra una fitta vegetazione. L'autobus è strapieno e non riesce neanche ad arrampicarsi sulle salite se non in prima, sforzando al massimo quel motore simile a quello del nostro vecchio Ciao. In discesa invece va ancora più lento per paura di prendere troppa velocità. Al nostro arrivo in città siamo più che felici di essere arrivati sani e salvi. Non ci mettiamo molto a trovare un ostello. Otto dollari a camera, comoda e spaziosa, addirittura con l’aria condizionata, un lusso per noi, che a questo prezzo non ce lo aspettavamo proprio. Non riusciamo neanche a farci la doccia per la fame che abbiamo, scendiamo subito e ci infiliamo nel primo posto per mangiare. Ci è andata bene! Iniziamo con due piatti di riso fritto con verdure e polpa di granchio, all’interno c’è anche un acquario con pesci locali, crostacei e vongole che non entrano neanche nel palmo di una mano. Prendiamo un pesce alla griglia ed un chilo di vongole cotte al vapore. È vero che non abbiamo fatto colazione e non abbiamo neppure pranzato, ma con questa cena abbiamo pareggiato i conti: quattro birre per un conto totale di 20 dollari!

Dopo cena, torniamo in stanza. Doccia e via, si esce di nuovo! Passa un'ora e il gruppo della barca si riforma. Ci siamo dati appuntamento in un localino sul lungomare, ci sono più bottiglie di birra su quel tavolo che nei frigoriferi di tutti i ristoranti della zona. Cominciamo a fare di tutto, i giochi più scemi, e presto cominciamo a non capire più nulla. Qualcuno abbandona il campo di battaglia, le coppie si ritirano nelle proprie stanze. Restiamo solo noi due, Chiara e Max; rientriamo in hotel e continuiamo a bere sul terrazzo vista mare. Per evitare di addormentarci lì, dopo un po' decidiamo di buttarci a letto ... che giornata! E che serata!

Buone notizie  per i turisti che decidono di andare oltreoceano e visitare New York, meta tra le più in voga per le vacanze estive. Riapre finalmente la Statua della Libertà, monumento simbolo della città e di tutti gli Stati Uniti.

Proprio nel giorno della ricorrenza della Festa dell’Indipendenza la libertà che illumina il mondo (questo il vero nome meno conosciuto della statua) torna ad accogliere i turisti proprio come accoglieva gli immigrati agli inizi del secolo scorso.

Liberty Island, infatti, era stata investita da un muro d’acqua alto circa due metri e mezzo durante il passaggio dell’uragano Sandy, lo scorso ottobre, distruggendo tutto l’impianto elettrico e parte delle strutture. La Statua della libertà svetta all’entrata del porto sul fiume Hudson, al centro della baia di Manhattan, come ideale benvenuto a tutti i turisti che si recano negli Usa.

 

 

Non si può dire lo stesso con Ellis Island, che resta ancora chiusa ai visitatori. L’isola che porta la testimonianza dei 12 milioni di immigrati che fra il 1892 e il 1924 passarono da questa piccola isola nella baia di New York alla ricerca di fortuna, risulta essere stata fortemente danneggiata dall’uragano Sandy. Ci vorrà ancora qualche mese prima che il Museo riapra al pubblico.

La Statua

Soprannominata anche Lady Liberty, la statua è enorme, infatti è alta 46 metri e poggia su un altrettanto enorme piedistallo che fa arrivare l’altezza totale del monumento a 93 metri. Come è ben noto la Statua della Libertà è stata realizzata a Parigi dallo scultore francese Bartholdi, in collaborazione con Gustave Eiffel; è un colosso vuoto al suo interno, composto da sottili lastre di rame martellato su una struttura in acciaio. Quando fu realizzata la Statua fu riconosciuta come una delle più grandi conquiste tecniche del diciannovesimo secolo per design e architettura, un ponte tra arte e ingegneria. 

La notizia è di quelle preoccupanti, sul serio. Dopo le celebrazioni per il riconoscimento dello zibibbo come patrimonio dell'Umanità, infatti, l'UNESCO lancia l'allerta: la Sicilia potrebbe vedere alcuni dei suoi siti perdere l'ambito riconoscimento per la pessima gestione, economica e strutturale, delle ricchezze premiate.

L'allarme, rilanciato ieri sul Corriere della Sera dal giornalista Gian Antonio Stella, firma prestigiosa che spesso si è occupato dei cronici problemi italiani, dalla corruzione alla mala politica, riguarderebbe indistintamente i sette luoghi patrimonio dell'Umanità presenti nella regione insulare, ovvero: Isole Eolie, Villa del Casale di Piazza Armerina, Barocco della Val di Noto, area archeologica di Agrigento (link articolo qualità della vita), Vulcano Etna, centro storico di Siracusa e Necropoli di Pantalica, oltre allo stesso zibibbo.

