Con dolore lasciamo Samarcanda. È tempo di andare avanti e tanti stupendi posti ci aspettano. Bisogna fare il solito rituale, è venerdì e non ci dovrebbero essere problemi. Stavolta ce la siamo studiata bene. E invece la Asaka Bank, l'unica che può aiutarci con la Master card, ha il POS rotto. Niente prelievo ma paghiamo ugualmente l'hotel con sconti vari e la benzina è sufficiente per arrivare a Penjikent, sito UNESCO in Tagikistan.

Sessantacinque chilometri ci dividono dal nostro undicesimo stato, ma quando arriviamo alla dogana ci dicono che è chiusa. Panico, ma non ci demoralizziamo. Studiamo gli appunti presi prima del viaggio, torniamo a Samarcanda e optiamo per un'altra dogana, passando per Tashkent. Possiamo abbreviare il percorso svoltando prima di arrivare nella capitale Uzbeca, ma non avendo contante e sapendo che le banche di sabato lavorano fino a mezzogiorno, decidiamo per Tashkent. Ci arriviamo a notte fonda e un hotel ci fa credito tenendosi i passaporti come cauzione. Il giorno dopo si riparte alla ricerca dell'Asaka, fuori ci sono decine di persone che aspettano l’apertura, ma piano piano tutte si allontano, la banca non apre. Motivo… qui ognuno fa come gli pare. Il nostro visto scade oggi, in un modo o nell’altro dobbiamo uscire dall’Uzbekistan.

Cominciamo a fare il giro di tutti gli hotel per provare a prelevare contante, ma dopo mezza giornata spesa in macchina, niente, nessun risultato. Il caso ha voluto che incontriamo di nuovo Luigi e sua moglie, i motociclisti che abbiamo incontrato alla dogana precedente. Gli spieghiamo il nostro problema, dicendogli che con 50 euro avremmo raggiunto Dushanbe, e lui ci risponde: "Ragazzi tranquilli! E che vi faccio fermare qui, voi dovete arrivare in Thailandia!”. E ci presta i soldi utili per raggiungere la nostra meta, ma con la promessa da viaggiatori che alla prima possibilità gli saranno restituiti. Il tempo di mangiare un boccone e grazie a un Uzbeco dal cuore d’oro riusciamo a mettere sufficiente benzina per percorrere i 425 chilometri che ci separano da Dushanbe. Il diesel da un normale benzinaio costa 3.750 som al litro, ossia 1 euro e 20, noi riusciamo a pagarlo meno di un dollaro. chissà che ci avrà dato… in ogni caso ci lasciamo 30 dollari per la prima notte. Poi in qualche modo sopravviveremo.

Raggiungiamo la dogana di Bekobod, solito controllo e poi il dramma. I doganieri Tagiki ci chiedono 25 dollari di tassa per far entrare Bianchina, noi pensiamo subito che è la solita scusa per estorcerci qualche soldo. Le proviamo tutte, ma stavolta niente funziona e ci rimandano indietro. Le opzioni sono due: o pagare e passare la notte in macchina a Dushanbe o passare la notte in dogana, posto più sicuro, e poi pagare e arrivare a Dushanbe in serata, farci fare credito per una notte e trovare una banca disponibile all'inizio della prossima settimana. Scegliamo la seconda opzione. Ed eccoci di nuovo a passare la notte in dogana. Ormai siamo abituati e ben organizzati, partitina a carte, niente cena, almeno ci teniamo in forma, filmetto e buonanotte.

Un consiglio? Se mai viaggerete per l’Asia Centrale portate con voi solo contante, specialmente nelle dogane. Con le carte di credito, beh!, fateci quello che volete ma non provate a prelevare, vi salteranno i nervi. La cosa bella è che siamo sempre più positivi: fateci dormire dove volete,  senza mangiare, senza diesel, ma noi arriveremo in Thailandia!

Sveglia a mezzogiorno, ci aspetta un'altra lunga giornata con Bianchina per raggiungere il confine Kazako-Uzbeco. Stavolta ce la possiamo prendere con calma, possiamo oltrepassare il confine dopo la mezzanotte del 28, il visto per l'Uzbekistan parte dal 29 giugno. Dobbiamo solo fare 450 km. per arrivare a Beyneu, ultima città prima del confine. La raggiungiamo verso le 6 del pomeriggio, la strada è ben asfaltata e facile da percorrere, sembra troppo semplice per essere nel mezzo alla steppa. E infatti, la strada asfaltata si interrompe, 105 km ci dividono dalla dogana, di tempo ancora ne abbiamo, ma con il tragitto in queste condizioni sappiamo che ce la faremo appena ad arrivare in tempo.

