L'ultimo treno. Arriviamo al confine con il Vietnam dopo un totale di 143 ore di treno e 6.000 chilometri percorsi in Cina, uno stato immenso! Come si dice in questi casi, ce la siamo girata in largo e in lungo. Per quanto riguarda il viaggio solita routine: dormire poco, mangiare anche meno, grandi partite a carte e amicizia con tutti. In dogana è ancora più semplice, timbro e via, destinazione Hanoi.

Il paesaggio cambia notevolmente. C'è tanto, ma tanto verde, risaie ovunque e donne con il tipico cappello vietnamita, chine che lavorano sui campi. Attraversiamo piccoli paesini super popolati e mercatini che cuociono ogni tipo di carne. Purtroppo siamo in autobus e non possiamo fermarci anche se la fame e la voglia si fanno sentire. Arriviamo ad Hanoi, la capitale, un traffico da non credere. Non tanto per le macchine quanto per i motorini. Migliaia e migliaia di due ruote affollano le strade; non ci sono cartelli e anche se ci fossero nessuno li rispetterebbe, tutti guidano in tutte le direzioni e il contromano è un classico. Due colpi di clacson e ognuno tira dritto per la sua strada.

Attraversare la strada è un rischio da non sottovalutare, praticamente si deve fare lo slalom tra motorini che sfrecciano da ogni lato. Ti guardano, ti puntano, ti suonano e poi all’ultimo momento sterzano. Fino a che non ti prendono va tutto bene. Troviamo un ostello in centro, il dormitorio costa 4 dollari a persona e noi per 10 riusciamo a ottenere una stanza per 2 con bagno in camera. Giusto il tempo di una doccia e andiamo a cercare qualcosa da mangiare. Ci fermiamo proprio davanti all’ostello, appena usciti, ci colpisce un fornellino su un tavolino con due piccoli sgabelli per sedersi, ordiniamo un piatto per due di carne e verdure e ci portano un vassoio pieno di manzo, capra, melanzane, zucchine e tanto altro per 200.000 dong, ovvero meno di 10 dollari. È tutto crudo, però, e bisogna cucinarselo da soli con l’aiuto del fornellino. Divertente e gustoso, buonissimo!

Ordiniamo una birra e notiamo che una bottiglia costa meno di un dollaro. È la fine, solo lì ne abbiamo bevute 5 a testa, poi lungo quelle stradine mega affollate e strapiene di turisti zaino in spalla è stato un continuo. Facciamo conoscenza con tantissimi ragazzi e finiamo in un bar con biliardo, segniamo il nostro nome sulla lavagnetta e aspettiamo il nostro turno per giocare. Lo ammettiamo, siamo forti ed è difficile trovare qualcuno che ci possa battere. Infatti, quando tocca a noi cominciamo a eliminare una alla volta tutti i presenti finché il manager del locale organizza un gioco chiamato "killer": ogni giocatore ha 4 "vite" e ogni volta che sbaglia un tiro gliene viene tolta una. L'ultimo che rimane vince tutto, cioè i soldi che ogni partecipante mette per giocare, 100.000 dong a testa. Indovinate un po' chi ha vinto? Anche troppo facile!

E con i soldi vinti, praticamente l'equivalente di un paio di giorni di viaggio, altra birra! Vaghiamo per quelle stradine senza una meta, barcolliamo così tanto che evitare i motorini ci viene spontaneo. Arriviamo al nostro ostello e ci sentiamo a casa, tutti sono nelle nostre condizioni. Facciamo amicizia, balliamo, beviamo e conosciamo un sacco di gente. Ci guardiamo e capiamo che siamo distrutti! È l'ultimo momento in cui ci incrociamo. Persi nel caos e nel divertimento ci dividiamo e ci rivediamo solo in camera alle 8 del mattino. Ognuno ha una storia da raccontare ma entrambi abbiamo una stanchezza micidiale, tanto che l'unica cosa che possiamo fare e distenderci sul letto con un sorriso stampato! Buonanotte, anzi buongiorno!

Avremmo dovuto passare una notte a Cat co 2 e non vedevamo l'ora: una spiaggia bianca con acqua cristallina! Purtroppo il meteo non ha voluto; tuoni, fulmini e pioggia inondano la piccola isola e, insieme a tanti altri che avevano prenotato il tour per più di un giorno, siamo trovati costretti a rientrare ad Hanoi a causa delle tempesta che non terminerà prima di sabato. Peccato!

