Il Colosseo e l'Arena della discordia



Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività culturali, ha lanciato una proposta "folle" su Twitter: restituire al Colosseo l'Arena, la pavimentazione che copriva i lunghi e angusti sotterranei fino a fine Ottocento, e sulla quale, due millenni fa (anno più, anno meno) i gladiatori si battevano fino all'ultimo colpo di spada, i cristiani venivano dati in pasto ai leoni per soddisfare i crudeli desideri imperiali, e si svolgevano le naumachie, spettacoli navali che prevedevano l'allagamento controllato dei primi ordini dell'Anfiteatro Flavio.

L'idea non è originale, o meglio Franceschini ha ripreso un "concept" dell'architetto Daniele Manacorda, che ha proposto a ministero e Sovrintendenza di far tornare il Colosseo, monumento simbolo di Roma e dell'Italia intera, a come si presentava prima del vasto complesso di opere che fu portato avanti tra fine XIX e metà del XX secolo, quando anche il Fascismo utilizzò questo complesso archeologico per scopi propagandistici.

 

 

 

La ricostruzione della pavimentazione dell'Arena, che dovrebbe essere in materiale "moderno", probabilmente in legno, permetterebbe ai visitatori di vivere ancor più interamente la storia dell'Anfiteatro, ripercorrendo così i passi dei lottatori, ma renderebbe inoltre possibile l'utilizzo del Colosseo per eventi di grande importanza culturale, similmente a quanto avviene, già da anni, all'Arena di Verona, che per contro presenta un profilo, costruttivo e archeologico, di più facile gestione rispetto al monumento dell'Urbe.

Questo progetto, che dovrebbe inserirsi nel più vasto piano di opere e restauri già avviato sul Colosseo, con la facciata esterna che nei prossimi mesi sarà interamente restaurata, grazie al contributo della famiglia Della Valle (Gruppo Tod's), ha già avviato un'ampia e animata discussione culturale, tra favorevoli e contrari. Il parere più "crudo", ma non sarebbe altrimenti visto il personaggio, viene dallo storico e critico d'arte Vittorio Sgarbi, che in un lungo e appassionato editoriale sul Giornale si è detto favorevole all'idea Manacorda, di ripristinare il "pavimento in muratura e tavolato di legno" che copriva l'ampia area ellittica dell'arena (86 metri di lunghezza, 54 di larghezza), pur ammettendo che, nonostante ci sia "qualcosa di così semplice e logico nelle considerazioni e nella proposta di Manacorda", molto probabilmente non se ne farà nulla, poiché, secondo lo stesso Sgarbi, l'archeologia moderna preferisce sviscerare i monumenti ed esporne ogni parte, piuttosto che riportarli alla funzionalità originaria.

Se il Colosseo sarà "ripavimentato" o meno, lo scopriremo nei mesi che verranno. Certo è che un progetto di tale portata non costerà poco, e molto probabilmente quei fondi, con tutto il rispetto possibile per il simbolo romano, potrebbero essere dirottati su strutture che richiedono una manutenzione più urgente, in primis il sito di Pompei, che registra crolli significativi un giorno sì e uno no. Ma si sa, anche la storia (e la sua conservazione) girano intorno al denaro.