Chiamarla strada è un complimento, parlare di qualche buca una lusinga, ma con Bianchina sta diventando un divertimento. Va che è una meraviglia, sorpassiamo tutti, anche perché non vanno più veloci di 20 km. orari. Intorno a noi c'è solo deserto, verso le 9 guardiamo dallo specchietto retrovisore e ci accorgiamo del tramonto. Ci fermiamo, saliamo sul tetto della macchina e ci godiamo un vero spettacolo… che tramonto! Dei colori bellissimi, un touch down completo, il sole che pian piano sparisce fondendosi nel calore del deserto e poi un'esplosione di un rosso che dipinge tutte le nuvole. Ce lo siamo goduto fino alla fine. Poco dopo arriviamo alla dogana Kazaka, in pochissimo tempo svolgiamo le pratiche doganali e ci dirigiamo verso quella Uzbeca. Sono le 11 e ci chiediamo se ci avrebbero fatto entrare ugualmente anche con un'ora di anticipo. A pensarci ora ci vien da ridere: 10 ore di fila per entrare e per scoprire che la frontiera apre alle 7 del mattino. Nient'altro da fare che passare un’altra piacevole nottata in dogana, dopo le due trascorse tra Azerbaigian e Russia. Stavolta abbiamo fatto amicizia proprio con tutti, anche i sassi ora sanno che due italiani sono passati da lì.

Arriviamo al controllo passaporti alle 10 del mattino di sabato 29 giugno. Tantissimi fogli da compilare, la maggior parte per Bianchina, file interminabili e sempre qualcuno che ti fa fare la fila sbagliata. Ma siamo amici di tutti e non è mai tempo sprecato. Ci chiamano per nome e ci dicono che possiamo passare senza ripetere la fila. Incontriamo anche una coppia di Lecco in moto e a vicenda ci aiutiamo a uscire da questa infernale situazione burocratica fino a che riusciamo a entrare nel decimo stato: l'Uzbekistan!

La nostra prossima meta è Nukus, 480 km. Se ci arriviamo verso le 5 possiamo tirare dritti per Bukhara e risparmiare così un giorno. Cambiamo idea cinque minuti dopo: la strada è messa in condizione peggiori di quella per raggiungere il confine Kazako. Ormai siamo abituati, ed è sempre lei la protagonista, Bianchina, inarrestabile e pronta a slalom e virate improvvise senza mai perdere il controllo. Lungo il tragitto incontriamo anche tanti cammelli in mezzo alla strada che non hanno nessuna intenzione di spostarsi, almeno fino a quando non siamo vicinissimi e rischiano di essere travolti. Sono anche gentili a mettesi in posa per foto e carezze, che carini! Cominciamo a stare a secco con la benzina e di benzinai neanche l’ombra. Chiediamo a qualche persona sperduta nel deserto (e non sono in pochi) e tutti ci dicono che il primo rifornimento l’avremmo trovato a Nukus. Non ce la possiamo fare, dobbiamo trovare una soluzione alternativa. Abbiamo già fatto 50 km. in riserva, non manca molto per cominciare a scendere e spingere la macchina. Incontriamo un ragazzo e gli porgiamo la fatidica domanda: ”Ma è  possibile che non c’è un benzinaio fino a Nukus?”. Lui risponde come gli altri, ma ci dice anche che se vogliamo sa come aiutarci. Si dirige verso il deserto, sparisce per un attimo dietro a delle erbacce e riesce con una tanica di benzina, diesel per l’esattezza. Gli chiediamo il prezzo, la risposta è 2 euro. E come facciamo a dirgli di no. Parte la contrattazione, scendiamo ad un euro e venti, sempre il triplo del prezzo reale, ma non ci sono alternative. Calcoliamo gli esatti chilometri  che mancano per raggiungere Nukus, quanto avremmo percorso con un litro e ne prendiamo 9 litri. Arriviamo a Nukus di nuovo con poche gocce nel serbatoio.

