La prima dogana è stata passata. Alle 11 del mattino entriamo in territorio sloveno. Andiamo direttamente alle Grotte di San Canziano, dove la guida ci aspettava, pronta a mostrarci lo spettacolo. Un vero spettacolo della natura. La guida ci ha raccontato che le Grotte sono entrate a far parte del patrimonio naturale e culturale mondiale dell'UNESCO nel 1986 e che ora costituiscono il fenomeno ipogeo più importante sul Carso e della Slovenia.

Sono attraversate dal fiume Reka (che tra l’altro in Sloveno vuol dire proprio fiume). In passato è anche accaduto che la massa d’acqua del fiume sia diventata così imponente da ricoprire gran parte delle grotte tanto da farle chiudere per i turisti. In alcuni punti le grotte raggiungono i 160 metri di altezza e una larghezza di 120 metri. Nel tempo si sono formati stalattiti e stalagmiti di grandezze impressionanti. Una di queste ha cominciato a formarsi 360.000 anni fa. La chiamano the Orjak, il gigante. Dopo due ore di cammino tra grotte, cunicoli e scorci più che caratteristici, torniamo al punto di partenza, organizziamo una foto di gruppo e via di nuovo nella nostra Defender, destinazione, Porto Rose.

 

 

Appena arrivati ci siamo sistemati al Grande Hotel Porto Rose; la nostra camera ha una splendida vista sul porto. Giusto il tempo di posare gli zaini e siamo partiti per visitare questa splendida città marittima. Ci siamo fatti una passeggiata sul lungo mare e non sono mancati incontri interessanti con le persone del posto, che ci hanno dato tanti consigli sui posti e sui locali da visitare. Purtroppo, però, dovremo rimandare la nostra uscita a domani sera, in mattinata ci aspetta la visita al parco naturale delle Saline di Sicciole e dobbiamo essere lì molto molto presto. Speriamo bene!

Sveglia alle 8, è ora di visitare il nostro ennesimo sito Unesco, molto differente dagli altri visti in precedenza. Oggi si va nell'antica città di Sukhothai, la capitale originale del primo regno thailandese e primo regime indipendente del Siam, il quale fu al centro di tutte le attività per 150 anni. Dista 15 km dal nuovo centro cittadino, decidiamo quindi di affittare un motorino sia per raggiungerla più facilmente sia per girarla a nostro piacimento. L’entrata è di 100 baht più 20 per il motorino.

Neanche facciamo 100 metri e alla nostra sinistra vediamo l’imponente Wat Mahathat, il miglior esempio dell’architettura di Sukhothai. Una volta conteneva diversi santuari e cappelle oltre alla la bellezza di 198 Chedi, dove venivano riposte le reliquie dei re thailandesi. E’ tutto circondato da colonne in condizioni più che precarie e tra di esse si può notare la più grande statua del sito, un Buddha alto 9 metri. Ci sbizzarriamo facendo foto e rubando qualche notizia da un gruppo di spagnoli con una guida al seguito che proprio in quel momento inizia a raccontare la storia del luogo.

Dopo aver appreso qualche nozione generale risaliamo sul motorino e, come da istruzioni, continuiamo il nostro giro. Arriviamo al Wat Si Sawai, originariamente un tempio Hindu, poi diventato Buddhista.Segue il Wat Sa Si, costruito su un’isola in una posizione che lo rende più affascinante degli altri templi e noi ci soffermiamo ad ammirarlo in tutto il suo splendore. Di nuovo sul motorino, sempre con la cartina in mano provando a seguire il tragitto menzionato dalla guida, chissà perché continuiamo a fare sempre lo stesso giro. Basta uno sguardo tra di noi per riporre la cartina nella tasca e cominciare a gironzolare tra quelle rovine così antiche e piene di storia.

