Giappone, il paese delle ferie obbligatorie



Ferie obbligatorie. Un diritto che a noi italiani lavoratori ci sembra assolutamente irrinunciabile, e in fondo sono leggi e contratti collettivi (ma anche quelli individuali) a garantire al lavoratore un periodo minimo di ferie, che nel nostro paese corrisponde a circa 3 settimane (20 giorni), più undici festività, nazionali o locali, regolarmente retribuite.

Ci sono paesi dove, però, le ferie sono viste quasi come un problema, piuttosto che come un sacrosanto diritto al riposo e al relax. Stiamo parlando del Giappone, il paese del karoshi, un termine che significa "morte da troppo lavoro"; i giapponesi sono notoriamente stacanovisti, tanto che oltre il 30% dei casi di suicidio nel paese è attribuito a persone che non riescono a gestire lo stress da troppo lavoro.

Il karoshi è divenuta è una vera e propria piaga sociale, tale che il Ministero della Salute di Tokyo, già nel 2014, ha emanato una circolare chiedendo a tutte le aziende di prevedere pause-riposo per i dipendenti lungo la giornata lavorativa, oltre evitare malattie o, peggio ancora, suicidi. Il lavoratore medio si sente in qualche modo "costretto" a lavorare oltre la sua resistenza, per non perdere l'impiego e anche per una generale predisposizione al lavoro.

L'esecutivo giapponese, guidato da Shinzo Abe, vuole però fare qualcosa in più, prevedendo le ferie obbligatorie, per un quantitativo minimo di cinque giorni all'anno (molto meno della media dei paesi OCSE, ma tant'è), costringendo le aziende a congedare temporaneamente i lavoratori che rifiutino le ferie o, nel caso in cui queste non vengano concesse, addirittura multare i datori di lavoro.

Questa "malattia del non riposo", peraltro, ha già da tempo ridotto sia la capacità produttiva dei lavoratori, e sia alterato gli equilibri tipici della società, con donne che rinunciano a metter su famiglia, e un mercato turistico che vive quasi esclusivamente grazie agli arrivi dall'estero, pur essendo il Giappone ricco di bellezze naturalistiche, culturali e urbanistiche.

Le ferie obbligatorie, insomma, potrebbero essere un modo sicuramente forzato, ma necessario, per riportare i giapponesi sulla "via del relax", e come effetto (non) secondario, incentivare anche l'economia turistica e, dunque, supportare la ripresa.