Street food: cibo d'autore #1



Street food: cibo d'autore #1 da caponataweb.com

Cibo fast, cibo slow, cibo street. È la nuova tendenza del palato. Ne abbiamo sentite raccontare di tutti i colori sul buon mangiare. Gli anni '90 hanno visto imporsi notevolmente la prospettiva fast: panino, patatina, Coca Cola e via, con tanto di sorriso del pagliaccio di McDonald. Poi c’è stata la rivolta slow, ed ecco quindi nascere i vari presidi che tutelano la cultura del cibo lento, delle specialità (magari regionali), da assaporare con un buon calice di vino, prendendo il giusto tempo. Il pagliaccio contrapposto alla lumachina.

 

Chi l’avrà mai vinta?

Negli ultimi anni si assiste a un fenomeno che sembra riassumere i due: lo street food d’autore.

 

 

Di cosa si tratta?

Rivedere in chiave glam, hipster e moderna i vecchi carretti che a Lecce o Catania, Tropea o Maratea, vendono in piazza le leccornie dell’orto o le specialità della cucina locale.

 

Ecco, sostituite il vecchietto del paese a un giovane con un furgoncino vintage rimodernato; i canestri e i panni bianchi freschi di bucato, a un packaging ammiccante e avrete lo street food d’autore. L’idea effettivamente non è male: a pensarci bene è un modo per far sopravvivere tradizioni locali, e anzi, esportarle in grandi città. Un modo per il turista (anche il turista italiano), di assaporare cibo vero e non preconfezionati prodotti turistici. E, perché no, diffondere la cultura del territorio.

Quindi largo alla fantasia: dalle patatine allo gnocco fritto, dal “maritozzaro” al filettaro (nelle simpatiche varianti romane). Bene, la lumaca e il pagliaccio avranno fatto pace? Cosa ne pensate?