Non sappiamo in che ordine, ma alla a vedere tutto, anche più di una volta. Senza accorgersene si fanno le 4 del pomeriggio, più che soddisfatti dell’escursione rientriamo nell'ostello, una doccia e via al mercato notturno che non è molto distante da dove alloggiamo. Non molto grande, si estende per un centinaio di metri, ma strapieno di ottime cose da mangiare. Optiamo per dei tavolini posti all’estremo del mercato, ci incuriosisce la presentazione di un piatto servito su un altro tavolino, ne ordiniamo due e dopo neanche 3 minuti altri due.

Buono è dir poco, capiamo immediatamente di aver trovato il nostro piatto locale preferito: si tratta del pad ka pow moo kom, non ricordiamo esattamente il nome ma ricorderemo alla perfezione il suo sapore. Costa 30 baht al piatto, una squisitezza, specialmente per gli amanti del piccante. Si fa subito notte, decidiamo di rientrare e per la strada non possiamo fare a meno di comprare una busta piena di Longan per 30 baht al kilo. Oggi si va a nanna presto, domani ci aspetta un altro importante sito Unesco da visitare. Un consiglio per chi vorrà visitare questa splendida città: provi a prendere una stanza nell’Happy Guesthouse, economica e vicinissima a tutto, col proprietario è gentilissimo e più che disponibile per qualsiasi consiglio o aiuto.

Per la Turchia il 2015 è un anno soddisfacente dal punto di vista culturale in quanto, con l’inserimento di Efeso, Diyarbakir e i giardini di Hevsel nella Lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco, ha visto salire a 15 il numero dei beni turchi tutelati.

Ma conosciamo meglio questi siti che hanno ottenuto l’ambito riconoscimento.

Il sito di Efeso, sul tratto di costa egea, è tra le punte di diamante del turismo turco in quanto si tratta del sito storico maggiormente visitato, con ben due milioni di visitatori l'anno che arrivano fin qui per ammirare le storiche bellezze che conserva, primo tra tutti il tempio di Artemide che è anche considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.

Diyarbakir rappresenta una sorpresa, in quanto si tratta di una città importante – basti pensare che è il capoluogo della provincia omonima – che si trova nella parte sud orientale del Paese e che ha visto assegnare il riconoscimento alle sue antiche mura. Posta sulle sponde del fiume Tigri, si riconosce già da lontano proprio per le sue imponenti mura millenarie, che circondano la città vecchia estendendosi per più di 5 chilometri, intervallati da ben 16 punti di osservazione e testimonianze storiche di primaria importanza quali iscrizioni e bassorilievi di grande pregio.

I giardini di Hevsel sono l’altra grande novità Unesco in Turchia, un altopiano fertilissimo bagnato dal Tigri che ha alle spalle una storia lunghissima e dove, fra gli altri esemplari, cresce un tipo d’anguria gigantesca.

La decisione è stata presa a Bonn, in Germania, nel corso del 39° Comitato del Patrimonio Mondiale.

Nuovo e prestigioso attestato di stima per il patrimonio artistico-culturale italiano. L'Unesco ha infatti inserito l'Etna e le Ville Medicee di Firenze tra le 22 novità del 2013 che entrano a far parte del patrimonio tutelato dall'Organizzazione della Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. Per la città di Catania e il capoluogo toscano si tratta di una notizia senza dubbio positiva anche nell'ottica di un ulteriore accrescimento dell'interesse turistico nei loro confronti. L'ufficialità della scelta dell'Unesco è giunta al termine del World Heritage Committee dell'ente delle Nazioni Unite che si è tenuto in questi giorni in Cambogia, tra Pnomh Penh e Angkor Wat. 

Per l'Italia, che con 49 siti (su un totale di 981) considerati patrimonio Unesco guida questa speciale classifica, si tratta anche di una piccola rivincita nei confronti della 'bocciatura' dello scorso anno che aveva visto il Belpaese restare a secco. In seconda posizione, conseguenza di un'espansione che abbraccia a macchia di leopardo qualsiasi settore, c'è la Cina che tallona l'Italia con 45 siti.

