Daghestan

La nostra vita in dogana

Dove siamo rimasti? Sì, è venerdì 21 giugno e su consiglio di Ale, ci muoviamo subito per raggiungere la dogana. Arriviamo appena dopo pranzo, andiamo subito dall’ufficiale doganiere e gli facciamo la nostra fatidica domanda. Riusciremo a entrare in Russia? Dopo quello che abbiamo letto, abbiamo qualche dubbio. Ci guarda insospettito e ci chiede i passaporti. Più che pronti gli mostriamo tutti i documenti e lui ci fa notare quello che già sappiamo: Bianchina deve essere parcheggiata in dogana entro la mezzanotte del 22 e possiamo entrare in territorio russo solo dopo la mezzanotte del 24. Ancora però non ha risposto alla nostra domanda. Possiamo entrare in Russia? Fa una chiamata, il nostro cuore smette di battere per un minuto, finché l’ufficiale chiude la comunicazione e dice che non c’è nessun problema. Sorridiamo, pericolo scampato!

Abbiamo ricevuto la conferma che entreremo in Russia (anche se non ci crederemo finché non avremo superato il confine). Dobbiamo solo trovare qualcosa da fare per questi due giorni, venerdì e sabato, prima di rientrare in dogana e parcheggiare Bianchina fino alla mezzanotte di lunedì 24. Che si fa? È lo stesso ufficiale a consigliarci un paesino balneare che si trova a 25 chilometri di distanza. L’unica è accettare, non è che abbiamo molte alternative. Arriviamo e non vediamo granché. Sulla spiaggia però ci sono dei lettini. Ne prendiamo due per tutta la giornata (costo 1 euro a testa, anzi 1 manat, la moneta azera) e ci addormentiamo un paio d’ore sotto il sole. Alle 5 dobbiamo trovare un posto per dormire. In tasca abbiamo solo 35 manat ed è alto rischio che non ci bastino neanche per dormire. Stavolta, però, la fortuna ci aiuta. L’Elay, un ostello a 20 metri da dove abbiamo parcheggiato, offre a 10 euro a persona e noi per 12 riusciamo a includere anche la cena. Veramente un ottimo deal, stanza carinissima con balconcino affacciato sul mare. Anche la cena è ottima. Di internet neanche a parlarne. L’unico diversivo è fare un giro sulla spiaggia piena di mucche e un filmetto prima di andare a dormire.

Sveglia a mezzogiorno. È sabato 22 giugno, il nostro ultimo giorno “di libertà”. Solita routine e via di nuovo in spiaggia. Mentre ci avviciniamo al cancello d’uscita la “mama” dell’ostello ci chiede se abbiamo fame. Ovvio che sì! E ci ospita per pranzo! Facciamo gli onori di casa spazzolando tutto, ripulendo letteralmente i piatti, mentre loro tra una risata e un sorriso cominciano a chiederci qualunque cosa. Sono troppo curiosi di sapere come siamo arrivati a Nabran, e in effetti dubitiamo che un italiano prima di noi sia mai passato da queste parti. Diventiamo amici, sorprendendoci dei miglioramenti che il nostro russo sta facendo. Dopo qualche altra ora in spiaggia trascorsa con Victor, il responsabile di un gruppo di ragazzi a riposo dopo una settimana di lavoro, torniamo da Bianchina. Sono le 6 di sabato pomeriggio. Dobbiamo andare alla dogana. Entro mezzanotte la nostra auto deve essere ferma. Abbiamo notato che la fila non è mai molto lunga ma è lenta. Meglio avviarsi per tempo. Mentre sistemiamo gli zaini la “mama” ci chiede se abbiamo fame. Impossibile rifiutare l’invito, primo perché potrebbe essere il nostro ultimo pasto e poi perché è tutto così buono. Stavolta ci superiamo e ci portano anche il bis. Per fortuna abbiamo incontrato queste persone così ospitali e simpatiche, che hanno rallegrato le nostre giornate e riempito per bene i nostri stomaci. Non ci ricorderemo di questo posto per il paesaggio, ma per la gente che abbiamo incontrato. Sono stati davvero fantastici!