Siamo troppo stanchi per continuare, anche perché negli ultimi 100 km i colpi di sonno si sono fatti sempre più frequenti. Non che ci fossero grandi pericoli, di macchine ne passavano pochissime, al massimo ci saremmo trovati fuori strada. Sempre meglio non rischiare, però. Ci mettiamo alla ricerca di un ostello e vediamo un mercatino locale. La fame cresce e ci fermiamo per cena. Due hamburgers, due hot dogs, due torte rustiche tipiche del posto farcite con carne e cipolla, anzi cipolla ed un po' di carne, varie qualità di biscotti secchi sempre tipici Uzbechi e due gelati per concludere, il tutto annaffiato da 3 bottiglie da un litro e mezzo d'acqua. Poco distante troviamo un hotel, chiediamo il prezzo, dieci euro a persona. "Preso!", è stata la nostra istantanea risposta. Non abbiamo neppure chiesto se c'era qualcosa di più economico o se era possibile abbassare il prezzo, non abbiamo tempo da perdere, un minuto in più e rischiamo di svenire. Purtroppo trovare internet è abbastanza complicato, per i prossimi aggiornamenti dobbiamo arrivare a Bukhara. Prima però dobbiamo trovare la benzina, anzi il diesel, per ripartire. Ma torniamo a noi. La nostra stanza è al primo piano. Il tempo di fare una doccia e ... buonanotte!

Siamo a Samarcanda e la città ci sta già facendo innamorare. Il viaggio però è stato più complesso di come ce lo aspettavamo (tanto per cambiare!). Siamo rimasti a Nukus e da lì riprendiamo il nostro racconto. Il 2 luglio, martedì, continua il nostro giro tra le banche: prima Osaka Bank, strisciamo le nostre carte per un totale di 250 dollari. Ma il cash bisogna ritirarlo nell’altra filiale. La troviamo dopo mezz’ora di macchina, ritiriamo i soldi ma il cambio non è conveniente, un dollaro a 2.082 som.

Andiamo allora nelle vicinanze del Bazar, dove si trovano facilmente uomini con facce un po' losche che ti cambiano un dollaro a 2.666 som, tutte con banconote da mille, un totale di 665.000 som. Non è un pacco di soldi, ma una busta piena di banconote, che infiliamo sotto la maglietta per tornare all'albergo e pagare la stanza. Carichiamo tutto in macchina. Ora bisogna trovare un benzinaio. Impossibile e poi l'unico che può avere il diesel lo vende a 3.750 som al litro (quasi un euro e quaranta centesimi). Troppo. Dopo varie peripezie entriamo in casa di un signore del posto che ci vende 55 litri ad 2.600 som al litro (poco meno di un euro). Un bel risparmio. Ora siamo pronti per ripartire: destinazione Samarcanda.

Prima sosta a Bukhara dopo aver percorso 535 chilometri. Arriviamo verso sera, è sempre martedì, e decidiamo di fermarci per cena nella piazza principale, nel cuore della città vecchia (Shakhristan). Nel centro c’è una grande vasca, si chiama Labi-hauz, dove bimbi e ragazzi fanno il bagno e dove i più grandi azzardano tuffi arrampicandosi sugli alberi e gettandosi da 7/8 metri. Tutto questo in pieno centro. Ci fermiamo in un ristorantino adiacente alla vasca, i prezzi sono abbastanza cari per il nostro budget, ma ci piace l’atmosfera e incredibilmente riusciamo a barattare anche sulla cena. Il proprietario si è messo a ridere, ma alla fine ci ha stretto la mano e ha accettato la nostra offerta: 2 piatti di riso con verdure e una bottiglia d’acqua per 7 dollari. Secondo noi, ha accettato solo per avere due turisti seduti al suo ristorante.

Bukhara è considerata la città più sacra dell’Asia Centrale con edifici millenari, un centro storico tuttora abitato e parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ci saremmo dovuti fermare ma abbiamo solo fatto un giro tra madrase e monumenti dopo cena. Purtroppo i 3 giorni a Nukus, non previsti alla partenza, hanno rovinato la nostra tabella di marcia. Così verso mezzanotte ci rimettiamo in marcia per Samarcanda, 260 chilometri ci dividono da lei. Vi diciamo subito che non ce l'abbiamo fatta. Ci fermiamo dopo un'ora di macchina per riposarci, per due volte andiamo fuori strada per via dei colpi di sonno. Ci svegliamo che è ancora notte, un'altra ora di macchina, un'altra sosta e alle 8 del mattina arriviamo a Samarcanda!

Durante il tragitto Bianchina ha festeggiato i suoi primi 10.000 chilometri. Siamo ufficialmente a metà del viaggio. Trovare un posto economico per dormire non è semplicissimo, tutti gli hotel sparano doppie a non meno di 50 dollari. L’altra opzione è andare nelle case private dove per due letti e una cena si spendono 20 dollari a testa. Troviamo un signore disponibile a ospitarci ma solo per una notte, decliniamo l’offerta. Lui simpaticamente ci porta da un suo amico proprietario di un hotel, vicinissimo al centro storico, e ci aiuta a prendere una stanza per 30 dollari a notte. Accettiamo felici, doccia e subito a mangiare. Dopo pranzo cadiamo entrambi in un sonno profondo che ci accompagna fino alle 5 del pomeriggio, l'ora perfetta per uscire e visitare la splendida città che ci ospiterà per tre notti.