 

 

A far compagnia all'Etna e alle Ville Medicee tra le new entries 2013 altre famose località come il Monte Fiji, le porte del deserto del Sahara, le catene montuose dell'Asia centrale, le chiese ortodosse in legno dei Carpazi e il verde del Lesotho. L'Etna, tra i fiori all'occhiello del turismo siciliano, rappresenta il sesto vulcano attivo più alto d'Europa. Le Ville Medicee - alcune aperte al pubblico come Villa La Quiete e Villa di Collesalvetti, altre invece private come Villa di Mezzomonte e Villa del Trebbio - testimoniano invece la magnificenza dei complessi architettonici posseduti dai Medici nella Toscana a cavallo tra il XV e XVII secolo.

Fonte: repubblica.it

Festa grande ieri, a Pantelleria, appena è giunta da Parigi la notizia che l'UNESCO, l'agenzia ONU che raccoglie 161 paesi nella salvaguardia del patrimonio storico, culturale e monumentale mondiale ha dichiarato all'unanimità (eventualità peraltro piuttosto infrequente) lo zibibbo come patrimonio dell'Umanità. Per la prima volta nella storia dell'UNESCO, l'ambitissimo premio riguarderà una produzione agricola, e non una zona o un singolo monumento.


 

Per l'Italia si tratta dell'ennesimo riconoscimento di un patrimonio culturale e naturalistico che non ha eguali al mondo; con lo zibibbo, infatti, la lista dei beni riconosciuti all'agenzia sale a 51, al primo posto nella classifica mondiale, con Russia, India e Stati Uniti staccati tra i 40 e i 49 siti ciascuno. L'Italia batte dunque, e anzi conferma, un record straordinario, che permetterà anche allo zibibbo di entrare tra i beni tutelati a livello globale.

Ma conosciamo meglio questa coltura patrimonio dell'Umanità da ieri: il vero nome di quest'uva è Moscato d'Alessandria, e la sua origine si può ritrovare addirittura nell'epoca fenicia, con il popolo mediterraneo che trasportò alcuni vitigni sulla piccola isola siciliana di Pantelleria, territorio generalmente arido e privo di coltivazioni che si è valorizzato nel corso dei secoli, grazie ad una tecnica agricola, detta "coltivazione ad alberello", che risale addirittura al periodo di dominazione saracena.

I grappoli così coltivati vengono lasciati all'aria aperta, nei vitigni, per più tempo del necessario, in modo da provocare una maturazione che in altri casi potrebbe risultare eccessiva. Attraverso questo passaggio, l'uva acquista un tenore zuccherino maggiore del normale, e dunque la fermentazione segue una logica diversa, preceduta dalla "messa su tavola" dei grappoli, che vengono stesi sulle cosiddette graticce di legno, prima di essere pigiati e trasferiti nelle botti, dove inizia il lungo processo di trasformazione di vino vero e proprio, qualità già ampiamente riconosciute con DOC e DOCG ma che ora hanno acquistato, sia il prodotto finito che tutto il disciplinare che c'è dietro, una valenza culturale assolutamente rilevante.

Questa mattina ci siamo stranamente svegliati presto. Stavolta non abbiamo né la colazione pronta ad aspettarci né la guida nella hall dell'albergo pronta a mostrarci la città. Queste due prime settimane di viaggio sono state fantastiche, da adesso però si va all'avventura! Cominciamo con la chiesa di Alexander Nevsky. È poi la volta del teatro nazionale di Ivan Vazov e della Chiesa di Santa Sofia, finché non ci incamminiamo lungo Vitosha Boulevard, una lunga strada percorsa dalle rotaie del filobus e costellata da tanti negozi e ristorantini.

