In Nuova Zelanda sulle tracce dei film di Tolkien

Chi dice che i film sono ambientati solo negli studios? Ecco un luogo "fantasy" che esiste davvero!



Vita da Turista vi propone, come sempre, una panoramica dei diversi modi di fare turismo: turismo culturale, avventuroso e da zaino in spalla, lussuoso o fashion. Insomma, adatto a tutte le tasche, a tutti i sessi e a tutti i gusti, com'è giusto che sia.

Oggi vogliamo parlare, proprio per completare questo "ciclo turistico", di una meta che sarà sicuramente adatta per tutti quei turisti che, oltre ai viaggi, sono anche appassionati di cinema. O meglio, per gli appassionati di quelle pellicole che lasciano incollati allo schermo per intere trilogie (o anche più).

 

 

Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit (entrambi del genio di J. R. R. Tolkien), hanno tenuto incollate tra i primi anni duemila e questi ultimi mesi milioni di telespettatori in tutto il mondo, tra cinema e TV, con delle pellicole dal fascino unico, anche e soprattutto nelle ambientazioni.

Cos’ha fatto la fortuna delle scenografie dei romanzi dello scrittore britannico? Ambientati rispettivamente nel 2942 e nel 3018 presentano quel paesaggio fantasy, ma che non ha perso un contatto con la verità naturale.

Mentre altri film o libri di genere fantasy puntano infatti su scenari robotici e disumanizzati, Tolkien (e i fidi scenografi) dei suoi film, al contrario presentano montagne verdi. In questo caso, per girare le scene dei suoi film, il set scelto si trova a nord della Nuova Zelanda: Hobbiton per l’esattezza che, dal momento in cui la sua fama è cresciuta, è diventato un vero e proprio sito a tema.

Si trova nella cittadina di Matamata, che ormai è diventato un vero santuario del regista Peter Jackson. Le caratteristiche? Tanto verde e casette lillipuziane di Frodo Baggin. Percorsi tra fiumi e ruscelli che si concludono con un bicchiere di gingerbeer, la bevanda nazionale della Nuova Zelanda. Certo il costo d’accesso è un po’ proibitivo (circa 50 euro a persona), ma per entrare nella “terra di mezzo” ne vale sicuramente la pena. O no?