Il sole tramonta alle 9, non c'è fretta. Finalmente abbiamo un po' di tempo e dedichiamo il resto della giornata al complesso del Registan. Maestose e imponenti Madrase, una quasi esagerata quantità di maioliche, azzurri mosaici e giardini interni armoniosi e con pareti ristrutturate che emanano pura bellezza: il complesso del Registan è senza dubbio uno dei monumenti più straordinari dell’Asia Centrale. È composto da tre Madrase: la madrasa di Tillankari, rivestita in oro e completata nel 1660, la Madrasa di Sher Dor, ultimata nel 1636, il cui portale d'ingresso è decorato con due leoni (anche se assomigliano più a due tigri) e fu realizzato a dispetto della proibizione islamica di raffigurare animali viventi, e infine la Madrasa di Ulugbek, la più antica, portata a termine durante il periodo di Ulugbek nel 1420. Sul retro c'era una grande Moschea e all’interno aule per l’insegnamento di matematica, filosofia, astronomia e teologia. Tuttora si può vedere dove abitavano gli alunni.

Ogni edificio ha un ampio spazio interno, oggi pieno di negozietti che vendono souvenir e bibite ai turisti ma sempre rispettando la natura del posto. Ci sediamo per terra nel centro delle tre Madrase, siamo avvolti da colori che al riflesso del sole risaltano in tutta la loro lucentezza. Il nostro sguardo spazia tra i minareti, le cupole e le facciate frontali. Ci si sente davvero piccoli al loro cospetto. Rimaniamo fermi così per più di mezz’ora, affascinati dalla vista di un posto unico nella sua spettacolare bellezza. Ci aspettano tanti altri posti da visitare, ma già possiamo dire che Samarcanda ci ha fatto innamorare.

Samarcanda la sentiamo già nostra e vogliamo visitarla tutta. Veloce colazione e via alla Moschea di Bibi-Khanim, ultimata poco prima della morte di Tamerlano. Anche se per la maggior parte in rovina, ha ancora di un maestoso fascino, un tempo era una delle moschee più grandi del mondo. Vi basti pensare che solo l'ingresso principale è alto 35 metri. Durante gli anni cominciò a cadere in rovina e dopo il terremoto del 1897 crollò del tutto.

Una leggenda narra che la moglie di Tamerlano  ne ordinò la costruzione per fargli una sorpresa. L'architetto si innamorò di lei e si rifiutò di completarne la costruzione a meno che lei non lo avesse baciato. Tamerlano, dopo aver scoperto cosa stava succedendo, fece giustiziare l’architetto e ordinò che tutte le donne indossassero un velo sul volto per non far cadere gli uomini in tentazione. Attaccato alla moschea c’è il Siab market, un mercato strapieno di banchi che vendono spezie, verdura, frutta, cappelli, turbanti e souvenir vari.

Oggi ci sono 42 gradi e a vedere tutte quelle angurie ci viene voglia di prenderne due fette. Purtroppo però nessuno dei venditori vuole rimanere con l'anguria a metà e dopo vari tentativi ci arrendiamo. Proprio mentre stiamo andando via, un venditore da un altro banco al quale ancora non avevamo fatto la nostra richiesta, ci chiama e ci apre un bel cocomero, ci taglia due belle fette chiedendoci se è buono e guardando l’espressione sui nostri visi dopo il primo morso non aspetta neppure la risposta. Gli chiediamo quanto dobbiamo dargli e lui ci risponde con un sorriso: "Prego, è un regalo". La sua gentilezza ci colpisce e ci fermiamo un po' a parlare con lui.

Dopo i saluti proseguiamo il nostro giro e raggiungiamo il Mausoleo di Guri Amir, ossia la tomba dell’emiro. Sotto questo mausoleo sono sepolti i corpi di Tamerlano, di due dei suoi figli e di Ulugbek. La ragione della modestia di questo mausoleo è che la madrasa principale è stata demolita e non più ricostruita. La cripta di Tamerlano si trova in una stanza sottostante, ricavata da un singolo blocco di giada verde scuro, situata nel centro e circondata da altre cripte. Il nostro giro prosegue e andiamo a visitare Shahr-i-Zindah, ossia la tomba del re vivente; ha due ingressi e probabilmente entriamo da quello sbagliato. Ci addentriamo in un cimitero e solo dopo qualche centinaio di metri entriamo nel complesso riservato alla famiglia e ai favoriti di Tamerlano. Le tombe sono ricoperte di maioliche simili a quelle viste durante la giornata e che caratterizzano l’arte uzbeca. Tra le più importanti c'è la tomba di Qusam-ibn-Abbas, cugino del profeta Maometto, il quale si dice abbia portato l’Islam in questa regione. La tomba più bella è probabilmente quella della nipote di Tamerlano, che rispecchia in pieno l'arte del tempo.

