Am I going down, il tuo volo sta per cadere?



Am I going down? è l'app più... spaventosa che un turista possa scaricare sul suo smartphone! In un senso più ampio, "Am I going down" è anche la frase che tutti, in tutte le lingue, diciamo a noi stessi ogni volta che siamo comodamente seduti sul nostro aereo, cinture allacciate, assistente di volo che controlla e percezione che il vuoto sta arrivando sotto ai nostri piedi.

Si sa, possiamo prendere un aereo a settimana, fare viaggi intercontentali oppure di poche ore, ma la paura di volare è atavica: non c’è proprio nulla da fare. E quindi? Qual è la soluzione? Da oggi ce lo racconta un’app, che risponde proprio alla fatidica domanda: Sto andando giù? Se la risposta è “no”, voi sarete immancabilmente salvi (si spera).

 

 

Volete mettere però l’adrenalina in quella frazione di secondo, quando vi state per imbarcare e sarà il vostro telefono a dirvi se arriverete sull’altra sponda dell’oceano? L’applicazione “Am I Going Down” è stata sviluppata da Vanilla Pixel, da un londinese che, con questo escamotage, voleva placare il timore di volare di sua moglie. Gli obiettivi di quest’applicazione sono più che speranzosi, se pensate che un altro software sviluppato sempre dalla stessa compagnia si chiama “Bring me sunshine”, portami il sole appunto.

Ma come funziona in realtà Am I going down? Inserite i dati del vostro aereo (che sia un Boeing o un Airbus, poco importa), l’aeroporto di partenza e quello di arrivo e il “gioco” è fatto, ovvero saprete subito qual è la possibilità che il vostro aereo finisca in acqua, piuttosto che sulla pista del prossimo aeroporto. Per ora l’applicazione è disponibile solo sui dispositivi Apple, ma siamo certi che a breve arriverà anche la versione di Android.

In ogni caso, una cosa è certa: Am I going down è stata ideata per tranquillizzare, non il contrario. Le probabilità di schianto che emergono infatti sono sempre bassissime: secondo l’applicazione, se si prende un volo ogni giorno per i prossimi 11146 anni, sarà improbabile che ci si ritrovi in un incidente. Ai posteri l’ardua sentenza?