Uno in particolare colpisce la nostra attenzione. Fanno solo zuppe, e che zuppe! Ne proviamo più di una, ottima quella con le lenticchie, proprio come la faceva mamma. È arrivato però il momento di risalire sulla nostra Bianchina e di visitare l’attrazione principale della giornata: la Chiesa di Boyana. È entrata a far parte del Patrimonio mondiale dell'UNESCO da circa trent'anni. La chiesa è stata realizzata in tre periodi: nella seconda metà del decimo secolo, allargata nel tredicesimo secolo e infine agli inizi del diciannovesimo. La chiesa di Boyana, conosciuta anche come chiesa di Kaloyan, è dedicata a San Nikola ed è famosa per i suoi affreschi che risalgono al 1259 e sono considerati dei predecessori del Rinascimento Europeo.

Purtroppo non si potevano fare né video né foto, quindi dopo esserci fermati ad ammirarli, siamo risaliti in macchina e siamo tornati all'ostello, questa volta per riposarci. Almeno, l'intenzione iniziale era quella, ma due viaggiatori è raro che si riposino. Tornati in ostello, c'era chi scaricava informazioni sulla prossima tappa e chi si occupava di fare la lavatrice e di fotocopiare tutti i documenti, giusto per averne qualche copia di sicurezza.

Verso il tardo pomeriggio chiamiamo le due ragazze che avevamo conosciuto la sera prima e ci invitano a casa loro per cena. Ovviamente accettiamo e gli chiediamo l’indirizzo: raggiungere l’abitazione è stata un'avventura! La casa si trova nel bel mezzo di una foresta, natura tutt'intorno, un posto veramente incantevole. Quando siamo arrivati, la cena era già a tavola: insalata mista con una salsa fatta da loro, molto buona, pesce al forno con patate, tagliere di formaggi tra i più variegati, ciotoline piene di olive e sottaceti vari. Da bere, una bottiglia di vino bianco di Frascati, portata da noi, e come da tradizione bulgara, una bottiglia di Rakia.

Ci siamo divertiti da morire, peccato che, tra una chiacchiera e un bicchierino, si sia fatto tardissimo! Per fortuna che ci hanno chiesto se volevamo dormire lì da loro e ripartire la mattina dopo. E mica potevamo rifiutare! Erano state troppo gentili. E così siamo tornati all'ostello alle 8.30 del mattino. Il tempo di prendere gli zaini e di ripartire!

L'Italia è il Paese con il maggior numero di patrimoni dell'Umanità UNESCO, si prepara a celebrare Expo 2015 e ha un'offerta culturale particolarmente attiva. Eppure, il brand Italia arranca, seppellita sotto i colpi di un "valore turistico" affossato da inefficienza, infrastrutture incomplete e poca attenzione al turista internazionale.

Questo l'inclemente risultato italiano presentato al Buy Tourism Online, il salone del turismo di Firenze che in questi giorni ha visto riuniti esperti del settore, aziende e competitor da molte parti d'Italia e del mondo. Dal Country Brand Index, un indice sull'attrattività delle nazioni stilato da 2.530 viaggiatori e opinion maker, è emerso che i tre paesi maggiormente attrattivi, che suscitano cioè fiducia e interesse nel turista globale, sono rispettivamente Giappone, Svizzera e Germania.

 

 

In particolare, le categorie che vedono premiato il gigante giapponese sono "Tradizione & cultura", "Turismo", "Potenziale di business" e "Made in", a significare che il turista che visita il paese ritiene di grande valutazione sia la tradizione nipponica, che è effettivamente il fiore all'occhiello di questa nazione, ma anche l'accoglienza di chi arriva, tanto per motivi turistici quanto per quelli di affari. Non c'è da stupirsi: il Giappone brilla per qualità delle infrastrutture e reti di trasporto (i treni Shinkansen superveloci, i grandi aeroporti, le strade), delle nuove tecnologie (è uno dei paesi più e meglio connessi del pianeta) e dell'offerta turistica (tanti siti patrimonio dell'Umanità, sia monumentali che turistici).

Nella Top 10 di questa classifica, che ha riguardato complessivamente 70 paesi, spuntano realtà più o meno turistiche, come ad esempio Singapore e Corea del Sud (favorite dall'ampio potenziale turistico e tecnologico), così come Svezia, Canada e Norvegia (dove prevale l'attenzione al turista, l'altissima qualità di vita, i servizi e l'economia galoppante) e infine Stati Uniti, Australia, Danimarca e Austria, preferite da turisti e uomini d'affari per le grandi potenzialità in termini finanziari e di sviluppo dell'imprenditoria, e dai turisti per panorami, qualità della vita e accoglienza.