Forse non serve neppure dire che tutti questi posti come il resto della città di Samarcanda fanno parte del Patrimonio dell’Unesco dal 2001. Il nostro giro culturale sta per finire. Prima di rientrare in hotel, torniamo però a visitare il complesso del Registan. Lo osserviamo così attentamente che sarà difficile dimenticare la sua bellezza. Appena rientrati in hotel, una bella birra fresca e una partita a carte, con urla di gioia per il vincitore e grida di rabbia per il perdente. Naturalmente attiriamo l'attenzione dello staff. Sentendoci, prima sono accorsi tutti impauriti per capire cosa fosse successo e poi, dopo averlo scoperto, sono scoppiati in un'interminabile risata.

Molto probabilmente domani lasceremo Samarcanda, questa splendida città. Dobbiamo passare prima in banca e poi a  far benzina, sperando di non incappare di nuovo nella “maledizione” di Nukus. Tagikistan aspettaci, stiamo arrivando!

Nel nostro ultimo aggiornamento vi abbiamo raccontato di quando siamo entrati in Uzbekistan. Siamo arrivati al sabato sera, momento in cui abbiamo deciso di passare la notte a Nukus, per ripartire di fretta e furia la mattina. Sveglia alle 9, colazione, zaini in macchina e via a cercare un bancomat. Prima brutta notizia (non sarà l'unica). I bancomat di domenica non funzionano! Visto che non abbiamo contanti di nessuna valuta, gli ultimi euro li abbiamo spesi con i poliziotti lungo il tragitto, siamo costretti a prendere la brutta decisione di rimanere un'altra giornata in questo paesino sperduto in mezzo al deserto.

Abbiamo anche tentato di fare due calcoli con la benzina per arrivare almeno alla prossima città, ma niente, non riusciremmo neanche a uscire dal parcheggio. E così l'intera giornata è passata a spasso per il mercato cittadino, a chiacchierare con i ragazzi che lavorano al Nukus Hotel, dove dormiamo. La cena è molto particolare: abbiamo ritrovato tre ragazzi inglesi che abbiamo visto lungo il cammino per Nukus, tre pazzi che arrivano in bicicletta da Manchester. Visto che non aabbiamo soldi si organizza una cenetta all’aperto con il loro fornelletto. Sarà stata la fame, ma che carbonara che ci siamo mangiati!

Finalmente lunedì, di nuovo in giro a cercare un bancomat. Prima ci indicano la Capital Bank, che accetta solo Visa. Poi la Asaka Bank, ma è il primo luglio e tutte le banche dell’Uzbekistan non prestano servizi bancomat. Chiediamo se almeno possiamo prelevare con la nostra Mastercard, e non ci sanno rispondere, un bancomat per stranieri non esiste, si deve caricare la loro cassa strisciando la carta e poi sono loro a darti il corrispondente in dollari, non in euro, che è quello che abbiamo noi. Chiamano il direttore della banca che a sua volta chiama il direttore della banca di Tashkent. Alla fine riceviamo conferma positiva: possono prestare il servizio ma solo l’indomani mattina, martedì. Un’altra intera giornata senza far niente, con in strada 42 gradi, senza un filo di vento, senza mangiare e senza i soldi per comprare una bottiglia d’acqua. Altro che Vita da Turista, vita da barboni.

Verso le due del pomeriggio cominciamo a parlare con dei signori seduti nella hall dell’hotel. Sentita la nostra storia ci invitano a mangiare qualcosa, finalmente qualcosa tra i denti. Solo che poi cominciano a bere birra e poi vodka, il tavolo è pieno di bottiglie, che si svuotano velocemente. Altrettanto velocemente siamo ubriachi, ma non possiamo dire di no, o tutto o niente. Cominciamo a fare foto (appena avremo internet ve le faremo vedere) e a cantare canzoni. Toto Cotugno non può mancare: ci avranno fatto cantare "L’Italiano" per almeno 20 volte, finché non riusciamo più a bere. Alla prima occasione scappiamo in stanza, di cenare non se ne parla. Meglio mettersi subito a domire pronti a partire la mattina. E speriamo di non svegliarci con i crampi allo stomaco per la fame.

Domani tutto dovrebbe filare per il verso giusto e dovremmo, finalmente, raggiungere Samarcanda, la meta più attesa!