La nostra prossima tappa sarebbe stata Sapa, piccola villaggio al nord, con paesaggi mozzafiato, risaie a perdita d'occhio e un bel trekking ai villaggi tribali circostanti. Purtroppo salta tutto a causa della pioggia e decidiamo di prendere un autobus e attraversare il confine del Laos fino a Luan Prabang. Purtroppo siamo nella stagione dei monsoni e non si può mai sapere quando una tempesta può iniziare o finire. Passiamo così un'altra serata ad Hanoi. L'idea è quella di una serata tranquillo ma il destino ha voluto il contrario!

Incontriamo delle persone fantastiche, si crea subito un buon feeling e si forma un bel gruppo di una dozzina di persone. Incontriamo anche una coppia che ci segue su Vita da Turista. È bello scoprire di essere famosi!! Ci riconoscono e si uniscono a noi per un paio di birre. Purtroppo per noi, le birre non sono solo un paio. Ci siamo tutti e da tutti il mondo: inglesi, israeliani, canadesi, irlandesi, australiani, lettoni, polacchi, tedeschi, donne e uomini. Beviamo e chiacchieriamo, ci raccontiamo le nostre avventure e i nostri viaggi. Finché la polizia non ci sfratta dal nostro angolo. Qui i locali a mezzanotte chiudono e non si può bere per strada. Ma la nostra serata non può certo finire così!

Entriamo in un locale a porte chiuse. Entriamo da una porta sul retro e ... la festa continua! Musica ad alto volume, bottiglie di birra e cocktails che ci passano tra le mani come se niente fosse, continuiamo a festeggiare fino al mattino, finché non ci buttano fuori anche da questo locale. Fosse stato per noi questa serata non avrebbe avuto mai fine. Come al solito, ci incontriamo solo verso le 7 del mattino. Ci diamo il buongiorno e ci buttiamo a letto. Ma non in stanza, nel dormitorio, un corridoio pieno di letti! Quando siamo arrivati eravamo soli ma nel frattempo si è riempito. Tutte ragazzi, siamo gli unici due maschi. Camminiamo tra i letti, sbronzi e in mutande, e facciamo amicizia. Capiscono il nostro stato (altro che fascino!) e per cortesia si fermano a chiacchierare.

 

 

Ah, la cosa più bella però è un'altra. La serata è stata completamente pagata dalla vincita del torneo a biliardo. Abbiamo vinto 600.000 dong (sono poco più di 30 euro, sembrano pochi ma non lo sono) e altrettanti ne abbiamo spesi per il divertimento! Ora ci aspettano un paio di ore di sonno e poi 25 ore di autobous. Stiamo arrivare in Laos, stato numero 15, ma dobbiamo ammettere che ci dispiace lasciare il Vietnam così presto. Purtroppo però contro il meteo avverso non si può combattere. Laos, aspettaci, stiamo arrivando!

Alle 8 del mattino siamo già in strada ad attendere l’autobus. Stiamo andando ad Ha Long City, dove prenderemo la barca che attraversa la Baia di Ha Long e arriva a Cat Ba Island. Ci si può arrivare in parecchi modi: il tour di un giorno, di una notte e due giorni, dormendo in barca, o di due notti e tre giorni, dormendo la prima notte in hotel e l’altra in barca. È tutto organizzato e i costi aumentano. Noi optiamo per un fai da te: prendiamo solo i biglietti per Cat Ba Island al costo di 14 dollari a persona.

In autobus incontriamo una coppia di Milano: Chiara e Max, anche loro con la stessa nostra idea di avventurarsi senza il tour. Dopo 4 ore di viaggio raggiungiamo il pier, il molo, piccola attesa e tutti in barca. E che barca! Sembra un vascello del '700, entriamo per primi e riusciamo ad assicurarci quattro dei pochi posti disponibili sulla “terrazza” della barca. Ci sono solo otto lettini e il resto della ciurma è confinato all’interno, sulle sedie. Noi dal nostro attico, con il sole alto e una incredibile giornata, ci godiamo la vista di questa baia eccezionale.