Per quanto riguarda il Bel Paese, nonostante si classifichi nelle primissime posizioni per offerta culturale, enogastronomia, moda e mercato del lusso, a rendere il giudizio generale decisamente basso (e in calo rispetto al 15° posto del 2013) è la pessima percezione della qualità della vita e del potenziale di investimento, stanti soprattutto i recenti dati che dipingono l'Italia come il paese, al pari della Romania, più corrotto d'Europa. 

 

Ore 9:00: è ora di rimettersi in marcia. La nostra Bianchina è lì che ci aspetta, ma tra noi e lei c’è un diluvio! Non ci demoralizziamo e cominciamo la nostra giornata, destinazione Abbazia di Pannonhalma. Questa Abbazia Benedettina è entrata a far parte del patrimonio culturale dell’UNESCO nel 1996, quando Papa Giovanni Paolo II la visitò in occasione dell’anniversario della fondazione (risale infatti all'anno 996). Fu fondata da Géza, padre del primo re Ungherese Santo Stefano.

Con noi c’è anche Eva, la guida che ci accompagnerà per tutta la nostra permanenza in Ungheria. Sin dall'ingresso rimaniamo colpiti dalla bellezza dell'Abbazia. L'interno è pieno di affreschi, ma la nostra curiosità ci fa dirigere al Chiostro, da non molto rinnovato, dove lungo una parete si vede una parte di muro completamente distrutta ma coperta da una teca che racchiude un affresco di Gesù fatto nella prima metà del XIII secolo. Purtroppo Eva ci spiega che non è possibile riportarlo completamente alla luce, perché la completa distruzione del muro porterebbe al crollo del Chiostro stesso, ed è così che possiamo soltanto affidarci alla nostra immaginazione per viaggiare verso la bellezza che quelle mura sembrano nascondere. La cosa più sensazionale, però, accade poco più tardi, all'interno dell’Abbazia. La sola porta d'ingresso vale il viaggio: è fatta di marmo rosso ungherese nel quale si possono vedere i segni lasciati dai fossili. Un volta all'interno Frate Sylvester ci spiega la storia dell’Abbazia. Per fortuna c’è Eva che ci aiuta con la traduzione.

Si passa poi ad un'altro elemento portante della nostra visita, la biblioteca di Pannonhalma, costruita nel 1825 in stile Neoclassico. L’interno di questo tempio della scienza e del sapere contiene nove ritratti dei maggiori esponenti ecclesiastici di scienze e letteratura, reperti storici dei primi frati Benedettini che occuparono il monastero, lunghe file di colonne con capitelli accuratamente scolpiti, la copia della lettera di fondazione dell’abbazia di Tihany e della stessa abbazia di Pannonhalma, una bibbia di 800 anni fa, che non si può però ammirare, e più di 300.000 libri. Non è ancora finita. Il monastero è infatti circondato da ettari ed ettari di vigneti, dove i frati stessi producono vino e liquoriLì vicino c’è un ristorante Viator dove ci ospitano per assaggiare le prelibatezze del posto. Si comincia con una zuppa, composta da crema di cavolfiore e funghi, con crostini al tonno ed erba cipollina, accompagnata da un Sauvignon Blanc. A seguire una guanciola di cinghiale con gnocchi di semola e una cotoletta di maiale a pelo riccio con insalata calda di patate e cipolla, accompagnate da un Riesling, un vino ottimo per le carni bianche. Visto il nostro interesse per la cucina, ci fanno scendere nel posto dove questi piatti sono stati creati e troviamo lo chef Christian, che ci spiega come ha dato vita a ciò che abbiamo mangiato poco prima. È stato molto interessante scoprire le fasi che hanno portato alla creazione di piatti così prelibati! Non finisce qui perché ci sono ancora le cantine da visitare, dove incontriamo Nadia, che ci spiega che dopo la seconda guerra mondiale venne proibito ai frati di produrre il vino. Solamente nel 2003 è stata data loro la possibilità di riprendere l'attività produttiva. Certo che dopo 50 anni di inattività il terreno era abbastanza ridotto male. La produzione attuale è per gran parte merito di Tibor Gal, ex enologo delle cantine Antinori, il quale dopo un’approfondito studio sul terreno capì quale potessero essere gli uvaggi più idonei. Alla fine, dopo tanta fatica, ecco il Riesling, il Sauvignon Blanc, il Gewurztraminer e il Viogner per i bianchi e per i rossi il Pinot Noir ed il Merlot. I nostri complimenti vanno specialmente al Riesling, davvero un ottimo vino!