 

 

Vale la pena notare che ben 7 (su un totale di 51) siti UNESCO siciliani, un record condiviso con Siria e Thailandia, che sono tuttavia stati interi, e dunque immaginiamo la ricchezza siciliana non sfruttata, e anzi lasciata abbandonata a sé stessa in maniera che si potrebbe definire "suicida". In particolare, l'editoriale di Stella fa luce su alcune situazioni critiche della Sicilia culturale, come la mancata apertura dei siti archeologici durante il fine settimana, quando l'afflusso turistico, interno ed esterno, è ovviamente maggiore rispetto ai giorni feriali, ma anche sulla mancanza di un piano turistico a livello regionale, dato che dei circa 78 milioni di viaggi compiuti complessivamente nell'arco di un anno in Italia, solo 6 milioni hanno come destinazione la Sicilia, a fronte dei 40 milioni del Veneto, sebbene la regione di Agrigento, Palermo e delle mille ricchezze naturali, culturali ed enogastronomiche sia una delle più appetibili dai turisti.

Cosa fare, dunque? Le soluzioni possibili sono molte, dalla riscrittura dei patti sindacali tra lavoratori del settore turistico ed istituzioni, ad una maggiore penetrazione dei servizi minimi essenziali financo al miglioramento dei mezzi di comunicazione che, salvo gli aeroporti, sono piuttosto carenti in tutto il Meridione. Soprattutto, però, si tratta di cambiare mentalità, alla Sicilia e all'Italia intera, per scoprire il vero valore potenziale del turismo, e dunque tutti gli effetti benefici che potrebbe avere sulla sofferente economia del Bel Paese.

 

Ci siamo lasciati mentre ammiravamo gli affreschi delle Chiese di Goreme. Terminata questa prima parte del tour, ci siamo accorti che le strade attorno a noi sono battute da pullman strapieni di turisti. Ai lati delle strade principali, però, ci sono delle viuzze non asfaltate che sembrano portare nel cuore dei Camini delle Fate... il luogo perfetto per la nostra Bianchina!

Siamo partiti e la macchina sembra sterzare da sola e noi pronti a seguirla in questa nuova avventura! Il terreno è impervio, un saliscendi con improvvise curve a gomito, buche profonde anche mezzo metro e una stradina strettissima. Troppo stretta per passarci. Dobbiamo ammetterlo, il fondo stradale ci spaventa ma non spaventa la nostra compagna di viaggio a motore e così, carichi di adrenalina, ci siamo infilati fin dove sembrava davvero possibile arrivare.

Abbiamo continuato per un bel po' di tempo e ci siamo davvero regalati dei momenti unici. Divertimento a parte, lo spettacolo che si mostra davanti agli occhi in questo posto è davvero unico, un panorama di una bellezza entusiasmante, che invita a riflettere. Ci siamo così tanto innamorati di questi paesaggi che abbiamo deciso di vederne e saperne di più. Qui non ci si ferma mai e anche la prossima sarà una giornata di viaggio: andremo in altri posti, visiteremo altri luoghi storici e ci godremo questo viaggio che sembra non finire mai (e per fortuna!)

 

 

Ora si sta facendo tardi. Il sole sta tramontando ai Camini delle Fate, rendendo ancora più unico lo spettacolo davanti ai nostri occhi. La giornata si avvia stancamente verso la fine. Stanca come noi, e come la nostra Canon che ha esaurito la batteria. È tempo di ricaricare le pile: oggi si va a letto presto, domani ci aspetta un'altra avventura!

L’Italia è uno dei Paesi più ricchi del mondo dal punto di vista turistico per la straordinaria mole di attrazioni storiche, culturali e naturali, e non stupisce che siano moltissimi i siti che, nel corso del tempo, sono entrati nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Ogni regione italiana ha un certo numero di attrazioni tutelate, e noi ne abbiamo scelte dieci che sono anche tra le più spettacolari che si possano ammirare.

 

 

I Sassi di Matera

Sassi di Matera sono la principale attrazione della Basilicata e rappresentano un caso davvero unico al mondo. Costituiscono il centro storico di Matera e sono stati definiti come un paesaggio culturale in quanto qui emergono diverse stratificazioni urbane di diverse epoche storiche, con un risultato che non sarebbe possibile ammirare altrove. La città della pietra mostra, infatti, tracce di insediamenti che vanno dalla preistoria a tempi più recenti e che si mostrano in tutta la loro sfolgorante e particolare bellezza fatta di camminamenti, canalizzazioni, cisterne e chiese che sembrano scavate direttamente nella roccia.