La Baia di Ha Long raggruppa più di 3.000 isole, pinnacoli di tutte le grandezze e forme che sorgono dall’acqua del Golfo di Tonkin rendono il paesaggio incantevole, non a caso sito UNESCO e parte del patrimonio dell'umanità. Nelle isole si trovano innumerevoli grotte, tutte formate dal vento e dalle onde. Dopo poche miglia marine ci fermiamo a visitarne una; l’entrata è scenica, giochi di luce le danno profondità e amplificano la bellezza delle stalattiti e delle stalagmiti che la compongono. Ci colpisce un punto particolare della grotta, un piccolo buco in alto dal quale entra un fascio di luce che lascia intravedere una particolare vegetazione; l’interno è entusiasmante, la grotta è in ottime condizione e il tragitto è ben organizzato e permette di visitarla nel giusto modo. Si risale in barca; ci stendiamo su quei comodi lettini a prendere un po' di sole, facciamo amicizia con le altre persone che sono riuscite ad accaparrarsi i lettini rimasti e si crea un bel gruppetto.

Dopo 2 ore siamo nel mezzo della baia, attraversiamo un piccolo villaggio galleggiante costituito da una ventina di case e pieno di piccole imbarcazioni di due persone pronte alla pesca, aggiriamo un pinnacolo e ci troviamo nella pace più assoluta. Si sente solo il rumore del motore dell’imbarcazione, siamo circondati dal verde mentre l'acqua color smeraldo ci fa dondolare alla ricerca dello spot perfetto. Lo raggiungiamo quando il sole, uscendo alle spalle di un pinnacolo, regala a quella natura incontaminata dei colori stupendi; la luce si riflette sull’acqua come per indicarci la strada, ci guardiamo intorno e non crediamo ai nostri occhi: è un posto meraviglioso, sembra di tornare indietro di mille anni. È la bandiera vietnamita che, sventolando alto sopra di noi, ci ricorda dove siamo perché la nostra immaginazione va al di là di un posto terreno. Tutto sembra fermo, è solo la barca che continua ad andare avanti. Intravediamo le sponde di Cat Ba Island ma ci voltiamo indietro, non riusciamo a staccare gli occhi da quella vista mozzafiato.

Solo quando la barca si ferma e tutti sono già scesi a terra ci rendiamo conto di essere arrivati. Veniamo ammucchiati in un autobus, c’è da attraversare l’isola per arrivare a Cat Ba Town, un percorso di 40 minuti tra una fitta vegetazione. L'autobus è strapieno e non riesce neanche ad arrampicarsi sulle salite se non in prima, sforzando al massimo quel motore simile a quello del nostro vecchio Ciao. In discesa invece va ancora più lento per paura di prendere troppa velocità. Al nostro arrivo in città siamo più che felici di essere arrivati sani e salvi. Non ci mettiamo molto a trovare un ostello. Otto dollari a camera, comoda e spaziosa, addirittura con l’aria condizionata, un lusso per noi, che a questo prezzo non ce lo aspettavamo proprio. Non riusciamo neanche a farci la doccia per la fame che abbiamo, scendiamo subito e ci infiliamo nel primo posto per mangiare. Ci è andata bene! Iniziamo con due piatti di riso fritto con verdure e polpa di granchio, all’interno c’è anche un acquario con pesci locali, crostacei e vongole che non entrano neanche nel palmo di una mano. Prendiamo un pesce alla griglia ed un chilo di vongole cotte al vapore. È vero che non abbiamo fatto colazione e non abbiamo neppure pranzato, ma con questa cena abbiamo pareggiato i conti: quattro birre per un conto totale di 20 dollari!

Dopo cena, torniamo in stanza. Doccia e via, si esce di nuovo! Passa un'ora e il gruppo della barca si riforma. Ci siamo dati appuntamento in un localino sul lungomare, ci sono più bottiglie di birra su quel tavolo che nei frigoriferi di tutti i ristoranti della zona. Cominciamo a fare di tutto, i giochi più scemi, e presto cominciamo a non capire più nulla. Qualcuno abbandona il campo di battaglia, le coppie si ritirano nelle proprie stanze. Restiamo solo noi due, Chiara e Max; rientriamo in hotel e continuiamo a bere sul terrazzo vista mare. Per evitare di addormentarci lì, dopo un po' decidiamo di buttarci a letto ... che giornata! E che serata!