 

 

Parlando e discutendo di vino e di tecniche vinicole, si rischia di far tardi. Un'altra destinazione, però, ci aspetta, l'ultima di questa lunga giornata: Budapest, la capitale! Che città! Bella? No, bellissima. Anzi, di più! Tenetevi pronti perché nei prossimi giorni vi racconteremo ogni dettaglio di Budapest. Dateci solo il tempo di scoprirla in ogni suo più piccolo angolo. Nel frattempo, ne abbiamo approfittato per fare un giro sul Danubio, con un battello della compagnia Legenda. La temperatura si è abbassata notevolmente, ma è impossibile resistere al fascino del fiume: siamo saliti al piano superiore del battello, all'aperto, per avere una vista migliore sulla città. Peccato, però, che non siamo molto preparati a queste temperature (anzi, per dirla tutta, visto che siamo diretti in Thailandia nello zaino abbiamo solo costumi e magliette a maniche corte). In altre parole ... ci stavamo congelando! Tanto da impietosire una hostess del battello che ci ha portato due coperte da mettere sulle spalle, tanto eravamo gli unici lì fuori, tutti gli altri erano seduti all'interno.

Una volta partiti e sistemato il cavalletto è iniziata la photo session! Il top lo si raggiunge nel momento in cui tutti i ponti e i palazzi più importanti lungo le rive del Danubio si accendono come per magia e regalano una vista mozzafiato. Arrivando davanti al Parlamento l’emozione sale, perché quello che si vede è qualcosa di veramente incredibile! Basti pensare che tutta la zona circostante fa parte del patrimonio culturale dell'UNESCO, un insieme unico di meraviglie, messe lì una dopo l'altra. Durante il viaggio, abbiamo anche fatto amicizia con una ragazza americana, della Pennsylvania. Qualche foto scattata insieme, una chiacchierata, ed è partito lo scambio dei numeri di telefono. Domani saranno in due e noi altrettanto ... speriamo solo che la serata sia meno impegnativa della mattinata che ci aspetta! Dopo la splendida gita sul Danubio è ora di cena, ci aspetta il ristorante A 38, una ex spaccaghiacci. Il ristorante si trova al piano superiore, negli altri due fanno concerti rock. Ci siamo guardati e, perché no?, abbiamo deciso di goderci prima un po' di musica prima di cena. Niente male, specialmente il secondo gruppo. Saremmo rimasti volentieri ma lo stomaco brontolava, chiedeva pietà... la cena non poteva più essere rimandata! E così, dopo una bella cenetta, siamo andati in hotel.

È stata una lunga giornata. Siamo arrivati alla fine distrutti, giusto il tempo di darci la buonanotte e ci siamo infilati sotto le coperte! Domani si va alla scoperta di Budapest!

Ci siamo lasciati mentre ammiravamo gli affreschi delle Chiese di Goreme. Terminata questa prima parte del tour, ci siamo accorti che le strade attorno a noi sono battute da pullman strapieni di turisti. Ai lati delle strade principali, però, ci sono delle viuzze non asfaltate che sembrano portare nel cuore dei Camini delle Fate... il luogo perfetto per la nostra Bianchina!

