Sognando la Thailandia 2013

Baku. Abbiamo un problema

Nicola e Federico, prima degli imprevisti

Check-out a mezzogiorno, abbiamo sfruttato l’hotel fino all’ultimo minuto. E visto com’è andato il nostro ultimo viaggio, direi che ce lo siamo meritato! Dopo una bella dormita, è il momento di svegliare anche Bianchina, di caricare gli zaini e di mettere in moto, alla scoperta di Baku, la capitale dell’Azerbaigian e sito UNESCO. Prima tappa, la città murata, un piccolo paesino circondato da mura in ristrutturazione, con cannoni e catapulte rimessi a nuovo e ben posizionati sulle torrette. Le macchine possono girare tranquillamente ma il posto è davvero molto tranquillo e tutti preferiscono muoversi a piedi, anche perché la si può visitare in un’ora.

Concluso il nostro giro, ci spostiamo nel centro moderno della città: un traffico incredibile, code lunghissime ai semafori. Per dirla tutta, la città nuova non ci fa impazzire e decidiamo di andare alla fabbrica di tappeti più importante e conosciuta dell’Azerbaigian, Azer-Ilme. Trovarlo con Bianchina stava diventando impossibile: ognuno ci dà un’indicazione diversa. Il caos, finché incontriamo un signore molto disponibile che ce lo spiega, sempre parlando in russo. Stanchi e confusi gli confessiamo che è un’ora che giriamo a vuoto e lui, gentilissimo, decide di accompagnarci. Dieci minuti e siamo sul posto, lo ringraziamo e lui tranquillamente va alla stazione dei bus per tornare al punto in cui lo avevamo incontrato poco prima. Si chiama Ale, una persona davvero gentile, tanto che ci scambiamo i numeri di telefono. Una mossa che potrebbe rivelarsi fondamentale, perché Ale tornerà a farci compagnia più avanti. Intanto continuiamo. Dove siamo? Ah sì, siamo da Azer-Ilme, la fabbrica di tappeti!

Entriamo e veniamo accolti in maniera stupenda. Un ragazzo che parla un po’ inglese e un po’ russo ci fa fare il giro completo dello stabile, costruito nel 1996 dal professor Vidadi Muradov. Cominciamo prima con la camera dove tingono la lana con coloranti di origine vegetale, seguendo rigorosamente secolari tecniche di colorazione. Poi c’è il processo di tessitura, con i designer che sono responsabili dell’intero processo, artistico e tecnico, della produzione di ogni tappeto. Da qui, ci accompagnano nella camera di lavaggio, asciugatura e levigatura dove gli addetti si lanciano in qualche commento sul calcio italiano. Noi ne aprofittiamo per fare qualche foto insieme, anche con il grembiule da lavoro. Nel frattempo ci spiegano come funzioni il loro lavoro; il processo di tessitura è la parte più interessante, con donne davanti a delle enormi macchine piene di fili che velocemente ,con un uncino di ferro, prendono filo per filo e con maestria fanno nodi su nodi, fino alla creazione del tappeto. È l’ultima tappa del ciclo di vita di un tappeto, prima dell’imballaggio. Finito il giro, ci fanno vedere un’altra stanza dove bambini imparano l’arte della tessitura per far sì che la tradizione Azera continui e non si perda con il passare del tempo. Torniamo nella stanza principale e qui incontriamo il professore Vidadi Muradov, il fondatore di questa fabbrica di tappeti. Scambiamo quattro chiacchiere e ci regala un libro tradotto in italiano e pubblicato a Roma in cui sono mostrate tutte le tecniche e il lavoro portato a termine da ogni designer. È stato un onore, davvero!

La fame inizia a farsi sentire. Il nostro giro è finito.È ora di andare a mangiare. Andiamo in in ristorantino tipico dove mangiamo un bel po’ di piatti locali, tutti molto buoni ma dei quali non siamo riusciti a ricordare i nomi. Mentre mangiamo, però, ecco la più brutta sorpresa che potessimo ricevere: la Dogana con la Russia è stata chiusa!! Ci prende un colpo: la Russia è la nostra unica via di uscita dall’Azerbaigian. Oggi è venerdì, sono le 5 del pomeriggio e le ambasciate sono chiuse. Dentro di noi si scatena il panico. Non abbiamo alternative: non possiamo tornare in Georgia (non ce lo permette il nostro visto provvisorio per Bianchina), per entrare in Iran ci vuole troppo tempo per avere il visto, quello per il Turkmenistan ci è stato negato e il traghetto per Atkau, in Kazakistan parte ogni 7/10 giorni, un tempo troppo lungo per il nostro visto. Insomma, non abbiamo altre speranze se non passare in Russia. E la dogana pare sia stata chiusa. Che si fa?

Chiamiamo Ale, l’unica persona che ci può aiutare. Ci raggiunge in mezz’ora, gli spieghiamo il problema e inizia subito a fare qualche telefonata. Ci rassicura sull’apertura del confine russo, gli diciamo che su internet dice il contrario, ,a lui fa qualche altra chiamata e ci consiglia di raggiungere la frontiera il prima possibile per controllare di persona. In caso di risposta negativa, ci dirà come fare per raggiungere velocemente il traghetto per Atkau; un suo amico ci farà sapere in anticipo il giorno di partenza della barca. Insomma, non siamo per niente tranquilli ma ci dobbiamo subito mettere in macchina, Partiamo e e siamo fermati da due posti di blocco che provano a sfilarci soldi. Stavolta siamo stati attenti ai castelli con il limite di velocità, non hanno nulla per permarci e continuiamo il nostro viaggio. Il tempo passa inesorabile. Sono le tre del mattino e c’è ancora tanta strada da fare. Ci fermiamo a Quba per la notte, o almeno di proviamo. È tardi e non troviamo hotel: il più econonomico ci chiede 40 euro ma vi giuriamo che avremmo preferito dormire per terra piuttosto che su quei letti. Proviamo a dormire in macchina, già una volta ci siamo riusciti, ma è buio e facce poco raccomandabili si aggirano sospette nei dintorni. Non possiamo rischiare: abbiamo con noi tutta l’attrezzatura e il materiale fotografico. Siamo di nuovo in viaggio, per raggiungere l’unico hotel disponibile. Il costo della stanza è alto, 70 euro, ma abbiamo dovuto prenderla. Saranno le 4 ore di sonno più care della nostra vita ma non abbiamo scelta. Domani si va verso la frontiera per scorpire se ci faranno passare. Augurateci buona fortuna!

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