Cosa non mangiare all’estero #4



In Italia terrorizzano e vengono cacciate via a colpi di ciabatte e chi più ne ha più ne metta, un po' per la loro fama di animali pericolosi e velenosi e un po' perché non sono esattamente lo spettacolo improvvisato che vorremmo ritrovarci davanti da un momento all'altro.

In Oriente sono un piatto pregiato: siam sempre lì insomma, dove un piatto non è conosciuto dall'altra è una delikatessen. Ciò che per i nostri palati sopraffini è off limits, all’estero è leccornia apprezzata. A questo punto, vi chiederete voi: di cosa stiamo parlando? Facile, delle tarantole. Il luogo dove sono tanto amate? Ancora più facile: la Cambogia.

 

 

Qui sono una vera prelibatezza d’autore, à la street food diremmo noi. Potrete acquistarle ogni angolo della città e costano solo pochi centesimi. Che sapore hanno? Chi le ha assaggiate parla di grilli, di pollo o rane fritte, apprezzando lo stacco tra l’esterno croccante e un interno morbido (sembra che stiamo parlando di un cioccolatino, vero?). Una sola raccomandazione: aracnofobici, statene alla larga.

Se ancora non siete sazi dei sapori cambogiani potrete provare allora le rane in umido, accompagnate con riso e un mix di verdure. Ma il vero piatto nazionale è l’Amok: “mok” vuol dire cucinare il curry al vapore con foglie di banano (noi abbiamo la lattuga e loro il banano, e allora?). Questo perché la base di questo piatto è una coppa di ceramica ricoperta di foglie di questa pianta locale e un ciuffo di verza, con sopra pesce al curry giallo. Si può trovare anche la variante al pollo. Ammetterete che abbiamo esordito in modo estroso, ma quest’ultima variante non è male.