Siamo partiti e la macchina sembra sterzare da sola e noi pronti a seguirla in questa nuova avventura! Il terreno è impervio, un saliscendi con improvvise curve a gomito, buche profonde anche mezzo metro e una stradina strettissima. Troppo stretta per passarci. Dobbiamo ammetterlo, il fondo stradale ci spaventa ma non spaventa la nostra compagna di viaggio a motore e così, carichi di adrenalina, ci siamo infilati fin dove sembrava davvero possibile arrivare.

Abbiamo continuato per un bel po' di tempo e ci siamo davvero regalati dei momenti unici. Divertimento a parte, lo spettacolo che si mostra davanti agli occhi in questo posto è davvero unico, un panorama di una bellezza entusiasmante, che invita a riflettere. Ci siamo così tanto innamorati di questi paesaggi che abbiamo deciso di vederne e saperne di più. Qui non ci si ferma mai e anche la prossima sarà una giornata di viaggio: andremo in altri posti, visiteremo altri luoghi storici e ci godremo questo viaggio che sembra non finire mai (e per fortuna!)

 

 

Ora si sta facendo tardi. Il sole sta tramontando ai Camini delle Fate, rendendo ancora più unico lo spettacolo davanti ai nostri occhi. La giornata si avvia stancamente verso la fine. Stanca come noi, e come la nostra Canon che ha esaurito la batteria. È tempo di ricaricare le pile: oggi si va a letto presto, domani ci aspetta un'altra avventura!

Check-out a mezzogiorno, abbiamo sfruttato l’hotel fino all’ultimo minuto. E visto com'è andato il nostro ultimo viaggio, direi che ce lo siamo meritato! Dopo una bella dormita, è il momento di svegliare anche Bianchina, di caricare gli zaini e di mettere in moto, alla scoperta di Baku, la capitale dell'Azerbaigian e sito UNESCO. Prima tappa, la città murata, un piccolo paesino circondato da mura in ristrutturazione, con cannoni e catapulte rimessi a nuovo e ben posizionati sulle torrette. Le macchine possono girare tranquillamente ma il posto è davvero molto tranquillo e tutti preferiscono muoversi a piedi, anche perché la si può visitare in un'ora.

Concluso il nostro giro, ci spostiamo nel centro moderno della città: un traffico incredibile, code lunghissime ai semafori. Per dirla tutta, la città nuova non ci fa impazzire e decidiamo di andare alla fabbrica di tappeti più importante e conosciuta dell'Azerbaigian, Azer-Ilme. Trovarlo con Bianchina stava diventando impossibile: ognuno ci dà un'indicazione diversa. Il caos, finché incontriamo un signore molto disponibile che ce lo spiega, sempre parlando in russo. Stanchi e confusi gli confessiamo che è un'ora che giriamo a vuoto e lui, gentilissimo, decide di accompagnarci. Dieci minuti e siamo sul posto, lo ringraziamo e lui tranquillamente va alla stazione dei bus per tornare al punto in cui lo avevamo incontrato poco prima. Si chiama Ale, una persona davvero gentile, tanto che ci scambiamo i numeri di telefono. Una mossa che potrebbe rivelarsi fondamentale, perché Ale tornerà a farci compagnia più avanti. Intanto continuiamo. Dove siamo? Ah sì, siamo da Azer-Ilme, la fabbrica di tappeti!

