Federico e Nicola raggiungono l'agognato distributore di benzina

Le avventure della Riserva Naturale di Srebarna

Federico e Nicola raggiungono l'agognato distributore di benzina

La stanchezza è tanta, avremo dormito più o meno 30 minuti. E ora per raggiungere Silistra e visitare la Riserva Naturale di Srebarna, prossima destinazione, dobbiamo fare 450 chilometri. Guidiamo un po’ ciascuno e mentre uno guida, l’altro dorme o almeno ci prova. Raggiungiamo la meta nel primo pomeriggio. Ci siamo fermati per un panino e un paio di Red Bull a testa, ma non sono state d’aiuto. Alla fine, però, ecco la Riserva Naturale di Srebarna.

 

La Riserva è entrata a far parte del Patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1983, sia per il lago, che ospita diverse specie animali, sia per la sua posizione geografica, sulla cosiddetta Via Pontica, rotta migratoria fra l’Europa e l’Africa. Il nome Srebarna deriva dai riflessi argentei sulla superficie del lago durante le notti di luna piena. Anche di giorno però la vista è mozzafiato! Peccato che non ci si possa avventurare nel bel mezzo della Riserva ma solo osservarla dai suoi  contorni. Ci siamo rimasti male, dobbiamo ammetterlo!

In compenso, però, ci facciamo un bel fuoristrada. Bianchina, la macchina, si è divertita un mondo, non vedeva l’ora di mostrarci le sue capacità e le abbiamo dato soddisfazione spingendola al massimo! Decidiamo così di non passare la notte a Silistra, ma di raggiungere subito Varna, meta estiva e perla Del Mar Nero. Purtroppo, però, non abbiamo fatto bene i nostri conti: anche se siamo distanti solo 140 chilometri, abbiamo incontrato un piccolo imprevisto. La prova con la Bianchina nel fuori strada aveva consumato le riserva di benzina. Rosso fisso già da tempo e di benzinai neanche l’ombra.

Proviamo a trovarne uno inserendo i dati nel nostro navigatore AvMap che ce ne indica uno a 22 chilometri di distanza. Possiamo farcela, ci arriviamo sfiorando solamente l’acceleratore e mettendo in folle il più possibile. Lo vediamo da lontano, come un’oasi nel deserto il miraggio sta diventando realtà, esultiamo alla vista della pompa di benzina, ma le nostre urla di felicità vengono subito smorzate dal cartello: “Chiuso”! Siamo nel bel mezzo del nulla, solo tanto verde intorno a noi, paesaggi bellissimi ma no benzinai. Ci guardiamo e capiamo che c’è solo una cosa da fare: dirigerci verso Varna, incrociare le dita e sperare di incontrarne uno sul cammino.

Guardiamo con ansia la lancetta che sta ormai quasi sparendo dal cruscotto. Siamo disperati. Ci guardiamo e cerchiamo di farci forza: “Al massimo si spinge fino al prossimo benzinaio”. Un pensiero che ci rassicura e ci mette di buonumore, tanto che ci mettiamo a cantare sulle note di “Compagni di Scuola” di Venditti. La canzone ancora non è finita e finalmente ecco la nostra salvezza (in fondo l’idea di dover procedere a spinta non è che ci piacesse poi così tanto!). È stato il pieno più caro che abbiamo mai pagato, neanche pensavamo che Bianchina riuscisse a bere tutti quei litri.

Per fortuna, però, si arriva a Varna. Entrambi ci siamo già stati qualche anno fa ed è stato ancora più facile trovare il posto migliore per festeggiare! Ora tocca a noi! E dopo la paura che ci siamo presi, direi che ce lo meritiamo!

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VitadaTurista

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