Isole Eolie, "a galla" il porto romano di Lipari



Non si finisce mai di imparare. E di scoprire. E una scoperta archeologica di particolare importanza è avvenuta negli ultimi giorni a Lipari, nelle Isole Eolie, dove un gruppo di ricercatori, guidati dal professor Sebastiano Tusa, ordinario di paletnologia a Napoli e Sovrintendente per il mare della Regione Sicilia, ha riportato alla luce i resti dell'antico porto romano, peraltro nella stessa zona dov'è attivo il porto "moderno". Tusa, che ha definito "straordinaria" questa scoperta, ha aggiunto che il progetto in fase di approvazione che prevede la costruzione di un ulteriore porto privato nella zona, sarebbe gravemente lesiva di questo patrimonio storico che, invece, è in grado di "aggiungere altri significativi elementi a quel che si conosce della civiltà millenaria eoliana".

Il porto di Lipari servì, in epoca romana, come spola nei collegamenti commerciali tra Milazzo, in Sicilia, e le colonie africane sul Mar Mediterraneo. Si tratta di una struttura imponente, che si trova però a pochi metri di profondità, appena tredici, il che lascia presagire che l'affondamento, o meglio lo scivolamento del complesso, sia avvenuto probabilmente in epoca antica, per ragioni che gli archeologi potranno investigare nei mesi e negli anni a venire. A disposizione degli archeologi, tuttavia, ci saranno strumentazioni moderne la cui applicazione su questo campo è recentissima, come il side-scan sonar, che permette attraverso l'uso di un velivolo subacqueo di realizzare scansioni bi e tridimensionali del fondale marino, e scoprire così l'eventuale presenza di oggetti anche se sepolti sotto sabbia o fango.

 

 

L'attività di ricerca e scoperta, finanziata con i fondi europei previsti dal bilancio 2014-2020, è stata inserita all'interno di ArchEolie 2014, un importante workshop di archeologia e tecniche subacquee tenutosi all'inizio di settembre nelle Isole Eolie, con il patrocinio delle massime autorità regionali e statali, e con la partecipazione di numerosi storici, archeologici e "divulgatori", tra i quali anche il noto scrittore Valerio Massimo Manfredi. La scoperta potrebbe avere in futuro anche interessanti ripercussioni anche da un punto di vista turistico, rendendo Lipari e le Isole Eolie una meta di riferimento per tutti gli appassionati di archeologia e "mondi sommersi".