Entriamo e veniamo accolti in maniera stupenda. Un ragazzo che parla un po' inglese e un po' russo ci fa fare il giro completo dello stabile, costruito nel 1996 dal professor Vidadi Muradov. Cominciamo prima con la camera dove tingono la lana con coloranti di origine vegetale, seguendo rigorosamente secolari tecniche di colorazione. Poi c'è il processo di tessitura, con i designer che sono responsabili dell'intero processo, artistico e tecnico, della produzione di ogni tappeto. Da qui, ci accompagnano nella camera di lavaggio, asciugatura e levigatura dove gli addetti si lanciano in qualche commento sul calcio italiano. Noi ne aprofittiamo per fare qualche foto insieme, anche con il grembiule da lavoro. Nel frattempo ci spiegano come funzioni il loro lavoro; il processo di tessitura è la parte più interessante, con donne davanti a delle enormi macchine piene di fili che velocemente ,con un uncino di ferro, prendono filo per filo e con maestria fanno nodi su nodi, fino alla creazione del tappeto. È l'ultima tappa del ciclo di vita di un tappeto, prima dell'imballaggio. Finito il giro, ci fanno vedere un'altra stanza dove bambini imparano l’arte della tessitura per far sì che la tradizione Azera continui e non si perda con il passare del tempo. Torniamo nella stanza principale e qui incontriamo il professore Vidadi Muradov, il fondatore di questa fabbrica di tappeti. Scambiamo quattro chiacchiere e ci regala un libro tradotto in italiano e pubblicato a Roma in cui sono mostrate tutte le tecniche e il lavoro portato a termine da ogni designer. È stato un onore, davvero!

 

 

La fame inizia a farsi sentire. Il nostro giro è finito.È ora di andare a mangiare. Andiamo in in ristorantino tipico dove mangiamo un bel po' di piatti locali, tutti molto buoni ma dei quali non siamo riusciti a ricordare i nomi. Mentre mangiamo, però, ecco la più brutta sorpresa che potessimo ricevere: la Dogana con la Russia è stata chiusa!! Ci prende un colpo: la Russia è la nostra unica via di uscita dall'Azerbaigian. Oggi è venerdì, sono le 5 del pomeriggio e le ambasciate sono chiuse. Dentro di noi si scatena il panico. Non abbiamo alternative: non possiamo tornare in Georgia (non ce lo permette il nostro visto provvisorio per Bianchina), per entrare in Iran ci vuole troppo tempo per avere il visto, quello per il Turkmenistan ci è stato negato e il traghetto per Atkau, in Kazakistan parte ogni 7/10 giorni, un tempo troppo lungo per il nostro visto. Insomma, non abbiamo altre speranze se non passare in Russia. E la dogana pare sia stata chiusa. Che si fa?

Chiamiamo Ale, l’unica persona che ci può aiutare. Ci raggiunge in mezz’ora, gli spieghiamo il problema e inizia subito a fare qualche telefonata. Ci rassicura sull’apertura del confine russo, gli diciamo che su internet dice il contrario, ,a lui fa qualche altra chiamata e ci consiglia di raggiungere la frontiera il prima possibile per controllare di persona. In caso di risposta negativa, ci dirà come fare per raggiungere velocemente il traghetto per Atkau; un suo amico ci farà sapere in anticipo il giorno di partenza della barca. Insomma, non siamo per niente tranquilli ma ci dobbiamo subito mettere in macchina, Partiamo e e siamo fermati da due posti di blocco che provano a sfilarci soldi. Stavolta siamo stati attenti ai castelli con il limite di velocità, non hanno nulla per permarci e continuiamo il nostro viaggio. Il tempo passa inesorabile. Sono le tre del mattino e c'è ancora tanta strada da fare. Ci fermiamo a Quba per la notte, o almeno di proviamo. È tardi e non troviamo hotel: il più econonomico ci chiede 40 euro ma vi giuriamo che avremmo preferito dormire per terra piuttosto che su quei letti. Proviamo a dormire in macchina, già una volta ci siamo riusciti, ma è buio e facce poco raccomandabili si aggirano sospette nei dintorni. Non possiamo rischiare: abbiamo con noi tutta l'attrezzatura e il materiale fotografico. Siamo di nuovo in viaggio, per raggiungere l'unico hotel disponibile. Il costo della stanza è alto, 70 euro, ma abbiamo dovuto prenderla. Saranno le 4 ore di sonno più care della nostra vita ma non abbiamo scelta. Domani si va verso la frontiera per scorpire se ci faranno passare. Augurateci buona fortuna!

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