Tutti i segreti su turismo e Slow Food

Ecco come i presidi del "mangiare bene e lento" si coniugano col turismo esperienziale



Se fast food vuol dire il rassicurante sorrisone del pagliaccio del Mc Donalds, slow food dal canto suo significa altre cose: italianità, passione per la buona cucina, accompagnata a un turismo lento. E non è un caso che, dall’anno della sua fondazione nel 1986, Slow Food ha deciso di utilizzare come simbolo la lenta chiocciolina, come a dire: il cibo, è un affare serio, lo si conosce nel momento stesso in cui si apprezza, con tutti i sensi.

Ultimamente infatti si parla molto di turismo esperienziale: fare quelle cose, in quel luogo, con gli abitanti di quella particolare città o regione. Stanno nascendo addirittura delle app su questa linea (come MySevenLives). Ebbene, si può dire che Slow Food, in un certo senso ha anticipato tutto questo.

I presidi. Centro dell’azione di Slow Food sono i presidi, territori che, da un punto di vista enogastronomico spiccano per particolare qualità. Non dimentichiamo che Slow Food nasce a Bra, in provincia di Cuneo e la terra piemontese è  luogo di cioccolato pregiato, tartufi che non hanno bisogno di presentazioni e vini di qualità (come il noto Barbera d’Asti). I presidi in Italia sono circa 200 e coinvolgono oltre 1600 produttori tra contadini, pescatori, norcini, pastori, casari, fornai, pasticceri. Il risultato è una mappa del gusto italiana e trasversale.

 

 

Qualche esempio? Nel Lazio il fagiolone di Vallepietra o le Terre del Vino Cesanese. In Emilia Romagna il Cultello di Zibello e la Vacca bianca modenese. In Sicilia non potevano mancare la Mandorla di Noto e il Pistacchio verde di Bronte. Attorno ad ognuno di questi presidi, si riunisce una condotta che lavora sul territorio riunendo produttori e cultori del buon cibo. Come? “Difendendo il cibo vero con i denti”, recita lo slogan Slow Food. Ed ecco che, per chi vuole assaporare dal vivo i prodotti d’eccellenza vergono organizzate manifestazioni (come l’ultima che a Torino, un vero e proprio “happening” con il pane fatto in piazza), oppure i Mercati della Terra, appuntamenti mensili di incontri diretti tra consumatore e produttore.  

Gli appuntamenti da non perdere. Ogni anno, l’ultima settimana di ottobre, Slow Food fa il punto sulle papille gustative italiane (e non solo, non dimentichiamo che l’associazione è internazionale), con il Salone Internazionale del Gusto all’Oval di Torino.

Slow Food ed Expo 2015. In vista del grande appuntamento milanese, l’associazione è partner con il progetto dei “10 mila orti in Africa”, che la rete di Terra Madre porta avanti in 25 paesi del continente. All’interno dei padiglioni dell’esposizione, Slow Food presenterà un percorso puntato sulla biodiversità: tutto contro l’appiattimento “global”.