Siamo in fila per la dogana. È ancora sabato pomeriggio. Spendiamo i nostri ultimi 11 manat per 8 wurstel, 2 bottiglie d’acqua, un tronchetto di cioccolata e un pacco di patatine alla paprica. Ora si pone un altro problema. Una volta parcheggiata la macchina, non potremo dormirci dentro e senza soldi saremo costretti a restare fuori dalla dogana per più di 24 ore, un tempo interminabile in queste condizioni. Speriamo che qualcuno ci aiuti!

La nostra speranza è ben riposta. I doganieri, incuriositi dalla nostra situazione e forse catturati dalla buona volontà di esprimerci nella loro lingua, decidono di farci rimanere dentro la dogana. Almeno potremo dormire a bordo di Bianchina! Tutti i militari sono incuriositi dalla nostra presenza, sono tutti venuti a conoscerci, un po’ invidiosi per il viaggio che stiamo affrontando e un po’ partecipi del fatto che dovremo trascorrere lì dentro le prossime due notti, fino a lunedì mattina. Ci aiutano in ogni modo, ci portano addirittura una una bella pagnotta per farci due panini con i wurstel che abbiamo comprato. Meglio non parlare del dormire: sembra un incontro di wrestling, niente da fare, entrambi in macchina non c’entriamo. Noi troppo lunghi e la nostra Bianchina troppo corta. Alla fine ci addormentiamo per disperazione ma solo per risvegliarci con mal di collo, mal di ginocchia e mal di testa. Solo il tronchetto al cioccolato ha reso più dolce il risveglio, almeno fin quando è arrivato il momento della domanda che entrambi ci aspettiamo: “E adesso che facciamo?”. È domenica mattina. Siamo bloccati fino a domani e dobbiamo trascorrere l’intera giornata in un piazzale tra due dogane, quella Azera e quella Russa. L’unico svago è giocare a carte, super mega sfide di tutti i giochi possibili e immaginabili. Spesso i doganieri si avvicinano e ci guardano incuriositi. Vogliono che gli insegniamo i giochi. Con tutta la buona volontà, ma è una missione impossibile. Riuscite a immaginare cosa significhi insegnare il gioco del tressette in russo a una persona che non ha mai visto un mazzo di carte italiane in vita sua!?!

Le ore passavano lente, la sera sembra non arrivare mai, non abbiamo più niente da mangiare e abbiamo deciso di ripartire con la luce. La regione del Daghestan, quella che dobbiamo attraversare per arrivare alla prima città non è delle più sicure e in molti ci hanno sconsigliato di  viaggiare di notte. Tra i consigli ricevuti, casomai doveste passare da queste parti in auto, c’è anche quello di non fermarsi a chiedere informazioni a nessuno e di non dare assolutamente i documenti originali alla polizia. Per riaverli indietro, anche senza aver fatto niente, il prezzo da pagare è spesso elevato. Ma torniamo alla nostra “casa”, la dogana. Il sole non è ancora tramontato e noi non sappiamo più cosa inventarci. Di giocare a carte non ne possiamo più, non possiamo gironzolare troppo, siamo pur sempre in una dogana, il solo pensiero di rimanere in macchina è un incubo, visto che dovremo passarci un’altra nottata. Che fare? Ci siamo ricordati dei giochi che facevamo da bambini; prima ci mettiamo a racimolare tappetti di plastica, lanciandoli con due dita da una distanza di 7/8 metri per far centro in una specie di tinozza, e poi inziamo a giocare a “izza bastone”, impossibile da spiegare a chi non lo conosce. Tutto è servito ad arrivare alle 9 di sera. Ora di cena, per chi ha da mangiare, per noi è ora di prepararsi per la notte, una notte di calci e pugni senza nessun vincitore. Niente ci infastidisce ormai, qualunque cosa succeda sarà bella da raccontare. D’altra parte non capita a tutti di trascorrere due giorni in dogana e bisogna essere pronti ad affrontare ogni situazione. Noi ce l’abbiamo fatta. Mancano poche ore, poi sarà notte e di nuovo giorno. L’ingresso in Russia si avvicina. Quando entreremo, se entreremo, siamo pronti a un grande festeggiamento!

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