Quello dei Sassi è un paesaggio così particolare che è stato scelto anche come set cinematografico del film The Passion di Mel Gibson.

 

 

Il Centro storico di Napoli 

Il centro storico di Napoli entra a pieno titolo nella lista dei Patrimoni UNESCO poiché è un centro storico davvero da record. Considerato il più grande d’Europa perché si estende su una superficie di 1700 ettari, rappresenta il primo nucleo storico della città e racchiude 27 secoli di storia. Quartieri come Chiaia e parte delle colline del Vomero Posillipo sono solo alcune delle zone che fanno parte dell’area tutelata, ed è qui che si possono ammirare edifici storici e tracce del passato che rendono Napoli una città sempre molto visitata da turisti provenienti da tutto il mondo. Sono moltissime, e varie, le risorse culturali e artistiche della città partenopea: obelischi, monasteri, chiostri, musei e antichi palazzi storici che conservano statue e bassorilievi di grandissima importanza e dal valore inestimabile.

 

 

Pompei

Quello di Pompei è uno dei siti più affascinanti e misteriosi d’Italia. Quella che si vede oggi è una vera e propria città che sembra essersi fermata nel tempo, al giorno in cui, nel 79, il Vesuvio eruttò sommergendo tutto quello che incontrò sotto di sé. Si respira un’atmosfera di immobilità che rende il sito archeologico di Pompei un caso unico, una testimonianza straordinaria della vita romana grazie alla massiccia presenza di reperti relativi a usi, costumi e arte  di oltre duemila anni fa.

Quella di Pompei è la città meglio conservata di quell'epoca, che ancora oggi offre al turista materiale storico estremamente variegato che va dagli oggetti di uso quotidiano ad affreschimosaici statue, passando per edifici che erano teatro della vita quotidiana del tempo. Meravigliose le ville, come quella dei Misteri e quella Imperiale, ma anche punti di aggregazione come il Foro, l’Anfiteatro e le Terme che sono ottimamente conservati.

 

 

Costiera Amalfitana

La Costiera Amalfitana è un tratto di costa della Campania famoso in tutto il mondo per la sua bellezza naturalistica fatta di piccoli e caratteristici centri affacciati sul mare che hanno delle peculiarità non solo ambientali ma anche storiche e culturali. Moltissimi i centri dislocati lungo la Costiera, e ciascuno dotato di elementi che li rendono delle fondamentali mete del turismo italiano. Si parte da Amalfi, il centro nevralgico che le dà anche il nome, per arrivare all’ineguagliabile Positano, a Ravello con le sue ville, a Praiano col suo panoramico Sentiero degli Dei, a Furore con il suo monumentale fiordo naturale e a Vietri sul Mare con le sue ceramiche.

Si tratta, inoltre, di una terra dalle mille tradizioni e nota per la produzione artigianale: chi non vorrebbe concedersi un sorso di limoncello fatto coi limoni della zona o mettere ai piedi di un paio di sandali che vengono fatti a mano sotto gli occhi del turista?

 

 

Dolomiti

Gli appassionati di montagna non si stupiranno nel sapere che anche le Dolomiti fanno parte del Patrimonio UNESCO, poiché la loro bellezza è impagabile. Comprese tra le province di Belluno, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone, si tratta di un gruppo montuoso che vanta alcune delle cime più belle del pianeta.

È di questo gruppo che fanno parte vette altissime, meta ogni anno di sciatori e alpinisti, come la Marmolada – che è la più alta –, il Monte Cristallo e il Sassolungo. Ed è di questo gruppo che fanno parte le più belle valli, con Val Gardena e Val di Fassa in testa, e le più rinomate località turistiche d’alta quota come Cortina d'Ampezzo, Ortisei, San Martino di Castrozza e Madonna di Campiglio.

 

Cinque Terre

Con il termine Cinque Terre si indica un frastagliato tratto di costa della riviera ligure noto in tutto il mondo per la presenza di caratteristici borghi a strapiombo sul mare. I borghi, ovviamente, sono cinque: Monterosso al MareVernazzaCornigliaRiomaggiore e la sua frazione Manarola. Insieme costituiscono un paesaggio unico al mondo, incastonati come sono fra il mare e la roccia e con un’atmosfera che sembra essere rimasta ferma nel tempo conservando il suo fascino originale. Oltre alla bellezza naturale, quello che colpisce delle Cinque Terre è proprio l’aspetto dei suoi borghi, caratterizzati da toni pastello, che digradano verso il mare con forti pendenze e che sembrano quasi immergersi nelle sue acque. Dal 1997 fanno parte anche loro del Patrimonio UNESCO e, nonostante siano state vittime di disastri naturali nel corso del tempo, continuano ad essere una delle destinazioni turistiche italiano di primissimo piano.

Tutta la zona delle Cinque Terre è Parco naturale, e presenta flora e fauna rare e protette da esplorare mediante appositi sentieri panoramici che lasciano il visitatore davvero senza fiato.

 

 

Trulli

Alberobello è una cittadina della Puglia che, nonostante le sue ridotte dimensioni, presenta una grande ricchezza: i suoi trulli. I trulli sono delle antiche costruzioni in pietra tipiche della Puglia centro-meridionale, precisamente della zona della Valle d’Itria che è ricchissima di storia e tradizioni, e sono impossibili da confondere grazie alla loro originale forma. I trulli presentano, infatti, un tetto conico in pietra scura decorato da segni come croci, occhi, animali e stelle, segni legati alle credenze popolari.

I trulli nascono come case di contadini, e al loro interno si può ammirare un modo di gestire gli spazi – anche se minimi – estremamente funzionali.  Ma quello che colpisce maggiormente, e che ogni anno attira ad Alberobello moltissimi turisti, è il loro aspetto esterno. I trulli se ne stanno, con i loro muri bianchi e i tetti a cono, vicini l’uno all’altro in una distesa che offre un colpo d’occhio unico!

 

 

Val di Noto e città barocche

La Sicilia, l’isola più grande del Mediterraneo, è piena di attrazioni turistiche, molte delle quali iscritte nella lista dei Patrimoni UNESCO. Tra questi un cenno a parte merita la zona della Val di Noto, interessante sia sotto il profilo urbano e culturale che sotto quello naturale.

Nella Val di Noto si trovano, infatti, alcuni dei centri barocchi più caratteristici dell’isola: Modica, nota anche per la sua produzione di cioccolato; Noto, con le sue architetture giallo ocra inconfondibili e la sua tradizione dell’Infiorata; Ragusa, con il suo centro storico noto come Ragusa Ibla dalle forme uniche; Scicli, uno dei centri dove il barocco siciliano trova la sua più alta espressione.

Sotto il profilo naturale, la Val di Noto è una zona che presenta delle particolarità e degli scenari altamente suggestivi fatti di fiumare, canyon e formazioni geologicamente complesse nate da strati sedimentari e da fenomeni vulcanici. È qui, inoltre, che si trova la linea di contatto tra le placche euroasiatica e nordafricana, il che rende l'area altamente sismica.

 

Giardini di Boboli

La Toscana è tra le regioni italiane più belle, e sono molti i siti tutelati dall’UNESCO. Se ci fermiamo solo a Firenze, sono tantissimi i siti di questo tipo, a partire dal centro storico della città. Noi, però, abbiamo scelto di mostrarvi un’altra bellezza della città rinascimentale per eccellenza: il Giardino di Boboli, un parco storico davvero da grandi numeri, che accoglie ogni anno oltre 800.000 visitatori e che costituisce uno dei più importanti esempi di giardino all'italiana al mondo.

Percorrendo il cosiddetto viottolone si attraversa tutto ciò che rende questo giardino molto più di una semplice area verde: quello che nacque come giardino di Palazzo Pitti, infatti, oggi è un museo a cielo aperto fatto di laghetti, fontane, tempietti ed edifici come la Kaffeehaus e la Limonaia.

A cielo aperto, e non solo: all’interno del giardino si trovano anche dei musei veri e propri, come quello degli Argenti, la Galleria del Costume e il Museo delle porcellane.

 

Assisi e la Basilica di San Francesco

Assisi è una cittadina umbra tutta da scoprire, che ha conservato l’aspetto da borgo fatto di strette stradine e di scorci che hanno del poetico. Molti i turisti che decidono di concedersi un soggiorno qui, spinti soprattutto dalla presenza di un edificio sacro considerato tra i maggiori d’Italia e d’Europa: la Basilica di San Francesco.

È tra le punte di diamante del turismo in Umbria, e rappresenta una delle maggiori mete di pellegrinaggio d’Europa. È qui che dal 1230 sono conservate – e che vengono ammirate da orde di fedeli – le spoglie di San Francesco.

La Basilica, tuttavia, rappresenta un’attrazione di primo livello anche da un punto di vista architettonico e culturale in quanto è tra i più antichi e magnifici edifici gotici in Italia. Non solo: al suo interno sono conservate delle opere pittoriche importantissime, come gli affreschi di Cimabue e Giotto.

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